Inventato accordo UE – Turchia: molti migranti arrivati in Grecia torneranno indietro anche nelle loro terre da cui sono fuggiti dalla disperazione: giustizia è fatta con 6 miliardi alla Turchia!/ EU Agreement Invented – Turkey: Many Migrants Who Have Reached Greece Are Forced to Go Back to their Homelands, which They Had Abandoned in Desperation: Justice is Done with 6 Billion to Turkey!

Ha lasciato piuttosto perplessi una frase riportata dall’Ansa (18/04) e che sarebbe stata pronunciata dal presidente Mattarella sull’ennesimo disastro di naufragio pesante del 18/04/2016 “Bisogna pensare” nel giorno in cui premiava degli attori.
Non perplessi, ma allibiti, siamo ancora al pensiero sul come salvare i migranti dopo 3 anni di naufragi, gente morta, affamata disperata che ha percorso chilometri e chilometri per trovarsi su una malconcia carretta, dopo aver subito angherie, stupri, botte e salassati dai pochi soldi che avevano ieri per naufragare ed in massa.
400 (le cifre ballano, oggi hanno scritto definitivamente 500, fonte Huncr) tra bambini, donne e uomini; salvati da un altro naufragio 100 persone, un recupero di 6 morti ed un gommone di dieci bambini infreddoliti recuperato: bel risultato dell’UE nel salvataggio dei profughi che poi ora sono malvisti, respinti, mandati in Turchia e un pagamento di 6 miliardi: siamo proprio bravi: non noi, i nostri politici europei.
Ma la notizia è già passata nell’archivio, assieme all’altro naufragio avvenuto lo stesso giorno come quella dei cadaveri ripescati. Aspettiamoci il prossimo e consieto (non sempre) balletto di notizie verificate, ma quasi sempre le autorità parlano di “Verificabili: 200/400/500, mentre le realtà giace in fondo al mare.
Siamo a questo punto: le nuove regole, tanto declamate, non hanno per nulla sfiorato la possibilità di fermare gli scafisti prima che partissero, di avvisare la Libia e altri di pattugliare le coste e non far partire la gente: certo che i muri in mare non li hanno ancora fatti, se no qualche nazione ci avrebbe già pensato. Giusto le navi di soccorso, ma non basta raccogliere i rimanenti naufraghi per fermare il traffico degli umani ed i soldi che questo traffico porta a casa loro, e si sa chi sono questi infami che guadagnano sul nuovo cimitero mediterraneo, ma non importa: “bisogna pensare”, non agire, pensare (ognuno dia il valore emozionale a questi exploit). Nessun commento per non avere delle possibilità reali e chissà cosa altro. Certo che il Papa è stato uno dei pochi ad andare a trovare quei disperati che l’Europa voleva tanto all’inizio e che adesso non vuole più: bravissimi tutti i politici UE che pensano, fanno programmi, mentre i barconi affondano, i bambini spiaggiano, ma questo è già scontato, e il cimitero Mediterraneo è sempre più pieno di cadaveri recuperati (bravi coloro che fanno questo per umanità) ma coloro che lo fanno non compaiono, tranne qualche caso eclatante): non compaiono quasi mai sui media, la politica è più istruttiva.
1) Tutti gli «illegali» che arriveranno in Grecia dalla Turchia a partire da domenica torneranno indietro tranne quelli giocati a tavolino ed assegnati ai singoli stati, molti dei quali non li vogliono. Nessuna distinzione tra rifugiati e persone in cerca di lavoro.
Per ogni migrante tornato indietro, la Turchia invierà un migrante siriano in Europa (?) 18 MARZO 2016 07: 27 di Davide Falcioni http: //www.fanpage.it/
Il presidente del Consiglio UE, Donald Tusk, dopo nuove trattative con il premier turco Ahmet Davutoglu, ha chiesto ai leader europei di accettare un nuovo testo di accordo con Ankara sulla questione dei flussi migratori (ieri notte i lavori erano stati sospesi perché non era stato trovato un punto di equilibrio).
Il patto, che entra in vigore domenica, prevede che la Turchia accetta il principio che tutti i migranti (che siano rifugiati o persone in cerca di occupazione, non c’è alcuna distinzione) che vanno in Grecia torneranno in Turchia. Per ogni migrante tornato indietro, il governo turco invierà un migrante siriano nella UE. È il meccanismo che viene ritenuto in grado di scoraggiare i viaggi nell’Egeo. Nel testo si prevede anche un’accelerazione del pagamento dei primi 3 miliardi di euro ad Ankara e del processo di adesione della Turchia all’UE.
I ritorni veri e propri “cominceranno a partire dal 4 aprile”, ha chiarito Angela Merkel dopo la conclusione del vertice. La cancelliera ha precisato che “solo Ungheria e Slovacchia si sono dette non disponibili al piano di ricollocamenti dei rifugiati bloccati in Grecia”.
“L’accordo raggiunto rispetta i requisiti che ci eravamo dati – ha detto in conferenza stampa il premier italiano Matteo Renzi – c’è un esplicito riferimento ai diritti umani, alla libertà di stampa e quei valori fondanti dell’Europa. La nostra posizione era sì all’accordo, ma non a tutti i costi, abbiamo ottenuto questo principio, adesso vedremo di lavorare per fare in modo che tutto vada nel miglior modo possibile. Alle parole ora devono seguire i fatti”.
Sulla gestione dei flussi migratori in Europa stamattina sembrava, infatti, vicina la quadratura del cerchio: in mattinata il Presidente del Consiglio UE, Tusk, quello della Commissione UE Juncker e il premier olandese Rutte hanno incontrato il premier turco Davutoglu nel corso di un vertice che doveva portare a una soluzione condivisa: nella notte le posizioni hanno raggiunto un compromesso e dato mandato a Donald Tusk di esporre le condizioni europee al governo di Ankara. Nella serata di ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato che oggi le trattative saranno “tutto tranne che facili”, lasciando presagire il raggiungimento di un accordo con numerosi aspetti critici. Il presidente francese Francois Hollande le ha fatto eco evidenziando che “c’è ancora molta strada da fare e non è possibile garantire una conclusione felice”.
