Gas sui civili: notizie fino ad ora in sospeso in attesa di verifiche/Gas Attacks on Civilians: Articles so far on Hold While Awaiting Confirmation

L’esercito del nulla purtroppo aumenta indescrivibilmente ogni ora, ogni giorno, ma anche ogni minuto: bambini che muoiono di fame, di disidratazione, torturati, gassati, nonostante l’intervento dei volontari seri che muoiono con loro. E di mira sono presi i cristiani e quelli che non sono fondamentalisti – pardon islamici – le cifre degli assassinati sono sempre a cinque cifre per anno, forse per difetto. Più spesso poi sono kamikaze, folla che col contagio emozionale e forse qualche pasticca di captagon uccide probabilmente aizzata da qualche criminale pagato da altrettanti mandanti criminali che non tollerano l’altro, il disperato.

Nondimeno anche il non possedere più nulla e avere necessità di qualsiasi genere obbligano le persone alla roulette russa della Libia e con conseguenze già tragiche di permanenza alla mercé dei futuri scafisti o fiancheggiatori: è senz’altro una pulizia etnica dovunque succeda, ma si è sicuri che coloro che restano sono i migliori e non i peggiori ed assomigliano a certi risvolti nazisti di cui abbiamo ancora memoria viva?

E se i migranti aumentano coi rischi che corrono sono sempre una fonte di guadagno per nuovi e vecchi criminali che si aggregano, si spartiscono i compiti e anche i guadagni di sangue e di vigliaccheria.

1) Siria, raid con gas: strage di bambini. Damasco: «Niente armi chimiche» Erdogan: «Disumano e inaccettabile»

CORRIERE DELLA SERA – ESTERI (MEDIO ORIENTE)  4 aprile 2017

Violenti bombardamenti nella provincia di Idlib, in mano ai gruppi qaedisti: le vittime sono almeno 72 di cui 20 minori. Condanna internazionale. Trump: «Colpa di Obama». Mercoledì riunione urgente del Consiglio di sicurezze delle Nazioni Unite

di Redazione Esteri

Almeno 72 persone tra cui 20 bambini e 17 donne sono morte in un raid aereo avvenuto martedì in Siria: un attacco condotto probabilmente con l’uso di gas. La notizia della strage è stata diffusa inizialmente dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani. Ma poi sono arrivate altre conferme. Secondo l’organizzazione di medici volontari Uossm i feriti e gli intossicati, alcuni in condizioni gravissime, sono oltre 350. L’attacco è stato condotto nella provincia nord-occidentale di Idlib, in mano agli insorte e ai qaedisti di Fatah al Sham. «Immagini sconvolgenti, l’umanità è morta oggi in Siria», commenta Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia. La comunità internazionale ha duramente condannato l’attacco. E mercoledì (alle 10 locali, le 16 in Italia) il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà una riunione di emergenza sull’attacco.

Damasco: «Non abbiamo armi chimiche»

Damasco ha subito smentito l’uso di armi chimiche, asserendo che l’esercito siriano «non le usa e non le ha usate, prima di tutto perché non le ha».«È un’accusa falsa, l’opposizione sta cercando di ottenere tramite i media ciò che non è riuscita a raggiungere sul terreno», ha affermato una fonte delle forze di sicurezza. Intanto il Cremlino fa sapere che «nessun aereo russo ha condotto raid su Idlib». Un’indagine congiunta di Nazioni unite e osservatorio sulle armi chimiche aveva però in passato aveva accusato il governo di Damasco di attacchi con gas tossici. Gli attivisti anti-governativi dell’Idlib Media Center hanno diffuso tramite l’agenzia Associated Press foto agghiaccianti di bambini apparentemente senza vita, asserendo che erano stati colpiti da un attacco chimico nella città di Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, «uno dei peggiori nei sei anni di guerra civile». Gli aerei da guerra avrebbero continuato a bombardare anche dopo l’attacco chimico, colpendo l’area di un centro medico dove le vittime venivano curate, ha dichiarato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo un membro di un centro di informazione dell’opposizione della zona, Mohammed Hassoun, citato dall’agenzia Ap, nell’attacco potrebbe essre stato usato il gas sarin. Convulsioni, bava alla bocca, difficoltà respiratorie e restringimento delle pupille: sono questi, secondo diversi testimoni, i sintomi delle vittime del sospetto attacco chimico.

(http://www.corriere.it/esteri/17_aprile_04/damasco-accuse-attacco-chimico-siria-cc18c72a-1927-11e7-abec-63a8e356a8af.shtml)

2) Siria, attacchi aerei sui ribelli: 72 morti. Strage di bambini per gas tossici. Vertice emergenza Onu

Repubblica – ESTERI – 4 aprile 2017

Colpiti più volte i centri in mano alle forze ostili ad Assad, che accusano Damasco. Bombe su ospedali in cui erano stati appena ricoverati i feriti. Tra le vittime almeno 20 bambini e 17 donne. Erdogan chiama Putin: “Raid inumano e inaccettabile, rischia di vanificare ogni negoziato”. Trump: “Colpa dell’amministrazione Obama”

Siria, le bombe di Assad sull’ospedale di Khan Sheikhun

 BEIRUT – Immagini che non si ha il coraggio di pubblicare, ma che stanno sconvolgendo tutte le sedi internazionali. L’orrore del nuovo bombardamento in Siria ha il volto di bimbi colpiti anche negli ospedali dove erano appena stati ricoverati. Un raid aereo con ‘gas tossici’ è stato lanciato questa mattina contro Khan Sheikhun, città nella provincia nord-occidentale di Idlib, sotto il controllo dei ribelli. L’attacco ha fatto almeno 72 morti, tra i quali – secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani – almeno venti bambini e diciassette donne. E non è stato l’unico. Nuovi raid sono poi stati segnalati, e molte bombe hanno colpito gli ospedali. Le testimonianze anche dai volontari delle organizzazioni internazionali si susseguono, come nel video che vi mostriamo.

Siria, le bombe di Assad sull’ospedale di Khan Sheikhun (per il link al video si veda l’articolo)

I sintomi. Secondo le testimonianze, centinaia di civili presentano vomito e schiuma alla bocca. I sintomi manifestati da tutti sono riconducibili all’utilizzo di armi chimiche. Le vittime però per gli attivisti sono già almeno cento, oltre 400 i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, e questo riporta anche il sito della tv araba Al-Arabiya che cita la Direzione sanità di Idlib. Stamani il sito di notizie vicino all’opposizione ‘Shaam’ aveva parlato di bombe al cloro, ma per la Direzione sanità si tratterebbe invece di gas sarin, entrambi vietati a livello internazionale. Bombardate anche alcune strutture sanitarie in zona, come riferito dall’agenzia di stampa Dpa.

Siria, l’appello del medico: “Attacchi con i gas proseguono, aiutateci” (per il link al video si veda l’articolo) 

Rami Jarrah, su Twitter, ha postato un aggiornamento dopo aver parlato con il dr Feras al Jundi che sostiene che l’attacco sia stato compiuto con gas sarin o con sostanze simili che aggrediscono il sistema nervoso. Il medico ha parlato di oltre cento vittime, molte delle quali bambini. Ma il bilancio resta incerto. Ad essere colpito, alle 04:30 del mattino, è stato il quartiere Shemali, dove si trovano i rifugiati della citta di Hama.

3) Strage bambini in Siria, Stabile: “Ennesimo orrore in una guerra senza testimoni” (per il link al video si veda l’articolo)

La condanna internazionale. E la Comunità internazionale sta reagendo con durezza. Se sarà confermato che l’attacco in Siria è un attacco chimico, come sembra, si tratta “chiaramente di un crimine di guerra”: lo riferisce un funzionario del Dipartimento di Stato americano secondo cui gli Usa e l’organizzazione per il divieto delle armi chimiche stanno accogliendo informazioni su quanto accaduto.

Anche la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Siria ha avviato le indagini sul bombardamento, ricordando che “l’uso di armi chimiche come gli attacchi deliberati contro strutture mediche equivale a crimini di guerra ed a gravi violazioni del diritto umanitario internazionale”. Sia la Francia che la Gran Bretagna hanno chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è stato fissato per domani alle 10 locali (le 16 in Italia).

Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha assicurato che anche “l’Italia sarà in prima linea al Consiglio di sicurezza dell’Onu nella riunione d’urgenza, e domani alla Conferenza di Bruxelles sulla Siria, nel condannare l’uso di armi di distruzione di massa contro la popolazione siriana e nel chiedere con forza che vengano individuati i responsabili di questo crimine contro l’umanità”. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha puntato invece il dito contro il regime di Bashar al-Assad. “Oggi la notizia è tremenda”, ha detto Mogherini parlando con i media a Bruxelles a margine della conferenza Ue-Onu. “Noi europei crediamo che le responsabilità abbiano rilevanza, quindi chi ha commesso crimini di guerra deve essere chiamato a risponderne”, ha proseguito.

(http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/04/news/bombardamento_chimico_siria_58_morti-162166267/) 

4) Siria, attacco chimico su città ribelle: 58 morti soffocati, strage di bambini

L’attacco sarebbe stato condotto la scorsa notte nella città di Khan Sheikhun, controllata dagli insorti. A sganciare le bombe sarebbero stati i jet dell’esercito siriano. Tra le 35 vittime ci sono anche nove bambini.

MEDIO ORIENTE 4 APRILE 2017  12:00 di Davide Falcioni (http://www.fanpage.it/tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Attacco con armi chimiche in Siria: tra i 58 morti, anche 11 bambini

Caricato da Giorgio Scura

Orrore in Siria, dove almeno 58 persone sono morte in seguito a un bombardamento aereo con armi chimiche – tra le quali gas tossici – su Khan Sheikhun, città della provincia di Idlib, nella Siria nordoccidentale, e per la precisione in un’area controllata dai ribelli qaedisti dell’organizzazione Fatah al Sham (ex Fronte al Nusra). Tra le vittime ci sono undici bambini, mentre i feriti sono 160, alcuni dei quali in gravi condizioni.

Attacco chimico in Siria: Persone morte per soffocamento. “Avevano schiuma in bocca”

L’attacco è stato condotto la scorsa notte: le persone sono morte per soffocamento e – stando a quanto riferisce Al Jazeera – alcune di esse avevano schiuma che fuoriusciva dalla bocca. La sostanza utilizzata sarebbe gas Sarin. Lo ha detto un membro di un centro di informazione dell’opposizione della zona, Mohammed Hassoun, citato dall’agenzia Ap, riferendo dei sospetti nutriti da sanitari. Convulsioni, bava alla bocca, difficoltà respiratorie e restringimento delle pupille. Sono questi, secondo diversi testimoni, i sintomi delle vittime del sospetto attacco chimico. Hassoun ha inoltre detto di aver sentito dai medici che probabilmente più di un gas è stato usato, ma si tende ad escludere il cloro dal momento che “non provoca queste convulsioni”. Nel descrivere i sintomi delle persone ricoverate negli ospedali, la stessa fonte ha precisato che molte delle vittime erano “prive di coscienza e in preda a convulsioni, e quando è stata applicata loro la mascherina per l’ossigeno hanno cominciato a sanguinare dal naso e dalla bocca”. La notizia del massacro ha indotto la Francia a chiedere una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Dal canto suo Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ha parlato di “immagini sconvolgenti, l’umanità è morta oggi in Siria”. “La comunità internazionale, dopo sei anni di inferno, deve porre fine a questo calvario. Non ci sono figli di Assad e dei ribelli, sono tutti vittime di una guerra che non hanno voluto”, ha aggiunto, facendo appello anche ai politici italiani perché esprimano la loro condanna.

Come se non bastasse, un ospedale da campo dove venivano curate le vittime dell’attacco chimico è stato colpito in un altro raid, secondo fonti degli attivisti. Il capo del servizio di difesa civile dell’opposizione a -Khan Seikhun, citato dall’agenzia Ap, ha detto che la struttura è stata “presa di mira dopo l’attacco”. Il responsabile, Abu Hamdu, ha detto che l’ospedale da campo è stato distrutto e cinque ambulanze danneggiate. Non è chiaro se ci siano state vittime.

(Continua su: http://www.fanpage.it/siria-attacco-chimico-in-area-controllata-dai-ribelli-35-morti-soffocati/http://www.fanpage.it/)

5) Siria, “Assad bombarda città col gas”: 58 morti. Opposizione: “Altri raid russi, 15 vittime”. Unicef Italia: “Umanità è morta” 

“I medici di una delle cliniche gestite dal nostro partner Syrian Relief ci hanno raccontato di aver ricevuto tre bambini sotto i 6 anni, appena coscienti, che faticavano a respirare, con il naso che colava e le pupille contratte. I medici dicono che questi sintomi sono coerenti con l’uso di agenti nervini, come il sarin”, scrive in una nota Save the Children. Ma quelli di Khan Sheikhoun non sono gli unici attacchi di giornata: secondo il sito di notizie siriano vicino all’opposizione Shaam “l’aviazione russa” alleata a quella di Damasco. ha colpito le città di Salqin e Jisr al-Shughur. Nella prima, nel Rif occidentale di Idlib, l’aviazione russa ha colpito con missili un’area densamente abitata da civili nel centro della città, provocando almeno 10 morti e decine di feriti, mentre a Jisr al-Shughur un attacco analogo ha fatto cinque morti e diversi feriti. 

(http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/04/siria-assad-bombarda-col-gas-la-citta-ribelle-58-morti-raid-aereo-anche-sullospedale-coi-feriti/3498192/)

6) Siria, Mosca difende Assad e dice no a bozza Onu. Usa: pronti a intervenire

Il Messaggero > Primo Piano > Esteri

Mercoledì 5 Aprile 2017 – Ultimo aggiornamento: 06-04-2017 09:59

All’origine dell’attacco chimico che ha provocato decine di morti a Idlib in Siria, fra cui molti bambini, vi sarebbe stato il bombardamento da parte dell’aviazione siriana di un «deposito terroristico» in cui erano contenute «sostanze tossiche» usate per produrre proiettili contenenti agenti chimici.

È questa la ricostruzione dei fatti fornita dal ministero della Difesa russo all’indomani dalla strage di Khan Sheikhun, cittadina a sud di Aleppo controllata dai ribelli, in cui sono morte almeno 58 persone e 170 persone sono state feriti. E nel giorno in cui si riunirà d’urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Secondo i sistemi di controllo dello spazio aereo russi, ieri tra le 11.30 e le 12.30 ore locali l’aviazione siriana ha condotto un raid aereo alla periferia orientale di Khan Sheikhun, colpendo un deposito di munizioni dei terroristi», ha dichiarato il generale Igor Konashenko, secondo quanto riporta il sito dell’agenzia Tass, precisando che questo deposito «ospitava un laboratorio per la produzione di proiettili contenenti agenti tossici».

«Da questo arsenale, armi caricate con agenti chimici venivano poi consegnate dai militanti all’Iraq – ha aggiunto il portavoce militare russo – il loro uso da parte dei terroristi è stato confermato in molte occasioni da parte di organizzazioni internazionali ed autorità del Paese».

«La Russia e le sue forze armate continuano l’operazione per sostenere la campagna antiterroristica per la liberazione del Paese svolta dalle forze armate della Repubblica araba siriana», ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se Mosca continuerà a sostenere il regime di Damasco dopo il presunto attacco chimico in Siria centrale di cui viene accusata l’aviazione siriana.

La Turchia parla invece di un vero e proprio attacco chimico. In Siria «sono stati uccisi bambini con armi chimiche. Assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?». Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo l’attacco di ieri su Idlib. «Da lì abbiamo portato nel nostro Paese quelli che potevamo per cure immediate, ma non è abbastanza. Come padre mi dispiace», ha aggiunto Erdogan.

Le prime analisi indicano che quello di ieri nella provincia di Idlib, in Siria, «è stato un attacco chimico. Le invieremo all’Organizzazione mondiale della sanità», ha fatto sapere il ministro della Salute turco, Recep Akdag, spiegando che 30 feriti sono ora ricoverati negli ospedali di Gaziantep, nel sud-est della Turchia. Almeno altri 2 feriti che erano stati trasportati ieri in Turchia sono invece morti. Subito dopo l’attacco, Ankara aveva inviato in Siria 30 ambulanze, fornendo alle squadre di medici in servizio al valico di frontiera di Cilvegozu un equipaggiamento straordinario per il trattamento di feriti da agenti chimici.

Tesi confermata da Medici Senza Frontiere secondo cui le vittime dell’attacco su Khan Sheikhun «sono state esposte ad almeno due agenti chimici» e i loro sintomi «erano compatibili con sostanze neurotossiche come il Sarin». I medici di Msf si sono recati nell’ospedale di Idlib dove erano ricoverate le vittime, quello di Bab Al Hawa, circa 100 km a nord dal luogo della strage. Msf precisa di aver fornito ai medici della struttura «antidoti e abiti di protezione» per soccorrere i pazienti in questo tipo di attacchi.

«Dopo l’attacco chimico compiuto ieri dall’aviazione del regime siriano nella città di Khan Sheykhun a Idlib», la Turchia ha inoltre «portato all’attenzione» delle ambasciate di Russia e Iran ad Ankara che si tratta di «una violazione molto grave degli accordi per il cessate il fuoco», ricordando «le responsabilità degli altri due Paesi garanti» della tregua di Astana e spiegando che «violazioni del genere mettono estremamente a rischio la prosecuzione del cessate il fuoco». Lo fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara, Huseyin Muftuoglu.

L’Onu. Il segretario generale Antonio Guterres si è riferito alla tragedia come «crimine di guerra». «Gli orribili eventi di ieri dimostrano che purtroppo in Siria continuano a verificarsi crimini di guerra. Il diritto internazionale umanitario continua ad essere violato con frequenza», ha spiegato a Bruxelles a margine della conferenza sul futuro della Siria. Intanto Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno elaborato una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che condanna l’attacco chimico nella provincia siriana di Idlib e l’hanno diffusa ai 15 membri. Lo confermano all’ANSA fonti diplomatiche Onu. La bozza è soggetta alla procedura del ‘silenzio assensò sino a stamattina alle 9 ora locale, le 15 in Italia: se nessuno si oppone entro quel termine viene adottata. Il Consiglio di sicurezza Onu si riunirà d’urgenza domattina alle 10 locali (le 16 in Italia).

Il presidente francese Hollande ha rinnovato l’invito a «una reazione della comunità internazionale all’altezza di questo crimine di guerra». «Stiamo parlando di crimini di guerra, crimini di guerra con armi chimiche»: lo ha detto l’ambasciatore francese all’Onu, Francois Delattre, a margine della riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Siria. «Siamo chiari – ha aggiunto – l’attacco nella provincia di Idlib è avvenuto in una zona dove operano l’esercito e l’aviazione siriana».

Un attacco «orribile, indicibile», un «terribile affronto all’umanità», «le terribili azioni del regime di Assad non saranno più tollerate», ha detto Donald Trump ricevendo alla Casa Bianca il re di Giordania. «Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio», ha detto l’ambasciatrice americana Nikki Haley durante il Consiglio di Sicurezza sulla Siria, aggiungendo che se le Nazioni Unite non interverranno «noi potremmo» farlo.

Il presidente Usa ha sottolineato: «Quello che ho visto ieri su bambini e neonati ha avuto un grande impatto su di me e ha cambiato il mio atteggiamento verso la Siria e Assad. Quello che è successo ieri è inaccettabile».

Mosca ha però definito «provocatorie» le accuse di alcune nazioni occidentali secondo cui il governo siriano ha usato armi chimiche nella provincia di Idlib e ha rigettato «in modo categorico» la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu proposta da Francia, Stati Uniti e Regno Unito. Così una fonte del ministero degli Esteri russo a Interfax. «Tutta questa situazione non è altro che una provocazione», ha detto la fonte aggiungendo che «la bozza di risoluzione suggerita dai tre paesi non è accettabile così com’è».

