Inventato accordo UE – Turchia: molti migranti arrivati in Grecia torneranno indietro anche nelle loro terre da cui sono fuggiti dalla disperazione: giustizia è fatta con 6 miliardi alla Turchia!/ EU Agreement Invented – Turkey: Many Migrants Who Have Reached Greece Are Forced to Go Back to their Homelands, which They Had Abandoned in Desperation: Justice is Done with 6 Billion to Turkey!

Ha lasciato piuttosto perplessi una frase riportata dall’Ansa (18/04) e che sarebbe stata pronunciata dal presidente Mattarella sull’ennesimo disastro di naufragio pesante del 18/04/2016 “Bisogna pensare” nel giorno in cui premiava degli attori.
Non perplessi, ma allibiti, siamo ancora al pensiero sul come salvare i migranti dopo 3 anni di naufragi, gente morta, affamata disperata che ha percorso chilometri e chilometri per trovarsi su una malconcia carretta, dopo aver subito angherie, stupri, botte e salassati dai pochi soldi che avevano ieri per naufragare ed in massa.
400 (le cifre ballano, oggi hanno scritto definitivamente 500, fonte Huncr) tra bambini, donne e uomini; salvati da un altro naufragio 100 persone, un recupero di 6 morti ed un gommone di dieci bambini infreddoliti recuperato: bel risultato dell’UE nel salvataggio dei profughi che poi ora sono malvisti, respinti, mandati in Turchia e un pagamento di 6 miliardi: siamo proprio bravi: non noi, i nostri politici europei.
Ma la notizia è già passata nell’archivio, assieme all’altro naufragio avvenuto lo stesso giorno come quella dei cadaveri ripescati. Aspettiamoci il prossimo e consieto (non sempre) balletto di notizie verificate, ma quasi sempre le autorità parlano di “Verificabili: 200/400/500, mentre le realtà giace in fondo al mare.
Siamo a questo punto: le nuove regole, tanto declamate, non hanno per nulla sfiorato la possibilità di fermare gli scafisti prima che partissero, di avvisare la Libia e altri di pattugliare le coste e non far partire la gente: certo che i muri in mare non li hanno ancora fatti, se no qualche nazione ci avrebbe già pensato. Giusto le navi di soccorso, ma non basta raccogliere i rimanenti naufraghi per fermare il traffico degli umani ed i soldi che questo traffico porta a casa loro, e si sa chi sono questi infami che guadagnano sul nuovo cimitero mediterraneo, ma non importa: “bisogna pensare”, non agire, pensare (ognuno dia il valore emozionale a questi exploit). Nessun commento per non avere delle possibilità reali e chissà cosa altro. Certo che il Papa è stato uno dei pochi ad andare a trovare quei disperati che l’Europa voleva tanto all’inizio e che adesso non vuole più: bravissimi tutti i politici UE che pensano, fanno programmi, mentre i barconi affondano, i bambini spiaggiano, ma questo è già scontato, e il cimitero Mediterraneo è sempre più pieno di cadaveri recuperati (bravi coloro che fanno questo per umanità) ma coloro che lo fanno non compaiono, tranne qualche caso eclatante): non compaiono quasi mai sui media, la politica è più istruttiva.
1) Tutti gli «illegali» che arriveranno in Grecia dalla Turchia a partire da domenica torneranno indietro tranne quelli giocati a tavolino ed assegnati ai singoli stati, molti dei quali non li vogliono. Nessuna distinzione tra rifugiati e persone in cerca di lavoro.
Per ogni migrante tornato indietro, la Turchia invierà un migrante siriano in Europa (?) 18 MARZO 2016 07: 27 di Davide Falcioni http: //www.fanpage.it/
Il presidente del Consiglio UE, Donald Tusk, dopo nuove trattative con il premier turco Ahmet Davutoglu, ha chiesto ai leader europei di accettare un nuovo testo di accordo con Ankara sulla questione dei flussi migratori (ieri notte i lavori erano stati sospesi perché non era stato trovato un punto di equilibrio).
Il patto, che entra in vigore domenica, prevede che la Turchia accetta il principio che tutti i migranti (che siano rifugiati o persone in cerca di occupazione, non c’è alcuna distinzione) che vanno in Grecia torneranno in Turchia. Per ogni migrante tornato indietro, il governo turco invierà un migrante siriano nella UE. È il meccanismo che viene ritenuto in grado di scoraggiare i viaggi nell’Egeo. Nel testo si prevede anche un’accelerazione del pagamento dei primi 3 miliardi di euro ad Ankara e del processo di adesione della Turchia all’UE.
I ritorni veri e propri “cominceranno a partire dal 4 aprile”, ha chiarito Angela Merkel dopo la conclusione del vertice. La cancelliera ha precisato che “solo Ungheria e Slovacchia si sono dette non disponibili al piano di ricollocamenti dei rifugiati bloccati in Grecia”.
“L’accordo raggiunto rispetta i requisiti che ci eravamo dati – ha detto in conferenza stampa il premier italiano Matteo Renzi – c’è un esplicito riferimento ai diritti umani, alla libertà di stampa e quei valori fondanti dell’Europa. La nostra posizione era sì all’accordo, ma non a tutti i costi, abbiamo ottenuto questo principio, adesso vedremo di lavorare per fare in modo che tutto vada nel miglior modo possibile. Alle parole ora devono seguire i fatti”.
Sulla gestione dei flussi migratori in Europa stamattina sembrava, infatti, vicina la quadratura del cerchio: in mattinata il Presidente del Consiglio UE, Tusk, quello della Commissione UE Juncker e il premier olandese Rutte hanno incontrato il premier turco Davutoglu nel corso di un vertice che doveva portare a una soluzione condivisa: nella notte le posizioni hanno raggiunto un compromesso e dato mandato a Donald Tusk di esporre le condizioni europee al governo di Ankara. Nella serata di ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato che oggi le trattative saranno “tutto tranne che facili”, lasciando presagire il raggiungimento di un accordo con numerosi aspetti critici. Il presidente francese Francois Hollande le ha fatto eco evidenziando che “c’è ancora molta strada da fare e non è possibile garantire una conclusione felice”.
Anche Ankara non sarebbe soddisfatta del documento fatto circolare nel corso della notte, che chiede maggiori impegni sui tre miliardi aggiuntivi e sull’apertura dei capitoli per l’adesione all’Unione, su cui grava il risoluto ‘no’ di Cipro. Tra gli ostacoli per raggiungere un’intesa con Erdogan, c’è anche la trattativa sulle modifiche normative chieste per garantire ai migranti di altre nazionalità la stessa protezione offerta ai siriani. Il punto è di primaria importanza per poter attuare il rimpatrio di tutti i migranti e richiedenti asilo arrivati in Grecia. Nel corso della notte si sarebbero incontrati diplomatici turchi ed europei per avvicinare le posizioni, ma solo quando saranno definiti tutti i punti del negoziato verranno riconvocati i 28.
L’ipotesi di accordo di cui si parlava ieri vedeva estremamente critici molti autorevoli osservatori. Come spiegavamo uno dei passaggi fondamentali sarebbe quello di “far rientrare, a spese dell’Unione, tutti i nuovi migranti irregolari che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alle isole greche e assicurare che per ogni siriano che la Turchia riammette dalle isole greche, un altro siriano sia reinsediato dalla Turchia negli Stati membri dell’UE”. Non solo: se sarà basato su questi presupposti l’accordo si annuncia – oltre che eticamente discutibile – persino illegale perché contravviene a quanto stabilito dalla Convenzione dei diritti umani che proibisce l’espulsione collettiva degli stranieri Davide Falcioni continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-trovato-accordo-ue-turchia-in-mattinata-nuovo-vertice-a-bruxelles/
La data non è recentissima (fanpage.it – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate), ma le misure adottate, oltre ad essere retrograde, sono indecenti: 6 miliardi per riprendersi i migranti che sono passati par la Turchia e non si sa bene se ad ogni migrante in andata che è respinto, bambini non esclusi, ce ne sarà uno di ritorno.
Bellissima conclusione degna dei governanti dell’UE che si pavoneggiano per questa inumana soluzione, ma business is business ed allora di cosa ci si lamenta di tornare indietro da dove si era partiti o soggiornato in qualche campo di concentramento che ricorda campi di detenzione non molto recenti. Anzi arieggia in molte relazioni di volontari seri e volontari senza paga che i migranti sono spaventati da questa pessima soluzione e manifestano come possono anche se quattro di loro sono già morti uccisi dalla polizia macedone e bambini sono stati feriti da proiettili di gomma, ma così è la vita e i singoli parlamentari UE ed ex di diversi stati sono presi dalla corruzione e dal giustificare i loro conti contestati. Ma queste notizie scivolano via rapidamente sotto le più varie spinte.
La disperazione, il freddo e la fatica hanno spinto questa mattina decine di migranti ad abbattere la recinzione al confine tra Grecia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia per entrare in territorio macedone. In circa trecento (prevalentemente iracheni e siriani) hanno cercato di forzare il valico per protestare contro il sovraffollamento e le tremende condizioni di vita del campo di Idomeni, poco distante dalla frontiera. I migranti sono riusciti a forzare il cordone della polizia greca, occupando i binari della ferrovia. Le forze dell’ordine macedoni sono subito intervenute facendo ricorso ai gas lacrimogeni, bombe assordanti e proiettili di gomma anche contro i bambini. Almeno 30 persone, compresi un gran numero di bambini, sono rimaste ferite. 
I disordini dimostrano, ancora una volta, la drammaticità della situazione nei Balcani. Oltre settantamila tra migranti e rifugiati sono bloccati nella regione, la maggior parte in Grecia. In queste ore è proprio a Idomeni, città al confine tra Grecia ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, che si registrano le principali criticità.
Nel campo migliaia di disperati sfidano il freddo, la fame e le malattie con il solo obiettivo di arrivare in territorio macedone e di lì in Europa centrale. L’organizzazione Save the Children stima che nel campo si trovino almeno duemila bambini e – si legge in una nota – «non sono garantiti i servizi essenziali, la protezione, l’assicurazione dei beni di prima necessità, tra cui anche un’informazione adeguata». Bambini piccoli, anche di pochi mesi, «dormono per terra, chi è più fortunato sotto una tenda da campeggio, altrimenti su un cartone o avvolti in una coperta nel fango». E di notte, quando le temperature scendono drasticamente «si accendono fuochi dappertutto con ciò che si trova». 
La tragedia dei Balcani è alimentata anche dalle recenti scelte politiche di molti Governi europei, che hanno deciso di rispondere all’emergenza rafforzando i controlli e chiudendo le frontiere. Ad alto livello hanno da pensare a sminuire le accuse fatte loro, perciò i bambini stiano zitti se si ammalano o vengono feriti e si facciano curare da qualche medico se e è rimasto (si parla anche dello Yemen) perché le grandi associazioni come Medici Senza Frontiere, Save the Children, Amnesty International, sembrerebbe anche Unhcr, ed altre stanno abbandonando quelle regioni per la vita invivibile e l’impossibilità di dar da mangiare e dare le prime cure ai feriti; infatti chi porta il necessario è fermato alla frontiera e stop: ormai siamo all’abbandono totale di quei disperati (anche se diverse associazioni riescono a proprio rischio a passare) che stanno esercitando il diritto calpestato di vivere e di far crescere i loro figli.
Qualcuno si salva, ma a che prezzo! e perché aiutato da comunità come Sant’Egidio e anche Cristiani, Pentecostali e qualche altra comunità non citata!
Grazie di cuore delle vostre azioni silenziose ma efficaci, sebbene altre, forse non diffuse come le vostre, tipo Comitato Mahmud ed altri, sono sul campo di quella distruzione psicologica e fisica di massa come è il campo di Idumeni, Calais ed altri nello Yemen ed ancora nel Centro Africa, dove i morti sono fatti saltare in aria a suon di kamikaze e in numero superiore a quello che è successo a Parigi e Bruxelles: ma siamo in Centro Africa, e non compaiono sui media o nei telegiornali impiegati in altri giochi e notizie da farsa. Fonte: www. fanpage.it (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
2) Boko Haram in difficoltà, punta tutto sui baby kamikaze: uno su cinque ha meno di 15 anni

L’allarme in un rapporto dell’Unicef: il gruppo islamista africano in un caso su cinque usa baby kamikaze; di questi tre casi su quattro sono ragazzine.
MONDOULTIME NOTIZIE 13 APRILE 2016 12: 12 di Antonio Palma (http: //www.fanpage.it/  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

Stretto nella morsa delle forze armate regolari dei Paesi africani che hanno lanciato una massiccia campagna militare, anche con l’appoggio di mezzi e truppe occidentali, il gruppo estremista islamico Boko Haram da tempo ormai ha deciso di puntare tutto sugli attentati suicidi e, dato ancora più raccapricciante, in particolare sui baby kamikaze. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Unicef, “Beyond Chibock”, sull’uso di minori tra le formazioni armate in Africa secondo il quale il numero di piccoli convinti o costretti a uccidersi in luoghi pubblici con continue stragi di civili è aumentato di undici volte in un anno. Si tratta di numeri agghiaccianti che sottolineano i gravi abusi di cui è vittima una intera generazioni di piccoli stretti nella morsa della guerra, della fame e degli estremisti. Del resto i bambini sfollati tra Nigeria e Camerun hanno raggiunto ormai la cifra di 1, 3 milioni.