Anche Ankara non sarebbe soddisfatta del documento fatto circolare nel corso della notte, che chiede maggiori impegni sui tre miliardi aggiuntivi e sull’apertura dei capitoli per l’adesione all’Unione, su cui grava il risoluto ‘no’ di Cipro. Tra gli ostacoli per raggiungere un’intesa con Erdogan, c’è anche la trattativa sulle modifiche normative chieste per garantire ai migranti di altre nazionalità la stessa protezione offerta ai siriani. Il punto è di primaria importanza per poter attuare il rimpatrio di tutti i migranti e richiedenti asilo arrivati in Grecia. Nel corso della notte si sarebbero incontrati diplomatici turchi ed europei per avvicinare le posizioni, ma solo quando saranno definiti tutti i punti del negoziato verranno riconvocati i 28.
L’ipotesi di accordo di cui si parlava ieri vedeva estremamente critici molti autorevoli osservatori. Come spiegavamo uno dei passaggi fondamentali sarebbe quello di “far rientrare, a spese dell’Unione, tutti i nuovi migranti irregolari che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche e assicurare che per ogni siriano che la Turchia riammette dalle isole greche, un altro siriano sia reinsediato dalla Turchia negli Stati membri dell’UE”. Non solo: se sarà basato su questi presupposti l’accordo si annuncia – oltre che eticamente discutibile – persino illegale perché contravviene a quanto stabilito dalla Convenzione dei diritti umani che proibisce l’espulsione collettiva degli stranieri Davide Falcioni continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-trovato-accordo-ue-turchia-in-mattinata-nuovo-vertice-a-bruxelles/
La data non è recentissima (fanpage.it – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate), ma le misure adottate, oltre ad essere retrograde, sono indecenti: 6 miliardi per riprendersi i migranti che sono passati par la Turchia e non si sa bene se ad ogni migrante in andata che è respinto, bambini non esclusi, ce ne sarà uno di ritorno.
Bellissima conclusione degna dei governanti dell’UE che si pavoneggiano per questa inumana soluzione, ma business is business ed allora di cosa ci si lamenta di tornare indietro da dove si era partiti o soggiornato in qualche campo di concentramento che ricorda campi di detenzione non molto recenti. Anzi arieggia in molte relazioni di volontari seri e volontari senza paga che i migranti sono spaventati da questa pessima soluzione e manifestano come possono anche se quattro di loro sono già morti uccisi dalla polizia macedone e bambini sono stati feriti da proiettili di gomma, ma così è la vita e i singoli parlamentari UE ed ex di diversi stati sono presi dalla corruzione e dal giustificare i loro conti contestati. Ma queste notizie scivolano via rapidamente sotto le più varie spinte.
La disperazione, il freddo e la fatica hanno spinto questa mattina decine di migranti ad abbattere la recinzione al confine tra Grecia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia per entrare in territorio macedone. In circa trecento (prevalentemente iracheni e siriani) hanno cercato di forzare il valico per protestare contro il sovraffollamento e le tremende condizioni di vita del campo di Idomeni, poco distante dalla frontiera. I migranti sono riusciti a forzare il cordone della polizia greca, occupando i binari della ferrovia. Le forze dell’ordine macedoni sono subito intervenute facendo ricorso ai gas lacrimogeni, bombe assordanti e proiettili di gomma anche contro i bambini. Almeno 30 persone, compresi un gran numero di bambini, sono rimaste ferite. 
I disordini dimostrano, ancora una volta, la drammaticità della situazione nei Balcani. Oltre settantamila tra migranti e rifugiati sono bloccati nella regione, la maggior parte in Grecia. In queste ore è proprio a Idomeni, città al confine tra Grecia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, che si registrano le principali criticità.
Nel campo migliaia di disperati sfidano il freddo, la fame e le malattie con il solo obiettivo di arrivare in territorio macedone e di lì in Europa centrale. L’organizzazione Save the Children stima che nel campo si trovino almeno duemila bambini e – si legge in una nota – «non sono garantiti i servizi essenziali, la protezione, l’assicurazione dei beni di prima necessità, tra cui anche un’informazione adeguata». Bambini piccoli, anche di pochi mesi, «dormono per terra, chi è più fortunato sotto una tenda da campeggio, altrimenti su un cartone o avvolti in una coperta nel fango». E di notte, quando le temperature scendono drasticamente «si accendono fuochi dappertutto con ciò che si trova». 
La tragedia dei Balcani è alimentata anche dalle recenti scelte politiche di molti Governi europei, che hanno deciso di rispondere all’emergenza rafforzando i controlli e chiudendo le frontiere. Ad alto livello hanno da pensare a sminuire le accuse fatte loro, perciò i bambini stiano zitti se si ammalano o vengono feriti e si facciano curare da qualche medico se e è rimasto (si parla anche dello Yemen) perché le grandi associazioni come Medici Senza Frontiere, Save the Children, Amnesty International, sembrerebbe anche Unhcr, ed altre stanno abbandonando quelle regioni per la vita invivibile e l’impossibilità di dar da mangiare e dare le prime cure ai feriti; infatti chi porta il necessario è fermato alla frontiera e stop: ormai siamo all’abbandono totale di quei disperati (anche se diverse associazioni riescono a proprio rischio a passare) che stanno esercitando il diritto calpestato di vivere e di far crescere i loro figli.
Qualcuno si salva, ma a che prezzo! e perché aiutato da comunità come Sant’Egidio e anche Cristiani, Pentecostali e qualche altra comunità non citata!
Grazie di cuore delle vostre azioni silenziose ma efficaci, sebbene altre, forse non diffuse come le vostre, tipo Comitato Mahmud ed altri, sono sul campo di quella distruzione psicologica e fisica di massa come è il campo di Idumeni, Calais ed altri nello Yemen ed ancora nel Centro Africa, dove i morti sono fatti saltare in aria a suon di kamikaze e in numero superiore a quello che è successo a Parigi e Bruxelles: ma siamo in Centro Africa, e non compaiono sui media o nei telegiornali impiegati in altri giochi e notizie da farsa. Fonte: www. fanpage.it (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
2) Boko Haram in difficoltà, punta tutto sui baby kamikaze: uno su cinque ha meno di 15 anni

