Ancora come prima: migranti, crisi statali, kamikaze o shahid, guerre di sempre, civili assassinati dai bombardamenti, bambini sempre uccisi/Nothing New under the Sun: Migrants, Governmental Crises, Kamikazes or Shahid, the Usual Never-Ending Wars, Civilians Murdered by Bombing, always Children Killed

1) Siria. I missili il vero danno non l’hanno causato ad Assad, ma all’ONU

Opinioni – 15 aprile 2018, di MASSIMO MARNETTO 

I missili sulla Siria il vero danno non l’hanno causato ad Assad, ma all’ONU.

Delegittimata dall’ennesimo intervento militare non autorizzato, il palazzo di vetro si vede ancora una volta ridimensionato a Organizzazione Non Utile. Sia quando emette risoluzioni spesso ignorate; sia quando condanna inutilmente aggressioni unilaterali; sia, infine, quando non riesce nemmeno a pronunciarsi, bloccata dal diritto di veto delle potenze che fanno parte in modo permanente del Consiglio di Sicurezza, per diritto di vittoria nella seconda guerra mondiale. Cioè, in base ad un evento che risale a oltre 70 fa.

Ormai l’ascendente dell’ONU è limitato ai piccoli stati, ma le grandi potenze la ignorano. E se si innervosiscono per qualche decisione percepita come affronto di sovranità, si riservano pure il diritto di non sospendere la loro quota di adesione (vedi Usa). Ora, per il caso Siria, balbetterà qualche dichiarazione, ma sarà acqua fresca, dopo la depurazione verbale a cui ogni documento è sottoposto dagli specialisti delle superpotenze, pagati per parlare senza dire nulla e per verbalizzare l’ovvio.

La perdita di autorevolezza di questa Organizzazione è l’indicatore più inquietante della svalutazione della pace. E della necessità di ogni popolo di badare al nazionalismo in casa propria, in modo che non possa saldarsi a quello di altre nazioni. Perché poi queste comitive esuberanti finiscono sempre per passare la serata bombardando qualcuno.

(Continua su: https://www.articolo21.org/2018/04/siria-i-missili-il-vero-danno-non-lhanno-causato-ad-assad-ma-allonu/).

2) Tre aziende hanno venduto 96 tonnellate di alcol alla Siria: “Lo hanno usato per le armi chimiche”

Secondo la rivista Knack e Syrian Archive, tre aziende belghe hanno esportato in Siria 96 tonnellate di isopropanolo, un materiale chimico “a duplice uso” che potrebbe essere stato usato per la fabbricazione del sarin, il micidiale gas nervino utilizzato nel corso della guerra.

GUERRA IN SIRIA 19 APRILE 2018 13:20 di Mirko Bellis

Tre aziende belghe sono accusate di aver esportato in Siria 96 tonnellate di alcool isopropanolo, una sostanza chimica che, tra gli altri usi industriali, può servire anche per la fabbricazione del sarin, il gas nervino utilizzato a Khan Shaykhun in cui sono morte decine di persone. Secondo quanto emerso da un’inchiesta della rivista Knack e Syrian Archive, le tre società hanno continuato a vendere il prodotto nonostante le regole imposte dall’Unione europea nel 2013 che prevedevano speciali autorizzazioni per il commercio di materiale “a duplice uso” verso il Paese mediorientale.

I carichi di isopropanolo sono partiti dal porto di Anversa tra il 2014 e il 2016. Roland Cassiers, portavoce della Corte penale di Anversa, ha confermato che le compagnie coinvolte sono AAE Chemie Trading, un grossista di prodotti chimici per uso industriale; Anex Customs, un’azienda che forniva servizi amministrativi fino alla sua bancarotta nel 2017; e Danmar Logistics, una società di logistica. L’isopropanolo, noto anche come alcool isopropilico, è considerato un prodotto, al pari del cloro, con molteplici usi legittimi come ad esempio nell’industria farmaceutica o nel settore delle vernici. Ma può essere utilizzato anche nel processo di sintesi di agenti chimici come il sarin, il gas nervino bandito dalla Convenzione sulle armi chimiche del 1993.

Il sarin è stato utilizzato nell’attacco di Khan Shaykhun il 4 aprile del 2017 dove morirono decine di persone. Dai campioni prelevati dall’Organizzazione per la proibizione delle Armi Chimiche (Opcw) sul luogo dell’esplosione è emerso che l’uso del gas sarin è stato dimostrato “in maniera incontrovertibile”. I test di laboratorio, inoltre, hanno provato che per la produzione dell’arma chimica è stato utilizzato proprio l’isopropanolo. Secondo il tossicologo belga Jan Tytgat, la morte provocata da questa sostanza chimica è molto dolorosa e la dose letale di sarin per gli adulti è stimata in meno di 1 milligrammo.

Sulla base delle informazioni contenute nel database delle Nazioni Unite sul commercio internazionale Comtrade, è emerso anche che diversi Paesi hanno continuato a commercializzare l’isopropanolo in Siria in questi anni.

I dati mostrano che dal 2014 circa 1.280 tonnellate di propanolo e isopropanolo (le due sostanze sono registrate con lo stesso codice) sono stati esportati in Siria, la maggior parte proveniente da Emirati arabi uniti e Libano. Le statistiche delle Nazioni Unite mostrano anche come il Belgio sia stato l’unico Stato europeo ad aver continuato il commercio verso il Paese mediorientale nonostante le restrizioni imposte dall’Unione europea.

Secondo Francis Adyns, funzionario del dipartimento delle finanze belga, “L’isopropanolo è impiegato, tra le altre cose, come solvente nell’industria delle vernici, come disinfettante in ambito sanitario e come refrigerante”. “Le autorità doganali non sono a conoscenza di nessun altro uso di questa sostanza chimica e le esportazioni – ha precisato Adyns – sono avvenute nel corso di decenni agli stessi clienti”. La prima udienza del processo a carico delle tre aziende è stata fissata per il prossimo 15 maggio, ha fatto sapere Johan Van Overtveldt, il ministro delle finanze belga.

Dal canto loro, le tre società si sono difese affermando di aver agito in buona fede. AAE Chemie ha confermato di aver esportato isopropanolo in Siria, ma ha anche sottolineato che ha venduto questo prodotto da almeno 20 anni a clienti che appartengono all’industria delle vernici e della lavorazione del cuoio e “nessuna di queste società sembra essere in lista sospetta”. Secondo la versione delle tre aziende belghe, inoltre, le autorità doganali hanno sempre approvato le spedizioni verso la Siria senza aver mai trovato nulla da ridire. Ma i magistrati stanno indagando in totale 24 spedizioni avvenute tra maggio 2014 e dicembre 2016 e, oltre all’isopropanolo, sono finite nel mirino anche 219 tonnellate di acetone, 77 tonnellate di metanolo e 21 tonnellate di diclorometano. Sostanze chimiche partite dal Belgio senza nessuna autorizzazione nonostante le sanzioni al regime di Bashar al Assad.

Mirko Bellis

(Continua su: https://www.fanpage.it/tre-aziende-hanno-venduto-96-tonnellate-di-alcol-alla-siria/ – http://www.fanpage.it/).

2.1) Siria, sospetto attacco con i gas: il bilancio sale a 58 morti (fonte: https://www.youtube.com/watch?v=EO8UsLBWMgc).

