DATA ARTICOLO AGGIORNATA AL 24.03.2016 – All’indomani di Bruxelles, migranti e volontari tra Nobel e terrorismo che avanza/The Day After Bruxelles, Migrants and Volunteers Torn between Nobel Prizes and Onrushing Terrorism


Evviva, iniziano i riconoscimenti a chi aiuta i migranti e ai minori che non si fanno esplodere per umanità!

1) Nigeria, nuova strage Boko Haram. Bimba non si fa esplodere: “C’è mio padre lì in mezzo” (http://www.intopic.it/notizia/9613794/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alphatata – http://www.fanpage.it/ – Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

La bambina, pronta con il suo giubbetto esplosivo nascosto sotto la tradizionale veste lunga, poco prima di spingere il bottone e farsi saltare in aria avrebbe riconosciuto il padre in mezzo alla folla del campo profughi di Diwa. Terrorizzata, ha deciso di fermarsi ed è scappata via lontano. 13 FEBBRAIO 2016

Due giorni fa una nuova strage di Boko Haram ha macchiato di sangue la Nigeria: due kamikaze si sono fatti esplodere all’interno del campo profughi di Diwa, provocando almeno sessanta morti. Oggi su quel massacro emerge un nuovo particolare, una circostanza che avrebbe potuto rendere il bilancio delle vittime ancora più drammatico. Ci sarebbe stata una terza persona pronta a farsi esplodere, che però avrebbe rinunciato all’ultimo. Si tratterebbe di una ragazzina, una delle centinaia utilizzate da Boko Haram nei suoi “suicidi di massa”. La bambina, pronta con il suo giubbetto esplosivo nascosto sotto la tradizionale veste lunga, poco prima di spingere il bottone e farsi saltare in aria avrebbe riconosciuto il padre in mezzo alla folla che avrebbe ucciso. 

Terrorizzata, ha deciso di fermarsi ed è scappata via lontano. A trovarla sono stati in seguito dei vigilantes. Tra le lacrime, la ragazzina è stata interrogata dalle forze dell’ordine e ha raccontato tutto, portando la polizia nel luogo in cui aveva lasciato la veste esplosiva, e ha fornito informazioni su altri potenziali attacchi futuri di cui era a conoscenza. Il gesto della piccola ha evitato che la strage di due giorni fa fosse ancora più sanguinosa: nel campo profughi di Diwa vivono oggi circa 52 mila persone – erano 7 mila solo lo scorso settembre. La bambina ha rinunciato a farsi esplodere alla vista del padre, altri due kamikaze, invece, hanno premuto il bottone e sono saltati in aria provocando sessanta morti. Anche in questo caso, si trattava di due ragazzine. (Continua su: http://www.fanpage.it/nigeria-nuova-strage-boko-haram-bimba-non-si-fa-esplodere-c-e-mio-padre-li-in-mezzo/).

Fonti :
(…) la ‘nonna’ dei bimbi migranti è candidata al Nobel della Pace (…) – (http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2016/02/08/ASm7G9UB-emilia_migranti_candidata.shtml)
Rifugiati, nonna e pescatore ‘eroi” Egeo tra candidati al Nobel Pace (…) un architetto cretese primo firmatario – vorrebbero dare quest’anno il Nobel per la pace, così come ai cittadini di Lampedusa nel 2014 (http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/societa/best_practice/2016/02/07/uninternazionale-dei-rettori-firma-candidatura-isole-greche-per-il-nobel-per-la-pace_f8d7b241-637e-4280-b105-ef32cf39d587.html).
Nonna e pescatore greco tra candidati a Nobel per la Pace – 08 Febbraio 2016
ROMA. Mentre l’Europa si divide sulle quote d’ingresso e mette in pericolo gli accordi di Schengen, mentre Paesi come l’Ungheria alzano muri e Svizzera e Danimarca confiscano i beni ai richiedenti asilo, c’è chi in questi mesi di esodo biblico ha aperto le proprie case per accogliere e salvare i rifugiati: bambini, donne, uomini in fuga dalle guerre e dal terrore.
Pescatori, pensionati, insegnanti, casalinghe, ‘ordinary people’, residenti nelle isole greche o volontari andati lì per aiutare chi scappa per restare vivo. A questi eroi, certamente loro malgrado, attualmente circa 650 mila persone – Alkmini Papadaki, un architetto cretese primo firmatario – vorrebbero dare quest’anno il Nobel per la pace, così come ai cittadini di Lampedusa nel 2014.
“Cosa ho fatto? Non ho fatto niente”, ha detto ‘nonna’ Emilia Kamvisi, 85 anni, quando ha saputo che potrebbe essere candidata al Nobel. Insieme a due amici, di 89 e 85 anni, è stata fotografata in autunno che dava il biberon a un piccolo siriano. Quattro mesi dopo, secondo indiscrezioni riportate da media internazionali come il Guardian, è tra i nomi indicati per il Nobel, simbolicamente rappresentando coraggio e umanità dei greci nell’immane crisi dei rifugiati. Più che le isole nel loro complesso infatti a essere ufficialmente candidate sono associazioni locali e singoli cittadini: la candidatura è stata intitolata “Premio Nobel per la Pace per gli isolani greci”.

