Bambini da imitare e bambini da seppellire/Children to Be Imitated and Children to Be Buried

Siamo sempre combattuti su cosa pubblicare, evidentemente circa quanto viene diffuso dai media, stando attenti alla possibilità di dire fesserie e non. Ciò che però fa molto male è leggere in parallelo,cioè sullo stesso giornale, notizie di piccoli eroi e notizie di stragi di bambini vittime. Non c’è un linea netta di separazione: oggi si legge questo e domani quello. Attenti, però, perché molte notizie non arrivano ai media: vengono tenute nascoste, dicono “secretate”, e le debbono sapere solo i politici e quelli che dirigono il traffico delle informazioni a seconda che la gente comune le debba conoscere o meno. Ma per quanto riguarda i bambini i gesti buoni, da esempio, sono pochi: prevalgono gli altri ed ormai viene il voltastomaco e fanno passare l’appetito anche se provengono dal lontano Centro Africa, dall’Iran e da altre zone; le associazioni suonano un tamburo dai tristi rintocchi: bambini che muoiono di fame, di sete, decapitati, seppelliti vivi, comunque uccisioni su uccisioni e nessuno che riesce veramente a fermare questa ecatombe di futuri uomini adulti che non prenderanno più decisioni per l’umanità: muoiono e basta. Ormai ci siamo abituati e conto in più o cento in meno nelle stragi sono solo numeri senza foto, senza odore del sangue e delle loro paure o dei loro corpi in putrefazione lasciati lungo le strade o nei i villaggi.
Il Papa non passa tanto alla leggera su queste notizie, grida alla vergogna di quello che il mondo civile lascia fare, la miseria che il mondo civile non si dà da fare per debellarla. Lui fa quello che può, ma molti altri potenti che potrebbero non lo fanno. È ben vero che altre grandi associazioni mandano volontari ed aiuti, ma sono gocce che ci sono anche se sono gocce. Incessante è la richiesta di aiuto di ogni genere che non sembra finire e che apre nuove prospettive di altre miserie umane che si scoprono poco alla volta e che compaiono sui media, perché la gente che prima taceva comincia ad urlare, a non sopportare più. Ho sentito un uomo che diceva a un bambino che chiedeva la carità: “non stendere la mano per chiedere; chiedi con una rivoltella in mano, ne hai tutti i diritti”.
Particolarmente drammatici sono i disegni (raccolti dall’Unicef) fatti dai bambini della Nigeria, Siria, Iran, ecc. che hanno visto uccidere, decapitare i loro padri, madri, fratelli, ecc., figure uccise per decapitazione e altro che urlano giustizia perché nella mente di quei bambini rimasti quelle scene atroci resteranno per sempre impresse nelle loro menti, sepolte nel loro subconscio, e, nonostante le psicoterapie, se verranno fatte, resterà indelebile la figura familiare uccisa e torturata. (Nigeria, l’orrore di Boko Haram nei disegni dei bambini – http://www.intopic.it/notizia/8091567/ – tutti i diritti riservati agli autori, al  Corriere della Sera e testate e varie 10/04/2015).
Ricordano i non disegni fatti dai bambini armeni nel 1915. In occasione del “genocidio degli armeni” ci furono le stesse torture, crocefissioni, annegamenti di bambini e adulti che vennero cacciati dalla loro terra; erano tutti cristiani e anche qui iniziarono i loro carnefici a pretendere che soprattutto le donne diventassero mussulmane. Da una popolazione di circa 2.000.000 di abitanti ne rimasero verosimilmente 500.000 (Deportazione: altri Olocausti, lo sterminio degli Armeni – giornata commemorativa nel mese di aprile, vedi Lo sterminio e la deportazione degli Armeni 1915-1918, di Alberto Rosselli e altri libri sull’argomento. ..www.storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionealtri1.htm).
