Il massacro fisico e fisiologico dei bambini costituisce tuttora una bilancio tristemente positivo

I riferimenti ormai hanno dello stomachevole perché si ripetono sempre e nemmeno i diretti interessati che li attuano sono all’altezza di variare alcune componenti per renderli diversi: si maltratta, si violenta sessualmente, si uccide, si attuano procedimenti crudeli (per i bambini si intende) con il potere e non con la giustizia.
I dipendenti che sono al servizio della giustizia stroppo spesso si servono della giustizia per opprimere e fare i propri comodi sulla pelle della gente comune Ma la gente agguerrita è sempre resa più forte. Poi avvocati col pelo sullo stomaco non hanno paura a procedere in difesa dei minori maltrattati anche dallo Stato e così sono denunciati Presidenti /esse di tribunale per minori, servizi sociali che fanno i loro comodi e danno ai giudici giudizi non corretti, dirigenti scolastici che coprono i loro dipendenti e via via. Anche i maltrattamenti compiuti dai vari stati emergono da documenti storici ineccepibili e poi le vittime diventate adulte non si vergognano più di denunciare quello che hanno subìto anche anni fa.
Si formano, per fortuna comitati pro vittime e che trovano, certo non con donazioni statali o politiche, anche i soldi per far arrivare i propri protetti più volte violentati in ogni modo anche al Tribunale dei Diritti dell’uomo a Strasburgo. Internet, facebook ed altri avvisano, coordinano anche se talvolta scompigliano, ma lasciano tracce di quanto la legge dell’oblio vuole coprire con i pedocriminali qualunque violenza abbiano compiuto.
E’ ben vero che ci sono anche infiltrati in tutti i campi e prezzolati che giocano a favore dei pedocriminali.
E’ ben vero che la legge sull’oblio colpisce alla grande e succedono guai a chi osa ricordare pedocriminali di qualche decennio fa, ora detti “redenti”.
Redenti perché magari occupano posti strategici od importanti e non si può ricordare quanto hanno compiuto sui minori anni prima.
Ora per fortuna la legge pronunciata dall’UE, per tutti gli stati membri Italia inclusa, terrà sempre in caldo alcune notizie che ora fanno parte solo dell’archivio storico di qualche testata mediatica.
E gli avvocati che li difendono sanno bene che minacciare chi ricorda fa sempre bene ai clienti!
Ma la strage dei bambini continua indisturbata .Speriamo che tutto l’iceberg emerga nella sua totalità coinvolgendo chi deve essere coinvolto e non i soliti falsi positivi o negativi che purtroppo inciampano facilmente nelle trappole tese per depistare o per far passare le solite lanterne per lucciole.

1) Australia,arrestati due religiosi: Abusi per 29 anni nel collegio.

È salito a cinque il numero di sacerdoti e religiosi, ex insegnanti e dipendenti di un esclusivo collegio cattolico in Australia, accusati di più di 130 reati di pedofilia, commessi fra il 1963 e il 1992 su ragazzi fra 10 e 15 anni. Padre Phil Robson di 60 anni, ex insegnante e membro del consiglio di amministrazione, è stato arrestato ieri e imputato di cinque reati da agenti della task force che da mesi indaga su denunce di ex alunni del collegio di St. Stanislaus, nella città rurale di Bathurst, 200 km a ovest di Sydney. Gli altri incriminati finora includono un ex preside, un ex vice preside, un cappellano ed un capo dormitorio.
Tutti e cinque dovranno comparire in tribunale a Sydney venerdì prossimo. Finora sono state individuate 16 vittime e la polizia ha raccolto più di 100 deposizioni. Se si faranno avanti altre vittime, vi potranno essere altri arresti, ha detto il commissario Mick Goodwin che guida la task force. Gli ex alunni affermano di aver subito molestie e di essere stati costretti a commettere atti sessuali fra loro durante “ipnotiche” sessioni di preghiera in piena notte. Leggo online 17 dicembre 2008 fonte.Il Blog di Roberta Lerici