L’uso dei minori in guerra e negli attacchi suicidi non è nuovo ma con l’intensificarsi dei controlli e delle pesanti sconfitte sul piano militare, Boko Haram ha puntato molto su di loro per far passare inosservati esplosivi e mettere a segno attentati nelle città e nei villaggi spesso tra la folla con il tentativo di creare più vittime possibili. Nella maggior parte dei casi, secondo il report, gli attentati suicidi dei piccoli sono compiuti da bambine proprio perché meno controllate. Tra gli attentatori suicidi infatti uno su cinque ha meno di 15 anni e in tre casi su quattro si tratta di femmine. A volte le ragazzine sono le stesse che vengono rapite dal gruppo per abusarne e trattarle come schiave e costrette poi a imbottirsi di esplosivo e a farsi saltare in aria in mezzo alla gente. Non a caso i dati sono stati diffusi in occasione del secondo anniversario del rapimento di più di 200 ragazze dalla città nigeriana di Chibok che diede vita ad una mobilitazione internazionale suscitando interesse sul dramma.
“L’utilizzo di bambini, in particolare femmine, come attentatori suicidi è diventata una delle caratteristiche determinanti e allarmanti del conflitto”, spiega il rapporto, sottolineando che i bambini non devono essere visti come combattenti volontari perché “sono vittime e non responsabili”. “Ingannarli e costringerli a compiere attacchi mortali è uno degli aspetti più orribili della violenza in Nigeria e nei paesi limitrofi”, ha affermato Manuel Fontaine, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa, ricordando che purtroppo “le comunità locali rifiutano il reintegro di quelli che vengono rapiti e abusati dai militanti del gruppo perché considerati come minacce”.
Antonio Palma (continua su: http: //www.fanpage.it/boko-haram-in-difficolta-punta-tutto-sui-baby-kamikaze-uno-su-cinque-ha-meno-di-15-anni/ – http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Il ricorrere ai bambini per allenare dei futuri kamikaze maschi, ma ora soprattutto femmine, è un segno che quei criminali di Boko stanno continuando i loro misfatti più perversi e soprattutto mai in combattimento aperto, ma nascosti sotto le gonne delle ragazze e ai mercati, dove confluisce la gente meno abbiente per rifornirsi di cibo per quanto può. Sono vere e proprie vigliaccate che non assomigliano per nulla agli aerei giapponesi kamikaze, vento divino che si lanciava sulle navi o su altri obbiettivi militari. E ricorrere alle ragazze è una nuova modalità che anche le ragazze accettano per non subire torture o altro, non sapendo che si finisce per essere squarciate e per squarciare i propri simili. Non è più una guerra di difesa: è un macello per distruggere chi non la pensa come l’ISIS, è un impaurire le persone che hanno persino il timore di uscire di casa, per andare (ammesso che ci siano ancora) a scuola, perché secondo la mentalità bruciata dal captadon o altro, i bambini non devono imparare come gli occidentali, ma  devono restare ignoranti e sottomessi. 
Quanto si legge più avanti è frutto di questa inutile guerra religiosa: chi può scappa abbandonando quello che aveva (se l’aveva) oppure si mette lo stesso in viaggio e paga con prestazioni fisiche il viaggio, coi soliti bambini ignari di quello che potrà loro succedere, ma consapevoli che non è qualcosa di bello o di salubre, perché ne hanno già viste troppe torture sui loro familiari e hanno ancora impressi (e probabilmente per un pezzo) l’emozione e la paura che possa succedere anche a loro, e il lutto feroce di veder morire i propri congiunti, fratelli, amici. I loro occhi parlano un terribile linguaggio di paura, di orrore, di fame, di sete, di angherie fisiche, anche se vanno avanti lo stesso verso una possibile speranza con i propri congiunti o anche da soli, abbandonati dal destino crudele che li ha lasciati alla ventura e al futuro, alla mercé di chi li avvista e li accompagna per fini certo non sempre leciti. 

3) Migranti, nuova tragedia nel Mediterraneo: 400 somali dispersi, solo 29 tratti in salvo. Pubblicato il: 18/04/2016 09:

I profughi, in larga parte somali, stavano tentando di raggiungere le coste europee a bordo di 4 barconi.
MONDOULTIME NOTIZIE 18 APRILE 2016 10: 30 di Davide Falcioni (Fanpage.it –  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate)

Oltre 400 profughi, prevalentemente di nazionalità somala (ma ci sarebbero anche etiopi ed eritrei), sono dati per dispersi nel Mar Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa. Lo rende noto la ‘Bbc Arabic’, spiegando che i migranti “erano a bordo di quattro imbarcazioni sfasciate”. Il corrispondente della ‘Bbc’ in Kenya ha fatto sapere di aver parlato con i parenti di tre giovani somali della stessa famiglia che sarebbero tra i migranti annegati. L’ambasciatore somalo in Egitto ha affermato che le autorità stanno facendo verifiche su quanto accaduto. Secondo la stampa somala, le squadre di soccorso sono riuscite a trarre in salvo solo 29 persone, mentre circa 370 sarebbero tuttora disperse e con il passare delle ore diminuiscono le probabilità di recuperare superstiti.

Ieri sei cadaveri in un gommone a largo della Libia
C’è stato anche un altro naufragio nel Mediterraneo: nella serata di ieri sono stati recuperati sei cadaveri su un gommone carico di migranti diretto verso l’Italia, che si trovava nel Canale di Sicilia, a circa 20 miglia dalle coste libiche. Nel corso dell’operazione, coordinata dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera, sono state salvate 108 persone, tra le quali cinque donne. Stando a quanto si è appreso, la centrale operativa, ricevuta la richiesta di soccorso, ha inviato sul punto indicato la nave Aquarius, lunga 77 metri, appartenente ad una organizzazione non governativa. L’imbarcazione ha raggiunto il gommone, che, a causa del mare estremamente mosso, rischiava di capovolgersi da un momento all’altro. I profughi, trasferiti sull’Aquarius, hanno indicato ai soccorritori la presenza dei sei cadaveri, che sono stati trasferiti sulla nave. L’Aquarius sta facendo rotta in queste ore verso le coste italiane, dove i 108 superstiti verranno visitati e quindi trasferiti nei centri di accoglienza. (continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-nuova-tragedia-nel-mediterraneo-400-somali-dispersi-solo-29-tratti-in-salvo/ – http: //www.fanpage.it/ –  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate)

Fonti:
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/nuova-strage-nel-mediterraneo-annegati-oltre-400-migranti-1248055.html
http://www.vocenuova.tv/news/strage-di-migranti-nel-mediterraneo-morti-oltre-400-somali-diretti-in-italia.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/04/20/migranti-unhcr-conferma-naufragio-nel-mediterraneo_0491637e-ff67-4fa9-825b-b263e7aec4af.html

E cosi la tomba del mediterraneo si arricchisce di nuovi arrivi che con probabilità non saranno gli ultimi: stucchevoli i vari programmi presentati dagli stati dell’UE, sul fatto che alcuni stati accettano e altri non ne vogliono sapere: chi ci va di mezzo sono i migranti di ogni specie che è mollata sulla spiaggia (se ci arriva) trasportata da volontari ammirevoli, ma limitati nel loro quotidiano lavoro, e che imprimeranno nei loro occhi quelle immagini che li faranno sussultare di notte nei sogni e ricordi che si mischiano e non abbandonano certo il normale vivere della persona. Grazie ancora per quello che fate, specie per i bambini soli, senza famiglia, sperando che non finiscano (come succede) in comunità piuttosto dubbie e compromesse anche da chi le gestisce e non dimenticando che in altre comunità la gente fa di tutto per far star bene quei derelitti. Si è visto a Lesbo, greci locali aiutare, dare quello che potevano, aiutare le mamme ad allattare i piccoli, non certo come a Budapest, dove molti si improvvisavano tassisti o speculavano sulle tariffe da applicare (per loro è stata una manna, come si può leggere sui giornali di allora. Gente che metteva gratuitamente a disposizione le proprie macchine per portare in Austria molti migranti e senza volere i soldi del carburante. Grazie, bravi, appartenete alla razza umana, anche senza le medaglie distribuite a piene mani ai politici in più circostanze.

4) I bambini migranti, se non morti, sono senza diritti, né dignità alcuna.
Grecia, la crisi colpisce, come sempre, di più i bambini. Allarme Unicef: 420mila sotto la soglia di povertà.

Rapporto 2016 sui minori: povertà infantile aumentata del 6,3% in 20 anni. Oltre 120mila bimbi sono diventati poveri.
20 APRILE 2016 16: 31 di Giorgio Scura (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate – http: //www.fanpage.it/)
Sono sempre più i bambini a pagare il prezzo della crisi in Grecia. Le loro condizioni di vita sono andate via via peggiorando in modo drammatico. La povertà infantile è aumentata dal 1995 al 2015 del 6, 3%, in termini assoluti 122.340 bambini in più sono diventati poveri. Nel 2014 la povertà infantile era al 25, 3% con un totale di 424 mila bimbi coinvolti.
E’ quanto rileva l’Unicef nel nuovo Rapporto La condizione dell’infanzia in Grecia 2016 – I bambini a rischio. La spesa mensile media per i consumi per una famiglia con due bambini è stata nel 2014 di 1.551 euro, mentre nel 2010 era di 2.359 euro. Nel 2015 la grave deprivazione materiale – cioè l’incapacità delle famiglie di potersi permettere almeno 4 tra 9 beni e servizi quali affitto, elettricità, acqua, riscaldamento, carne, vacanze, tv, auto, telefono – per le famiglie con bambini era al 26, 8%. L’Unicef ricorda che sulla base dell’analisi dei dati Eurostat il Pil greco è diminuito di un quarto dal 2008 a oggi, la disoccupazione è aumentata drammaticamente al 27% (al 50% tra i giovani) e una persona su cinque vive in condizioni di grave deprivazione materiale. (Continua su: http: //www.fanpage.it/grecia-la-crisi-colpisce-i-bambini-allarme-unicef-420mila-sotto-la-soglia-di-poverta/ –
http: //www.fanpage.it/Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
I bambini, esseri umani vezzeggiati fino al vomito e disprezzati fino all’abbandono da soli fuori casa. Si veda il caso verificatosi in Africa (http://www.fanpage.it/nigeria-hope-bimbo-accusato-di-essere-uno-stregone-e-salvato-da-una-ong-ora-sorride/ – http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) dove il bambino può essere considerato portatore di malocchio e buttato fuori casa, nudo, senza più interessarsi di lui dai due anni in su. Questo ci prospetta un quadro sociale veramente da inorridire, come nel caso appunto della volontaria che qualche mese fa si è fermata con la macchina nel vedere un bambino nudo e ai limiti della sopravvivenza, sdraiato in strada, che da otto mesi non mangiava, non riceveva alcuna forma di igiene ed era allontanato da tutti che temevano portasse male.
Lei lo ha raccolto ed ora vive bene nella comunità dove sono raccolti appunto i bambini che la superstizione e anche l’odio familiare indica portatore di male. Pazzesco, ma vero.
Come abbia fatto quel bimbo a vivere a due anni senza vestiti, cibo, sandali e dormendo per terra o dove si trovava lo sa solo Qualcuno in alto che lo proteggeva.

Ma intanto in ogni disastro umano o meteorologico i bambini sino in prima fila a soffrirne, a morire per le cause stesse o le loro conseguenze. Le sterili statistiche dell’Unicef o dell’Hunkr ci segnalano solo la portata della disgrazia e di cosa hanno bisogno quei bambini, che vediamo non in pose pietose, ma da brivido: i loro sguardi possono essere curiosi, ma, passato lo scoop televisivo, ripiombano nella realtà attuale, dove cercano di nascondersi o di giocare se possono, ma sono sottoalimentati e quasi sempre in fuga, chi può coi propri genitori o parenti, se ci sono, oppure anche da soli, conoscendo, per sentito dire, le vie di fuga che non sono strade normali, ma strade minate e sorvegliate dai cecchini, che sparano a tutti anche ai bambini. Non possono andare a una scuola che non c’è e, se sono in fuga, rischiano quello che rischiano i loro parenti/genitori: fatica, fango, intemperie, briganti che li spogliano o uccidono, deserti, fame, sete, assideramento, malattie, mancanza di scarpe o calzari rotti, piedi pieni di ferite infette, di tutto un po’, ma se c’è un briciolo di speranza, quelli che possono iniziano a giocare, a rincorrersi: se possono disegnano ed i loro disegni riguardano quasi sempre fatti di guerra. Gioventù che sta decimandosi e non istruendosi, che non fa alcun progresso sociale e purtroppo vive arrangiandosi tra il lecito e l’illecito per sopravvivere.

5) “In Nigeria l’esercito ha bruciato 350 persone, alcune vive”La denuncia di Amnesty International in un report sui fatti accaduti nel dicembre scorso a Zaria, nello stato di Kaduna, nella Nigeria settentrionale – 22 APRILE 2016 15: 15 di A. P. (Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate – http: //www.fanpage.it/

Mentre gli scontri tra le forze armate nigeriane e le bande islamiste che imperversano nel Paese e in quelli limitrofi si fa sempre più duro, una scioccante rivelazione sugli abusi delle truppe dell’esercito regolare governativo della Nigeria arriva da Amnesty International. L’Organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani infatti ha rivelato che almeno 350 persone sarebbero state uccise illegalmente nel Paese dell’Africa occidentale dall’esercito nigeriano e poi barbaramente bruciate. Non solo, secondo la stessa Ong alcune delle vittime sarebbero state addirittura bruciate vive perché ferite ma ancora in vita quando sono state appiccate le fiamme ai corpi.

L’agghiacciante episodio sarebbe avvenuto tra il 12 e il 14 dicembre dello scorso anno a seguito di un violento scontro armato tra i soldati nigeriani e i membri del Movimento Islamico della Nigeria a Zaria, nello stato di Kaduna, nella Nigeria settentrionale. La denuncia di Amnesty International è arrivata attraverso un report, “Svelare la verità: uccisioni illegali e fosse comuni a Zaria”, basato su testimonianze di persone del posto che hanno denunciato il caso e le analisi di immagini satellitari che hanno individuato possibili fosse comuni. “Il vero orrore di ciò che è accaduto nel corso quei due giorni a Zaria sta solo ora venendo alla luce. Cadaveri sono stati lasciati disseminati nelle strade e accatastati alla rinfusa. Alcuni dei feriti sono stati bruciati vivi “, ha dichiarato Netsanet Belay, direttore per l’Africa di Amnesty International sottolineando i tentativi da parte delle autorità locali di distruggere e nascondere le prove.

(Continua su: http: //www.fanpage.it/in-nigeria-l-esercito-ha-bruciato-350-persone-alcune-vive/ – http: //www.fanpage.it/3 – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

6) Terremoto in Ecuador: scossa di magnitudo 7.8, almeno oltre 500 morti e 1.500 feriti
250.000 bambini in pericolo vita.
Come al solito i più esposti alle conseguenze di questi cataclismi sono i bambini per mancanza di tutto, e quindi, oltre allo shock del fenomeno stesso e al conseguente terrore, mancano i generi alimentari di prima necessità che però cominciano lentamente ad arrivare. Resta da organizzare la distribuzione a tutti i bambini, anche quelli delle più remote località che si trovano più disagiati ed esposti a malattie, dall’astenia da fame e sete, alla mancanza di zanzariere, ecc.
Si tratta del più forte terremoto che ha fatto tremare il Paese dal 1979. Non c’è allerta tsunami, ma è stato chiesto alla popolazione di alcuni punti della costa di evacuare preventivamente di fronte a possibili mareggiate. 17 APRILE 2016 10: 12 di Susanna Picone
UPDATE – Non sono 77 come si credeva in un primo momento ma oltre 500 le vittime del terribile terremoto che ha colpito l’Ecuador. Secondo una stima del governo i feriti sono invece 1.500. “Sappiamo che ci sono cittadini intrappolati sotto le macerie che devono essere salvati” ha detto in una trasmissione televisiva il vice presidente, Jorge Glas. Il politico ha aggiunto: “La zona più colpita è quella settentrionale sulla costa nella provincia di Esmeraldas e quella di Manabi”. Non è la prima volta che un potente sisma colpisce il paese: nel marzo 1987 morirono oltre mille persone a causa di un forte terremoto. Dopo il forte tremore iniziale ci sono state almeno 55 scosse di assestamento, ha detto Glas.

