Gennaio 2016 – Naufragi e nuove statistiche funebri dell’Unione Europea/January 2016 – Wrecks and New European Union Death Statistics

Nuova tragedia del Mar Mediterraneo con un ennesimo naufragio di 112 persone, stavolta non nelle acque europee, bensì di fronte alle coste della regione autonoma del Somaliland, a Nord della Somalia, nel Corno d’Africa: 112 i migranti morti nel naufragio di un’imbarcazione affondata venerdì scorso. Secondo quanto riferito, in queste ore, dalle autorità sanitarie locali intervenute nelle operazioni di soccorso, sono 75 i migranti tratti in salvo – per lo più di nazionalità eritrea e somala – e 112, appunto, i corpi rinvenuti sulla costa.
Un’altra rotta dell’immigrazione: dal Corno d’Africa al Golfo Persico. Ogni anno migliaia di persone muoiono al largo di questa parte di Africa, dalla quale fuggono a causa delle guerre e delle tragiche condizioni economiche in cui versano i Paesi della penisola somala. I migranti tentano, dunque, di attraversare il mare e di approdare nello Yemen, da cui sperano di raggiungere i ricchi Paesi del Golfo Persico. (R.B.)
Iniziano le notizie scandalose, ma veritiere circa il traffico umano che continua anche criminalizzato oltre l’inverosimile. In Siria a Mandaya c’è la fame più nera o verde: gli imam avevano già dato ordine di mangiare cani e gatti, ma non bastava, e questo dal 2009. Ripetuto nel 2012 dove i villaggi erano bombardati con le bombe a grappolo e presumibilmente anche con iprite,cloro ed altro. Gli abitanti scrivevano che si muore di fame e di sole, ma anche di freddo e di neve. (Viviana Daldorso 2009, DonBoscolancet.it), ma i particolari sono peggiori: ora la gente e soprattutto i bambini mangiano erba e si arrampicano sulle piante per mangiare le foglie. Le mamme preparano zuppe di erba e foglie (qualcuno ha avuto il coraggio di pubblicarlo assieme alla squallida notizia presumibile che appartenenti di Assad mostravano pranzi enormi per dimostrare il contrario). L’Onu ha detto che la fame nel mondo è diminuita, ma qua si muore ancora di fame, come nell’Africa Centrale e da altre parti: sono le mezze verità pubblicate per farsi belli e affievolire l’urlo di chi ha fame e sete e muore anche di fame, assideramento, mancanza di cibo. Che squallore estremo! Sembra che ultimamente qualche convoglio dell’ONU e MSF riesce a passare, finalmente; la speranza è che non sia la solita bufala per far dormire la gente lontana da questa sporca guerra dove erano usate anche bombe a grappolo. Ma le crudeltà umane non si fermano: scafisti che gettano a mare emigranti, qualche morto; dei bambini non si parla, si trovano poi galleggianti o rotolanti sulle spiagge.
1) Migliaia di persone sono fuggite nelle ultime settimane dalle loro case del Sud Sudan a causa del perdurare della guerra civile nel Paese, diventato indipendente da Khartoum solo nel 2011. Circa diecimila rifugiati sono arrivati dalla fine di dicembre nel campo di Bentiu – nel Nord del Paese – gestito dalle Nazioni Unite, dove il totale delle persone è arrivato a 115 mila, mentre 193 mila sono i profughi in tutti i campi dell’area coordinati dall’Onu. “La situazione è estremamente preoccupante, soprattutto sul fronte della malnutrizione”, ha detto Eugene Owusu, coordinatore dell’Onu per il Sud Sudan.