2) 04/01/2012. Associazione il Forteto, nuove rivelazioni choc. Costituito comitato “Vittime del Forteto”
Violenze, sesso con minori, famiglie dilaniate: ecco le accuse Violenze in comunità Costituito il comitato “Vittime del Forteto”
Il gip: ”Le incredibili regole del Forteto sono state incentivate per anni” Fiesoli, arrestato nel caso Forteto
Firenze, 4 gennaio 2012 – «Tanti hanno subìto violenze, abusi sessuali, maltrattamenti, e questo è accaduto sotto l’egida e l’imprimatur delle autorità preposte, in nome di alcune assurde, addirittura incredibili ‘regole’ vigenti all’interno della comunità ‘Il Forteto’. ‘Regole’ che anziché essere combattute, giacché erano contrarie a qualsiasi principio e suscettibili di valutazione in sede penale, specie laddove venivano imposte a giovani vite innocenti e incapaci di difendersi, sono state per anni tollerate, se non addirittura incentivate e sovvenzionate attraverso il meccanismo dell’affidamento di minori in difficoltà».
E’, questo, solo uno dei tanti durissimi passaggi delle 75 pagine di ordinanza di custodia cautelare i con cui il gip Paola Belsito demolisce il sistema Forteto e il suo ‘Profeta’, il settantenne Rodolfo Fiesoli, arrestato giorni or sono per violenza sessuale e maltrattamenti.
Un’ordinanza enorme per la durezza e la convergenza plurima delle accuse a Fiesoli, ‘deus ex machina’ di un meccanismo perverso che per anni ha ingannato chi doveva controllarlo. O, peggio, ha fatto sì che non fosse controllato in virtù di presunti rapporti amicali: Fiesoli e alcuni suoi ragazzi, è agli atti, accompagna un magistrato della procura dei minori a trovare la moglie in un Paese straniero; Fiesoli millantò in passato anche la conoscenza di un magistrato della corte d’appello che lo avrebbe potuto aiutare nel precedente procedimento a suo carico. «Non vi è in atti — sigilla il gip Belsito — elemento alcuno per affermare o anche solo dubitare che si sia trattato di un complotto, di falsità, di accuse ingiuste e infamanti concordate fra le parti per porre in cattiva luce il Fiesoli». Il precedente giudiziario del ‘Profeta’ è un capitolo dolorosissimo per chi ha fiducia nella giustizia, sopratutto quella chiamata a proteggere i più deboli, i bambini.
Fiesoli viene condannato a due anni di reclusione nel 1985 per maltrattamenti a una ragazza a lui affidata, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne. La motivazione di quella sentenza, sostiene ancora il giudice, «contiene tanti spunti per affermare che quel che oggi si imputa al Fiesoli, sulla base delle tante voci concordanti raccolte, accadeva già nel novembre 1978, allorché accaddero i fatti per cui Fiesoli è stato condannato». E allora c’è davvero qualcosa che non va, che non è andato nel ‘sistema’, se è lo stesso gip Belsito a scrivere che «la lettura di quella sentenza, che in parte descrive situazioni analoghe e talvolta sovrapponibili a quelle descritte oggi da decine di testimoni, desta stupore, giacché non ci si può non chiedere come sia potuto succedere che, dopo quella sentenza, Fiesoli possa ancora essere stato il soggetto normalmente deputato a mantenere i rapporti con i servizi sociali e con l’autorità giudiziaria per la gestione dei minori dati in affido a terzi appartenenti alla comunità».
L’incredulità del giudice è palese: «E’ quasi come se, anche fuori dal Forteto, gli fosse stato riconosciuto un potere carismatico tale per cui poteva parlare in nome e per conto di altri, anche se forse il suo passato non glielo avrebbe consentito». Fiesoli si era eretto a «Dio in terra, imponendo punizioni per chi non si adeguava al suo verbo e concedendo gratificazioni a chi lo faceva; e non bastava neppure questo, giacché con la scusa di dover guarire dall’omosessualità o togliere ‘la merda’ che molti degli ospiti si portavano dall’infanzia, dalle esperienze drammatiche a cui erano stati esposti, in quel clima di sudditanza psicologica che era riuscito a imporre, alterava le pulsioni sessuali, abusava di molti di loro, reiterando per anni e anni dette condotte».
E come fosse Fiesoli lo spiega benissimo Marco M., un altro bambino finito nelle sue mani: «Davanti agli altri mi elogiava e mi faceva sentire importante agli occhi di tutti: avere rapporti sessuali con Rodolfo ti poneva al vertice della comunità. E lo facevamo ovunque: nei bagni, in auto. Ero ‘innamorato’ di Rodolfo Fiesoli. Avevo compiuto 14 anni e nella mia famiglia precedente non avevo mai avuto affetto».
Fonte (con diritti riservati agli autori):Roberta Lerici e http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/01/04/646980-forteto_nuove_rivelazioni

Si vuole qui aggiungere parte della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo che ha condannato l’ Italia al risarcimento ed ha redarguito le istituzioni italiane sulla conduzione del caso
(per la sentenza completa di oltre 120 pagine si consulti coi dati più sotto scritti.