Un potente terremoto ha colpito l’Ecuador e ha causato decine di morti. Il sisma, di 7, 8 gradi di magnitudo sulla scala Richter, è stato registrato intorno alle 19 ora locale (in Italia erano le 2 di notte). L’epicentro è stato individuato a circa 170 chilometri dalla capitale Quito e a 27 chilometri da Muisne. A 300 chilometri di distanza, nella più grande città del Paese, Guayaquil, è crollato un ponte. Secondo una prima stima fornita dal vice presidente, Jorge Glas, ci sarebbero almeno 77 vittime e oltre 500 feriti. Ci sono state vittime nelle città di Manta, Portoviejo e Guayaquil. La zona più colpita dal terremoto è quella settentrionale sulla costa nella provincia di Esmeraldas. Glas ha disposto lo stato di emergenza in sei province del Paese. Si tratta del sisma più forte che abbia colpito il Paese dal 1979. Subito dopo la scossa la gente si è riversata nelle strade e alcuni quartieri sono rimasti senza corrente elettrica e senza copertura per i telefoni cellulari. La scossa è stata avvertita anche in alcune località della Colombia.

Non c’è allerta tsunami – Il vice presidente ha escluso la possibilità di tsunami ma ha chiesto alla popolazione di alcuni punti della costa di abbandonare le proprie case per il rischio di mareggiate: “Vi chiediamo prudenza e di mantenere la calma”, ha aggiunto il vice presidente, sottolineando che “le forze della sicurezza sono mobilitate”. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa sta seguendo il terremoto che ha scosso il paese dal Vaticano, dove venerdì ha preso parte a una conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze sociali sull’enciclica “Centesimus Annus” di Giovanni Paolo II. “Forza paese! Abbiamo avuto un forte terremoto”, ha scritto Correa in uno dei tweet inviati dopo aver saputo del sisma. “Le autorità sono nei posti di controllo, valutando i danni e intervenendo. Sto seguendo la situazione”, ha sottolineato il presidente, precisando che rientrerà a Quito quanto prima.

La testimonianza di un’italiana: “Un infermo, morti ovunque” – È drammatica la testimonianza di Angela Converso, una donna italiana che si trova in Ecuador da un mese col marito e il figlio piccolo. Contattata da Tgcom24, la donna ha detto che si trovava al centro commerciale Riocentro Entre Rios, nel Cantón Samborondón, quando la terra ha tremato. “È stato un inferno, distruzione e morti ovunque. Qui ormai sono le tre di notte, ma nessuno riesce a dormire”, ha detto la donna. “In un attimo il putiferio: tremava tutto, crollava il soffitto, ballava il pavimento, è andata via la luce, vetrine in frantumi, urla e pianti ovunque”, ha detto ricordando il momento della scossa. Ha poi spiegato come ha fatto a salvarsi: “Grazie alla prontezza di mio marito, siamo riusciti a salvarci: io sono stata travolta da una cinquantina di bottiglie di Coca Cola ma non mi sono fatta nulla e tutti insieme abbiamo evitato le scale sovraffollate per usare quelle secondarie. Piano piano, perché non si vedeva niente e non sapevamo dove mettevamo i piedi. Nella fuga ho preso calci, sembrava un film dell’orrore: vittime ovunque, la ragazza per le scale, un 70enne che mi è crollato a terra davanti schiacciato dal soffitto. Le luci di scale e corridoi erano intermittenti ma nei negozi il buio totale e la gente che inginocchiata pregava. Un caos”.
24/04/2016 (Continua su: http: //www.fanpage.it/terremoto-in-ecuador-scossa-di-magnitudo-7-8-almeno-?????-morti/http: //www.fanpage.it/  – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

7) Nel mondo circa 400 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà estrema

“I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati. Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola”. 26 APRILE 2016 11: 25 di Claudia Torrisi (http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Nonostante i progressi di scienza, medicina e qualità della vita, ancora oggi esistono milioni di bambini esclusi dalla possibilità di vivere una vita normale. Secondo il rapporto “Every last child. The children the world decided to forget” dell’organizzazione Save the Children, nel mondo ci sono quattrocento milioni di minori al di sotto dei tredici anni che vivono in condizioni di povertà estrema. Lo stesso numero subisce costanti discriminazioni a causa dell’etnia o della religione. Circa 58 milioni di bambini non vanno a scuola, un minore rifugiato su due; sei milioni, invece, muoiono ogni anno prima di aver compiuto cinque anni a causa di malattie facilmente curabili e uno su dieci vive in un paese in cui è in corso un conflitto.

“I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati. Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. E, talvolta, si tratta di invisibili tra gli invisibili. Ad esempio quando mancano i dati. L’organizzazione cita i bambini rinchiusi in casa o negli istituti perché disabili, quelli che vivono in strada, quelli in fuga dalle guerre o anche, semplicemente, senza documenti. Molti paesi evitano di raccogliere i dati su queste situazioni. “Eppure – aggiunge Neri – la nostra esperienza in 120 Paesi del mondo parla chiaro: la discriminazione è in crescita e costituisce la principale minaccia per i bambini in povertà”.

Il rapporto di Save the Children nota come due terzi delle famiglie povere escluse dai servizi sanitari o educativi facciano parte di una minoranza etnica. “Molti dei Paesi che hanno vissuto una forte crescita economica negli ultimi anni – si legge nel report – non hanno saputo tradurre questa crescita in condizioni di vita più eque per i bambini e in molti casi le disparità si sono addirittura acuite”. Come, ad esempio, in Nigeria dove il reddito pro-capite si è quintuplicato negli ultimi anni, ma le disuguaglianze sono sempre più stridenti. L’esclusione di una fascia di popolazione e di questi bambini genera perdite economiche in termini di produttività per il paese – oltre a un inasprimento delle tensioni sociali.
In molte aree del mondo essere una bambina continua ad essere un problema. In Afghanistan, ad esempio solo il 4% delle minori cresciute in famiglie povere completa l’educazione primaria. E spesso giocano un ruolo importante anche violenze di genere o gravidanze precoci, che, oltre a sbarrare le porte all’educazione, contribuiscono anche a innalzare il tasso di mortalità infantile. In Sierra Leone il 40% delle morti materne è costituito da adolescenti. “Secondo le stime, nei Paesi in via di sviluppo, una ragazza su tre si sposa prima dei 18 anni e una su nove si sposa prima dei 15. In Tanzania, il 61% delle ragazze che non riceve un’istruzione si sposa prima dei 18 anni, mentre il tasso scende al 5% tra coloro che hanno completato gli studi secondari o superiori”, si legge nel rapporto.
E poi ci sono i bambini in fuga dai conflitti. Secondo Save the Children il 2014 ha visto il numero più alto di sfollati mai registrato. Si parla di 60 milioni di persone che sono dovute fuggire dalle loro case. Metà di queste sono minori. I bambini rifugiati nel mondo oggi sono oltre 145 milioni: solo uno su due frequenta la scuola primaria, hanno livelli nutrizionali inferiori alla norma e sono esposti a rischi di contrarre malattie infettive.
Bambini esclusi, anche nelle nostre città. Situazioni di disagio e marginalità, però, riguardano anche i paesi più ricchi e con sistemi assistenziali più avanzati. Accade nel Regno Unito, dove più della metà dei bambini di origine pakistana o bengalese cresce in povertà, ma il tasso scende a uno su cinque nella maggioranza bianca britannica. Anche in Italia esistono fasce escluse da sanità ed educazione: si tratta delle famiglie più povere, i cui ragazzi registrano un tasso di mancata scolarizzazione circa quattro volte più alto rispetto a contesti più agiati.
Tra i soggetti più vulnerabili ci sono anche i 150 milioni di bambini che vivono con una disabilità, per i quali il rischio di subire violenza e abusi fisici e sessuali o di venire abbandonati e trascurati è da tre a quattro volte superiore rispetto agli altri. Questi minori sono spesso esclusi dai percorsi educativi: la causa sta in curriculum non adatti, insegnanti non formati, strumenti non adeguati. Infine, tra le cause di discriminazione c’è anche l’orientamento sessuale di bambini e ragazzi: negli Stati Uniti, il 40% dei giovani senzatetto si identifica come Lgbt e in Europa il 61% degli intervistati ha subito esperienze negative a scuola in relazione alla loro reale o percepita omosessualità.
Per Save the Children «È inaccettabile che, ancora oggi, nascere nel posto sbagliato significhi perdere alla lotteria della vita. Non possiamo continuare a tollerare che siano condizioni arbitrarie come il luogo di nascita, l’appartenenza a un’etnia o religione, la situazione economica della famiglia o addirittura l’essere maschio o femmina, a determinare se un bambino sopravvivrà o meno, influenzando la qualità della sua vita».
Claudia Torrisi (Continua su: http: //www.fanpage.it/nel-mondo-circa-400-milioni-di-bambini-vivono-in-condizioni-di-poverta-estrema/ – http: //www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).

Il diritto legiferato di ritornare dove si muore, stabilito dall’UE/The EU-Set Legislated Entitlement to Go back there where You Die


Non rassegnamoci alle notizie che tutto quello che è stato detto come stragi, naufragi, kamikaze nei luoghi pubblici, stupri, sia finito: no, tutto è come prima e i media lo riportano fugacemente, quando lo riportano, a meno che qualche politico o ambasciatore ufficiale (come attori del cinema) vadano sul posto.
I volontari fuggono da quei luoghi che diventano invivibili per loro e per chi ci resta e si va a avanti così, per non parlare di quelle comunità che accolgono questi infelici migranti decimati dal viaggio e dalla fame, disidratazione ed altro. Molti stati limitrofi non permettono nemmeno il passaggio dei generi di prima necessità nei campi di concentramento dove si soffre e si muore senza statistiche.
Si muore, si dà qualche parvenza di tumulazione o altro, e gli altri vanno avanti, sperando, disperandosi, ribellandosi alla polizia degli stati medioeuropei che non risparmiano gas lacrimogeni e bombe assordanti nemmeno ai bambini e alle donne gravide.
Avanti in più i rimpatri a persone che hanno percorso migliaia di chilometri, con tutti i rischi effettivi subiti e che ora si vedono rispediti nei luoghi dai quali sono partiti.
Guardiamo un po’ le loro facce deluse, disperate, che non sanno più cosa inventarsi perché sono sconcertati da quel trattamento.
E allora inizia quello che si diceva già prima: altri morti per fucileria della polizia macedone o di altre polizie che hanno nascosto abilmente il tutto, oppure morti disperati che hanno cercato altre vie in mare o attraverso fiumi e sono morti anche loro… i loro cadaveri non si troveranno.
Ma per i vari parlamenti UE va bene così (hanno solo da giustificare che non sono corrotti o altro) e ogni giorno è così corruzione, litigi, e avanti: sia donne che uomini devono salvare quello che si sono accaparrati attraverso società di comodo che devono nascondere, supportati da legali e testi che giurano sull’impossibile, non pensando minimamente ai figli di questi disperati o scioccati dal viaggio o che hanno perso i genitori e sono abbandonati alla carità di qualche amico o conoscente, e affronteranno tutti i disagi possibili per vivere da soli ad età inverosimili, ma che siano le loro (tre, cinque, sette,  dieci) e vivranno di espedienti, di carità, di qualche amico che condivide le loro stesse disgrazie, assalti, botte, freddo, fango; hanno stabilito una legge e chi non ha uno straccio di passaporto, o simili, è rimandato nella guerra ancora attiva, anche se parcheggiano in campi turchi dove certo non sono trattati coi guanti.
Ma che vita stanno vivendo quei poveri disgraziati? Oltre alla mancanza dei generi di prima necessità,ora il ritorno sugli stessi percorsi che con tanto sudore ed altri sacrifici hanno percorso, spesso spogliati dalle istituzioni che attraversavano e lasciando spesso familiari che non ce la facevano più.
Sacrifici che hanno fatto per abbandonare quei posti, in più spogliati di tutto quello che avevano racimolato Guardiamo un po’ gli occhi dei bambini che tornano indietro: non sorridono, non parlano, sono avvinghiati ai loro padri e alle loro madri e probabilmente sono spettatori delle botte che prendono i loro genitori. Ecco gli uomini del domani pronti a sopravvivere, ma come? Qualsiasi mezzo sarà giustificato e ne vedremo delle belle. Si vedono già i cartelli “non rimandateci indietro”, “no alla guerra” e anche le società umanitarie serie, tipo Medici Senza Frontiere ed altre scappano: la terra lì tra la Turchia e la Grecia è diventata un inferno, nonostante qualche volontario alche locale che si dà da fare come può. E i nostri politici? I corridoi umanitari, quelli che iniziano ad esserci, sono fatti da società di volontariato: lo stato inesistente, anzi gli stati inesistenti, hanno dato l’elemosina alla Turchia per quegli emigranti, ma i soldi dove finiranno? I corridoi umanitari non sono per tutti: alcuni possono usufruirne con l’aiuto di associazioni come la Comunità di Sant’Egidio o Medici Senza Frontiere, ma gli altri saranno dirottati dove gli stati che non li vogliono, li mandano.
1) Migranti, la Grecia frena sul piano UE-Turchia: “Servono più di 24 ore, non siamo pronti”

Oggi entra in vigore l’accordo con Ankara, chiuso venerdì, accordo per cui la Grecia ha detto che non è pronta per i rimpatri ed intanto la fame e gli scarsi generi di prima necessità debilitano sempre più gli emigranti, illusi, fiancheggiati dai soliti venditori di esseri umani. Secondo fonti di polizia dell’isola di Lesbo, ancora non c’è un’idea precisa di come attuare il piano e servono rinforzi. Nel frattempo continuano gli sbarchi e i naufragi. di Claudia Torrisi (tutti i diritti riservati).

Era prevista per oggi l’entrata in vigore dell’accordo tra Unione europea e Ankara sulla gestione della crisi dei migranti. Il patto – perfezionato venerdì – prevede che tutti i profughi arrivati in Grecia tornino in Turchia; e per ogni migrante riportato indietro, il governo turco ne invierà uno siriano in UE. Atene, però, frena e chiede più tempo per organizzare il piano. Secondo il portavoce del coordinatore del governo greco per le politiche migratorie, Giorgos Kyritsis, infatti, “ci vogliono più di 24 ore”. Circostanza confermata anche dall’ammissione di una fonte di polizia dell’isola di Lesbo, dove si registrano la maggior parte degli arrivi dalle coste turche, secondo cui “ancora non abbiamo idea di come attueremo in pratica il piano. Ma soprattutto stiamo ancora aspettando i rinforzi promessi dall’Europa per smaltire più velocemente le richieste d’asilo: traduttori, avvocati, funzionari di polizia”. Per attuare il sistema di scambio “uno a uno” previsto dall’accordo serviranno in Grecia circa 2.300 persone tra esperti, interpreti, funzionari degli uffici immigrazioni e della sicurezza.

