Italia, maglia nera per i bambini poveri: al 32° posto su 35. E gli sparvieri del processo di Rignano

Lo si sa che in Italia i bambini sono sempre poco considerati dalle istituzioni e soprattutto poco aiutati, nonostante i vari enti governativi che seguono molti casi, ma da cui emergono spesso carenze deprecabili e che spingono mamme e papà a diventare disturbati mentali di entità varia fino ad estremi di cui veniamo a sapere di sfuggita dai media nazionali e più marcatamente su blog privati, ma che purtroppo lasciano il tempo che trovano: cioè il più delle volte sono inascoltati o dichiarati mitomani, al contrario dei mediatici che sono tutti sani di mente (e che si autoincensano). Prova ne sia la tragica sequenza del Processo di Rignano, dove 21 bambini sono stati dichiarati non vittime dopo che sulla scena dei processi sono comparsi esperti di ogni tipo che dicevano apertamente che i bambini non sono credibili, mentre invece la Cassazione, già dal 2001, si è pronunciata a favore dei bambini credibili, sebbene possano associare anche fantasie che non inficiano minimamente le violenze subite. Oltre ai 21 bambini, pensiamo ai 42 genitori circa che hanno investito soldi, tempo e salute per tutelare i loro bambini considerati prima vittime, poi carnefici, in un gioco crudele di difensori che affossavano dati precedenti da riscontri obbiettivi (i vari giornali avrebbero potuto citare “i nomi dei numerosi medici, psichiatri, psicologi e neuropsichiatri infantili che hanno riscontrato gli abusi nei 21 bambini di Rignano, avrebbero potuto citare i nuovi fatti emersi, per poi magari dire che la sentenza era giusta lo stesso”.) Ad un certo punto salta fuori un pelo trovato assieme ai peluche che non apparteneva a nessuno. L’amarezza del P.M. Marco Mansi, dopo la sentenza di assoluzione con formula piena al processo di primo grado: “Ora aspettiamo di leggere le motivazioni” trova un riscontro orribile di quanto dicono avvocati, giornalisti, preti (votati ai falsi abusi) agli accusati di gioire per l’assoluzione e che i bambini, presunte vittime, saranno i futuri abusanti. Ma siamo impazziti? Offendere pesantemente dei bambini che sono stati coinvolti in una tragedia più grande di loro, doppia cioè di vittime dimostrate e di presunti bugiardi (dieci bimbi hanno riconosciuto le case dove erano portati). E che non saranno per forza degli abusanti, mentre invece abusante psicologicamente è quella caterva di esperti pagati che hanno cercato il pelo nell’uovo come se fosse una bandiera da sventolare sulle rovine di una giustizia sui generis, e si usa un termine troppo gentile. Acclamatori mediatici di vittoria aspettiamo l’eventuale Cassazione o il ricorso alla Corte dei Diritti dell’uomo Scozzari/Forteto (luglio 2000) che I’Italia ha perso a Strasburgo nel caso “Forteto di Firenze”, allora coda tra le gambe e dimenticare a tutto vapore? Sembra di essere in Belgio dove si può leggere un decreto legge per cui:

“I procuratori potranno ora concludere degli escamotage con i presunti criminali per crimini passibili ad un massimo di anni 20. Questo è il riassunto di una circolare mandata in giro come principio di regolamenti consensuali negli casi penali”

indicano sabato i giornali L’Echo e De Tijd. La circolare contiene una lista di crimini per i quali i criminali possono monetizzare i loro processi. Su questa lista figurano notoriamente la corruzione, la criminalità informatica, certi casi di ferite e botte, fatti commessi in gruppo e furti, e tutte le varianti di frode e imbrogli. Secondo i due giornali, la circolare non dovrebbe suscitare controversie. Loro sottolineano che questo escamotage può essere concluso in qualsiasi momento, durante o dopo lo stesso processo, tanto che la condanna non è definitiva. L’aggiustamento può essere inferiore alla pena pronunciata ed i giudici non potranno valutare se ciò è appropriato o proporzionale. I sospettati che possono pagare avranno peraltro un casellario vergine, mentre altri sospettati, citati nel medesimo caso, potranno ancora subire procedimenti. Per il ministro della giustizia, Annemie Turtelboom (Open Vld), è una buona cosa che tutti i procuratori abbiano ad avere la stessa linea guida. “Ora, la legge può essere pienamente e giustamente applicata”, dichiara. La ministra sottolinea che la circolare precisa anche che le vittime hanno la parola per criticare questo regolamento. http://www.7sur7.be/7s7/fr/1502/Belgique/article/detail/1444569/2012/05/26/Les-criminels-lourds-pourront-racheter-leur-proces.dhtml Ma preme presentare una recente statistica che certo ci fa ammainare qualsiasi bandiera che l’Italia sventola per i bambini. Da Niente Barriere (diritti riservati ,http://www.nientebarriere.blogspot.it) 30 maggio 2012Unicef: Italia, 15,9% minori in povertà relativa Per l’Unicef, il Paese é agli ultimi posti di Angela Abbrescia L’infanzia è una condizione difficile non solo nei Paesi del sud del mondo, ma anche nelle economie più avanzate: a confermarlo è il nuovo Rapporto dell’Unicef sulla povertà tra i bambini e gli adolescenti, presentato oggi. Dal quale emerge che l’Italia, che si colloca fra i 15 Paesi europei più ricchi, è agli ultimi posti per povertà infantile. Nel nostro Paese il 15,9% dei bambini e degli adolescenti tra 0 e 17 anni vive in una condizione di povertà relativa, cioè il tasso di povertà infantile è più alto rispetto al tasso di povertà della popolazione complessiva (11,5%), – il che fa sprofondare il nostro Paese al 32° posto su 35. – e si colloca al 20° posto su 29 per i minori (13,3%), che vivono una condizione di deprivazione materiale, intesa come l’inaccessibilità ad alcuni beni ritenuti “normali” nelle società economicamente avanzate, come almeno un pasto al giorno contenente carne o pesce, libri e giochi adatti all’età del bambino, un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti. Un dato che colpisce se confrontato con Islanda, Svezia e Norvegia che presentano percentuali inferiori al 2%. Questo tasso di deprivazione materiale, poi, sale

– al 17,6% tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore,

– al 27,9% tra quelli che vivono con genitori con un basso livello di istruzione,

– al 23,7% tra i minori che vivono in famiglie di immigrati,

– al 34,3% tra quelli che hanno genitori che non lavorano.