«Durante i lavori al Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Russia come minimo presenterà in maniera ben argomentata i dati menzionati dal nostro ministero della Difesa», ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

Non solo, perché il ministero degli Esteri russo ha bollato i resoconti sull’attacco chimico come «fake»: «Gli Usa hanno presentato una risoluzione al consiglio di sicurezza dell’Onu basandosi su dei rapporti falsi», ha detto la portavoce del ministero citata dalle agenzie, «La bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell’intera regione».

Le accuse. Il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l’Arabia Saudita di essere responsabili, assieme ai qaidisti siriani, del presunto attacco chimico avvenuto ieri nella Siria centrale e nel quale sono morte oltre 70 persone tra cui venti minori.

Mercoledì 5 Aprile 2017 – Ultimo aggiornamento: 06-04-2017 09:59

(http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/siria_bombardamento_gas-2362264.html)

7) Strage di bambini in Siria, portavoce Unicef: “Voglio sapere i politici da che parte stanno”

“Io voglio sapere da tutta la classe politica italiana da che parte stanno, non ho ancora sentito uno che dice che questa cosa non deve accadere”, è quanto denuncia Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, commentando quanto accaduto ieri in Siria.

GUERRA IN SIRIA 5 APRILE 2017  13:25 di Susanna Picone

“L’umanità è morta oggi in Siria”: sono le parole pronunciate ieri da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che al telefono con l’Ansa piangeva mentre davanti ai suoi occhi scorrevano le terribili immagini di ciò che ha provocato un raid aereo nella provincia di Idlib. L’ennesima strage di bambini in un Paese devastato ormai da sei anni di guerra civile e che si è consumata in una zona controllata dai ribelli. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) sono venti i bambini morti nei raid. Tra le 72 vittime, ha aggiunto l’organizzazione che ha sede nel Regno Unito, ci sono anche 17 donne. Difficile stabilire il responsabile di tale strage, ma per Iacomini – che da anni denuncia con schiettezza tali barbarie – poco importa dato che a pagare il prezzo più alto sono dei bambini. Il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l’Arabia Saudita di essere responsabili, assieme ai qaidisti siriani, del presunto attacco chimico.

(Continua su: http://www.fanpage.it/strage-di-bambini-in-siria-portavoce-unicef-voglio-sapere-i-politici-da-che-parte-stanno/ – http://www.fanpage.it/)

8) Attacco chimico in Siria: 72 morti. Onu: orrore e indignazione

Caricato da askanews

“L’umanità è morta oggi in Siria”:sono le parole pronunciate ieri da Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che al telefono con l’Ansa piangeva mentre davanti ai suoi occhi scorrevano le terribili immagini di ciò che ha provocato un raid aereo nella provincia di Idlib. L’ennesima strage di bambini in un Paese devastato ormai da sei anni di guerra civile e che si è consumata in una zona controllata dai ribelli. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) sono venti i bambini morti nei raid. Tra le 72 vittime, ha aggiunto l’organizzazione che ha sede nel Regno Unito, ci sono anche 17 donne. Difficile stabilire il responsabile di tale strage, ma per Iacomini – che da anni denuncia con schiettezza tali barbarie – poco importa dato che a pagare il prezzo più alto sono dei bambini. Il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l’Arabia Saudita di essere responsabili, assieme ai qaidisti siriani, del presunto attacco chimico.

“Ci sono un sacco di pazienti intossicati dal gas”, la drammatica denuncia del medico siriano

Caricato da Mirko Bellis

pubblicato il 5 aprile 2017 alle ore 15:01

Shajul Islam, il medico nato nel Regno Unito da tempo in Siria per soccorre le vittime della guerra civile, già il 25 marzo denunciava un attacco chimico nella provincia di Hama. In questa occasione, il sospetto dei medici è che si trattasse di gas cloro, un potente agente chimico asfissiante, o di gas sarin, lo stesso impiegato ieri nella strage a Khan Sheikhoun, dove sono morte 72 persone, tra cui una venti bambini.

(http://youmedia.fanpage.it/video/aa/WOTZ8-SwrLGtgs1C)

Lo sfogo del portavoce di Unicef Italia – Le foto con bambini intubati e apparentemente privi di ferite – che accreditano così l’ipotesi di una morte per veleno – sono di una “ferocia e violenza mai viste, oltre il Vietnam e oltre Sarajevo, evocano un calvario che non ha precedenti dalla Shoah, soprattutto per i bambini”, è quanto rileva Iacomini. In collegamento con Fabio Volo questa mattina il portavoce di Unicef ha detto che in Siria è la “Fiera dell’Est”, dove sono arrivati tutti – Iran, Europa, America, Russia – con i loro interessi. E appunto a pagare il prezzo più alto sono i più piccoli. “Un eccidio che non ha paragoni, in barba a tutte le norme di diritto internazionale […] Io voglio sapere da tutta la classe politica italiana nessuno escluso da che parte stanno, non ho ancora sentito uno che dice che questa cosa non deve accadere”, ha attaccato ancora Iacomini, che ha appunto chiesto alla classe politica di esprimere una “condanna senza se e senza ma” e ha rivolto un appello anche ai cittadini, che “non hanno chiesto ai propri governi di porre fine a questo scempio”. Andrea Iacomini ha detto anche che come Idlib ci sono 15 città sotto assedio, dove vivono 280mila bambini,altre possibili vittime.

(Continua su: http://www.fanpage.it/strage-di-bambini-in-siria-portavoce-unicef-voglio-sapere-i-politici-da-che-parte-stanno/ – http://www.fanpage.it/)) Strage di bambini in Siria, è un attacco chimico: cos’è il gas Sarin

Sintetizzato per la prima volta nel 1938 da scienziati tedeschi che voleva creare un pesticidio, è un’arma chimica di distruzione di massa. Basta una dose piccolissima per provocare la morte per soffocamento.

GUERRA IN SIRIA 5 APRILE 2017  10:18 di Biagio Chiariello

Attacco chimico in Siria: 72 morti. Onu: orrore e indignazione

Caricato da askanews

Nel massacro di Idlib potrebbe essere stato usato il famigerato gas Sarin. Secondo alcuni testimoni, infatti, i sintomi mostrati dalle persone uccise nell’attacco chimico sono compatibili con l’avvelenamento causato dal gas tossico: convulsioni, bava alla bocca, asfissia e restringimento delle pupille. Va detto che l’uso delle armi chimiche è vietato – anche in contesti di guerra – nella stragrande maggioranza dei Paesi, che nel 1993 hanno firmato la Convenzione di Parigi sulla Proibizione delle Armi Chimiche. Le uniche nazioni che non hanno aderito sono Egitto, Corea del Nord, Angola, Sud Sudan e proprio la Siria. Tuttavia, in base all’accordo raggiunto tra USA e Russia, le armi chimiche del regime di Damasco sono state consegnate all’Edgewood Chemical Biological Center, per essere distrutte a bordo della nave Cape Ray e nei laboratori di Finlandia, Usa e Gran Bretagna.

Il sarin è un particolare tipo di gas nervino (cioè un composto di acido fosforico) sintetizzato per la prima volta nel 1938 dagli scienziati tedeschi della multinazionale IG Farben, che volevano produrre un pesticida. Ne uscì un’arma di distruzione di massa. Incolore, insapore, inodore, è fortemente tossico e a contatto con la pelle o inalato, causa vomito, fuoriuscita di feci, spasmi muscolari terribili. E’ sufficiente una piccolissima esposizione, per portare entro un minuto alla morte per soffocamento.

Nella guerra civile in Siria è stato usato per la prima volta sul quartiere orientale di Damasco di Ghouta, il 21 agosto del 2013, uccidendo migliaia di persone. Ma sicuramente deve la sua famigerata notorietà a Saddam Hussein che lo utilizzò nel 1988 lo sterminio dei curdi nella città irachena di Halabja. Il 20 marzo 1995, il sarin fu utilizzato per l‘attacco terroristico alla metropolitana di Tokyo da parte della setta religiosa Aum Shinrikyo.

L’esperto di armi chimiche Matteo Guidotti tuttavia ha manifestato qualche perplessità in merito alla tesi dell’utilizzo del Sarin a Idlib. “Ho già visto in passato immagini e video di persone colpite con il Sarin e i segni erano molto più evidenti”, ha spiegato Guidotti, “i corpi sono madidi di sudore, lacrime, saliva ma soprattutto escrementi. I soggetti intossicati generalmente vengono colpiti da fortissime convulsioni. E dai video diffusi localmente non si vede tutto questo”.

(Continua su: http://www.fanpage.it/strage-di-bambini-in-siria-e-un-attacco-chimico-cos-e-il-gas-sarin/http://www.fanpage.it/)

10) Attacco chimico in Siria: 72 morti. Onu: orrore e indignazione

5 APR 2017

Milano (askanews) – Continua a salire il bilancio dell’attacco chimico a Khan Sheikhun, in Siria: si conferma una strage di bambini, almeno 20 del totale delle vittime che è salito a 72. Un attacco per cui la comunità internazionale ha condannato il regime siriano di Bashar Al Assad che invece nega di aver usato armi chimiche nel suo raid aereo. La Russia invece sostiene che gli aerei del regime abbiano colpito un deposito di sostanze tossiche dei ribelli. Molti fatti sono ancora da accertare, l’Onu in merito ha chiesto un’indagine immediata e una riunione d’emergenza che si terrà nelle prossime ore.

“Ogni volta che abbiamo un momento in cui la comunità internazionale dà prova di unità, c’è qualcuno che prova a a minare quel senso di speranza producendo un senso di orrore e indignazione”, ha detto l’inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura.

L’Onu, nella sua bozza di risoluzione, chiede i piani di volo e le informazioni sulle operazioni militari per accertare con chiarezza le responsabilità dell’attacco.

(http://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/attacco-chimico-siria-72-morti-onu-orrore-e-indignazione-/AE7hdZz)

11) Strage in Siria, Medici Senza Frontiere: vittime esposte ai gas

pubblicato il 6 aprile 2017 alle ore 09:47

Composti di agenti neurotossici con presenza di sarin e cloro

Milano, (askanews) – Un’équipe medica di Medici Senza Frontiere, operativa in Siria nel Dipartimento d’urgenza dell’ospedale di Bab Al Hawa, nella provincia di Idlib vicino al confine con la Turchia, ha confermato che i sintomi manifestati dai pazienti dopo il presunto “attacco” chimico che ha provocato 72 vittime nella località siriana di Khan Sheikhun, roccaforte dei gruppi armati che si oppongono al regime di Bashar al-Assad, sono coerenti con l’esposizione ad agenti neurotossici.

Diverse vittime sono state trasportate all’ospedale di Bab Al Hawa e otto pazienti hanno mostrato sintomi come pupille contratte, spasmi muscolari, defecazione involontaria, collegabili all’esposizione ad agenti come gas sarin o composti simili.

Le unità mediche di Medici Senza Frontiere hanno visitato anche altre strutture che stavano trattando pazienti colpiti dall’attacco e hanno riscontrato che le vittime manifestavano un odore di candeggina, il che suggerisce un’esposizione al cloro, elementi che sembrano suggerire che le vittime di Khan Sheikhoun siano state esposte ad almeno due agenti chimici diversi. L’ong ha fornito farmaci e antidoti per trattare i pazienti oltre a indumenti protettivi per lo staff medico del pronto soccorso dell’ospedale.

La comunità internazionale ha subito condannato il regime di Damasco per quello che definisce un attacco deliberato mentre il comando militare siriano ha categoricamente negato le accuse. Dal canto suo la Russia, storico alleato della Siria, ha sostenuto che le bombe lanciate dall’aviazione siriana hanno colpito depositi di armi e una fabbrica di munizioni nella periferia est della città, facendo esplodere un arsenale chimico ribelle.

(http://youmedia.fanpage.it/video/aa/WOUoAOSwrLGt9NK2)

Si pubblicano con ritardo queste notizie a causa dei dubbi sollevati da un sito web che si occupa dell’analisi e della denuncia delle notizie che appaiono in rete, http://www.lantidiplomatico.it, nell’ articolo: 

Idlib, sempre le stesse fonti di bufale per lo stesso obiettivo: l’invasione della Siria

pubblicato il 4 aprile 2017 da Francesco Santoianni

Immagini che non si ha il coraggio di pubblicare, ma che stanno sconvolgendo tutte le sedi internazionali”… “ L’orrore del nuovo bombardamento in Siria ha il volto di bimbi colpiti anche negli ospedali dove erano appena stati ricoverati.”… Strage di bambini in attacchi aerei sui ribelli.”…”Assad bombarda la città ribelle”… Sono questi i titoli che troneggiano in queste ore su tutti i media mainstream (Repubblica, Corriere, La Stampa, Il Sole-24 Ore, Il Fatto Quotidiano….): un attacco mediatico, un tiro concentrato, di una violenza assolutamente inusuale e che si direbbe scatenato non già, come al solito, per avvelenare le “trattative di pace in corso” ma per preannunciare quello che l’Occidente non riuscì a fare ai tempi della bufala di Ghouta: un bombardamento a tappeto e l’invasione della Siria.

Ma vediamole, queste “immagini che stanno sconvolgendo tutte le sedi internazionali” anche perché nonostante l’ambizione di utilizzarle per scatenare una guerra, ripropongono le stesse evidenti incoerenze che hanno costellato innumerevoli bufale della guerra alla Siria. Come le “bombe al Cloro” che avevamo analizzato in questo articolo. Sorvolando su video vecchi di anni, come quello dei “bambini uccisi dal Sarin a Goutha”, riciclati oggi da alcuni media, soffermiamoci, quindi, sui due video – entrambi diffusi dall’Aleppo Media Center – presi oggi come Vangelo da tutti i media mainstream – che pretendono di documentare l’attacco con il gas ad Idlib.

Qui una collazione dei due video. [Per la visione si rimanda al link dell’articolo riportato in calce, N.d.A.]

Nel primo dei due video – che La Stampa intitola “Il momento del bombardamento all’ospedale di Khan Sheikhun” – un tizio cerca di convincerci di essere in un ospedale facendosi riprendere davanti ad una fila di letti sovrastati da alcuni armadietti. Dopo di che, la scena cambia incollando una scena girata in un tutt’altro contesto (si ascolti la differente qualità dell’audio, ad esempio, o le macchie luminose che non trovano riscontro nella prima scena) dalla quale non si capisce assolutamente nulla di quello che sta succedendo. Complimenti a “La Stampa” per la sua immaginazione. Tra l’altro, a rendere ancora più farlocco questo video concorre la circostanza che esso è stato realizzato, addirittura, riprendendo video trasmessi da una TV.

Ancora più sorprendente è il secondo video, intitolato dal Corriere della Sera: “L’attacco nella provincia di Idlib sotto il controllo dei ribelli. Tra le vittime molti bambini”. Come sempre, neanche una donna (ad esempio, una madre ripresa a fianco dei “bambini gasati”): tutti maschi, verosimilmente miliziani. Dapprima, per strada a fare scena indossando mascherine antipolvere, poi in una stanza indossando una tuta da imbianchino sperando che qualche giornalista babbeo possa scambiarla per una tuta NBC. A completare il quadro, un tizio che si allontana tenendo in braccio un bambino (con il viso opportunamente pixellato) e una buca stradale che non mostra nessun rottame dell’ordigno che l’avrebbe provocata.

Queste sono le “prove” dell’attacco con i gas sulla provincia di Idlib.

Per fortuna le da’ man forte Save the children che narra di suoi medici che avrebbero assistito le vittime degli attacchi con il gas. Più o meno, la stessa cosa che fece Médecins Sans Frontières per certificare la panzana del Sarin usato da Assad a Ghouta. Intanto su tutti gli schermi strapagati giornalisti alimentano l’indignazione contro questo ennesimo “crimine di Assad”. Che deve essere punito, magari con bombardamenti su Damasco. Ma state pur certi che questi stessi “giornalisti”, quando tra qualche tempo le “prove” che avevano sbandierato riveleranno la stessa consistenza delle “fosse comuni” di Gheddafi” o delle “Armi di Distruzione di Massa” di Saddam, invece di cambiare mestiere, dichiareranno di “essere stati ingannati”. E, magari li vedremo ancora a Perugia, al Festival del Giornalismo, a tenere lezione.

(Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-idlib_sempre_le_stesse_fonti_di_bufale_per_lo_stesso_obiettivo_linvasione_della_siria/6119_19596/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

Un articolo che mette dunque in dubbio la moralità non solo di giornalisti di note testate, ma anche di associazioni quali Save the Children e Médecins Sans Frontières.

D’altro canto, sempre in data 4 aprile 2017, con aggiunte in data 6 aprile 2017, troviamo un articolo pubblicato da un altro sito web che si dedica alla denuncia delle bufale in rete, http://www.bufale.net, che titola come segue:

ANALISI IN CORSO – Siria: sospetti attacchi chimici mietono vittime nella provincia di Idlib – bufale.net

By SHADOW RANGER, 4 aprile 2017

Eviteremo di postare video diretti e immagini non relinkate: questa volta sono davvero crude e disturbanti.

Le gallerie che girano per i vostri profili parlano di bambini perlopiù: bambini che soffocano, che non riescono a respirare, sofferenti. Non sono immagini per tutti.

E le immagini sono reali, nessun complottismo su questo, a meno che non vogliate trascinare nelle vostre bizzare, ed oltraggiose in questo caso, teorie del complotto l’ANSA e il Sole24 Ore.

Quest’ultimo ci fornisce una preziosa traccia su quello che sta accadendo in quelle terre, in questi giorni.

Convulsioni, bava alla bocca, difficoltà respiratorie e restringimento delle pupille. Sono questi, secondo diversi testimoni, i sintomi delle vittime dell’attacco chimico in Siria, ma nessuna delle organizzazioni di attivisti che hanno denunciato il raid aKhan Sheikhun, nella provincia nord-occidentale di Idlib ha precisato quale gas potrebbe essere stato usato. Mohammed Hassoun, voce dell’opposizone locale, dice che secondo i medici si tratterebbe di gas sarin, riporta l’Associated Press.

L’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad in Siria era il motivo per cui nell’estate del 2013 il presidente Obama stava per intervenire contro il governo di Damasco. Dopo due anni di guerra civile, gli Stati Uniti erano pronti perché Assad aveva superato «la linea rossa» ma poi frenarono, Assad si impegnò a consegnare l’arsenale chimico, l’agenzia Onu che vigila su queste armi (Opac) incaricata del disarmo vinse il Nobel per la Pace qualche mese dopo, ottobre 2013. Oggi la stessa Opac, che nel 2014 lavorò allo smantellamento dell’arsenale, si dice «preoccupata». Oggi l’amministrazione Usa a guida Trump, per bocca di un portavoce, nel condannare l’attacco chimico definendolo un atto intollerabile, sostiene proprio che le sue conseguenze sono da imputare al precedente governo a stelle e strisce, «che non fece nulla» dopo che il presidente siriano varcò la cosiddetta linea rossa tracciata da Obama. Mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu terrà una riunione di emergenza domattina alle 10 (le 16 in Italia). Lo comunica la missione francese al Palazzo di Vetro, che ha chiesto l’incontro insieme alla Gran Bretagna.

