I migranti arrivano sempre in Italia: tutte le altre pseudostorie inventate da accaparratori di guadagni sui migranti sono bufale da strapazzo. I migranti, poi, arrivano anche da soli o a piccoli gruppetti e sbarcano, non dove vorrebbero le autorità, ma dove capita./Migrant Arrivals in Italy Continue: All Other Fake Stories Invented by Those Who Exploit Migrants for their Financial Interests are Pathetic Hoaxes. Furthermore, Migrants also Arrive on their Own or as Part of Small Groups and They do not Land Where the Authorities Would Like Them to, but Anywhere

1) Vos Thalassa, 66 migranti trasferiti su nave GC Diciotti. Toninelli: “Sicurezza equipaggio in pericolo”

Dopo aver colpito Ong e barche straniere, scatta per la prima volta il blocco del governo per una nave italiana che ha risposto a un Sos al largo delle coste della Libia. I migranti sono stati poi trasferiti in un secondo momento sulla Diciotti, nave della guardia costiera. Toninelli: “Hanno messo in pericolo la vita dell’equipaggio della Vos Thalassa”.

POLITICA ITALIANA 10 LUGLIO 2018 07:22 di Biagio Chiariello (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Batte bandiera italiana, questa volta, la nave verso la quale il Governo ha alzato il segnale di stop. Secondo fonti bene informate del Viminale, le autorità non intendono consentire l’attracco nei nostri porti alla Vos Thalassa, che ha raccolto 66 migranti alla deriva al largo delle coste della Libia. E così, come già accaduto nell’ultimo mese con Ong e imbarcazioni straniere, si prospetta l’ennesimo braccio di ferro a distanza fra l’esecutivo a guida Lega-M5s e l’imbarcazione che, stavolta, porta i colori nostrani. Successivamente la Thalassa ha lasciato i migranti ad una nave della guardia costiera italiana, la Diciotti, “che pure era più lontana rispetto ai libici che stavano entrando in azione”. Lo fa sapere lo stesso Ministero dell’Interno, sottolineando che la posizione di Matteo Salvini “non cambia”. Sono stato informati della situazione, oltre al premier Conte, anche i ministri Di Maio e Toninelli. “I migranti a bordo della Diciotti saranno sbarcati in Italia per le dovute misure cautelari e gli accertamenti giudiziari correlati alle condotte che hanno messo a repentaglio la vita dell’equipaggio del Vos Thalassa” è la nota del Viminale. Parole poi replicate su Facebook dal Ministro dei Trasporti:

[…]

A differenza di Aquarius e di Sea Watch 3, diverso è il caso della Thalassa, dalla quale attendono un okay allo sbarco che a quanto pare, benché la nave stia facendo rotta verso le nostre coste, potrebbe non arrivare. Già a metà giugno la Vos Thalassa, che lavora come nave rifornimento per una piattaforma petrolifera della Total nel Mediterraneo, era stata protagonista di un salvataggio di migranti poi affidati alla nave militare italiana. Stando alle ricostruzioni, la nave ieri sera ha raccolto l’Sos per un natante in difficoltà nella zona Sar (ricerca e soccorso) di competenza della Libia. La Guardia Costiera di Tripoli è stata allertata e stava per intervenire ma sul punto in cui si trovava il barcone in difficoltà è giunta per prima la Thalassa che ha imbarcato 66 persone. Ora però sulla nave stanno cercando di capire dove portare i naufraghi. Quasi immediato infatti è arrivato l’altolà del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, dal quale si ritiene che la competenza del soccorso vada alla Libia i cui porti, però, non sono ritenuti sicuri, in base ai trattati internazionali dal momento che non garantirebbe un trattamento rispettoso ai migranti.

Rischio stallo

Il rischio stallo è concreto, considerando quanto successo negli ultimi mesi con le altre navi straniere: dal caso delle navi ONG infatti, in particolare l’Aquarius, in mare aperto per quasi due giorni prima di essere accolta dalla Spagna, a quello della Samuel Beckett, una nave militare appartenente alla missione internazionale Sophia nel Mediterraneo e alla quale è stato consentito di sbarcare il suo carico di migranti in un porto italiano, quello di Messina, sulla base di accordi precedenti stipulati in relazione a questa tipologia di imbarcazioni.

Biagio Chiariello

Le molteplici storie sui migranti e la perfida Albione (pardon, Italia) che non li lascia sbarcare è una bufala o hoax che dir si voglia, che è manovrata da gruppetti di comando, che spandono a destra e a manca i loro scopi, scopi di cui certamente non parlano, ma che ci sono e non sono caritatevoli, ma criminali e distruttivi per tutti: in primis, essi vanno proprio a colpire i migranti, esaltando il fatto che molte nazioni, tra cui l’Italia, non li vogliono, accrescendo così l’odio per le nazioni perfide e crudeli e sollevando le associazioni di volontariato che con la maglietta rossa fanno raduni e organizzano cortei contri i governi incriminati del non sbarco; tuttavia, caso strano, i migranti continuano ad arrivare, anche se ora in molti iniziano a dire che le popolazioni future migranti vanno aiutate a casa loro e in sostanza è meglio che stiano lì, anche se vengono ammazzati o costretti a vite infami e da disperati.

2) 160 migranti dispersi a largo dello Yemen

Si è rovesciato un barcone con 100 somali e 60 etiopi partito dalla Somalia e diretto in Yemen. I migranti volevano raggiungere i ricchi Paesi del Golfo.

MONDO 20 luglio 2018

Una barca con a bordo 160 migranti africani, tra i quali donne e bambini, si è rovesciata al largo dello Yemen. Lo si è appreso da funzionari della sicurezza yemenita, rimasti anonimi in quanto non autorizzati a parlare con i media. Non è ancora noto se i migranti siano stati salvati. La barca era partita dal porto di Bosaso in Somalia con a bordo 100 somali e 60 etiopi. Nonostante lo Yemen sia sconvolto dalla guerra i migranti africani continuano ad arrivare nel paese dove non c’è un’autorità che possa impedirgli di viaggiare verso i più ricchi paesi del golfo.

IL CONFLITTO YEMEN ITA

Il 12 luglio un rapporto pubblicato da Amnesty International ha denunciato l’esistenza di prigioni segrete in Yemen, al cui interno vengono praticate violazioni dei diritti umani «assimilabili a crimini di guerra». Il conflitto lì è in atto dal 2014, quando i ribelli sciiti houti hanno impugnato le armi assieme alle forze rimaste fedeli all’ex presidente Ali Abdallah Saleh, ucciso nel dicembre del 2017, contro le truppe vicine all’attuale presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.