Ma ci si dimentica troppo presto degli ingiustizie compiute perché le notizie sono spesso miscelate tra loro quelle importanti, quelle che richiedono appelli umanitari e frivolezze o le solite bagarre politiche con insulti o pestaggi (in parlamento,) cosicché la gente che legge o segue non sa più cosa pensare della velocità con cui quest’amalgama di notizie è somministrata e poi i vari media seguono le direttive dei loro direttori e quindi una notizia è allungata o ridotta a seconda di chi gestisce non la notizia, ma gli ordini che arrivano dall’alto. Ad esempio il fatto (marzo 2015) della maestra italiana che lancia un banco addosso ad una bambina delle scuole medie inferiori è stata appena accennata e le fonti sono molteplici (dall’ANSA con tutti i suoi diritti riservati ad altre). Altre notizie sono giustamente da essere prese con cautela, sebbene chi le manda magari da Paesi come la Nigeria o altro, si esponga a gravi rischi fisici nell’inviarle, come quella dei ragazzini indottrinati come jihadisti e, magari ammorbiditi con qualche droga o indottrinamento fanatico, consegna dei coltelli per decapitare (29/03) otto soldati siriani catturati (finzione o realtà tremenda?): certo che non ha un effetto tranquillizzante questo/a video/notizia e molte altre notizie hanno una fonte non citabile e allora si preferisce non trascurarla, ma non citarla dove già ce ne sono altre altrettanto macabre.
Talvolta i bambini insegnano molto più ai grandi, agli adulti, ai potenti come ci si dovrebbe comportare; ricordiamo però che, citando un libro storico antico, La Bibbia, nei primi quattro personaggi umani c’è stato un assassino ed una vittima e perciò ci trasciniamo una tendenza non certo da esseri umani che si devono evolvere al meglio e non autodistruggere con la supremazia degli istinti più bestiali che milioni di anni di evoluzione ci hanno permesso di tenere sotto controllo e vigilanza.
1) Bari, bimba di 6 anni veglia per tre giorni la mamma morta
Il corpo della donna è stato trovato dai soccorritori del 118 dopo l’allarme lanciato da suo padre, che vive a Pescara e non sentiva la figlia da 3 giorni.13 MARZO 2015  20:02 di S. P.
A soli sei anni una bambina è rimasta accanto al corpo senza vita di sua madre per circa tre giorni. È accaduto a Bari, a morire una donna di 36 anni. La sua figlioletta, per tre lunghi giorni, ha vegliato il cadavere in un appartamento in corso Mazzini, al rione Libertà. I soccorritori del 118 hanno scoperto quanto accaduto solo poco fa, in seguito all’allarme lanciato dal padre della donna. L’uomo, che vive a Pescara, ha detto che non sentiva sua figlia da tre giorni. Sul posto a Bari sono al lavoro uomini della sezione “Volanti” della Polizia di Stato e il medico legale. Dai primi accertamenti compiuti, il decesso della 36enne potrebbe essere avvenuto per cause naturali. Sul cadavere, infatti, non sarebbero presenti tracce evidenti di traumi. Barbara, questo il nome della donna trovata morta, viene descritta dai vicini come una persona serena e piena di voglia di vivere. La giovane aveva anche rinnovato l’arredamento di casa l’estate scorsa e, raccontano le vicine, non pensava ad altro che ad accudire la figlioletta. “Il cadavere della donna – ha spiegato ai cronisti il dirigente della sezione Volanti della questura di Bari, Maurizio Galeazzi – era in camera da letto, la figlia è stata trovata nel soggiorno: si è alimentata prendendo alimenti (frutta, pane e latte) dal frigorifero e dalla dispensa. Ci è sembrata abbastanza tranquilla, l’abbiamo fatta visitare e i valori sono buoni”. La piccola – ha aggiunto Galeazzi – non ha dato l’allarme “perché era stata educata a non aprire la porta, a non rispondere a nessuno e a non parlare al telefono in caso di assenza della mamma”.continua su: http://www.fanpage.it/bari-bimba-di-6-anni-veglia-per-tre-giorni-la-mamma-morta/#ixzz3ULZBvVHT http://www.fanpage.it
Questa notizia mostra una bambina che non crede alla morte della mamma cui faceva riferimento per la sua vita stessa, ma quando si accorge dell’irreparabile entra in crisi, non ha più una guida con cui  confrontarsi e a cui chiedere, e allora scattano i meccanismi più svariati, ma che nel profondo si riferiscono alla difesa di una mamma che non c’è più e al fatto di non sapere con chi confidarsi, alla perdita di una adulto per risolvere una questione che per lei è gravissima: confusione e amore che non può più esprimere, mancanza di difesa e l’imprevedibile caratterizzano i tre giorni passati a vegliare il cadavere della mamma, chissà in che stato, sopravvivendo con qualcuna che c’era in casa e applicando le regole di comportamento che la mamma le aveva suggerito. Tutto questo in una bambina di sei anni, bisognosa di cure e non di gestire questa maledetta emergenza insopportabile in una bambina, che ha dato tutto quello che ha potuto dare ad una mamma che giaceva morta sul letto e che era spaventata, addolorata e perduta nella confusione dell’evento. Cara bambina, speriamo che chi ti accudirà ora sia una persona tanto capace di aiutarti a crescere nella tua normalità, anche se hai una ferita che può rimarginarsi, ma la cui cicatrice ti seguirà per tutta la vita. Un mondo di bene per il tuo futuro.