E su quanto è accaduto sta indagando la commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu. Condannando il raid nei «termini piùforti», la Commissione afferma che intende indagarne le circostanze, il sospetto uso di armi chimiche e le informazioni sul successivo attacco contro una struttura medica. Se confermati, «sia l’uso di armi chimiche, così come gli attacchi deliberati contro strutture mediche costituirebbero crimini di guerra e gravi violazioni» dei diritti umani, affema la Commissione in una dichiarazione resa nota a Ginevra. Per la Commissione è «imperativo» che i responsabili di tali attacchi siano identificati e che rispondano dei loro atti.

Una nota di Save The Children riferisce che «i medici di una delle cliniche gestite dal nostro partner Syrian Relief ci hanno raccontato di aver ricevuto tre bambini sotto i 6 anni, appena coscienti, che faticavano a respirare, con il naso che colava e le pupille contratte. I medici dicono che questi sintomi sono coerenti con l’uso di agenti nervini, come il sarin».

Siamo di fronte all’uso quindi di agenti chimici vietati, di un vero e proprio crimine di guerra perpetrato sui più deboli.

O meglio, siamo di fronte alla necessità di indagare sull’avvenimento, compito che spetta alle Nazioni Unite ed ai suoi delegati che noi cercheremo di seguire.

Fin’ora però brilla per precisione tra tutte le agenzie e testate che abbiamo esaminato per fare ordine sulla vicenda l’analisi del Guardian, che ha raccolti i preliminari rilievi del capo delle operazioni ONU inviato a Damasco quattro anni prima, perito in materia, che collazionati i dati attualmente disponibili e diffusi dalle agenzie di stampa ha reso un lapidario responso.

“If you look at the footage itself, the victims don’t have any physical trauma injuries. There is foaming and pinpointed pupils, in particular. This appears to be some kind of organo-phosphate poison. In theory, a nerve agent. What is striking is that it would appear to be more than chlorine. The toxicity of chlorine does not lend itself to the sort of injuries and numbers that we have seen.”

“Guardando alle immagini, noterete che le vittime non hanno alcun trauma evidente. Sbavano, hanno la bava alla bocca e le pupille contratte, in particolare. Questi sembrano essere i sintomi di un avvelenamento da organofosfati, teoricamente un agente nervino. È già evidente che siamo di fronte a qualcosa di molto più grave del cloro. Il cloro non ha abbastanza tossicità per cagionare lesioni che abbiamo riscontrato sulla scala che abbiamo visionato”

Ogni segno possibile porta ad agenti nervini, in una triste ripetizione degli eventi di Damasco del 2013, cui Smith era presente.

La situazione è gravissima: ove le cause fossero confermate, sarebbe ancora più grave.

EDIT del 6 Aprile:

“In base ai risultati delle analisi, gli esiti indicano che i pazienti sono stati esposti ad una sostanza chimica, il Sarin”. Lo scrive in una nota il Ministero della Salute turco, confermando quanto già anticipato dal ministro della Giustizia di Ankara sui risultati delle autopsie di tre delle vittime dell’attacco in Siria. La parola all’inglese Andy Oppenheimer esperto di armi di distruzione di massa: “Si tratta di un agente chimico con una azione molto rapida. Il cloro agisce diversamente essendo un agente di soffocamento che provoca, comunque, sintomi orribili, ma il cloro in genere ferisce più di quanto in realtà uccida. Il Sarin invece uccide ed è stato vietato e catalogato come uno dei principali agenti nervini utilizzati nelle guerre”.

Gas Sarin dunque, confermano gli esperti

(Fonte: http://www.bufale.net/home/analisi-corso-siria-sospetti-attacchi-chimici-mietono-vittime-nella-provincia-idlib-bufale-net/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

Ci sono nazioni che stanno facendo giochi, come al solito sporchi, per scaricare su altri le responsabilità degli attacchi chimici, un altro shoah che è da tempo cominciato e cui lo shoah dei lager dell’ultima guerra non ha insegnato nulla: l’odio e la superbia sono incontrollati ed aumentano esponenzialmente con le droghe che sono somministrate anche ai bambini-soldato o kamikaze: l’importante è fare scempio di tutti, tranne che di coloro che si chiamano martiri, ma che sarebbe meglio chiamare assassini feroci e crudeli , che con più gente uccidono con più esulteranno di gioia. Ormai la gente si stufa di tutto questo, non vuole più sentir parlare di persone che muoiono in ogni maniera più vile ed iniqua, mentre cerca semplicemente di vivere o di fuggire, con i propri bambini che condividono la medesima sorte, lo stesso destino, gli stessi agenti chimici come il sarin, l’iprite, il cloro: gassare tutti, farli morire con un non respiro che uccide lentamente ad occhi aperti e coscienti del fatto che si sta morendo. C’è un Dio che ha tempi lunghi per noi, ma che poi da la paga giusta a non sbaglia di un micron.

E le varie nazioni fanno il bello e il cattivo tempo sulla pelle di chi fugge. I rappresentanti delle varie nazioni parlano molto,ma gli effetti di quanto hanno detto sono differenti gli uni dagli altri, e chi ci va di mezzo è chi aspetta e spera. Si dice che la speranza è l’ultima a morire e Giulio Cesare diceva spasso «Vae victis», e per vinti intendeva proprio le vittime innocenti che spesso hanno nelle loro fila anche coloro che non dovrebbero esserci. Intanto le armi sono vendute, i guadagni illeciti ci sono ed i trafficanti se ne infischiano altamente di chi soffre, muore, è torturato, picchiato per un nonnulla e spesso ucciso… come quel giovane che su un barcone diretto alla solita Italia, per non aver dato il suo berretto ad uno scafista è stato da questo ucciso… ma ormai la storia si ferma e ne arriva un’altra a cancellare il delitto precedente. 

12) Iraq, il governo: «L’Isis ha lanciato attacco con il gas su Mosul»

 Il Messaggero > Primo Piano > Esteri

Una fonte militare governativa irachena sostiene che l’Isis ha lanciato oggi un attacco col gas in una zona occidentale di Mosul, roccaforte jihadista nel nord dell’Iraq, teatro da mesi dell’offensiva governativa. Non ci sono conferme di alcun tipo ed è impossibile verificare l’informazione in maniera indipendente sul terreno.

Sabato 15 Aprile 2017 – Ultimo aggiornamento: 15:59

(http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/iraq_governo_isis_attacco_gas_mosul-2383463.html)

Non si fanno commenti già ribaditi, ma che fanno restare sempre inorriditi circa la facilità con cui gli scafisti corrono a portare i migranti verso le navi di soccorso o di associazioni di volontari e il fatto che ogni tanto il gommone parte già difettato o si sgonfia o succede qualcosa al motore… Gli scafisti hanno imparato a fuggire prima del naufragio, anche perché spesso hanno gente che li segue e li riprende per altri viaggi, incuranti di quello che succede in un naufragio. Il loro compenso è salvo, come quello dei mandanti: nessuno li ha presi ed incarcerati; cosa si vuole di più? Avanti per il nuovo carico di morte!

Tra le notizie e le contro notizie è incredibile come alcuni cerchino di nascondere il criminale uso dei gas nervini che sono stati usati più volte in Siria – e sembrerebbe da tutte e due le fazioni che più si distinguono e che si accusano a vicenda.

Come commentatore privato che ha spulciato diversi commentatori pro e contro, posso dire che c’è un’evidenza non sopprimibile circa i bambini che arrivavano con la schiuma alla bocca e che, da qualsiasi parte arrivassero, erano morti per il gas nervino.

Anche chi li portava, cioè i loro parenti, li portava morti e non sembravano proprio spinti o pagati per portare dei cadaveri truccati.

Diverse ONG hanno dichiarato di aver tentato di curare e curato bimbi morenti per fungo mucoso e difficoltà respiratorie. Di chiunque sia la mano omicida, non è certo unica. Le certezze di “Medecins sens frontieres” è che hanno curato questi bambini e non gli hanno chiesto i documenti di provenienza: erano civili oppressi e martoriati, vittime di una sicura fabbrica di manipolazione che vuole spopolare il pianeta e disumanizzare le persone, renderle schiave del terrore che si abbatte continuamente su di loro e così dominare quello che resterà del pianeta, perché il giorno del giudizio li aspetta e il giudizio che arriva va oltre la loro meschina sete di potere. Bimbi che hanno rimpinguato e che continuano ad ingrossare l’esercito degli innocenti… Arriva il vostro difensore grazie al quale ogni gioco umano è destinato a ritorcersi contro chi lo mette in atto assieme ai loro servi da strapazzo. Sarà molto benevolo anche per tutti quei volontari morti assassinati assieme a voi e che sono sempre stati presenti ad aiutare le vittime.

 

Carestia, allagamenti, gas sui civili: i vigliacchi sfidano i disastri meteorologici che imperversano./Famine, Floods, Gas Attacks on Civilians: The Cowards Challenge the Raging Weather Disasters.

Ci stanno incastrando ed appiattendo tutti a livello subumano: la pazzia umana non illumina ma distrugge.

Continuiamo ad assistere alla disumanità dei mostri non preistorici ma dell’epoca nostra: criminali e favoriti dalle potenze straniere anche loro criminali. Spero che ci si renda conto dell’umanità che va in rovina nonostante i convegni che fanno tutti i politici che arrivano a conclusioni da non dire, ma che spesso lasciano tutto come prima. In più i seguaci del male sotto ogni nome fanno disastri: torturano ed assassinano fisicamente e psicologicamente coloro che trovano sul proprio cammino. Ubriachi di Flakka, Captadon eccetera. I kamikaze hanno un’età più giovane, più bambina; ma i morti sono sempre tanti, troppi, e quel “vento divino” distrugge la razza umana e la mortifica sempre di più. Gli assassini sono in prevalenza i bambini. Non sono risparmiati nemmeno i civili che si spostano coi bus oltre confine, che molte volte non raggiungono, perché qualche pallottola vagante li ferma prima. L’uomo rettile sta aumentando sempre di più il suo potere ed i segnali sono sempre più evidenti in tutto il mondo; solamente qualche volta raggiungono qualche media che li pubblica, ma non basta pubblicare. Sono arrivate le videocamere negli asili nido (promesse dalla Camera dei Deputati tempo fa) e chi è preposto all’insegnamento fa ogni tanto un controllo (che va reso obbligatorio) del proprio stato mentale e psicologico e magari viene trasferito a fare il passacarte piuttosto che sfogare sui bambini i propri problemi irrisolti tra l’indifferenza dei vari direttori che sanno, ma fanno finta di non sapere(?)

1) Egitto, strage di cristiani in due chiese. Presidente Sisi dichiara stato di emergenza dopo attentati con 47 morti e 126 feriti secondo nuovo bilancio

www.ansa.it › Mondo 10 aprile 2017 – Redazione ANSA/IL CAIRO

Domenica delle Palme di sangue e di morte in Egitto. I kamikaze dell’Isis hanno fatto strage di cristiani copti in due chiese: a Tanta, a nord del Cairo, e ad Alessandria, lasciando sul terreno almeno 47 morti e 126 feriti. Un massacro che ha fatto ripiombare l’Egitto militarizzato di al Sisi nell’incubo terrorismo del Califfato nero a tre settimane dalla visita del Papa e in una giornata fortemente simbolica per tutto il mondo cristiano. Erano in duemila nella chiesa Mar Girgis di Tanta, sul delta del Nilo, a seguire le celebrazioni quando, in un attimo, si è scatenato l’inferno.

Il Cairo si è svegliata con visibili effetti dello Stato di emergenza decretato ieri sera dal presidente Abdel Fattah Al Sisi dopo le bombe. I pendolari stamattina hanno fare una lunga deviazione per aggirare il ponte “6 Ottobre” chiuso al traffico. A Zamalek, il già superprotetto l’isolotto sul Nilo, “centro del centro” della città, una trafficata via che passa davanti alla chiesa copta della Vergine Maria stamattina era chiusa. Anche altrove si notano misure di sicurezza rafforzate davanti a hotel, edifici pubblici e alla centralissima piazza Tahrir. Militari con passamontagna sono vicini all’ambasciata britannica, sempre molto protetta anche con sbarramenti in cemento ma raramente in maniera così appariscente. La Presidenza della repubblica ha annunciato un lutto nazionale di tre giorni, riferisce sempre Al Ahram.

Un’esplosione vicino all’altare ha squassato l’edificio e divelto i banchi. Al posto dei fedeli in preghiera, decine di corpi senza vita – 27 – sul pavimento bianco macchiato di sangue e, intorno, i lamenti dei feriti. In un primo momento si è pensato a una bomba azionata a distanza, ma dopo il ritrovamento dei resti dilaniati di un uomo si è fatta strada l’ipotesi di un kamikaze. Erano le 10 del mattino e mentre il bilancio delle vittime saliva e cominciavano ad arrivare le prime reazioni inorridite, la notizia di un secondo attacco: questa volta ad Alessandria, ‘capitale’ della chiesa copta, sul sagrato della chiesa di San Marco. Quando il terrorista si è trovato davanti gli addetti alla sicurezza è tornato indietro, si è avvicinato al metal detector e si è fatto esplodere nei pressi dell’entrata. Almeno 18 i morti e una quarantina i feriti. Il patriarca copto Tawadros II, capo di otto milioni di cristiani egiziani, aveva appena finito di celebrare la messa. Secondo alcune fonti, aveva lasciato la chiesa, secondo altre si trovava ancora all’interno. E’ lui – oltre al presidente al Sisi e al grande imam di al-Azhar, Ahmed al Tayyib – che papa Francesco incontrerà nella prossima visita in Egitto, il 28 e 29 aprile, nella prosecuzione di quel dialogo cominciato nel 1973 con il primo incontro, dopo 15 secoli, tra Paolo VI e l’allora patriarca Shenuda III. Ed è a lui che il pontefice si è rivolto durante l’Angelus, quando è stato informato del primo attentato.

E Israele ha chiuso con effetto immediato il valico di confine di Taba con l’Egitto per timore di possibili attacchi contro israeliani dopo gli attentati di ieri. Gli israeliani non potranno così passare la frontiera – che resterà chiusa fino alla fine della settimana di Pasqua ebraica – e sono stati invitati a rientrare immediatamente in patria qualora si trovassero nella penisola del Sinai.

“Al mio fratello papa Tawadros II e a tutta la nazione egiziana – ha detto Francesco – esprimo il mio profondo cordoglio, sono vicino ai familiari e alla comunità, il Signore converta i cuori delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi”. Parole di pace attraverso il Mediterraneo seguite, a stretto giro, dalle parole di odio dell’Isis rimbalzate attraverso l’Amaq, l’agenzia dello Stato islamico, che ha rivendicato gli attacchi alle chiese. Un problema grosso per al Sisi, che vede ancora una volta rimessa in discussione dai fatti quella sicurezza che aveva ripetutamente garantito agli egiziani al prezzo, alto, di una militarizzazione del Paese.

(http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/04/09/egitto-media-esplosione-vicino-chiesa-morti_bf1edfb1-cc51-4d28-9fb2-bd764f185b9d.html).

2) Siria, kamikaze si fa esplodere contro i bus degli sfollati: 100 morti. I morti sono gli abitanti di alcuni villaggi sciiti che dovevano essere trasferiti ad Aleppo. I feriti sono 128

World – Globalist – 15 aprile 2017

L’ennesima strage che colpisce i civili: è di oltre 100 morti e 128 feriti il bilancio di un attacco kamikaze sferrato ad al-Rashidin, località alla periferia occidentale di Aleppo in mano ai ribelli, contro il convoglio dei bus con a bordo le persone evacuate dai villaggi sciiti di Kefraya e al-Foua. Lo hanno riferito gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione con sede in Gran Bretagna.

Secondo gli attivisti, l’attacco è stato eseguito da un kamikaze che alla guida di un furgone che trasportava aiuti alimentari si è fatto esplodere nei pressi dei 75 bus che stazionano ad al-Rashidin in attesa di entrare ad Aleppo. A bordo di questi bus sono state evacuate 5mila persone dai villaggi sciiti di Kefraya e al-Foua, nel Rif di Idlib.

Lo scoppio ha colpito l’area di Rashideen, nelle campagne intorno ad Aleppo. Qui i bus, con a bordo cittadini sciiti, stazionavano in attesa di portare i passeggeri nelle zone controllate dal governo, dopo la riattivazione di un accordo stretto dallo stesso governo con i ribelli sotto la supervisione di Iran, Turchia e Qatar. I termini dell’accordo prevedevano appunto l’evacuazione dei cittadini dalle due città filogovernative verso la provincia di Aleppo, in cambio del permesso accordato ai ribelli e alle loro famiglie di lasciare le città di Madaya e Zabadani, a Nord di Damasco, per raggiungere Idlib.

Le evacuazioni erano iniziate venerdì, con 5mila sciiti partiti da Kafaraya e Foa e 2.300 ribelli in partenza con le loro famiglie da Madaya. I ribelli avrebbero però fermato il convoglio sciita a Rashideen per aggiungere nuove condizioni all’accordo originale. Anche il secondo convoglio, quello dei ribelli, sarebbe stato fermato a Ramouseh e si apprende che erano in corso comunicazioni per l’aggiornamento dell’intesa. Una fonte ha riferito a Xinhua che la richiesta dei ribelli era che i combattenti sciiti venissero evacuati da Kafaraya e Foa prima dei civili. Una condizione che sarebbe stata rifiutata per paura che gli stessi ribelli potessero attaccare le città dopo la partenza dei militari.

(http://www.globalist.it/world/articolo/214579/siria-kamikaze-si-fa-esplodere-contro-i-bus-degli-sfollati-39-morti.html)

3) Colombia, colate di fango a Mocoa: sale a 273 il bilancio delle vittime

Da Redazione –  4 Apr 2017

Mocoa (Colombia) – All’indomani delle colate di fango, il governo colombiano ha dichiarato lo stato d’emergenza economica nella città di Mocoa, nel Sud della Colombia, dove le colate di fango hanno provocato più di 270 morti, secondo l’ultimo bilancio. Tra le vittime, ha indicato il governo colombiano, ci sono 43 bambini.

“Abbiamo il bilancio delle persone che sono purtroppo morte”, ha dichiarato il presidente Juan Manuel Santos, che si è recato sul luogo del disastro, “L’ultimo è di 273 morti e 262 feriti”. In precedenza aveva indicato la presenza di almeno 43 bambini tra le vittime.

Tra le persone scomparse potrebbero esserci anche due italiani. Secondo le prime informazioni in possesso dalla croce rossa, ci sono quattro o cinque stranieri, tra i quali due italiani, due israeliani e un russo che si trovavano nella zona di Mocoa e che non hanno ancora dato loro notizie alle rispettive famiglie. In questi giorni non sono mancati gli interventi dei soccorsi della Croce rossa colombiana (Crc), Cesar Urueña.

Santos trascorrerà la notte in una vicina base militare e martedì continuerà a coordinare il lavoro dei servizi di soccorso. Il presidente ha detto che la ricostruzione inizierà, smentendo l’ipotesi di ulteriori colate di fango, ma ha avvertito che le piogge in Colombia proseguiranno fino a giugno.

(http://www.contattolab.it/colombia-colate-di-fango-a-mocoa-sale-a-273-il-bilancio-delle-vittime/).

E su chi è soffocato nell’orrore di non respirare e di vomitare, i numeri aumentano sempre di più e gli asteroidi si fanno sentire sempre più vicini vicini… Ma non sono quelli che conosciamo: sono altri che non si conoscono e, se si dice che è stato uno di loro a fermare i dinosauri, controlliamo bene questa terra che continua a ruotare su se stessa instancabilmente e non si accorge di colui che arriva non desiderato, perché destinato a deviare dalla sua traiettoria o anche deviato da Colui che è nauseato di come viviamo e facciamo vivere gli altri.