2.2) Siria, Putin: Ok attacco con Onu se ci sono le prove dell’uso armi chimiche (fonte: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/UicLJuSwK_83hzZ9).

2.3) Siria, almeno 70 morti per attacco chimico: i primi soccorsi ai bambini (fonte: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WsnYtOSwmGtXKAqv).

2.4) Siria, Usa: “Abbiamo prove che Assad è responsabile dellʼattacco chimico” (fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/siria-usa-abbiamo-prove-che-assad-e-responsabile-dell-attacco-chimico-_3134052-201802a.shtml).

2.5) Attacco chimico in Siria: 72 morti. Onu: orrore e indignazione (fonte: https://www.youtube.com/watch?v=5Lt4YASfKfw).

2.6) Siria, Obama: “Grande preoccupazione per l’uso di armi chimiche” (https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Uhhs0uSwK_83gz74).

Quando emergono dati compromettenti per delle nazioni e delle società che vendono prodotti usati come armi o loro componenti si scatena l’inverosimile, si cerca di distogliere l’attenzione facendo sembrare che non si era a conoscenza di come erano usati poiché avrebbero potuto essere usati per altri scopi: insomma il mischiare le carte serve a coprire le magagne precedenti e future, poiché si verrà a trovare esperti consenzienti, controlli addomesticati e tutto resta quasi come prima. Più i tempi si allungano e più istituzioni sono coinvolte, i processi hanno date future e così si cerca di diminuire le responsabilità palesi di questi benefattori della distruzione dell’umanità. È anche palese che ciò che è stato spedito è arrivato al fine che doveva produrre, con la conseguenza che vedrà altri assassini in nome del solito soldo che era lo scopo finale di tutta quella produzione, anche se va a scapito di popolazione intere; ma quelle contano molto, molto poco. Le compenseranno inviando loro qualche pacco omaggio di cibo, facendo bella figura in qualità di difensori di un’umanità che è sempre più ributtante.

3) Nigeria, assalto in una chiesa durante la messa: uccisi due preti e 17 fedeli

L’episodio nello Stato nigeriano del Benue dove da tempo sono in corso scontri tra pastori nomadi, per lo più musulmani, e gli agricoltori, che sono prevalentemente cristiani.

AFRICA 25 APRILE 2018 11:10 di Antonio Palma

Ancora sangue in Nigeria e ancora una volta ad essere presa di mira è una chiesa cristiana. Nelle scorse ore infatti un commando armato ha assaltato un edificio religioso dove era in corso una messa per i fedeli facendo una strage di fedeli. L’episodio nella chiesa di un villaggio remoto nello Stato nigeriano del Benue, Mbalom. Gli assalitori hanno fatto irruzione armi in pugno nella struttura sparando all’impazzata e uccidendo 19 persone . A terra sono rimasti i due presti che celebravano la messa e 17 fedeli. Secondo quanto ha affermato alla Cnn il portavoce della polizia locale, Terver Akase, gli aggressori sarebbero dei mandriani musulmani di etnia Fulani che avrebbero preso di mira l’intero villaggio appiccando anche il fuoco a una cinquantina di abitazioni ai campi agricoli circostanti prima di andare via.

“Sono in programma degli arresti perché stanno diventando sempre più sfrontati”, ha aggiunto il portavoce sottolineando che nella stessa zona alcuni giorni fa un altro assalto ha fatto dieci vittime tra i residenti. Secondo quanto riportato dai media locali, l’assalto potrebbe rientrare nello scontro in atto da tempo tra pastori Fulani, per lo più musulmani, e gli agricoltori, che sono prevalentemente cristiani, ma che negli ultimi tempi si è inasprito fino agli assalti armati. Almeno 72 persone infatte sono state uccise dall’inizio dell’anno a causa degli scontri tra pastori nomadi e agricoltori nella parte centrale del paese dell’Africa occidentale.

Antonio Palma

(Continua su: https://www.fanpage.it/nigeria-assalto-in-una-chiesa-durante-la-messa-uccisi-due-preti-e-17-fedeli/http://www.fanpage.it/).

Che si continuino ad uccidere cristiani, e tanti (anche se i numeri esatti sono pubblicati solo in qualche rivista) ce lo confermano i vari giornali che danno queste notizie e che non sono collegati ai media comuni. Preti, vescovi, civili, donne e bambini sono quasi sempre preparati ad essere uccisi o a fuggire verso territori che potrebbero lasciarli in pace, anche se così non è. Le notizie arrivano molto molto sguarnite delle informazioni su ciò che veramente è successo. Hanno voglia i vari cardinali e vescovi rimasti a gridare le loro paure circa una scristianizzazione di massa: ad ascoltarli sono veramente molto pochi e giornali e riviste che rivoltano lo stomaco sono lasciati, il più delle volte, non letti. Così un’altra pagina di assassinii (probabilmente programmati) è avvolta dalla noncuranza dei governi che chiudono occhi e orecchie… e il tutto diventa secondario. Fatti più concreti, ma forse un po’ gonfiati, sono riproposti per spaventare materialmente, come un virus, come l’ebola che non guarda in faccia a nessuno… O come il petrolio, da estrarre proprio nei paesi più ricchi, che in realtà sono i più poveri perche il petrolio del loro territorio non è utilizzato a beneficio della popolazione locale sempre più indigente, ma delle ditte straniere che fanno i propri interessi. E se la religione cerca di svegliare la popolazione con l’istruzione e le nuove realtà digitalizzate, allora si può perseguire, sempre indirettamente, anche la religione, qualunque essa sia, facendo ricadere la colpa su capi di stato corrotti (che lo sono veramente) e sui soliti rivoluzionari che ormai non mancano in nessuna parte di ogni paese. Anche qui le fake o realtà gonfiate o addirittura inventate contribuiscono a far fuggire la gente dai propri paesi, promettendo terre più sicure dove vivere bene anche, se queste proposte sono finestre dipinte sul muro contro cui ci si scontra irrimediabilmente e crudelmente.

3.1) Nigeria: doppio attacco kamikaze, strage in moschea e al mercato

Da Euronews – ultimo aggiornamento: 02/05/2018

La prima esplosione in moschea, la seconda al mercatino, pochi minuti dopo; almeno 60 i morti causati da due kamikaze il primo maggio a Mubi, città nel nord-est della Nigeria. Gli attacchi arrivano nelle ore della visita del presidente nigeriano a Washington, dove ha ringraziato Donald Trump per il suo aiuto contro Boko Haram; il gruppo jihadista proprio lo scorso novembre aveva colpito la stessa cittadina con un assalto simile causando una cinquantina di morti.

Questa volta a farsi esplodere sarebbero stati due ragazzi, il secondo ha mietuto vittime proprio tra i fedeli in fuga dalla moschea dopo la prima esplosione.

Dal 2009 Boko Haram terrorizza la Nigeria in tutto 20mila sono state le vittime e 2,6 milioni gli sfollati.

(Continua su: http://it.euronews.com/2018/05/02/nigeria-doppio-attacco-kamikaze-strage-in-moschea-e-al-mercato?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+euronews%2Fit%2Fhome+%28euronews+-+home+-+it%29).