L’allarme in un rapporto dell’Unicef: il gruppo islamista africano in un caso su cinque usa baby kamikaze; di questi tre casi su quattro sono ragazzine.
MONDOULTIME NOTIZIE 13 APRILE 2016 12: 12 di Antonio Palma (http: //www.fanpage.it/  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

Stretto nella morsa delle forze armate regolari dei Paesi africani che hanno lanciato una massiccia campagna militare, anche con l’appoggio di mezzi e truppe occidentali, il gruppo estremista islamico Boko Haram da tempo ormai ha deciso di puntare tutto sugli attentati suicidi e, dato ancora più raccapricciante, in particolare sui baby kamikaze. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Unicef, “Beyond Chibock”, sull’uso di minori tra le formazioni armate in Africa secondo il quale il numero di piccoli convinti o costretti a uccidersi in luoghi pubblici con continue stragi di civili è aumentato di undici volte in un anno. Si tratta di numeri agghiaccianti che sottolineano i gravi abusi di cui è vittima una intera generazioni di piccoli stretti nella morsa della guerra, della fame e degli estremisti. Del resto i bambini sfollati tra Nigeria e Camerun hanno raggiunto ormai la cifra di 1, 3 milioni.

L’uso dei minori in guerra e negli attacchi suicidi non è nuovo ma con l’intensificarsi dei controlli e delle pesanti sconfitte sul piano militare, Boko Haram ha puntato molto su di loro per far passare inosservati esplosivi e mettere a segno attentati nelle città e nei villaggi spesso tra la folla con il tentativo di creare più vittime possibili. Nella maggior parte dei casi, secondo il report, gli attentati suicidi dei piccoli sono compiuti da bambine proprio perché meno controllate. Tra gli attentatori suicidi infatti uno su cinque ha meno di 15 anni e in tre casi su quattro si tratta di femmine. A volte le ragazzine sono le stesse che vengono rapite dal gruppo per abusarne e trattarle come schiave e costrette poi a imbottirsi di esplosivo e a farsi saltare in aria in mezzo alla gente. Non a caso i dati sono stati diffusi in occasione del secondo anniversario del rapimento di più di 200 ragazze dalla città nigeriana di Chibok che diede vita ad una mobilitazione internazionale suscitando interesse sul dramma.
“L’utilizzo di bambini, in particolare femmine, come attentatori suicidi è diventata una delle caratteristiche determinanti e allarmanti del conflitto”, spiega il rapporto, sottolineando che i bambini non devono essere visti come combattenti volontari perché “sono vittime e non responsabili”. “Ingannarli e costringerli a compiere attacchi mortali è uno degli aspetti più orribili della violenza in Nigeria e nei paesi limitrofi”, ha affermato Manuel Fontaine, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa, ricordando che purtroppo “le comunità locali rifiutano il reintegro di quelli che vengono rapiti e abusati dai militanti del gruppo perché considerati come minacce”.
Antonio Palma (continua su: http: //www.fanpage.it/boko-haram-in-difficolta-punta-tutto-sui-baby-kamikaze-uno-su-cinque-ha-meno-di-15-anni/ – http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Il ricorrere ai bambini per allenare dei futuri kamikaze maschi, ma ora soprattutto femmine, è un segno che quei criminali di Boko stanno continuando i loro misfatti più perversi e soprattutto mai in combattimento aperto, ma nascosti sotto le gonne delle ragazze e ai mercati, dove confluisce la gente meno abbiente per rifornirsi di cibo per quanto può. Sono vere e proprie vigliaccate che non assomigliano per nulla agli aerei giapponesi kamikaze, vento divino che si lanciava sulle navi o su altri obbiettivi militari. E ricorrere alle ragazze è una nuova modalità che anche le ragazze accettano per non subire torture o altro, non sapendo che si finisce per essere squarciate e per squarciare i propri simili. Non è più una guerra di difesa: è un macello per distruggere chi non la pensa come l’ISIS, è un impaurire le persone che hanno persino il timore di uscire di casa, per andare (ammesso che ci siano ancora) a scuola, perché secondo la mentalità bruciata dal captadon o altro, i bambini non devono imparare come gli occidentali, ma  devono restare ignoranti e sottomessi. 