Con lei Stratis Valiamos, 40 anni, pescatore di Lesbo. “Non vanno in Germania o in Svezia per vacanza. Nessuno vuole abbandonare la propria dimora e buttarsi nelle braccia del mare”, ha detto l’uomo che ha salvato un’infinità di migranti che stavano annegando in mare aperto. “Non dimenticherò mai un bambino, poteva avere 3 o 4 anni, galleggiare in acqua. Era annegato. Volevo prenderlo, non volevo che restasse in acqua. Ma il mare era turbolento. E il corpo una volta era lì a portata di mano e con l’onda successiva spariva. E non ce l’ho fatta”.
Come lui, Emilia Kamvisi ha aiutato molti profughi a trovare riparo. Figlia di rifugiati, guardare ogni giorno la stessa scena sulle coste di Lesbo le ha ricordato la sua infanzia sotto l’occupazione nazista. Il ministro greco per le migrazioni, Yiannis Mouzalas, ha dichiarato che l’iniziativa ha il pieno supporto del governo di Atene. A ottobre sarà annunciato il vincitore del premio. Intanto sulla piattaforma di petizioni online Avaaz.org l’obiettivo da raggiungere a breve sono le 700 mila firme per fare pressione e candidare quelle persone coraggiose, molte anche anziane, che ogni giorno aiutano i profughi che approdano sulle loro coste.
Rettori dei più noti atenei del mondo, Harvard, Princeton, Oxford, Copenaghen, una vera e propria internazionale di docenti (i nomi dei firmatari saranno resi noti a breve) come l’ha definita il Guardian qualche giorno fa, hanno scritto e inviato il primo febbraio la lettera di candidatura all’organizzazione norvegese del Nobel per nominare quest’anno gli abitanti di Lesbo, Kos, Chios, Samos, Rodi e Leros. Un premio simbolo a chi non ha davvero mai esitato ad aiutare e salvare migliaia di profughi e a tutto quel network di solidarietà che da mesi sta organizzando il soccorso e la prima accoglienza in condizioni di mare spesso proibitive. Un potente messaggio oltre le nazioni e la politica: compassione e coraggio, empatia e sacrificio, ma soprattutto umanità. Nonne che hanno tenuto tra le braccia bambini impauriti per aiutarli a dormire, mentre insegnanti, studenti, pensionati hanno trascorso mesi offrendo cibo, coperte, comfort ai naufraghi rifugiati su quelle coste, si legge nella petizione. (Fonte: http://gds.it/2016/02/08/nonna-e-pescatore-greco-tra-candidati-a-nobel-per-la-pace_472211/– Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Questa notizia è certamente più consolante di molti spettacoli superreclamizzati, ma che non dicono proprio nulla.
Questa proposta invece, e non dimentichiamo anche Lampedusa e le altre terre dell’Oceania, ci consola; ci consola che i migranti di qualsiasi latitudine siano assistiti, come si può, da volontari improvvisati che non hanno fatto corsi pagati da qualsiasi ente statale, né hanno diplomi per aver frequentato particolari programmi di sopravvivenza istituiti da qualche società. Hanno semplicemente seguito il loro istinto più profondo di umanità non individuale, ma collettiva e dato quello che potevano col lavoro ed altro. Si resta mortificati di quello che fanno coi mezzi che hanno, ma orgogliosi che c’è ancora parte dell’umanità che accoglie chi ha bisogno e non volta le spalle ai bisognosi.
Bravissimi quei greci, mazzolati dal loro stato ed impoveriti, che però rivolgono lo sguardo a chi ha più bisogno di loro e non fanno tanto propaganda mediatizzata, ma restano quello che sono, fanno più spazio anche se la marea umana che arriva è tanta, ma decimata dal mare: infatti penso che vedere e seppellire un bambino morto (ne muoiono più di uno al giorno) è una ferita profonda inferta all’umanità da uomini crudeli e criminali che guadagnano, come sempre, sulle disgrazie altrui.
Gridiamo perché riconoscano anche socialmente questi sacrifici gratuiti anche certamente pesano sui vari bilanci familiari. Bravissimi anche a nome nostro che non siamo lì e ci forniscono solo notizie che vogliono i capoccia. Stridente è la notizia di chi compera isole greche intere, qualche giornalista aveva azzardato che era per ricevere i migranti, invece non è così.
E, come al solito, i minori superano per umanità gli adulti ormai abituati ad ogni violenza con o senza le droghe eccitanti come il captadon.
2) Le vittime erano bambini. La maggior parte dei migranti, 272, sono morti nell’Egeo.
Non so se stiamo partecipando ad un miserabile gioco di poteri che si sovrastano schiacciando tutta la massa circostante che cresce e da solo fastidio ai VIP: certo che molta gente sta passando con l’emigrazione vita d’inferno, loro adulti e soprattutto i bambini che non si rendono conto se non dei disturbi fisici che hanno passando da un paese all’altro con le temperature odierne, con i bisogni fisici in parte insoddisfatti (immaginate a bordo di un bragozzo carico di centinaia di persone dove fanno i loro bisogni fisici). Dopo anni di vite spezzate fisicamente o psicologicamente ora le proposte partorite dagli stati fioccano ancora, molte volte nel nulla e si continua ad annegare (menomale che ora alcuni media pubblicano le foto dei bambini spiaggiati, di cui non si vede quasi mai la faccia perché i pesci o lo sfregamento sulla sabbia e sugli scoglie non è un centro di benessere. A migliaia arrivano ancora: naufragi a gogò tra Turchia e Grecia. Immancabili statistiche, scarsissime foto dei naufraghi che annaspavano per arrivare ad una riva che era sempre più lontana.