2) Site: nuovo video ISIS, questa volta il boia sarebbe un bambino

 

L’ISIS ha diffuso un nuovo video in cui mostrerebbe un bambino che uccide a colpi di pistola una presunta spia del Mossad. Lo riferisce Rita Katz, direttrice del Site, pubblicando su Twitter alcuni fotogrammi. MONDOULTIME NOTIZIE, 10 MARZO 2015  22:05 di Susanna Picone
Lo Stato islamico ha diffuso un nuovo video che questa volta ha come “protagonista” un bambino. Un bambino che apparentemente non ha più di 10-12 anni e che, vestito in tuta mimetica e a volto scoperto, con una pistola uccide un prigioniero. Sarebbe lui l’ultimo boia dell’ISIS. A lanciare la notizia è stata Rita Katz, direttrice del Site, l’organizzazione che monitora le attività jihadista sul web, che su Twitter ha pubblicato alcuni fotogrammi del video. Il prigioniero sarebbe, secondo Site, il giovane palestinese Mohammad Ismail, presunta spia israeliana di circa venti anni. Nelle immagini pubblicate su Twitter si vede il bambino che uccide la presunta spia con a fianco un militante, anch’egli con la stessa divisa mimetica. Davanti a loro il prigioniero in ginocchio, con la ormai nota tuta arancione che i jihadisti fanno indossare ai prigionieri. Il bambino punta la pistola alla nuca del prigioniero per compiere l’esecuzione. In un altro tweet si legge che il filmato ha uno stile simile a quello diffuso per il pilota giordano. Nel video sarebbero mostrati anche i nomi di altri presunti agenti del Mossad e ci sarebbero anche delle minacce agli ebrei e a Israele. La veridicità del filmato dovrà ora essere vagliata dagli esperti. Non è la prima volta che i jihadisti usano bambini per amplificare l’orrore. Già alcuni mesi fa un video mostrava un altro bambino, sui 10 anni, sparare a sangue freddo a due ostaggi (nessun commento circa l’esecuzione o altro per terrorizzare la gente).
Ormai le notizie sui bambini indottrinati e probabilmente drogati come boia o aiuto-boia aumentano col passare dei giorni; l’educazione ISIS vuole che loro imparino ciò cui assistono o fanno su gente inerme e le notizie vere o meno (non si sa con precisione e solo in un futuro si saprà meglio, si spera, la verità). Ma l’accavallamento delle notizie sembra confermare la verità anche di questa bestiale e cruda violenza insegnata come le tabelline ai bambini. Cosa vogliono quegli adulti celati dietro uno schermo facciale per non svelare la propria identità, mentre ai bambini non viene messa quella protezione e compaiono a viso libero? Bella mossa da parte di quegli adulti: loro si proteggono contro eventuali ritorsioni; i bambini, carne da macello a viso scoperto e questa è la loro modalità e dell’ISIS di compiere i loro delitti.