E se non uccidono i kamikaze, la natura non si tira indietro e colpisce senza badare ai singoli interessati, come la colata di fango in Colombia. E sono sempre i bambini che non possono reagire a cadere per primi e l’esercito del nulla aumenta, tra l’indifferenza di chi vede, sente, ma non gli interessa fino a quando il cataclisma non arriva a lui sotto qualsiasi forma improvvisa. Solo allora urlerà contro la natura che ha calpestato o strappato, ma sarà tardi per porre rimedio: nemmeno una lacrima la natura versa e ripaga. Di questo fatto della Colombia se ne è parlato molto poco, senz’altro organizzazioni internazionali o volontari sono accorsi là ad aiutare, ma poi tutto si è dimenticato ed i media ci mostrano i soliti deterrenti sicuri: mammelle di donne che “farebbe” impazzire il web e tutto viene dirottato verso la goduria visiva o verso il solito calcio con interviste minuziose che infuriano i vari fan.

4) Costringono bimbo a portare cartello con la scritta “sono sporco”, genitori condannati

Per i genitori torinesi il tribunale ha stabilito una pena di un anno e 8 mesi di reclusione. L’accusa aveva chiesto invece 4 anni parlando di comportamento vessatorio quotidiano da parte dei coniugi.

6 APRILE 2017 15: 52 di Antonio Palma

Un anno e 8 mesi di reclusione, è questa la pena detentiva stabilita oggi dal Tribunale di Torino nei confronti dei due genitori piemontesi accusati di maltrattamenti sul figlio adottivo dopo averlo costretto ad andare in giro con un cartello con la scritta “sono un bambino sporco”. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesco Pelosi, quello del cartello però era solo la punta dell’iceberg di un comportamento vessatorio da parte della coppia nei confronti del piccolo che sarebbe stato sottoposto a maltrattamenti quotidiani e abituali.

“Pensava di sfuggire all’inferno di un orfanotrofio in Ucraina e ha trovato in Italia un inferno ancora peggiore. I genitori adottivi avrebbero dovuto prendersi cura di lui, invece gli hanno fatto del male come mai nessuno in vita sua. Lo hanno distrutto” aveva dichiarato nel corso della requisitoria il pubblico ministero, aggiungendo: “Non si è trattato di un singolo episodio, di un singolo insulto, di una doccia fredda e delle mutande infilate in bocca per punirlo della pipì a letto. Ma di maltrattamenti continui”.

Per questo l’accusa aveva chiesto per entrambi una condanna a quattro anni di reclusione. Il giudice però, pur condannando i comportamenti della coppia, è stato di diverso avviso stabilendo una pena molto inferiore. Una sentenza che però ha scontentato anche la difesa dei due coniugi che puntava all’assoluzione piena e per questo ha annunciato già il ricorso in appello. “Una sentenza che non condividiamo e che impugneremo”, ha commentato infatti l’avvocato Anna Ronfani, aggiungendo: “Questa e’ una storia di un fallimento adottivo, non di violenze in famiglia. Leggerò le motivazioni, che saranno molto complesse”. Il piccolo, ormai 17enne, vive ora in una comunità a seguito di un provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Torino.

(Continua su: http: //www.fanpage.it/costringono-bimbo-a-portare-cartello-con-la-scritta-sono-sporco-genitori-condannati/ – http: //www.fanpage.it/).

Questa ennesima violenza familiare è terribilmente vera e non è sola: ne esistono di peggiori, ma sono ancora nascoste. Come può un genitore che dovrebbe vedere nel figlio la continuazione della propria esistenza, non aiutare il figlio a gestire bene la sua vita e non aiutarlo a superare i suoi traumi che esistono già a qualsiasi età? Ma perché le cosiddette scuole non istruiscono i loro alunni a vivere la vita familiare e soprattutto a capire cosa vuol dire avere figli da crescere? L’Italia ha sempre di questi problemi e poi titoli sui giornali, processi, nuove e traumatiche separazioni anche per l a vittima coinvolta? Se in molti stati del nord si abituano ragazzi e giovani a rendersi conto che sposarsi o convivere non vuol dire avere rapporti sessuali che precedono già di molto la vita a due, perché le nostre scuole non si adeguano anche loro? Dobbiamo essere sempre gli ultimi a rendere la vita dei minori uno stress continuo e ingenerare paure ed insulti? Ma chi sono i genitori per arrogarsi tale diritto e poi mettere subito in mano a bambini di un anno o due giochi elettronici che non li educheranno, né li faranno crescere, perché in statura crescono già da soli?

5) “ABUSI SESSUALI SU MINORI AD HAITI”. UN RAPPORTO SEGRETO ACCUSA I CASCHI BLU DELL’ONU

La rivelazione dell’Associated Press: nessun arresto nonostante le prove schiaccianti – Pubblicato il 12/04/2017 – PORT-AU-PRINCE –

I Caschi blu dell’Onu finiscono nella bufera dopo la diffusione di un rapporto segreto delle Nazioni Unite secondo cui 134 peacekeeper dello Sri Lanka sono stati coinvolti in un giro di prostituzione minorile ad Haiti. A rivelarlo è un’indagine di Associated press, ma le dimensioni dello scandalo potrebbero essere molto maggiori.

Dall’inchiesta, infatti, è emerso che durante gli ultimi 12 anni sono state quasi 2.000 le accuse di abusi sessuali e sfruttamento da parte di peacekeeper e altro personale delle Nazioni Unite in tutto il mondo. E oltre 300 di questi casi vedono come protagonisti dei bambini. Nonostante questo, però, soltanto una piccola frazione dei presunti colpevoli sono finiti in carcere.

Per quanto concerne Haiti, per ora non è stato effettuato alcun arresto, nonostante le «prove schiaccianti». Il rapporto interno dell’Onu parla di abusi sessuali (nel periodo dal 2004 al 2007) da parte dei Caschi blu dello Sri Lanka ad Haiti su bimbi anche di 12 anni, e cita l’intervista a una ragazza – conosciuta come “V01”, ovvero “vittima numero uno” – che dai 12 ai 15 anni, quando il suo seno non era ancora sviluppato, ha detto di avere fatto sesso con circa 50 peacekeeper, incluso un «comandante» che le ha dato 75 centesimi.

Un’altra vittima, identificata come “V02”, che aveva 16 anni quando è stata intervistata, ha raccontato di aver avuto rapporti sessuali con un comandante dello Sri Lanka almeno tre volte, descrivendolo come un uomo in sovrappeso con i baffi che le mostrava spesso foto della moglie.

Nel mese di marzo, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha annunciato nuove misure contro gli abusi sessuali e lo sfruttamento da parte dei caschi blu: «Dichiariamo con una sola voce che non tollereremo nessuno che commette abusi sessuali – ha detto – e non permetteremo a nessuno di coprire questi crimini con la bandiera delle Nazioni Unite».

La situazione tuttavia è complessa, poiché l’Onu non ha alcuna giurisdizione sui caschi blu, mentre l’eventuale punizione spetta ai Paesi che forniscono le truppe all’organizzazione internazionale. Secondo l’indagine Ap, delle 2.000 accuse totali a caschi blu e altro personale Onu tra il 2004 e il 2016, 150 provengono da Haiti. In generale, invece, oltre ai soldati dello Sri Lanka, sono stati accusati peacekeeper provenienti da Bangladesh, Brasile, Giordania, Pakistan e Uruguay.

(http://www.lastampa.it/2017/04/12/esteri/abusi-sessuali-su-minori-ad-haiti-un-rapporto-segreto-accusa-i-caschi-blu-dellonu-NaB5z1gCSUIFxbPWZ80OLN/pagina.html).

6) Il dramma dei bimbi usati come kamikaze, in 3 anni 117 nella zona del lago Ciad

ROMA – 12 aprile 2017

Secondo il rapporto dell’Unicef pubblicato oggi, ‘Silent Shame: Bringing out the voices of children caught in the Lake Chad crisis’, il numero di bambini utilizzati in attacchi suicidi nel conflitto del lago Ciad – che coinvolge Nigeria, Ciad, Niger e Camerun – è aumentato a 27 nei primi tre mesi del 2017, rispetto ai 9 casi nello stesso periodo dell’anno scorso.

Secondo il rapporto questo incremento rispecchia una pericolosa tattica dei ribelli. Finora, dal 2014, sono stati utilizzati 117 bambini per portare a termine attacchi con bombe in luoghi pubblici in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun: 4 nel 2014, 56 nel 2015, 30 nel 2016 e 27 solo nei primi tre mesi del 2017.

Nella maggior parte di questi attacchi sono state utilizzate ragazze. Per questo, le ragazze, i ragazzi e anche i bambini vengono visti con maggiore timore presso i mercati e ai checkpoint, in quanto si sospetta che trasportino esplosivo.

“Nei primi tre mesi di quest’anno, il numero di bambini utilizzati in attacchi con bombe equivale quasi al numero complessivo dello scorso anno – questo è l’utilizzo peggiore possibile di bambini in un conflitto” ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale Unicef per l’Africa Centrale e Occidentale.

“Questi bambini sono vittime, non colpevoli. Costringerli o raggirarli per utilizzarli in questo modo è riprovevole”.

Il rapporto, lanciato tre anni dopo il rapimento di oltre 200 studentesse a Chibok, fornisce racconti preoccupanti di bambini cresciuti in cattività per mano di Boko Haram e su come questi bambini siano guardati con sospetto quando tornano nelle proprie comunità.

Nelle interviste, molti bambini che sono stati associati a Boko Haram hanno dichiarato di non parlare con nessuno della loro esperienza perché hanno paura sia di essere stigmatizzati, sia di possibili rappresaglie violente da parte delle loro comunità.

Molti di loro sono costretti a sopportare gli orrori subiti in silenzio e si allontanano da altri gruppi per paura di essere banditi o stigmatizzati.

Il rapporto, inoltre, sottolinea le sfide che le autorità locali devono affrontare con i bambini che sono stati fermati ai checkpoint e presi in custodia amministrativa per fare loro domande e controlli, facendo crescere la preoccupazione sui prolungati periodi di custodia.

Nel 2016, circa 1.500 bambini sono stati in custodia amministrativa in Nigeria, Ciad, Niger e Camerun. Il rilascio di oltre 200 bambini dalle autorità nigeriane, il 10 aprile, rappresenta un passo positivo per la protezione dei bambini colpiti dalla crisi in corso.

(Continua su: http://www.dire.it/12-04-2017/115502-dramma-dei-bimbi-usati-kamikaze-3-anni-117-nella-zona-del-lago-ciad/).

Questi ultimi tre articoli hanno un unico scopo: far sapere che non i nostri bambini, ma quelli degli altri subiscono ancora e violentemente la furia omicida che li ha assassinati o, come nel caso di quei genitori che hanno spaccato il futuro del proprio bambino, cresceranno ma senza una certezza circa il futuro. Infatti, i traumi infantili, checché ne dicano gli esperti sapienti, restano acquattati sul fondo del nostro subconscio e possono erompere dalla crosta dei ricordi e presentarsi con le stesse energie emozionali con cui si é subito il trauma infantile, di modo che la vittima può a propria volta diventare un carnefice diretto, senza averne in realtà colpa: il ricordo entra facilmente nella camera dei bottoni della mente/cervello per prendere i comandi del soggetto.

La giustizia italiana è stata buona? Chiamiamola così, ma in America una nonna che si travestiva da strega e violentava in ogni modo il nipote di sette anni è stata condannata giustamente all’ergastolo ed il suo amico a trent’anni di carcere: solo così si frenano i carnefici. Perdoniamoli, ma che paghino nella giusta misura le loro malefatte. Quindi la Giustizia Americana ha applicato una legge differente dalla nostra? Forse, ma più idonea alle vittime che rischiano di diventare carnefici in futuro e con il rispetto verso tutti i bambini innocenti che devono diventare adulti senza essere violenti in partenza.

Riprendendo la citazione dell’ultimo articolo:

7) L’Unicef chiede alle parti in conflitto di impegnarsi nelle seguenti azioni per proteggere i bambini nella regione:

– Porre fine alle gravi violazioni di Boko Haram contro i bambini, compreso il reclutamento e l’utilizzo di bambini in conflitti armati con attacchi suicidi;

– Trasferire i bambini da contesti militari a civili prima possibile. I bambini presi in custodia esclusivamente per il loro presunto o effettivo collegamento a gruppi armati dovrebbero essere immediatamente consegnati alle autorità civili per il loro reintegro e supporto. Questa procedura dovrebbe essere attuata in ognuno dei 4 paesi per i bambini che vengono ritrovati durante operazioni militari;

– Garantire cure e protezione ai bambini separati e non accompagnati. Tutti i bambini colpiti dalla crisi hanno bisogno di ricevere supporto psicosociale e spazi sicuri per riprendersi.

Nel 2016, l’Unicef ha raggiunto oltre 312.000 bambini fornendo sostengo psicosociale in Nigeria, Ciad, Camerun e Niger, e oltre 800 bambini sono stati riuniti alle loro famiglie.

L’Unicef sta lavorando con le comunità e le famiglie per combattere lo stigma verso i sopravvissuti a violenze sessuali e per costruire ambienti sicuri per le persone che erano state rapite. In una crisi in cui oltre 1,3 milioni di bambini sono stati sfollati, l’Unicef supporta anche le autorità locali per garantire acqua sicura e servizi sanitari salva vita; ridare accesso all’istruzione creando spazi temporanei per l’apprendimento e distribuire alimenti terapeutici per curare i bambini malnutriti. La risposta alla crisi è ancora ampiamente sotto finanziata.

L’anno scorso, l’appello dell’Unicef per il bacino del lago Ciad, di 154 milioni di dollari, è stato finanziato solo per il 40%.

(http://www.dire.it/12-04-2017/115502-dramma-dei-bimbi-usati-kamikaze-3-anni-117-nella-zona-del-lago-ciad/).

8) Libia, tragico naufragio nel Mediterraneo: 97 dispersi. “Probabilmente sono tutti morti”

La notizia è stata comunicata dalla Guardia Costiera libica, che ha tratto in salvo 23 superstiti. L’imbarcazione sarebbe partita dalla Libia con a bordo 120 persone. Attualmente risultano disperse 97 persone, tra cui 15 donne e 5 bambini.

13 APRILE 2017 17: 56 di Charlotte Matteini

Un gommone carico di migranti è naufragato nel Mediterraneo, a circa sei miglia al largo di Tripoli. A diffondere la notizia è la Guardia Costiera libica. Le motovedette hanno tratto in salvo 23 persone, di diverse nazionalità, ma sarebbero almeno 97 i dispersi, di cui almeno 15 donne e 5 bambini. Il generale Ayoub Kacem, portavoce della Marina libica, ha riferito a France Presse che il gommone sarebbe affondato nei pressi di Gargaresh, al largo del sobborgo occidentale della capitale libica. I dispersi sono probabilmente morti, riferisce sempre il generale della Marina libica: nessuno corpo è ancora stato ripescato a causa delle pessime condizioni meteo. Secondo quanto raccontato dai superstiti del naufragio, tutti uomini, l’imbarcazione sarebbe salpata con circa 120 persone a bordo. Raggiunta dalle motovedette libiche, i guardacoste hanno constatato la distruzione completa dello scafo. “È probabile che la base si sia spezzata e il gommone sia così affondato”, spiega il generale libico. I 23 sopravvissuti si sono salvati aggrappandosi a una sorta di pallone gonfiabile che era a bordo del gommone. I migranti sono stati soccorso nel porto di Tripoli e successivamente trasferiti nel centro di lotta all’immigrazione clandestina della capitale, riferisce un reporter di France Presse.

Dall’inizio dell’anno sono almeno 590 i migranti che hanno perso la vita in mare partendo dalle coste libiche, stando ai dati provvisori diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati sono più di 24mila i migranti che nei primi tre mesi del 2017 sono approdati in Italia, seimila in più rispetto ai 18mila giunti sulle coste italiche nello stesso periodo dello scorso anno.

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9) Strage di Beslan, Russia condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani

Secondo i giudici di Strasburgo il blitz delle forze speciali russe contribuì a causare molte vittime: quel giorno persero la vita 334 persone, 186 erano bambini.

EUROPA RUSSIA 14 APRILE 2017  13:14 di Davide Falcioni

La Corte Europea dei diritti umani ha condannato la Russia per la strage nella scuola di Beslan in cui, 13 anni fa, persero la vita 334 persone, tra le quali 186 bambini. Secondo i giudici di Strasburgo le autorità russe non adottarono le misure più adeguate per evitare il massacro, e l’intervento degli uomini dei reparti speciali di Mosca “contribuì a causare vittime fra gli ostaggi”.

A sporgere denuncia contro il governo di Mosca erano stati molti sopravvissuti al massacro e familiari delle vittime: in totale 409 persone si sono rivolte alla Corte Europea dei Diritti Umani, in alcuni casi incoraggiati anni fa dalla giornalista Anna Politkovskaya, assassinata nell’ottobre del 2006 in circostanze mai chiarite proprio mentre portava a termine delle inchieste su Putin. Secondo Strasburgo, che ha riconosciuto alle vittime un risarcimento di 3 milioni di euro, da parte delle autorità russe ci furono “una serie di deficienze nella pianificazione e nel controllo dell’operazione di salvataggio” delle persone tenute prigioniere nella scuola. Tali inefficienze “in qualche misura hanno contribuito al tragico epilogo”. Secondo i giudici la Russia con l’intervento delle sue forze di sicurezza violò “i trattati sul rispetto del diritto alla vita”, che impongono la limitazione dell’uso della forza a quanto “assolutamente necessario”. Come se non bastasse, per Strasburgo il governo russo era a conoscenza del pericolo di attacchi da parte dei ribelli in luoghi pubblici, ma malgrado ciò non vi fu una preparazione adeguata. Non solo, anche il blitz delle forze speciali fu condotto con gravi negligenze.

La strage di Beslan

La Strage di Beslan fu compiuta il 1 settembre del 2004, primo giorno di lezioni nella Scuole Numero 1 della città russa, nell’Ossezia del Nord. L’istituto era pieno di bambini, genitori e insegnanti quando un gruppo di 32 miliziani islamisti e separatisti ceceni occupò la struttura prendendo in ostaggio oltre 1100 persone. L’assedio durò tre giorni e si concluse tragicamente dopo l’irruzione delle forze speciali russe, che adoperarono carri armati, lanciagranate e lanciafiamme: durante il blitz morirono 334 persone, fra cui 186 bambini.

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Chi legge, legge giusto: altre mamme cecene hanno assaltato una scuola a Beslan ed i soldati russi intervenuti hanno lasciato sul pavimento della palestra 186 bambini morti. Il commento è di ognuno di noi, ma non lasciamoci distogliere dal fatto che 300 persone sono morte e 184 bambini non vedranno la maggior età: altre vittime innocenti che andavano a scuola il primo giorno per imparare, non hanno fatto a tempo se non a vivere quei giorni come vittime inermi crudelmente assassinate.

10) Siria, bomba su un convoglio di profughi: più di 100 i morti

La bomba ad al-Rashidin, località alla periferia occidentale di Aleppo in mano ai ribelli, ha interessato il convoglio degli autobus con a bordo i civili evacuati dai villaggi sciiti di Kefraya e al-Foua.

MEDIO ORIENTE 15 APRILE 2017  17:50 di D. F.

È salito a 120 il bilancio dei morti, oltre ad un gran numero di feriti, dell’attentato terroristico che la sera di sabato 15 aprile ha colpito una serie di autobus che trasportavano i profughi, in gran parte sciiti, in fuga dalla città siriana di Aleppo. I bus erano in attesa di entrare ad Aleppo nel quadro dell’accordo che prevedeva l’evacuazione di Kefraya e al-Foua, nel Rif di Idlib, in cambio di quella delle città di Zabadani e Madaya, nel Rif di Damasco, assediate dai combattenti di Hezbollah. Gli abitanti dei villaggi sciiti avrebbero dovuto raggiungere Aleppo, mentre quelli di Zabadani e Madaya sarebbero stati diretti nella provincia di Idlib, roccaforte dei ribelli.

