Il diritto legiferato di ritornare dove si muore, stabilito dall’UE/The EU-Set Legislated Entitlement to Go back there where You Die


Non rassegnamoci alle notizie che tutto quello che è stato detto come stragi, naufragi, kamikaze nei luoghi pubblici, stupri, sia finito: no, tutto è come prima e i media lo riportano fugacemente, quando lo riportano, a meno che qualche politico o ambasciatore ufficiale (come attori del cinema) vadano sul posto.
I volontari fuggono da quei luoghi che diventano invivibili per loro e per chi ci resta e si va a avanti così, per non parlare di quelle comunità che accolgono questi infelici migranti decimati dal viaggio e dalla fame, disidratazione ed altro. Molti stati limitrofi non permettono nemmeno il passaggio dei generi di prima necessità nei campi di concentramento dove si soffre e si muore senza statistiche.
Si muore, si dà qualche parvenza di tumulazione o altro, e gli altri vanno avanti, sperando, disperandosi, ribellandosi alla polizia degli stati medioeuropei che non risparmiano gas lacrimogeni e bombe assordanti nemmeno ai bambini e alle donne gravide.
Avanti in più i rimpatri a persone che hanno percorso migliaia di chilometri, con tutti i rischi effettivi subiti e che ora si vedono rispediti nei luoghi dai quali sono partiti.
Guardiamo un po’ le loro facce deluse, disperate, che non sanno più cosa inventarsi perché sono sconcertati da quel trattamento.
E allora inizia quello che si diceva già prima: altri morti per fucileria della polizia macedone o di altre polizie che hanno nascosto abilmente il tutto, oppure morti disperati che hanno cercato altre vie in mare o attraverso fiumi e sono morti anche loro… i loro cadaveri non si troveranno.
Ma per i vari parlamenti UE va bene così (hanno solo da giustificare che non sono corrotti o altro) e ogni giorno è così corruzione, litigi, e avanti: sia donne che uomini devono salvare quello che si sono accaparrati attraverso società di comodo che devono nascondere, supportati da legali e testi che giurano sull’impossibile, non pensando minimamente ai figli di questi disperati o scioccati dal viaggio o che hanno perso i genitori e sono abbandonati alla carità di qualche amico o conoscente, e affronteranno tutti i disagi possibili per vivere da soli ad età inverosimili, ma che siano le loro (tre, cinque, sette,  dieci) e vivranno di espedienti, di carità, di qualche amico che condivide le loro stesse disgrazie, assalti, botte, freddo, fango; hanno stabilito una legge e chi non ha uno straccio di passaporto, o simili, è rimandato nella guerra ancora attiva, anche se parcheggiano in campi turchi dove certo non sono trattati coi guanti.
Ma che vita stanno vivendo quei poveri disgraziati? Oltre alla mancanza dei generi di prima necessità,ora il ritorno sugli stessi percorsi che con tanto sudore ed altri sacrifici hanno percorso, spesso spogliati dalle istituzioni che attraversavano e lasciando spesso familiari che non ce la facevano più.
Sacrifici che hanno fatto per abbandonare quei posti, in più spogliati di tutto quello che avevano racimolato Guardiamo un po’ gli occhi dei bambini che tornano indietro: non sorridono, non parlano, sono avvinghiati ai loro padri e alle loro madri e probabilmente sono spettatori delle botte che prendono i loro genitori. Ecco gli uomini del domani pronti a sopravvivere, ma come? Qualsiasi mezzo sarà giustificato e ne vedremo delle belle. Si vedono già i cartelli “non rimandateci indietro”, “no alla guerra” e anche le società umanitarie serie, tipo Medici Senza Frontiere ed altre scappano: la terra lì tra la Turchia e la Grecia è diventata un inferno, nonostante qualche volontario alche locale che si dà da fare come può. E i nostri politici? I corridoi umanitari, quelli che iniziano ad esserci, sono fatti da società di volontariato: lo stato inesistente, anzi gli stati inesistenti, hanno dato l’elemosina alla Turchia per quegli emigranti, ma i soldi dove finiranno? I corridoi umanitari non sono per tutti: alcuni possono usufruirne con l’aiuto di associazioni come la Comunità di Sant’Egidio o Medici Senza Frontiere, ma gli altri saranno dirottati dove gli stati che non li vogliono, li mandano.