Un conflitto che ha causato oltre 2 milioni di sfollati. Già nel mese di ottobre le Nazioni Unite avevano riportato l’attenzione sui problemi del Sud Sudan, definito “a grave rischio fame, al quale si è sovrapposto il protrarsi di un conflitto che ha già causato oltre due milioni di sfollati, e che non si è placato neppure dopo la firma degli accordi di pace alla fine dell’agosto 2015″. Sempre secondo l’Onu, infine, sono seimila i sudsudanesi che negli ultimi due mesi hanno attraversato il confine con la Repubblica Democratica del Congo. (R.B.) http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/10/sud_sudan_onu_popolazione_allo_stremo_per_guerra_e_fame/1200095(segnalato da inTopic – tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
2) Siria: assedio e fame a Madaya. Medici Senza Frontiere: “Evacuare i pazienti e garantire forniture mediche immediate è essenziale per salvare vite umane da http://www.articolo21.org/2016/01/siria-assedio-e-fame-a-madaya-msf-evacuare-i-pazienti-e-garantire-forniture-mediche-immediate-e-essenziale-per-salvare-vite-umane/ (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
Bruxelles/Roma, 7 gennaio 2016 – Circa 20.000 abitanti della città assediata di Madaya, nel Governatorato del Rif di Damasco in Siria, sono drammaticamente privati del necessario per sopravvivere e 23 pazienti del centro sanitario supportato da Medici Senza Frontiere (MSF) sono morti di fame dal 1 dicembre 2015. MSF accoglie con favore che il governo siriano autorizzerà il rifornimento di cibo nell’area, ma chiede che anche la consegna immediata di medicinali salva-vita attraverso la linea d’assedio sia una priorità e che i pazienti malati vengano evacuati con urgenza in posti sicuri dove essere curati.
Dal luglio 2015, le forze del governo siriano hanno assediato la città e dopo la distribuzione una-tantum di cibo, il 18 ottobre, questo assedio si è stretto in una vera morsa per la popolazione. Dei 23 pazienti deceduti, 6 avevano meno di un anno, 5 più di 60 anni e gli altri 12 erano tra i 5 e i 60. Diciotto erano uomini e cinque donne. MSF è estremamente preoccupata per i pazienti attualmente in cura e per i 20.000 abitanti della città, che per mesi hanno avuto pochissimo cibo a disposizione.
“È un chiaro esempio di cosa significa utilizzare l’assedio come strategia militare” dichiara Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di MSF. “Ora che l’assedio è così serrato, i medici che supportiamo non hanno più farmaci negli scaffali, mentre i pazienti malati e affamati aumentano. I medici si sono ridotti ad alimentare i bambini malnutriti con sciroppi medicinali, perché sono l’unica fonte di zucchero ed energia disponibile, e così le poche scorte dei farmaci rimasti diminuiscono ancora di più. Oltre a fornire cibo, l’unico modo per uscire da una situazione ormai catastrofica è garantire l’evacuazione medica immediata dei pazienti malati e garantire il rifornimento dei farmaci.”