Quanto si legge più avanti è frutto di questa inutile guerra religiosa: chi può scappa abbandonando quello che aveva (se l’aveva) oppure si mette lo stesso in viaggio e paga con prestazioni fisiche il viaggio, coi soliti bambini ignari di quello che potrà loro succedere, ma consapevoli che non è qualcosa di bello o di salubre, perché ne hanno già viste troppe torture sui loro familiari e hanno ancora impressi (e probabilmente per un pezzo) l’emozione e la paura che possa succedere anche a loro, e il lutto feroce di veder morire i propri congiunti, fratelli, amici. I loro occhi parlano un terribile linguaggio di paura, di orrore, di fame, di sete, di angherie fisiche, anche se vanno avanti lo stesso verso una possibile speranza con i propri congiunti o anche da soli, abbandonati dal destino crudele che li ha lasciati alla ventura e al futuro, alla mercé di chi li avvista e li accompagna per fini certo non sempre leciti. 

3) Migranti, nuova tragedia nel Mediterraneo: 400 somali dispersi, solo 29 tratti in salvo. Pubblicato il: 18/04/2016 09:

I profughi, in larga parte somali, stavano tentando di raggiungere le coste europee a bordo di 4 barconi.
MONDOULTIME NOTIZIE 18 APRILE 2016 10: 30 di Davide Falcioni (Fanpage.it –  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate)

Oltre 400 profughi, prevalentemente di nazionalità somala (ma ci sarebbero anche etiopi ed eritrei), sono dati per dispersi nel Mar Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa. Lo rende noto la ‘Bbc Arabic’, spiegando che i migranti “erano a bordo di quattro imbarcazioni sfasciate”. Il corrispondente della ‘Bbc’ in Kenya ha fatto sapere di aver parlato con i parenti di tre giovani somali della stessa famiglia che sarebbero tra i migranti annegati. L’ambasciatore somalo in Egitto ha affermato che le autorità stanno facendo verifiche su quanto accaduto. Secondo la stampa somala, le squadre di soccorso sono riuscite a trarre in salvo solo 29 persone, mentre circa 370 sarebbero tuttora disperse e con il passare delle ore diminuiscono le probabilità di recuperare superstiti.

Ieri sei cadaveri in un gommone a largo della Libia
C’è stato anche un altro naufragio nel Mediterraneo: nella serata di ieri sono stati recuperati sei cadaveri su un gommone carico di migranti diretto verso l’Italia, che si trovava nel Canale di Sicilia, a circa 20 miglia dalle coste libiche. Nel corso dell’operazione, coordinata dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera, sono state salvate 108 persone, tra le quali cinque donne. Stando a quanto si è appreso, la centrale operativa, ricevuta la richiesta di soccorso, ha inviato sul punto indicato la nave Aquarius, lunga 77 metri, appartenente ad una organizzazione non governativa. L’imbarcazione ha raggiunto il gommone, che, a causa del mare estremamente mosso, rischiava di capovolgersi da un momento all’altro. I profughi, trasferiti sull’Aquarius, hanno indicato ai soccorritori la presenza dei sei cadaveri, che sono stati trasferiti sulla nave. L’Aquarius sta facendo rotta in queste ore verso le coste italiane, dove i 108 superstiti verranno visitati e quindi trasferiti nei centri di accoglienza. (continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-nuova-tragedia-nel-mediterraneo-400-somali-dispersi-solo-29-tratti-in-salvo/ – http: //www.fanpage.it/ –  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate)

