Gennaio 2016 – Naufragi e nuove statistiche funebri dell’Unione Europea/January 2016 – Wrecks and New European Union Death Statistics

Nuova tragedia del Mar Mediterraneo con un ennesimo naufragio di 112 persone, stavolta non nelle acque europee, bensì di fronte alle coste della regione autonoma del Somaliland, a Nord della Somalia, nel Corno d’Africa: 112 i migranti morti nel naufragio di un’imbarcazione affondata venerdì scorso. Secondo quanto riferito, in queste ore, dalle autorità sanitarie locali intervenute nelle operazioni di soccorso, sono 75 i migranti tratti in salvo – per lo più di nazionalità eritrea e somala – e 112, appunto, i corpi rinvenuti sulla costa.
Un’altra rotta dell’immigrazione: dal Corno d’Africa al Golfo Persico. Ogni anno migliaia di persone muoiono al largo di questa parte di Africa, dalla quale fuggono a causa delle guerre e delle tragiche condizioni economiche in cui versano i Paesi della penisola somala. I migranti tentano, dunque, di attraversare il mare e di approdare nello Yemen, da cui sperano di raggiungere i ricchi Paesi del Golfo Persico. (R.B.)
Iniziano le notizie scandalose, ma veritiere circa il traffico umano che continua anche criminalizzato oltre l’inverosimile. In Siria a Mandaya c’è la fame più nera o verde: gli imam avevano già dato ordine di mangiare cani e gatti, ma non bastava, e questo dal 2009. Ripetuto nel 2012 dove i villaggi erano bombardati con le bombe a grappolo e presumibilmente anche con iprite,cloro ed altro. Gli abitanti scrivevano che si muore di fame e di sole, ma anche di freddo e di neve. (Viviana Daldorso 2009, DonBoscolancet.it), ma i particolari sono peggiori: ora la gente e soprattutto i bambini mangiano erba e si arrampicano sulle piante per mangiare le foglie. Le mamme preparano zuppe di erba e foglie (qualcuno ha avuto il coraggio di pubblicarlo assieme alla squallida notizia presumibile che appartenenti di Assad mostravano pranzi enormi per dimostrare il contrario). L’Onu ha detto che la fame nel mondo è diminuita, ma qua si muore ancora di fame, come nell’Africa Centrale e da altre parti: sono le mezze verità pubblicate per farsi belli e affievolire l’urlo di chi ha fame e sete e muore anche di fame, assideramento, mancanza di cibo. Che squallore estremo! Sembra che ultimamente qualche convoglio dell’ONU e MSF riesce a passare, finalmente; la speranza è che non sia la solita bufala per far dormire la gente lontana da questa sporca guerra dove erano usate anche bombe a grappolo. Ma le crudeltà umane non si fermano: scafisti che gettano a mare emigranti, qualche morto; dei bambini non si parla, si trovano poi galleggianti o rotolanti sulle spiagge.
1) Migliaia di persone sono fuggite nelle ultime settimane dalle loro case del Sud Sudan a causa del perdurare della guerra civile nel Paese, diventato indipendente da Khartoum solo nel 2011. Circa diecimila rifugiati sono arrivati dalla fine di dicembre nel campo di Bentiu – nel Nord del Paese – gestito dalle Nazioni Unite, dove il totale delle persone è arrivato a 115 mila, mentre 193 mila sono i profughi in tutti i campi dell’area coordinati dall’Onu. “La situazione è estremamente preoccupante, soprattutto sul fronte della malnutrizione”, ha detto Eugene Owusu, coordinatore dell’Onu per il Sud Sudan.
Un conflitto che ha causato oltre 2 milioni di sfollati. Già nel mese di ottobre le Nazioni Unite avevano riportato l’attenzione sui problemi del Sud Sudan, definito “a grave rischio fame, al quale si è sovrapposto il protrarsi di un conflitto che ha già causato oltre due milioni di sfollati, e che non si è placato neppure dopo la firma degli accordi di pace alla fine dell’agosto 2015″. Sempre secondo l’Onu, infine, sono seimila i sudsudanesi che negli ultimi due mesi hanno attraversato il confine con la Repubblica Democratica del Congo. (R.B.) http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/10/sud_sudan_onu_popolazione_allo_stremo_per_guerra_e_fame/1200095(segnalato da inTopic – tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
2) Siria: assedio e fame a Madaya. Medici Senza Frontiere: “Evacuare i pazienti e garantire forniture mediche immediate è essenziale per salvare vite umane da http://www.articolo21.org/2016/01/siria-assedio-e-fame-a-madaya-msf-evacuare-i-pazienti-e-garantire-forniture-mediche-immediate-e-essenziale-per-salvare-vite-umane/ (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
Bruxelles/Roma, 7 gennaio 2016 – Circa 20.000 abitanti della città assediata di Madaya, nel Governatorato del Rif di Damasco in Siria, sono drammaticamente privati del necessario per sopravvivere e 23 pazienti del centro sanitario supportato da Medici Senza Frontiere (MSF) sono morti di fame dal 1 dicembre 2015. MSF accoglie con favore che il governo siriano autorizzerà il rifornimento di cibo nell’area, ma chiede che anche la consegna immediata di medicinali salva-vita attraverso la linea d’assedio sia una priorità e che i pazienti malati vengano evacuati con urgenza in posti sicuri dove essere curati.
Dal luglio 2015, le forze del governo siriano hanno assediato la città e dopo la distribuzione una-tantum di cibo, il 18 ottobre, questo assedio si è stretto in una vera morsa per la popolazione. Dei 23 pazienti deceduti, 6 avevano meno di un anno, 5 più di 60 anni e gli altri 12 erano tra i 5 e i 60. Diciotto erano uomini e cinque donne. MSF è estremamente preoccupata per i pazienti attualmente in cura e per i 20.000 abitanti della città, che per mesi hanno avuto pochissimo cibo a disposizione.
“È un chiaro esempio di cosa significa utilizzare l’assedio come strategia militare” dichiara Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di MSF. “Ora che l’assedio è così serrato, i medici che supportiamo non hanno più farmaci negli scaffali, mentre i pazienti malati e affamati aumentano. I medici si sono ridotti ad alimentare i bambini malnutriti con sciroppi medicinali, perché sono l’unica fonte di zucchero ed energia disponibile, e così le poche scorte dei farmaci rimasti diminuiscono ancora di più. Oltre a fornire cibo, l’unico modo per uscire da una situazione ormai catastrofica è garantire l’evacuazione medica immediata dei pazienti malati e garantire il rifornimento dei farmaci.”