Nel frattempo, gli sbarchi continuano senza sosta. Il Comitato di crisi del governo di Atene ha riferito che nella notte sono arrivate 875 persone provenienti dalle coste turche. Solo ieri erano sbarcati sulle coste delle isole greche 1.498 migranti, 670 venerdì e 239 giovedì. Al momento in Grecia ci sono 48.141 rifugiati, di cui in 7.316 si trovano sulle isole dell’Egeo orientale, 13 mila nella zona di Atene-Pireo. Gli altri, invece, sono distribuiti nei campi profughi al centro e al nord della penisola ellenica, tra cui quello di Idumeni, al confine con la Macedonia.

Nel frattempo, con la chiusura della rotta balcanica, torna a prendere piede quella del Mediterraneo centrale. Nelle ultime ore sono state soccorse nei pressi della Sicilia circa 1800 persone. Al largo della Libia, invece, l’ennesima strage: trenta migranti sono morti in un naufragio di fronte Mellitah. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-la-grecia-frena-sul-piano-UE-turchia-servono-piu-di-24-ore-non-siamo-pronti/http://www.fanpage.it/– tutti i diritti riservati agli autori ed alla testata).

L’Europa ha raggiunto il suo accordo con la Turchia sulla pelle dei migranti in fuga: presto, certamente non con le maniere belle e suadenti, molti migranti verranno rispediti in Turchia e poi in campi di concentramento come nel caso della Grecia o rimandati da dove sono partiti con la famiglia, con i resti della famiglia, con il poco che potevano portarsi, se lo potevano, e lasciando i loro morti sui corridoi che i migranti trovano per entrare in Europa. E così come nuovi Ponzio Pilato tutto finisce lì: 6 miliardi alla Turchia e buona notte al secchio.
Se si guarda la faccia dei migranti buoni e cattivi non si riconosce un viso umano da pace, ma da esiti di guerra, esiti di morte, esiti di torture e così via. Niente promette ben e lo si vede, se le principali associazioni internazionali compresi Medici Senza Frontiere abbandonano quei siti: una forte ragione c’è, ma in nostri politici pensano a ben altro, ci sono in ballo, posti dirigenziali assegnati, intercettazioni e decadimento da ministri, oppure generali condannati per corruzione.
Meglio di così come si può stare. I morti, torturati e assassinati, finiscono dove li mandano e i bambini muoiono anche loro come nell’ultimo naufragio a Mellitah: 30 morti! Avanti coi numeri, tanto sono gli altri che pagano con la vita dopo aver pagato per la morte certa.
Noi siamo davanti alla TV o ai media, quelli veritieri a vedere quella parte che ci somministrano, ma sotto c’è ancora di più se quelle associazioni internazionali se ne vanno. Il Papa ha così voglia di parlare di misericordia! Ma qui si parla di infamia anche se quando arrivano i migranti, i nuovi trafficanti danno loro un tozzo di pane e un letto! Ho altresì letto che un ex idraulico aveva accaparrato la gestione dei rifugiati ed è poi stato denunciato. Bene! I migranti hanno il loro posto stabilito dall’UE che li parcheggia e sistema, e una nuova attività criminale si connette e prospera affiancata e connessa al traffico umano: l’accoglienza dei migranti da parte di persone incompetenti (e non parlo di quelli competenti che urlano e si danno da fare per far sembrare umani anche i migranti).
Cari bambini, spero che molti si rivolgano anche al Creatore, che ormai ha più nomi e Questi inizi a sistemare il tutto secondo i Suoi fini.
2) Migranti, via al piano di rimpatrio in Turchia: prime partenze da Lesbo
Con le prime partenze dalla Grecia alla Turchia, scatta oggi il discusso piano anti migranti previsto dall’accordo tra Ue e Ankara (http://www.fanpage.it/migranti-via-al-piano-di-rimpatrio-in-turchia-prime-partenze-da-lesbo/– http://www.fanpage.it/ Notizie 4 APRILE 2016 08:06 di Antonio Palma – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Dopo le proteste e le contestazioni delle settimane scorse, prende il via oggi il discusso piano migranti concordato tra Ankara e l’Unione Europea. Nelle giornata di oggi infatti scatteranno i rimpatri dei primi migranti verso la Turchia come prevede il protocollo di intesa per limitare gli arrivi di profughi in Europa firmato a marzo dopo una lunga discussione e trattativa col governo turco. Come prevede il piano, le prime partenze riguarderanno i migranti giunti nei giorni scorsi in Grecia, in particolare sulle isole elleniche più vicine alla Turchia, principale punto di partenza delle rotte balcaniche. I primi 135 profughi sono stati fatti partire dall’isola di Lesbo questa mattina quando la polizia greca e gli agenti dell’agenzia europea di protezione delle frontiere Frontex hanno accompagnato i migranti alle imbarcazioni dirette verso le coste turche.
L’operazione è stata supervisionata da un tenente generale del polizia greca, che però non ha voluto fornire dettagli sulla nazionalità dei migranti espulsi. La prima partenza si è svolta in maniera regolare ma non sono mancate proteste e tensioni nella vicina isola greca di Chio, dove poche ore prima si sono registrati scontri tra forze dell’ordine e migranti e manifestanti contrari al rimpatrio. La polizia in assetto antisommossa è intervenuta con alcune cariche. Sull’isola greca di Lesbo ci sono oltre tremila rifugiati e migranti ma secondo l’accordo tutti i migranti arrivati in Grecia dopo il 20 marzo saranno rispediti in Turchia.
Secondo l’agenzia greca Ana, saranno circa 750 i migranti rispediti in Turchia a forza nei primi tre giorni del contestato piano. Ana ha spiegato che i migranti ripartiranno da Lesbo fino al porto turco di Dikili, aggiungendo che Frontex ha noleggiato due navi turche per l’operazione. Forti contestazioni al piano di espulsione dei migranti verso la Turchia sono arrivate da Amnesty International.  “Questo è il primo giorno di tempi molto duri per i diritti dei rifugiati. Nonostante le gravi lacune legali e la mancanza di un’adeguata protezione in Turchia, l’UE sta andando avanti in un accordo pericoloso”, ha affermato infatti Giorgos Kosmopoulos di Amnesty International in Grecia. (http://www.fanpage.it/migranti-via-al-piano-di-rimpatrio-in-turchia-prime-partenze-da-lesbo/).
3) Libia: spari sulla folla, morti 4 migranti e 20 feriti
Pubblicato: 07 Aprile 2016 http://www.lottaquotidiana.it/cronaca/articoli-di-cronaca/1138-libia-spari-sulla-folla-morti-4-migranti-e-20-feriti.html– Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
È accaduto lo scorso 1 aprile: le autorità libiche hanno aperto il fuoco sulla folla di migranti. Nella sparatoria hanno perso la vita 4 profughi e 20 di loro sono rimasti gravemente feriti. A lanciare l’allarme è l’Onu che chiede l’apertura di un’indagine.
Già qualche tempo fa, nell’ultimo dossier dell’Onu, la Libia è stata segnalata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite come una zona da bollino rosso, altamente pericolosa perché in balia del traffico illecito di armi, della criminalità e dell’Isis.
Ora torna agli onori della cronaca nera: lo scorso 1 aprile nel centro di detenzione di Al- Nasr, a Zawia, su una folla esagitata, le autorità libiche hanno ben pensato, senza mezzi termini, di far fuoco uccidendo così 4 migranti e ferendone ben 20.
Un episodio gravissimo, denunciato di nuovo dall’Onu che chiede l’apertura di un fascicolo per sollevare il caso Libia e sottolineare le condizioni disumane in cui si trovano gli immigrati. Non solo ma è sempre l’Onu a parlare di un ‘campo di torture’ per quanto riguarda il centro di Al-Nasr dove, sembra, siano detenute 1200 persone, di cui addirittura 8 donne e 2 bambini. (http://www.lottaquotidiana.it/cronaca/articoli-di-cronaca/1138-libia-spari-sulla-folla-morti-4-migranti-e-20-feriti.html)
4) Migranti, naufragio al largo della Grecia: morte quattro donne e un bambino 9/04/2016 (Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Tratte in salvo altre cinque persone. Dall’inizio dell’anno sono morti annegate nel mar Egeo nel tentativo di raggiungere l’Unione europea 366 migranti. 9 APRILE 2016 10:02 di Claudia Torrisi (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-naufragio-al-largo-della-grecia-morte-quattro-donne-e-un-bambino/http://www.fanpage.it/– tutti i diritti all’autore ed alla testata).

A pochi giorni dall’avvio ufficiale dell’accordo tra Unione europea e Turchia – e dei primi trasferimenti con il meccanismo “uno per uno” dalla Grecia verso Ankara – ancora un naufragio nel mare Egeo. La Guardia costiera ellenica ha fatto sapere che cinque persone sono annegate in seguito al capovolgimento nelle prime ore di questa mattina della loro imbarcazione davanti alle coste a nord est dell’isola di Samos, non lontano dalla Turchia. Le cinque vittime sono quattro donne e un bambino. Secondo un portavoce della Guardia costiera i superstiti sarebbero cinque – due donne, due uomini e un minore – tratti in salvo grazie all’aiuto delle navi di Frontex. Non ci sarebbero, in questo momento, informazioni riguardo a età e nazionalità dei migranti.
I sopravvissuti, ancora in stato di choc, hanno raccontato alle autorità di essere partiti dalla Turchia su un’imbarcazione con a bordo in tutto undici persone. Nonostante questo le operazioni di ricerca sono ancora in corso, portate avanti da una nave della Guardia costiera ellenica, quattro di Frontex e un elicottero.
5) Rimpatri di massa: spavento e preoccupazione tra Grecia e Turchia
Dal 4 aprile, in base all’accordo Ue-Turchia, sono iniziati nell’isola di Lesbo, in Grecia, le prime espulsioni dei profughi arrivati dopo il 20 marzo. Un accordo che ha ricevuto critiche da tutte le organizzazioni umanitarie per le scarse garanzie di rispetto dei diritti umani. Clima di incertezza, spavento e rischio di gravi tensioni sono segnalate dalle Caritas che operano in loco. Intanto, arriva l’annuncio a sorpresa di una possibile visita del Papa a Lesbo, la settimana prossima.
06/04/2016 di Patrizia Caiffa
C’è grande spavento e tensione tra i profughi ora in Grecia, che rischiano di essere rispediti come merce di scambio verso la Turchia, sulla base dell’accordo firmato con l’Unione europea, che da lunedì ha reso operativi i rimpatri di massa, con le prime 202 persone trasportate con le navi dall’isola di Lesbo al porto turco di Dikili. E c’è grande incertezza e preoccupazione tra gli operatori umanitari che lavorano nei due Paesi, perché temono l’ulteriore deteriorarsi di una situazione già allo stremo. Entro la fine della settimana, ma la data viene continuamente rinviata, le forze dell’ordine effettueranno anche lo sgombero forzato del campo di Idomeni, al confine con la Macedonia, dove stazionano oltre 10mila profughi. Si rischiano resistenze e scontri: chi è arrivato fin là fuggendo dalla disperazione e rischiando la vita, farà il possibile per non essere rispedito indietro: 9 profughi su 10 affermano infatti che “l’accoglienza in Grecia è un paradiso rispetto a quella ricevuta in Turchia”. L’accordo UE-Turchia, patteggiato secondo il meccanismo dell’1 a 1 (per ogni profugo rimpatriato un altro viene ricollocato in Europa), dovrebbe coinvolgere circa 73mila persone. L’UE darà in cambio ad Ankara 6 miliardi di aiuti. La scelta dei rimpatri, secondo Caritas Hellas e tutte le ong greche che lavorano con i migranti, è “stata la soluzione peggiore, assurda e irregolare perché non rispetta i diritti umani e la dignità delle persone”. In questo scenario si colloca l’annuncio a sorpresa di una possibile visita di Papa Francesco all’isola di Lesbo, dove approdano le imbarcazioni dei migranti, la settimana prossima. La data potrebbe essere il 14 o il 15 aprile. La Chiesa ortodossa di Grecia è pronta ad accogliere il Papa e la Santa Sede non smentisce i contatti in corso.
La presenza del Papa a Lesbo “sarebbe un grande gesto e un esempio molto forte per tutti, anche se temo che i politici europei non lo ascolteranno granché”, ammette padre Antonio Voutsinos, presidente di Caritas Hellas (Grecia). Padre Voutsinos è fortemente preoccupato per la situazione, che “si sta complicando sempre di più”. Sul territorio greco si trovano infatti circa 50mila profughi, sparsi tra le isole meridionali, Atene, Pireo, Salonicco, Idomeni e altri insediamenti informali. “I profughi non vogliono tornare – spiega – e stanno cercando di guadagnare tempo facendo richiesta di asilo politico, anche se i tempi sono lunghissimi. Prima erano solo di passaggio ora sono costretti a restare qui. Di conseguenza aumenteranno i bisogni e le difficoltà nell’assistenza”. Caritas Hellas, in collaborazione con altre Caritas europee, ha attivi diversi programmi di aiuti umanitari e assiste migliaia di profughi. Nell’isola di Lesbo ha preso in affitto un hotel che ospita 25O persone (soprattutto le famiglie più vulnerabili), altre due strutture con 300 persone e due centri diurni sono ad Atene, con aiuti umanitari distribuiti all’esterno o all’interno degli altri campi sparsi per il Paese.
(Continua su: (http://www.paroladivita.org/Attualita/Rimpatri-di-massa-spavento-e-preoccupazione-tra-Grecia-e-Turchia– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata). Fonte: Parole di vita, settimanale d’informazione dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano lunedì 1100412016
6) Cartello nel campo di Idomeni: auguri per i cristiani
Alla frontiera greco-macedone, circa undicimila persone vivono in un campo improvvisato nella speranza che il confine possa aprirsi. Sono siriani, iracheni, afghani, marocchini, tunisini, algerini, pakistani, somali. Il racconto di una giornata di tensione e le storie di chi non vuole arrendersi. (Continua su: http://www.paroladivita.org/Attualita/Cartello-nel-campo-di-Idomeni-auguri-per-i-cristiani– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Siamo alla fine di questo penoso e infelice programma. Chi ci guadagna sono i soliti venditori di esseri umani di qualunque età che si intrufolano tra i migranti (pensiamo ai bambini senza nessuno che possono sparire per fini che conosciamo); laggiù c’è il caos più violento, in quanto c’è necessità di viveri primari e di sistemazione; ci hanno già pensato le polizie locali: 4 morti e feriti a gogò per uso di lacrimogeni, bombe assordanti, botte, ma aspettiamoci di peggio. Se la gente si cuce la bocca è allo stremo per manifestare.
Che il Papa implori Dio di mettere fine a questo genocidio psicologico e fisico.