Fonti:
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuova-strage-nel-mediterraneo-annegati-oltre-400-migranti-1248055.html
http://www.vocenuova.tv/news/strage-di-migranti-nel-mediterraneo-morti-oltre-400-somali-diretti-in-italia.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/04/20/migranti-unhcr-conferma-naufragio-nel-mediterraneo_0491637e-ff67-4fa9-825b-b263e7aec4af.html

E cosi la tomba del mediterraneo si arricchisce di nuovi arrivi che con probabilità non saranno gli ultimi: stucchevoli i vari programmi presentati dagli stati dell’UE, sul fatto che alcuni stati accettano e altri non ne vogliono sapere: chi ci va di mezzo sono i migranti di ogni specie che è mollata sulla spiaggia (se ci arriva) trasportata da volontari ammirevoli, ma limitati nel loro quotidiano lavoro, e che imprimeranno nei loro occhi quelle immagini che li faranno sussultare di notte nei sogni e ricordi che si mischiano e non abbandonano certo il normale vivere della persona. Grazie ancora per quello che fate, specie per i bambini soli, senza famiglia, sperando che non finiscano (come succede) in comunità piuttosto dubbie e compromesse anche da chi le gestisce e non dimenticando che in altre comunità la gente fa di tutto per far star bene quei derelitti. Si è visto a Lesbo, greci locali aiutare, dare quello che potevano, aiutare le mamme ad allattare i piccoli, non certo come a Budapest, dove molti si improvvisavano tassisti o speculavano sulle tariffe da applicare (per loro è stata una manna, come si può leggere sui giornali di allora. Gente che metteva gratuitamente a disposizione le proprie macchine per portare in Austria molti migranti e senza volere i soldi del carburante. Grazie, bravi, appartenete alla razza umana, anche senza le medaglie distribuite a piene mani ai politici in più circostanze.

4) I bambini migranti, se non morti, sono senza diritti, né dignità alcuna.
Grecia, la crisi colpisce, come sempre, di più i bambini. Allarme Unicef: 420mila sotto la soglia di povertà.

Rapporto 2016 sui minori: povertà infantile aumentata del 6,3% in 20 anni. Oltre 120mila bimbi sono diventati poveri.
20 APRILE 2016 16: 31 di Giorgio Scura (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate – http: //www.fanpage.it/)
Sono sempre più i bambini a pagare il prezzo della crisi in Grecia. Le loro condizioni di vita sono andate via via peggiorando in modo drammatico. La povertà infantile è aumentata dal 1995 al 2015 del 6, 3%, in termini assoluti 122.340 bambini in più sono diventati poveri. Nel 2014 la povertà infantile era al 25, 3% con un totale di 424 mila bimbi coinvolti.
E’ quanto rileva l’Unicef nel nuovo Rapporto La condizione dell’infanzia in Grecia 2016 – I bambini a rischio. La spesa mensile media per i consumi per una famiglia con due bambini è stata nel 2014 di 1.551 euro, mentre nel 2010 era di 2.359 euro. Nel 2015 la grave deprivazione materiale – cioè l’incapacità delle famiglie di potersi permettere almeno 4 tra 9 beni e servizi quali affitto, elettricità, acqua, riscaldamento, carne, vacanze, tv, auto, telefono – per le famiglie con bambini era al 26, 8%. L’Unicef ricorda che sulla base dell’analisi dei dati Eurostat il Pil greco è diminuito di un quarto dal 2008 a oggi, la disoccupazione è aumentata drammaticamente al 27% (al 50% tra i giovani) e una persona su cinque vive in condizioni di grave deprivazione materiale. (Continua su: http: //www.fanpage.it/grecia-la-crisi-colpisce-i-bambini-allarme-unicef-420mila-sotto-la-soglia-di-poverta/ –
http: //www.fanpage.it/Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
I bambini, esseri umani vezzeggiati fino al vomito e disprezzati fino all’abbandono da soli fuori casa. Si veda il caso verificatosi in Africa (http://www.fanpage.it/nigeria-hope-bimbo-accusato-di-essere-uno-stregone-e-salvato-da-una-ong-ora-sorride/ – http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) dove il bambino può essere considerato portatore di malocchio e buttato fuori casa, nudo, senza più interessarsi di lui dai due anni in su. Questo ci prospetta un quadro sociale veramente da inorridire, come nel caso appunto della volontaria che qualche mese fa si è fermata con la macchina nel vedere un bambino nudo e ai limiti della sopravvivenza, sdraiato in strada, che da otto mesi non mangiava, non riceveva alcuna forma di igiene ed era allontanato da tutti che temevano portasse male.
Lei lo ha raccolto ed ora vive bene nella comunità dove sono raccolti appunto i bambini che la superstizione e anche l’odio familiare indica portatore di male. Pazzesco, ma vero.
Come abbia fatto quel bimbo a vivere a due anni senza vestiti, cibo, sandali e dormendo per terra o dove si trovava lo sa solo Qualcuno in alto che lo proteggeva.