(Continua su: https://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2018/07/20/yemen-rovescia-barca-160-migranti/222058/ – tutti idiritti riservati all’autore ed alla testata).

Ma non è il caso di preoccuparsi delle persone che salgono sulle navi delle ONG per bacchettare le nazioni che respingono o inviano in Libia i migranti: si assiste a una ridda di giornalisti, deputati e sportivi (sembrerebbe autoinvitati), testimoni del cosiddetto grido di aiuto che arriverebbe da quei barconi, navi di legno e simili, che galleggerebbe per il trasbordo dei migranti. La domanda più ovvia da porsi è come mai vanno solo ora sulle navi delle ONG e non anni fa, e in secondo luogo perché non salgono giù in Libia per farsi tutto il viaggio, piuttosto che salire dove vogliono, preoccupandosi dei bollettini da inviare o da portare in parlamento per le loro teorie sui trasporci effettuati da navi ufficiali o imbarcazioni di passaggio che effettivamente “danno una mano” umanitaria, non certo interessata a un eventuale guadagno.

È successo nello Yemen che più di un centinaio di imbarcazioni di migranti si sarebbero capovolte con le tragiche conseguenti morti per annegamento: i media ne hanno dato qualche cenno. Invece il grosso scandalo ripreso fino al più piccolo particolare è quello in cui un nostro ministro ha detto basta all’ingolfamento dell’Italia mentre le altre nazioni stanno a guardare, magari con critiche a non finire (tanto per cambiare) e sono i casi in cui l’Italia non si è mostrata servizievole come sempre, non ha fatto i soliti salamelecchi e non ha messo le magliette rosse. Insurrezione contro Salvini, che fa il meglio per aiutare in primis gli italiani, ma questo non si deve farlo capire. Invece avanti con le foto (hoax) strappalacrime, lasciando che le navette vadano in Spagna dove li accolgono a braccia aperte (anche se si dice che a Ceuta gli spagnoli sparavano ai migranti che volevano scavalcare le reti parecchio alte). Quei migranti che l’Italia continua ad accogliere come se nulla succedesse; solo notizie di arrivi senza le critiche malevole che prima infiammavano gli animi di chi stava in poltrona o sul divano. Ormai tutti, anche le radio cosiddette cattoliche, parlano di immigrazione e basta e non sanno quello che c’è realmente sotto. Si continua a parlare per distrarre l’attenzione da altre notizie più importanti, ma non fa nulla. La gente non deve essere istruita a criticare: deve accettare gli sproloqui scritti o verbali di chi riesce ad afferrare il microfono di qualsiasi organo di informazione e dire la sua. Sorrisi e strette di mano che forse potrebbero essere sostituiti da altre argomentazioni più significative. Avanti tutta. Come la storia eterna di Borsellino, servitore dell’Italia di allora e depistato (26 anni fa) da capi inaffidabili e ben coscienti di quello che occultavano, tipo agende personali ed altro per far chiarezza all’insulto verso Borsellino e degli italiani.

3) Guerra in Sud Sudan, Onu accusa: “Civili arsi vivi dai soldati del governo”

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che in Sud Sudan “anziani e persone disabili sono state arse vive nelle loro case. Oltre 120 tra donne e ragazze sono state vittime di violenza di gruppo”.

AFRICA 13 LUGLIO 2018 13:27 di Davide Falcioni (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Duecentotrentadue civili sono stati uccisi e 40 villaggi sono stati presi d’assalto dai soldati governativi, che hanno compiuto “inaudite violenze contro uomini, donne, bambini, anziani e disabili. Il governo del Sud Sudan e la comunità internazionale devono garantire la giustizia nel Paese”. E’ la durissima condanna pronunciata da Zeid Ra’ad al-Hussein, a capo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), rispetto all’ultimo rapporto pubblicato sulla guerra in Sud Sudan.

“Dal 16 aprile al 24 maggio, anziani e persone disabili sono state arse vive nelle loro case – denuncia il dossier redatto insieme alla Missione Onu nel Paese (Unmiss) –. Oltre 120 tra donne e ragazze sono state vittime di violenza di gruppo”. Come è accaduto frequentemente in passato, la violenza sessuale continua a essere utilizzata come arma da guerra. Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno parlato persino di una bambina di 4 anni abusata dalle milizie filogovernative. Le violenze sono state perpetrate soprattutto nell’area di Mayendit e Leer, nello Stato settentrionale di Unity, in larga parte occupato dai ribelli. “Tali atti spesso di matrice etnica potrebbero essere giudicati come crimini di guerra”, sostengono gli analisti.

Il report è stato diramato in un periodo di negoziati ad alta tensione. Da cinque anni, infatti, il governo del presidente sudsudanese, Salva Kiir, di etnia dinka, si sta scontrando contro l’esercito ribelle di Riek Machar, un nuer. A quest’ultimo è stato offerto un posto da primo vice-presidente, ma Machar ha rifiutato. “Vogliamo due delle quattro nomine di vice-presidente e il potere esecutivo e legislativo di Kiir deve essere radicalmente limitato”, ha recentemente richiesto uno dei portavoce dei ribelli. Le speranze per una pace duratura in Sud Sudan sono ridotte al lumicino: sono decine di migliaia le persone uccise e almeno 4milioni i civili che hanno urgente bisogno di aiuto.Davide Falcioni

4) Una notizia degna di rispetto: l’umanità esiste ancora – Martina, un’onda l’ha portata via. Papà e mamma donano gli organi a quattro bambini

Donati cuore, fegato, cornee e reni della tredicenne morta a Isole delle Femmine a Palermo. Il suo cuore tornerà a battere in un bambino in attesa di trapianto all’ospedale di Padova, il fegato verrà donato ad un bimbo ricoverato all’Ismett di Palermo, le cornee e i reni ad altri due coetanei della tredicenne.

CRONACA ITALIANA 11 LUGLIO 2018 15:50 di Biagio Chiariello (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Martina Bologna ha perso la vita a 13 anni dopo essere stata travolta da un’onda ad Isola delle Femmine. Ma grazie a lei quattro bambini potranno tornare a sorridere: il cuore della giovanissima tornerà a battere in un bambino in attesa di trapianto all’ospedale di Padova, il fegato verrà donato ad un bimbo ricoverato all’Ismett di Palermo, le cornee e i reni ad altri due coetanei di Martina. Un gesto di straordinaria generosità, quello dei genitori della tredicenne che ieri hanno dato l’assenso al prelievo al termine della procedura di osservazione per l’accertamento della morte cerebrale.