Precedentemente fonti locali avevano reso noto che erano entrate in una fase di stallo le operazioni per l’evacuazione delle città di Zabadani e Madaya, nel Rif di Damasco, assediate dai miliziani di Hezbollah, in cambio di quella dei villaggi di Kefraya e al-Foua. I due convogli di bus, stando a quanto dichiara l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, risultavano bloccati alla periferia di Aleppo. L’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha confermato la notizia dell’attentato ad al-Rashidin, spiegando che un’esplosione è avvenuta nei pressi degli per sfuggire ad una probabile carneficinaautobus con a bordo gli abitanti di Kefraya e al-Foua, diretti ad Aleppo. Secondo il corrispondente locale, il bilancio provvisorio dell’attacco è di un morto e diversi feriti.

Intanto, già nelle prime ore di domenica mattina altri bus con a bordo migliaia di persone sgomberate dalle località siriane assediate sono ripartiti verso la loro destinazione finale, dopo ore di blocco e un attentato. Lo ha reso noto l’Osdh.

Anche Papa Francesco ha ricordato l’attentato ad Aleppo nel corso della benedizione Urbi et Orbi della domenica di Pasqua. “Quello di sabato è stato un attacco ignobile ai profughi in fuga”, ha dichiarato il Pontefice, pregando il Signore Risorto affinché “sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, l’amata e martoriata Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte”.

(Continua su: http: //www.fanpage.it/siria-bomba-su-un-convoglio-di-profughi-almeno-24-morti/ –http: //www.fanpage.it/).

11) Orrore ad Aleppo: anche 68 bambini morti tra le 126 vittime dell’autobomba sui civili

L’attentato è avvenuto a Rashideen, nell’area dei bus che trasportano i profughi che vogliono lasciare le città devastata dalla guerra civile. Il bilancio delle vittime sale di ora in ora.

MEDIO ORIENTE 16 APRILE 2017 15: 43 di Biagio Chiariello

Sta salendo in maniera drammatica il bilancio delle vittime dell’esplosione, probabilmente causata da un camion bomba, nelle vicinanze di Aleppo: l’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di almeno 126 morti, di cui 68 sarebbero bambini e 13 donne.

L’attacco è avvenuto a Rashideen, nell’area dei bus che negli ultimi giorni stanno trasportano i profughi che provano a lasciare le città del nordest del Paese Fua e Kafraya. I mezzi coinvolti nell’attentato facevano parte di un convoglio di 75 pullman sui quali viaggiavano 5 mila sfollati e attendevano di trasportare i passeggeri nelle zone controllate dal governo di Damasco, dopo la riattivazione dell’accordo delle “Quattro città” firmato da Damasco con i ribelli sotto la supervisione di Iran e Qatar che prevede l’evacuazione di Fua e Kefraya e di Madaya e Zabadani vicino alla capitale. I ribelli hanno accusato il governo di Bashar Al Assad di avere violato i termini dell’accordo evacuando insieme coi civili un numero di soldati lealisti superiore quello stabilito nelle condizioni pattuite. “Un camion stava distribuendo patatine”, ha raccontato uno dei testimoni a Zaman English News, “i bambini hanno cominciato a corrergli dietro, poi è esploso”. L’esplosione non è stata rivendicata, secondo i media pro-Damasco si tratterebbe di un attentatore suicida. Qualcuno ha puntato il dito contro Hay’at Tahrir al-Sham, nuova sigla di Al Qaeda in Siria.

“Il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi”. Così Papa Francesco nel messaggio Urbi et Orbi. “In modo particolare sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, l’amata e martoriata Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte. E’ di ieri l’ultimo ignobile attacco ai profughi in fuga che ha provocato numerosi morti e feriti”.

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Chiudiamo questo articolo con altre cifre di vittime civili: fuggivano dalla guerra come profughi coi loro figli, ma 64 bambini, invece di ricevere patatine che un camion distribuiva per fare più strage di inermi, hanno ricevuto esplosivo e ferro nel loro corpo che non ha retto allo sfacelo.

Nonostante gli accordi siglati, qualcuno ha pensato bene di fare di propria testa e la vita di altri 68 bambini è stata stroncata: altri innocenti sono rimasti vittime della macelleria umana e non vedranno il domani tanto desiderato con le patatine.

Si ringraziono ancora coloro che hanno un po’ di umanità e soccorrono tutte queste persone che vanno aiutate in tutti i sensi e che, anche nello sforzi di sottrarsi alle guerre, non prevedono cosa succederà loro durante il tremendo tragitto per fuggire con la famiglia che spesso è anche decimata.

Il Mar Mediterraneo e le città siriane si stanno trasformando in cimiteri; intanto si discute ancora. I politici e nemmeno l’ONU sanno intervenire decisamente e i migranti muoiono nell’attesa del domani/The Mediterranean Sea and Towns Such as Those in Syria Are Turning into Cemeteries, While Discussions Continue. Neither Politicians nor the UNO Know how to Intervene Effectively and the Migrants Die as They Await Tomorrow

1) Nelle guerre attuali chi è il vero nemico che si traveste, ma spara sempre.

«Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio:

Hanno detto che era stata sancita la pace in Siria, ma ad Aleppo e Mosul si continua a bombardare: Assad e compagni. Anche a Ginevra si combinerà qualcosa, sebbene chi partecipa è molto dubbioso, per non accennare ai gas che sono sempre stati usati, ma che cercano sempre i depositi che si spostano come le cavallette.

I kamikaze continuano a farsi saltare in aria e muoiono loro e chi sta loro vicino. I media riportano i casi più importanti perché ormai sono troppi e cercano le notizie meno pesanti e meno nere per poter dire che si sta facendo qualcosa. Vero! Ma è vero anche il contrario e i negoziati ad Astana sono stati accompagnati da un bombardamento Russia-Usa che è subito è stato smentito dai singoli rappresentanti: le bombe però sono cadute dal cielo e hanno colpito città con relativi morti, feriti e distruzione e un ulteriore peggioramento delle condizioni di  vita.

Intanto i pappagallini verdi sono ancora in circolazione per colpire i bambini che li raccolgono e restano senza mani, ciechi e futuri invalidi disperati, perché avranno una vita da paura, ma poca gente conosce la storia dei pappagallini gialli che, mi sembra c’erano anche nell’ultima grande guerra…

E intanto si continua a bombardare quello che è rimasto ad Aleppo e dintorni, anche se la gente che non può muoversi circola per quanto è possibile lungo le macerie della città stando attenta ai cecchini che ci sono ancora, nonostante le riunioni internazionali che lasciano tutto come prima. Quando c’è una notizia certa di un attacco da chissà chi che si conosce bene, subito intervengono i soliti doppiogiochisti a imbrogliare le carte e a suggerire altri giochi occulti o meno, ma ricordiamoci che chi tira le fila sono sempre quelli che hanno solo interesse alle loro tasche attraverso infinite vie che non si trovano più, ma che conoscono bene loro e da un gran pezzo. Non illudiamoci: sono sempre quelli dal 1700/1800 e che non sono poi così nascosti; il fatto è che stanno uniti e serrati, ma attraverso altre figure di spicco sfuggono alla gran parte di chi sta lottando con armi che provengono da loro attraverso giri sempre meno conosciuti e si ritrovano le stesse armi in chi combattono perché anche questi sono foraggiati da loro.

Oggi siamo allo sbando più nero e coloro che pagano sono quelli coinvolti in guerre che non vorrebbero, ma sono costretti a subire. Sono decimati lo stesso, ma a loro indicano un nemico da perseguire, un  nemico che è in realtà difeso da nazioni che hanno contro altre nazioni ed il gioco diventa sempre più difficile da capire. Qualche politica si è espressa dicendo che tutto si ferma con la politica: bene “ipse dixit”, ha detto la sua e tutto per lei è a posto, ma non dormono tranquilli quelli che quando vanno a letto senza sapere cosa succederà di notte e se si sveglieranno il mattino dopo, vittime, volontari, infiltrati.

La seconda guerra mondiale durò all’ incirca quattro anni; la guerra in Siria e le sistematiche rivolte in Libia, Centro Africa, Iran, Afganistan sono ancora in corso: sei anni non sono sufficienti a smaltire le armi che vengono sempre acquistate e giustificate con le sceneggiate tragiche dei morti che realmente spariscono dalla faccia della terra e che non volevano quella fine, in cui quasi nessuno sa riconoscere i propri familiari. Sembrerebbe che anche grandi associazioni subiscano pressioni non indifferenti: voce di popolo, di infiltrati o verità seminascoste. Muoiono anche i volontari che credono ancora nella razza umana e l’aiutano a costo della propria vita.

Ricordatevi che c’è sempre un Dio superiore a quei figuri e che sta aspettando qualcosa  e Quello ha una memoria di acciaio e il “redde rationes” é per tutti, a cominciare da coloro che sono accodati al “piccolo corno dell’Apocalisse”.

Care vittime e figli di vittime e volontari di ogni tipo, vi accompagniamo come possiamo.

Fonti:

– Siria, al via i negoziati di Astana. Usa-Russia, primo bombardamento congiunto su Isis ma Usa smentisce – 23 gennaio 2017 (http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/23/news/siria_negoziati_astana-156676139/).

– Pappagalli verdi: http://www.icsm.it/articoli/ri/orchi.html.

– Non basta il trattato che le ha messe al bando. Mine antiuomo: la vergogna che uccide ancora (https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/mine-antiuomo-lipoteca-che-pesa-sui-futuri-di-pace-).

I risultati sono sorprendenti, cioè a sorpresa: si parla di pace in Siria e intanto continuano i bombardamenti e gli altri soprusi dei militari sulle vittime civili. Lo veniamo a sapere dai civili e da chi parla per loro, ma vive in quelle zone e ha tempo di scrivere quello che succede. I viaggi della sfortuna sono ancora in atto: a Palermo ne sono arrivati mille, ma i morti annegati nel cimitero del Mediterraneo nel 2017 sono già attorno ai 400.

C’è veramente qualcosa che non quadra. Lo stato sta attrezzando degli edifici per loro e loro non sono contenti per come li trattano e soprattutto per la paura di ritornare in quei luoghi dove possono ucciderli.

Allora perché tante conferenze su di loro? Cosa risolvono per i bambini che muoiono alla svelta una volta che sono feriti o hanno qualche malattia, perché sono pochi i medici meravigliosi che non badano alla propria vita, ma solo a salvarli… E molte volte è impossibile senza medicine, senza attrezzature e con ospedali distrutti.

La pulizia etnica che sta mettendo in atto l’ONU  è piuttosto imbarazzante: chiede aiuto per sostenere le guerre in atto perché non sa più come fare.

Bombardare ancora diventa un tiro al piccione: quasi tutto è distrutto, ma continua il bisogno di far paura coalizzandosi e bloccando gli aiuti.

Volontari che vi sacrificate, vi esorto a continuare ad aiutare: il vostro nome non sarà scritto su qualche lista che non conta nulla, ma la storia vera vi ha già riservato uno spazio enorme. Bravi! Anche se noi siamo alla finestra e vi aiutiamo come possiamo, Qualcuno ha già segnato il nome dei vostri persecutori e quel Qualcuno sa come intervenire; anche se i tempi sembrano lunghi, Lui è sempre presente e consola a modo Suo chi  soffre per la verità e non per la ricchezza di cui molti purtroppo approfittano anche in queste tragiche occasioni.

2) Siria, Unicef: “L’acqua sta lentamente tornando ad Aleppo” 

ROMA – Secondo l’Unicef l’approvvigionamento d’acqua sta lentamente tornando a funzionare pienamente. Per circa un mese, 1,8 milioni di persone sono state tagliate fuori dai servizi pubblici di approvvigionamento idrico: nello specifico, il problema ha riguardato 1,3 milioni nella città (di cui 517.000 bambini) e 500.000 ad Aleppo rurale est (di cui 217.000 bambini). L’ultima interruzione di erogazione di acqua ad Aleppo è avvenuta il 14 gennaio quando la stazione per il pompaggio idrico di Al-Khafse ad Aleppo Orientale ha smesso di funzionare. Grazie alle operazioni di ripristino del sistema municipale, l’erogazione di acqua sta ritornando lentamente a funzionare. Ci vorranno almeno 10 giorni prima che l’acqua possa arrivare regolarmente in tutti i quartieri.

I bambini sono stati quelli maggiormente colpiti, perché sono i più vulnerabili alle malattie legate all’acqua; spesso proprio i bambini avevano il compito di raccoglierla. Attualmente ad Aleppo, i bambini sono costretti a lunghe file presso i pozzi e i punti di distribuzione mentre la città continua a subire bombardamenti. Tutto questo ha conseguenze negative sulla loro salute, esponendoli a rischi e sottraendo loro tempo che avrebbero potuto utilizzare per giocare o andare a scuola. Gli ordigni di guerra inesplosi continuano ad essere una minaccia per le vite dei bambini in interi quartieri, soprattutto nella parte orientale di Aleppo. In circa 6 anni, tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria hanno utilizzato la fornitura di acqua come arma di guerra: contaminando le fonti di acqua, danneggiando le infrastrutture e le stazioni di pompaggio o sottraendo carburante alle stazioni di pompaggio. L’Unicef e i suoi partner – compresi il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Mezza Luna Rossa Araba Siriana – continueranno a garantire acqua sicura ad 1 milione di persone ogni giorno, fino a quando i servizi pubblici per l’acqua ad Aleppo non saranno tornati a funzionare normalmente.

Il supporto dell’Unicef comprende: la riparazione delle fonti per l’approvvigionamento idrico e la fornitura quotidiana di emergenza di 10 milioni di litri d’acqua per le famiglie e i bambini più vulnerabili – compresi tutti coloro che vivono in rifugi, le famiglie che ospitano le persone sfollate e 144 scuole, così che i bambini possano continuare ad apprendere. L’Unicef sta anche garantendo forniture e carburante per purificare l’acqua e per le stazioni di pompaggio. L’acqua è un diritto umano fondamentale e tutti i bambini dovrebbero avere accesso ad acqua sicura. Grazie al supporto dell’Unicef 34 scuole sono state riaperte ad Aleppo Orientale e circa 15.500 bambini hanno avuto accesso all’istruzione; all’inizio di febbraio sono state riaperte 23 scuole per 6.500 bambini. La situazione della sicurezza ad Aleppo, anche se migliorata rispetto ad un anno fa, rappresenta ancora un problema. Molti bambini raccolgono acqua, mentre dovrebbero essere a casa o a scuola. Per quanto riguarda gli ordigni inesplosi, a dicembre 6 bambini ad Aleppo Orientale sono morti mentre giocavano con un ordigno inesploso e molti altri sono rimasti feriti. In tutti i quartieri, moli edifici sono stati distrutti e gli ordigni inesplosi sotto gli edifici distrutti costituiscono ancora un rischio per le vite dei bambini e delle persone che continuano a tornare alle proprie case. Da novembre, l’Unicef ha raggiunto 80.000 bambini con informazioni sui rischi delle mine ad Aleppo.

15 febbraio 2017 (http://www.dire.it/15-02-2017/106038-siria-unicef-lacqua-sta-lentamente-tornando-ad-aleppo/)

Oltre agli ordigni inesplosi ci sono anche le trappole per i civili sotto forma di penne stilografiche che esplodono e di altri giochini inventati proprio per i civili e i bambini, che resteranno sfregiati a vita. Questo è un bombardamento più sottile di quello delle bombe che esplodono o che contengano materiale chimico da intossicare come minimo: la guerra non troverà qualche altro modo per distruggere o invalidare i civili ed i bambini?

3) Iraq. Onu sospende aiuti a Mosul est per bombardamenti Isis (Blitz)

IRAQ, BAGHDAD – L’ufficio delle Nazioni Unite a Baghdad ha annunciato mercoledi la sospensione della distribuzione degli aiuti umanitari nella parte orientale di Mosul, recentemente strappata all’Isis dalle forze lealiste, a causa dei bombardamenti di mortaio a cui lo Stato islamico continua a sottoporre questi quartieri a partire dalla parte ad ovest del fiume Tigri, che rimane nelle sue mani.

La coordinatrice dell’Onu per gli aiuti umanitari in Iraq, Lise Grande, ha sottolineato che “la distribuzione di cibo e altri generi di prima necessità ai residenti di Mosul est è sospesa fino a quando la situazione della sicurezza non migliorerà”. Le operazioni, ha aggiunto la funzionaria delle Nazioni Unite, sono rese difficili “dai continui bombardamenti di mortaio sull’area”.

Mercoledì, 15 Febbraio 2017 Blitz

(http://www.intopic.it/notizia/11172335/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha)

– Sette attacchi suicidi contro un campo profughi nel nord della Nigeria. (Internazionale)

Venerdì, 17 Febbraio 2017 Internazionale

Le esplosioni sono avvenute nei pressi di un campo profughi nella periferia di Maiduguri, la città più popolosa del nordest del paese. L’area è al centro dell’iniziativa militare del governo contro il gruppo jihadista Boko haram. Secondo l’agenzia di gestione delle emergenze nello stato del Borno, otto membri della milizia locale Joint Task Force sono stati feriti negli attacchi.

http://www.intopic.it/notizia/11178810/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha

– Iraq | La pulizia etnico-religiosa di Isis

L’azione di Isis nella provincia di Mosul sta determinando l’esodo di migliaia di cittadini iracheni di religione cristiana. Si tratta di una vera e propria strategia di pulizia etnico-religiosa in quello che – nei piani di Isis – è un processo di formazione di uno nuovo Stato Islamico fra Iraq e Siria. Joseph Thomas, arcivescovo di Kirkuk e Sulaymaniyah, ha riferito al quotidiano online kitabat.com che si tratta di “un disastro”, che la situazione è tragica:

«decine di migliaia di residenti terrorizzati sono fuggiti, e nel momento in cui stiamo parlando, la situazione non può nemmeno essere descritta” , ha detto Thomas, “Le città di Qaraqosh e Bartella e Karamles sono state abbandonate definitivamente dalla popolazione dei cristiani, anche a piedi, o con dei veicoli, per raggiungere il checkpoint in Erbil ed entrarvi […] Abbiamo avuto quattro morti, una donna e due bambini e una guardia di sicurezza sono stati uccisi in un bombardamento mortaio». (kitabat.com).

Intanto, in serata, le agenzie hanno ribattuto l’indiscrezione secondo la quale Obama starebbe pensando ad un intervento militare. In alcuni casi si parla di un ‘airdrop’ umanitario, non bombe ma viveri e vestiario […]

Su twitter circolano immagini di esecuzioni di massa, che non rilancio, stante anche alla loro non verificabilità. Ma l’area nord del paese, sino al confine con il Kurdistan, è nelle mani di Isis. Il gruppo ha detto via Twitter che i suoi combattenti hanno presero la città e la diga di Mosul sul fiume Tigri, base strategica e militare in costante attacco fin dallo scorso fine settimana. I funzionari kurdi dicono che le loro forze sono ancora in controllo della diga. Ma testimoni hanno riferito a Reuters per telefono che i combattenti dello Stato Islamico hanno sollevato la bandiera nera dell’organizzazione sopra la diga, fatto che può consentire loro di allagare le grandi città o tagliare loro acqua ed elettricità. Dalla sconfitta delle truppe curde avvenuta la scorsa settimana, migliaia di bambini della comunità Yazidi sono stati costretti a fuggire dalla città di Sinjar sulle montagne circostanti. Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha detto che molti dei ragazzi rifugiatisi sulla montagna soffrono l’assenza di acqua. Ci sarebbero almeno 40 morti.

