Esercito del nulla

Nessun divieto di andare a caccia di bambini

Diverse sono le notizie che si accavallano e che fanno emergere sempre di più lo squallido quadro di quattrocento Titanic che affondano ogni anno carichi di bambini. I tam tam che annunciano questa sciagura si trovano vicini ad altri tam tam sociopolitici che riempiono pagine e pagine di media, per cui il problema dei bambini che muoiono di fame, che scompaiono, violentati in ogni senso è sentito marginalmente.

Si fanno poche fiaccolate (l’unica al 20/11/2011) o marce che invece si strafanno in favore di altre proteste sociali che non hanno lo stesso peso, per non disquisire,di questo esercito invisibile che aumenta ogni giorno e scompare dal conteggio dei miliardi di popolazione umana.

Ironia del caso, in questi giorni si attendeva il prossimo nascituro che aumentava la popolazione mondiale a 7 miliardi; gioia e festa! Mah … non so fino a che punto, visto che più della metà di questi numeri sono persone che vivono ancora e spesso con un nulla.

Ancora adolescenti kamikaze a Kabul, orfanatrofi da paura in Russia, maestre d’asilo nido non sospese dall’incarico come in provincia di Genova, a Molazzano, e che non maltrattano bambini, ma usano mezzi di correzioni impropri e quei bambini picchiati accettano la differenza giuridica fra le botte ricevute, anche se ne sentono la differenza.

In Somalia si è detto all’inizio del mese che:

– ogni tre secondi moriva di fame un bambino al di sotto dei cinque.

Adesso questo dato non ci si aggiorna più – si volta pagina – ma in Somalia continuano a morire di fame quelli al di sotto e al disopra dei cinque anni e si aggiungono altri ancora morti non si sa di cosa, in altre nazioni.

Un articolo recente parla di 8.000.000 di bambini scomparsi all’anno, cioè pari a quattrocento volte le persone annegate nel disastro del Titanic: nessuna nazione si ferma a lutto per un minuto, un’ora, come succede invece per ricordare gli adulti uccisi nel tutelare qualche nazione.

I bambini scomparsi non meritano un minuto di silenzio ogni tanto (riflessione su cosa si può fare di pratico per loro).

Da bliz quotidiano
Cronaca Mondo del 04/05/2010 (diritti riservati)

1) Russia: troppi orfani e orfanotrofi. Un Paese dove i piccoli vengono rifiutati due volte
Non c’è nulla di strano negli orfanotrofi in Russia. Anche qui ci sono stanze piene di bambole e trenini, animaletti di peluche per la gioia di ogni bambino. Ci sono terapisti del linguaggio e infermiere 24 ore su 24. Sembra un luogo dove la “ricetta dell’amore” funziona.

Peccato che nessuno viene a conoscere questi bambini. Non ci sono visite per le adozioni né incontri con i futuri genitori. Sono infatti davvero pochi i piccoli adottati da coppie russe o straniere.
Quelli che non ce l’hanno fatta a entrare nelle grazie di mamma e papà sparsi sull’emisfero,
a 7 anni sono già considerati “troppo vecchi” per restare. E, a mo’ di pacchi, verranno spediti in un altro orfanotrofio. Riflesso dell’intrecciato sistema che, in Russia, assomiglia di più a un deposito di qualche magazzino che a un’istituzione nata per trovare una vera famiglia a chi non ce l’ha.

Il caso della donna americana che ha rispedito al mittente un bimbo russo di 7 anni, con tanto di biglietto nel quale avvisava le autorità che non lo voleva più, ha fatto il giro del mondo.
Già, perché il «pacco» di nome Artem Saveliev, adottato da una single del Tennesse nel settembre scorso e rimandato indietro sette mesi più tardi, era «troppo violento e con gravi problemi psicologici e comportamentali». Il comportamento della donna è stato motivo di grande indignazione per i vertici russi e ha focalizzato l’attenzione sulla situazione delle adozioni internazionali. Ma ha finito per oscurare la questione fondamentale. E cioè che in Russia ci sono troppi orfani e troppi orfanotrofi.