Martina aveva riportato gravissime ferite dopo essere stata trascinata in mare, domenica. Stava prendendo il sole con una zia e una cugina su uno scoglio a pelo d’acqua, nei pressi dell’albergo “Scogliera Azzurra” di Palermo. A travolgerla, un’onda alta circa dieci metri. Momenti terribili momenti concitati e di estrema disperazione durante i quali ha inghiottito molta acqua e ha battuto la testa. Poi il salvataggio, avvenuto grazie al pronto intervento dei due bagnini, che avevano aumenta la fiducia. Purtroppo però le condizioni della ragazzina sono precipitate.

Per questo ieri i medici del reparto di rianimazione del Cervello, diretto dal dottor Baldassare Renda, hanno eseguito l’elettroencefalogramma volto ad accertare il suo stato: è risultato piatto e da quel momento in poi, è venuta meno ogni speranza. Quindi la procedura per l’accertamento della morte cerebrale, durante la quale i genitori di Martina hanno dato l’assenso al prelievo degli organi.Biagio Chiariello

5) Giustizia e giustizia – USA: madre mette in vendita la figlia di 2 anni. “Sesso con lei in cambio di mille dollari”

La donna è stata condannata a 40 anni di reclusione: aveva messo in vendita sua figlia di appena due anni.

14 LUGLIO 2018 12:16 di D. F. (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Aveva messo in vendita il corpo della figlia di appena due anni in cambio di mille euro. Protagonista una donna statunitense, che era arrivata a inviare decine e decine di messaggi a dei perfetti sconosciuti allegando una foto della bambina a un testo decisamente esplicito: “Ti vuoi divertire con mia figlia?”. Il prezzo? Quasi mille euro. La donna non poteva sapere che dall’altra parte dello schermo, a ricevere i messaggi, c’erano degli agenti sotto copertura che l’hanno immediatamente incastrata.

Sarah Marie Peters, 25 anni, si è dichiarata colpevole ed è stata condannata a 40 anni di reclusione con l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione. La vicenda si è verificata a Houston e la donna avrebbe agito prevalentemente sui social network. Oltre a quella della figlia la donna avrebbe inviato anche altre foto di giovani ragazze. Gli investigatori hanno visto la Peters salire su un autobus con sua figlia per recarsi a Conroe, dove pensava di incontrare un uomo che avrebbe pagato per la bimba. Caduta nella trappola è stata arrestato il 22 febbraio. Sua figlia è stata posta sotto la custodia dei servizi di protezione dell’infanzia statali.

D. F.

6) Boko Haram, nuovo attacco in Ciad: 18 morti, 3mila sfollati, 10 donne rapite

Attacco nella notte a un villaggio ai confini tra Ciad e Niger, almeno 18 persone massacrate sul posto, mentre una decina di donne è stata portata via da uomini armati.

ESTERIAFRICA 22 LUGLIO 2018 15:52 di Giorgio Scura (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

CIAD – Il gruppo terrorista Boko Haram torna a farsi sentire con un tremendo attacco nella notte a un villaggio al confine del Ciad con il Niger. Drammatico e provvisorio il bilancio che parla di almeno 18 morti, mentre tutta la popolazione, più di 3mila persone sono state costrette a lasciare immediatamente le proprie abitazioni per sfuggire alla violenza dei terroristi. Oltre ai cadaveri e ai feriti, Al Jazeera riporta che una decina di donne sono state trascinate via con la forza, rapite e portate via da uomini armati.

Il Ciad ha visto un recente aumento degli attacchi da parte del gruppo terrorista che ha devastato la regione da quando ha preso le armi nel 2009 in Nigeria, uccidendo almeno 20.000 persone, provocando la fuga di oltre due milioni di abitanti e innescando una crisi umanitaria.Giorgio Scura

7) Soldati fucilano donne e bimbi: l’orrore nella lotta a Boko Haram

Un video agghiacciante mostra l’esecuzione da parte di soldati camerunensi di donne e bimbi accusati di far parte del gruppo jihadista di Boko Haram

Il Giornale – Daniele Bellocchio – Lun, 23/07/2018 – 17:46 (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Dal Sahel continuano ad arrivare notizie riguardanti le azioni di Boko Haram. La setta islamista, branca africana del Califfato di Al Bagdadi, dal 2014 ha allargato le frontiere della sua guerra del terrore, e partendo dal nord est della Nigeria, negli anni, è arrivata a infettare l’intera regione del bacino del Lago Ciad esportando la guerriglia in altri tre stati: Niger, Camerun e Ciad.

Ed è in quest’ultimo paese che si è verificata l’ultima strage da parte dei miliziani di Shekau. Sabato 21 luglio infatti un commando islamista ha assaltato un villaggio ciadiano vicino alla frontiera nigerina e qui diciotto persone sono state assassinate e 10 donne sono state rapite. Stando a quanto dichiarato all’emittente Al Jazeera dal governatore Mohammed Aba Salah, due persone sono state sgozzate, le altre sedici fucilate e adesso l’intero villaggio come misura precauzionale è stato fatto evacuare.

Ma in queste ore le attenzioni globali non sono rivolte solo ai terroristi ma anche a chi dovrebbe combatterli, le forze regolari dei paesi in guerra, che si sono macchiate anch’esse di crimini altrettanto atroci ed efferati.

Da pochi giorni un video agghiacciante (guarda), orrorifico è divenuto virale: alcuni soldati camerunensi trascinano due donne al di fuori di un villaggio. Un militare schiaffeggia una delle due, la insulta, dice alla donna che sta per essere ammazzata e l’accusa di essere un membro di Boko Haram.

Una donna tiene per mano una bambina, l’altra ha legato sulla schiena un neonato. Tutti e quattro vengono condotti su un terrapieno. Due militari aprono il corteo armati di kalashnikov, altri soldati e alcuni civili li seguono bastoni alla mano. Alle donne vengono coperti gli occhi con una benda, alla bambina le viene coperto il volto con la maglia di calcio che indossa e poi il boato assoluto, atroce delle raffiche dei fucili mitragliatori. Vengono tutti fucilati, il neonato, le due donne e la bambina che però è ancora viva e un militare le si avvicina e sfoga sul piccolo corpo l’ultima raffica di Ak47.