La situazione a Madaya è un esempio estremo degli assedi imposti in diverse zone del paese sia dal governo siriano che dai gruppi armati dell’opposizione. MSF è seriamente preoccupata che possano insorgere situazioni simili in altre aree assediate.
“In questo momento Madaya è una vera prigione a cielo aperto per circa 20.000 persone, tra cui neonati, bambini e anziani. Non c’è modo di entrare né di uscire e le persone vengono lasciate morire” continua de le Vingne di MSF. “I medici che supportiamo riportano di persone ferite o uccise da mine e spari mentre tentavano di lasciare la città. La disperazione è così acuta che al punto di distribuzione di MSF, pensato per rifornire i più vulnerabili, le persone litigano per accaparrarsi le ultime razioni di cibo disponibile.”

MSF supporta una struttura medica e un punto di distribuzione di cibo a Madaya dall’agosto 2015. Anche se difficile, all’inizio era ancora possibile organizzare la fornitura di cibo e medicine, ma di recente è diventato del tutto impossibile far passare qualunque bene. Lo staff medico supportato da MSF lavora in condizioni estreme e senza forniture adeguate per rispondere a bisogni medici già gravissimi esacerbati dall’insicurezza alimentare e dalla malnutrizione. Una distribuzione una – tantum non mitigherà i problemi nei mesi a venire.
MSF chiede l’evacuazione urgente dei pazienti malati verso un posto sicuro dove essere curati e l’accesso immediato e senza impedimenti delle forniture mediche salva-vita per la popolazione civile a Madaya.
3) Urla e spintoni per un po’ di cibo. La Lotta dei bambini in Siria
pubblicato il 5 dicembre 2012 alle ore 10:42 fanpage.it (http://youmedia.fanpage.it/video/UL8W7uSwAZS2VXhW– tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Urla, spintoni, gomitate. È la lotta quotidiana dei bambini siriani per conquistare un po’ di cibo, servito in un angolo di Aleppo da un gruppo di volontari.”Ce ne è per tutti” urla Abo Abdo, uno di loro cercando di calmare senza successo la folla, mentre raschia il fondo della pentola e altri volontari come lui distribuiscono felafel fritti.”Ci sono 6 o 7 di noi nel quartiere che fanno collette per nutrire i bambini poveri”. Non riescono a raccogliere molto, ammette, ma abbastanza per alleviare la fatica dei genitori. Molte famiglie sono tornate nelle loro case ad Aleppo o nelle vicinanze, per scoprire che non è rimasto molto. E si sono trovate senza niente, con la guerra che ha portato i prezzi dei generi alimentari alle stelle e il peggio dell’inverno che deve ancora arrivare.”Fino a quando dobbiamo andare avanti a vivere così”, urla Abo Abdo, provato dalle scene di fame e miseria a cui assiste ogni giorno. Intanto la folla di bambini intorno ai felafel cresce sempre di più mentre i volontari distribuiscono senza sosta il cibo. La speranza è quella di riuscire a raccogliere altri soldi per cucinare ancora per bambini come Rame, 11 anni, un piatto vuoto in mano e la certezza che stare in fila in strada è più conveniente che rimanere a casa dove da mangiare non c’è nulla.
4) Siria, sostenitori di Assad condividono foto di cibo per deridere gli abitanti di Madaya
pubblicato il 10 gennaio 2016 alle ore 16:50 (http://youmedia.fanpage.it/gallery/aa/569271d1e4b0579277895568– tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Sostenitori del regime siriano di Assad hanno condiviso sui social network le foto di cene e tavole imbandite per schernire gli abitanti di Madaya, città assediata dall’esercito di Damasco dove si muore di fame. Sebbene non ci siano cifre ufficiali sulle vittime, l’Onu dichiarato di aver ricevuto “rapporti credibili” su numerosi casi di morti per stenti e secondo Medici senza frontiere sarebbero almeno ventitre i morti dal primo dicembre, quando è cominciato l’assedio.