Il mondo è fermo: i massacri di Boko Haram continuano imperterriti, i politici dicono di fermare il tutto e lui va avanti lo stesso. Il mondo è fermo a guardare questo sistema educativo da criminali, e, anche se aumentano i bambini soldato restituiti ai loro genitori o almeno congedati dal ruolo di soldato, pensiamo un po’ a cosa trovano i bambini adusi ad essere violentati in ogni senso e a violentare, ad essere criminali: se non sono aiutati, l’imprevedibile è alle loro porte, si devono incrementare i volontari e relative associazioni che si interessano di queste creature a reinserirsi nel mondo chiamato civile.
3) Bengala, i bambini salvati
Da  piacereguidosicuro.com › Notizie dal web 02 mar 2015,  da InTopic (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
In India ogni anno migliaia di minori scompaiono inghiottiti dal traffico di esseri umani: a portarli via dalle loro case sono spesso uomini senza scrupoli. Ma a volte gli stessi genitori scelgono di cederli in cambio di soldi o della speranza in un futuro migliore. Per fermare la spirale, l’Unicef ha formato comitati di protezione infantile in moltissimi villaggi. Un’azione fondamentale per regalare un domani diverso alle vittime: ecco la loro testimonianza (di ADRIANO SOFRI, 02 marzo 2015 – tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
SHARIPARA (WEST BENGALA) – Al capo orientale dell’India, nel West Bengala, c’è il villaggio di Sharipara, nella comunità di Sandeshkhali, distretto 24 Parganas Nord. Una stradina lastricata di mattoni rossi e sgangherati corre come un argine fra le vasche di acqua separate da muretti di argilla. L’acqua fa per tutto: risaie, piscicoltura, abbeveratoi per le bestie, abluzioni per gli umani e lavanderia per i loro panni, sguazzatoio per i piccoli nudi. È vicino il Golfo del Bengala, inondazioni e cicloni incombono, l’acqua salata brucia le colture, l’arsenico delle falde avvelena. E le facce di ragazze e bambini radunati sono piene di sorrisi. L’introduttore dodicenne parla a raffica, come se avesse paura di non farcela a dire tutto. “Recuperare quelli che sono stati rapiti. Far tornare a scuola quelli che lavorano. E proteggere le bambine: alcune sono carine, e dunque…”, dice. Spiegano le bambine: “Screditiamo il matrimonio infantile. Con i grandi usiamo la persuasione, poi se non ce la facciamo chiamiamo la polizia o il Comitato per la Protezione infantile”. “C’è un numero di telefono:  1098”. Ma avete il telefono? In 4, su 39 presenti, alzano la mano. “Ce lo facciamo prestare”. Riparte il Quickspeaker, come ormai lo chiamo, il Parlatore Svelto: “Appena arriva un forestiero ci informiamo su quale famiglia visita e stiamo attenti ai bambini della casa”. “Quando i bambini rapiti tornano ci raccontano tutto, così impariamo com’è fatto il traffico”. “Nel nostro villaggio abbiamo 47 bambini riscattati”. Qualcuno di loro è presente? Due bambine alzano la mano. Hanno voglia di raccontarlo? Sì, ma dopo, da sole. Si capisce che sono abituati a discutere in comune. “Facciamo un’assemblea al mese, oltre a quelle dettate da un’emergenza “.
Questa notizia segue di pari passo la notizia appena sopra. È commovente leggere che in   India sia sorta con l’ausilio dell’Unicef, senza strombazzamenti né ambasciatrici di nazioni, senza nomi che contano, in un ambiente ostile all’uomo, una comunità dove si cerca di far crescerei bambini alla meglio. Molte sono le associazioni in nazioni travagliate che sorgono in difesa dei deboli e degli oppressi. Molte sono anche le dimostrazioni verso crimini commessi, che prima erano tollerati.
Queste associazioni vanno aiutate perché hanno pochi mezzi di sopravvivenza, ma sono un forte deterrente per mettere fine alla supremazia della violenza ancora predominante. Bene! Avanti, nella speranza che riceviate delle sovvenzioni da privati cittadini che vi seguono da lontano, ma che approvano quello che voi fate! Coraggio non siete sole anche se la violenza continua e fa vittime innocenti come sempre. Avanti! Vi siamo vicini come spero lo siano coloro che leggono queste righe.