La situazione a Madaya è un esempio estremo degli assedi imposti in diverse zone del paese sia dal governo siriano che dai gruppi armati dell’opposizione. MSF è seriamente preoccupata che possano insorgere situazioni simili in altre aree assediate.
“In questo momento Madaya è una vera prigione a cielo aperto per circa 20.000 persone, tra cui neonati, bambini e anziani. Non c’è modo di entrare né di uscire e le persone vengono lasciate morire” continua de le Vingne di MSF. “I medici che supportiamo riportano di persone ferite o uccise da mine e spari mentre tentavano di lasciare la città. La disperazione è così acuta che al punto di distribuzione di MSF, pensato per rifornire i più vulnerabili, le persone litigano per accaparrarsi le ultime razioni di cibo disponibile.”

MSF supporta una struttura medica e un punto di distribuzione di cibo a Madaya dall’agosto 2015. Anche se difficile, all’inizio era ancora possibile organizzare la fornitura di cibo e medicine, ma di recente è diventato del tutto impossibile far passare qualunque bene. Lo staff medico supportato da MSF lavora in condizioni estreme e senza forniture adeguate per rispondere a bisogni medici già gravissimi esacerbati dall’insicurezza alimentare e dalla malnutrizione. Una distribuzione una – tantum non mitigherà i problemi nei mesi a venire.
MSF chiede l’evacuazione urgente dei pazienti malati verso un posto sicuro dove essere curati e l’accesso immediato e senza impedimenti delle forniture mediche salva-vita per la popolazione civile a Madaya.
3) Urla e spintoni per un po’ di cibo. La Lotta dei bambini in Siria
pubblicato il 5 dicembre 2012 alle ore 10:42 fanpage.it (http://youmedia.fanpage.it/video/UL8W7uSwAZS2VXhW– tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Urla, spintoni, gomitate. È la lotta quotidiana dei bambini siriani per conquistare un po’ di cibo, servito in un angolo di Aleppo da un gruppo di volontari.”Ce ne è per tutti” urla Abo Abdo, uno di loro cercando di calmare senza successo la folla, mentre raschia il fondo della pentola e altri volontari come lui distribuiscono felafel fritti.”Ci sono 6 o 7 di noi nel quartiere che fanno collette per nutrire i bambini poveri”. Non riescono a raccogliere molto, ammette, ma abbastanza per alleviare la fatica dei genitori. Molte famiglie sono tornate nelle loro case ad Aleppo o nelle vicinanze, per scoprire che non è rimasto molto. E si sono trovate senza niente, con la guerra che ha portato i prezzi dei generi alimentari alle stelle e il peggio dell’inverno che deve ancora arrivare.”Fino a quando dobbiamo andare avanti a vivere così”, urla Abo Abdo, provato dalle scene di fame e miseria a cui assiste ogni giorno. Intanto la folla di bambini intorno ai felafel cresce sempre di più mentre i volontari distribuiscono senza sosta il cibo. La speranza è quella di riuscire a raccogliere altri soldi per cucinare ancora per bambini come Rame, 11 anni, un piatto vuoto in mano e la certezza che stare in fila in strada è più conveniente che rimanere a casa dove da mangiare non c’è nulla.
4) Siria, sostenitori di Assad condividono foto di cibo per deridere gli abitanti di Madaya
pubblicato il 10 gennaio 2016 alle ore 16:50 (http://youmedia.fanpage.it/gallery/aa/569271d1e4b0579277895568– tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Sostenitori del regime siriano di Assad hanno condiviso sui social network le foto di cene e tavole imbandite per schernire gli abitanti di Madaya, città assediata dall’esercito di Damasco dove si muore di fame. Sebbene non ci siano cifre ufficiali sulle vittime, l’Onu dichiarato di aver ricevuto “rapporti credibili” su numerosi casi di morti per stenti e secondo Medici senza frontiere sarebbero almeno ventitre i morti dal primo dicembre, quando è cominciato l’assedio.