Gli autori delle foto postate sui social media hanno utilizzato l’ hashtag # متضامن_مع_حصار_مضايا (solidarietà con l’assedio di Madaya).
5) Salento, migranti buttati in mare davanti alla costa. Una donna morta, 7 assiderati. I migranti – di nazionalità somala – sono stati gettati in mare dagli scafisti. (http://www.fanpage.it/salento-migranti-buttati-in-mare-davanti-alla-costa-una-donna-morta-7-assiderati/– http://www.fanpage.it/
NOTIZIE 11 GENNAIO 2016 – 13:09 di Davide Falcioni (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Trentacinque migranti di nazionalità somala sono stati tratti in salvo a largo della costa salentina: erano stati gettati nell’acqua gelida dagli scafisti e purtroppo una di loro, una giovane donna, è morta. Il suo corpo è stato recuperato questa mattina sugli scogli di Marina di Felloniche (Patù), con il velo incastrato sub uno scoglio: la vittima una ragazza dall’età apparente di trent’anni, la cui salma è stata benedetta dal vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, monsignor Vito Angiuli.  All’appello mancherebbe ancora una donna, mentre un’altra delle tre in un primo momento data per dispersa è stata tratta in salvo dai militari della Guardia costiera a Novaglie. Le ricerche della donna dispersa sono condotte da due motovedette della Capitaneria di porto, oltre che da un’unità navale e un elicottero della guardia di finanza e dal Nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco. La zona di perlustrazione è assai ampia. Lo sbarco desta non poca preoccupazione tra le autorità: la zona del Salento infatti da tempo non veniva scelta dai migranti come punto di attracco, dal momento che negli ultimi mesi è stata scelta prevalentemente la Grecia. L’allarme è stato lanciato intorno all’una di notte e le forze dell’ordine hanno avviato i controlli nelle aree segnalate, individuando tre diversi gruppi di immigrati. Stando a quanto emerso i profughi avrebbero attraversato il Mar Adriatico a bordo di un gommone, che si è avvicinato a terra in tre diverse zone del Capo di Leuca Molti migranti sono stati trovati in stato di ipotermia, a causa del freddo della notte e del fatto che sono stati gettati in mare: sette di loro sono ricoverati e non versano in gravi condizioni, mentre 28 sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.
6) Beirut, 30 ott. Siria, ong: almeno 89 morti in attacco regime su aree ribelli. Una parte vicino Damasco e un’altra in attacco ad Aleppo (http://www.askanews.it/esteri/siria-ong-almeno-89-morti-in-attacco-regime-su-aree-ribelli_711646677.htm– Tutti i diritti riservati gli autori e alle testate).
Almeno 89 persone, tra cui 17 bambini, sono morti negli attacchi lanciati oggi dal regime siriano in un’area controllata dai ribelli alle porte di Damasco e vicino la città di Aleppo. Il nuovo bilancio arriva dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Le forze del regime siriano hanno lanciato razzi contro la città di Douma, a est della capitale, controllata dai ribelli, uccidendo 57 persone di cui cinque bambini.
Altri 32 civili, tra cui 12 bambini, sono morti nei raid aerei condotti o dal regime o dagli aerei militari russi sulle aree controllate dall’opposizione vicino ad Aleppo, ha aggiunto l’Osservatorio. (fonte Afp)
Questa notizia è riportata in data odierna su alcuni media e la si rievidenzia.

7) Siria, massacro a Deir Ezzor
Siria. L’Isis avrebbe ucciso 300 civili: “In maggioranza donne, bambini e anziani”. I militanti dello Stato Islamico avrebbero compiuto un massacro a Deir Ezzor, in Siria, e avrebbero anche rapito oltre 400 civili. 
«Isis ha ucciso 300 civili e rapito 400 persone». I corpi gettati nell’Eufrate.