4) Vercelli, ragazzina disabile presa a calci e sputi in classe
Il video su Whatsapp continua su: http://www.fanpage.it/vercelli-ragazzina-disabile-presa-a-calci-e-sputi-in-classe-il-video-su-whatsapp/#ixzz3UMawJm6B–  http://www.fanpage.itIndagine dei carabinieri di Borgosesia dopo la diffusione di un filmato sui social nel quale si vede una disabile malmenata in classe da ragazzini 16enni, sotto gli occhi dell’insegnante che non muove un dito. Denunciati. 
CRONACA ITALIA, ULTIME NOTIZIE di Biagio Chiarello, 13/03/2015 (Tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
Una ragazzina disabile è stata picchiata e ricoperta di sputi da tre compagni di classe: due ragazze e un ragazzo, tutti minorenni. È una aggressione agghiacciante quella avvenuta in una scuola di Varallo, nel Vercellese, anche perché il tutto è stato ripreso e poi condiviso su Whatsapp e sui social network. Il filmato è stato comunque già rimosso dai carabinieri, che hanno denunciato i responsabili del pestaggio: tutti di sedici anni. Nel filmato compare anche l’insegnante, che però sembra non intervenire. Proprio quest’ultimo particolare è al vaglio degli inquirenti: i militari stanno indagando anche per capire per quale motivo la professoressa non abbia interrotto subito quella prova di bullismo e umiliazione. Sul caso indaga la compagnia di Borgosesia. Non è escluso che anche la scuola avvii un’indagine interna.                                                                                       
“Non è normale, non è una cosa accettabile, non è semplicemente una cosa umana“. Questo un estratto del messaggio diffuso sulla pagina Facebook gestita dagli studenti dell’istituto superiore G. Pastore di Varallo. “Non so se vi state rendendo pienamente conto di ciò che sta succedendo, è allucinante quello che è successo” recita l’incipit. Un post di denuncia per dire #StopAlBullismo. La pratica di diffondere video a sfondo sessuale o di violenza gratuita negli ultimi tempi è diventata oggetto di cronaca, come dimostra il caso della sedicenne filmata mentre faceva sesso nei bagni di una discoteca a Torino e come nel caso della dodicenne picchiata da una ragazza più grande davanti agli occhi della compagne di un istituto a Genova. (continua su: http://www.fanpage.it/vercelli-ragazzina-disabile-presa-a-calci-e-sputi-in-classe-il-video-su-whatsapp/#ixzz3UMZzk0O0 http://www.fanpage.it)
Questa notizia non è l’unica che mostra come quegli/le adulti/e che dovrebbero aiutare i disabili di qualsiasi età durante l’infanzia, si mostrano invece tiranni oppure spettatori inerti di crimini contro queste persone indifese. Giunge sui media la notizia di una scuola di Prato dove le maestre, compresa quella di sostegno, sono indagate per maltrattamenti di minore disabile. Al contrario di quanto descritto nel dimenticato libro “Cuore, le maestre si mostrano carnefici. Perché non hanno più o non hanno mai avuto la vera umanità di alleviare la vita a coloro che sono già debilitati in partenza e avranno davanti a sé una vita difficile, nonostante il fatto che molti volontari seri assistano queste persone con dedizione veramente commovente e disinteressata. Vogliono il bene di questa schiera di bambini già segnati da incapacità fisiche e/o psicologiche in partenza, e che saranno sempre additate da uomini e donne come una sottospecie da evitare e da non soccorrere. Non siamo più ai tempi di Hitler quando tre psichiatri (TS.Szatz) misero  a punto un metodo di soppressione di questi disabili, ma il mondo sembra non evoluto: questi disabili, per molti, sono da non tollerare: per loro c’è il calvario per non usare altri termini già in uso nella storia del secolo scorso.