1) Migranti, la Grecia frena sul piano UE-Turchia: “Servono più di 24 ore, non siamo pronti”

Oggi entra in vigore l’accordo con Ankara, chiuso venerdì, accordo per cui la Grecia ha detto che non è pronta per i rimpatri ed intanto la fame e gli scarsi generi di prima necessità debilitano sempre più gli emigranti, illusi, fiancheggiati dai soliti venditori di esseri umani. Secondo fonti di polizia dell’isola di Lesbo, ancora non c’è un’idea precisa di come attuare il piano e servono rinforzi. Nel frattempo continuano gli sbarchi e i naufragi. di Claudia Torrisi (tutti i diritti riservati).

Era prevista per oggi l’entrata in vigore dell’accordo tra Unione europea e Ankara sulla gestione della crisi dei migranti. Il patto – perfezionato venerdì – prevede che tutti i profughi arrivati in Grecia tornino in Turchia; e per ogni migrante riportato indietro, il governo turco ne invierà uno siriano in UE. Atene, però, frena e chiede più tempo per organizzare il piano. Secondo il portavoce del coordinatore del governo greco per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, infatti, “ci vogliono più di 24 ore”. Circostanza confermata anche dall’ammissione di una fonte di polizia dell’isola di Lesbo, dove si registrano la maggior parte degli arrivi dalle coste turche, secondo cui “ancora non abbiamo idea di come attueremo in pratica il piano. Ma soprattutto stiamo ancora aspettando i rinforzi promessi dall’Europa per smaltire più velocemente le richieste d’asilo: traduttori, avvocati, funzionari di polizia”. Per attuare il sistema di scambio “uno a uno” previsto dall’accordo serviranno in Grecia circa 2.300 persone tra esperti, interpreti, funzionari degli uffici immigrazioni e della sicurezza.

Nel frattempo, gli sbarchi continuano senza sosta. Il Comitato di crisi del governo di Atene ha riferito che nella notte sono arrivate 875 persone provenienti dalle coste turche. Solo ieri erano sbarcati sulle coste delle isole greche 1.498 migranti, 670 venerdì e 239 giovedì. Al momento in Grecia ci sono 48.141 rifugiati, di cui in 7.316 si trovano sulle isole dell’Egeo orientale, 13 mila nella zona di Atene-Pireo. Gli altri, invece, sono distribuiti nei campi profughi al centro e al nord della penisola ellenica, tra cui quello di Idumeni, al confine con la Macedonia.

Nel frattempo, con la chiusura della rotta balcanica, torna a prendere piede quella del Mediterraneo centrale. Nelle ultime ore sono state soccorse nei pressi della Sicilia circa 1800 persone. Al largo della Libia, invece, l’ennesima strage: trenta migranti sono morti in un naufragio di fronte Mellitah. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-la-grecia-frena-sul-piano-UE-turchia-servono-piu-di-24-ore-non-siamo-pronti/http://www.fanpage.it/– tutti i diritti riservati agli autori ed alla testata).

L’Europa ha raggiunto il suo accordo con la Turchia sulla pelle dei migranti in fuga: presto, certamente non con le maniere belle e suadenti, molti migranti verranno rispediti in Turchia e poi in campi di concentramento come nel caso della Grecia o rimandati da dove sono partiti con la famiglia, con i resti della famiglia, con il poco che potevano portarsi, se lo potevano, e lasciando i loro morti sui corridoi che i migranti trovano per entrare in Europa. E così come nuovi Ponzio Pilato tutto finisce lì: 6 miliardi alla Turchia e buona notte al secchio.
Se si guarda la faccia dei migranti buoni e cattivi non si riconosce un viso umano da pace, ma da esiti di guerra, esiti di morte, esiti di torture e così via. Niente promette ben e lo si vede, se le principali associazioni internazionali compresi Medici Senza Frontiere abbandonano quei siti: una forte ragione c’è, ma in nostri politici pensano a ben altro, ci sono in ballo, posti dirigenziali assegnati, intercettazioni e decadimento da ministri, oppure generali condannati per corruzione.