Gli autori delle foto postate sui social media hanno utilizzato l’ hashtag # متضامن_مع_حصار_مضايا (solidarietà con l’assedio di Madaya).
5) Salento, migranti buttati in mare davanti alla costa. Una donna morta, 7 assiderati. I migranti – di nazionalità somala – sono stati gettati in mare dagli scafisti. (http://www.fanpage.it/salento-migranti-buttati-in-mare-davanti-alla-costa-una-donna-morta-7-assiderati/– http://www.fanpage.it/
NOTIZIE 11 GENNAIO 2016 – 13:09 di Davide Falcioni (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Trentacinque migranti di nazionalità somala sono stati tratti in salvo a largo della costa salentina: erano stati gettati nell’acqua gelida dagli scafisti e purtroppo una di loro, una giovane donna, è morta. Il suo corpo è stato recuperato questa mattina sugli scogli di Marina di Felloniche (Patù), con il velo incastrato sub uno scoglio: la vittima una ragazza dall’età apparente di trent’anni, la cui salma è stata benedetta dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli.  All’appello mancherebbe ancora una donna, mentre un’altra delle tre in un primo momento data per dispersa è stata tratta in salvo dai militari della Guardia costiera a Novaglie. Le ricerche della donna dispersa sono condotte da due motovedette della Capitaneria di porto, oltre che da un’unità navale e un elicottero della guardia di finanza e dal Nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco. La zona di perlustrazione è assai ampia. Lo sbarco desta non poca preoccupazione tra le autorità: la zona del Salento infatti da tempo non veniva scelta dai migranti come punto di attracco, dal momento che negli ultimi mesi è stata scelta prevalentemente la Grecia. L’allarme è stato lanciato intorno all’una di notte e le forze dell’ordine hanno avviato i controlli nelle aree segnalate, individuando tre diversi gruppi di immigrati. Stando a quanto emerso i profughi avrebbero attraversato il Mar Adriatico a bordo di un gommone, che si è avvicinato a terra in tre diverse zone del Capo di Leuca Molti migranti sono stati trovati in stato di ipotermia, a causa del freddo della notte e del fatto che sono stati gettati in mare: sette di loro sono ricoverati e non versano in gravi condizioni, mentre 28 sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.
6) Beirut, 30 ott. Siria, ong: almeno 89 morti in attacco regime su aree ribelli. Una parte vicino Damasco e un’altra in attacco ad Aleppo (http://www.askanews.it/esteri/siria-ong-almeno-89-morti-in-attacco-regime-su-aree-ribelli_711646677.htm– Tutti i diritti riservati gli autori e alle testate).
Almeno 89 persone, tra cui 17 bambini, sono morti negli attacchi lanciati oggi dal regime siriano in un’area controllata dai ribelli alle porte di Damasco e vicino la città di Aleppo. Il nuovo bilancio arriva dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Le forze del regime siriano hanno lanciato razzi contro la città di Douma, a est della capitale, controllata dai ribelli, uccidendo 57 persone di cui cinque bambini.
Altri 32 civili, tra cui 12 bambini, sono morti nei raid aerei condotti o dal regime o dagli aerei militari russi sulle aree controllate dall’opposizione vicino ad Aleppo, ha aggiunto l’Osservatorio. (fonte Afp)
Questa notizia è riportata in data odierna su alcuni media e la si rievidenzia.