Secondo l’agenzia Sana la maggioranza delle vittime sono donne, bambini e anziani. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani parla di 135 vittime. Isis avrebbe preso il controllo di parte della città. di Redazione Online
Sarebbero «300 i civili, in maggioranza donne, bambini e anziani uccisi sabato dai miliziani dello Stato islamico vicino Deir Ezzor», nell’est della Siria. Lo denuncia l’agenzia ufficiale siriana Sana, citando testimonianze dei residenti, dopo che l’Osservatorio nazionale per i diritti umani aveva parlato di almeno 135 morti, 85 civili e 50 combattenti del regime siriano. Se confermata, sarebbe una delle più grandi stragi commesse in un unico giorno in quasi cinque anni di guerra civile in Siria.
150 decapitati
Gli attivisti locali citati dai media curdi raccontano che «almeno 150 persone sono state decapitate, inclusi donne e bambini». I jihadisti hanno fatto strage «in due sobborghi controllati dal regime siriano a Dayr az Zor, Ayash and Begayliya». «Li hanno uccisi casa per casa», continuano gli attivisti.
I combattimenti
Combattimenti sono avvenuti in diversi quartieri della città e nella rivendicazione del «grande attacco»; l’Isis ha comunicato che i suoi miliziani hanno preso il controllo di Al-Baghaliyeh, periferia nord della città. È proprio qui che sarebbe avvenuto il massacro di civili. I militanti avevano fatto irruzione sabato nel villaggio di al Bughailiyeh uccidendo più di 280 persone, in maggioranza donne e bambini, e gettando i loro corpi nel fiume Eufrate, nella campagna di Deir al-Zour, vicino all’Iraq. Diversi kamikaze, ha riferito la tv, si sono fatti saltare in aria vicino a luoghi di governo.
Rapimento di massa
Durante l’assalto a Deir Ezzor i militanti dello Stato Islamico avrebbero inoltre rapito più di 400 civili, tra cui donne e bambini e famiglie di combattenti del regime siriano. A riferirlo è il capo dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani Rami Abdel Rahame, secondo il quale il sequestro di massa è avvenuto a Al-Baghaliyeh, alla periferia settentrionale della città. Le persone sequestrate sono state portate in altre aree controllate del gruppo terroristico.
A Raqqa 40 vittime
A Raqqa invece, roccaforte delle Stato Islamico, sarebbero stati uccisi durante raid aerei 40 civili, tra cui 8 bambini. La denuncia arriva ancora dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani che però non ha fornito dettagli sugli autori del raid. Non è chiaro infatti se gli attacchi siano stati compiuti dalla Russia o dalla coalizione anti Isis e guida Usa. 

(Fonti: http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_17/siria-isis-avrebbe-ucciso-300-civili-rapito-400-sunniti-deir-ezzor-654e3300-bcfc-11e5-9ebd-3d31e1693d62.shtml; http://www.fanpage.it/siria-isis-avrebbe-ucciso-300-civili-in-maggioranza-donne-bambini-e-anziani/ – Tutti i diritti riservati agli autori e alle testate).
Il fermento che si crea attorno ai migranti è deplorevole: i politici Europei si stanno accanendo su quanti emigranti si devono prendere nell’anno in corso e quanti se ne devono respingere. Nessuno dei politici europei tiene conto dei morti annegati che rotolano sulle spiagge del Mediterraneo, delle famiglie divise, dei bambini abbandonati dai genitori per naufragio o altre emergenze come l’attuale assideramento ed altro. È una vergogna che i migranti siano ammassati in edifici e siano poche le nazioni che iniziano ad istruire i migranti su tutto quello che c’è in quella nazione per adibirli a svolgere lavori socialmente utili, cosa che potrebbero fare benissimo.
Un’idea che potrebbe sembrare folle sarebbe di diramare a tutte le nazioni mediorientali ed africane le foto dei bambini spiaggiati, affinché insegnino loro a nuotare; cerchiamo di rendere meno difficoltosa la cosiddetta traversata del mare o della Via dei Balcani dove gli eventi meteorologici fanno la loro parte di mietitura di umani.
Ogni aiuto è valido perché i migranti aumenteranno e, sebbene siano i volontari a iniziare a istruirli sul modus vivendi europeo, si deve fare il massimo per integrarli, razionalizzando l’accesso.
Con la Convenzione di Schengen si fa riferimento a un trattato (le operazioni per la preparazione del quale si svolsero nell’arco degli anni 1985-96) firmato nella piccola cittadina lussemburghese di Schengen, confinante con la Francia e la Germania, che coinvolge sia alcuni Stati Membri dell’Unione Europea sia Stati terzi. Oggetto del trattato è il controllo delle persone, che non va confuso con i controlli doganali sulle merci, anche se portate sulle persone (controlli doganali). I controlli doganali sono stati aboliti tra gli Stati Membri della UE dal 1º gennaio 1993 (caduta delle frontiere).
Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nel Trattato sull’Unione Europea (meglio noto come Trattato di Maastricht).
Gli Stati Membri che hanno deciso di non aderire all’area “Schengen” (nome con cui i Paesi membri del trattato in questione indicano l’insieme dei territori su cui il trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l’Irlanda, in base a una clausola di opt-out.
Gli Stati terzi che partecipavano a Schengen sono Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein.