Meglio di così come si può stare. I morti, torturati e assassinati, finiscono dove li mandano e i bambini muoiono anche loro come nell’ultimo naufragio a Mellitah: 30 morti! Avanti coi numeri, tanto sono gli altri che pagano con la vita dopo aver pagato per la morte certa.
Noi siamo davanti alla TV o ai media, quelli veritieri a vedere quella parte che ci somministrano, ma sotto c’è ancora di più se quelle associazioni internazionali se ne vanno. Il Papa ha così voglia di parlare di misericordia! Ma qui si parla di infamia anche se quando arrivano i migranti, i nuovi trafficanti danno loro un tozzo di pane e un letto! Ho altresì letto che un ex idraulico aveva accaparrato la gestione dei rifugiati ed è poi stato denunciato. Bene! I migranti hanno il loro posto stabilito dall’UE che li parcheggia e sistema, e una nuova attività criminale si connette e prospera affiancata e connessa al traffico umano: l’accoglienza dei migranti da parte di persone incompetenti (e non parlo di quelli competenti che urlano e si danno da fare per far sembrare umani anche i migranti).
Cari bambini, spero che molti si rivolgano anche al Creatore, che ormai ha più nomi e Questi inizi a sistemare il tutto secondo i Suoi fini.
2) Migranti, via al piano di rimpatrio in Turchia: prime partenze da Lesbo
Con le prime partenze dalla Grecia alla Turchia, scatta oggi il discusso piano anti migranti previsto dall’accordo tra Ue e Ankara (http://www.fanpage.it/migranti-via-al-piano-di-rimpatrio-in-turchia-prime-partenze-da-lesbo/– http://www.fanpage.it/ Notizie 4 APRILE 2016 08:06 di Antonio Palma – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Dopo le proteste e le contestazioni delle settimane scorse, prende il via oggi il discusso piano migranti concordato tra Ankara e l’Unione Europea. Nelle giornata di oggi infatti scatteranno i rimpatri dei primi migranti verso la Turchia come prevede il protocollo di intesa per limitare gli arrivi di profughi in Europa firmato a marzo dopo una lunga discussione e trattativa col governo turco. Come prevede il piano, le prime partenze riguarderanno i migranti giunti nei giorni scorsi in Grecia, in particolare sulle isole elleniche più vicine alla Turchia, principale punto di partenza delle rotte balcaniche. I primi 135 profughi sono stati fatti partire dall’isola di Lesbo questa mattina quando la polizia greca e gli agenti dell’agenzia europea di protezione delle frontiere Frontex hanno accompagnato i migranti alle imbarcazioni dirette verso le coste turche.
L’operazione è stata supervisionata da un tenente generale del polizia greca, che però non ha voluto fornire dettagli sulla nazionalità dei migranti espulsi. La prima partenza si è svolta in maniera regolare ma non sono mancate proteste e tensioni nella vicina isola greca di Chio, dove poche ore prima si sono registrati scontri tra forze dell’ordine e migranti e manifestanti contrari al rimpatrio. La polizia in assetto antisommossa è intervenuta con alcune cariche. Sull’isola greca di Lesbo ci sono oltre tremila rifugiati e migranti ma secondo l’accordo tutti i migranti arrivati in Grecia dopo il 20 marzo saranno rispediti in Turchia.
Secondo l’agenzia greca Ana, saranno circa 750 i migranti rispediti in Turchia a forza nei primi tre giorni del contestato piano. Ana ha spiegato che i migranti ripartiranno da Lesbo fino al porto turco di Dikili, aggiungendo che Frontex ha noleggiato due navi turche per l’operazione. Forti contestazioni al piano di espulsione dei migranti verso la Turchia sono arrivate da Amnesty International.  “Questo è il primo giorno di tempi molto duri per i diritti dei rifugiati. Nonostante le gravi lacune legali e la mancanza di un’adeguata protezione in Turchia, l’UE sta andando avanti in un accordo pericoloso”, ha affermato infatti Giorgos Kosmopoulos di Amnesty International in Grecia. (http://www.fanpage.it/migranti-via-al-piano-di-rimpatrio-in-turchia-prime-partenze-da-lesbo/).