4) Vincono 10.000 euro e li devolvono all’amico cieco 

Prodigi informatici e generosità – Vincono 10mila euro e li devolvono al loro amico che sta diventando cieco

Vincono 10.000 euro e li devolvono all’amico cieco | Prodigi informatici e generosità

Il loro team si chiama New Horizon e loro sono dei ragazzi che, conosciutisi tra i banchi di scuola, hanno deciso di fare squadra per sviluppare al massimo le loro competenze informatiche, la più grande passione che hanno. Sono talmente bravi da essersi messi in mostra con i loro progetti addirittura a livello nazionale. L’ultima loro impresa è stata vincere un premio di 10.000 euro per aver sviluppato un’app che permette alle persone con disabilità di usare al meglio i social network. Non hanno però solo una grande testa, hanno anche un grande cuore perché quei 10.000 euro hanno deciso di devolverli al Comitato Maculopatie Giovanili dell’A.P.R.I. Onlus e a un loro amico che sta perdendo la vista, ma non la voglia di crescere nel mondo dell’informatica. Con quei soldi potrà comprarsi anche il computer che tanto desidera.

(Fonte: http://www.torinotoday.it/video/soldi-premio-amico-cieco.html).

5) Ritrovate le due gemelline di 4 anni scomparse a Udine: si erano perse nel bosco col cane

Finita la paura a Udine per la scomparsa di due bambine che si erano allontanate da casa a Tarcento, mentre la madre stava cucinando. Tutto il paese si è mobilitato per le ricerche.

CRONACA ITALIANA 25 APRILE 2018 10:17 di Susanna Picone

L’allarme era scattato nel pomeriggio del 24 aprile. Due gemelline di quattro anni, Elisabetta e Adele, non si trovavano più. Erano scomparse da un piccolo paesino sopra Tarcento (Udine). Per ore centinaia di soccorritori hanno partecipato alle ricerche e fortunatamente nella notte è arrivato il lieto fine. Le due bambine, che si erano perse nel bosco, sono state ritrovate. Le due bimbe erano in compagnia del loro pitbull Margot lungo un sentiero che porta al comune montano di Montenars. Si erano perse nel bosco e avevano camminato a lungo a piedi sbagliando più volte la strada per cercare di ritornare a casa dai loro genitori. Le bimbe si erano allontanate da casa insieme con il proprio cane, che è rimasto accanto a loro per tutto il tempo, mentre la mamma stava cucinando. È stata proprio la donna a dare l’allarme prima delle 20 quando si è accorta che le figlie non si trovavano in casa. A trovarle dopo sei ore di angoscia sono stati dei volontari. Uno di loro ha ricostruito quelle ore in un post su Facebook: “Comincio a parlare a entrambe, Adele è vigile e quasi vivace, Elisabetta è un po’ più frastornata e sta più sulle sue”, descrive così gli attimi del ritrovamento.

Le gemelle stanno bene – Da quanto si apprende, le bambine erano sicuramente stanche, ma in buone condizioni di salute tanto che non è stato necessario neppure portarle in ospedale. Rifocillate e rassicurate, sono state poi riportate a casa intorno alle due, salutate da un lungo applauso liberatorio per i tanti soccorritori che a tempo record si erano messi in moto. Alle ricerche hanno partecipato carabinieri, polizia, protezione civile, soccorso alpino, guardie giurate e tanti volontari. Nella zona della loro abitazione era stato allestito un punto base per le ricerche, illuminato dalle cellule fotoelettriche. Nell’area della scomparsa ha operato anche l’elicottero militare con termocamera arrivato da Casarsa.

Susanna Picone

(Continua su: https://www.fanpage.it/ritrovate-le-due-gemelline-di-4-anni-scomparse-a-udine-si-erano-perse-nel-bosco-col-cane/http://www.fanpage.it/).

6) L’ISIS controlla traffico migranti verso l’Italia”, dice ora il Governo (senza prove)

Il ministro Orlando parla dell’ipotesi che “fiduciari dell’Isis svolgano ruoli cruciali di controllo e di indirizzo nella gestione dei flussi migratori verso l’Italia”. Eppure solo qualche mese fa la relazione dei servizi segreti sconfessava questa possibilità. E lo stesso Orlando dice che “non c’è la pistola fumante” e dimostra di fare confusione fra rotta balcanica e barconi. E dunque? Perché il nostro Governo torna (di nuovo) a cavalcare la questione?

4 AGOSTO 2016 13:05 di Adriano Biondi

Qualche mese fa, nella Relazione al Parlamento, i servizi segreti smentivano la possibilità che la minaccia terroristica per il nostro Paese potesse essere direttamente legata ai flussi migratori e, in particolare, agli sbarchi sulle coste siciliane e calabresi. O meglio ancora, ribadivano che “il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri”. I terroristi non arrivano con i barconi, fu la nostra sintesi.

I fatti degli ultimi mesi, con attentati e azioni in Francia e Germania, hanno riportato in auge il dibattito sulla minaccia terroristica per il nostro Paese. E dunque, sulla questione dei barconi come mezzo di infiltrazione di potenziali terroristi in Italia e sul peso che le organizzazioni terroristiche abbiano nel controllo dei flussi migratori.

Sul punto è intervenuto proprio ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in Parlamento per un’audizione al Comitato Schengen. Le parole del Guardasigilli sono piuttosto rilevanti perché in qualche modo contraddicono la relazione dei servizi e inseriscono elementi nuovi nella riflessione sulla minaccia terroristica per il nostro Paese. “Dalle informazioni disponibili risulta in corso una serrata verifica investigativa sull’ipotesi che fiduciari dell’ISIS svolgano ruoli cruciali di controllo e di indirizzo nella gestione dei flussi migratori verso l’Italia”, ha detto Orlando. Tradotto: l’ISIS controlla il traffico di uomini in Libia, gestisce gli scafisti e potrebbe “dare direttive sui criteri di distribuzione territoriale dei migranti”.

E al Corsera oggi aggiunge: “È una pista investigativa che ha preso corpo nelle ultime settimane; non abbiamo trovato la ‘pistola fumante’, ma ci sono indizi su cui ha richiamato l’attenzione anche il procuratore nazionale antiterrorismo Roberti”.

Il ministro non ha detto altro, sul punto, ricordando che le indagini sono ancora in corso. Ma è fuori discussione il fatto che questa linea rappresenti una cesura importante per quel che concerne l’approccio dell’esecutivo alla questione. Ma tanto è bastato per far scatenare una vera e propria bolgia:

(…)

Qualche mese fa era stata l’Europol a dare l’allarme: “Abbiamo individuato alcuni collegamenti in casi recenti tra sospetti terroristi e canali migratori, anche nell’uso di documenti falsi. Ed è confermato che due degli attentatori di Parigi avevano utilizzato il canale della migrazione”. Sul traffico di migranti, si riferiva di aver “identificato 40mila persone coinvolte nel traffico di migranti in Europa”, che “utilizzano canali illegali per disporre di documenti falsi e di mezzi di trasporto e per trasferire denaro” e che fanno parte di “tante piccole bande criminali provenienti da vari Paesi”. E Frontex ancora prima: “Gli attacchi di Parigi hanno chiaramente dimostrato che i flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nella Ue”.