Ma intanto in ogni disastro umano o meteorologico i bambini sino in prima fila a soffrirne, a morire per le cause stesse o le loro conseguenze. Le sterili statistiche dell’Unicef o dell’Hunkr ci segnalano solo la portata della disgrazia e di cosa hanno bisogno quei bambini, che vediamo non in pose pietose, ma da brivido: i loro sguardi possono essere curiosi, ma, passato lo scoop televisivo, ripiombano nella realtà attuale, dove cercano di nascondersi o di giocare se possono, ma sono sottoalimentati e quasi sempre in fuga, chi può coi propri genitori o parenti, se ci sono, oppure anche da soli, conoscendo, per sentito dire, le vie di fuga che non sono strade normali, ma strade minate e sorvegliate dai cecchini, che sparano a tutti anche ai bambini. Non possono andare a una scuola che non c’è e, se sono in fuga, rischiano quello che rischiano i loro parenti/genitori: fatica, fango, intemperie, briganti che li spogliano o uccidono, deserti, fame, sete, assideramento, malattie, mancanza di scarpe o calzari rotti, piedi pieni di ferite infette, di tutto un po’, ma se c’è un briciolo di speranza, quelli che possono iniziano a giocare, a rincorrersi: se possono disegnano ed i loro disegni riguardano quasi sempre fatti di guerra. Gioventù che sta decimandosi e non istruendosi, che non fa alcun progresso sociale e purtroppo vive arrangiandosi tra il lecito e l’illecito per sopravvivere.

5) “In Nigeria l’esercito ha bruciato 350 persone, alcune vive”La denuncia di Amnesty International in un report sui fatti accaduti nel dicembre scorso a Zaria, nello stato di Kaduna, nella Nigeria settentrionale – 22 APRILE 2016 15: 15 di A. P. (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate – http: //www.fanpage.it/

Mentre gli scontri tra le forze armate nigeriane e le bande islamiste che imperversano nel Paese e in quelli limitrofi si fa sempre più duro, una scioccante rivelazione sugli abusi delle truppe dell’esercito regolare governativo della Nigeria arriva da Amnesty International. L’Organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani infatti ha rivelato che almeno 350 persone sarebbero state uccise illegalmente nel Paese dell’Africa occidentale dall’esercito nigeriano e poi barbaramente bruciate. Non solo, secondo la stessa Ong alcune delle vittime sarebbero state addirittura bruciate vive perché ferite ma ancora in vita quando sono state appiccate le fiamme ai corpi.

L’agghiacciante episodio sarebbe avvenuto tra il 12 e il 14 dicembre dello scorso anno a seguito di un violento scontro armato tra i soldati nigeriani e i membri del Movimento Islamico della Nigeria a Zaria, nello stato di Kaduna, nella Nigeria settentrionale. La denuncia di Amnesty International è arrivata attraverso un report, “Svelare la verità: uccisioni illegali e fosse comuni a Zaria”, basato su testimonianze di persone del posto che hanno denunciato il caso e le analisi di immagini satellitari che hanno individuato possibili fosse comuni. “Il vero orrore di ciò che è accaduto nel corso quei due giorni a Zaria sta solo ora venendo alla luce. Cadaveri sono stati lasciati disseminati nelle strade e accatastati alla rinfusa. Alcuni dei feriti sono stati bruciati vivi “, ha dichiarato Netsanet Belay, direttore per l’Africa di Amnesty International sottolineando i tentativi da parte delle autorità locali di distruggere e nascondere le prove.

(Continua su: http: //www.fanpage.it/in-nigeria-l-esercito-ha-bruciato-350-persone-alcune-vive/ – http: //www.fanpage.it/3 – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