7) Siria, massacro a Deir Ezzor
Siria. L’Isis avrebbe ucciso 300 civili: “In maggioranza donne, bambini e anziani”. I militanti dello Stato Islamico avrebbero compiuto un massacro a Deir Ezzor, in Siria, e avrebbero anche rapito oltre 400 civili. 
«Isis ha ucciso 300 civili e rapito 400 persone». I corpi gettati nell’Eufrate.

Secondo l’agenzia Sana la maggioranza delle vittime sono donne, bambini e anziani. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani parla di 135 vittime. Isis avrebbe preso il controllo di parte della città. di Redazione Online
Sarebbero «300 i civili, in maggioranza donne, bambini e anziani uccisi sabato dai miliziani dello Stato islamico vicino Deir Ezzor», nell’est della Siria. Lo denuncia l’agenzia ufficiale siriana Sana, citando testimonianze dei residenti, dopo che l’Osservatorio nazionale per i diritti umani aveva parlato di almeno 135 morti, 85 civili e 50 combattenti del regime siriano. Se confermata, sarebbe una delle più grandi stragi commesse in un unico giorno in quasi cinque anni di guerra civile in Siria.
150 decapitati
Gli attivisti locali citati dai media curdi raccontano che «almeno 150 persone sono state decapitate, inclusi donne e bambini». I jihadisti hanno fatto strage «in due sobborghi controllati dal regime siriano a Dayr az Zor, Ayash and Begayliya». «Li hanno uccisi casa per casa», continuano gli attivisti.
I combattimenti
Combattimenti sono avvenuti in diversi quartieri della città e nella rivendicazione del «grande attacco»; l’Isis ha comunicato che i suoi miliziani hanno preso il controllo di Al-Baghaliyeh, periferia nord della città. È proprio qui che sarebbe avvenuto il massacro di civili. I militanti avevano fatto irruzione sabato nel villaggio di al Bughailiyeh uccidendo più di 280 persone, in maggioranza donne e bambini, e gettando i loro corpi nel fiume Eufrate, nella campagna di Deir al-Zour, vicino all’Iraq. Diversi kamikaze, ha riferito la tv, si sono fatti saltare in aria vicino a luoghi di governo.
Rapimento di massa
Durante l’assalto a Deir Ezzor i militanti dello Stato Islamico avrebbero inoltre rapito più di 400 civili, tra cui donne e bambini e famiglie di combattenti del regime siriano. A riferirlo è il capo dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani Rami Abdel Rahame, secondo il quale il sequestro di massa è avvenuto a Al-Baghaliyeh, alla periferia settentrionale della città. Le persone sequestrate sono state portate in altre aree controllate del gruppo terroristico.
A Raqqa 40 vittime
A Raqqa invece, roccaforte delle Stato Islamico, sarebbero stati uccisi durante raid aerei 40 civili, tra cui 8 bambini. La denuncia arriva ancora dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani che però non ha fornito dettagli sugli autori del raid. Non è chiaro infatti se gli attacchi siano stati compiuti dalla Russia o dalla coalizione anti Isis e guida Usa. 