Questa era la situazione riportata nel 2014 da https://yespolitical.com/2014/08/07/iraq-la-pulizia-etnico-religiosa-di-Isis/.

4) Strage dell’Isis in una moschea del Pakistan: oltre 80 morti tra cui 40 bambini

Si tratta del peggior attentato dal 2014. Nel mirino la comunità islamica sufi considerata eretica dall’Isis. Il governo pakistano ha annunciato raid in tutto il Paese contro gli estremisti.

ASIA 17 FEBBRAIO 2017  13:16 di Antonio Palma

È di oltre ottanta morti, tra cui 40 bambini, e centinaia di feriti il bilancio di un terribile attentato terroristico avvenuto nelle scorse ore in una moschea sufi nel sud del Pakistan. Un bilancio che purtroppo è destinato ad aumentare tragicamente nel prossime ore visto che negli ospedali della zona ci sono decine di persone in fin di vita o comunque ferite in maniera gravissima. L’attacco suicida, che rappresenta  il peggior attentato messo a segno in Pakistan dal 2014, è stato rivendicato da gruppi jihadisti affiliati al sedicente Stato islamico attraverso l’agenzia di stampa dell’Isis, Amaq.

Come hanno spiegato le autorità pakistane, gli attentatori volevano fare una carneficina per questo si sono confusi tra i fedeli in preghiera nel tempio Lal Shahbaz Qalandar, a Shewan, a circa 200 chilometri da Karachi nella provincia meridionale di Sindh, facendosi saltare in aria nell’ora di punta per la preghiera. Si tratta infatti di un attacco kamikaze messo a segno quando nel tempio si trovavano almeno 500 fedeli intenti a celebrare il Dhamal, un antico rituale del sufismo, corrente religiosa considerata eretica dall’Isis così come dai talebani e da al Qaida.
Un attentatore avrebbe lanciato granate per diffondere il panico, poco dopo si è fatto saltare in aria. Un portavoce dell’associazione caritatevole Edhi ha ipotizzato che gli attentatori abbiano preso di mira l’ala del tempio dedicata alle donne perché solo così si spiegherebbe  la morte di decine di bambini che si trovavano con le loro madri. Di questa circostanza però non ci sono conferme ufficiali.

L’attacco sanguinario ha scatenato la violenta reazione delle autorità pakistane, Secondo quanto riferito in una nota di Islamabad, infatti, almeno 39 sospetti terroristi sono stati uccisi dall’esercito pachistano in diversi raid in tutto il paese scattati a seguito dell’attentato al tempio sufi. Le operazioni di rappresaglia hanno riguardato in particolare  la turbolenta provincia settentrionale di Khyber Pakhtunkhwa dove sono state sequestrate anche ingenti quantità di armi e granate. Le autorità pakistane inoltre hanno anche deciso di chiudere il confine con l’Afghanistan fino a nuovo ordine pretendendo da Kabul  la consegna di 76 sospetti che si troverebbero in Afghanistan, territorio da cui sarebbero partiti numerosi attacchi terroristici contro il Paese.

(Continua su: http://www.fanpage.it/strage-dell-Isis-in-una-moschea-del-pakistan-oltre-80-morti-tra-cui-40-bambini/ – http://www.fanpage.it/)

Coloro che pagano sono soprattutto le donne ed i bambini; non c’è nessuna scusante se non che chi fa da kamikaze è imbottito di Flakka, metamfetamina, captagon, crocodril ed altro, nuovo o vecchio, stimolante, ma sempre presente. Le anfetamine le usavano già ai tempi della seconda guerra mondiale e ora sono anche smerciate alla grande nella terza guerra,  che non sembra, ma è una guerra contro l’umanità.

Apriamo tutti gli occhi ed aiutiamo anche le vittime di questa guerra all’umanità che forse sta avviandosi verso una brutta fine. Anche chi avrebbe il superpotere è già segnalato: a Lui nessuno sfugge né tantomeno chi attenta alle sue creature che vuole per LUI.

5) Siria: autobomba a est Aleppo, 60 morti – ANSA.it – Mondo – Medio Oriente

24 febbraio 2017

Nei pressi di al Bab, roccaforte Isis conquistata ieri

È di 60 uccisi e decine di feriti il bilancio provvisorio di un attentato dinamitardo targato Isis avvenuto stamani a est di Aleppo, nel nord della Siria, in un’area conquistata all’Isis dalle forze locali filo-turche. Lo riferisce la tv panaraba al Jazira che cita fonti sul terreno.

Nella cittadina di al Bab, conquistata ieri, una bomba piazzata sul ciglio della strada è esplosa al passaggio di un mezzo: due i militari turchi uccisi, altri tre sono rimasti feriti.

(http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/02/24/siria-autobomba-a-est-aleppo-45-morti_982a3d34-f8e9-48eb-970a-c934574fdbf3.html).

Siria, serie di attacchi kamikaze a Homs: oltre 40 morti

Il Messaggero > Primo Piano > Esteri

È salito a 42 morti il bilancio delle vittime di una serie di attacchi mirati contro i servizi di sicurezza del governo di Damasco nella città siriana di Homs. Lo riferisce un gruppo di monitoraggio.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, tra le vittime c’è il comandante del servizio di intelligence della città. Gli aggressori hanno preso di mira una base militare e la sede dei servizi di sicurezza in città. Gli assalti, che si ritiene siano stati effettuati da almeno 6 attentatori suicidi, hanno lasciato un numero imprecisato di feriti. Finora l’attacco non è stato rivendicato.

Sabato 25 Febbraio 2017 – Ultimo aggiornamento: 26-02-2017 09:52

(http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/siria_kamikaze_morti-2281562.html).

– La Russia nella trappola siriana (Internazionale) – 24.02.1017

Bernard Guetta, France Inter, Francia

I miracoli non si possono mai escludere, ma al momento pare molto difficile che si arrivi a una soluzione. Il 23 febbraio a Ginevra è partito un nuovo ciclo di negoziati sulla Siria sotto l’egida dell’Onu. Stavolta i rappresentanti del regime siriano e dell’opposizione siedono faccia a faccia, e questo è il lato positivo. Ma ci sono anche diversi problemi.

Il primo è che il cessate il fuoco istituito il 30 dicembre 2016, dopo la caduta di Aleppo, è talmente fragile che i combattimenti continuano in diverse province siriane nonostante la Russia avesse chiesto la fine dei bombardamenti da parte dell’aviazione del regime per tutta la durata del negoziato.

Il secondo problema è che Bashar al Assad ha riconquistato un vantaggio sul terreno grazie all’appoggio dell’aviazione russa e delle truppe inviate dall’Iran, dunque è meno che mai disposto a farsi da parte o a fare concessioni politiche. Certo, Assad potrebbe inserire alcuni esponenti dell’opposizione a sua scelta nel governo, incaricandoli di occuparsi dei lavori pubblici o dell’istruzione, ma che fine hanno fatto il governo di unità nazionale, le elezioni libere e la nuova costituzione promessi dalla Russia?

Interessi divergenti

I tempi non sembrano maturi per ottenere questi risultati, tanto che gli iraniani già spingono Assad verso una posizione intransigente e, diversamente dai russi, fanno valere la loro presenza sul campo.

Iraniani e russi non condividono più la stessa posizione. Insieme sono riusciti a salvare il regime, ma ora non sono d’accordo sul futuro della Siria perché i loro interessi sono divergenti.

Gli iraniani vogliono un controllo totale sulla Siria per renderla, attraverso l’Iraq a maggioranza sciita, un ponte verso il Libano e consolidare l’asse sciita che hanno costruito in territorio arabo. In Siria, l’Iran sciita vuole affermarsi come potenza regionale appoggiandosi al ramo alauita dello sciismo a cui appartiene la famiglia Assad.

La Russia, invece, non vuole impantanarsi in questa guerra di religione, che in fondo non è altro che una battaglia d’influenza tra l’antica Persia e l’Arabia Saudita.

Mosca deve affrontare anche lo scontro tra gli alleati iraniani e turchi

In Siria, Mosca vorrebbe limitarsi a favorire un compromesso tra il regime e l’opposizione per uscire da questa avventura come artefice della pace e rimettere piede nella regione, approfittando del ritiro degli statunitensi e mantenendo un buon rapporto con tutti gli attori coinvolti, dagli iraniani ai sauditi passando per i turchi. L’opposizione ne è perfettamente consapevole, tanto che oggi si appoggia su Mosca per cercare di contrastare Teheran e strappare concessioni ad Assad.

Ma la ruota gira velocemente, così velocemente che i russi devono affrontare un altro problema, ovvero lo scontro tra gli alleati iraniani e turchi. La Turchia sunnita, infatti, non vuole permettere all’Iran sciita di controllare la Siria. Per non parlare dell’equazione curda. La Russia si ritrova sommersa dalle complicazioni tipiche del Medio Oriente, le stesse che hanno spinto gli Stati Uniti a ritirarsi dalla regione concentrando i loro sforzi contro il gruppo Stato islamico, con un certo successo visto che i jihadisti perdono terreno su tutti i fronti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

(http://www.intopic.it/notizia/11205267/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha  – http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2017/02/24/la-russia-nella-trappola-siriana).

Le notizie circolano alla velocità giornaliera, poi si dissolvono per lasciar posto ad altre altrettanto tragiche. Ci sono sempre persone che si fanno esplodere e morti a decine, ma è sempre un vivere giorno per giorno, ora per ora, e per questo si tenta ancora di fuggire nelle nazioni vicine se vengono accolti anche in campi di detenzione imprevedibili.

La mente dei siriani è messa a dura prova e quella dei bambini peggio ancora, visto che si possono trovare senza genitori, con la famiglia decimata e da soli tenteranno quello che possono ed andranno ad ingrossare le file dei migranti non accompagnati e soggetti alle più tristi conseguenze che segneranno il loro fisico ed il loro spirito. Le campane delle grandi associazioni serie internazionali suonano a lutto: continuano mancanza d’acqua, di cibo, paure a camminare per la strada, paure ad ogni rumore sospetto, vivere sempre più a ridosso di macerie che danno l’apparente difesa a quelli che restano della famiglia. È un vivere tutto questo?

6) Bangladesh, inviato Onu a Dacca per crisi Rohingya – 20.02.2017

DACCA – Nella capitale bengalese c’è grande attesa per l’arrivo di Yanghee Lee, Special Rapporteur Onu per i diritti umani in Myanmar. La visita, come riferisce il quotidiano bengalese ‘The News Today’, durerà quattro giorni e si focalizzerà sulla crisi dei Rohingya, la minoranza etnica del Myanmar che da decenni subisce discriminazioni e violenze, e che per questa ragione vede migliaia di suoi membri fuggire ogni anno verso i paesi vicini. Un gran numero si concentra attualmente in varie zone di Cox’s Bazar, distretto sud-orientale del Bangladesh, frutto dei ripetuti assalti compiuti dai militari birmani contro i villaggi rohingya a ottobre 2016. Yanghee Lee compirà un sopralluogo anche in questi campi profughi, sia per monitorare le condizioni in cui queste persone vivono, sia per approfondire le motivazioni che negli ultimi 4-5 mesi le hanno spinte a varcare il confine.

“Accogliamo con favore l’annuncio della fine delle operazioni militari di sicurezza nello stato del Rakhine, tuttavia non possiamo ignorare le numerose denunce da parte degli osservatori Onu circa il sospetto di gravi violazioni contro i diritti umani“. Il team fa parte dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr), inviato il mese scorso a Cox’s Bazar, e ha raccolto circa 200 testimonianze da parte degli sfollati. A ottobre 2016 l’esercito birmano ha lanciato un assalto alla popolazione di questa minoranza: centinaia di persone sono state uccise, altre hanno subito torture e violenze sessuali. Molti villaggi sono stati dati alle fiamme, così come hanno confermato anche le immagini satellitari diffuse da Amnesty International.

dalla nostra inviata Alessandra Fabbretti, giornalista

(http://www.dire.it/20-02-2017/106889-bangladesh-inviato-onu-dacca-crisi-rohingya/)

Se la Siria piange, i Rohinga non ridono: piangono anche loro, respinti dalla Malesia e da altre nazioni vicine: o si adattano a fare gli schiavi o scelgono la via del mare su carrette che non sanno più dove fermarsi perché vengono respinte dopo un breve rifornimento di carburante e cibo. E intanto le fosse comuni si riempiono a dispetto dei vari rappresentanti dell’Onu che arrivano e cercano prove di violenze e mandano messaggi da paura a chi li ha mandati in quei posti, anche grazie all’aiuto delle testimonianze satellitari che registrano le violenze dell’esercito birmano. Ma i Rohingya sono lontani e arrivano solo notizie che poi spariscono alla svelta, per essere sostituite da articoli sul calcio e su altri passatempi che intontiscono la gente che pensa e discute solo di questo trascurando la mattanza che ci circonda.

7) Egitto: Sinai, ’giovane bruciato vivo dall’Isis’Accusato di essere collaboratore. Centinaia di copti in fuga – 27 FEBBRAIO, 11:32

Centinaia di cristiani copti in fuga dall’Isis nel Sinai

IL CAIRO – Un giovane musulmano è stato “bruciato vivo” da jihadisti dell’Isis “a Rafah”, nel Sinai nord-orientale: lo riferiscono diverse fonti locali presentandosi come testimoni oculari. Le fonti, almeno quattro, hanno detto all’ANSA che al giovane inoltre “sono stati cavati gli occhi”. La vittima si chiamava Ahmad Hamed e, secondo i testimoni, è stato ucciso con l’accusa di essere un collaboratore.

Già in passato egiziani che collaboravano con le autorità nella lotta contro l’Isis nella zona al confine con la Striscia di Gaza sono stati colpiti per rappresaglia e per scoraggiare altri dal farlo: vi erano stati anche diversi casi di sgozzamenti e decapitazione (una ventina solo tra il 2013 e il 2014 secondo il computo di un sito egiziano).

Nel Sinai nord-orientale la branca egiziana dell’Isis (gli ex-“Ansar Beit el-Maqdes”) da tre anni e mezzo conduce una sanguinosa guerriglia contro l’esercito. Il portavoce militare, con un comunicato sulla propria pagina Facebook, ha annunciato che sei “takfiri” (termine usato per indicare i jihadisti dello Stato islamico) sono stati uccisi e 18 “sospetti” sono stati arrestati. Il portavoce, annunciando fra l’altro anche la distruzione di due “depositi di esplosivo”, non ha precisato il lasso di tempo in cui vi sono state le uccisioni (che comunque sono definibili frequenti: circa 500 solo tra settembre e l’inizio del mese scorso secondo fonti ufficiali). Fonti dal Sinai hanno riferito di “un morto fra le reclute e tre altri feriti”.

(http://www6.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/02/27/egitto-sinai-giovane-bruciato-vivo-dallisis_97e7aab3-1f2a-4481-a2d2-8f2e1779108f.html?idPhoto=1)

Riportiamo un ennesimo crimine compiuto dall’Isis: un giovane bruciato vivo! Ora non si uccide più con una pallottola, ma si deve torturare chi non la pensa come loro scegliendo modalità da carnefici raffinati: bruciare vive le persone, come quel pilota qualche anno fa e chissà quanti altri di cui non sappiamo. Ma ci stanno abituando a tutto e non meravigliamoci perciò di quanto accade di criminale e ultravergognoso. «Nulla deve essere criminale», ci stanno dicendo tra le righe i media portavoce dei politici mondiali, che vogliono schiavizzarci tutti e pianificare le nostre coscienze.

Ricordo ancora dell’ennesimo schiaffo all’umanità intera di chiamare i figli  “NATI” per ossequio ad alcune nuove tendenze che premono per affermarsi. Ma chi non si adegua ha la spada di Damocle sulla testa. Attenzione, però, che è sempre una spada e che forse chi vuole schiavizzarci non valuta bene. Cosa diranno ora i politici nel constatare che l’Isis è un’organizzazione criminale? Faranno le solite rimostranze in aula e poi presto nel dimenticatoio, tanto non è uno di loro da riverire. Bambini bruciati vivi anche loro, torturati, crocefissi, ma chi se li ricorda? Qualche sorella, qualche mamma disperata (se ci sono ancora) e poi via nel dimenticatoio, perché ci sono cose che i media scrivono e orchestrano per giorni interi per sviare l’attenzione, ripetendosi all’infinito con il loro copione, mentre i crimini contro l’umanità sono all’ordine del giorno, anche se geograficamente lontani da noi.

Ormai se uno è bruciato vivo non ci si fa più caso: ci hanno fatto trangugiare di tutto, vero o introdotto ad arte per peggiorare quanto già avviene; ci vogliono abituare a tutto senza possibilità di scelta; uccisioni sopra uccisioni con ogni oggetto trasformato in potenziale arma, come se i fenomeni meteorologici e naturali che mettono in ginocchio intere nazioni non fossero già sufficienti a farci riflettere sul nostro domani e a invitarci ad aiutare un po’ tutti nelle nostre possibilità, stando attenti agli sparvieri che giocano, ma uccidono i più deboli ed esposti.

8) ONU, ANTONIO GUTERRES: “IL DISPREZZO PER I DIRITTI UMANI SI STA DIFFONDENDO”HOME > NOTIZIE > MONDO > ultimo aggiornamento: 27/02/2017

I diritti umani delle minoranze e dei migranti sono attaccati dai populisti e dai governi che si sottraggono alle proprie responsabilità di proteggere i rifugiati: questo il monito lanciato dal Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres in apertura della 34 esima sessione del Consiglio per i diritti umani riunito a Ginevra.

“Il disprezzo per i diritti umani è una malattia che si sta diffondendo, populismo ed estremismo si alimentano a vicenda mentre crescono razzismo, xenofobia, antisemitismo, odio anti-musulmano e altre forme di intolleranza. Il traffico di esseri umani è in aumento, molte persone stanno fuggendo dalla guerra e la comunità internazionale non deve sottrarsi alle sue responsabilità. Dobbiamo con forza resistere a chi desidera reintegrare la tortura. La tortura è vile, non produce informazioni utili e fa vergognare tutti i paesi che la infliggono”, ha detto Antonio Guterres.

(http://it.euronews.com/2017/02/27/onu-antonio-guterres-il-disprezzo-per-i-diritti-umani-si-sta-diffondendo)

Non è che si stia diffondendo ora il disprezzo dei diritti umani, ma è da un bel pezzo che lo si dice, e le varie tappe vergognose in tal senso lo attestano instancabilmente: l’uomo è considerato una cosa che si può usare come si vuole e soprattutto distruggere se contesta l’egemonia dei VIP e dei ricchi che credono di essere i migliori ed organizzano di tutto, nascondendosi dietro la copertura politica internazionale. L’importante per loro sono il potere ed i soldi; gli altri sono un’incongruenza, purtroppo non così facilmente eliminabile, ma diverse sono le strade pseudoscientifiche e criminali che mettono in atto.

Ora anche l’Onu, attraverso il suo presidente, dice questo, un po’ in ritardo per i milioni di morti che le guerre  stanno mietendo a favore dei dittatori che comandano ancora, nonostante siano stati tacciati di pulizie etniche e di criminalità, anche se sono i paraventi dietro i quali ci sono altri, quelli che vogliono tutti sottomessi a loro, grandi fratelli (per modo di dire).