È un video insostenibile. Un’esecuzione sommaria, barbara, inumana e subito è divenuto virale in rete. Come prevedibile ha shockato il mondo del web ed è stato anche preso in esame dalle organizzazioni che si occupano di diritti umani. La Rete dei difensori dei diritti umani nell’Africa centrale (Redhac), dopo aver riferito d’averlo autenticato, ha accusato di esecuzioni sommarie le forze di sicurezza del Camerun. ”Tutto questo è inaccettabile in uno stato di diritto. Anche se siamo in guerra con Boko Haram, non è giustificabile un simile comportamento da parte delle forze di sicurezza. Queste azioni devono essere fermate senza condizioni e i responsabili devono pagare secondo la legge”, ha dichiarato l’attivista Maximilian Ngo Mbe. Ed eco hanno fatto le parole di Ilaria Allegrozzi, ricercatrice di Amnesty International che, sulle pagine del quotidiano francese Liberation ha aggiunto: ”È un video molto choccante, per quel che ne so è la prima volta che viene filmata l’esecuzione di donne e bambini in Camerun. E soprattutto da così vicino. Si distingue bene il viso del bebè e ci si immagina la paura della bambina che deve aver compreso che cosa stesse succedendo”. E poi ha continuato spiegando: ”In Camerun i militari filmano spesso le loro azioni. Loro se le condividono su dei gruppi privati di WhatsApp fino al giorno in cui alcuni di questi video fuggono all’esterno”.

Il fatto che dei militari filmino le atrocità che commettono fa comprendere bene come siano protetti da un’impunità totale. Al momento infatti della divulgazione del filmato in rete, la prima reazione dell’esecutivo di Paul Biya, attraverso il portavoce di governo Issa Tchiroma Bakary è stata quella di bollare come falso il contenuto del girato: ”fake news”. A pochi giorni però dalla dichiarazione le autorità camerunensi hanno fatto marcia indietro e stando a quanto riporta l’agenzia Reuters un ufficiale dell’esercito avrebbe reso noto che i colpevoli sono stati identificati e arrestati: «Quattro soldati sono stati arrestati domenica. Sono sospettati di essere gli autori delle esecuzioni nel video» e una seconda fonte militare ha confermato la notizia, aggiungendo che tre di loro sono stati trasferiti nella capitale Yaounde, mentre il quarto è ancora detenuto a Maroua, la capitale del Far-North. Sull’autenticità del filmato non sembrano esserci dubbi, ancora incerto invece il dove e il quando è stato realizzato: si suppone che sia stato girato nel nord del Camerun, vicino al confine con la Nigeria dove imperversa la guerra con Boko Haram, tra il 2014 e il 2016.

Un video che fa nascere moltissime domande e alcune più inquietanti delle altre: quanti altri casi di esecuzioni sommarie si sono verificati in nome della guerra contro Boko Haram e non si conoscono? Quante violazione dei diritti umani sono state commesse in nome della lotta alla setta jihadista ? Quante volte l’orrore è stato utilizzato come antidoto al terrore?

Daniele Bellocchio

Si spera che la gente sia assordata dai vari bollettini emessi da navi ONG e governi, con accuse reciproche, dove anche gente che si dice a capo di ONG continua a parlar male dei porti italiani che non fanno più il comodo loro (ricordiamo sempre cosa disse il procuratore Zuccaro a proposito delle ONG, che sono state parecchio indagate per motivi che la gente comune non può conoscere, ma che conosce bene chi è accusato, non sula base di soffiate, ma di documentazioni precise e perché entrerebbero in acque libiche a portar via profughi che stanno per essere recuperati da unità libiche). I pro e i contro non fanno altro che far affiorare nella mente di tutti (esclusi i sostenitori delle ONG) qualche dubbio su qualcosa che non ci è detto. E poi perché dobbiamo credere a volontarie che si destreggiano a pitturare le unghie delle profughe? Si presume che non abbiano molto da fare sulle navi… Ma lasciamo discutere autorità più competenti, quando si arriva a queste quisquilie. Cè qualcosa che non quadra e c’è il solito rimbambimento mediatico con titoli a non finire, come se i problemi fossero la scabbia e le unghie non dipinte… Gli organi di stampa traboccano di hoax e si cerca la puntura di zanzara per sollevare il solito discredito o difesa di fatti che si sanno solo in parte e che non sono affatto chiari.

Si cerca solo di non pubblicare fatti più gravi e impegnativi, che sono ormai ridotti a qualche riga striminzita, con lo sproloquio dei soliti opinionisti o esperti che salgono sulle ONG tanto per comparire poi in prima pagina e dimostrare che loro hanno salvato i migranti. Interviste a non finire, ma pochissimi “onorevoli” scendono un po’ più in basso, come in Africa Centrale, Myanmar o Messico, a scrivere in merito agli orrendi assassini di bambini e donne: tanto la scusa c’è sempre! Bufale riportate e commentate da incompetenti.

L’eccidio di civili cristiani o meno è continuo e sempre più crudele. Se arrivano a fucilare bambini, bisogna pregare Dio che li vendichi per benino (è previsto nel Levitico) perché Lui stesso, per bocca di Suo Figlio, ha detto che chi fa del male a uno solo di questi piccoli è meglio che si getti in mare con una macina al collo… e non è poco.

Preghiamolo, ricordando queste parole, perché le ingiustizie sono molteplici in tutto il mondo e poi i migranti non si spostano solo via mare, ma anche via terra, e in modi meno eclatanti di quelli riportati per il Mediterraneo.

8) Crotone, 56 migranti sbarcano in spiaggia a bordo di una barca a vela: bagnini e bagnanti li soccorrono

Questa mattina, un gruppo di migranti è sbarcato sulla spiaggia tra Capo Piccolo e Sovereto, a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. I migranti, in tutto 56, hanno raggiunto la costa calabrese con una piccola barca a vela lunga 16 metri. All’arrivo, sono stati aiutati da bagnini e bagnanti presenti sul luogo.