(Fonti: http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_17/siria-isis-avrebbe-ucciso-300-civili-rapito-400-sunniti-deir-ezzor-654e3300-bcfc-11e5-9ebd-3d31e1693d62.shtml; http://www.fanpage.it/siria-isis-avrebbe-ucciso-300-civili-in-maggioranza-donne-bambini-e-anziani/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Il fermento che si crea attorno ai migranti è deplorevole: i politici Europei si stanno accanendo su quanti emigranti si devono prendere nell’anno in corso e quanti se ne devono respingere. Nessuno dei politici europei tiene conto dei morti annegati che rotolano sulle spiagge del Mediterraneo, delle famiglie divise, dei bambini abbandonati dai genitori per naufragio o altre emergenze come l’attuale assideramento ed altro. È una vergogna che i migranti siano ammassati in edifici e siano poche le nazioni che iniziano ad istruire i migranti su tutto quello che c’è in quella nazione per adibirli a svolgere lavori socialmente utili, cosa che potrebbero fare benissimo.
Un’idea che potrebbe sembrare folle sarebbe di diramare a tutte le nazioni mediorientali ed africane le foto dei bambini spiaggiati, affinché insegnino loro a nuotare; cerchiamo di rendere meno difficoltosa la cosiddetta traversata del mare o della Via dei Balcani dove gli eventi meteorologici fanno la loro parte di mietitura di umani.
Ogni aiuto è valido perché i migranti aumenteranno e, sebbene siano i volontari a iniziare a istruirli sul modus vivendi europeo, si deve fare il massimo per integrarli, razionalizzando l’accesso.
Con la Convenzione di Schengen si fa riferimento a un trattato (le operazioni per la preparazione del quale si svolsero nell’arco degli anni 1985-96) firmato nella piccola cittadina lussemburghese di Schengen, confinante con la Francia e la Germania, che coinvolge sia alcuni Stati Membri dell’Unione Europea sia Stati terzi. Oggetto del trattato è il controllo delle persone, che non va confuso con i controlli doganali sulle merci, anche se portate sulle persone (controlli doganali). I controlli doganali sono stati aboliti tra gli Stati Membri della UE dal 1º gennaio 1993 (caduta delle frontiere).
Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nel Trattato sull’Unione Europea (meglio noto come Trattato di Maastricht).
Gli Stati Membri che hanno deciso di non aderire all’area “Schengen” (nome con cui i Paesi membri del trattato in questione indicano l’insieme dei territori su cui il trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l’Irlanda, in base a una clausola di opt-out.
Gli Stati terzi che partecipavano a Schengen sono Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

Complessivamente, 26 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen) tramite sottoscrizione diretta. A questi si aggiungono il Principato di Monaco, che fa parte dell’Area Schengen tramite la Francia, ed altri due (San Marino e Vaticano) che fanno parte di Schengen di fatto in concomitanza con l’entrata in vigore degli Accordi di Schengen in Italia: con essi il numero degli Stati componenti l’area Schengen sale a 29. Attualmente tale trattato è messo in discussione da diversi stati e perciò è impossibile fare il punto della situazione, stabilendo se lo stesso propenda per la chiusura dei confini o la regolarizzazione dell’afflusso.
È certo che queste notizie non danno all’umanità in cammino  il passo che imporrebbero vari politici mondiali per far capire che si va avanti: è vero si va avanti, ma con di quelle magagne criminali come il gettare gli emigranti in mare, cosa già fatta più volte e più volte sottaciuta.
Non è un andare avanti: è un voler, a tutti i costi, chiudere gli occhi alla gente affinché non veda al di là del proprio naso per far credere che al mondo succedono sì i crimini, ma ci sono i poliziotti pronti a seccare i criminali, magari anche alla schiena; poi la notizia scompare subito e riaffiorerà al processo.
Pensare che poi gli scafisti gettano a mare gli emigranti e non mi meraviglio se invece i migranti gettassero a mare gli scafisti, poiché questi sono delinquenti comuni, magari drogati col solito captadon e così via. Domani è un altro giorno, triste di freddo per molti emigranti che si avventurano sul mare o sulla terra senza caldi ripari al di fuori di quanto possono mettere in piedi i soliti volontari volenterosi e le associazioni umanitarie, degne di questo nome.

La speranza in un futuro migliore non è ancora sorta, anzi aumentano i casi collettivi  (vedi Colonia ed altre città limitrofe). Dovremo aspettarci il peggio? Se non ci si muove e si pensa solo a licenziare, SÌ!