Volontari, militari, civili che si danno da fare come possono e poi quelli che mettono piede sulla terra non sanno quello che hanno trovato i precedenti e troveranno loro. Non è affatto vero che va tutto bene: anche tra gli emigranti scoppiano liti per un nonnulla, esasperati come sono dallo stress e dal non avere più nulla e (chiamiamolo scientificamente come vogliamo) il fatto è che saranno segnati a vita ad essere dei violentati.

Qualche nazione si dà da fare per integrarli, grazie, ma lo spettro del rimpatrio ghermisce i più, rimpatrio che non fornisce certo allegria: se pensiamo a Boko Haram che viaggia per i villaggi africani a uccidere e seviziare i cristiani, soprattutto bruciando vivi donne e bambini di qualsiasi età, i più temono il ritorno in quell’inferno, gli stati bombardano e promettono di distruggere l’Isis, ma questa si infiltra da tutte le parti ed il suo gioco non sappiamo ancora come finirà: sappiamo solo che questi criminali uccidono bruciano vivi, pieni di captadon che li eccita ancor più, tutti gli esseri che assomigliano a loro o i loro figli.

Da Leggo 5/02/2016 (Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata) si legge “Intanto il Senato americano, con un voto bipartisan, ha dato l’ok definitivo alla necessità di addestrare e armare i ribelli siriani filo-occidentali. A questo punto si attende solo il via libera per colpire i santuari dello stato islamico in Siria, come annunciato dalla Casa Bianca. «Giustizia sarà fatta, l’Isis sarà distrutto», ha ripetuto il presidente Barack Obama parlando di nuovo agli americani in diretta tv, in prima serata, ed esprimendo grande soddisfazione per il messaggio di unità mandato dal Congresso»”, ma il tempo passa e l’Isis avanza. Perciò tutto questo arieggia già aerei che bombardano e probabilmente truppe di terra che si scontrano fregandosene dei civili che ci sono di mezzo; lo stesso con Boko Haram in Centro Africa, per non parlare di migranti di altri continenti. Allora si teme che si è al punto di prima, se non interviene qualche arma che crea vuoti ben più grandi e resta per anni ad inquinare la malcapitata terra.
Intanto i naufragi si succedono uno o due al giorno con morti adulti e bambini e le terre dove sbarcano non sono così predisposte come erano ai primi tempi. Le frontiere sono improvvisamente comparse tra nazione e nazione con muri di ogni tipo, la polizia ferma, controlla e respinge questi disperati. Ma allora a che punto siamo? Diciamo pure umanità sempre più allo sbando, per non aggiungere epiteti ben più pesanti.

3) Premio Onu ai pescatori di Aceh soccorritori dei migranti che non sono stati respinti come ha fatto la Tailandia coi bambini dei Rohingya.

Da inTopic 13/01/2016 e 2016-02-13 Radio Vaticana (http://www.intopic.it/notizia/9614939/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha  – Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
Un premio delle Nazioni Unite ai pescatori della provincia di Aceh, per aver tratto in salvo a più riprese barconi alla deriva nelle acque territoriali indonesiane, carichi di profughi provenienti da Myanmar e Bangladesh. A lanciare la candidatura per l’edizione 2016 del Nansen Refugee Award, assegnato ogni anno dall’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unchr) – riferisce l’agenzia AsiaNews – il gruppo attivista pro diritti umani con base ad Aceh Geutanyoe Foundation. Nei mari del sud-est asiatico soccorsi migliaia di migranti

Lilianne Fan, direttore internazionale della Geutanyoe Foundation, ha proposto con forza la candidatura dei pescatori di Aceh, che durante il picco dell’emergenza profughi nei mari del Sud-est asiatico (peraltro ancora attuale) hanno soccorso centinaia di persone, salvando loro la vita. “Se non fossero stati salvati dai pescatori di Aceh – ha affermato l’attivista all’agenzia Antara – le vite di bambini, dei Rohingya dal Myanmar e dei lavoratori migranti dal Bangladesh non si sarebbero potute salvare”.   
Centinaia di migranti costretti a navigare senza meta per i respingimenti della Thailandia .

Nel maggio scorso in piena emergenza migranti, i Rohingya – minoranza musulmana che il governo del Myanmar considera irregolare e priva del diritto di cittadinanza – hanno avuto il via libera per entrare ad Aceh e trovare un alloggio temporaneo. Ad acuire la crisi della primavera scorsa la decisione della Thailandia – un vero e proprio crocevia della tratta – di imporre restrizioni sui commercio di vite umane, dopo la scoperta di una fossa comune nei pressi del confine con la Malaysia. La politica dei respingimenti adottata da Bangkok – seguita per qualche tempo anche da Kuala Lumpur e Jakarta – ha portato centinaia di imbarcazioni cariche di migranti a navigare senza una meta definita per i mari delle Andamane. Secondo molti analisti ed esperti la radice del problema migranti nel Sud-est asiatico sta nelle persecuzioni e negli abusi di cui sono vittime i Rohingya in Myanmar. Sino a che non verrà risolta la questione riguardante la minoranza musulmana, che Naypyidaw considera migranti irregolari, il dramma dei moderni boat-people è destinato a continuare.(Continua su: http://it.radiovaticana.va/news/2016/02/13/premio_onu_ai_pescatori_di_aceh_soccorritori_dei_migranti/1208233).
Anche in questo riconoscimento va tutto l’onore che questi cittadini del mondo hanno riservato ai loro fratelli che si sono adoperati a salvare vite umane allo stremo.
Ringrazia questi fratelli che, senza compensi come certi volontari non volontari, hanno dedicato a spingere in avanti l’umanità salvando le varie componenti senza chiedere e senza pretendere: davano quello che potevano dare, non il sovrappiù, ma molte volte il loro necessario.