Nel Paese so¬no registrati come orfani “uf¬ficiali” più bambini che durante la Seconda guerra mondiale: attual¬mente
– sono 697.000 e allora, quando infuriava la distruzione, ne¬gli anni ’40, erano 678.000
Ma due terzi degli attuali «orfani» sono in realtà «orfani sociali», vale a dire i loro genitori sono ancora vivi. Lo ha dichiarato alla Duma Yelena B. Mizuli¬na, presidente della commissione parla-mentare per la fa¬miglia, le donne e i bambini.
Due anni fa il Parlamen¬to approvò una leg¬ge sull’assistenza a¬gli orfani, e da allo¬ra
-«di quasi due vol¬te è aumentato il numero delle resti¬tuzioni di orfani dal¬le famiglie adottive agli orfanotrofi».
«Gli esperti – ha det¬to Mizulina – ritengono che ciò rap¬presenti uno schiaffo umanitario contro i bambini: prima i loro geni¬tori biologici li hanno rifiutati, e poi anche quelli adottivi».

Secondo la deputata, negli ultimi due anni so¬no stati restituiti agli orfanotrofi cir¬ca 30.000 bambini adottati. Questa situazione si è creata perché nessuno si prende cura dei genitori adottivi, non offre loro varie forme di assistenza, afferma il presidente. Inoltre, a suo parere, le tenden¬ze negative sono in gran parte pro¬vocate dalla «commercializzazione stessa del processo di adozione de¬gli orfani».
«Molti – afferma la deputata – adot¬tano dei figli per ottenere beni ma¬teriali che poi in realtà non arriva¬no, per cui i genitori adottivi si ve¬dono incentivati a restituire i bam¬bini, senza preoccuparsi dei danni psicologici che infliggono loro».

Una situazione dovuta al degrado sociale delle grandi città come Mo¬sca e San Pietroburgo, dove molta gente, nelle periferie, ma non solo, vive ancora nelle “khrushchoby” (le “baracche di Khrusciov”), i caser¬moni costruiti in fretta negli anni ’60 del secolo scorso, oggi spesso fati¬scenti o insufficientemente restau¬rati, a fronte dei nuovi condomini che sorgono in città o nei dintorni più attraenti.

Una tale situazione ri¬guardante l’abuso nel settore delle adozioni, si intreccia con dati anco¬ra più drammatici che vengono de¬nunciati, ma con scarso successo, da vari esponenti del mondo politi¬co e dell’assistenza umanitaria. Oltre ai dati sulle adozioni, la radio Ekho Moskvy ha dato spazio nei giorni scorsi a quelli riferiti dal commissario per i diritti dell’infanzia Pavel Astakhov:

– nell’ultimo anno ben 100.000 bambini sono stati vittime di violenze da parte di adulti,
– 2.000 bambini uccisi,
– 600 spariti nel nulla.

Astakhov ha pro¬posto che nel Paese venga riorga¬nizzato e umanizzato il sistema di mantenimento e istruzione negli in¬ternati per i bambini che hanno pro¬blemi sociali in famiglia.
«Gli internati – ha lamentato il com¬missario – sono una forma di istitu¬to molto chiusa, bisogna riorganiz¬zarli, trasformarli in case-famiglia per bambini, costruite secondo il principio delle piccole famiglie. La riorganizzazione degli internati – ha aggiunto – è un nostro dovere per i bambini che vivono sotto la prote¬zione dello Stato». E poi c’è il problema dei bambini che scappano di casa e semplice¬mente scompaiono. «Spariscono e non si trovano più – ammette A¬stakhov. E ogni anno il loro numero aumenta. Sommando i casi degli ul¬timi anni arriviamo a circa

– 600 mi¬nori spariti nel nulla.