6) Terremoto in Ecuador: scossa di magnitudo 7.8, almeno oltre 500 morti e 1.500 feriti
250.000 bambini in pericolo vita.
Come al solito i più esposti alle conseguenze di questi cataclismi sono i bambini per mancanza di tutto, e quindi, oltre allo shock del fenomeno stesso e al conseguente terrore, mancano i generi alimentari di prima necessità che però cominciano lentamente ad arrivare. Resta da organizzare la distribuzione a tutti i bambini, anche quelli delle più remote località che si trovano più disagiati ed esposti a malattie, dall’astenia da fame e sete, alla mancanza di zanzariere, ecc.
Si tratta del più forte terremoto che ha fatto tremare il Paese dal 1979. Non c’è allerta tsunami, ma è stato chiesto alla popolazione di alcuni punti della costa di evacuare preventivamente di fronte a possibili mareggiate. 17 APRILE 2016 10: 12 di Susanna Picone
UPDATE – Non sono 77 come si credeva in un primo momento ma oltre 500 le vittime del terribile terremoto che ha colpito l’Ecuador. Secondo una stima del governo i feriti sono invece 1.500. “Sappiamo che ci sono cittadini intrappolati sotto le macerie che devono essere salvati” ha detto in una trasmissione televisiva il vice presidente, Jorge Glas. Il politico ha aggiunto: “La zona più colpita è quella settentrionale sulla costa nella provincia di Esmeraldas e quella di Manabi”. Non è la prima volta che un potente sisma colpisce il paese: nel marzo 1987 morirono oltre mille persone a causa di un forte terremoto. Dopo il forte tremore iniziale ci sono state almeno 55 scosse di assestamento, ha detto Glas.

Un potente terremoto ha colpito l’Ecuador e ha causato decine di morti. Il sisma, di 7, 8 gradi di magnitudo sulla scala Richter, è stato registrato intorno alle 19 ora locale (in Italia erano le 2 di notte). L’epicentro è stato individuato a circa 170 chilometri dalla capitale Quito e a 27 chilometri da Muisne. A 300 chilometri di distanza, nella più grande città del Paese, Guayaquil, è crollato un ponte. Secondo una prima stima fornita dal vice presidente, Jorge Glas, ci sarebbero almeno 77 vittime e oltre 500 feriti. Ci sono state vittime nelle città di Manta, Portoviejo e Guayaquil. La zona più colpita dal terremoto è quella settentrionale sulla costa nella provincia di Esmeraldas. Glas ha disposto lo stato di emergenza in sei province del Paese. Si tratta del sisma più forte che abbia colpito il Paese dal 1979. Subito dopo la scossa la gente si è riversata nelle strade e alcuni quartieri sono rimasti senza corrente elettrica e senza copertura per i telefoni cellulari. La scossa è stata avvertita anche in alcune località della Colombia.

Non c’è allerta tsunami – Il vice presidente ha escluso la possibilità di tsunami ma ha chiesto alla popolazione di alcuni punti della costa di abbandonare le proprie case per il rischio di mareggiate: “Vi chiediamo prudenza e di mantenere la calma”, ha aggiunto il vice presidente, sottolineando che “le forze della sicurezza sono mobilitate”. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa sta seguendo il terremoto che ha scosso il paese dal Vaticano, dove venerdì ha preso parte a una conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze sociali sull’enciclica “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II. “Forza paese! Abbiamo avuto un forte terremoto”, ha scritto Correa in uno dei tweet inviati dopo aver saputo del sisma. “Le autorità sono nei posti di controllo, valutando i danni e intervenendo. Sto seguendo la situazione”, ha sottolineato il presidente, precisando che rientrerà a Quito quanto prima.

La testimonianza di un’italiana: “Un infermo, morti ovunque” – È drammatica la testimonianza di Angela Converso, una donna italiana che si trova in Ecuador da un mese col marito e il figlio piccolo. Contattata da Tgcom24, la donna ha detto che si trovava al centro commerciale Riocentro Entre Rios, nel Cantón Samborondón, quando la terra ha tremato. “È stato un inferno, distruzione e morti ovunque. Qui ormai sono le tre di notte, ma nessuno riesce a dormire”, ha detto la donna. “In un attimo il putiferio: tremava tutto, crollava il soffitto, ballava il pavimento, è andata via la luce, vetrine in frantumi, urla e pianti ovunque”, ha detto ricordando il momento della scossa. Ha poi spiegato come ha fatto a salvarsi: “Grazie alla prontezza di mio marito, siamo riusciti a salvarci: io sono stata travolta da una cinquantina di bottiglie di Coca Cola ma non mi sono fatta nulla e tutti insieme abbiamo evitato le scale sovraffollate per usare quelle secondarie. Piano piano, perché non si vedeva niente e non sapevamo dove mettevamo i piedi. Nella fuga ho preso calci, sembrava un film dell’orrore: vittime ovunque, la ragazza per le scale, un 70enne che mi è crollato a terra davanti schiacciato dal soffitto. Le luci di scale e corridoi erano intermittenti ma nei negozi il buio totale e la gente che inginocchiata pregava. Un caos”.
24/04/2016 (Continua su: http: //www.fanpage.it/terremoto-in-ecuador-scossa-di-magnitudo-7-8-almeno-?????-morti/http: //www.fanpage.it/  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

7) Nel mondo circa 400 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema

“I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati. Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola”. 26 APRILE 2016 11: 25 di Claudia Torrisi (http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Nonostante i progressi di scienza, medicina e qualità della vita, ancora oggi esistono milioni di bambini esclusi dalla possibilità di vivere una vita normale. Secondo il rapporto “Every last child. The children the world decided to forget” dell’organizzazione Save the Children, nel mondo ci sono quattrocento milioni di minori al di sotto dei tredici anni che vivono in condizioni di povertà estrema. Lo stesso numero subisce costanti discriminazioni a causa dell’etnia o della religione. Circa 58 milioni di bambini non vanno a scuola, un minore rifugiato su due; sei milioni, invece, muoiono ogni anno prima di aver compiuto cinque anni a causa di malattie facilmente curabili e uno su dieci vive in un paese in cui è in corso un conflitto.