4) Migranti: affonda barca nell’Egeo, nove morti

Nell’Egeo, vicino a isola greca Samos. Due persone tratte in salvo
Redazione ANSA ANKARA (Tutti i diritti riservati all’autore, testata)
02 febbraio 201612:32NEWS
Ennesima tragedia di migranti nel mar Egeo sulle coste turche: almeno 9 persone sono affogate, due di loro erano bambini, dopo che il barcone sul quale viaggiavano è affondato vicino a Seferihisar, città costiera turca del Mar Egeo nei pressi dell’isola greca di Samos. Lo riporta l’agenzia di stampa turca Dogan.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha intanto reso noto che nel mese di gennaio 368 persone sono morte mentre attraversavano il Mediterraneo dirette verso le coste europee e che 60 delle vittime erano bambini. La maggior parte dei migranti, 272, sono morti nell’Egeo. (Continua su: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/02/02/migranti-affonda-barca-in-egeo-9-morti_e96739cb-5aa2-4bf4-a6f9-91d7542678e2.html– Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
I naufragi continuano e non c’è nazione che si dia da fare per fermare la formazione dei trasbordi umani con carrette di mare, senza fermare almeno il numero di occupanti, la solidità delle barche e l’addestramento degli scafisti criminali anche loro o migranti che non pagano, ma si danno da fare coi loro trasportati a spillar loro soldi, riempirli di botte per mantenere un ordine che non prevede quegli assembramenti molte volte funesti.

6) Europol: “10mila bambini migranti spariti in Europa; la metà in Italia”
Il timore dell’agenzia di polizia europea è che molti di loro possano essere finiti nelle reti della criminalità organizzata: ridotti in schiavitù o sfruttati sessualmente. NOTIZIE 31 GENNAIO 2016 – 13:26 di Davide Falcioni(http://www.fanpage.it/)

Diecimila migranti minorenni non accompagnati risultano scomparsi dopo essere arrivati in Europa: è quanto reso noto dall’Europol al quotidiano britannico Guardian, spiegando che la metà di loro – circa 5mila, dunque – sono scomparsi in Italia mentre altri mille non sono al momento rintracciabili in Svezia. L’alto dirigente dell’Europol Brian Donald, ha quindi denunciato l’esistenza di una sofisticata “infrastruttura criminale” europea che prende di mira i migranti. “Non è assurdo dire che stiamo cercando 10.000 e più bambini. Non tutti sono sfruttati dai criminali; alcuni potrebbero essersi riuniti a familiari. Solo non sappiamo dove siano, cosa stiano facendo e con chi siano”, ha dichiarato il funzionario di polizia. Secondo l’Europol, quasi il 27% delle persone arrivate lo scorso anno in Europa, cioè più di un milione, sono minorenni. “Se siano registrati o meno, stiamo parlando di circa 270.000 bambini. Non tutti sono soli, ma sappiamo che tanti di loro potrebbero esserlo”, ha aggiunto Donald.

Europol: di 10mila minori spariti non abbiamo nessuna informazione
Quella dei diecimila bambini scomparsi in territorio europeo – ha precisato Donald – è solo una stima e per di più realizzata per difetto: ciò significa che in realtà il numero potrebbe essere significativamente più alto. Tre mesi fa i funzionari di Trelleborg, Svezia meridionale, hanno rivelato che almeno mille minori non accompagnati arrivati in città erano letteralmente “spariti”: un dato preoccupante che ha convinto le autorità ad ammettere, martedì scorso, che su molti di questi bambini si hanno pochissime informazioni. Su ciò che sia accaduto dopo la loro scomparsa non si sa assolutamente nulla.

6.1) Europol: migranti sfruttati sessualmente e ridotti in schiavitù
A questo punto, e con numeri del genere, è stato lo stesso Brian Donald ad ammettere che la vulnerabilità dei minori non accompagnati potrebbe averne fatti finire molti nella rete delle organizzazioni criminali. Il funzionario della Polizia Europea ha ammesso che in Germania ed Ungheria molti bambini immigrati vengono sfruttati sessualmente. Europol, tuttavia, ha avuto modo di documentare come negli ultimi 18 mesi si siano costituite bande criminali che contrabbandano profughi nel territorio europeo: molti di loro vengono ridotti in schiavitù, altri “venduti” ai boss della prostituzione. Dove sono finiti i 5mila minori migranti scomparsi solo in territorio italiano? Davide Falcioni (http://www.fanpage.it– continua su: http://www.fanpage.it/europol-10mila-bambini-migranti-spariti-in-europa-la-meta-in-italia/– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