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo CASO SCOZZARI e GIUNTA contro ITALIA SENTENZA del 13 luglio 2000 Ricorso n° 39221/98 et 41963/98 La sentenza così motiva GRANDE CAMERA Sentenza del 13 luglio 2000 sul ricorso n° 39221/98 e 41963/98 presentato da SCOZZARI E GIUNTA contro l’Italia
Nel caso SCOZZARI e GIUNTA c. Italia,
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, riunita nella Grande Camera composta dai seguenti giudici: Sign. L. WILDHABER, presidente, Signori J.-P. COSTA, L. FERRARI BRAVO, GAUKUR JÖRUNDSSON, L. CAFLISCH, I. CABRAL BARRETO, W. FUHRMANN,K. JUNGWIERT, M. FISCHBACH, B. ZUPANCIC, Signora N. VAJIC, Sign. J. HEDIGAN, Signora M. TSATSA-NIKOLOVSKA, Signori T. PANTÎRU, E. LEVITS, K. TRAJA, giudici; C. RUSSO, giudice ad hoc; e dal Sign. M. DE SALVIA, cancelliere, Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 26 gennaio 2000 e il 5 luglio 2000, Pronuncia la seguente sentenza , adottata in tale ultima data (diritti riservati alle fonti Giustizia):

Alcuni stralci della sentenza attestano quanto si legge più sotto:

176. Quindi, dopo un attento esame, da parte della Corte, del materiale visivo relativo al primo incontro (paragrafo 91 sopra), lo svolgimento e i risultati di quello si presentano sotto una luce decisamente meno negativa di quella che il rapporto dei servizi sociali presenta. Eppure questi ultimi hanno avuto libertà piena nel fissare il secondo incontro a solo quattro mesi più tardi. Del resto il materiale sonoro relativo al secondo incontro (paragrafo 94 sopra) conferma che i servizi sociali hanno goduto di un ampio margine di manovra nel decidere se e quando gli incontri si sarebbero svolti.

177. In questa materia, è da tenere conto dell’alto rischio che una interruzione prolungata dei contatti tra genitore e figlio o degli incontri troppo distanziati nel tempo compromettano ogni seria possibilità di aiutare gli interessati a superare le difficoltà intercorse nella vita familiare e di riunirli (rischio ancora più presente nel caso del figlio minore avuto riguardo alla sua giovane età al momento della separazione).

178. Nelle circostanze del presente caso, quindi la Corte giudica inaccettabile che i servizi sociali possano, come si sta verificando nella specie, modificare nella pratica la portata delle decisioni dei tribunali che prevedono il principio degli incontri. Gli incontri organizzati fino ad ora, praticamente episodici se si considera il loro numero e la loro distanza nel tempo (due in circa tre anni), non hanno molto senso alla luce dei principi che derivano dall’articolo 8.

179. Il fascicolo di causa mostra infatti che a partire dal primo incontro i servizi sociali hanno giocato un ruolo eccessivamente autonomo nell’attuazione delle decisioni del tribunale per i minorenni e hanno dato prova nei confronti della prima ricorrente di un atteggiamento negativo che, secondo la Corte, non si basa su alcun fondamento oggettivo convincente. In realtà il modo in cui i servizi sociali hanno condotto la situazione fino ad ora contribuisce ad accentuare la separazione tra la prima ricorrente e i suoi figli con il rischio di renderla irreversibile. Gli elementi che scaturiscono dall’ultimo rapporto dei servizi sociali d’altronde non fanno che confermarlo (paragrafo 96 sopra). Rispetto a una tale evoluzione della situazione il tribunale per i minorenni, tenuto in principio a controllare la attuazione delle sue decisioni, ha confermato il modo di procedere dei servizi sociali senza tuttavia sottoporlo ad una verifica approfondita.

192. Infine, i metodi del “Forteto” sembrano avere come finalità quella della rottura delle relazioni tra i bambini e la loro famiglia biologica, cosa che non sembra conforme allo spirito dell’affidamento familiare così come è inteso dall’articolo 8 della Convenzione.

206. La Corte ritiene che questi elementi testimonino chiaramente il ruolo attivo di queste due persone nel controllo dei figli della prima ricorrente. Ora, la circostanza che nell’ambito dell’affidamento di bambini da parte dei pubblici poteri, due persone condannate, certamente venti anni prima, per maltrattamenti e abusi commessi su persone che a quell’epoca erano loro affidate all’interno della stessa comunità possano svolgere un ruolo tanto attivo suscita delle serie riserve.