3) Libia: spari sulla folla, morti 4 migranti e 20 feriti
Pubblicato: 07 Aprile 2016 http://www.lottaquotidiana.it/cronaca/articoli-di-cronaca/1138-libia-spari-sulla-folla-morti-4-migranti-e-20-feriti.html– Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
È accaduto lo scorso 1 aprile: le autorità libiche hanno aperto il fuoco sulla folla di migranti. Nella sparatoria hanno perso la vita 4 profughi e 20 di loro sono rimasti gravemente feriti. A lanciare l’allarme è l’Onu che chiede l’apertura di un’indagine.
Già qualche tempo fa, nell’ultimo dossier dell’Onu, la Libia è stata segnalata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite come una zona da bollino rosso, altamente pericolosa perché in balia del traffico illecito di armi, della criminalità e dell’Isis.
Ora torna agli onori della cronaca nera: lo scorso 1 aprile nel centro di detenzione di Al- Nasr, a Zawia, su una folla esagitata, le autorità libiche hanno ben pensato, senza mezzi termini, di far fuoco uccidendo così 4 migranti e ferendone ben 20.
Un episodio gravissimo, denunciato di nuovo dall’Onu che chiede l’apertura di un fascicolo per sollevare il caso Libia e sottolineare le condizioni disumane in cui si trovano gli immigrati. Non solo ma è sempre l’Onu a parlare di un ‘campo di torture’ per quanto riguarda il centro di Al-Nasr dove, sembra, siano detenute 1200 persone, di cui addirittura 8 donne e 2 bambini. (http://www.lottaquotidiana.it/cronaca/articoli-di-cronaca/1138-libia-spari-sulla-folla-morti-4-migranti-e-20-feriti.html)
4) Migranti, naufragio al largo della Grecia: morte quattro donne e un bambino 9/04/2016 (Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Tratte in salvo altre cinque persone. Dall’inizio dell’anno sono morti annegate nel mar Egeo nel tentativo di raggiungere l’Unione europea 366 migranti. 9 APRILE 2016 10:02 di Claudia Torrisi (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-naufragio-al-largo-della-grecia-morte-quattro-donne-e-un-bambino/http://www.fanpage.it/– tutti i diritti all’autore ed alla testata).

A pochi giorni dall’avvio ufficiale dell’accordo tra Unione europea e Turchia – e dei primi trasferimenti con il meccanismo “uno per uno” dalla Grecia verso Ankara – ancora un naufragio nel mare Egeo. La Guardia costiera ellenica ha fatto sapere che cinque persone sono annegate in seguito al capovolgimento nelle prime ore di questa mattina della loro imbarcazione davanti alle coste a nord est dell’isola di Samos, non lontano dalla Turchia. Le cinque vittime sono quattro donne e un bambino. Secondo un portavoce della Guardia costiera i superstiti sarebbero cinque – due donne, due uomini e un minore – tratti in salvo grazie all’aiuto delle navi di Frontex. Non ci sarebbero, in questo momento, informazioni riguardo a età e nazionalità dei migranti.
I sopravvissuti, ancora in stato di choc, hanno raccontato alle autorità di essere partiti dalla Turchia su un’imbarcazione con a bordo in tutto undici persone. Nonostante questo le operazioni di ricerca sono ancora in corso, portate avanti da una nave della Guardia costiera ellenica, quattro di Frontex e un elicottero.
5) Rimpatri di massa: spavento e preoccupazione tra Grecia e Turchia
Dal 4 aprile, in base all’accordo Ue-Turchia, sono iniziati nell’isola di Lesbo, in Grecia, le prime espulsioni dei profughi arrivati dopo il 20 marzo. Un accordo che ha ricevuto critiche da tutte le organizzazioni umanitarie per le scarse garanzie di rispetto dei diritti umani. Clima di incertezza, spavento e rischio di gravi tensioni sono segnalate dalle Caritas che operano in loco. Intanto, arriva l’annuncio a sorpresa di una possibile visita del Papa a Lesbo, la settimana prossima.