Non dobbia¬mo dire che sono pochi: è una cifra enorme».
(Diritti riservati) 4 maggio 2010 | 14:58

da leggo.it ESTERI RUSSIA, ‘ORFANOTROFIO LAGER’: 27 BIMBI DECEDUTI
Sabato 15 Ottobre 2011 – 19:51 (diritti riservati)

2) MOSCA – Un bambino di 11 anni morto per denutrizione, pesava solo 10 kg: è una delle 27 vittime dell’ orfanotrofio-lager di Miski, nella regione siberiana di Kemerovo, dove attualmente sono ricoverati circa:

– 400 bambini con varie malattie congenite che impediscono loro di muoversi e di mangiare.

– Altri 11 sono morti per soffocamento da cibo: le infermiere, infatti, alimentavano per via orale anche i piccoli che dovevano essere nutriti solo con la flebo.

Ma non è che la punta dell’iceberg in un Paese che rimpiange gli orfanotrofi familiari sovietici e che si ritrova con

– 800 mila bambini abbandonati, più di quanti fossero alla fine della seconda guerra mondiale, che in Russia falcidiò milioni di famiglie.

Quello di Miski era un vero e proprio istituto degli orrori e del cinismo: negli ultimi due anni e mezzo, insieme a 27 vite di innocenti, sono spariti anche 670 mila rubli (16 mila euro), la miseria versata dallo Stato per assicurare un minimo di assistenza ai piccoli ospiti quando diventeranno maggiorenni. Ora la procura locale ha aperto un’inchiesta e il direttore dell’istituto, indagato per negligenza colposa e abuso d’ufficio, si è dimesso.

Tutto è partito dal decesso di quel bambino di 11 anni che pesava come uno di tre. «Abbiamo visto bambini in tali condizioni solo nei documentari sui campi di concentramento nazista», ha confessato indignato il procuratore Oleg Zaratovski. Ma i casi di orfanotrofi-lager, o comunque in condizioni fatiscenti, facili prede di incendi, sono frequenti in Russia.

– È dello scorso anno la storia di un orfanotrofio gestito da suore nella regione di Vladimir, a circa 200 km da Mosca, dove le bambine venivano frustate con la cinghia, tenute a pane e acqua per lunghi periodi e sottoposte a orari di lavoro estenuanti nei campi.

– Risale invece al 2009 il caso dell’ orfanotrofio di Timovsk, nella regione di Tula, dove i più irrequieti venivano rinchiusi in una clinica psichiatrica e imbottiti di psicofarmaci (è successo anche in Canada ed in Belgio).

I dati ufficiali sulla situazione dei bambini in Russia sono agghiaccianti.

Ogni anno circa:
– 100.000 sono vittime di abusi (spesso familiari) e
– 2000 muoiono a causa di violenze e maltrattamenti da parte dei genitori, mentre
– oltre 10.000 scompaiono o fuggono.
Si tratta di famiglie disagiate, con problemi di droga e alcolismo.

– I bambini orfani o abbandonati sono invece circa 800.000, anche se dati non ufficiali parlano di 2 milioni, su un totale di 38 milioni di minorenni.

Un fenomeno drammaticamente in crescita, con numeri raddoppiati dal 1994, mentre gli orfanotrofi sono passati dai

– 600 del 1990 (prima del crollo dell’Urss) ai quasi 2000 di oggi, con circa 200.000 ospiti.

Quando escono, solo il 10% riesce a inserirsi, il 10% si suicida, il 40% delinque e il 40% diventa alcolizzato o tossicodipendente. Solo 150.000 degli 800.000 bimbi abbandonati sono stati adottati (la metà all’estero). Quanto agli altri, 37.000, vanno in affidamento (sino ai 14 anni) e 380.000 finiscono sotto la tutela di altri parenti (dai 14 ai 18 anni). Lo Stato versa una una tantum di 12.000 rubli (280 euro) e sussidi mensili che vanno da 5000 a 7000 rubli (120-166 euro). Il destino peggiore è sicuramente l’orfanotrofio, tanto che Albert Likhanov, capo del fondo di beneficenza per l’infanzia, si dice favorevole al programma di orfanotrofio familiare sovietico rimasto in vita sino alla fine dell’Urss, quando a prendersi cura di un gruppo di orfani era una persona stipendiata dallo Stato. Anche in epoca sovietica, comunque, gli istituti speciali per bambini non erano certo un modello di accoglienza e calore, come racconta con crudo realismo lo scrittore russo Ruben Gallego nel suo straordinario libro autobiografico «Bianco su nero».