5) Pakistan, attacco kamikaze contro due chiese: decine di morti
Gli attentati nella città di Lahore: le vittime al momento accertate sono 15, ma 30 feriti versano in gravi condizioni. MONDO – ULTIME NOTIZIE, 15 MARZO 2015, 13:34 (di Davide Falcioni) PAKISTAN-UNREST-RELIGION-CHRISTIANS (tutti i diritti riservasti all’autore ed alle testate).
AGGIORNAMENTO: È di 15 morti e 78 feriti il primo bilancio ufficiale dei due attentati di questa mattina a Lahore. Stando a quanto riportano fonti ufficiali, i feriti sarebbero una trentina, di cui 10 in gravissime condizioni. Sono almeno 15 i morti in seguito a un attacco compiuto stamattina a Lahore, in Pakistan, da un gruppo di talebani che si sono scagliati contro due chiese, una delle quali cattolica. Il bilancio delle esplosioni, portate a segno da alcuni kamikaze, è tuttavia destinato ad aggravarsi visto che, dei 78 feriti, 30 versano in gravi condizioni. L’attentato, nell’est del Pakistan, è stato rivendicato dal gruppo talebano pachistano Jamaat-ul-Ahrar.
La reazione della folla in seguito agli attacchi è stata veemente: due uomini, sospettati di aver organizzato l’azione, sono stati linciati dalle persone presenti, che li avrebbero arsi vivi lasciando poi i corpi carbonizzati in un incrocio. Le esplosioni sono avvenute a pochi minuti di distanza in due diversi quartieri, entrambi a maggioranza cristiana: in uno dei due un talebano si è fatto esplodere in una chiesa cattolica mentre si stava celebrando la messa. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni l’attentato avrebbe potuto avere conseguenze anche peggiori se un agente di polizia non fosse intervenuto fermando un uomo, che dopo aver tentato di divincolarsi si è fatto esplodere. A quanto pare gli attentatori avrebbero utilizzato tra i 15 e i 20 chili di esplosivo con l’obiettivo di compiere una strage. In quel momento i due luoghi di culto erano frequentati da centinaia di fedeli.
La notizia dei due attacchi è giunta anche a Papa Francesco, che durante l’Angelus ha detto: “Con dolore, con molto dolore ho appreso degli attentati terroristici di oggi contro due chiese nella città di Lahore in Pakistan, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Sono chiese cristiane, i cristiani sono perseguitati, i nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani. Prego il Signore perché questa persecuzione contro i cristiani che il mondo cerca di nascondere finisca e ci sia la pace”. (continua su: http://www.fanpage.it/pakistan-attacco-kamikaze-contro-due-chiese-decine-di-morti/#ixzz3UWrSLYQr–  http://www.fanpage.it)
Ma le notizie di massacri non sono solo queste. Boko Haram, secondo la notizie che arrivano dai vari media africani ed Iracheni, non sono per nulla tranquillizzanti e questo pur prevedendolo è tristemente ammissibile; massacri su massacri, specie di cristiani.
– Nigeria, scoperte decine di “spose-schiave” trucidate da Boko Haram (Corriere della Sera)
http://www.intopic.it/notizia/7995165/22/03/2015 (tutti i diritti riservati agli autori e testate) da InTopic
– Nigeria, almeno 70 cadaveri ritrovati in città occupata da Boko Haram (Libero Quotidiano) http://www.intopic.it/notizia/7994996/ ((tutti i diritti riservati agli autori e testate) da InTopic, 2015-03-25
E anche da altri paesi non giungono verosimili notizie di umanità:«Gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo in cui i bambini sono condannati a morire in carcere» (diciottobrumaio)  17/03/2015, http://www.intopic.it/notizia/7970676/(tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
– Afghanistan. Bomba su bambini che giocano a cricket, 6 morti (RaiNews24) http://www.intopic.it/notizia/8007885/? (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
-24/03/2015| KABUL,ORDIGNO IN CAMPO:STRAGE BIMBI (Tgcom) http://www.intopic.it/notizia/8007872/? (tutti i diritti riservati all’autore e alle testate)
– Nigeria: Boko Haram, sequestra 350 donne e bambini (Il Sussidiario) con bambini verosimilmente morti – http://www.intopic.it/notizia/8014044/ (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
– 25/03/2015, Boko Haram ancora all’attacco. Rapiti in centinaia in Nigeria (Il Giornale)
http://www.intopic.it/notizia/8012714/? (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
– 03/04/2015, Venerdì, Strage in Kenya: salvati i musulmani, massacrati i cristiani: almeno 147 morti. Kenya. Massacrati e decapitati in stile ISIS (Articolo21) http://www.intopic.it/notizia/8063875/? Da inTopic, Venerdì 03.04.2015 e Il Messaggero (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
6) Sud Sudan: liberati 250 bambini soldato
Fonte Italinintermedia, 22/03/2015 (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
Un altro gruppo di 400 sarà rilasciato nei prossimi due giorni.