Il punto centrale della questione, però, è il rischio di fare confusione e mandare messaggi facilmente fraintendibili. In questo, anche il nostro Governo ha delle responsabilità (e non è nemmeno la prima volta). Europol e Frontex, ad esempio, si riferivano alla rotta balcanica, più “sicura” per eventuali infiltrati e ben più affollata nei mesi passati (basta dare un’occhiata ai dati ufficiali). La rotta del Mediterraneo centrale è da sempre un problema, sia perché “non sicura”, sia per le attività di controllo delle autorità egiziane, sia per l’instabilità dell’area libica.

Addirittura la relazione dei servizi metteva in contrapposizione le due questioni.

Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri, si presenta più concreto lungo l’asse della rotta balcanica, specialmente in relazione ad un quadro informativo che attesta: le vulnerabilità di sicurezza legate all’imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno; la centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighters, oltre che – come già detto – quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente; la presenza nell’area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti.

La chiusura della rotta balcanica ha cambiato questo quadro? Difficile escluderlo, ma di certo è tutto da dimostrare. Quello che appare difficilmente comprensibile è il perché di una comunicazione di questo tipo da parte di esponenti di primissimo piano del Governo, specie in un momento di tensioni legate alla ripresa massiccia dei flussi e dunque alla necessità di chiedere un ulteriore sforzo ai Comuni in materia di accoglienza.

Anche perché, nelle parti successive della sua audizione, Orlando dimostra di conoscere perfettamente qual è l’ambito sul quale si concentra l’azione investigativa e di contrasto a una eventuale minaccia terroristica al nostro Paese.

Come scrivevano i servizi, infatti, bisogna considerare: “il ruolo giocato da foreign fighters di estrazione europea nella promozione, pianificazione e realizzazione di azioni violente”, il peso sempre crescente degli homegrown mujahidin, “soggetti nati o cresciuti o radicalizzatisi in Occidente (sia convertiti sia reborn muslims, vale a dire immigrati di seconda/terza generazione che hanno riscoperto l’Islam in chiave estremista), pronti a convergere verso le zone del Califfato o a compiere il jihad sui territori di residenza”; la minaccia “puntiforme, riferibile all’universo composito di elementi autoctoni ed autoreclutati”, che si alimenta in circuiti radicali online e che è riferibile a “individui anche molto giovani, generalmente privi di uno specifico background, permeabili ad opinioni “di cordata” o all’influenza di figure carismatiche e resi più recettivi al “credo” jihadista da crisi identitarie, condizioni di emarginazione e visioni paranoiche delle regole sociali, talora frutto della frequentazione di ambienti della microdelinquenza, dello spaccio e delle carceri”.

Soprattutto nelle carceri, come spiega proprio Orlando: “Grazie al monitoraggio continuo abbiamo rilevato, dopo gli ultimi fatti di terrorismo, manifestazioni di esultanza e di simpatia nei confronti degli attentatori. Anche da parte di chi non era stato ancora segnalato come ‘radicalizzato’. In tutto, rispetto ai circa 10.000 detenuti di religione islamica, di cui 7.500 praticanti, parliamo di 350 persone che a vario titolo destano segnali di preoccupazione”.

Adriano Biondi

(Continua su: https://www.fanpage.it/isis-controlla-traffico-migranti-verso-l-italia-dice-ora-il-governo-senza-prove/http://www.fanpage.it/).

Ci stiamo accorgendo che qualcosa non funziona bene nella società della nostra Italietta e ci sono delle spie molto evidenti anche se di grosso, fino ad ora, non è successo nulla, inspiegabilmente.

Il sottobosco della radicalizzazione islamica estrema non promette un futuro roseo, anche se è vero e constatabile che nelle regioni più calde non c’è distinzione tra terrorismo in chiese o in moschee e gli assassinii riguardano tutti, senza distinzione di religione: il terrorista deve assassinare tutti e, se anche prima chiede di cambiare religione, poi fa fuori tutti quanti, specie se è imbottito delle solite droghe o di quelle più nuove e più potenti che distruggono il senso critico circa quello che si sta facendo: onnipotenza diabolica innanzitutto e distruzione di massa… bambini, donne, anziani, disabili, ammalati… non c’è differenza. Intanto le liste dell’esercito degli innocenti si allungano, mentre gli stati stanno a guardare, fornendo però le armi, anzi vendendogliele e poi mandando qualche sacco di riso per dimostrare, anzi coprire, il male che fanno con una umanità da schifo.

7) Sui libri di storia non c’è il bambino di 8 anni impiccato nei campi di concentramento dei nazisti, ma lo si deve ricordare anche se non appartiene ai vip o politici.

Storia di Sergio De Simone, il bimbo napoletano che fu cavia e vittima in un lager nazista

Il bambino napoletano Sergio De Simone, originario del Vomero, fu l’unico italiano sottoposto a sperimentazione medica in un campo di concentramento nazista. Il bimbo di appena 8 anni fu prima trattato come una cavia umana e poi ammazzato insieme ad altri 19 compagni di sventura. Dopo anni di oblio nel Giorno della Memoria si ricorda anche il suo sacrificio.

NAPOLIULTIME NOTIZIE 27 GENNAIO 2018 18:44 di Ciro Pellegrino

Aveva otto anni, Sergio De Simone, quando dal quartiere napoletano del Vomero venne deportato prima ad Auschwitz e poi ad Amburgo e qui sottoposto a sperimentazioni pseudoscientifiche prima di essere ucciso. La sua colpa? L’origine ebraica e il vivere in Italia dove le folli leggi razziali del fascismo diedero la possibilità ai nazisti di scatenare la ‘caccia al giudeo’ e la successiva deportazione nei campi di sterminio.

Sergio De Simone è passato alla storia per essere l’unico bimbo italiano sottoposto a sperimentazioni in un lager. Il medico e criminale nazista Kurt Heissmeyer si fece assegnare 20 piccoli ebrei come cavie che gli furono procurati facendoli prelevare dal campo di sterminio di Birkenau dall’altrettanto tristemente celebre dottor Josef Mengele. Il nazista, entrando nella baracca dei bambini per selezionarli disse: «Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti». Ai bimbi così selezionati e successivamente trasferiti nel campo di concentramento di Neuengamme, presso Amburgo, vennero inoculati bacilli della turbercolosi, allo scopo di verificare strampalate teorie. Vennero poi tutti barbaramente ammazzati a pochi giorni dalla Liberazione, nei sotterranei della scuola amburghese di Bullenhuser Damm.

Dopo anni di triste oblìo, la storia di Sergio e della sua famiglia è stata acquisita a pieno titolo nella memoria delle atrocità naziste da ricordare nel Giorno della Memoria che cade il 27 gennaio di ogni anno. Al piccolo l’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon ha intitolato la struttura ‘Palabimbo‘.