POLITICA ITALIANA 24 LUGLIO 2018 16:10 di Charlotte Matteini (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Questa mattina, un gruppo di migranti è sbarcato sulla spiaggia tra Capopiccolo e Sovereto, a Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Secondo quanto racconta il cronista Bruno Palermo di Crotone News, i migranti sono arrivati nei pressi della spiaggia in barca a vela e non appena notati sono immediatamente soccorsi da un gruppo di bagnini e di bagnanti presenti sul luogo al momento dell’arrivo. La barca a vela si era infatti arenata a causa della scarsa profondità delle acque a riva e dunque si è reso necessario un aiuto. “Poco dopo sul posto sono arrivati gli uomini della Guardia Costiera, della polizia di Stato, dei carabinieri, della Guardia di Finanza e della Croce Rossa italiana, oltre che del 118. I bagnanti hanno visto arrivare questo veliero dal quale scendevano a fatica le persone che sono state immediatamente soccorse dai bagnini e dai turisti, oltre che dai cittadini crotonesi che erano sulla spiaggia. Le operazioni di soccorso sono ancora in corso di svolgimento”, spiega Crotone News.

In tutto si tratta di un gruppo costituito da 56 persone di nazionalità siriana, curda e irachena, di cui 8 donne e 38 uomini e il resto erano bambini, tutti abbastanza stremati. I 56 migranti hanno viaggiato a bordo di una barca a vela lunga 16 metri e hanno raggiunto la costa calabrese senza essere intercettati in mare. Fanpage.it ha contattato la Capitaneria di Porto di Crotone, la quale ha confermato la veridicità della notizia: “Alcune persone sono scese autonomamente dall’imbarcazione, altri invece sono stati aiutati da bagnini, Guardia Costiera e bagnanti”. I profughi sbarcati a Isola Capo Rizzuto sono stati trasferiti al Cara di Sant’Anna.

La testimonianza della Croce Rossa Italiana

Francesco Parisi, presidente del Comitato provinciale della Croce Rossa Italiana, contattato da Fanpage.it, ha ricostruito lo sbarco: “Alle prime luci dell’alba, intorno alle 7, in prossimità di due villaggi turistici, Cala Greca e Capo Piccolo, i bagnini hanno notato da lontano questo veliero sospetto, e si sono avvicinati con il loro pattino. L’imbarcazione si era quasi arenata tra gli scogli. A quel punto, quando si sono accorti che c’erano dei migranti, si è attivata la macchina dei soccorsi” – ha spiegato – “Alcuni sono stati fatti scendere subito, perché c’erano per esempio una donna incinta e un bambino molto piccolo. Ma sono stati i turisti a fornire la prima assistenza, prima che arrivassimo noi. Erano tutti in buone condizioni, non c’è stata la necessità di trasferirli in ospedale. Arrivavano dalla rotta della Turchia. Non era la prima volta che da queste parti avviene uno sbarco. E’ accaduto 17 anni fa: era il 2001 e anche in quel caso le persone del luogo si sono date da fare per dare una mano. Mi ricordo che in quell’occasione la gente ha sfamato i migranti con il pane che aveva a casa”.

Charlotte Matteini

9) Sale a 246 morti il bilancio degli attacchi dell’Isis in Siria

BEIRUT, 26 luglio 2018 – www.ansa.it › Mondo › Medio Oriente

E’ salito ad almeno 246 morti, compresi almeno 135 civili e 111 membri delle milizie di autodifesa, il bilancio della serie di attacchi simultanei lanciati ieri dall’Isis nella cittadina di Sweida, nel sud della Siria, e in alcuni villaggi circostanti, secondo la ben informata ong d’opposizione Osservatorio siriano dei Diritti umani (Ondus). I media ufficiali governativi invece si attestano sulla cifra di 216 morti. I feriti, nel bilancio di Damasco, sono circa 150. Sono in corso funerali di massa.

Assassinati e non annegati, come sono solite scrivere e sbandierare molte TV e radio private ormai sulla cresta dell’informazione (di parte s’intende). Non sono migranti: sono disperati uccisi in Siria da parte dell’Isis, che non bada se sono migranti o meno, spara e basta, uccide tutti mirando a tutto quello che vede muoversi.

Tutto questo, però, è riportato abbastanza in fretta, perché non c’entra con l’argomento “immigrazione”. Qua la gente scappa, se può, e se non può ci rimette la pelle con tutto, bambini inclusi.

Mi meraviglia che i media non diano particolari incresciosi circa i morti ammazzati e non annegati; ma forse è abbastanza logico che in guerra si spara e si muore. L’oscenità della guerra non fa notizia. L’immigrazione è un’altra cosa: è umanità talvolta pelosa e redditizia, ma questo non si deve dire.

Tutti parlano di immigrazione come se fossero esperti, quasi sempre del nulla, che si basa sulle soffiate e sul sentito dite. Chi ci va di mezzo lo si sa: i disperati, sia in terra che in mare, che alle frontiere premono per andarsene con costi di vita altissimi. Ascoltiamo anche le sofferenze di costoro che vivono ancora in queste terre maledette e scordate dall’umanità, un’umanità impegnata a vedere partite di calcio e nudità studiate per distrarre la gente. Aggiungiamo al calcolo dei morti queste 200 e più persone, perché anche loro erano degli esseri umani degni di vivere la loro vita e di allevare i propri figli anche nella povertà, proprio come cercano di fare tutti. Auguriamoci anche che i giornali che si dicono cristiani siano realmente tali e non da falsa morale, come quando condannano al rogo Salvini perché vuole far valere dei diritti di cui gli altri s’infischiano, perché hanno sporchi interessi nascosti da difendere.

Vergogna a quei cristiani che si sentono in dovere di condannare gli altri ad ogni costo, invocando la religione stessa.

10) Aids, in Italia 10 casi al giorno. Allarme anche per sifilide, gonorrea ed herpes genitale

In base alle statistiche rilasciate dall’Istituto Superiore della Sanità, che ha appena celebrato il trentennale del Telefono Verde, nel nostro Paese cresce anche la disinformazione sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.

SALUTE 21 GIUGNO 2017 10:56 di Andrea Centini (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

In Italia, ogni anno, si registrano 3.500 nuove diagnosi di AIDS – circa dieci ogni giorno – e la disinformazione sulle malattie sessualmente trasmissibili è più elevata rispetto agli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. È quanto ha sottolineato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in occasione della conferenza per celebrare il trentennale del Telefono Verde, un servizio dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) per informare il cittadino – in maniera del tutto gratuita, anonima e anche in inglese – sui rischi di tali patologie, indirizzandolo qualora fosse necessario verso le strutture di controllo e prevenzione dislocate sul territorio.