E dietro l’occhiolino dei soccorsi compare immancabilmente la criminale attività della pedofilia finora accennata o dei bambini soldato addestrati per uccidere, macellare dopo aver ingerito il solito captadon che gli adulti danno loro a loro insaputa per renderli più dipendenti e schiavi dei progetti di assassinare la gente inerme. In queste condizioni compare alla grande la pedopornografia con tutto il bagaglio tristemente eccitante e distruttivo, travestita da soccorritori lupi che sanno chi far sparire, dove portarli e rimpinguare le tasche dei pedocriminali che per la maggior parte viaggia attualmente con frasi secretate su internet, Facebook ed altro. Ci risiamo: guardiamo bene attorno e troveremo le tracce seminascoste negli annunci pubblicitari o più smaccatamente su riviste apposite magari di vegeto terapia. Molti stati non si interessano minimamente ai bambini che spariscono, della cui provenienza talvolta non si sa nulla: niente anagrafe, esistono e basta. Si ricordi quanto è successo in Africa, ad Haiti ed ora nelle vie per l’Europa: bambini non accompagnati sono caricati dai loro genitori che li vogliono salvi, ma non sanno a cosa vanno incontro: la prospettiva può essere bambini soldato, schiavi umani di VIP, che entrano ne giro della pedopornografia o della droga.
Purtroppo non ci sono assistenti sociali alla partenza che si interessano di questi bambini, né la nazione da cui partono ha interesse a preoccuparsi di loro. Ci sono i soliti volontari all’arrivo, ma non alla partenza perché c’è sempre il cambio della zona. Con un termine troppo noto: sono abbandonati a loro stessi qualunque sia la loro età infantile di cui può prendersi responsabilità qualche migrante umano che viaggia con loro, ma poi basta: alla mercé degli sparvieri, falsi addetti, che sanno già come prenderli ed avviarli ai loro perversi destini: un massacro, un genocidio programmato che produce nel tempo i soliti assassinati da malattie, incuranza, violenza di qualsiasi tipo.

Invece di litigare su decreti da mesi in discussione, i nostri politici dovrebbero anche interessarsi delle moltitudine di minori che scompare dopo essere arrivati senza nessun documento o traccia di anagrafe per sapere chi è il soggetto e da dove arriva. E poi come finiscono questi minori sconosciuti arrivati, si presume, per sfuggire a violenze fisiche psicologiche e che non sanno neanche dove andare se non per sentito dire dai compagni o da questi indirizzati verso mete possibili. Sapere quale è la loro fine vera è spessissimo impossibile, nonostante il loro collocamento in comunità istituite per loro, ma che hanno situazioni tutt’altro che favorevoli per comprenderli nelle loro vere necessità e da dove spesso fuggono e spariscono.

7) Pisa: bimbi di un asilo nido picchiati e insultati, arrestata educatrice
Una educatrice scolastica di 58 anni è accusata di maltrattamenti ai danni di nove bambini di età compresa tra uno e tre anni. La donna su disposizione del gip è stata posta agli arresti domiciliari. 4 febbraio 2016 – 09:54 di Susanna Picone

I carabinieri del nucleo investigativo di Pisa hanno arrestato un’educatrice scolastica di 58 anni accusata di maltrattamenti ai danni di nove bambini di età compresa tra 1 e 3 anni. L’ordine di cattura è stato emesso dal gip del Tribunale di Pisa, Giuseppe Laghezza. La 58enne, ritenuta responsabile di maltrattamenti aggravati, su disposizione del gip è stata posta agli arresti domiciliari. Determinanti per giungere all’arresto si sono rivelate le intercettazioni video-ambientali, disposte dall’autorità giudiziaria, i cui esiti hanno restituito le drammatiche sequenze delle vessazioni fisiche e morali inferte ai bambini. In alcune circostanze l’educatrice ha forzato i piccoli malcapitati a mangiare fino a provocarne il pianto. Innumerevoli gli episodi in occasione dei quali i minori sono stati colpiti alla testa, in un caso addirittura con un piatto. Volgari e ingiuriose anche le frasi proferite dall’educatrice all’indirizzo dei bambini come ad esempio “rincoglionito, oggi ti faccio del male, sciocco stai zitto, ti metto fuori al freddo, sei duro come il muro, a te oggi niente frutto, levati di torno te boia!, vai a piangere in bagno con te non ci parlo”.“Uso sistematico della violenza” – Le rapidi indagini, avviate a novembre dello scorso anno, prendevano spunto da alcune segnalazioni pervenute circa presunti abusi commessi in un nido d’infanzia del capoluogo. Ciò che è emerso è che l’educatrice, attraverso l’uso sistematico della violenza, procurava ai piccoli dell’asilo “una condizione di soggezione psicologica e di sofferenza, costituenti fonte di disagio continuo”. Nel provvedimento del gip si parla di “una condotta abituale chiaramente indicativa dell’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare i soggetti passivi e, in particolare, di sottoporre consapevolmente questi ultimi, piccoli in tenerissima età, a una duratura condizione di soggezione psicologica e di sofferenza”. (Continua su: http://www.fanpage.it/pisa-bimbi-di-un-asilo-nido-picchiati-e-insultati-arrestata-educatrice/– Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).