Ciro Pellegrino

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Spesso e volentieri, i libri di storia cancellano quello che è successo nel passato non più controllabile e gli allievi assorbono e prendono per vero quello che c’è scritto anche se non corrisponde necessariamente a quello che è successo, ma è scomodo ricordare. Infatti, i bambini e i giovani che vengono istruiti secondo le convinzioni dell’insegnante assorbono ed immettono nella loro memoria una modalità di pensiero da seguire piuttosto di altre, cancellate o ricordate molto tardivamente e ormai non più presenti nella memoria di chi ha acquisito altre teorie. I lager nazisti insegnano: gli stupri dei soldati che invadevano i paesi non sono ricordati. Mentre i bambini nati, per loro sfortuna, da mamme violentate dagli eserciti (che si sono trovate con figli da mantenere e sono state nel contempo disprezzate), sono tenuti, assieme alle loro madri, lontano dalla massa istruita a disprezzare, abbiamo il caso dei bambini di Hitler o altre idiozie che però crearono eserciti di disambientati, di umani cresciuti secondo il disprezzo e la violenza di chi li manteneva male. Si ricordi che furono il frutto delle migliaia di relazioni fra donne norvegesi e soldati del Reich, procreazioni che, negli anni dell’ occupazione nazista, i comandanti tedeschi incoraggiarono in nome della realizzazione della pura razza germanica. I bambini nati furono messi in case speciali in Germania e poi in Norvegia (case Lebensborn, dal “Progetto Lebensborn” o Progetto Sorgente di Vita). Tuttavia, presto i bambini diventarono poveri derelitti disprezzati, non voluti, violentati e alla mercé di criminali. In ogni luogo dove ci sono guerre, anche se non ci sono le Lebensborn, è come se ci fossero: bambini non voluti ce ne sono a migliaia, spesso anche col “regalino”, e cioè con le malattie sessuali di cui è portatore il violentatore e che spesso devono essere curate a vita.

8) Chi sono i Bacha-bazi, i bimbi abusati “per gioco”: li vestono da donna e poi li stuprano

Hanno tra gli otto e i quattordici anni, provengono da famiglie povere, vengono comprati o rapiti, costretti a ballare indossando abiti femminili e a soddisfare sessualmente i loro “proprietari”. Sono i Bacha-bazi, i “bambini per gioco”, giovani vittime della pedofilia che in Afghanistan continua ad essere tollerata.

ESTERI 18 FEBBRAIO 2017 10:22 di Mirko Bellis

In Afghanistan le relazioni omosessuali sono punite severamente, tuttavia, la pedofilia è praticata e tollerata. I Bacha-bazi (letteralmente “bambini per gioco”) sono ragazzini, tra gli otto e i quattordici anni, costretti ad indossare abiti femminili, a ballare e cantare nelle feste per intrattenere uomini molto più grandi di loro. Vengono rapiti, adescati per strada e negli orfanotrofi o venduti dalle loro stesse famiglie e, alla mercé dei loro “padroni”, finiscono per essere abusati sessualmente.

Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia, nel 2015 scriveva: “I ‘proprietari’, chiamiamoli così, dei Bacha-bazi approfittano della condizione di povertà in cui vivono questi bambini e le loro famiglie, sapendo che i genitori non posso rifiutarsi o denunciarli, perché sono troppo potenti e influenti e nessuno avrebbe il coraggio di opporsi”. Sono proprio i “signori della guerra” ­– come denunciò nel 2010 il documentario “The dancing boy of Afghanistan” del giornalista Najibullah Quraishi – i principali responsabili di rubare l’identità e la sessualità dei ragazzi costringendoli a travestirsi da donne per il loro piacere. Per i comandanti militari e i membri dell’élite avere un proprio “harem” di Bacha-bazi rappresenta uno status sociale, simbolo di potere e influenza. “Le donne sono per crescere i figli, i ragazzi sono per il piacere”, recita un detto comune in molte parti dell’Afghanistan. Questa forma di sfruttamento, radicata per decenni nelle regioni settentrionali ­– dove i Mujaheddin durante l’occupazione sovietica trascorrevano lunghi periodi lontano da casa assieme ai bambini soldato – negli ultimi anni ha cominciato a diffondersi nelle aree controllate dai talebani. E anche tra le fila dell’esercito afghano i ragazzi sono costretti a vestirsi da donna, a ballare e avere rapporti sessuali. Se si rifiutano, vengono uccisi, come ha segnalato il blogger Asfandyar Bhittani suo suo account Twitter.

Totale impunità

Nell’Afghanistan dilaniato da decenni di guerra, gli aguzzini dei Bacha-bazi godono di totale impunità. Di fronte allo sfruttamento sessuale dei minori, le autorità locali spesso chiudono un occhio a causa dello strapotere degli sfruttatori. E anche ai militari statunitensi, come ha denunciato un’inchiesta del New York Times del 20 settembre 2015, i superiori avevano imposto di non intervenire né denunciare gli abusi sessuali, neanche quando gli alleati afghani abusavano dei ragazzini nelle basi militari. “Durante la notte li sentivamo gridare, ma non potevano far nulla. Non ci era permesso”, raccontò al Nyt il padre del caporale Gregory Buckley, rimasto ucciso in Afghanistan nel 2012. Questa orribile pratica di sottomissione e di pedofilia è resa possibile anche dal fatto che nessuno di questi bambini denuncia i suoi aggressori. Oltre alle violenze già subite, i Bacha-bazi finirebbero per essere accusati di omosessualità, un reato castigato duramente in Afghanistan, anche con la pena di morte, soprattutto nelle zone rurali dove i capi locali dei villaggi godono di un potere assoluto. Nel dicembre del 2016, a seguito dell’ondata di violenza che ha colpito il nord-est del Paese, la Commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan (Aihrc) ha notato un aumento significativo dei Bacha-bazi. Hayatullah Amiri, a capo della Aihrc, ha sollecitato il parlamento afgano ad approvare una legge per prevenire questa piaga sociale. La commissione sottolinea che, sebbene il diritto penale dell’Afghanistan vieti lo stupro e la pedofilia, non ci sono disposizioni chiare per impedire gli abusi sui Bacha-bazi.

Usati come bombe dai talebani

I Bacha-bazi non solo vengono costretti a convertirsi in concubine. E’ stato documentato che alcuni di questi ragazzi sono stati impiegati anche nelle missioni suicide dei talebani. Nell’aprile del 2015, le forze di sicurezza afghane hanno arrestato un sedicenne prima che si facesse esplodere. Dalle indagini è emerso che il ragazzo era stato rapito e violentato da quattro comandanti talebani, per poi essere diretto dai suoi carnefici verso il suo obiettivo, il distretto centrale di polizia a Kabul. Secondo l’agenzia di stampa France Press, gli integralisti islamici, tristemente noti per le loro punizioni alle donne, userebbero l’attrazione dei funzionari governativi per i Bacha-bazi per tendere delle trappole alla polizia e compiere attentati nel sud del Paese.

Traumi permanenti

“Essere un “bambino danzante” – ha affermato Andrea Iacomini – vuol dire subire un forte danno psicologico, dovuto al cambio di personalità, essere picchiato e vittima di ripetute violenze carnali da parte del proprio padrone o dei suoi amici”. Quando raggiungono i 18 anni i Bacha-bazi vengono liberati ma il futuro che li aspetta è fatto di esclusione sociale e discriminazione. La condizione di sottomissione in cui sono costretti a vivere questi ragazzi segnerà per sempre le loro esistenze. “Le vittime soffrono gravi traumi psicologici “, ha confermato un rapporto della Commissione per i diritti umani in Afghanistan. “Nella mente dei ragazzi – prosegue la relazione – si instaura un sorta di disperazione e un sentimento di ostilità e vendetta, con il rischio che, una volta adulti, diventino a loro volta carnefici ripetendo il ciclo degli abusi”.