Migranti intrappolati, corridoi umanitari di fuga e ritorno senza calcolo dei morti futuri nella guerra, ed a Bruxelles/Trapped Migrants, Humanitarian Corridors Designed to Escape and Be Sent Back, without Taking into Account Future War-Related and Brussels Deaths

1) Gli attentati di Bruxelles visti da dentro al Parlamento Europeo
pubblicato il 22 marzo 2016 alle ore 17:46 da fanpage.it (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
Trentotto morti e duecentotrenta feriti, è questo il terribile bilancio degli attentati che hanno colpito la città di Bruxelles. Una bomba è esplosa a Maalbeek, stazione della metro a pochi metri dal Parlamento Europeo. Tutti i membri sono stati bloccati all’interno per motivi di sicurezza, tra questi Matteo Salvini che ha subito chiesto più espulsioni.
2) Da Parigi a Bruxelles: la ricostruzione della timeline del terrore pubblicato il 22 marzo 2016 alle ore 19:50 da fanpage.it (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Da Parigi a Bruxelles, la ricostruzione delle vicende legate al terrorismo da 5 mesi a questa parte.
È il 13 novembre 2015 quando una serie senza precedenti di attentati e attacchi kamikaze provoca almeno 130 morti e altri 350 feriti a Parigi.
Il 14 novembre, giorno successivo agli attacchi, la polizia ferma l’auto su cui viaggia Salah Abdeslam – arrestato tre giorni fa – ma lo lascia andare, perché il mandato di arresto non è ancora stato diffuso. Il terrorista è diretto in Belgio. 
Il 16 novembre 2015 la polizia compie un raid nel quartiere Molenbeek di Bruxelles, dove era stata noleggiata l’auto usata dai terroristi nelle stragi di Parigi. Vengono effettuati alcuni arresti. 
Il 18 novembre la polizia compie un nuovo raid a Saint Denis, a nord di Parigi. Muoiono Abdelhamid Abaaoud, considerato la mente degli attentati, la cugina Hasna Ait Boulahcen e Chakib Akrouh.
Il 18 marzo 2016, pochi giorni fa, ancora nel quartiere di Molebnbeek in Belgio, viene arrestato Salah Abdeslam: era il ricercato numero uno in Europa dal 13 novembre.
Il 22 marzo alle 8 del mattino due esplosioni all’aeroporto Zaventem di Bruxelles causano almeno 14 morti e decine di feriti. Un’ora dopo un’altra esplosione alla stazione della metro Maelbeek di Bruxelles, che si trova nella zona delle istituzioni europee, causa almeno 20 morti e moltissimi feriti.
3) Nella crisi UE dei migranti l’alternativa esiste e si chiama corridoio umanitario
Mentre l’Unhcr esprime preoccupazione per quelli che si profilano essere gli accordi tra UE e Turchia sui migranti, nel nostro paese va avanti un progetto pilota che mira a portare in sicurezza i profughi in Italia. Le associazioni di volontariato raggruppano un numero di persone da far entrare nella fatidica Europa senza correre i rischi che subiscono fino ad ora uomini, donne e bambini.
Nel tentativo di risolvere la crisi migratoria ha vinto la linea dura: chiudere la rotta balcanica, respingere chi è riuscito a passare, rimandare indietro i migranti economici. La parte da protagonista la farà Ankara, che ha proposto all’UE l’introduzione di un sistema di scambio “uno a uno” dei rifugiati: chi sbarcherà illegalmente in Grecia – a prescindere dalla sua condizione – sarà fatto tornare forzatamente in Turchia; ma per ogni persona rispedita indietro, i paesi dell’UE si impegnano ad accogliere legalmente un rifugiato siriano.
Come contropartita per questo meccanismo, Ankara ha chiesto 3 miliardi di euro in più rispetto a quelli inizialmente previsti. Si tratta, sostanzialmente, come si legge in un articolo del Manifesto, di “accettare il fatto compiuto dell’Europa chiusa in un bunker, con la strada dei Balcani bloccata, e affidarsi alla buona volontà della Turchia, grazie al viatico del denaro”. L’Unhcr ha espresso “preoccupazione rispetto a quegli accordi che prevedono il ritorno generalizzato di tutte le persone da un paese all’altro senza che le misure di protezione per i rifugiati siano sufficientemente illustrate loro, in conformità con gli obblighi internazionali”. Tutta la questione, insomma, non può derogare alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
Eppure tra i paesi dell’UE di dubbi sulla strada scelta non sembrano essercene troppi. Come scrive Annalisa Camilli su Internazionale, se Bruxelles ha faticato a trovare una linea comune sull’accoglienza, quella della durezza è stata una scelta molto più facile da condividere. Al summit del 7 marzo si sono sentite poche voci fuori del coro. La priorità dei 28 leader dell’Unione europea è quella di ristabilire Schengen, riaprire le frontiere interne, sedare i populismi in patria, mostrare a un’opinione pubblica spaventata di saper usare il pugno di ferro contro i migranti, dipinti come un pericolo pubblico, capro espiatorio perfetto in ogni campagna elettorale, da Budapest a Roma”. Nelle intenzioni dichiarate di Bruxelles c’è il voler mandare un segnale: entrano solo i rifugiati siriani e non ha senso affrontare il mare e arrivare su una barca, tanto si verrà mandati indietro. In questo modo si porrebbe un freno alle morti nei naufragi e alle emergenze umanitarie. Basterà? Sarebbe assolutamente irrealistico pensare che muri, navi e filo spinato riusciranno davvero a fermare chi fugge dal proprio paese. Probabilmente si apriranno nuovi percorsi, che non è detto che non siano più pericolosi dei precedenti.
Un modo per evitare le morti in mare e consentire ai profughi di raggiungere le loro mete in sicurezza è il sistema dei corridoi umanitari. In Italia è stato formalizzato un accordo in proposito lo scorso 16 dicembre, quando è stato lanciato un progetto-pilota nato da un accordo tra la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), la Tavola Valdese, Comunità di Sant’Egidio e Ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno. Il piano, finanziato con i fondi dell’8 per mille della Tavola Valdese e a una raccolta fondi, mira a portare in Italia entro 24 mesi mille profughi – “in condizioni di vulnerabilità” o potenziali richiedenti asilo secondo quanto stabilito da Unhcr – provenienti dalla Siria e dai paesi dell’Africa orientale e subsahariana, con voli da Libano, Marocco e dall’Etiopia.A chi arriva viene rilasciato un visto temporaneo – valido solo per l’Italia – per consentire l’espletamento delle pratiche per l’asilo. I migranti arrivati verranno poi distribuiti in case o strutture delle organizzazioni coinvolte nel progetto. Secondo Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, l’apertura dei corridoi umanitari serve a “evitare che i migranti intraprendano i pericolosi viaggi per attraversare il Mediterraneo e per sottrarli alla morsa dei trafficanti e, spesso, alla morte”.
Fino a oggi sono arrivate in Italia attraverso il corridoio umanitario 97 profughi siriani dal Libano. Il 29 febbraio sono atterrate a Fiumicino 24 famiglie con 41 minori, fuggiti dalle violenze di Homs, Idlib e Hama e vissuti negli ultimi 5 anni in campi di fortuna in Libano. I nominativi sono stati forniti da associazioni e chiese locali. Il criterio è quello della vulnerabilità. “A Homs c’erano bombardamenti e scontri, nessuna sicurezza, solo la paura”, ha raccontato Houriya Satouf, una delle siriane arrivate in Italia. Tra i bambini arrivati ce n’era uno di 11 anni, che a causa di una bomba in Siria ha perso una gamba. (Continua su: http://www.fanpage.it/nella-crisi-ue-dei-migranti-l-alternativa-esiste-e-si-chiama-corridoio-umanitario/)
L’ultimo proclama affida alla Grecia la responsabilità di respingere i migranti che vengono dalla miseria,ma non hanno sufficienti diritti per star bene,torneranno di nuovo da dove sono arrivati tra mille stenti.
http://www.fanpage.it/ (tutti i diritti all’autore ed alla testata)
4) 9 MARZO 2016 15:33 di Antonio Palma (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

Nonostante settimane di trattative e vertici a livello europeo dopo le prime chiusure delle frontiere, per i migranti di fatto oggi si chiude definitivamente la cosiddetta rotta balcanica.

Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia infatti da oggi hanno cominciato ad applicare le misure ampiamente annunciate bloccando completante l’accesso ai rifugiati in arrivo. I primi a decidere lo stop sono stati Slovenia, Croazia e Serbia, tre dei Paesi che avevano partecipato al contestato vertice di Vienna con l’Austria proprio per decidere autonomamente un blocco ai migranti in arrivo dalla Grecia diretti vero il nord Europa. “A partire dalla mezzanotte non esiste più come finora la migrazione attraverso la rotta dei Balcani”, ha dichiarato il ministero dell’Interno sloveno.
Di conseguenza subito dopo anche la Macedonia ha deciso di fare altrettanto non accettando più profughi nel centro di accoglienza di Gevgelija e spiegando che altrimenti miglia di migranti sarebbero rimasti bloccati sul suo territorio. Dalla mezzanotte quindi le autorità macedoni hanno applicato un blocco ferreo alò confine e nessun migrante è entrato nel Paese dalla Grecia. Una decisione che rischia di inasprire le tensioni nel campo profughi di Idomeni, sul confine, dopo gli scontri dei giorni passati per passare. Nel campo, in condizioni igieniche pessime, sono quasi 15 mila i migranti bloccati da settimane. Intanto anche l’Ungheria, preoccupata per un possibile cambio di rotta dei disperati che cercano di entrare in UE, ha annunciato il rafforzamento dei controlli al confine con la Romania con più agenti e militari.
La chiusura totale della cosiddetta rotta balcanica però al momento non sembra preoccupare l’Unione Europea. A spiegarne il motivo è stato il presidente del consiglio europeo Donald Tusk. “Il flusso irregolare di migranti lungo la rotta dei Balcani occidentali è finito. Non è una questione di azioni unilaterali, ma una decisione comune a 28” ha spiegato infatti Tusk facendo riferimento all’intesa con la Turchia raggiunta lunedì notte a Bruxelles. “Ringrazio i Paesi dei Balcani occidentali per l’attuazione di parte della strategia globale europea per gestire la crisi dei migranti” ha concluso Tusk.
(Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-macedonia-slovenia-croazia-e-serbia-chiudono-la-rotta-balcanica/
http://www.fanpage.it/).
5) Altri omicidi col fuoco e stupro India, morta dopo 2 giorni di agonia la 15enne stuprata e data alle fiamme
www.fanpage.it 9 MARZO 2016 14:04 di Susanna Picone (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
La polizia ha arrestato un giovane che secondo la famiglia molestava la vittima da tempo. Nello stato dell’Uttar Pradesh un altro dramma: un bambino è morto cadendo dalle braccia della madre vittima di uno stupro.
Non ce l’ha fatta la giovane indiana di 15 anni violentata e poi data alle fiamme sulla terrazza della casa in cui viveva con i suoi genitori, in un villaggio vicino New Delhi. La giovane è morta dopo due giorni di agonia nell’ospedale dove era stata ricoverata. Aveva ustioni sul 90% del corpo. “Sfortunatamente non siamo riusciti a salvarla, nonostante il massimo sforzo da parte dello staff medico”, ha detto il responsabile dell’inchiesta Ashwani Kumar. Era stata la stessa vittima, soccorsa dai genitori che avevano sentito le sue urla provenire dalla terrazza di casa, a dire alla polizia di essere stata violentata da un uomo che la perseguitava da mesi. “Abbiamo arrestato il responsabile, un uomo di 19 anni che è in custodia giudiziaria”, ha detto il responsabile dell’inchiesta. Sono in corso le indagini per capire i motivi e la dinamica del fatto. Il presunto responsabile della morte della 15enne è stato arrestato e accusato di stupro e omicidio.
Un’altra tragedia in Uttar Pradesh: bimbo muore durante lo stupro della madre – Dall’India arriva anche un’altra drammatica notizia relativa a una violenza su una donna. Uno stupro che ha avuto conseguenze tragiche per un bambino di 15 mesi. Il piccolo è morto dopo essere caduto dalle braccia della madre nello stato dell’Uttar Pradesh. Lo riferisce il quotidiano locale The Indian Express. La violenza risale a lunedì sera, quando la donna di 28 anni è stata avvicinata da due uomini mentre aspettava l’autobus nel villaggio di Shishgarh. I due uomini l’hanno costretta a salire su un mezzo parcheggiato dove, secondo la sua denuncia, sarebbe stata stuprata. Mentre la donna tentava di resistere all’aggressione, il bambino è caduto dalle sue braccia ed è morto sul colpo. Dopo la denuncia della donna, la polizia ha arrestato il conducente e il suo assistente con l’accusa di stupro e omicidio colposo.
(Continua su: http://www.fanpage.it/india-morta-dopo-2-giorni-di-agonia-la-15enne-stuprata-e-data-alle-fiamme/
http://www.fanpage.it/).
Ormai gli stupri e gli omicidi più efferati che i media riportano con dovizia di particolari sono all’ordine del giorno, precisando che non solo i terroristi, ma anche altri militari, hanno come premio autogestito o dato dai comandanti, lo stupro quale la ricompensa della vittoria e carneficina. Ed in tutti i continenti emergono situazioni familiari e non angoscianti, terribili, ma che lasciano indifferenti molte persone. I governi hanno voglia di dedicare le giornate a questi fatti, possiamo riempire i giorni dell’anno con dediche particolari, e non si insegna l’amore al prossimo che troppe volte soffre più di noi ed è parte di tragedie che ormai non si scrivono più. Sebbene un certo risveglio nella popolazione inizia a farsi sentire nelle piazze, nelle processioni, nelle riunioni.
www. Fanpage.it – 9 MARZO 2016 – di Claudia Torrisi (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