“I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati. Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. E, talvolta, si tratta di invisibili tra gli invisibili. Ad esempio quando mancano i dati. L’organizzazione cita i bambini rinchiusi in casa o negli istituti perché disabili, quelli che vivono in strada, quelli in fuga dalle guerre o anche, semplicemente, senza documenti. Molti paesi evitano di raccogliere i dati su queste situazioni. “Eppure – aggiunge Neri – la nostra esperienza in 120 Paesi del mondo parla chiaro: la discriminazione è in crescita e costituisce la principale minaccia per i bambini in povertà”.

Il rapporto di Save the Children nota come due terzi delle famiglie povere escluse dai servizi sanitari o educativi facciano parte di una minoranza etnica. “Molti dei Paesi che hanno vissuto una forte crescita economica negli ultimi anni – si legge nel report – non hanno saputo tradurre questa crescita in condizioni di vita più eque per i bambini e in molti casi le disparità si sono addirittura acuite”. Come, ad esempio, in Nigeria dove il reddito pro-capite si è quintuplicato negli ultimi anni, ma le disuguaglianze sono sempre più stridenti. L’esclusione di una fascia di popolazione e di questi bambini genera perdite economiche in termini di produttività per il paese – oltre a un inasprimento delle tensioni sociali.
In molte aree del mondo essere una bambina continua ad essere un problema. In Afghanistan, ad esempio solo il 4% delle minori cresciute in famiglie povere completa l’educazione primaria. E spesso giocano un ruolo importante anche violenze di genere o gravidanze precoci, che, oltre a sbarrare le porte all’educazione, contribuiscono anche a innalzare il tasso di mortalità infantile. In Sierra Leone il 40% delle morti materne è costituito da adolescenti. “Secondo le stime, nei Paesi in via di sviluppo, una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni e una su nove si sposa prima dei 15. In Tanzania, il 61% delle ragazze che non riceve un’istruzione si sposa prima dei 18 anni, mentre il tasso scende al 5% tra coloro che hanno completato gli studi secondari o superiori”, si legge nel rapporto.
E poi ci sono i bambini in fuga dai conflitti. Secondo Save the Children il 2014 ha visto il numero più alto di sfollati mai registrato. Si parla di 60 milioni di persone che sono dovute fuggire dalle loro case. Metà di queste sono minori. I bambini rifugiati nel mondo oggi sono oltre 145 milioni: solo uno su due frequenta la scuola primaria, hanno livelli nutrizionali inferiori alla norma e sono esposti a rischi di contrarre malattie infettive.
Bambini esclusi, anche nelle nostre città. Situazioni di disagio e marginalità, però, riguardano anche i paesi più ricchi e con sistemi assistenziali più avanzati. Accade nel Regno Unito, dove più della metà dei bambini di origine pakistana o bengalese cresce in povertà, ma il tasso scende a uno su cinque nella maggioranza bianca britannica. Anche in Italia esistono fasce escluse da sanità ed educazione: si tratta delle famiglie più povere, i cui ragazzi registrano un tasso di mancata scolarizzazione circa quattro volte più alto rispetto a contesti più agiati.
Tra i soggetti più vulnerabili ci sono anche i 150 milioni di bambini che vivono con una disabilità, per i quali il rischio di subire violenza e abusi fisici e sessuali o di venire abbandonati e trascurati è da tre a quattro volte superiore rispetto agli altri. Questi minori sono spesso esclusi dai percorsi educativi: la causa sta in curriculum non adatti, insegnanti non formati, strumenti non adeguati. Infine, tra le cause di discriminazione c’è anche l’orientamento sessuale di bambini e ragazzi: negli Stati Uniti, il 40% dei giovani senzatetto si identifica come Lgbt e in Europa il 61% degli intervistati ha subito esperienze negative a scuola in relazione alla loro reale o percepita omosessualità.
Per Save the Children «È inaccettabile che, ancora oggi, nascere nel posto sbagliato significhi perdere alla lotteria della vita. Non possiamo continuare a tollerare che siano condizioni arbitrarie come il luogo di nascita, l’appartenenza a un’etnia o religione, la situazione economica della famiglia o addirittura l’essere maschio o femmina, a determinare se un bambino sopravvivrà o meno, influenzando la qualità della sua vita».
Claudia Torrisi (Continua su: http: //www.fanpage.it/nel-mondo-circa-400-milioni-di-bambini-vivono-in-condizioni-di-poverta-estrema/ – http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).