Sebbene il numero di chiamate ricevute dagli operatori dell’800 861 061 sia rimasto praticamente invariato dalla sua entrata in vigore, ovvero una cinquantina al giorno, sono emerse statistiche che indicano una costante sottovalutazione del rischio derivato da rapporti sessuali non sicuri, oltre che un cambio nell’utenza che contatta il Telefono Verde. Gli uomini continuano ad essere la fetta principale di chi si affida il servizio, ovvero il 75,4 percento del totale, un dato che sottolinea la progressiva riduzione dell’interesse femminile. Se infatti nel primo decennio (1987-1997) le donne rappresentavano il 33 percento del totale, nel decennio 2007-2017 sono scese al 13,9 percento. Anche per i giovani si è registrata una sensibile riduzione, essendo passati dal 23,3 percento all’11,9 percento nei medesimi decenni di riferimento. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi tra i 25 e i 39 anni.

Uno dei dati più preoccupanti riguarda la disinformazione, salita dall’11,4 percento del primo decennio al 13,6 percento dell’ultimo. Basti pensare che in dodici telefonate su cento, chi chiama crede che l’AIDS possa essere trasmesso dalle punture di zanzara, dai baci o dal contatto con trascurati servizi igienici pubblici. A destare allarme anche il fatto che il 50 percento delle persone che chiamano indicando di aver avuto rapporti a rischio non effettua il test del virus HIV. “Conta probabilmente anche l’idea che l’infezione si può tenere sotto controllo con i farmaci, ma non bisogna dimenticare che l’Aids si cronicizza, è curabile ma non guaribile”, ha indicato il dottor Walter Ricciardi, direttore dell’ISS, aggiungendo che in Italia vi sono 125 mila persone che convivono con l’AIDS. Oltre alle diagnosi di AIDS, nel nostro Paese sono in aumento anche quelle di herpes genitale, clamidia, sifilide e gonorrea, dati che hanno spinto il Ministero della Salute a programmare una serie di campagne informative, col coinvolgimento di alcuni blogger molto seguiti della rete.

Andrea Centini

11) Suore accusate, i racconti choc: “Bimbi picchiati sui genitali”. Ma c’è chi le difende: “Come mamme”

(Pubblicato il 29 giugno 2018 alle ore 19:46)

Quattro suore dell’asilo “Santa Teresa del Bambino Gesù” di San Marcellino (Caserta) sono state sospese per un anno: sono indagate per maltrattamenti. I terribili racconti di quattro bimbi hanno trovato riscontro nelle immagini delle telecamere. Agghiacciante quanto riportato dai piccoli: sarebbero stati presi schiaffi e spintoni, chiusi in una stanza buia, colpiti sulla testa e con la cintura, percossi persino sui genitali. Le madri di alcuni alunni difendono, però, le suore dalle pesanti accuse, sostenendo di non credere a quanto emerso in questi ultimi giorni.

(Fonte: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WzZnquSwWFSY8SZl – tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Si riporta la notizia senza commenti perché non è proprio il caso. Precedentmente c’era già stata una circostanza del genere, perciò non è il caso di condannare o assolvere. Se ci sono del filmati, però, il gioco cambia e l’accertamento è possibile: poiché anche queste possono usare metodiche contro bambini indifesi e succubi delle medesime. Qualcuna abbia il coraggio di dire la verità senza nascondersi dietro un dito se colpevole. Sono state sospese per un anno e perciò qualcosa è successo.

12) Usa, “bimbi migranti abusati nei centri di accoglienza”: 125 denunce dal 2014

“Abusi sessuali sui bambini nei centri di raccolta dei migranti negli Stati Uniti”: a denunciarli un’inchiesta di ProPublica, associazione di giornalismo investigativo, che cita dati forniti dalla polizia che avrebbe ricevuto 125 denunce a partire dal 2014. L’indagine è stata rilanciata dalla Cnn.

USA 28 LUGLIO 2018 15:36 di Susanna Picone (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

“Bambini vittime di abusi sessuali nei centri americani per migranti”. Dopo la bufera scatenata in seguito alla decisione dell’amministrazione Trump di applicare la politica della “tolleranza zero” separando i figli dai loro genitori immigrati, una nuova rivelazione mette sotto accusa quelle strutture al confine col Messico. A destare preoccupazione e a scuotere gli Stati Uniti è la notizia secondo cui la polizia Usa ha ricevuto dal 2014 almeno 125 denunce di abusi sessuali avvenuti in questi centri. A rivelarlo è un’inchiesta realizzata dall’associazione americana ProPublica, che parla anche di diverse altre violazioni nelle norme di gestione dei centri di raccolta. L’indagine di ProPublica è stata rilanciata dalla Cnn. Non è chiaro se i casi riportati nel rapporto interessino minori accompagnati dai propri genitori o no.

L’associazione di giornalismo investigativo no profit scrive di avere acquisito anche prove documentali di maltrattamenti e bambini scomparsi avvenuti in 70 dei circa 100 centri per migranti gestiti da un’agenzia del governo Usa. Documenti che si riferiscono anche agli anni dell’amministrazione Obama, appunto a partire dal 2014. Questi centri sono al centro dell’attenzione della stampa americana soprattutto da quando hanno iniziato a riempirsi non solo di minori effettivamente arrivati soli al confine ma anche di bambini che sono stati tolti ai genitori dalla polizia di confine. “La nostra attenzione è sempre per la sicurezza e il meglio di ogni bambino”, ha commentato il dipartimento della Sanità, spiegando che le autorità hanno il compito di occuparsene in modo responsabile e “con il massimo della cura”. “Se sei un predatore, questa è una miniera d’oro”, ha detto a ProPublica Lisa Fortuna, direttore del reparto psichiatri infantile del Centro medico di Boston.