6) Nel tentativo di risolvere la crisi migratoria ha vinto la linea dura: chiudere la rotta balcanica, respingere chi è riuscito a passare, rimandare indietro i migranti economici.
La parte da protagonista la farà Ankara, che ha proposto all’UE l’introduzione di un sistema di scambio “uno a uno” dei rifugiati: chi sbarcherà illegalmente in Grecia – a prescindere dalla sua condizione – sarà fatto tornare forzatamente in Turchia; ma per ogni persona rispedita indietro, i paesi dell’UE si impegnano ad accogliere legalmente un rifugiato siriano. Come contropartita per questo meccanismo, Ankara ha chiesto 3 miliardi di euro in più rispetto a quelli inizialmente previsti. Si tratta, sostanzialmente, come si legge in un articolo del Manifesto, di “accettare il fatto compiuto dell’Europa chiusa in un bunker, con la strada dei Balcani bloccata, e affidarsi alla buona volontà della Turchia, grazie al viatico del denaro”. L’Unhcr ha espresso “preoccupazione rispetto a quegli accordi che prevedono il ritorno generalizzato di tutte le persone da un paese all’altro senza che le misure di protezione per i rifugiati siano sufficientemente illustrate loro, in conformità con gli obblighi internazionali”. Tutta la questione, insomma, non può derogare alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.
Eppure tra i paesi dell’UE di dubbi sulla strada scelta non sembrano essercene troppi. Come scrive Annalisa Camilli su Internazionale “se Bruxelles ha faticato a trovare una linea comune sull’accoglienza, quella della durezza è stata una scelta molto più facile da condividere. Al summit del 7 marzo si sono sentite poche voci fuori del coro. La priorità dei 28 leader dell’Unione europea è quella di ristabilire Schengen, riaprire le frontiere interne, sedare i populismi in patria, mostrare a un’opinione pubblica spaventata di saper usare il pugno di ferro contro i migranti, dipinti come un pericolo pubblico, capro espiatorio perfetto in ogni campagna elettorale, da Budapest a Roma”. Nelle intenzioni dichiarate di Bruxelles c’è il voler mandare un segnale: entrano solo i rifugiati siriani e non ha senso affrontare il mare e arrivare su una barca, tanto si verrà mandati indietro. In questo modo si porrebbe un freno alle morti nei naufragi e alle emergenze umanitarie. Basterà? Sarebbe assolutamente irrealistico pensare che muri, navi e filo spinato riusciranno davvero a fermare chi fugge dal proprio paese.
Probabilmente si apriranno nuovi percorsi, che non è detto che non siano più pericolosi dei precedenti. Un modo per evitare le morti in mare e consentire ai profughi di raggiungere le loro mete in sicurezza è il sistema dei corridoi umanitari. In Italia è stato formalizzato un accordo in proposito lo scorso 16 dicembre, quando è stato lanciato un progetto-pilota nato da un accordo tra la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), la Tavola Valdese, Comunità di Sant’Egidio e Ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno. Il piano, finanziato con i fondi dell’8 per mille della Tavola Valdese e a una raccolta fondi, mira a portare in Italia entro 24 mesi mille profughi – “in condizioni di vulnerabilità” o potenziali richiedenti asilo secondo quanto stabilito da Unhcr – provenienti dalla Siria e dai paesi dell’Africa orientale e subsahariana, con voli da Libano, Marocco e dall’Etiopia. A chi arriva viene rilasciato un visto temporaneo – valido solo per l’Italia – per consentire l’espletamento delle pratiche per l’asilo. I migranti arrivati verranno poi distribuiti in case o strutture delle organizzazioni coinvolte nel progetto. Secondo Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, l’apertura dei corridoi umanitari serve a “evitare che i migranti intraprendano i pericolosi viaggi per attraversare il Mediterraneo e per sottrarli alla morsa dei trafficanti e, spesso, alla morte”. Fino a oggi sono arrivate in Italia attraverso il corridoio umanitario 97 profughi siriani dal Libano. Il 29 febbraio sono atterrate a Fiumicino 24 famiglie con 41 minori, fuggiti dalle violenze di Homs, Idlib e Hama e vissuti negli ultimi 5 anni in campi di fortuna libanesi. I nominativi sono stati forniti da associazioni e chiese locali. Il criterio è quello della vulnerabilità. “A Homs c’erano bombardamenti e scontri, nessuna sicurezza, solo la paura”, ha raccontato Houriya Satouf, una delle siriane arrivate in Italia. Tra i bambini arrivati ce n’era uno di 11 anni, che a causa di una bomba in Siria ha perso una gamba.
Intervistate da Vice News alcune famiglie presenti nei campi profughi del Libano in procinto di partire per l’Italia hanno raccontato le loro storie tra fughe, disagi e ferite di guerra: “Sono caduto correndo, per proteggermi dagli attacchi aerei. Mi sono rotto la gamba ma non ho potuto curarla e questo è il risultato”, esclama mostrando il ginocchio deformato. Ha lo sguardo triste e spento quest’uomo dal viso sciupato. “Non volevo che gli altri miei figli venissero arruolati nell’esercito del regime,” racconta Jihad, “per questo siamo venuti in Libano.”
E, per chi deve ricominciare per l’ennesima volta da zero, non mancano preoccupazioni per l’imminente viaggio i dubbi, tra chi è pronto a partire per l’Italia, comunque non mancano. “Avremo i documenti? Potremo uscire di casa o saremo dentro un centro di detenzione?” si chiede Youssef. “E la scuola per i bambini?” Anche Giorgina è felice ma perplessa, teme i rischi di un nuovo viaggio in un paese lontano. “E se non riuscissi a trovare un lavoro?”, chiede, sul punto di piangere.
Una delle altre famiglie in partenza per l’Italia è una famiglia irachena, composta da otto persone, in fuga per la terza volta. Prima dalle bombe americane a Baghdad nel 2003, poi dallo Stato Islamico vicino a Mosul nel 2014 e adesso da Beirut. (Continua su: http://www.fanpage.it/nella-crisi-ue-dei-migranti-l-alternativa-esiste-e-si-chiama-corridoio-umanitario/
http://www.fanpage.it/).
7) Dai corsi gratuiti al maiale “obbligatorio”: l’ipocrisia degli scandinavi con i migranti

(Continua su: http://www.fanpage.it/da-esempi-di-accoglienza-a-leggi-antiprofughi-ipocrisia-dei-paesi-scandinavi-sui-migranti/
http://www.fanpage.it/tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)

23 FEBBRAIO 2016 11:31 di Claudia Torrisi
Svezia, Danimarca e Norvegia sono stati per anni esempi per l’integrazione dei migranti. Negli ultimi tempi, però, hanno adottato dei provvedimenti che vanno in tutt’altra direzione: dalla confisca dei beni ai profughi, alle espulsioni o le campagne per scoraggiare gli arrivi. Sembra quasi che i paesi scandinavi stiano facendo a gara tra chi è più cattivo con i migranti, inanellando politiche una più restrittiva dell’altra.

Migranti e culture locali altri blocchi religioso-sociali.
Qualche giorno fa si è diffusa la notizia che il comune di Randers, una città danese, avrebbe imposto nelle scuole pubbliche e negli asili nido l’obbligo di servire carne di maiale, anche a chi non può mangiarla per motivi religiosi – come i migranti di fede musulmana. Il provvedimento – soprannominato dai media “la guerra delle polpette” – è stato giustificato dall’amministrazione con l’esigenza che le istituzioni pubbliche – e in particolare quelle che si occupano di bambini – forniscano “la cultura del cibo danese come parte centrale della loro offerta”. Il che include “servire carne maiale, così come accade con gli altri alimenti”. Insomma, un modo di preservare “l’identità nazionale”. Nonostante l’obiettivo dichiarato non sia di forzare qualcuno a mangiare qualcosa che “va contro il suo credo o la sua religione”, la mossa ha raccolto il favore del partito danese anti immigrazione Danish People’s Party (DPP), che ha sostenuto di essere al lavoro “a livello nazionale e locale per la cultura danese, inclusa quella del cibo” e di combattere, conseguentemente, “le regole islamiche” che vorrebbero “dettare ciò che i bambini dovrebbero mangiare”. La votazione in consiglio comunale di questo provvedimento, comunque, è solo l’ultimo atto della “guerra delle polpette”, una diatriba sulla possibilità o meno di fermare negli istituti pubblici la distribuzione di prodotti a base di carne di maiale per rispetto verso alcune religioni – in particolare l’Islam.
La storia – che sembra presa dalle cronache locali di qualche sperduto comune a guida leghista del nostro paese – è accaduta in uno degli stati che nell’ultimo anno ha ospitato più rifugiati in Europa, assieme a Svezia e Norvegia.
I tre paesi sono stati per anni esempio di accoglienza e integrazione. Il rapporto “Making Integration Work: Refugees and others in need of protection”, pubblicato dall’Ocse a fine gennaio 2016, cita più volte gli stati scandinavi tra quelli che hanno messo in pratica “good practices” per quanto riguarda l’integrazione dei migranti. In Europa, “i paesi scandinavi hanno gli strumenti per l’integrazione più avanzati per i migranti umanitari. Consistono per lo più in programmi strutturati su più anni, che combinano insieme lezioni di lingua, integrazione civica e formazione e sostegno sul mercato del lavoro”, ha scritto l’Ocse. La Norvegia, ad esempio, “offre fino a 250 ore di lezioni di lingua ai richiedenti asilo residenti nei centri d’accoglienza”, una possibilità accolta nel 2014 dal 40% degli ospiti; in Svezia, invece, sono stati elaborati pacchetti per velocizzare l’occupazione di migranti in posti di lavoro in cui c’è carenza di personale, con programmi che includono anche training per imparare la lingua; in Danimarca, “rifugiati analfabeti senza competenze possono ricevere lezioni extra di danese oltre a quelle previste dai programmi triennali fino a cinque anni”, e previsioni simili esistono anche in Norvegia o Svezia.

8) Mesi e mesi di martellamento mediatico senza precedenti – 22 GENNAIO 2016 di Adriano Biondi

Mesi e mesi di allarmi, profezie catastrofiche, scenari da incubo. Mesi e mesi di trasmissioni televisive sull’invasione imminente, sull’apocalisse migranti che si stava abbattendo sul nostro Paese. Mesi e mesi di editoriali infuocati sull’Europa che ci aveva abbandonato, sul Governo che si rifiutava di usare la forza, sul rischio di dissoluzione della nostra società. Mesi e mesi di commenti schiumanti rabbia, di allarmi con la bava alla bocca, di inviti a respingere l’orda in arrivo dalle coste africane. Mesi e mesi a soffiare sul fuoco dell’odio e dell’intolleranza. Mesi e mesi a costringerci ad avere paura di chi scappava da guerra e fame. Mesi e mesi a insultare chi, come noi, continuava a sostenere che un grande Paese fosse in grado di dare accoglienza a queste persone, che fosse nostro dovere morale salvare vite in mare, che l’Italia potesse reggere l’arrivo di qualche centinaio di migliaia di persone. Mesi e mesi a presentare il 2015 come l’anno dell’invasione programmata, della fine dell’Italia, addirittura dell’Eurabia. Non si dimenticano i volontari,quelli veri e non gli approfittatori,sono sempre da ammirare ed aiutare nel possibile anche se,spesso,non si sa più chi aiutare,ma fidiamoci dei disinteressati e che sacrificano minimo la loro carriera oltre che spesso la loro vita.

Poi, arrivano i dati. Quelli veri. E, insomma, di che parliamo?

Il crollo del sistema italiano sotto l’esercito dei richiedenti asilo? Beh, 18mila richieste in più…
E allora a cosa è servito creare a tavolino questa emergenza? A raccogliere qualche voto, forse. Ad alimentare un cortocircuito fra politica, informazione e cittadini, probabilmente. A reiterare gli errori del passato, certamente.
Intendiamoci, il punto non è minimizzare la portata della trasformazione in atto, che è considerevole e va valutata in tutti i suoi aspetti. Che ci sia una emergenza “europea” è fuori discussione. Lo dicono i numeri, lo evidenziano le divisioni interne alla UE, lo dimostrano le condizioni di migliaia di persone che ogni settimana entrano in Europa, dopo viaggi estenuanti e a rischio e pericolo della propria vita (a nessuno sfugge che il minore arrivo sulle nostre coste sia dipeso da una modifica delle rotte, conseguentemente alla “apertura” della Merkel”). E a queste persone dobbiamo dare risposte immediate e concrete, che non possono essere quelle dei muri e della sospensione delle libertà individuali.
Ma noi abbiamo anche il dovere di parlare il linguaggio della verità. Di rifuggire le speculazioni e i facili allarmismi. Perché il clima di terrore e di emergenza perenne ci rende ciechi, ci costringe all’errore, ci predispone in maniera negativa nei confronti degli altri. (Continua su: http://www.fanpage.it/l-emergenza-migranti-in-italia-non-c-e-mai-stata/http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
9) Guerra in Siria: in cinque anni, 1500 morti per attacchi con armi chimiche proibite

È quanto rivela un nuovo rapporto dell’associazione Syrian American Medical Society che ora chiede a gran voce l’intervento dell’Onu e alla comunità internazionale al fine di identificare i responsabili di questo massacro e di incriminarli.
06 set 2007 – Le armi chimiche, per la loro letalità, costituiscono una seria minaccia per il genere umano e per l’ambiente (…) ed a non incoraggiare altri Paesi ad intraprendere attività proibite. (Continua su: http://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/temi_globali/disarmo/armi_chimiche/la_convenzione_parigi.html)
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) è un’organizzazione internazionale, con sede a L’Aia, nei Paesi Bassi, istituita nel 1997. Essa rappresenta l’organo attuativo della Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche e sulla loro distruzione, ratificata nel 1993 da 165 firmatari (ora sono 190) e che è entrata ufficialmente in vigore nel 1997. Lo scopo dell’organizzazione è infatti quello di promuovere e verificare l’adesione alla convenzione sulle armi chimiche che proibisce l’uso di tali armi e ne chiede la distruzione. (continua su: https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/ES0152inf.pdf).
Struttura organizzativa – ‎Ispezioni – ‎Relazione con le Nazioni Unite [DOC]Testo della Convenzione – Ministero degli Affari Esteri e…www.esteri.it/MAE/doc/testo_convenzione_parigi.doc c. intraprendere qualsiasi preparativo militare per l’uso di armi chimiche;….. denominati Composti chimici della Tabella 1) ai divieti sulla loro produzione, …
10) 14 MARZO 2016 10:02 di Biagio Chiariello (tutti i diritti riservati agli autori ed alle testate – Continua su: http://www.fanpage.it/guerra-in-siria-in-cinque-anni-1500-morti-per-attacchi-con-armi-chimiche/  – http://www.fanpage.it/).
Nel corso dei 5 anni di guerra siriana, le armi chimiche sono state usate almeno 161 volte e hanno provocato la morte di quasi 1.500 persone. I dati sono contenuti in un nuovo rapporto della Syrian American Medical Society (Sams), che ha basato le sue ricerche sulle testimonianze dirette di medici e operatori sanitari che lavorano sul terreno. Secondo quanto emerge dal rapporto inoltre gli attacchi con armi chimiche sono in aumento e oltre 14.500 persone sono rimaste ferite. Cifre drammatiche che spingono la Syrian American Medical Society a rivolgersi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e alla comunità internazionale al fine di identificare e incriminare i responsabili. Il governo siriano è accusato di aver utilizzato armi chimiche contro il suo popolo anche dopo che nel 2013 le Nazioni Unite ne ordinarono l’eliminazione dal suo programma. Lo stesso Consiglio Onu, lo scorso anno, ha accusato Bashar al-Assad di aver usato sostanze chimiche tossiche come il cloro. Il regime ha sempre respinto le accuse.
La guerra in Siria: oltre 270mila morti
La guerra siriana ha preso il via nel marzo 2013. Da allora l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh), che dispone di una vasta rete di fonti sul territorio, ha accertato 271.138 morti. Tra loro ci sono 79.106 civili, cifra che comprende – secondo un bilancio aggiornato al 23 febbraio 2016 – 13.500 bambini e 8.760 donne. Ma nelle tragiche cifre di quest’eccidio, non sono state considerate le migliaia di dispersi, gli oppositori nelle carceri del regime e i membri delle forze lealiste catturati dai ribelli e dai gruppi jihadisti, tra i quali lo Stato Islamico. Secondo una ong umanitaria siriana, 177 ospedali sono stati distrutti e circa 700 membri del personale sanitario uccisi dal 2011. L’organizzazione francese Handicap International ha calcolato di un milione di feriti (dati aggiornati al 7 marzo 2016). Dei 23 milioni di abitanti prima del conflitto, 13 milioni e mezzo avrebbero avuto ripercussioni o perso la casa a seguito del conflitto, secondo l’Onu (dati aggiornati al 12 gennaio 2016). (Continua su: http://www.fanpage.it/guerra-in-siria-in-cinque-anni-1500-morti-per-attacchi-con-armi-chimiche – Da Articolo21 del 31/03/2016).