Circa 250 bambini soldato, tra cui quattro ragazze, una delle quali di appena nove anni, sono stati rilasciati ieri in Sud Sudan da un gruppo armato, la Cobra Faction. Un altro gruppo di 400 sarà rilasciato nei prossimi due giorni. Il rilascio è avvenuto nel remoto villaggio di Lekuangole, nel Jonglei State. Ne dà notizia l’Unicef, precisando che si tratta del terzo rilascio di bambini ottenuto a seguito di un accordo di pace tra la fazione e il governo.
7) “Ti prego, non spararmi”: bimba siriana “si arrende” davanti al fotografo
pubblicato il 31 marzo 2015 alle ore 16:39 (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)
Fanpage.it
Lei si chiama Hudea, ha 4 anni ed è una bambina siriana che, vedendo il reporter Osman Sagirli con la macchina fotografica puntata contro di lei, non ha potuto fare altro che alzare le mani in segno di resa. Abituata alla guerra, la piccola ha creduto seriamente secondo il suo stile di vita da vittima della guerra, che l’uomo che le stava davanti le avrebbe sparato da un momento all’altro. La foto è stata scattata nei pressi i un campo profughi e documenta perfettamente i segni che lascia la guerra sulla psiche dei più piccoli.  
Soprattutto la foto della bambina di quattro anni con le mani sopra la testa in segno di resa è altamente impressionante ed esprime tutta la paura che anni di guerra le hanno impresso sulla sua mente che ormai ha paura di tutto. Alza la mani in segno di resa perché teme che la macchina fotografica sia un’arma e si arrende alla paura, all’impronta di morte che la guerra ormai ha impresso nella sua mente abituata alla visione della morte, all’odore della morte, alle fughe disperate per salvarsi, alla morte dei suoi vicini, amici, compagni di giochi.
Quale pietà si può invocare per questi bambini, come per quelli inquadrati come soldati di morte? Possibile che nessuno metta fine ormai a queste scene che riguardano i piccoli ancora immersi nel terribile gioco della  guerra e che hanno  paura di tutto? Nessun politico che possa mettere fine a questa tragedia degli innocenti coinvolti in giochi criminali invece che crescere normalmente come fanno milioni di bambini di nazioni non in guerra? Perché da adulti ricorderanno tutto questo, nonostante qualsiasi cura psicoterapeutica; che diventino adulti con incarichi importanti o semplici cittadini con figli da crescere e da mantenere, cosa potranno insegnare se non che l’umanità non esiste, che ha sempre ragione chi ha più armi e denaro?
Che brutto futuro per questi bambini! Cara Hudea, io pregherò per te e per tutti gli altri bambini che si trovano nella tua situazione ed incito qualsiasi credente a fare altrettanto presso Dio affinché faccia cessare questa umanità perversa e crudele che s’ingigantisce sempre di più.