Sempre più bambini vittime della guerra

La crescente violenza che continua ad insanguinare l’Afghanistan è stata confermata anche dall’Onu. La Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Afghanistan (Unama) ha reso noto che nel 2016 ci sono state quasi 11.500 vittime civili (3.498 morti e 7.920 feriti), un aumento del 3% rispetto all’anno precedente. A pagare di più le conseguenze della guerra sono stati proprio i bambini: quasi mille i minori morti e 2.589 i feriti, un incremento del 24% rispetto al massimo mai registrato finora.

Mirko Bellis

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Se il nome è nuovo per molte persone, è un trucco abbastanza comune per far fissare l’attenzione su un singolo paese che si etichetta come pervertito. Ma ci si illude: è così in tutto il mondo; i Bacha-bazi ci sono in tutto il mondo sotto altro nome. Abbiamo capito che si può dire che in tutto il mondo ci sono pervertiti che cercano questo gioco perché hanno soldi e portano in queste cliniche soprattutto bambini/e per dar loro un aspetto sessuale più consono ai loro gusti. Queste cliniche scoperte in Brasile sono state trovate anche in altri stati. Se poi consideriamo l’articolo “Il sexgate esplode all’ONU: centinaia di abusi sessuali in un clima d’omertà”… (per approfondimenti: https://www.globalist.it/world/2018/01/18/il-sexgate-esplode-all-onu-centinaia-di-abusi-sessuali-in-un-clima-d-omerta-2018017.html).

9) Afghanistan, Onu: “30 bambini uccisi in un raid dell’esercito contro una scuola”

L’esercito afghano il 2 aprile scorso avrebbe ucciso almeno 30 bambini in un raid aereo realizzato contro una scuola coranica della provincia settentrionale di Kunduz. Lo ha reso noto la Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Afghanistan (Unama).

ASIA 7 MAGGIO 2018 20:54 di Susanna Picone

Il 2 aprile scorso almeno trenta bambini sarebbero stati uccisi dall’esercito afghano in un raid aereo realizzato contro una scuola coranica della provincia settentrionale di Kunduz. È quanto ha reso noto oggi a Kabul la Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Afghanistan (Unama). Nel rapporto frutto di una indagine sull’operazione che fu presentata dai vertici militari come diretta a eliminare alti responsabili talebani nel distretto di Dasht-i-Archi, l’Onu ha precisato che provocò trentasei morti e settantuno feriti. Di questi, trenta morti e cinquantuno feriti in realtà erano dei bambini. Solo sei persone decedute nel raid aereo sarebbero stati dunque adulti. Dopo aver precisato questo, l’Unama ha fatto sapere di non aver potuto verificare con certezza se all’interno del seminario vi fossero talebani e ha raccomandato di impartire all’esercito direttive inerenti il rispetto del diritto umanitario internazionale.

Cinque agenti uccisi dai talebani – Il portavoce dei talebani, Qari Yussouf Ahmadi, ha intanto rivendicato con una dichiarazione inviata ai media un attacco avvenuto nella provincia di Kandaharattacco avvenuto nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan. Nell’attacco – secondo quanto reso noto da un portavoce del capo della polizia provinciale – almeno cinque agenti sono stati uccisi e altri nove sono rimasti feriti. Nel corso dell’attacco – avvenuto nel distretto di Marouf, vicino al confine con il Pakistan – c’è stato anche uno scontro a fuoco con la polizia in cui sono morti quindici talebani e una decina sono rimasti feriti. Lo scontro a fuoco è durato varie ore dopo che sono arrivati i rinforzi delle forze di sicurezza.

Susanna Picone

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Niente di nuovo nell’osceno bombardamento di scuole per bambini. Ormai ci hanno abituato ad assistere impotenti e ad arrabbiarci nel sapere che sono ancora bombardate le scuole, gli ospedali, i centri di soccorso. Dove è finita l’umanità di una volta? Cosa si pensa di fare ora che gli aerei, dove aver bombardato una volta, aspettano che accorrano i volontari e poi bombardano una seconda volta per poter uccidere più persone? È questa l’ultima trovata scaltra e terribile per far fuori più gente: aspettando i volontari che accorrono e che sono di intralcio a chi bombarda una prima volta.

Vigliacchi, come sempre, e crudeli anche i piloti, che non si rifiutano di bombardare i civili e soprattutto i bambini che sono il nostro ed il loro futuro. Non capiscono proprio nulla. Gli scontri a fuoco sui civili sono la più vile espressione di crudeltà fine a se stessa! Essa suscita nei sopravvissuti una rabbia che, anche se spenta dall’impotenza a reagire, presto o tardi si farà viva per dare pane al pane e vendetta nei confronti di una guerra che non si dimentica, ma che giace in fondo agli istinti di chi ha subito.

10) Parma, arrestate due maestre: maltrattavano e terrorizzavano bambini piccoli

Sono state arrestate dai carabinieri a Colorno, un comune della provincia di Parma, due insegnanti responsabili di maltrattamenti nei confronti di bambini di età compresa tra i 3 ed i 5 anni. Le vittime, terrorizzate, erano costrette a subire ripetute violenze fisiche e psicologiche e punizioni quando disobbedivano.

CRONACA ITALIANA 23 MAGGIO 2018 08:56 di Susanna Picone

L’ultimo caso di violenze e maltrattamenti in una scuola ai danni di bambini piccoli arriva da Colorno, Comune di circa 9000 abitanti nella provincia di Parma, dove i carabinieri hanno arrestato due maestre. Maestre che appunto avrebbero maltrattato e terrorizzato coi loro comportamenti dei bambini piccoli di età compresa tra i tre e i cinque anni. Secondo quanto accertato dai carabinieri, le giovanissime vittime della scuola dell’infanzia di Colorno sarebbero state costrette dalle due insegnanti, ora agli arresti domiciliari, a subire ripetute violenze fisiche e psicologiche e punizioni restrittive.

Bambini puniti dalle due insegnanti quando disobbedivano ai loro ordini – “Mangia col piatto in mano come un animale”, è ad esempio una delle frasi che una delle due insegnanti finite in manette avrebbe urlato a un bambino che aveva disobbedito al suo ordine di restare immobile. Le indagini che hanno portato all’arresto delle due insegnanti sarebbero scattate in seguito alla segnalazione della mamma di una bambina che frequenta l’asilo nel Parmense. Il materiale investigativo è stato raccolto per circa un mese: gli inquirenti parlano di “clima di terrore e soggezione ingenerato nella piccole vittime”.

Sulla vicenda interviene il sindacato Gilda degli Insegnanti – La Gilda degli insegnanti, appresa la vicenda, ha chiesto vengano mostrati i video dei maltrattamenti. Salvatore Pizzo, coordinatore della Gilda di Parma e Piacenza, ha detto che “solo guardando le immagini potremo renderci conto almeno parzialmente di cosa è successo a Colorno”. “È opportuno – ha aggiunto – che il legislatore indichi espressamente quando una ramanzina o punizione comminata a un alunno discolo è legale e quando si sconfina nell’illecito penale. Ricordiamo che anche la giurisprudenza in passato in passato ha precisato che il docente è dotato di poteri autoritativi”.

Susanna Picone

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11) Botte ai bambini, sospesa una maestra d’asilo nel Salernitano

Una maestra d’asilo di 54 anni di Giffoni Valle Piana, nella provincia di Salerno, è stata sospesa in quanto fortemente indiziata di maltrattamenti ai danni dei suoi piccoli alunni. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Salerno, è scattata in seguito alle denunce di alcuni genitori: le denunce sono state suffragate da intercettazioni audio e video che hanno dimostrato i maltrattamenti.