11) Yemen: Iacomini (Unicef) “muoiono 6 bambini al giorno. Basta stragi”
“Lo Yemen è la nuova Siria, è in atto una guerra che va assolutamente fermata o sarà un inferno” Lo dichiara Andrea Iacomini Portavoce dell’Unicef” “In media almeno 6 bambini sono stati uccisi o feriti nel conflitto. L’Unicef ha potuto verificare 1.560 gravi violazioni dei diritti dei bambini. Oltre 900 bambini sono stati uccisi e oltre 1.300 feriti. Questi numeri sono quasi 7 volte superiori rispetto a quelli del 2014. L’UNICEF ha verificato più di 50 attacchi contro scuole, ma i numeri reali di tutte le violazioni contro i bambini in Yemen sono probabilmente molto più alti. Se si va avanti così alle morti a causa della guerra si aggiungeranno quelle per fame e povertà, lo Yemen è infatti uno dei paesi più poveri al mondo. 10.000 bambini sotto i 5 anni potrebbero essere morti lo scorso anno per malattie prevenibili, a causa del deterioramento dei servizi sanitari, comprese le vaccinazioni e il trattamento di diarrea e polmonite. Questi numeri si aggiungono ai circa 40.000 bambini che ogni anno muoiono in Yemen prima del quinto compleanno. Circa 10 milioni di bambini – l’80% dei bambini del paese – hanno adesso urgente bisogno di assistenza umanitaria. Oltre 2 milioni di bambini sono a rischio di malattie diarroiche e 320.000 sono a rischio di malnutrizione acuta grave.
Siamo stanchi di assistere a questo bollettino di morte che viene ogni giorno dall’Iraq alla Siria passando per il Pakistan e purtroppo l’Europa. I bambini vanno protetti e tutelati, non possono morire così”. “Con l’acuirsi della guerra, il reclutamento e l’uso dei bambini nei combattimenti continua ad aumentare. I bambini stanno prendendo parte ai combattimenti con ruoli sempre più attivi: sono ai checkpoint e maneggiano armi. L’anno scorso, l’UNICEF ha verificato 848 casi di bambini reclutati. Quelli più piccoli reclutati nei combattimenti avevano 10 anni. Secondo gli ultimi dati, 63 strutture sanitarie sono state attaccate o danneggiate, molte altre non hanno più equipaggiamenti medici, forniture e personale, così come sporadicamente l’elettricità. L’interruzione dell’afflusso di cibo e del carburante come conseguenza delle violenze e delle restrizioni alle importazioni hanno paralizzato la fornitura di servizi di base in tutto lo Yemen”.
L’UNICEF rinnova il suo appello a tutte le parti in conflitto affinché mettano fine alla guerra in Yemen e venga raggiunto un accordo politico. Mentre la ricerca della pace continua, sono necessarie urgenti misure:
– Tutte le parti in conflitto devono rispettare il diritto internazionale nei conflitti e interrompere subito gli attacchi ai civili e alle infrastrutture, comprese le scuole, gli ospedali e le strutture idriche.
– Tutte le parti devono cessare di reclutare e utilizzare i bambini nei combattimenti. Tutti i bambini reclutati con ruoli di combattimento o come aiutanti devono essere immediatamente rilasciati.
– Tutte le parti devono garantire accesso umanitario senza ostacoli e incondizionato per tutti i bambini ovunque essi siano nel paese, comprese le aree tagliate fuori dal conflitto.
– L’UNICEF e i suoi partner hanno urgente bisogno di fondi. Ad oggi, l’UNICEF ha ricevuto solo il 18% dei 180 milioni di dollari richiesti per il 2016.
Queste cifre assordanti scuotono gli umani che vedono nei disperati perseguitati dei loro fratelli, ma per molti altri “si salvi chi può, e chi non può pazienza”. Ogni mezzo di comunicazione di massa ci propina la notizia che sta cambiando il genere di vita, tant’è che anche in scuole primarie iniziano la distribuzione di cioccolato o similari, perché è dimostrato che i ragazzi rendono meno a causa della carenza di carboidrati.
Tutto quanto è pubblicato diventa vangelo, proprio come la meteorologia e la borsa del denaro che incolla le persone alle TV che non dicono altro, ma disquisiscono,celando magari le notizie più importanti.
È ben vero che ci sono programmi intelligenti, ma i più espongono corruzione mondiale e sperperi dei vari stati con soldi che sono spariti, anche se sappiamo in quali tasche. Ci fermeremo o lasceremo che i soliti delle lobby, delle parentopoli si faranno sempre più numerosi e ricchi predicando agli altri rigore, restrizioni e divieti, senza dimenticare le tasse, stranamente presentate come un aiuto alla classe medio inferiore, ma che hanno i loro tranelli.

Genocidio programmato degli emigranti e fuggitivi, e i capi di stato non fermano i crimini sui bambini/Planned Genocide of Emigrants and Fugitives and Heads of State Do Nothing to Stop the Crimes on Children

I Naufragi sono ormai cosa comune e notiziola con foto che cominciano a comparire nella speranza che non sia solo uno scoop, ma una spinta verso la crudeltà umana e statale che adotta misure che lasciano strabiliati e sconcertati. Ormai i migranti sono malvisti e anche dagli stati che adottano misure che vanno da muri confinanti chilometrici a togliere i soldi se portano in più di 1300 euro, alla rispedizione verso dove sono partiti con tutte le conseguenze che questi esseri umani subiranno.
Si vuole anche accennare, in questi tempi freddi da gelo, a coloro, inclusi bambini e anziani di ogni età, che devono percorrere a piedi terreni fangosi, acquosi e raggiungere comunità che ci si auspicherebbe confortevoli, anche se così non è. Dove siamo finiti? cosa vogliamo farcene di questa gente anche se fugge non per guerre, ma perché non ha più nulla e spera in un mondo che migliore non è più, anzi sta peggiorando? Ringraziamo sempre quei volontari e quelle associazioni leali e non approfittatrici, come i tassisti attirati da guadagni inspirati e paragonabile agli scafisti.
L’enormità di naufragi in questo semitrimestre non promette nulla di buono: la gente può fare manifestazioni, qualcuno può partire con qualche associazione umanitaria ed aiutare a salvare o ripescare cadaveri, ma i politici dovevano e devono non applicare leggi restrittive tipo dittatura ed illudere qualsiasi rifugiato che fugge senza nulla o con qualcosa dalla desolazione: ma intanto si costruiscono muri confinanti con filo spinato e gli spry al peperoncino o altro irritante sono usati, oltre a botte (se ne parla poco, tranne che in qualche video) e soprattutto, dopo il primo impatto favorevole, ora ci si comincia a non sopportare e i politici pensano ed abbattono Shengen e rispediscono senza nessuna rassicurazione che questi poveracci non finiranno di nuovo sotto le bombe, vittime di assideramento, disidratazione, fame, sete e non cura delle malattie: risorgerebbero i siti nazisti delle stragi passate e non si sa perché; soprattutto i bambini già descolarizzati diventerebbero quello che qualche avventuriero magari promette loro. Non si parla poi dei continui attentati, come quello di oggi in due siti di Damasco o altri luoghi dell’Africa dove L’ISIS continua imperterrita a colpire e massacrare civili mentre le nostre comunità restano spiazzate o con fuoco amico aggiungono morti inermi ad altri morti inermi: altro che emigrare, nessuno è più sicuro in Siria, sia per gli avversari sia per “fuochi amici”eventuali che fanno impazzire tutti vergognosamente, mentre si continua a discutere senza un vero fine politico, aggiungendo che non sarà subito però, ci vorrà tempo…
Intanto emerge” da Interris.it 31/01/2016 (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) «Si tratta dell’ennesimo scandalo che vedi coinvolti i caschi blu dell’Onu. Infatti lo scorso anno ad Haiti, almeno 225 donne sono state sfruttate sessualmente dai corpi di pace delle Nazioni Unite. Un terzo dei casi riguarda donne minorenni. L’inchiesta era stata avviata nel 2014 e i funzionari dell’Onu hanno raccolto la testimonianza di centinaia di donne che dopo gli abusi hanno ricevuto scarpe, medicine, computer portatili, cellulari o soldi». In tutte le guerre gli stupri furono un’arma efficiente, ma questo vale pure per i contingenti di pace.
Finora il proverbio La montagna ebbe grandi doglie è partorì un topolino regge alla grande. Si era impreparati, ma si è lasciato troppo spazio ai mega congressi del far finta di  stanziare soldi che non si sa dove vano a finire e che preparano per il futuro scritti sui disservizi dei contingenti, scritti in cui le vittime sono sempre i civili di qualsiasi età e genere.
Anche per l’emergenza emigranti l’ultimo proposta è di dare x miliardi alla Turchia perché si prenda quelli respinti regge fino ad un certo punto. Il fatidico ristabilire la pace dove non c’è con i bombardamenti non regge molto bene, perché si aggiungono altri morti civili inermi e impotenti.

1) Malaysia, 13 morti in naufragio migranti. Polizia ritiene siano immigrati illegali indonesiani

KUALA LUMPUR, 26 GEN – I corpi senza vita di nove donne e quattro uomini sono stati ritrovati su una spiaggia nello stato di Johor, in Malaysia. La polizia locale ritiene che si tratti di immigrati illegali indonesiani che tentavano di entrare clandestinamente in Malaysia annegati dopo che il barcone sul quale viaggiavano si è capovolto a causa delle cattive condizioni del mare.
Non lontano dalla spiaggia è stata ritrovata una barca di legno rovesciata che si ritiene possa portare fino a 35 persone.
Le ricerche di possibili superstiti sono in corso, ma sono ostacolate dall’alta marea e dal mare mosso. (Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2016/01/26/malaysia-13-morti-in-naufragio-migranti_09d2d638-b1e0-41d6-8832-d87da5761ef5.html– tutti i diritti riservati all’autore e alla testata)
2) Yemen, ucciso il giovane Hashim al Homran mentre filmava i crimini di guerra sauditi (Il Giornale – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) http://www.intopic.it/notizia/9519813/ 
È il 22 gennaio 2016. Un giorno che forse sarà ricordato come una data tragica e storica. È il giorno della morte di un piccolo e sconosciuto eroe, Hashim al-Homran, 17 anni.
Si riporta questo caso dove il fotografo minorenne Hashim riprendeva le battaglie. Aveva iniziato a 8 anni a video riprendere, ma questa volta muore sotto il “fuoco Amico” combattimenti, così e notizie che sono arrivate egualmente, grazie a lui ed al suo sacrificio di non aver paura della morte nel inviare le notizie più crude di quello che succede ne’Iran. E quello che succede è una prova della crudeltà umana: Si chiama dual tap e vuol dire ripassare a bombardare chi si da da fare per soccorrere i feriti. È colpita anche l’ambulanza dei “Medici senza frontiere” che conoscono il giochetto, ma vogliono salvare chi può essere salvato.
Pochissimi sono i media cartacei e televisivi che hanno riportato questa notizia perché sono stati gli alleati dell’Arabia Saudita a tendere il tranello, ma si deve dimostrare che uccidere è diventato un luogo comune, una modalità che ha ampio seguito privato e pubblico.
Bravi umani, ne avete imparata una in più. Stiamo però a vedere. Bravo, Hashim, ti ricorderò, come spero che faccia chi legge la notizia. Abbiamo pochi esempi che fanno vergognare i politici e militari, ammesso che sappiano cosa è la vergogna.
3) Migranti, naufragio nell’Egeo: 24 vittime, tra loro 11 bambini
L’imbarcazione con la quale tentavano di raggiungere la Grecia si è capovolta. È una strage senza fine: solo nel mese di gennaio l’Oim ha contato 244 morti in mare.
Altri migranti, tra cui tre bambini, sono morti in un nuovo naufragio al largo delle coste turche. A trovare i corpi nelle acque davanti a Dydyma, sulla costa egea meridionale, sono stati alcuni pescatori locali. La Guardia costiera turca è alla ricerca di almeno altri 16 dispersi, mentre una persona è stata tratta in salvo. I naufraghi tutti di nazionalità siriana.
(Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-naufragio-nell-egeo-10-vittime-tra-loro-5-bambini/http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata –  26/01/2016)
4) Migranti nell’egeo ancora: sei bambini morti in naufragi a largo della Turchia
Due delle piccole vittime sono dei fratellini siriani di uno e quattro anni. Sono annegati dopo che è affondato il barcone sul quale si trovavano insieme ad altre 23 persone. 27 NOVEMBRE 2015 di Susanna Picone http: //www.fanpage.it/

All’alba di questa mattina, al largo delle coste turche, sono stati trovati i corpi senza vita di sei bambini. Sono sei bambini che – riferisce l’agenzia di stampa statale Anadolu – sono morti in due naufragi di barconi carichi di migranti. Tra i sei corpicini senza vita ci sono quelli di due fratellini siriani di uno e quattro anni. Si chiamavano Diven Halil Hussein e Beren Halil Hussein e, da quanto si apprende, sono annegati dopo che al largo di Bodrum è affondato il barcone sul quale viaggiavano insieme ad altre 23 persone. Tutti gli altri migranti sarebbero stati salvati. I corpi degli altri quattro bambini sono stati trovati dopo un naufragio di un altro barcone con a bordo siriani e afgani al largo di Ayvacik. In questo caso sono stati salvati 51 migranti. Solo quattro giorni fa nella penisola di Bodrum era stato trovato il corpo di un’altra bambina: la piccola, che aveva quattro anni, è stata ritrovata in maniera casuale da un pescatore che ha visto il corpicino incastrato tra alcune rocce. Probabilmente era morta alcuni giorni prima, nel naufragio di un barcone di migranti diretto in Grecia. E ancora, sempre da quella zona, mesi fa sono arrivate le terribili immagini della morte del piccolo Aylan, il bambino siriano annegato insieme al fratellino e il cui corpo senza vita in qualche modo è diventato “simbolo” del dramma dei rifugiati.
Mogherini: “Serve risposta comune” – “L’Ue è stata impreparata ad affrontare i flussi dei rifugiati, l’Italia lo ha detto: è un problema europeo”, così l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa della Ue, Federica Mogherini, intervenendo al gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’assemblea parlamentare della Nato, a Firenze. Per Mogherini “c’è voluta l’ondata di rifugiati sulla rotta balcanica per renderci conto che c’è bisogno di una risposta europea”. “Abbiamo perso molto tempo, su provvedimenti che dovevano essere messi in atto mesi prima, spero che oggi tutti si siano resi conto che si tratta di un problema europeo comune”, ha continuato l’ex ministro. “Il regolamento di Dublino praticamente non è più vigente – ha detto ancora – è giunto il momento che anche i governi si rendano conto che è necessario prendere una decisione seria sui flussi migratori e dei rifugiati. L’Europa non si può permette che le persone muoiano sul nostro territorio per lentezza”. (Continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-sei-bambini-morti-in-naufragi-a-largo-della-turchia/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

5) Le stragi per annegamento continuano imperterrite e senza alcuna vergogna umanitaria.