252. Quanto al danno morale, la Corte ritiene che la prima ricorrente ne abbia subito uno a causa del numero insufficiente di incontri organizzati con i figli fino ad oggi, del ritardo con il quale quelli si sono svolti, dell’assenza di spiegazioni riguardanti la scelta delle autorità di
collocare i bambini presso il Forteto e inoltre per gli ostacoli al riallacciamento dei rapporti derivante dalla condotta delle persone che hanno l’affidamento dei bambini all’interno del Forteto La Corte nota inoltre che dal loro allontanamento, il 9 settembre 1997, quindi da due ani e dieci mesi, la ricorrente non ha visto i bambini che due volte e che nessun altro incontro è stato organizzato dal 9 settembre 1999. Si può ragionevolmente presumere che l’insieme di queste circostanze abbiano provocato in lei uno stato di ansietà e di sofferenza notevole e
crescente con il passare del tempo. Decidendo secondo equità la Corte assegna alla prima ricorrente lire italiane 100.000.000.

253. La Corte ritiene poi che anche i bambini abbiano subito un danno personale. La Corte infatti ha considerato che il rischio crescente di una rottura irreversibile dei legami con la loro madre e il pericolo che il collocamento prolungato al Forteto impedisca loro di trovare un giorno una vita familiare al di fuori della comunità non concordano con lo scopo prefisso
dalle autorità di salvaguardare gli interessi dei bambini. La Corte ritiene dunque di dovere tenere conto di questo pregiudizio nel riferirsi alla posizione dei bambini in quanto ricorrenti e, decidendo secondo equità decide di assegnare personalmente a ciascuno dei due la somma di lire italiane 50.000.000 .

PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE ALL’UNANIMITÀ

1. Respinge l’eccezione preliminare del Governo Italiano;
2. Dichiara che non vi è stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione a causa della sospensione della potestà genitoriale della prima ricorrente e dell’allontanamento dei suoi figli;
3. Dichiara che vi è stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione per il ritardo con il quale si sono svolti gli incontri tra la prima ricorrente e i suoi figli e per la insufficienza del loro numero;
4. Dichiara che vi è stata violazione dell’articolo 8 della Convenzione a causa della collocazione dei figli della prima ricorrente nella comunità Il Forteto;
E l’Italia è stata condannata a versare i danni patrimoniali alla famiglia ed ai fi
gli interessati.

3) Bimba sottratta alla mamma, l’avvocato: “Si perpetua una strage di bambini”
Bimba tolta alla madre: ricorsi e denunce
Roma – “Si perpetua una strage di bambini”. Così l’avvocato Giuseppe Lipera ha esordito nella conferenza stampa sul caso della bimba tolta alla madre alla vigilia di Natale. Il legale ha ripercorso la vicenda della figlia di una donna di 31 anni di Milano, ma che da tempo vive a Roma. Lipera ha definito “abnorme” la decisione con cui i giudici del tribunale dei minori hanno stabilito il trasferimento, il 14 dicembre, della bambina nella casa famiglia “Il Ciliegio” a Roma, “per conflittualità nella coppia dei genitori”.
La difesa nelle memorie ha sottolineato come “persiste un rischio per la bambina, e quando parliamo di rischio, conoscendo l’esatto significato e l’intuizione del linguaggio, ci riferiamo al quod ad vitam della piccola”. Sempre nelle memorie si evidenzia come “il Ciliegio è un appartamento che si trova in un palazzo e che deve essere composto, da due camere da letto, un bagno, la cucina e una sala, ambiente cioè assai ristretto, dove sono ammassati più bambini di diversa età a quanto pare”. Sotto accusa sono in primis “le relazioni dei servizi sociali, del curatore e del tutore” consegnati ai magistrati, e relativi all’esame della bambina. Un parere sul provvedimento del tribunale è stato chiesto ed ottenuto dal dottor Bruno Calabrese, consulente tecnico presso il tribunale di Roma. Da questa relazione emergerebbe “l’errore commesso dal tutore, dal curatore e dai cosiddetti servizi sociali”.
Fonte: Roberta Lerici diritti riservati

4) Ancora asili e scuole elementari sotto inchiesta per maltrattamenti.

– A Cagliari una maestra è stata sospesa per aver minacciato di sgozzare un alunno.

-All’istituto Borsi elementare di Milano 20 ragazzi non vanno a scuola per i maltrattamenti che la maestra compie su di loro tra cui non lasciarli andare i n bagno peri loro bisogni fisiologici e spintonarli fino a farli cadere.