8) Calci, schiaffi e insulti a minori disabili: arrestati 10 operatori (Video)

Dieci persone sono finite in carcere o ai domiciliari per aver maltrattato i giovani pazienti disabili, la maggior parte minorenni affetti da patologie neuropsichiatriche, che avevano in cura presso una clinica dei Castelli Romani. Calci, schiaffi in sul viso, botte con il bastone della scopa e pazienti segregati.

Notizie 8 FEBBRAIO 2016  Valerio Renzi(http://roma.fanpage.it  Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Questa mattina all’alba i carabinieri dei Nas di Roma, coadiuvati dai militari della stazione di Frascati, hanno notificato dieci ordinanze di custodia cautelare, nove ai domiciliari e una in carcere, per altrettante persone accusate di maltrattamenti e sequestro di persona ai danni di giovani disabili. Secondo quanto riscontrato dagli investigatori gli indagati avrebbero perpetrato le violenze ai danni delle persone in cura presso il centro di riabilitazione neuropsichiatrico Eugenio Litta di Grottaferrata.Qui, invece delle cure che avrebbero dovuto ricevere da operatori professioni, i pazienti, affetti da patologie neuropsichiatriche e quindi particolarmente vulnerabili, sarebbero stati invece maltrattati. L’indagine ha preso il via dopo diverse denunce presentante all’inizio del 2015, e che metteva sotto accusa il reparto dove erano ricoverati 16 ragazzi, sia maschi che femmine, di un’età compresa tra gli 8 e i 20 anni, di cui cinque di un’età inferiore ai 14 anni. Gli ospiti della struttura erano ricoverati tutti in modo stabile, soffrendo di gravi ritardi mentali o di sindromi genetiche. Le indagini, condotte anche con intercettazioni audio e video, hanno fatto riscontrare abusi e violenze da parte del personale: insulti, percosse, spinte e strattoni, per mantenere l’ordine nel reparto. Calci, schiaffi sul viso, botte date con il bastone della scopa: queste sono solo alcune delle percosse documentate da un video diffuso dai carabinieri. A finire sotto accusa in particolare un educatore professionale e un assistente socio sanitario. Uno di essi in particolare è stato tradotto in carcere in quanto ritenuto responsabile del reato di sequestro di persona per aver rinchiuso tre pazienti nelle loro stanze impedendogli di uscire. Violenze e insulti erano comunque la norma nella struttura, tanto da disegnare secondo gli inquirenti una condotta reiterata, un vero e proprio metodo repressivo per gestire il reparto. (Continua su: http://roma.fanpage.it/violenze-su-giovani-pazienti-disabili-che-avevano-in-cura-10-arresti6).

Questi due casi sopradescritti fanno emergere ancora la tragicità di molte scuole primarie ed asili nido affidati a persone per nulla adatte ad educare, ma anzi patologiche per quanto emerso, nonostante da anni si segnali che si deve pensare e fare decreti o leggi anche per quei bambini che subiscono violenze, e restano traumatizzati per sempre. In certi casi anche le colleghe di queste aguzzine non hanno il coraggio di denunciarle, in altri casi lo fanno perché non sono chiarite per bene le circostanze dei crimini cui assistono, ma lasciano correre, spesso non si vogliono avere “rogne” e si lascia correre su questi stress infantili nella speranza che non emergano poi.

Ma a questo punto siamo oltre a quelle criminali per patologia o carattere; chi tace e lascia correre è complice di questi crimini.

Non deve essere segnalato perché non fa il suo dovere? Sembra di no: i bambini peggioreranno nel loro comportamenti, subiranno le angherie delle insegnanti che faranno quadrato contro quei bambini e si andrà avanti così, beffandosi delle leggi, ma soprattutto dell’umanità con cui vanno trattati quei bimbi senza alcuna esperienza e si comportano da bimbi che vanno educati con umanità. Ma forse i dirigenti hanno altro cui pensare: come è successo diverse volte, non si dà il pasto o parte di esso a chi ha i genitori che non possono pagare. Bravi italiani e poi non meravigliamoci se siamo in fondo a tante classifiche del comportamento.

9) Cagliari, violenze e umiliazioni sui malati psichici ospiti di un centro
I video girati da una telecamera nascosta dei carabinieri hanno rivelato particolari inquietanti. 15 FEBBRAIO 2016 – 10:03 di Davide Falcioni (www.fanpage.it – Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Maltrattamenti, insulti e umiliazioni in modo “continuo e sistematico” agli ospiti di una struttura psichiatrica convenzionata. Per questo 14 operatori del centro Aias di Decimomannu, in Sardegna, sono finiti sotto inchiesta: i carabinieri del Comando Provinciale di Cagliari e del Nas inn queste ore stanno notificando oro le misure cautelari della sospensione dell’esercizio del pubblico servizio, come deciso dal Gip (per alcuni di loro il pubblico ministero aveva invece chiesto l’arresto). Le accuse sono di omissione di atti d’ufficio, maltrattamenti, percosse, lesioni personali e omissione di referto.Le indagini sono iniziate nel 2014 in seguito a una segnalazione da parte di un testimone: i militari hanno piazzato delle telecamere nascoste nella struttura e girato dei filmati. Proprio da quelle immagini – alcune delle quali scioccanti – sono arrivate le conferme delle violenze perpetrate dagli operatori. Le vittime degli abusi sono tutte persone adulte “con certificate, gravi e croniche forme di disabilità psicofisica, stabilmente alloggiate nella struttura”. A coordinare l’inchiesta è il pubblico ministero Liliana Ledda: i video, secondo l’accusa, sarebbero estremamente compromettenti e oltre ai maltrattamenti fisici ci sarebbero quelli psichici: i militari hanno accertato che nel centro Aias uomini e donne venivano spogliati completamente e lavati assieme, dentro lo stesso bagno, nella promiscuità più totale. A far scattare l’indagine è stata una denuncia da parte di una dipendente dell’Aias all’Ispettorato del Lavoro: la donna aveva presentato un esposto lamentando mesi di mancato pagamento degli stipendi dei dipendenti, ma gli accertamenti avevano fatto emergere particolari ben più gravi portando all’avvio di un’inchiesta di rilevanza penale per maltrattamenti agli ospiti della struttura. (Continua su: http://www.fanpage.it/cagliari-violenze-e-umiliazioni-sui-malati-psichici-ospiti-di-un-centro/http://www.fanpage.it/).