CRONACA NAPOLI E CAMPANIASALERNOULTIME NOTIZIE 11 MAGGIO 2018 12:58 di Valerio Papadia

Un nuovo caso di maltrattamenti a scuola arriva dalla provincia di Salerno, precisamente da Giffoni Valle Piana – località famosa per il festival del cinema dedicato ai ragazzi. Una maestra d’asilo di 54 anni è stata sospesa dall’insegnamento perché fortemente indiziata di maltrattamenti ai danni dei suoi piccoli alunni: il provvedimento disciplinare, emesso dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della locale Procura, è della durata di un anno.

Le indagini dei magistrati sono partite dopo che alcuni genitori dell’asilo, che si trova in località Santa Caterina, a Giffoni, si sono recati dai carabinieri di Battipaglia per denunciare gli episodi di violenza subiti dai loro bambini, che loro stessi avevano palesato ai genitori. Le indagini dei militari, supportate da intercettazioni audio e video, hanno suffragato il racconto dei bambini, permettendo di svelare la condotta violenta della maestra, che si rivolgeva ai piccoli alunni – tutti tra i 4 e i 5 anni – insultandoli e prendendoli a schiaffi, tirandogli capelli e orecchie e strattonandoli.

Valerio Papadia

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Sembra che chi è al comando, inclusi quelli che sono già usciti, non abbiano capito in cosa consista la sorveglianza negli asili: cioè i famosi videoregistratori o le cimici che non sono stati installati. È ben vero che alcune scuole ce li hanno già da un pezzo, ma per gli altri si favoleggia: un politico si alza e dice che è vergognoso che ci siano ancora maestre che picchiano i bambini e predica di sbrigarsi a fare quello che hanno già legiferato, ma sembra che tutti gli altri presenti non sentano, non odano o dormano, come è dimostrato da alcuni video girati in Parlamento.

Poveri bambini! Perché ne scopriranno ancora di maestre manesche e criminali. È già stato ripetuto che non sono, per fortuna, tutte così e altre sono ammirevoli per la loro dedizione, ma purtroppo alcune continuano imperterrite nella loro violenza di persone da allontanare dalla scuola e mandare a zappare la terra o a spaccare pietre, assieme magari ai politici che nicchiano su questi provvedimenti urgenti da circa un ventennio e passa.

Bravo, stato italiano! Continua a sfornare giovani psicologicamente disabili che ripeteranno la violenza ricevuta! Bravo! Sei sulla via giusta per aumentare i soggetti psichiatrici ad ogni livello.

E un “bravo” va anche ai parlamentari che dormono quando si dovrebbe svergognare chi ha dimenticato quei provvedimenti che tutti vogliono applicare a tutela di tutti i futuri cittadini di questa povera e strapazzata Italietta.

12) A 11 anni corre nella notte alla Croce Rossa con la sorellina in braccio e la salva

La mamma aveva chiamato i soccorsi ma il bambino si è accorto che la situazione stava peggiorando perché la piccola respirava con sempre più difficoltà, così l’ha presa in braccio e si è messo a correre a perdifiato verso la sede della Croce Rossa, salvandole la vita.

CRONACA ITALIANA 24 MAGGIO 2018 11:01 di Antonio Palma

La sorellina di un anno si era sentina male improvvisamente mentre erano a casa e la mamma aveva chiamato subito i soccorsi per chiedere aiuto ed era scesa in strada ad attendere l’ambulanza. Quando lui si è accorto che il mezzo di soccorso non arrivava e la situazione stava peggiorando perché la piccola sembrava cianotica e respirava con sempre più difficoltà, senza esitare ha deciso di prenderla in braccia e, da solo, correre verso la sede della Croce Rossa per salvarla. Come racconta la Stampa, è l’impresa di un bambino di soli 11 anni residente a Sanremo, che con il suo gesto è riuscito ad evitare guai peggiori alla piccola sorellina.

L’episodio l’altra sera, poco dopo le 23,30 quando il bambino ha preso in braccio la piccola, ha lasciato a casa la mamma con un altro bimbo di pochi mesi e si è messo a correre a perdifiato verso la sede della Croce Rossa di Villa Zirio dove l’ha consegnata ai volontari chiedendo di fare qualcosa. Dopo le manovre rianimatorie tra cui un massaggio cardiaco che le hanno consentito di riprendere a respirare, la piccola è stata immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Borea di Sanremo dove i medici infine l’hanno presa in carico scongiurando il pericolo. A salvarle la vita quella corsa disperata del fratello maggiore. “Ha avuto tanto coraggio, ha fatto una cosa grande per la sua sorellina” hanno commentato i medici.

Antonio Palma

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Ancora una volta i bambini ci svergognano. Essi non sono ancora affetti dalla corsa alle poltrone di comando o dall’urgenza di sentirsi superiori agli altri. Brava, bambina! C’è Qualcuno che ha scritto quello che hai fatto e posso assicurarti che il tuo gesto è un esempio di gran lunga superiore a tutte le chiacchiere che ci sfornano in continuazione per farci stare stupidamente tranquilli a vedere la TV ed altro.

Brava! Cresci guardando con sospetto il mondo degli adulti che, dopo un elogio, ritorna alle sue abitudini tutt’altro che da imitare.

13) Sottomette la convivente e la picchia, arrestato un “santone” a Santa Venerina

05 Giugno 2018 – catania.gds.it › Cronaca

Come un santone, si attribuiva poteri soprannaturali e prometteva alle gente guarigioni e miracoli e intanto sottoponeva da mesi la convivente di 27 anni a vessazioni psicofisiche sfociate la notte scorsa in una vera e propria aggressione con sequestro di persona.

E’ così finito in manette a Santa Venerina un uomo di 55 anni, bloccato dai carabinieri dopo che aveva preso la ragazza a calci e pugni e l’aveva chiusa fuori dal balcone per non farle chiamare i soccorsi. Ma dal balcone la giovane, urlando a squarciagola, ha attirato l’attenzione dei vicini di casa che hanno chiamato i carabinieri.

Alla giovane la convivenza con l’uomo era costata la perdita della potestà sulla figlia di appena cinque anni, nata da una precedente relazione; la piccola era stata affidata ai nonni materni perché nel marzo scorso i giudici del Tribunale dei minori di Catania l’avevano dichiarata incapace di potersi dedicare all’educazione e crescita della bambina in virtù di un totale asservimento ai voleri del convivente.

Alla giovane, trasportata in ambulanza all’ospedale di Acireale, sono stati diagnosticati un trauma distorsivo rachide cervicale e una escoriazione all’avambraccio sinistro, giudicati guaribili in 15 giorni. Dimessa, ha potuto riabbracciare la figlioletta in casa dei suoi genitori. L’arrestato è stato rinchiuso nel carcere di Piazza Lanza.