06/04/2016 di Patrizia Caiffa
C’è grande spavento e tensione tra i profughi ora in Grecia, che rischiano di essere rispediti come merce di scambio verso la Turchia, sulla base dell’accordo firmato con l’Unione europea, che da lunedì ha reso operativi i rimpatri di massa, con le prime 202 persone trasportate con le navi dall’isola di Lesbo al porto turco di Dikili. E c’è grande incertezza e preoccupazione tra gli operatori umanitari che lavorano nei due Paesi, perché temono l’ulteriore deteriorarsi di una situazione già allo stremo. Entro la fine della settimana, ma la data viene continuamente rinviata, le forze dell’ordine effettueranno anche lo sgombero forzato del campo di Idomeni, al confine con la Macedonia, dove stazionano oltre 10mila profughi. Si rischiano resistenze e scontri: chi è arrivato fin là fuggendo dalla disperazione e rischiando la vita, farà il possibile per non essere rispedito indietro: 9 profughi su 10 affermano infatti che “l’accoglienza in Grecia è un paradiso rispetto a quella ricevuta in Turchia”. L’accordo UE-Turchia, patteggiato secondo il meccanismo dell’1 a 1 (per ogni profugo rimpatriato un altro viene ricollocato in Europa), dovrebbe coinvolgere circa 73mila persone. L’UE darà in cambio ad Ankara 6 miliardi di aiuti. La scelta dei rimpatri, secondo Caritas Hellas e tutte le ong greche che lavorano con i migranti, è “stata la soluzione peggiore, assurda e irregolare perché non rispetta i diritti umani e la dignità delle persone”. In questo scenario si colloca l’annuncio a sorpresa di una possibile visita di Papa Francesco all’isola di Lesbo, dove approdano le imbarcazioni dei migranti, la settimana prossima. La data potrebbe essere il 14 o il 15 aprile. La Chiesa ortodossa di Grecia è pronta ad accogliere il Papa e la Santa Sede non smentisce i contatti in corso.
La presenza del Papa a Lesbo “sarebbe un grande gesto e un esempio molto forte per tutti, anche se temo che i politici europei non lo ascolteranno granché”, ammette padre Antonio Voutsinos, presidente di Caritas Hellas (Grecia). Padre Voutsinos è fortemente preoccupato per la situazione, che “si sta complicando sempre di più”. Sul territorio greco si trovano infatti circa 50mila profughi, sparsi tra le isole meridionali, Atene, Pireo, Salonicco, Idomeni e altri insediamenti informali. “I profughi non vogliono tornare – spiega – e stanno cercando di guadagnare tempo facendo richiesta di asilo politico, anche se i tempi sono lunghissimi. Prima erano solo di passaggio ora sono costretti a restare qui. Di conseguenza aumenteranno i bisogni e le difficoltà nell’assistenza”. Caritas Hellas, in collaborazione con altre Caritas europee, ha attivi diversi programmi di aiuti umanitari e assiste migliaia di profughi. Nell’isola di Lesbo ha preso in affitto un hotel che ospita 25O persone (soprattutto le famiglie più vulnerabili), altre due strutture con 300 persone e due centri diurni sono ad Atene, con aiuti umanitari distribuiti all’esterno o all’interno degli altri campi sparsi per il Paese.
(Continua su: (http://www.paroladivita.org/Attualita/Rimpatri-di-massa-spavento-e-preoccupazione-tra-Grecia-e-Turchia– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata). Fonte: Parole di vita, settimanale d’informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano lunedì 1100412016
6) Cartello nel campo di Idomeni: auguri per i cristiani
Alla frontiera greco-macedone, circa undicimila persone vivono in un campo improvvisato nella speranza che il confine possa aprirsi. Sono siriani, iracheni, afghani, marocchini, tunisini, algerini, pakistani, somali. Il racconto di una giornata di tensione e le storie di chi non vuole arrendersi. (Continua su: http://www.paroladivita.org/Attualita/Cartello-nel-campo-di-Idomeni-auguri-per-i-cristiani– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Siamo alla fine di questo penoso e infelice programma. Chi ci guadagna sono i soliti venditori di esseri umani di qualunque età che si intrufolano tra i migranti (pensiamo ai bambini senza nessuno che possono sparire per fini che conosciamo); laggiù c’è il caos più violento, in quanto c’è necessità di viveri primari e di sistemazione; ci hanno già pensato le polizie locali: 4 morti e feriti a gogò per uso di lacrimogeni, bombe assordanti, botte, ma aspettiamoci di peggio. Se la gente si cuce la bocca è allo stremo per manifestare.
Che il Papa implori Dio di mettere fine a questo genocidio psicologico e fisico.