La Siria è un esempio: a Ginevra si parla di pace, a voce, ma non in pratica; una pace che non c’è, e sicuramente non per le vittime di cui non si conosce il numero o lo stato di estrema povertà e necessità, che ancora esistono ad Aleppo e dintorni; vittime tra cui questo sistema continua a mietere molti bambini, che sono il nostro futuro malconcio e troppo prevedibile ai fini del destino dell’umanità.

Vorrei aggiungere che il disprezzo non è solo per i diritti umani, ma anche per i diritti riservati alle nostre risorse calpestate e schiacciate dall’egoismo dei singoli umani menefreghisti del nostro futuro. Il viaggio dalla Libia all’Italia è “fatale” per i minori: nel 2016 sono morti in 700.

Secondo un rapporto dell’UNICEF, tre quarti dei minori intervistati che hanno percorso quella rotta hanno dichiarato di aver subito violenze e aggressioni da parte di adulti, abusi verbali o psicologici; circa la metà hanno raccontato di aver subito molestie sessuali, percosse o altre forme di violenza fisica – in particolare le ragazze.

9) Il viaggio dalla Libia all’Italia è “fatale” per i minori: nel 2016 sono morti in 700

Secondo un rapporto dell’UNICEF tre quarti dei minori intervistati che hanno percorso quella rotta hanno dichiarato di aver subito violenze e aggressioni da parte di adulti, abusi verbali o psicologici, circa la metà hanno raccontato di aver subito molestie sessuali, percosse o altre forme di violenza fisica – in particolare sulle ragazze.

POLITICA ITALIANA 28 FEBBRAIO 2017  16:51 di Claudia Torrisi

Abusi, violenze e sfruttamento sono all’ordine del giovno per i bambini e le donne migranti che attraversano la rotta del Mediterraneo centrale, dall’Africa Subshariana all’Italia, passando per la Libia: un tragitto che nel 2016 è stato la cusa di morte di 4.579 persone, fra cui 700 bambini.

Secondo un rapporto dell’UNICEF “Un viaggio fatale per i bambini: la rotta migratoria del Mediterraneo Centrale”, tre quarti dei minori intervistati che hanno percorso quella rotta hanno dichiarato di aver subito violenze e aggressioni da parte di adulti, abusi verbali o psicologici; circa la metà di loro e delle donne, invece, hanno raccontato di aver subito molestie sessuali, percosse o altre forme di violenza fisica – in particolare sulle ragazze. Afshan Khan, direttrice dell’UNICEF per l’Europa e Coordinatore speciale per la crisi dei minori migranti e rifugiati nel continente, ha spiegato che la rotta del Mediterraneo Centrale “è tra quelle al mondo in cui muoiono più persone ed è tra le più pericolose per i bambini e le donne”, poiché “è per la maggior parte controllata dai trafficanti e da altri individui che vedono come prede i bambini e le donne disperati che sono semplicemente alla ricerca di un rifugio o di una vita migliore”. Per questa ragione “occorrono vie e piani di sicurezza sicuri e legali per proteggere i bambini migranti, per tenerli al sicuro e lontano dai trafficanti”.

I dati raccolti dall’UNICEF in Libia a fine 2016 mostravano abusi e violenze ai danni di bambini e donne: al momento dell’indagine si stimava che vi fossero in Libia circa 256.000 migranti, fra cui 30.803 donne e 23.102 bambini (di cui un terzo non accompagnati), ma i dati reali potrebbero essere tre volte maggiori. La maggior parte dei minori e delle donne hanno raccontato di aver pagato i trafficanti all’inizio del viaggio, e di aver affrontato condizioni “durissime e degradanti” nei centri di detenzione in Libia gestiti dal governo o dalle forze armate, come poco cibo, sovraffollamento, pessima igiene. “Nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a mettere la sua vita nelle mani dei trafficanti semplicemente perché non ha alternative”, ha spiegato Khan, secondo cui vanno individuati “a livello globale i fattori all’origine delle migrazioni, e lavorare insieme per un solido sistema di passaggi sicuri e legali per i minori in movimento, siano essi rifugiati o migranti”.

Per l’UNICEF ci sono alcuni punti d’azione imprescindibili per la tutela di minori migranti e rifugiati: proteggerli da sfruttamento e violenza, porre fine alla detenzione tramite una serie di alternative, mantenere unite le famiglie, rinconoscergli uno status giuridico che gli consenta di studiare, assicurare loro l’accesso ai servizi sanitari e sociali di qualità, intervenire sulle cause che producono i movimenti di massa, promuovere azioni contro xenofobia, discriminazione ed emarginazione dei bambini migranti e rifugiati, nei paesi di transito e in quelli di destinazione. Si tratta di misure che l’UNICEF ha chiesto con urgenza ai governi nazionali e all’Ue di adottare.

(Continua su: http://www.fanpage.it/il-viaggio-dalla-libia-all-italia-e-fatale-per-i-minori-nel-2016-sono-morti-in-700/ – http://www.fanpage.it/)

I rapporti pro migranti e bambini non so che fine facciano in base alle decisioni dei vari governi e l’UNICEF parla chiaro: ben vengano le alternative di volontariato che lungo corridoi umanitari portano in Italia in molti casi, ma ne rimangono altrettanti, molto gravi e significativi, secondo cui i migranti, che attendono in Libia di essere gettati su barconi da sprofondo, hanno una vita pazzesca, tra come vengono trattati e cosa ricevono da sostentamento, oltre alle minacce e torture varie da parte di scafisti e loro criminali dirigenti della tratta.

E questo vale specialmente per i bambini e soprattutto per quelli non accompagnati, come si legge nel rapporto di cui sopra: inculchiamocelo nella mente! Loro non potranno dimenticare quello ciò che hanno subito e che modificherà il loro carattere. Sembra però che tutti i politici “in tutt’altre faccende affaccendati” se ne freghino del come arrivano e dopo quali torture subite.

E allora… svegliamoci noi per loro e sacrifichiamo un po’ del nostro egoismo, anche se ci esponiamo a varie ritorsioni di qualsiasi genere. Si pensi solo a rimpatriare chi è fuggito non per crimini, ma non perché non ce la faceva più, un po’ come gli italiani anteguerra e immigranti verso gli USA.

L’Unicef ci avvisa del trattamento libico destinato ai migranti e non hanno nessun doppio interesse a farlo; ascoltiamoli prima che sia troppo tardi per loro e per il futuro comune di  tenersi uniti contro uomini che avranno nel loro subconscio il ricordo di come hanno trascorso molti anni della loro vita e cosa scatterà allora, dopo che i politici attuali non ci saranno più. Pensiamoci noi a difendere i nostri figli… che qualche Corte d’Appello (Trento, febbraio 2017) non chiama più figli, ma NATI.

Stampiamoci in testa anche chi  introduce innovazioni  disturbanti per i  “Nati”, cioè  i FIGLI. Sono molti, almeno in Italia, che prima di esalare l’ultimo respiro chiamano la loro «mamma»: adesso dovremo istruire i figli che, quando moriranno, potranno chiamare la loro mamma con un nuovo nome… “Genitore 2”. Ma cosa stiamo diventando?   Chiediamolo bene ai nostri politici, che sfornano leggi anche contro il buon senso e… guai a chi non si adegua a quelle: c’è di mezzo anche l’ambito legale.

10) Russia e Cina mettono il veto sulle sanzioni contro la Siria per l’uso di armi chimiche

Martedì, 28 Febbraio 2017 Internazionale

Russia e Cina hanno messo il veto sulle sanzioni contro la Siria per l’uso di armi chimiche. Le due potenze hanno usato il loro potere di veto per bloccare la risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu (redatta da Regno Unito, Francia e Stati Uniti) che prevedeva nuove sanzioni contro Damasco per l’uso di armi chimiche contro i civili. La risoluzione ha ottenuto nove voti a favore e tre contrari (Cina, Russia e Bolivia). Kazakistan, Etiopia ed Egitto si sono astenuti.

(http://www.intopic.it/notizia/11222149/  28/02/2017 ?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha)
Certamente sono state bombardate in Siria diverse città e sembrerebbe dalle fonti abbastanza credibili che tali bombardamenti siano stati fatti dal governo siriano, anche se poi tutto diventa nebuloso e si citano ritrovamenti di bombe chimiche di cloro da parte degli altri. Le bombe chimiche in barili ad hoc, li hanno usati i siriani del governo e allora chi non è stato? I morti ci sono stati: civili inermi ed i soliti bambini.

Iraq, Onu sospetta uso armi chimiche a Mosul. Migliaia in fuga

(Lunedì, 6 Marzo 2017 – Euronews)

L’Onu indaga su almeno 12 casi di civili che potrebbero essere stati vittima di attacchi chimici durante l’offensiva per riprendere il controllo di Mosul, roccaforte dell’autoproclamato Stato Islamico in Iraq.

La denuncia arriva dal personale medico della vicina città di Erbil dove sono state ricoverate le persone ferite nell’offensiva militare avviata la scorsa settimana dalle forze governative irachene.

Secondo Sara al-Zawqari, portavoce in Iraq della Croce Rossa Internazionale, i sintomi sono evidenti: “Dal 1 di marzo l’ospedale in cui lavora la nostra equipe di medici e chirurgi ha trattato 15 persone che mostravano i sintomi di diversi tipi di esposizione ad agenti chimici: dalle piaghe, alle intossicazioni, al vomito, alle irritazioni oculari” spiega.

Intanto la fuga da Mosul si è già trasformata in un esodo di massa: 45.000 persone sono scappate verso i campi rifugiati in poco più di due settimane.

“L’esercito aveva detto di avere informazioni certe che l’Isis avrebbe attaccato con armi chimiche. Allora siamo dovuti scappare, lasciando le case, i soldi, tutto quel che avevamo” racconta un abitante di Mosul.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni 200.000 persone avevano già lasciato Mosul sin da quando erano cominciati i combattimenti a metà ottobre. Da allora diverse migliaia di persone avevano poi fatto ritorno alle proprie case. Per essere nuovamente costrette a sfollare negli ultimi giorni.

(http://www.intopic.it/notizia/11241831/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha)

11) La Corte d’Appello di Trento ha riconosciuto la possibilità per 2 uomini di essere considerati entrambi padri di 2 bambini nati all’estero grazie alla maternità surrogata.

I giudici riconoscono la maternità surrogata di una coppia gay: “Entrambi padri”

La Corte d’Appello di Trento ha riconosciuto la possibilità per 2 uomini di essere considerati entrambi padri di 2 bambini nati all’estero grazie alla maternità surrogata.

CRONACA ITALIANA 28 FEBBRAIO 2017  17:37 di Antonio Palma

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Con una sentenza destinata a far discutere, la Corte d’Appello di Trento  ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, la possibilità per 2 uomini di essere considerati entrambi padri di 2 bambini nati all’estero grazie alla maternità surrogata. L’ordinanza, emessa il 23 febbraio scorso, è definita storica dal sito www.articolo29.it che ha diffuso la notizia perché stabilisce che due gemellini nati nell’ambito del progetto di genitorialità di una coppia omosessuale attraverso la procreazione assistita possono avere due padri. Nel dettaglio, i giudici hanno riconosciuto l’efficacia giuridica di un provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra i due minori, nati grazie alla tecnica del cosiddetto «utero in affitto» negli Stati Uniti, e il loro padre non biologico.

In sostanza la Corte, riconoscendo il certificato di nascita di un altro Stato  attestante la doppia paternità, ha sancito che  non è accettabile stabilire la paternità solo seguendo il paradigma genetico/biologico e che la  volontà di cura prevale sul legame biologico. Per i giudici è da escludere “che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.

La sentenza stabilisce “l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa”, ha spiegato Marco Gattuso, direttore del portale di studi giuridici di “Articolo 29”, aggiungendo: “Per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso”.

(Continua su: http://www.fanpage.it/i-giudici-riconoscono-la-maternita-surrogata-di-una-coppia-gay-entrambi-padri/ – http://www.fanpage.it/).

Non si commenta. Si lascia ai singoli individui la sentenza in cui il termine figlio è sostituito da un termine  che si conosce, ma nega ogni legame con la famiglia tradizionale ed accettata fin dalla preistoria, ma i tempi cambiano: sarà un adeguamento in meglio o cosa?

12a) Il dramma del Sud Sudan, profughi costretti a nutrirsi con fiori e acqua sporca

L’Onu ha lanciato l’allarme carestia per le popolazioni di Sud Sudan, Nigeria, Somalia e Yemen: “Venti milioni di persone moriranno di fame, c’è bisogno di raccogliere 4,4 miliardi di dollari per evitare catastrofe umanitaria”

ESTERI 1 MARZO 2017  12:52 di Antonio Palma

Già allo stremo per le continue razzie di militari e bande armate che da anni insanguinano l’area, ora davanti alle popolazioni di Sud Sudan, Nigeria, Somalia e Yemen in fuga dalla guerra c’è anche lo spettro di una catastrofica carestia. Milioni di persone nei quattro Paesi africani sono ormai allo stremo e se non arriveranno presto aiuti umanitari sarà un’ecatombe. A lanciare l’allarme sono state le stesse Nazioni Unite secondo cui c’è bisogno di raccogliere almeno 4,4 miliardi di dollari entro la fine di marzo per evitare una delle più grandi catastrofi mondiali.

“Nei prossimi sei mesi 20 milioni di persone rischiano di morire di fame in quattro Paesi devastati da guerre civili e carestia”, spiegano dall’Onu, ricordando che 1,4 milioni di bambini sono a “imminente rischio” di morte a causa di una crisi   che “non ha precedenti negli ultimi decenni”. Come racconta aljazeera già oggi migliaia di persone ammassate al confine del Sud Sudan non hanno cibo né acqua e sono costretti a nutrirsi di fiori e acqua di palude per sopravvivere. Già da settimane i  più fortunati mangiano una volta al giorno anche se in molti si dicono fortunati perché almeno nelle paludi sono al sicuro dalle scorribande di milizie e soldati.

Il governo locale  ha ufficialmente dichiarato lo “stato di carestia” che secondo la classificazione dell’Onu, significa che almeno il 20 per cento della popolazione ha carenza estrema di cibo e il tasso di malnutrizione supera il 30 per cento.  Diverse Le agenzie umanitarie hanno negoziato con le forze governative e i  ribelli per istituire un centro di registrazione nei campi profughi per consegnare cibo ma tutto è ancora in una fase preliminare.

Mai come in questo caso la crisi è in larga parte opera dell’uomo e non di condizioni climatiche avverse. Anche se la siccità, specie in Somalia, ha contribuito all’aggravarsi dell’emergenza, la causa principale sono le guerre che da anni hanno ridotto letteralmente in macerie larghe parte dei Paesi interessati. In Sud Sudan, dopo la secessione si è aperta un guerra interetnica fra le tribù Dinka e Nuer che appoggiano rispettivamente il presidente e il vicepresidente. In Nigeria del Nord si combatte tra governativi e Boko Haram. In Somalia la guerra non è mai finita con continui gruppi armati che si contendono il potere, mentre in Yemen i ribelli sciiti Houthi combattono da due anni contro le truppe governative.

Continue lotte e attentati non solo hanno distrutto case e costretto la popolazione a fuggire ma hanno anche interrotto l’agricoltura e ogni tipo di attività commerciale. La costante necessità di sfuggire alla guerra inoltre significa che le persone devono abbandonare il loro bestiame  che spesso è anche vittima di saccheggi da parte di uomini armati. Migliaia di persone oggi sono ridotte alla raccolta di piante selvatiche e alla caccia ma dipendono in gran parte dagli aiuti esteri spesso inadeguati.

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12b) Battaglia di Mosul, morti in un raid 200 civili: “Il peggio deve ancora venire”

Giovedì 23 Marzo alle 14:06 – ultimo aggiornamento alle 14:43

Continua la battaglia tra le forze lealiste e i militanti dello Stato islamico per liberare Mosul, la roccaforte dell’Isis in Iraq.

Oggi sono morte almeno duecento persone durante una serie di raid aerei su al-Jadida, quartiere a ovest della città.

A riferirlo è l’emittente curda Rudaw, sottolineando che la maggior parte delle vittime sarebbero civili.

Secondo la tv curda, circa 130 delle persone morte si trovavano all’interno di un edificio colpito. “Avevano trovato rifugio in quella casa”, ha precisato.

Non si esclude che tra le vittime potrebbero esserci anche jihadisti dell’Is.

UNHCR: “IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE” – Secondo l’Agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi, “il peggio deve ancora venire”. Lo ha dichiarato uno dei suoi rappresentanti, Bruno Geddo.

Circa 400mila iracheni, ha spiegato, sono “intrappolati” nella città vecchia di Mosul, ancora nelle mani dell’Is, e devono fare i conti con i bombardamenti e la scarsità di cibo.

“Prima o poi il tappo potrebbe saltare”, ha concluso.

(http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/03/23/battaglia_di_mosul_morti_in_un_raid_200_civili_il_peggio_deve_anc-68-582265.html)

12c) Libia, nuovo tragico naufragio: “240 morti annegati”. Guarda Costiera: “Nessuna segnalazione”

Il drammatico annuncio è della ong spagnola Proactiva Open Arms. La stima si basa sul ritrovamento di due gommoni affondati, ognuno dei quali può contenere almeno 120 persone.

CRONACA ITALIANA 24 MARZO 2017  07:22 di Biagio Chiariello

Si teme l’ennesima strage di migranti in mare  dopo che la portavoce della Ong spagnola Proactiva Open Arms, Laura Lanuza, ha parlato di “almeno 240 persone morte” in un “doppio naufragio avvenuto davanti alle coste libiche”. L’associazione, che riferisce di cinque cadaveri ritrovati a 21 km a nord di Sabrata, non ha però specificato quando sarebbe avvenuta la tragedia. I profughi coinvolti avrebbero tutti un’età compresa tra i 16 ed i 25 anni e sembrano essere morti per annegamento. “Ogni imbarcazione di questo tipo – ha detto Lanuza – può contenere 120 persone, ma i trafficanti di uomini di solito li riempiono a dismisura”. Non si esclude che entrambe possano averne avuto a bordo “almeno il doppio”. La portavoce ha detto che ora si cerca un terzo gommone.

“Profondamente allarmati per la notizia di altri due naufragi al largo della Libia, da gennaio 587 morti, escluso quest’ultimo l’incidente”, è stato il commento dell’Unhcr, che ha ricordato che la tragedia si è verificata “dopo un’intensa settimana di arrivi”, e i salvataggio di circa 6 mila migranti in cinque giorni.

La Guardia Costiera, dal canto suo, sostiene di non aver mai ricevuto segnalazioni dei naufragi. Fonti interne hanno riferito di numerose operazioni di soccorso durante la giornata di ieri – con il mare e il tempo in condizioni sfavorevoli – e di essere al corrente del recupero di cinque corpi in mare. Tuttavia, precisano le fonti, non sono arrivate chiamate di soccorso, che possano far pensare a un grande naufragio.

Libia blocca accordo con Italia su traffico migranti

La drammatica notizia della nuova tragedia nel Mediterraneo arriva proprio nel giorno in cui un tribunale libico ha di fatto bloccato l’accordo tra Italia e Libia per fermare il flusso di migranti, raggiunto il mese scorso con l’obiettivo di agevolare le autorità libiche nel contrasto dei trafficanti di esseri umani e ridurre gli sbarchi sulle coste italiane. Ma è stato possibile sottoscrivere l’intesa solo con il governo del premier Fayez Al Sarraj insediato a Tripoli con il sostegno dell’Onu: il Parlamento, controllato da sostenitori del generale Khalifa Haftar, lo considerano nullo.