3) Kabul 29 ottobre 2011, 13:07 (diritti riservati all’ANSA) Un’adolescente afghana che indossava un burqa si e’ fatta esplodere vicino ad un edificio dei servizi di intelligence, causando feriti ma non vittime.

Una fonte della direzione nazionale della sicurezza (Nds) ha indicato che la giovane ha attirato l’attenzione delle guardie della sicurezza per il suo atteggiamento sospetto. Dopo alcuni avvertimenti, gli agenti hanno cominciato a sparare, e la ragazza ha prima risposto con una pistola e poi ha attivato l’esplosivo che nascondeva sul corpo. Un testimone oculare, ha confermato che lo scoppio e’ avvenuto davanti al cancello della sede della Nds.

Tra il 2002 e il 2010 le donne/adolescenti/minorenni kamikaze sono state oltre 20, com le sei (tre incinte) morte il 23 ottobre 2002 nel teatro Dubrovka di Mosca (129 morti) e le tre dell’assalto alla scuola di Beslan, in Ossezia del nord (331 morti dei quali 186 bambini).

4) Rapporto Save the Children. Muoiono 8 milioni di bambini ogni anno
04-10-2011 (diritti riservati al blog di Roberta Lerici,Oggi America info 15/102011)
(Sono state omesse alcune parti che riguardano discorsi politici).

ROMA – Sono 350 milioni i bambini nel mondo che nel corso della loro vita non verranno mai visitati da un operatore sanitario, sia esso dottore, infermiere oppure operatore di comunità’. E’ quanto emerge dal rapporto ”Accesso vietato – Perché la grave carenza degli operatori sanitari ostacola il diritto alla salute dei bambini”, presentato oggi a Roma da Save the Children in occasione del rilancio della campagna Every One per dire basta alla mortalità infantile. Ogni anno, sottolinea l’ONG, quasi 8 milioni di bambini muoiono prima di compiere i 5 anni, soprattutto per complicazioni post-parto (21%), polmonite (18%), malaria (16%) o diarrea (15%), a cui si aggiunge l’impatto della malnutrizione, concausa di un terzo dei decessi infantili e delle emergenze umanitarie.

Secondo l’organizzazione, dove ci sono pochi operatori sanitari un bambino rischia 5 volte di più di perdere la vita prima dei 5 anni. ”Un miliardo di persone non vedono un operatore sanitario nel corso della loro vita”, denuncia il presidente di Save the Children Italia, Claudio Tesauro. Per questo servirebbero 3,5 milioni di operatori in più, incluse 350.000 ostetriche.

Se solo ci fossero queste ultime, osserva Tesauro, ”1,3 milioni di neonati potrebbero essere salvati”.
Per assicurare un’assistenza sanitaria di base, si stima che occorrano 23 operatori sanitari ogni 10.000 persone, ma – rileva l’ONG – 61 paesi, di cui 41 in Africa, sono al di sotto di questa soglia. La maglia nera per numero di operatori e per l’impatto che questi hanno sull’assistenza ai bambini va al Ciad e alla Somalia. Brillano invece Svizzera, Finlandia, Irlanda e Norvegia. In Somalia ci sono 1,5 operatori ogni 10 mila persone, in Norvegia 188 (uno ogni 53 abitanti). In Guinea, Somalia e Niger il rapporto e’ rispettivamente di un operatore ogni 7.143, 6.667 e 6.250 abitanti. Un quarto del peso delle malattie mondiali grava sull’Africa, ma sul continente, conclude Save the Children, lavora solo il 3% dei dottori, delle infermiere e delle ostetriche del mondo.