5) Pedofilia/Caso Francese Ferreri, Don Di Noto (diritti riservati)
Chi ha ucciso Francesco è’ libero, mangia, beve e non sembra rodersi la coscienza.
Avola (SR), 3 dicembre 2011 —— “Non dirò ‘non rispettiamo le sentenze’, non esprimerò velate
preoccupazioni nel sapere che chi ha ucciso Francesco è libero, mangia e beve, si gode la vita: e in silenziosa e omertosa apparenza non sembra rodersi la coscienza sporca e fallita. Uomini senza umanità, perché un vero e autentico uomo è tale se riesce ad assumersi le proprie responsabilità, accetta e dichiara gli errori e chiede giustizia e misericordia per se e per la vittima. Chi non è conosce non è un uomo! E non c’è niente da ridere con sorrisi cinici di fronte a queste considerazioni”. E’ con queste parole che don Fortunato di Noto, sacerdote fondatore dell’Associazione Meter (www.associazionemeter.org) apre un editoriale sul settimanale della
Diocesi di Piazza Armerina dedicato all’assoluzione, nei giorni scorsi, dei presunti assassini e di Francesco Ferreri, il 13enne di Barrafranca (EN) ucciso con 20 colpi di chiave inglese nel 2004.
Poi il sacerdote passa a parlare al bambino: “Non mi sento di dire che abbiamo fallito, né sento di essere fallito nell’azione di promozione e difesa dei bambini, e di te Francesco, da quando ti abbiamo conosciuto nelle tragiche vicende che hanno colpito anche la tua famiglia, non ci stancheremo oggi e domani di ricordarti come una delle vittime di una società e cultura fatta di violenza, sopraffazione, indifferenza e omertà. Dove tutto si dimentica, dove tutto deve cadere nell’oblio, dove l’assenza strappata di un bambino ad una famiglia è considerata con questa sentenza “caso irrisolto”, inserito in un database della giustizia umana e nelle pagine dei giornali”.
Il sacerdote continua: “Tutti ti hanno ucciso! Scarna consolazione di chi fatica a crede nell’efficacia di un sistema giudiziario che garantisce i garantiti, e dimentica le vittime, negando a chi è stato colpito e soppresso di ricevere giusta soddisfazione a chi è stato individuato come autore di delitti e reati. Perché è negazione del fatto che tutti negano. Nessuno conosce la verità, nessuno è capace di dire la verità, e chi conosce i fatti ha la doppia responsabilità di essere partecipe di un omicidio. Un omicidio di un bambino. Di questo si tratta, e non dobbiamo mai dimenticarlo”.
“Le urla di questo ragazzino, scrivevo nel 2010, ammazzato come ricordiamo con vari colpi alla testa, continuano e continueranno a risuonare nelle coscienze di chi ha compiuto questo gesto infame e in quelle di chi non farà il massimo per assicurare alla giustizia gli assassini di Francesco. Ci sono mostri della porta accanto, che frequentano le nostre case, le nostre piazze, le nostre scuole, le nostre chiese con i volti coperti di cera e di bronzo, ma dentro il putridume e il fetore lo percepiscono da lontano gli avvoltoi loro simili: cadaveri che hanno disseminato cadaveri. Il giusto e il piccolo, anche se calpestato, deriso, sprangato, denudato, non muore mai e interpella le nostre deboli coscienze”, conclude il sacerdote chiedendo ai bambini di “Indignarsi, ribellarsi, agire con amore contro l’oblio della giustizia, della politica, della cultura, della fede”.
Diritti riservati ad Associazione Meter Onlus “dalla parte dei Bambini contro la pedofilia”
Sede Nazionale – Via Ruggero Settimo, 56 – 96012 Avola (SR)
Numero Verde 800 455 270 www.associazionemeter.org

E con questa ultima sentenza di tribunale che ribalta completamente le precedenti gli assassini imputati e condannati anche in Appello diventano per la legge Italiana “sconosciuti”.La violenza sessuale e l’omicidio appartiene ora alle “persone scomparse”,ai fascicoli che si archiviano e la polvere del tempo copre fino a farli scomparire, altra applicazione futura della legge dell’oblio alla grande, Francesco Ferreri, molti non ti dimenticano e cercheranno ancora una giustizia tale del nome. Non so se qualcuno ricorrerà per te alla Corte di Strasburgo, dei Diritti dell’Uomo, ma l’Italia ha (2007) il primato del maggior numero di verdetti a favore delle vittime e a disonore delle istituzioni statali italiane coinvolte.