La famigerata rotta mediterranea centrale: 10mila morti dal 2014

Dopo la chiusura della Rotta balcanica, i trafficanti di migranti hanno optato per quella mediterranea-centrale, vale a dire quella che porta nel nostro Paese. Un tratto di mare non semplice da percorrere per le imbarcazioni, soprattutto nei mesi invernali: solo l’anno scorso, in più e più naufraghi, sono morte quasi 4.600 persone e nel 2015 più di 2.850. Dal 2014 le vittime accertate di questa angosciante traversata sono state oltre diecimila. Ma si tratta solo di cifre ufficiali, quelle reali sono sicuramente più alte.

(Continua su: http://www.fanpage.it/libia-nuovo-tragico-naufragio-240-morti-annegati-e-tripoli-blocca-accordo-con-l-italia/ – http://www.fanpage.it/).

Ancora annegati nel cimitero Mediterraneo che si aggiungono agli altri. La notizia dice che i barconi erano tre e ciascuno trasportava in media 120 persone. Supplichiamo Nostro Padre di far cessare questo scempio non gratuito che i trafficanti criminali di persone continuano ad accumulare alla faccia delle varie nazioni. Ormai l’indifferenza a tali notizie è conclamata e palpabile sui volti di chi non vuole questi migranti di ogni genere, né si mettono in atto trasporti più sicuri e mirati, senza che qualche nave di notte accenda i fari per invitare questi barconi a raggiungerla. Interessi pure di questo tipo che qualche centro ha ventilato? Che livello stiamo raggiungendo come uomini non più civilizzati, ma allo sbando più completo! Comunque ringraziamo sempre quei volontari veri che si sacrificano per queste persone, non ascoltando tutte le proteste che sorgono e che occupano ampi spazi dei media.

In Siria i civili, inclusi i bambini, mangiavano foglie ed erba e bevevano l’acqua che trovavano… e non c’era cibo che avanzava da dare agli emarginati. Perciò anche i fiori e l’acqua sporca vanno bene, tanto sono gli altri che la bevono…

Ma perché stiamo assistendo ad un massacro e quelle persone vivono, basandosi sugli aiuti che vengono dall’estero e devono vivere così perché non hanno i soldi per fare dei viaggi da incubo, compresa la capatina sul mare/cimitero e poi arrivare dove li accolgono come possono per poi essere rimandati indietro per chi non ce la fa a superare le frontiere/i muri/la burocrazia?

E i bambini si accorgono che c’è qualcosa che non quadra, perché sono diventati esperti di trasferimenti e del finire magari da dove si è partiti e dove certo non li riceveranno suonando la banda in loro onore.

Avanti, per carità! Cari volontari, non abbandonate quei disperati come hanno fatto in tanti, sebbene tanti altri siano giù ancora in mezzo alla guerra e disperati nel vedere gente ridotta allo sfascio senza possibilità di un aiuto veramente concreto.

Intanto i bombardamenti sui civili continuano e chi c’è alla guida di quei bombardamenti??? Perché non lo dicono o lo fanno intuire??

13) Il “muro” dell’Europa nel Mediterraneo per fermare i migranti

Domani a Malta i leader europei discuteranno del piano per gestire l’immigrazione. Le direttive sono precise: rimpatri, accordi con paesi non europei, confini bloccati e affidamento alla Libia dei respingimenti in mare. Ancora una volta l’Europa ha rinunciato a percorrere la via dell’accoglienza, e con la chiusura della rotta del Mediterraneo si alza un nuovo muro.

POLITICA ITALIANA 2 FEBBRAIO 2017  17:58 di Claudia Torrisi

Al termine dell’incontro con il premier libico Fayez al Serraj, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha ribadito l’intenzione dell’Unione europea di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia. “Ora è tempo”, ha spiegato.

Di questo e di altri punti del piano dell’Unione per affrontare l’immigrazione i leader europei discuteranno domani a Malta. Una strategia che sembra seguire direttive molto precise: rimpatri, accordi con paesi non europei, confini bloccati e affidamento alla Libia dei respingimenti in mare. Stando alle prime informazioni, la cifra che dovrebbe essere stanziata per la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale dovrebbe essere di 200 milioni di euro. Dopo l’incontro di oggi con Tusk, Serraj ha detto che “l’ammontare dei soldi che l’Europa ha destinato alla Libia è una piccola cifra” e che per fermare i flussi di migranti che attraversano il Mediterraneo c’è bisogno di “un aiuto più concreto”.

La decisione della chiusura della rotta nel Canale di Sicilia è stata motivata con l’alto numero di sbarchi e morti dell’ultimo anno. Nel 2016 sono stati 181 mila i migranti che hanno usato la rotta del Mediterraneo centrale, con un triste primato di decessi: circa cinquemila in dodici mesi.

Tusk ha detto che il flusso dei migranti su quel tratto “non è sostenibile” e che la chiusura è dovuta “prima di tutto a chi soffre e rischia la vita” ma “anche agli italiani e a tutti gli europei”. L’idea dell’Ue di chiudere la rotta del Mediterraneo centrale e affidare alla Libia i respingimenti in mare dovrebbe avere lo scopo di lottare contro le reti “del traffico di esseri umani”, “aiutare a gestire i flussi migratori”, “continuare a salvare vite in mare” e “migliorare le condizioni di vita dei migranti”.

Questo proposito, però, regge fino a un certo punto. La prima perplessità riguarda il paese che sarà maggiormente coinvolto in queste operazioni: la Libia. Sono state piuttosto numerose negli anni le denunce di Ong e associazioni per i diritti umani che spingevano a non considerare il paese come un interlocutore in tema di gestione e sicurezza di migranti e rifugiati. Solo quest’estate Amnesty International ha raccolto e reso note “orribili testimonianze di violenza sessuale, uccisioni, torture e persecuzione religiosa che confermano la scioccante dimensione degli abusi” che migranti e rifugiati subiscono “nel percorso verso la Libia e all’interno di questo paese”.

Ricerche hanno mostrato che oltre il 75% dei migranti che si trovano in Libia ha subito violenza fisica e quasi un terzo di loro ha visto morire i compagni di viaggio; molti, invece, hanno riferito un indiretto o diretto coinvolgimento della polizia e della Guardia costiera libica in questi episodi di violenza. Come scrive su The Conversation Nando Sigona, sociologo italiano dell’Università di Birmingham, con l’accordo la situazione per rifugiati e migranti potrebbe peggiorare: “Se il ruolo rafforzato della Libia nel fermare le barche dei migranti dovesse comportare un ridimensionamento dell’impegno dell’Ue nella ricerca e soccorso” le morti in mare potrebbero solo aumentare.

L’organizzazione Save the Children ha già espresso preoccupazione per la nuova proposta Ue per fermare i flussi nel Mediterraneo centrale, definendo “inaccettabile” l’idea di respingere le persone in un paese destabilizzato come la Libia. “Ancora una volta, l’Unione Europea si sta sottraendo alla propria responsabilità di tutelare i diritti dei migranti, senza offrire alcuna garanzia a uomini, donne e bambini circa il loro futuro dopo che saranno respinti in Libia”, ha detto Ester Asin, direttore dell’ufficio Advocacy Europa della Ong a Bruxelles.

L’altra questione è che chiudere le rotte non significa fermare i migranti, semmai esporli ad altri pericoli. La gente non sparisce, né rinuncia a partire se il canale che conosce è bloccato. Una dimostrazione in questo senso si è avuta in seguito all’accordo di marzo 2016 con la Turchia, con cui è stata chiusa la rotta balcanica. I migranti non hanno smesso di muoversi, hanno trovato e utilizzato altre strade o sono rimasti bloccati in condizioni terribili alle porte dell’Unione europea, come i migliaia di rifugiati intrappolati in una sorta di limbo in Serbia e sulle isole greche, tra temperature sotto lo zero e ripari di fortuna. Pagano “il prezzo del cinismo dell’Europa e del riprovevole patto con la Turchia”, ha spiegato il capo missione di Msf in Grecia, Clement Perrin, secondo cui “è vergognoso vedere che nonostante tutte le promesse e i proclami dell’Europa, uomini, donne e bambini vivono nelle tende in queste condizioni”.

“La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del Mediterraneo orientale”, ha detto Tusk, dimenticando che ad oggi non ne esistono – né sono in agenda – di regolari. Dietro l’ipocrisia del “salvare vite”, ancora una volta l’Europa ha rinunciato a  percorrere la via dell’accoglienza e dei percorsi sicuri, privilegiando pratiche e accordi che fino a questo momento hanno portato solo violenze, morti e diritti negati.  Secondo Judith Sunderland, associate director for Europe and Central Asia di Human Rights Watch, “quella che l’Ue chiama ‘linea di protezione’ in realtà potrebbe essere una linea di crudeltà ancora più profonda”. Nulla di diverso da un muro, solo con un altro nome.

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È pazzesco quanto si legge o si ascolta dalla voce dei rifugiati, dopo aver filtrato le notizie. Chi si imbarca per raggiungere l’Italia dalla Libia non sa cosa l’attende anche in Libia:  chiusi in baracche, subiscono ogni angheria che li spoglia di tutto e li ferisce fisicamente e sessualmente, scafisti o meno che siano, c’è il criminale che si accanisce!!! … su questi disperati… per ricavare un guadagno misero o meno, ma sempre un guadagno! Chi soffre, e soffre tanto, al massimo è buttato a mare dai propri stessi compagni che da vittime diventano carnefici! E i minori non accompagnati che fine fanno?

Chi non lo dice è perché questi subiranno più di tutti gli altri in terra,sui barconi e…

14) L’Onu accusa Aung San Suu Kyi: “Ha commesso crimini disumani verso la minoranza Rohingya”

La presidente del Myanmar – premio Nobel per la Pace – è accusata di crimini contro l’umanità per il massacro della minoranza islamica Rohingya.

ASIA 10 MARZO 2017  19:47 di Davide Falcioni

Militari e poliziotti del Myanmar avrebbero commesso “crimini contro l’umanità” nei confronti della minoranza islamica Rohingya. L’ha sostenuto la delegata speciale dell’Onu nell’ex Birmania, Lee Yanghee, a un programma della Bbc. Aung San Suu Kyi, la leader “de facto” del paese, ha rifiutato di rilasciare qualsiasi intervista e di spiegare cosa stia accadendo, tuttavia un portavoce del suo partito ha ribattuto alle accuse sostenendo che sono “esagerate” e che la questione è “interna, non internazionale”. Lee Yanghee ha dichiarato che non le è stato permesso il libero accesso nell’area del conflitto, ma che numerosi rifugiati in Bangladesh le hanno testimoniato di “crimini contro l’umanità da parte dei militari birmani di Myanmar, delle guardie di frontiera, della polizia e delle forze di sicurezza”.

Onu: “Verso i Rohingya abusi sistematici”

L’alta funzionaria delle Nazioni Unite ha parlato di abusi “sistematici” attribuendo responsabilità importanti al governo di Aung San Suu Kyi che, pur essendo al potere da circa un anno, non ha ancora risposto a questi “massicci casi di orribili torture e crimini estremamente inumani”. Negli ultimi mesi più di 70mila Rohingya, minoranza islamica di Myanmar, sono fuggiti in Bangladesh nella speranza di riuscire a salvarsi dalle persecuzioni.

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, ha vinto le prime elezioni democratiche del paese in 25 anni a novembre 2015. Il governo di cui è a capo ha sempre negato tutte le più gravi accuse di violazione dei diritti umani nello stato di Rakhine, sostenendo che l’operazione militare in corso in quella zona è in realtà assolutamente legittima.

Chi sono i Rohingya e perché vengono perseguitati

Quella dei Rohingya è una popolazione estremamente povera proveniente dal Bangladesh, che si è però insediata in Myanmar – ex Birmania – da molte generazioni. Considerati una delle minoranze più perseguitate al mondo, sono di fede musulmana in un paese a maggioranza buddista e rappresentano non più di un cinquantesimo della popolazione del paese. La maggior parte di loro vive nello Stato di Rakhine. Nel 1982, la giunta militare al potere all’epoca li privò della cittadinanza birmana, circostanza che impedisce loro di accedere a numerosi servizi come scuole e ospedali. Non hanno nemmeno il diritto di voto, perciò non hanno potuto partecipare alle elezioni del 2015.

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I Rohingya sono perseguitati dal 1982. Ci si accorge solo ora delle loro condizioni di migranti o vittime perenni? Non hanno nessun diritto? Non permettendogli nulla se non di morire? I rappresentanti dell’ONU li hanno intervistati nella speranza che serva a qualcosa, ma le scarne notizie che ci giungono di loro ci dicono che nulla è cambiato: sono schiavi senza alcun diritto e schiavi restano senza nessun diritto. Non stante la presenza di qualche volontario che, a proprio rischio, e pericolo, cerca di portare un aiuto malvisto dalle autorità locali.

15) “In Siria si è toccato il fondo”. Intervista a Andrea Iacomini

Articoli, Esteri, Interviste16 marzo 2017di: Gian Mario Gillio

«Almeno 652 bambini sono stati uccisi in Siria nel 2016, con un aumento del 20% rispetto al 2015», lo denuncia l’Unicef nel dossier «Hitting Rock Bottom» laddove, ricorda a Riforma.it il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini «le gravi violazioni contro i più piccoli, in un conflitto ormai giunto al sesto anno, hanno raggiunto il livello più alto mai registrato».

In questa drammatica situazione sono i bambini a pagare il tributo più alto. È così?
«Credo che ciò che sta accadendo in Siria sia il più grande fallimento della comunità internazionale degli ultimi settant’anni. Una guerra iniziata sei anni fa, una guerra che non si può semplicisticamente attribuire a una parte o dell’altra, una guerra dove non ci sono “buoni” e dove le responsabilità devono essere di tutti e, in mezzo a tutto ciò, vi è un popolo che soffre per una guerra che non voleva; una guerra per procura dove alla fine tutti sono scesi “in campo” e dove le più grandi potenze mondiali si sfidano come se giocassero a “Risiko”. Nel frattempo, i numeri del rapporto dicono chiaramente che è stato “toccato il fondo”, come recita il titolo del dossier: con oltre 5 milioni di rifugiati, di cui la metà bambini, per per non contare i morti. L’Unicef solo poco tempo fa decise di ricordare i morti e i bambini uccisi e le sofferenze di un intero popolo con una manifestazione denominata “Aleppo Day” e molto partecipata. In molti, quel giorno – era il 22 dicembre – ritennero che la guerra siriana fosse finita con “la presa” di Aleppo. Purtroppo non è stato così. La guerra non è finita, prosegue imperterrita, e causa la morte di migliaia di bambini, arreca danni fisici e psicologici e tutt’oggi 280 mila bambini sono ancora sotto assedio, tra ostilità e sofferenze che sembrano non cessare mai».

“Abbiamo toccato il fondo” è un titolo scelto solo per destare scalpore?
«Sembrerebbe, ma non è così.  Dice chiaramente che “allarghiamo le braccia e non c’è più nulla da fare”. Oggi è così, perché ci troviamo di fronte a bambini arruolati come piccoli soldati da ben sei anni di questo conflitto; a bambini che soffrono quotidianamente perché mutilati da bombe e violenze; a madri che uccidono i propri figli per alleviare loro altre sofferenze. Eppure, ormai da sei anni, ricordiamo alla comunità internazionale che la situazione è drammatica e che i profughi sarebbero arrivati a numeri impressionanti, oggi milioni, e nessuno ci ha creduti. Poi, è esplosa la situazione sfociata nella “fuga” verso la rotta balcanica. Come possiamo non dire che abbiamo toccato il fondo è che siamo arrivati a un punto di non ritorno. Tutto ciò che potevamo fare l’abbiamo fatto, e ciò che ancora oggi possiamo fare continuiamo a farlo: aiutare dove è possibile con tutte le nostre forze chiedendo anche aiuto a tutti coloro che ci sostengono, sensibilizzando dove è possibile. Una cosa che però stupisce è il silenzio di chi si è sempre speso per la pace e in particolare in questa situazione non lo ha fatto, e con essi la politica che non ha mai invitato nessuno a scendere in piazza per sensibilizzare su una tragedia dei nostri tempi, non l’unica ovviamente che lo avrebbe meritato».

Mentre l’Unicef ricorda i sei anni di conflitto con un dossier dedicato alla sofferenza di tutta la popolazione colpita in Siria, alcuni quotidiani nazionali concedono spazio a Bashar Al Assad, intervistandolo. Cosa ne pensa?
«Questa domanda mi addolora. Oggi il popolo siriano non ha bisogno di riabilitazioni, perché quel che è accaduto al popolo siriano è sotto gli occhi di tutti, per mano di Assad e per “mano” di chi ha voluto contrastare Assad. Per mano dei ribelli o per “mano” dell’Isis. Quel che non si dovrebbe fare però, è tentare di scrivere una storia parziale perché sono troppi i morti, soprattutto i bambini, che devono pesare sulla coscienza di tante persone coinvolte e quelle di tutti noi. Credo che in tutta questa situazione ci siano solo colpevoli, nessuno può essere “riabilitato”».

Quali sono i dati del dossier e che ritiene più significativi?
«652 bambini sono stati uccisi – un aumento del 20 per cento dal 2015; 255 bambini tra essi, proprio nei pressi delle loro scuole o addirittura all’interno degli istituti; più di 850, solo nel 2016, sono stati reclutati per combattere in questo conflitto, più del doppio del numero di reclutati nel 2015. Sono stati compiuti 338 attacchi contro gli ospedali e contro il personale medico. E queste sono solo le cifre accertate, individuate, dunque indicative. 20mila sono i bambini morti dall’inizio del conflitto, accertati, ma potrebbero essere molti di più, anche 50mila».

Come e dove opera l’Unicef?
«Siamo presenti in 189 paesi nel mondo e in prima linea ovunque siano riscontrabili emergenze, Siria, Yemen. In Iraq, ad esempio, dove a Mosul è in corso un assedio di una ferocia inaudita e dove operiamo portando cibo e acqua, assistenza ai profughi con kit igienico sanitari e aiuti di prima assistenza occupandoci in particolare dei bambini. Oggi il nostro impegno è particolarmente indirizzato verso la più grave carestia che ha colpito l’Africa, una carestia che non si vedeva dal 1945 e che sta devastando la Nigeria, il Sud Sudan, la Somalia, lo Yemen. Una situazione gravissima anche per via dell’instabilità politica presente in quelle aree e che sta rischiando di far morire nell’immediato un milione di bambini. Non nascondo che abbiamo bisogno di aiuti. Oggi, 4 miliardi di fondi devono essere sbloccati alle Nazioni Unite e sono ancora fermi; se questi non potranno essere utilizzati sarà difficile poter intervenire in quelle zone come vorremmo. L’aiuto di tutti è più che mai è necessario, direi fondamentale».

da Riforma.it

(https://www.articolo21.org/2017/03/in-siria-si-e-toccato-il-fondo-intervista-a-andrea-iacomini/)

Anche questo articolo sta diventando troppo denso di morti, torture, schiacciamento dei diritti del singolo individuo e di ogni tentativo di alleviare le sofferenze a qualcuno dei perseguitati, tentativo che non è altro che una goccia di aiuto e sostegno umano in un oceano di odio, egoismo e quant’altro di meno umano possa esistere.

Ci sarebbe anche da fare la lista di padri e madri che uccidono i loro figli piccoli, accanto a qualche atto generoso di bambina/o, come il caso del bimbo di tre anni che salva il padre diabetico facendogli mangiare dello yogurt, esempio più che generoso che non diminuisce quanto fanno gli adulti ai bambini che sono il nostro futuro.

Ringraziamo sempre quei volontari e benefattori, adulti o bambini, che si sacrificano per gli altri: un grazie che vi vuole accompagnare sempre nel vostro impegno a salvare questa umanità così sconvolta e sconvolgente.