Susanna Picone

Non c’è mai una pausa nelle notizie schifose sul maltrattamento, se non anche la morte, dei bambini. Il minore, specie se molto piccolo, è valutato come una fonte di guadagno che può rendere soldi e molti, e anche come una perfida e schifosa fonte di piacere (perché no?) sessuale su cui scaricare i propri istinti del cavolo. Istinti perché si vede soffrire in ogni senso quegli innocenti e così si riesce anche a lasciar emergere la gioia di sentire urla, grida e pianti, oltre a una costante depressione in coloro che non si aspettano trattamenti del genere e ne restano sconvolti: la loro vita cambia in peggio, innescando la paura costante dell’adulto; la loro normale esperienza è sconvolta dal ricordo di non fidarsi di alcun adulto anche se sorridente e la loro vita diventa un inferno vero e proprio di violenza verso tutti, riducendo così il proprio impegno al raggiungimento di quella forza e tranquillità necessarie per farsi spazio nella vita. La loro intelligenza sarà malfidente di tutto e di tutti e ci vorrà un grande impegno ad aiutarli a ricuperare il possibile, quando possibile. Se poi i bambini sono scomparsi (teatralmente chiamati missing), ogni possibilità sarà verosimile, dalla più cupa, ma sempre tetra, allo stuolo di innocenti sacrificati chissà come e dove: teniamo sempre a mente il guadagno che nel traffico dei bambini è ancora più proficuo di quello degli adulti. Ci sono recenti video non hoax che mostrano l’uccisione (fucilazione col fucile mitragliatore) di donne con bambini tenuti ancora sulle spalle e per mano. Fatto orribile e disumano, ma vero e che grida vendetta. Non perdono, ma vendetta, e questo lo prevede anche lo stesso Vangelo: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Marco, 9-42). Gli innocenti gridano e Dio li vendicherà.

13) Migranti, commissaria Ue ai diritti umani: “Ong siano libere di usare i porti”

Nel quadro della gestione delle politiche migratorie, “le Ong dovrebbero essere libere di usare i porti e altre strutture per le operazioni di salvataggio e per aiutare i migranti”. Lo ha detto la commissaria ai diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic.

POLITICA ITALIANA 5 LUGLIO 2018 12:49 di Annalisa Cangemi (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Oggi la commissaria ai diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic, in una dichiarazione ufficiale, ha parlato della necessità di aprire i porti europei ai barconi di profughi, e dell’urgenza di ragionare mettendo al centro delle politiche migratorie adottate i diritti umani. Nonostante gli Stati abbiano il diritto di controllare i propri confini e garantire la sicurezza, ciò non può mai avvenire in violazione dei diritti umani. “Qualsiasi approccio si adotti sui flussi migratori nel Mediterraneo”, ha detto la Mijatovic, deve assicurare “un sistema per salvare vite umane ben finanziato e pienamente operativo”. In questo contesto, “le Ong dovrebbero essere libere di usare i porti e altre strutture per le operazioni di salvataggio e per aiutare i migranti”. Per la Mijatovic le Ong giocano i questo contesto “un ruolo cruciale”.

Dopo il vertice di Bruxelles del 28 giugno, a cui hanno partecipato tutti i 28 Stati membri, dove si è parlato della volontà di riformare l’accordo di Dublino, ma non della possibilità effettiva di suddividere il carico degli arrivi attraverso quote obbligatorie (eliminando il criterio del primo ingresso), la commissaria ai diritti umani del Consiglio d’Europa ha criticato l’operato dei Paesi Ue che stanno “ostacolando il loro lavoro mettendo così a rischio la vita di numerose persone”. Per la commissaria”le cooperazioni esterne per la gestione dei flussi migratori devono essere trasparenti e rendicontabili”, inclusa “la proposta sulle piattaforme regionali per gli sbarchi”. I Paesi Ue, quindi, “devono condurre per tutte le proposte delle analisi approfondite sui potenziali impatti che possono avere sui diritti di migranti” e “pubblicare i risultati” dice Mijatovic: una proposta che comporti seri rischi di violazioni non va perseguita.

Mijatovic ha sottolineato che in qualsiasi luogo di sbarco, che sia dentro o fuori l’Europa, bisogna assicurare il rispetto del diritto al non respingimento, condizioni adeguate d’accoglienza, e che le persone non siano automaticamente private della libertà di movimento. “Le conclusioni del Consiglio europeo, adottate di recente, ma anche le decisioni sui flussi migratori prese a livello nazionale sollevano numerose preoccupazioni che gli stati europei devono risolvere per onorare gli obblighi contenuti nei trattati internazionali sul rispetto dei diritti umani che hanno sottoscritto”, ha detto la commissaria ai diritti umani. Mijatovic ha ammonito i Paesi Ue: “È giunto il momento di mettere al centro delle politiche migratorie e d’asilo i diritti umani di migranti, rifugiati e chi chiede protezione, ma anche il principio di condivisione delle responsabilità”. 

Annalisa Cangemi 

Ogni giorno si assiste alle sparate delle molteplici associazioni e istituzioni che dicono il contrario tra loro, sempre ricordando che chi ci va di mezzo sono proprio i migranti sballottati anche ideologicamente e contro i quali, purtroppo, si allineano persone che non li vogliono e altri che vorrebbero inglobarli tutti scavalcando il lavorio anche incompleto delle istituzioni (che fanno quello che possono), oltre ai soliti criminali che guadagnano sulle comunità di accoglienza e di ricezione dei medesimi.

È doloroso vederli respinti e costretti a ritornare in Libia e posti consimili, dove il trattamento sembrerebbe non al top, come pure rinviati da dove sono partiti con tutte le ritorsioni che possono subire.

Si tenga però chiaramente presente che, come sembrerebbe, dietro al recupero dei migranti in mare, e anche in altri siti in terra o in mare ancora, c’è nascosta la volontà di pochi di guadagnarci e basta, anche se poi sono lasciati alla mercé di volontari seri e non seri.

14) Lombardia, 600mila euro per installare telecamere negli asili nido contro i maltrattamenti

Telecamere negli asili nido della Lombardia contro i maltrattamenti ai danni dei bimbi. È il cuore di un progetto di legge illustrato oggi dal governatore leghista Attilio Fontana e dall’assessore regionale alle Politiche per la famiglia Silvia Piani, che sarà approvato in giunta giovedì. Previsti 600mila euro di finanziamenti per le strutture che decideranno di dotarsi di impianti di videosorveglianza, oltre a fondi per la formazione degli educatori e delle famiglie.

CRONACA LOMBARDIAREGIONE LOMBARDIA 30 LUGLIO 2018 17:34 di Francesco Loiacono (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Telecamere negli asili nido e micronidi lombardi contro gli episodi di maltrattamenti ai danni dei bambini. È la proposta illustrata dal governatore lombardo Attilio Fontana e dall’assessore regionale alle Politiche per la famiglia Silvia Piani, che sarà presentata e quasi certamente approvata in giunta il prossimo giovedì. Un “provvedimento importante”, ha spiegato il governatore leghista, per evitare “che si possano verificare azioni di disagio o situazioni inopportune nei confronti dei minori”. Il tema è particolarmente sentito mette a confronto due diverse impostazioni: chi chiede maggiori controlli e chi invece teme il rischio di un “grande fratello” invasivo. Non vale solo per gli asili: una legge simile era stata già approvata nel febbraio del 2017 per le case di riposo e le strutture per disabili dal Consiglio regionale della Lombardia. La legge non istituiva alcun obbligo, ma metteva semplicemente a disposizione delle strutture che avessero voluto dotarsi di impianti di videosorveglianza fondi pari a 1,4 milioni di euro.