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Finalmente cominciano ad emergere le vessazioni e le false promesse dei santoni che circolano per abbindolare gente sprovveduta e per soldi; per avere dipendenti sfruttabili sessualmente o come fonte di guadagno, immettendoli nel mondo molto più facile della prostituzione. Brave, le donne che riescono a denunciare le violenze subite o in fieri e bravi i poliziotti che accorrono ad arrestare i furbi che pensano che il mondo sia pieno di imbecilli che subiscono le loro violenze psicologiche e fisiche e stanno zitti per paura; anche se la paura e la violenza sono la loro arma principale, dopo la prima e falsa promessa alle vittime di essere state prescelte per essere degli eletti, cioè incoscienti delle loro trame.

14) La guerra dimenticata in Yemen: video di bombe dell’Arabia Saudita su civili e soccorritori [N.d.A.: attenti a non uscire dopo il primo attacco, gli aerei ritornano una seconda volta a colpire i soccorritori]

Un doppio attacco aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita in un quartiere affollato della capitale dello Yemen ha ucciso 6 civili, tra cui un bambino. I feriti sono decine e il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare. In oltre tre anni di guerra sono morte almeno 10mila persone e il Paese affronta una crisi umanitaria spaventosa.

MEDIO ORIENTE 8 MAGGIO 2018 17:30 di Mirko Bellis

A Sana’a, la capitale dello Yemen, un duplice attacco aereo avvenuto ieri ha ucciso almeno 6 persone, tra cui un bambino. Decine i feriti e il bilancio delle vittime è destinato a salire. I jet militari della coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno bombardato a distanza di pochi minuti il centrico quartiere Tahrir.

Gli attacchi avevano come obiettivo gli uffici presidenziali, che si trovano in un’area affollata della città, a pochi passi da un hotel, farmacie, una scuola e diversi negozi. Nel palazzo presidenziale, secondo le informazione dell’intelligence saudita, in quel momento era in corso una riunione di alti esponenti Houthi, la milizia ribelle sciita che controlla la capitale dall’inizio del 2015, dopo aver spodestato con un colpo di Stato il presidente Abd Rabbih Mansur Hadi.

Le foto e i video diffusi sui social media mostrano decine di persone in preda al panico, alcune coperte di sangue, che corrono per cercare di mettersi in salvo: attorno, macerie di edifici distrutti e automobili danneggiate. E mentre erano in corso i primi soccorsi, è avvenuto il secondo attacco. “Stavamo lavorando accanto agli uffici presidenziali quando abbiamo sentito un aereo e poi un’esplosione”, ha affermato Ahmed Dehashir, uno dei primi soccorritori. “Alcune persone si sono precipitate sul posto e hanno visto la distruzione, la gente sotto le macerie. Abbiamo cercato di scavare per estrarre i morti e i feriti da sotto i detriti quando c’è stato un secondo attacco”, ha aggiunto.

Il centrico quartiere di Sana’a, nel momento in cui sono avvenuti i due raid aerei, era molto affollato di civili. Decine di feriti sono stati trasportati negli ospedali supportati da Medici senza frontiere (Msf). Come Shehab, uno studente di 17 anni, che stava tornando a casa da scuola dove aveva appena terminato un esame. O Akram, uno spazzino di 19 anni, che ha riportato ferite alla testa e alle orecchie. Dawood, un uomo, stava comprando medicine in una farmacia quando è stato colpito dall’attacco. Hussein, un ragazzo di 30 anni che lavora in un bar, ha ferite da schegge alla testa, a una mano e alla schiena. “Ero venuto a ritirare la mia indennità di trasporto per il lavoro – ha raccontato – quando c’è stato l’attacco e sono rimasto ferito. Non so cosa sia successo al resto dei miei colleghi”.

“Alcuni dei feriti sono arrivati in ambulanza, altri in moto”, ha dichiarato Abdulfatah Al-Alimi, referente medico di Msf a Sana’a. “Alcuni pazienti sono arrivati con un trauma cranico, altri avevano ferite da schegge sulle gambe. Abbiamo riscontrato ogni tipo di ferita. Ho visto anche una ragazza che cercava di entrare nel pronto soccorso. Non sapeva se avrebbe trovato suo padre vivo o morto”. “Ancora una volta dei civili, compresi bambini, sono stati uccisi e mutilati perché si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato”, ha affermato João Martins, capo missione di Msf in Yemen. “Nessuno dovrebbe vivere nella paura di essere bombardato in momenti normali della propria quotidianità – ha aggiunto Martins – e ancora una volta vediamo vittime civili di attacchi aerei combattere per la vita negli ospedali”.

Le bombe sono cadute vicino anche agli uffici dell’Ong Norwegian Refugee Council (Nrc). “Siamo sconvolti dai bombardamenti della coalizione guidata dai sauditi avvenuti in un quartiere altamente popolato di Sana’a”, ha scritto Suze van Meegen, la direttrice in Yemen dell’organizzazione umanitaria norvegese. “Questi raid seguono una tendenza di attacchi sui civili in tutto il Paese. Dall’inizio dell’anno, ogni giorno oltre 460 yemeniti sono fuggiti dalle loro case, molti dei quali senza un posto sicuro dove andare. Oltre a ciò – continua la nota diffusa da Nrc – un’imminente stagione delle piogge minaccia di creare un terzo focolaio di colera”. “Facciamo nuovamente appello alle parti in conflitto affinché cessino immediatamente le ostilità e si impegnino in una risoluzione politica per porre fine a questa guerra”.

Il conflitto in Yemen dura da oltre tre anni e ha provocato la più grande crisi umanitaria al mondo, secondo le parole del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. I numeri diffusi dall’Onu sono tremendi: 22 milioni di persone (il 75% della popolazione) hanno bisogno di qualche forma di assistenza e protezione umanitaria; meno della metà delle strutture sanitarie sono funzionanti e 16 milioni di yemeniti non hanno accesso regolare all’acqua potabile e all’igiene di base. Una guerra quella in Yemen spesso dimenticata e lontana dai riflettori dei media dove però le persone continuano a morire sotto le bombe o causa di malattie come il colera. “Davanti a fatti come questi, diventa ancora più evidente quanto sia fragile oggi l’assistenza sanitaria in Yemen e anche quanto sia fondamentale per i civili coinvolti in questo conflitto”, ha concluso Al-Alimi.

Mirko Bellis

(Continua su: https://www.fanpage.it/la-guerra-dimenticata-in-yemen-video-di-bombe-dell-arabia-saudita-su-civili-e-soccorritori/http://www.fanpage.it/).

Nella miscela di notizie commentate, fatte di violenza e di umanità, c’è sempre una varietà di sentimenti e di emozioni che spesso non sono in pari. Tuttavia, prevalgono sempre le notizie di distruzione, che ci raccontano un’umanità che sembrerebbe non migliorare. D’altro canto, i casi di bambini che ci dimostrano il contrario stanno aumentando, quando non sono rovinati da tendenze disastrose del mondo degli adulti ad avere bambini come oggetti da usare per i loro vizi più perversi. Spesso l’adulto prepara, prima di mettere in atto la propria perversione, qualche trappola per far cadere i meno esperti, mascherando il tutto con una falsa umanità che non è altro che perverso intrigo per far cadere i propri avversari, magari politici o sociali, che invece si danno da fare per mettere fine a porcherie cui sono abituati uomini dediti solo al potere, al soldo e alla schiavizzazione di quanti più umani è possibile.

Ringraziamo quei volontari e anche tutte le persone che aiutano i sofferenti, gli oppressi e i disperati a vivere una vita meno infelice e più consona all’esistenza.