10) Turchia: due migranti morte mentre attraversavano a nuoto un fiume ghiacciato e due naufragi verso Lesbo.

Le due migranti, di 14 e 30 anni, sono morte assiderate mentre tentavano di raggiungere la Bulgaria attraversando a nuoto un fiume. Altre due persone sono ricoverate in coma per ipotermia. Intanto oltre 30 profughi sono morti in un nuovo naufragio nel Mar Egeo.

8 FEBBRAIO 2016 13:51 di Davide Falcioni (www. Fanpage.it  – Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Due donne di 30 e 14 anni di nazionalità irachena sono morte e altre due persone sono in gravissime condizioni per ipotermia dopo, insieme a un consistente gruppo di profughi, hanno cercato di attraversare a nuoto un fiume che separa la Turchia con la Bulgaria, in una zona dove le temperature raramente superano gli zero gradi. Lo hanno fatto sapere fonti del ministero dell’Interno di Sofia.Il gruppo, composto da 19 rifugiati, dieci dei quali minori, è entrato in Bulgaria ieri mattina: nessuno di loro possedeva documenti di identità, ma tutti hanno affermato di essere di nazionalità irachena. Alcuni di questi profughi sono stati trasportati in ospedale dove sono ricoverati per trattare lo stato di ipotermia, in un paio di casi molto grave. Secondo le autorità di frontiera bulgare il gruppo di profughi che ha tentato la traversata a nuoto del fiume ghiacciato sono i membri di quattro famiglie, abbandonate dai trafficanti di persone nel loro viaggio verso l’Europa.

Intanto continuano le stragi nel Mar Egeo: questa mattina all’alba sono morte almeno 11 persone nel naufragio di un barcone di migranti al largo della costa turca di Dikili, nella provincia di Smirne. Sono ancora in corso le operazioni di soccorso: quattro persone sono state recuperate ancora vive mentre altre sarebbero disperse in mare. Ma quasi contemporaneamente si è verificata un’altra tragedia con un secondo naufragio al largo della provincia turca di Balikesi, non lontano da Smirne. I morti accertati sono 22 ma i mezzi di informazione turchi sostengono che il loro numero potrebbe essere destinato ad aumentare. Entrambe le imbarcazioni erano dirette all’isola greca di Lesbo
Intanto è attesa per oggi in Turchia la visita della Cancelliera tedesca Angela Merkel che discuterà con Erdogan della complessa gestione dei flussi migratori, Proprio mentre i due leader parleranno 30mila profughi sono ammassati nella città di Kilis, non distante dal confine con la Siria: si tratta di persone fuggite ai bombardamenti occidentali, a quelli della Russia, alla repressione di Assad e allo Stato Islamico. (Continua su: http://www.fanpage.it/turchia-due-migranti-morte-mentre-attraversavano-a-nuoto-un-fiume-ghiacciato/).

I risultati dell’inefficienza degli stati a prendere decisioni serie sui migranti porta a questi tentativi di fuga finiti male per non dover subire le violenze ed il pedaggio dei trafficanti delinquenti di uomini che hanno anche una rete di informatori, pagata, per dare informazioni su spostamenti di persone che vogliono arrivare in paesi che presumono più sicuri per loro. È eclatante questa continua catena di morti per incidenti meteorologici che non sono né i primi, né purtroppo gli ultimi: la paura falsa spesso e volentieri la critica dell’uomo che con emozioni violente vuole rimediare anche senza soldi a quanto sta subendo o potrebbe subire per le guerre che si susseguono e riversano la loro violenza anche sui civili, ospedali come nel caso del recente bombardamento di diversi ospedali e della morte degli ammalati presenti nell’ ospedale Medici Senza Frontiere da bombe presumibilmente russe. Lo riferisce la TV al Jazeera. Msf conferma la distruzione totale dell’ospedale di Maarrat Numan, a Idlib, senza fornire un bilancio delle vittime. “Sembra essere stato un attacco deliberato contro una struttura sanitaria, e lo condanniamo nel modo più fermo possibile”, ha detto Massimiliano Rebaudengo, capo delle operazioni di Msf per la Siria fonti Ansa.it (Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).Non si capisce se si vuole annientare un popolo e liberare uno spazio per fini sconosciuti o cosa, di fatto i morti aumentano alla svelta.