”Le cifre ci dicono che ogni 4 secondi nel mondo muore un bambino che non ha ancora compiuto 5 anni, per un totale di oltre 8 milioni di bambini in un anno. La campagna Every One ci dice che con Save the Children siamo tutti mamme: perché salvare un bambino é come farlo rinascere”. E’ quanto afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, in un messaggio di saluto inviato a Save the Children in occasione del rilancio della campagna Every One per dire basta alla mortalità infantile. ”- scrive Letta – Desidero però essere il primo a credere e a voler investire nel rilancio di Every One e del nostro paese, delle nostre imprese, della nostra capacità di crescere e aiutare gli altri. Ci impegneremo a fare tutto ciò che e’ possibile”. Gli obiettivi del Millennio 4 e 5 per ridurre la mortalità infantile e materna, conclude Letta, sono stati ritenuti ”prioritari” nei G8 di L’Aquila, Canada e Francia, ma ”tutti sappiamo che essi registrano il maggior ritardo verso il raggiungimento”.

La campagna Every One contro la mortalità infantile promossa da Save the Children é ”un’iniziativa di fondamentale importanza nell’ambito degli sforzi intrapresi dalla comunità internazionale” per ridurre il fenomeno.

La lista è lunga a sufficienza per rilevare il gravissimo massacro o maltrattamento o abbandono di minori, la cui età scende sempre più.

L’avvio di notizie, molte volte è per un caso eclatante come quel bambino di undici anni che pesava 10 kg.: non era certamente obeso e non andava dal dietologo per dimagrire.

Ora poi si fa anche un distinguo bambini sotto i cinque anni, che ricorda quanto avveniva nelle epidemie dei secoli scorsi: i morti erano soprattutto dei minori sotto i cinque anni. E le cifre sono minimo a quattro, cinque, sei zeri.

Non ci si rende conto di quanto è scritto: cifre spaventose. Se mettiamo in fila questi innocenti, vedremmo kilometri di autostrada fatta coi corpi di questi minori.

Lo spettro della miseria, della scarsità di cibo, dell’incuria aleggia sopra di loro.

Molti sono i politici che sciorinano cifre circa i soldi inviati o progettati per questi eserciti che non combattono e spariscono, si presume, senza urla, e non lasciano nemmeno una traccia visibile del loro numero che aumenta sempre più. Il numero dei prossimi minori a rischio (o che hanno già passato il rischio) che qualche associazione internazionale scandirà ci darà un’ulteriore raccapricciante quadro, e cifre che, sommate, vanno oltre il non prevedibile.

Haiti è un esempio: quanti minori sono stati recuperati e quanti sono scomparsi, svaniti nel nulla, nulla che magari è sotto le vesti di associazioni umanitarie che fanno soldi sui corpi di questi minori utilizzando dei paraventi di rito.

Vergognamoci anche per tutti questi sparvieri travestiti da agnelli, per l’ignoranza di operatori sanitari che non sanno accudire dei disabili in zone disastrate, per le suore russe (e forse non solo quelle) che prendono a cinghiate le bambine che lavorano pure come adulti, per quei genitori adottivi che riportano all’orfanatrofio i bambini che qualche mese/anno prima avevano ritirato nella speranza di aver a che fare con dei pupazzi e non con bambini che hanno ancora negli occhi esperienze che li hanno già fatti diventare adulti con grossi problemi. Vergognamoci dei miseri soldi dati da qualche stato per l’affido di un minore. Vergognamoci quando ci sediamo a tavola e facciamo due pasti al giorno più la colazione, la merenda e altro. Vergognamoci: siamo obesi per la vergogna, per non saper vedere i mali altrui, per dare tutto per scontato: non è una giustificazione che i poveri ci saranno sempre; questo non vuol dire che non vanno aiutati bene, non per forza e per non fare figure indegne ed inumane.