8) Più di 3000 bimbi rischiano di morire al campo profughi di Yarmouk
La scorsa settimana l’ISIS è entrato nel più grande “campo profughi” palestinese. Da allora, secondo fonti locali, sono state uccise oltre mille persone. Unicef e Save The Children lanciano l’allarme: “Si rischia una nuova Srebrenica”.  Mondoultime notizie 8 aprile 2015, 09:59, di Biagio Chiariello  InTOPIC Fanpage (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate) – http://www.intopic.it/notizia/8081685/?fanpage
Il campo profughi palestinese di Yarmouk è “una nuova Srebrenica” nella quale rischiano di essere uccisi o di rimanere feriti 3.500 bambini: è l’allarme lanciato da Save the Children e dall’Unicef. L’affollata area alle porte di Damasco, in Siria, è ora sotto la morsa violenta dell’ISIS e dei qaedisti del Fronte Al Nusra, che, secondo fonti locali, ne controllano almeno l’80%. A Yarmouk si combatte da almeno una settimana e un deputato palestinese citato da Haaretz sostiene che nel campo sono stati uccisi più di mille palestinesi. Operatori umanitari sul posto riferiscono di persone che giacciono in terra senza la possibilità di essere aiutate proprio a causa degli scontri. Le due associazioni umanitarie dedicate all’infanzia, nel giorno in cui si scavano le fosse comuni di 1.700 soldati iracheni massacrati dai jihadisti a Tikrit, chiedono alla comunità internazionale di sollecitare un cessate il fuoco per consentire di portare aiuti a Yarmouk ed evacuare bambini e feriti. Secondo un funzionario dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, Chris Gunness, “non c’è cibo, non c’è acqua e ci sono pochissimi farmaci”.
Anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha espresso “profonda preoccupazione” per la situazione nel campo profughi. I circa 18.000 abitanti rimasti – erano 150.000 prima che cominciasse l’assedio delle forze fedeli al presidente siriano Bashar Al Assad – non sanno neanche dove scappare, anche se ne sarebbero già stati evacuati circa duemila. Dina Kawar, ambasciatrice giordana negli Stati Uniti e attuale presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha chiesto “che i civili vengano protetti e che venga garantito l’accesso umanitario alla zona, per fornire assistenza, salvare vite, e assicurare che i civili vengano fatti uscire dal campo in sicurezza”. È in questo contesto che l’Unicef ha elaborato il paragone con Srebrenica, dove nel 1995 i serbo-bosniaci trucidarono circa 8.000 musulmani. (continua su:http://www.fanpage.it/piu-di-3mila-bimbi-rischiano-di-morire-al-campo-profughi-di yarmouk/#ixzz3Wj6gjm3U – http://www.fanpage.it)
9) Redazione ANSA ROMA 01 aprile 2015 riportato in inTOPIC (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).Yemen Unicef, Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità, Ocha – Sono “almeno 62 i bambini uccisi e 30 quelli feriti” in una settimana, dall’inizio delle operazioni militari in Yemen:  lo denuncia l’Unicef. La violenza “sta terrorizzando” i piccoli, sottolinea un comunicato. E c’è una “disperata necessità di proteggerli”. Le vittime “sono in gran parte civili”. L’agenzia Onu per gli affari umanitari (Ocha), dal canto suo, citando i dati dell’Oms, stima siano 361 le persone uccise e 1.345 quelle ferite dall’inizio dell’escalation militare nel Paese, il 23 marzo. Le operazioni della Coalizione Araba, iniziate il 26 marzo, prima incentrate su Sanaa e Saada, ora sono “estese a 13 governatorati su 22”.

Anche questa relazione ci mette di fronte ad una umanità terribile, atroce, che gode nel fare il male e nel seviziare i propri simili, approfittando della propria supremazia bellica. La storia spesso dimentica queste deportazioni di massa, uccisioni atroci, e gli storici che si apprestano a descrivere queste crudeli realtà sono spesso screditati, messi al bando, se non verosimilmente allontanati dalla società; i veri criminali vivono nascosti da qualche governo che non ammette gli errori del passato: dimenticare a tutta forza e far dimenticare le masse di innocenti uccisi per depredarli della terra, delle risorse e della loro stessa vita. Non dimentichiamo neppure i migranti che a frotte raggiungono le coste italiane e non solo quelle: barconi stracarichi di adulti e bambini e poi le notizie da brivido di 400 dispersi in mare, di sessanta dispersi, un uomo morto gettato in mare dove abbondano gli squali (13/04/2015). L’umanità che lotta per sopravvivere e l’umanità che è diventata una sottoumanità menefreghista ed abituata alla morte violenta, ma degli altri.