11) IlFattoQuotidiano.it / BLOG /di Flavio Bacchetta
Brasile, il ritorno degli squadroni della morte
di Flavio Bacchetta | 9 settembre 2015
Flavio Bacchetta (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata) Fotografo e story-writer indipendente
Nel post precedente “Brasile, tutto come prima se non peggio” ho esposto la piaga degli scandali brasiliani, la cui punta dell’iceberg, costituita dal colosso Petrobras e la diga di Belo Monte, coinvolge, oltre al Pt (Partito dei lavoratori) al governo, i maggiori partiti dell’arco parlamentare. Inoltre, la perdita di denaro pubblico aggrava la recessione economica. Marina Silva, candidata perdente alle ultime presidenziali, ha snocciolato alcuni dati: 8, 5 milioni di disoccupati dal 2014, 3, 5 trilioni di real di debito lordo, e l’inflazione che oltrepassa il 9, 5 per cento. Il record di 56mila omicidi raggiunto nel 2012, sembra in diminuzione negli ultimi due anni. Negli stati di Rio de Janeiro e Sao Paulo, il 15 per cento degli omicidi sarebbe attribuibile alla Policìa Militar e agli squadroni della morte.

Cabula, Osasco: due tappe del terrore in divisa
La sentenza-lampo (appena 5 mesi, un record assoluto in Brasile) con cui la procura Generale ha assolto nove poliziotti, accusati di aver giustiziato a Cabula 12 ragazzi disarmati alla vigilia del carnevale di Salvador, non è stata una sorpresa. Ignorando l’inchiesta della procura di Bahia, che, dopo test balistici, aveva sancito la possibilità di un’esecuzione sommaria, il giudice Marivalda Almeida Moutinho ha dichiarato il non luogo a procedere. Il nuovo corso non si ferma alle Squadre speciali. La notte tra il 13 e il 14 agosto, circa 20 persone sono state uccise a bruciapelo, in tre bar differenti di Osasco, e altre due comunità nello Stato di Sao Paulo. Secondo i testimoni presenti, le vittime sono state interrogate da un gruppo di giustizieri incappucciati. Dopo averle identificate come pregiudicati, costoro li hanno separati dal resto degli avventori, uccidendoli a freddo sul posto.

Anistia International, costola brasiliana di Amnesty, sostiene che l’aumento del 96 per cento, dal 2010 a oggi, degli omicidi comuni coincide con l’80 per cento di quelli extra-giudiziari, eseguiti da Policia Militar e vigilantes mascherati. Gli Stati di Sao Paulo, Rio e Bahia sono al vertice degli omicidi polizieschi. Circa 2mila, solo in quello di Rio, a fine 2014. Ce n’è per tutti: cinque giornalisti sono stati uccisi quest’anno. Si stavano occupando di inchieste riguardanti prostitute minorenni e abusi giudiziari. Dal 2013 il Brasile è terzo in questa triste classifica, subito dopo Colombia e Messico. Sono blogger, e conduttori radiofonici, come il caso di Gleydson Carvalho, assassinato a Camocim durante la sua trasmissione. Gli unici rimasti a indagare su scandali che invece la stampa di regime ignora o minimizza.
Onu: “50 civili, tra cui bambini, uccisi in attacchi a 5 strutture mediche e due scuole” in Siria (RaiNews24)
Il nord della Siria devastato da bombardamenti su ospedali e scuole. L’allarme delle Ong e dell’Onu: 50 le vittime di una violazione dei diritti umani e di crimini di guerra…2016

Questo blog aveva lo scopo di far conoscere ad ogni persona del mondo i retroscena di criminalità che si manifestano più o meno nascosti dietro le notizie dei media. È ben vero che ogni tanto emergono altri dati buoni di umanità caritatevole che aiuta dei disperati che hanno perso tutto o si trovano in situazioni allo stremo, beninteso che qui sono citati anche tutti quei volontari che accorrono in associazioni o individualmente per aiutare quei popoli.

Le liste si allungano sempre più, emergono dati altamente negativi: vedi bimbi bruciati vivi dai criminale Boho Haram in Centro Africa e che orami nessuno internazionale tenta di fermare, di anche distruggere una volta per sempre quel genere di crimine contro l’umanità anche se compiuto da tossici sotto l’effetto di eccitanti, ma i nostri politici, oltre ad andare a ringraziare i volontari delle isole greche dovrebbero interporsi tra i criminali che bruciano vivi adulti e bambini e fermare questa ennesima shoah o genocidio programmato, invece se per la Siria si prospetta, dopo anni, una tregua, laggiù in centro africa si sequestrano anche bambine riempite di droga e bombe per farsi esplodere in mezzo alla gente, portando ulteriore distruzione, ma ormai si va avanti così, si lascia fare o si fa poco e la gente fugge dalla morte violenta che l’aspetta fuori casa e intraprende il viaggio altrettanto criminale di tratta degli umani dove altrettanti delinquenti organizzano viaggi da paura verso un mare che riserva sorprese di morte e di vita verso un paese che non si sa più come accoglieranno questi che sopravvivono, non vivono più ma portano i loro familiari verso l’incognita del domani per la vita non verso la ricchezza o l’agiatezza, ma la semplice vita da vivere. Che Dio ci aiuti una volta per sempre, poiché noi, a parte i volenterosi che sacrificano anche la loro vita, c’è solo una terra di nessuno.