È un fatto “intollerabile” che nei Paesi ricchi i bambini vivano ai margini della società” ha commentato il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerrera. Il premier Mario Monti, in un messaggio, si dice “pienamente consapevole” del fatto che

“una strategia di sviluppo efficace deve necessariamente includere la protezione dei minori dalla povertà”

e sostiene che

“proteggere l’infanzia dalla povertà è un dovere morale che dovrebbe essere fra le priorità di ogni governo, perché i bambini e gli adolescenti di oggi saranno i cittadini di domani”.

L’Italia secondo Monti sta facendo la sua parte, come dimostrano “i provvedimenti per combattere l’esclusione sociale e il disagio delle fasce più deboli della popolazione” varati in questi mesi. Ma secondo l’Unicef

l’impatto sulla povertà minorile dell’intervento statale in Italia è pressoché nullo

, o almeno lo è stato negli anni scorsi: l’Italia – ha detto il curatore del rapporto, Leonardo Menchini, facendo riferimento al 2007 – spende l’1,4% del PIL per i bambini e le famiglie, contro, ad esempio, il 3,7% della Francia e il 3,5% del Regno Unito.

“L’Italia è uno dei Paesi sviluppati dove i bambini rischiano di rimanere più indietro” ha denunciato Menchini. Molto critica la sociologa Chiara Saraceno, che ha sottolineato come uno dei motivi della poco invidiabile percentuale italiana di povertà infantile sia la scarsa occupazione femminile. Ma anche “la scarsa intelligenza nel fare le politiche, che sono fuori bersaglio, mal congegnate e non mirate su chi ha più bisogno”.

“In Italia la povertà minorile non è mai entrata nell’agenda politica, in un programma di governo”

ha detto. Per questo, Guerrera ha annunciato oggi l’avvio di un gruppo, che si chiama “Gulp” (Gruppo Unicef di Lavoro sulla Povertà), del quale fanno parte anche esponenti di Caritas, Istat, Ministero del Welfare ed esperti, che intende

“affiancare il Governo nell’intercettare le strategie più opportune per l’infanzia”.

Ricordiamo che in un primo decreto Monti aveva cancellato il garante per i bambini e allora attenti al lupo, anche se é stato fondato un ennesimo Ente che non presumo di volontariato, ma per affiancare un governo che è attestato al 32° posto della classifica per l’aiuto ai bambini poveri (l’ultimo posto è il 35°); i soldi sono per altra gente. Telefono Azzurro si chiede per i bambini presunti violentati di Rignano (dal blog Roberta Lerici, diritti riservati)

“Come stanno i bambini coinvolti?” E’ la domanda che pone Telefono Azzurro dopo la sentenza di primo grado sulla vicenda di Rignano Flaminio. “Le difficoltà emotive e comportamentali più volte riferite dai genitori hanno trovato ascolto, aiuto? La violazione dei diritti di un bambino – dice la nota – reclama giustizia, ma il benessere di un minore non passa solo attraverso le aule dei tribunali o il clamore dei media. Da domani, allora -si legge in una nota- riaccendiamo pure i riflettori e i dibattiti televisivi su Rignano Flaminio e chiediamoci cosa possiamo fare di più e meglio – come politici, rappresentanti del mondo associazionistico, psichiatri, psicologi, criminologi, giudici e avvocati, operatori delle Forze dell’Ordine, dei servizi o semplici cittadini – per tutelare i diritti dei bambini coinvolti in casi di pedofilia”.

Bambini violentati e pedocriminali assolti (vedi i veri archivi storici dei giornali cominciando magari dalle operazioni di polizia internazionale come Cathedral 1998 e dalla Carta dei Diritti dei Bambini); bambini poveri con genitori poveri e i bambini finiscono quasi regolarmente in affido, comunità famiglia ed adozione e quasi mai viene recuperata la famiglia con adatti sostegni psicologici e sociali come in altri Paesi europei. Una volta, bambini, vi è stato consigliato di imparare a difendervi dagli adulti. Aiutiamoli a difendersi dai lupi, che quasi mai si presentano come tali, ma con la pelle di agnello ed il sorriso satanico! “Se Atene piange, Sparta non ride.” Proverbio italiano, se qualcuno se lo ricorda, per ricordare le Guerre del Peloponneso (di cui si dovrebbero trattare ancora negli attuali libri attuali di storia), in cui entrambe le città in questione erano state logorate e depauperate, con migliaia di morti. Ricordiamocele, invece di esultare ad un verdetto che violenta di nuovo i bambini, presumibilmente violentati fisicamente, senz’altro psicologicamente più volte, socialmente ed ora additati come animali strani da baraccone. Piangiamo invece su questa Italietta, che fa emergere mediaticamente ancora i fantasmi dei falsi partigiani del subito dopoguerra, autoproclamatisi eroi a dispetto di quelli veri, vivi o morti.