Naufragio Samo, annegati 24 profughi, 18 bambini Fanpage (tuttti i diritti riservati alla testata)

Sono 24 i migranti annegati nell’ennesimo naufragio nelle acque dell’Egeo tra Turchia e Grecia,  al largo dell’isola di Samo. Lo riferisce la Guardia costiera di Atene. Tra i morti 18 sarebbero bambini, di cui 5 femmine e 13 maschi. Dieci sono invece le persone soccorse finora, 5 delle quali trovate sul relitto di un barcone in legno.  Le soluzioni sono piuttosto discutibili e da controllare nel tempo, certo che quelli che fuggono per la guerra rotprnare nei posti da cui sono fuggiti in qualche modo non li mette certo di buon umore e gioia, aiutiamoli invece a ricostruire e ad scacciare quelli che producono morte e miseria.
6) Naufragio Samo e mare Libia, annegati 24 profughi, 18 bambini Fonte Ansa (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata – info@inTerris.it)

Sono 24 i migranti annegati nell’ennesimo naufragio nelle acque dell’Egeo tra Turchia e Grecia,  al largo dell’isola di Samo. Lo riferisce la Guardia costiera di Atene. Tra i morti 18 sarebbero bambini, di cui 5 femmine e 13 maschi. Dieci sono invece le persone soccorse finora, 5 delle quali trovate sul relitto di un barcone in legno.
Altro naufragio al largo della Libia, 6 morti. la Marina salva 290 persone, in corso ricerche dispersi. 
Altra fonte Interris.it 29/01/2016 DA Fanpage.it (di Susanna Picone tutti i diritti riservati ancora naufragi e morti adulti e bambini).
Basta, basta, che questo eccidio, probabilmente programmato, cessi.
7) Migranti, naufragio nell’Egeo: oltre 30 vittime, tra loro 5 bambini
L’imbarcazione con la quale tentavano di raggiungere la Grecia si è capovolta. È una strage senza fine: solo nel mese di gennaio l’Oim ha contato 244 morti in mare.
30 GENNAIO 2016 tuttti i diritti riservati all autore ed alla testata)
UPDATE ORE 12.30 – Oltre 30 morti. È ad almeno 33 il numero dei migranti morti dopo che il barcone sul quale si trovavano è naufragato mentre tentava di raggiungere l’isola greca di Lesbos. Lo riferiscono i media turchi. Tra le vittime anche cinque bambini.
Ennesima strage di migranti nel mar Egeo. Secondo quanto riferisce un responsabile della Guardia Costiera turca l’ultimo naufragio conta dieci vittime. Tra loro ci sono anche cinque bambini. L’imbarcazione con la quale i migranti hanno tentato di raggiungere la Grecia si è capovolta condannandoli a morte. I migranti erano partiti dalla provincia turca di Canakkale e cercavano apparentemente di raggiungere l’isola greca di Lesbos. Il naufragio di oggi arriva a pochi giorni da un’altra strage avvenuta al largo dell’isola greca di Samos. Giovedì scorso almeno 24 migranti, di cui 10 bambini, hanno perso la vita nelle acque greche. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-naufragio-nell-egeo-10-vittime-tra-loro-5-bambini/– tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

8) Migranti: Oim, già 244 i morti in mare nel 2016
218 annegati nell’Egeo, gli altri sulla rotta da Libia a Italia (29 gennaio 2016)
Sono 244 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo in meno di un mese del 2016. Lo ha detto venerdì il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Joel Millman. La maggior parte di loro, 218 persone, sono annegate nel tentativo di attraversare il mar Egeo per dirigersi dalla Turchia verso le coste greche, “aumentando a un tasso allarmante”, mentre le altre sono morte sulla rotta che porta dalla Libia all’Italia. Secondo l’Oim i migranti sbarcati quest’anno in Grecia sono finora circa 55mila.
Secondo l’Oim, sempre dall’inizio dell’anno, un numero stimato di 55.528 migranti e rifugiati hanno attraversato il Mediterraneo per entrare in Europa. Il totale degli arrivi dal primo al 28 gennaio registra una media vicina ai 2mila al giorno, cioè quasi quanto in tutto il mese di gennaio 2014. La maggior parte dei migranti e rifugiati è giunta in Grecia (52.055) mentre 3.473 sono arrivati in Italia. Anche la maggioranza dei decessi in mare è stata registrata tra le persone che tentavano di giungere in Grecia (218 morti dall’inizio del 2016), mentre 26 persone sono decedute mentre tentavano di raggiungere l’Italia.
(http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/01/29/oim-gia-244-morti-in-mare-nel-2016_412ab335-5e89-46a1-8086-7e3435cecdeb.html– tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

9) A Taranto 411 migranti, sbarcate anche 6 salme

Stamane intanto la nave Aliseo è approdata al molo San Cataldo del porto mercantile di Taranto per sbarcare 411 migranti salvati nelle ultime ore nel Mar Mediterraneo. Nella città pugliese sono arrivate anche sei salme recuperate durante le operazioni di soccorso. Al momento del salvataggio i migranti si trovavano a bordo di tre gommoni andati alla deriva al largo delle coste libiche. I naufraghi vengono visitati nel presidio medico allestito dal 118 e rifocillati con i viveri e i beni di prima necessità messi a disposizione dal Comune. La maggior parte di loro lascerà subito il capoluogo ionico per raggiungere altre località.
(Continua su: http: //www.fanpage.it/migranti-naufragio-nell-egeo-10-vittime-tra-loro-5-bambini/ – http: //www.fanpage.it/– tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

10) ORRORE SENZA FINE. NIGERIA, NUOVA STRAGE DI BOKO HARAM: “BAMBINI BRUCIATI VIVI”. ALMENO 86 MORTI

La carneficina è stata compiuta nel villaggio di Dalori, nel Nordest del Paese. I miliziani islamici hanno attaccato il villaggio con armi da fuoco ed esplosivi, poi hanno dato fuoco alle case (continua su http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nigeria-nuova-strage-Boko-Haram-Bambini-bruciati-vivi-fe1a4308-5104-4aa9-b752-cc4b8cfd1fbc.html)


Secondo testimoni i miliziani islamici avrebbero bruciato le case con le persone all’interno tra cui molti bambini.

MONDO 31 GENNAIO 2016 15: 48 di Antonio Palma (http: //www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata)
Un ennesimo attacco sanguinario da parte degli estremisti islamici del gruppo Boko Haram ha colpito la Nigeria. I Jihadisti del gruppo armato che da anni imperversa nel Paese africano e in quelli vicini con lo scopo di imporre la legge islamica, infatti nella notte tra sabato e domenica hanno attaccato un villaggio nei pressi della città di Maiduguri, nella Nigeria nordorientale, seminando distruzione e morte tra i civili. Al momento le autorità militari locali hanno confermato l’attacco armato ma non il bilancio esatto delle vittime, ma secondo alcune fonti citate dai media nigeriani, ci sarebbero almeno 65 morti tra cui molti bambini.
Ad essere preso di mira in particolare è stato il piccolo villaggio di Dalori, a una decina di chilometri da Maiduguri. Secondo alcuni testimoni oculari citati dai media africani, i jihadisti verrebbero fatto esplodere alcune bombe e poi dato vita ad un assalto armi in pugno per le strade uccidendo chiunque gli capitasse a tiro. Infine i miliziani di Boko Haram avrebbero appiccato il fuoco a diverse abitazioni del posto bruciando vivi gli occupanti tra cui diversi bambini. Secondo il racconto di alcuni sopravvissuti al massacro, i miliziani avrebbero imperversato nel paese almeno per quattro ore prima di andare via. “Molte persone sono state uccise, numerose sono state ferite” si è limitato a confermare in un comunicato il portavoce dell’esercito nigeriano Mustapha Anka. (Continua su: http: //www.fanpage.it/nigeria-attacco-di-boko-haram-nel-nord-bambini-bruciati-vivi/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

11) Siria, attentato ISIS a mausoleo sciita di Damasco: almeno 60 morti, centinaia di feriti
L’attentato avvenuto vicino al santuario di Sayyidah Zainab, luogo di pellegrinaggio sciita, e subito rivendicato dall’ISIS – NOTIZIE 31 GENNAIO 2016 14:57 di Antonio Palma (http: //www.fanpage.it/–  tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Una serie di fortissime esplosioni a distanza ravvicinata hanno squassato questa mattina il centro della capitale siriana Damasco provocando decine di morti e centinaia di feriti. Secondo quanto riferiscono i media locali, la zona colpita è quella del mausoleo di Sayyidah Zainab Shrine, a sud della Capitale, un importante luogo di pellegrinaggio per gli sciiti. Poco dopo la diffusione della notizia, l’attacco stato rivendicato dall’ISIS attraverso l’agenzia di stampa “Al-Amaq”, considerata vicina al sedicente Stato Islamico. L’attacco terroristico, come hanno mostrato le immagini della tv di Stato siriana, è stato violentissimo e ha provocato gravissimi danni ad alcuni edifici e a tutta l’area circostante nel popoloso quartiere sud di Damasco. Secondo le prime informazioni, le vittime accertate al momento sono 60 mentre altre 110 persone sarebbero rimaste ferite nelle esplosioni. Secondo una fonte del ministero degli Interni siriano citata dall’agenzia di Stato Sana, sarebbero state almeno tre le esplosioni. I terroristi prima avrebbero fatto esplodere un’autobomba vicino ad una stazione degli autobus, poco lontana dal mausoleo, poi quando le persone si sono avvicinate per aiutare i feriti, altri due attentatori suicidi si sarebbero fatti saltare in aria facendo una carneficina. La zona colpita come detto è quella del mausoleo-moschea luogo di sepoltura di una delle nipoti del profeta Maometto e meta abituale di pellegrinaggio per gli sciiti. Per questo già in passato, all’inizio del conflitto siriano, era stata protagonista di attentati sanguinari e ora era attentamente sorvegliata con posti di blocco e checkpoint che però non hanno impedito l’attentato.
L’attentato purtroppo potrebbe mettere seriamente a rischio i negoziati di pace per il conflitto siriano in corso a Ginevra proprio quando l’inviato Onu, Staffan De Mistura, si era detto “ottimista e determinato” al termine dell’incontro con i rappresentanti dell’opposizione siriana. “Sono ottimista e determinato perché si tratta di un’occasione storica che non può essere persa”, ha dichiarato infatti De Mistura uscendo dall’albergo dove ha incontrato i delegati dell’Alto comitato per i negoziati, l’alleanza dell’opposizione la regime di Assad. “Vogliamo che il negoziato per la pace sia efficace, ma non c’è serietà da parte del regime” avevano però messo in chiaro questi ultimi, facendo intendere che i colloqui non saranno facili. A complicare ancora di più le cose il fatto che la delegazione del Partito dell’unione democratica (Pyd), principale partito politico dei curdi siriani, ha lasciato Ginevra venerdì sera perché non ha ricevuto l’invito ufficiale a partecipare ai colloqui dopo la netta opposizione della Turchia Antonio Palma (Continua su: http: //www.fanpage.it/siria-attentato-ISIS-a-mausoleo-sciita-di-damasco-almeno-45-morti-centinaia-di-feriti/).

12) Nigeria, Hope, bimbo accusato di essere uno stregone e salvato da una Ong: “Ora sorride”

Il bambino era stato abbandonato a soli due anni dalla sua famiglia d’origine. Il motivo è che il piccolo era accusato di essere uno stregone, e per questo andava allontanato. Nonostante la tenera età, Hope ha vagato senza vestiti e senza cibo per oto mesi. Poi ha incontrato i volontari della Ong indipendente “African Children’s Aid Education and Development Foundation”. Quando gli operatori hanno trovato il bambino, lo scorso febbraio, le sue condizioni di salute erano terribili. (continua su: http://www.fanpage.it/nigeria-hope-bimbo-accusato-di-essere-uno-stregone-e-salvato-da-una-ong-ora-sorride/ – http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Continuano intanto gli sbarchi dell’eccidio Medio Oriente/Grecia, con naufragio compreso e morte, ora evidenziata dei bambini, quali fossero delle eccezioni da mostrare al mondo.
Il mondo urla già basta e lo urla la gente che non siede a governare, ma gli umili, gli oppressi che vedono queste bestialità (NOTA BENE: il termine non si riferisce alle bestie, più umane di noi). Ma quando si sveglieranno veramente la Comunità Europea e l’ONU, per mettere fine a queste carneficine che sembrano essere il tipo di accompagnamento alle partite di calcio domenicali o settimanali che vengono sviscerate nei minimi particolari alla tv? Ringrazio quei giocatori che non hanno iniziato la loro partita in omaggio alle vittime che ci sono state in quei giorni; grazie di quella esibizione giusta e che dovrebbe mortificare gli spettatori e sensibilizzarli a questi massacri.
Dio proteggi quei bambini, cui pensano impreparate le loro mamme e i volontari veri. Non lasciare che li brucino vivi, li crocefiggano e gli taglino la testa.
Fonti: Ciad, Boko Haram attacca due villaggi: almeno 9 morti e 52 feriti (Tgcom – http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/ciad-boko-haram-attacca-due-villaggi-almeno-9-morti-e-52-feriti_2157866-201602a.shtml).
Continua la mattanza dei civili, che ora dilaga nello Yemen. Ci abitueremo, forse, a sentire queste notizie senza urlare in difesa di quei bambini, donne, adulti che è come se entrassero in un mattatoio e che finanche le grandi associazioni tipo Unicef, Save the Children, Medici Senza Frontiere e molte altre cercano invano di fermare, dando alimenti per sopravvivere; purtroppo molto spesso le statistiche denunciano decine e decine di bimbi assassinati, che muoiono senza nome e senza una sepoltura, perché schiacciati in fosse comuni. Non si riesce a seguire nemmeno tutti i migranti del mondo. Aiutiamoli, anche se non troviamo le statistiche giuste con numeri che quasi sempre sono inferiori al vero perché, gli assassini sono compiuti con distruzioni di paesi e comunità.