Per i nidi e micronidi i fondi che verranno stanziati dalla Regione saranno invece 600mila euro per l’installazione dei sistemi di videosorveglianza, mentre altri 300mila euro saranno messi a disposizione per interventi di “formazione e prevenzione” rivolti agli operatori che lavorano in queste strutture e alle famiglie dei bambini che le frequentano. I fondi saranno ripartiti equamente nel biennio 2018 e 2019 per quanto riguarda la formazione, e 2019-2020 per quanto riguarda l’installazione delle apparecchiature. Dopo il voto in giunta il progetto di legge passerà quindi all’esame del Consiglio regionale: “In questi anni abbiamo assistito a episodi inaccettabili di maltrattamenti. Il nostro obiettivo non è però controllare il lavoro degli insegnanti ma tutelare il minore”, ha precisato l’assessore Piani, spiegando che, così come per le case di cura, “i contributi saranno erogati su base volontaria”. L’ultimo episodio di maltrattamenti negli asili in Lombardia che era finito al centro delle cronache riguarda il nido “Baby world Bicocca” in viale Sarca a Milano: pochi giorni fa i due responsabili della struttura e un’altra educatrice sono stati condannati dal tribunale di Milano.

Francesco Loiacono

15) Gb: sì ai rifugiati siriani, ma solo se musulmani

Accolta solo una minima percentuale di cristiani. Chiesa Anglicana denuncia: “Comunità cristiana abbandonata”

SIMONE PELLEGRINI (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Sulla bandiera inglese campeggia la croce di San Giorgio, eppure Oltremanica sembra essere tramontata ogni traccia di accoglienza nei confronti dei cristiani in difficoltà. Secondo l’accusa dell’organizzazione benefica Barnabas Fund e della Chiesa Anglicana, il governo inglese accoglie quasi esclusivamente rifugiati siriani di religione musulmana, lasciando accedere in Regno Unito solo una piccola percentuale di cristiani. La denuncia, di cui rende conto Tempi, trova conferma nei numeri: l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha raccomandato al Regno Unito di accogliere nel primo trimestre del 2018 1.358 rifugiati siriani, di cui solo quattro cristiani (0,29%). Il dicastero ha accettato di prenderne l’82%, cioè 1.112 persone, tutti musulmani, rifiutando i quattro cristiani. La stessa cosa si è verificata anche nel 2017, quando l’agenzia Onu chiese all’Inghilterra di accogliere 7.060 rifugiati siriani, di cui 25 cristiani (0,35%). Londra accettò di prenderne il 69%, 4.850 persone, di cui solo 11 cristiani.

Il problema era già stato sollevato nel 2015 dall’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, che scrisse in una lettera inviata al Telegraph: “Chi tra noi chiede da mesi compassione per le vittime siriane vive una grande frustrazione perché la comunità cristiana, ancora una volta, viene abbandonata e lasciata per ultima. Ma così si discriminano inavvertitamente le comunità cristiane, che sono le più colpite dai quei macellai disumani che si fanno chiamare Stato islamico. Non si troverà nessun cristiano nei campi dell’Onu, perché sono stati attaccati e presi di mira dagli islamisti e cacciati da quei campi. Per questo cercano rifugio nelle case private, nelle chiese”. L’Inghilterra, aggiungeva Lord Carey, “dovrebbe considerarli una priorità perché sono il gruppo più vulnerabile. Inoltre, noi siamo una nazione cristiana e i cristiani siriani non farebbero fatica a integrarsi. A qualcuno non piacerà quello che sto per dire, ma negli ultimi anni l’immigrazione di massa musulmana in Europa è stata eccessiva e ha portato alla nascita di ghetti che vivono in modo parallelo nella società”. In soccorso di Lord Carey, tuttavia, ci sono i numeri. Come attestato da un articolo di un anno fa di In Terris, in tutta Europa sorgono avamposti di islamisti che, troppo spesso, le forze dell’ordine non riescono a controllare.

Simone Pellegrini 

(Fonte: https://www.interris.it/bocciato/gb–s-ai-rifugiati-siriani–ma-solo-se-musulmani).

E brava la Gran Bretagna che vuole solo musulmani, ma non cristiani che hanno la lebbra secondo loro, e che odiano… e dire che anche la chiesa anglicana è cristiana!

16) I bambini trovano un portafogli pieno di soldi: la sorprendente reazione filmata dalle telecamere

Pubblicato il 30 luglio 2018 alle ore 18:35

“Se questo video non rinnova la vostra fiducia nel genere umano, avete bisogno di aiuto”; queste le parole a corredo del video pubblicato da Jamie Carlton e diventato virale in poche ore. Sottoposti a un improvviso test di onestà, tre bambini hanno dato a tutti una grande lezione. Il 13enne Haylie Wenke del Colorado era in sella alla bici con suo fratello e un’amica quando ha notato un portafogli a terra, davanti a un’abitazione. I bimbi si sono fermati per dare un’occhiata e all’interno hanno trovato un ‘piccolo tesoro’: circa 700 dollari. A quel punto avrebbero potuto pensare di andare via e comprarsi tanti gelati, invece lo hanno restituito al legittimo proprietario, bussando alla sua porta. Ecco la scena filmata dalle telecamere di sorveglianza.

Video: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/W186N-SwqvAJhixY (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Si vuole chiudere con questo gesto di onestà anche se contrastata, che prevale ancora nei minori non ancora corrotti dagli adulti. Si tenga sempre presente che si deve credere ai bambini più di quanto si fa ora, anche se per difesa ad oltranza molte volte i bambini inventano scuse per paura di fronte agli adulti inquisitori che, con questo approccio, non fanno crescere bene i bambini, ma li compromettono nel loro sviluppo per il gusto di farlo.

Le autorità nel mondo degli adulti tendono a non trattare i bambini come fedeli testimoni, ma a considerarli corrotti, secondo l’idea che i bambini siano simili a loro, e questo è sbagliato.