Parlamentari olandesi – Caso Martijn

Parlamentari olandesi vogliono un’indagine penale sull’associazione pedofila ‘Martijn’ per il caso di abuso sessuale infantile ad Amsterdam. Il link con il caso Zandvoort e il caso Temse-Madeira diventa inevitabile.

Dei parlamentari olandesi chiedono un’indagine nei confronti dell’associazione pedofila ‘Martijn’ nei Paesi Bassi, a causa dei suoi contatti con il babysitter, colpevole d’abuso di decine di neonati e bambini. L’associazione ‘Martijn’ è direttamente collegata sia al sensazionale caso di pornografia infantile ‘Zandvoort’ che al caso di pornografia infantile ‘Temse-Madeira’ e ad altri casi importanti, come quelli chiamati ‘Coral’ e ‘Cattedral’ in Francia. ‘Martijn’ era infatti presente in una lista, con molte persone importanti e organizzazioni, che fu sequestrata durante una ricerca investigtiva nell’abitazione del belga Norbert de Rijck a Temse. Questa è stata condotta dalla gendarmeria di Beveren, in Belgio, su commissione del giudice istruttore di Dendermonde.
Nel suo rapporto la Gendarmeria comunicò al giudice istruttore che la lista non era d’alcuna importanza, quindi non vi fu condotta alcuna indagine su abusi sui minori. Il gruppo di lavoro sito a Morkhoven nelle Fiandre, di nome ‘Werkgroep Morkhoven’, che invece indagò sull’elenco, arrivò a scoprire la rete pedocriminale di ‘Temse-Madeira’.
Marcel Vervloesem, fondatore del Werkgroep Morkhoven, approfondendo ulteriormente le ricerche al riguardo, spianò la strada per l’arresto di numerosi personaggi coinvolti nella rete Temse-Madeira, provenienti dal Belgio, dai Paesi Bassi, dal Portogallo e dall’Inghilterra. Nei processi che seguirono, i colpevoli furono condannati.

Questa ricerca portarono Vervloesem e il Werkgroep Morkhoven nel 1998 sulla pista del caso ormai famoso di Zandvoort. Di consequenza il ricercatore Marcel Vervloesem trovò un nuovo collegamento con l’associazione pedofila olandese ‘Martijn’. Una serie d’immagini di pornografia infantile trovata nel dossier di Zandvoort risultò essere identica alle foto stampate sulle riviste di ‘Martijn’. In parte queste foto pedopornografiche risultarono essere scattate da un certo J.M. Villaume in Francia, che a sua volta fu coinvolto sia nello scandalo pedopornografico ‘Cattedral’ che in quello di ‘Coral’ in Francia. Tra le fotografie fu trovata anche la galleria fotografica di Harry Turné dalla Germania che pubblicava delle immagini pedofile sotto il nome ‘Pojkart’. Nelle riviste di ‘Martijn’ si trovarono anche degli articoli connessi al caso pedocriminale ‘Palestra’ in Berlaar, in Belgio, in cui sono stati abusati molti giovani. Molte foto di questo caso erano state pubblicato sulla rivista di ‘Martijn’.

Tutte queste informazioni con relative prove erano precedentemente state consegnate da Vervloesem alla Brigata Investigativa Speciale della gendarmeria di Geel, in particolare all’Adjudant Frans Tops, ma la Giustizia di Turnhout non fece nulla con il materiale. Le immagini sono state usate al contrario per perseguire Marcel Vervloesem per “possesso di pornografia infantile” in modo da poter insabbiare il scottante caso pedopornografica di Zandvoort.
Vervloesem aveva consegnato le stesse prove anche alla Polizia Giudiziaria di Parigi, che su commissione del Ringot, magistrato parigino, era venuta con una rogatoria ai Paesi Bassi e alla Brigata Investigativa Speciale di Geel in Belgio.

Anche nel caso Zandvoort sono state trovate delle foto di neonati e bambini durante i vari abusi. Il programma televisivo olandese ‘Nova’ fece una scioccante trasmissione sul caso Zandvoort in cui furono mostrate alcune delle immagini di bebé e bambini torturati e maltrattati. Le prove di cui sopra si trovano ancora nel fascicolo penale di Marcel Vervloesem, con il pretesto che Vervloesem era indagato sul ‘possesso di pornografia infantile’.

Dopo 10 anni di processi da parte dei media in cui lo chiamarono “cacciatore auto-proclamato di pedofili” e “stupratore di bambini” il ricercatore di Morkhoven fu infine rinchiuso in carcere ne 2008. In questo modo le prove sulla rete pedocriminale di Zandvoort furono insabbiate e il pedofili ed i produttori di pedopornografia potevano andare avanti indisturbati. A Marcel Vervloesem fu imposto un ordine di bavaglio verso la stampa già dal 2006 per ordine della giustizia di Turnhout.

Dopo essere stato torturato per due anni nelle carceri di Turnhout e Bruges, è stato rilasciato qualche mese fa in via provvisoria con la condizionale. Le condizioni vogliono che egli non abbia contatti con la stampa e con le associazioni che s’impegnano a rilevare e a combattere le reti di pornografia infantile. Anche Vervloesem stesso non potrà più svolgere alcuna attività di ricerca, né gli è permesso di lasciare il paese per parlare in conferenze internazionali delle sue ricerche sulle reti internazionali di pornografia infantile. (Alcuni anni fa, un certo numero di politici sono riusciti a prevenire che egli parlò al Senato belga sul caso di pornografia infantile di Zandvoort)

Questa è una buona cosa per gli abusanti di bambini che sono appena stati arrestati nei Paesi Bassi per abuso sessuale di bambini piccoli e per la distribuzione di materiale pedopornografico.
E’ una fortuna anche per l’associazione pedofila ‘Martijn’ che non ha nulla da temere perché tutto il materiale di ricerca di Vervloesem, con la tacita approvazione del ministro di Giustizia belga Stefaan de Clerck, è stato archiviato nellle profondità delle cantine giudiziali. Sarebbe perfino possibile che tutto questo materiale di ricerca svanisca nel nulla come successe con una parte dei CD-rom del caso di Zandvoort.