Complessivamente, 26 stati europei aderiscono quindi allo Spazio Schengen (o Zona Schengen) tramite sottoscrizione diretta. A questi si aggiungono il Principato di Monaco, che fa parte dell’Area Schengen tramite la Francia, ed altri due (San Marino e Vaticano) che fanno parte di Schengen di fatto in concomitanza con l’entrata in vigore degli Accordi di Schengen in Italia: con essi il numero degli Stati componenti l’area Schengen sale a 29. Attualmente tale trattato è messo in discussione da diversi stati e perciò è impossibile fare il punto della situazione, stabilendo se lo stesso propenda per la chiusura dei confini o la regolarizzazione dell’afflusso.
È certo che queste notizie non danno all’umanità in cammino  il passo che imporrebbero vari politici mondiali per far capire che si va avanti: è vero si va avanti, ma con di quelle magagne criminali come il gettare gli emigranti in mare, cosa già fatta più volte e più volte sottaciuta.
Non è un andare avanti: è un voler, a tutti i costi, chiudere gli occhi alla gente affinché non veda al di là del proprio naso per far credere che al mondo succedono sì i crimini, ma ci sono i poliziotti pronti a seccare i criminali, magari anche alla schiena; poi la notizia scompare subito e riaffiorerà al processo.
Pensare che poi gli scafisti gettano a mare gli emigranti e non mi meraviglio se invece i migranti gettassero a mare gli scafisti, poiché questi sono delinquenti comuni, magari drogati col solito captadon e così via. Domani è un altro giorno, triste di freddo per molti emigranti che si avventurano sul mare o sulla terra senza caldi ripari al di fuori di quanto possono mettere in piedi i soliti volontari volenterosi e le associazioni umanitarie, degne di questo nome.

La speranza in un futuro migliore non è ancora sorta, anzi aumentano i casi collettivi  (vedi Colonia ed altre città limitrofe). Dovremo aspettarci il peggio? Se non ci si muove e si pensa solo a licenziare, SÌ!

I regali malvagi della befana per i bambini migranti: freddo, fame, annegamento, muri di filo spinato, dimenticatoio, odio./The Evil Gifts from Santa Claus for Migrant Children: Cold, Hunger, Drowning, Barbed-Wire Walls, Oblivion and Hatred.



1) Ricomincia l’ecatombe criminale dei migranti e anche la conta dei bambini, con la prima piccola vittima del 2016: Khalid di due anni, annegato. Mondo perfido e da schifo!

Si ricomincia a contare i morti e veder spiaggiare i bambini, e i politici di tutto il mondo tacciono ancora; i media scrivono statistiche abbastanza attendibili e per i morti inizia la lenta statistica verso il futuro. Inutile pensare ad un mondo nuovo: gli emigranti ci sono ancora e si affollano ora sulle coste oltre che della Libia e Tunisia (nel Mediterraneo ed anche nell’Oceania e nel Messico).
C’è chi tace queste notizie strazianti a veder raccogliere morti bimbi innocenti e inconsapevoli, ma i morti ci sono e i politici non prendono misure sicure per impedire questa catastrofe umana che aumenta sempre più.
Si resta allibiti, si urla senza bandiere come fa la politica, ma i morti sono morti e non urlano, né portano striscioni di ogni colore anche con ragione: loro sono vivi e potranno vivere anche se a qualche maniera, ma quei morti, di cui alcuni verranno ripescati, resteranno senza nome e località, moltissime volte. Avranno una tomba senza nome, senza lacrime e senza fiori a ricordo di un essere, nostro amato fratello che fuggiva dalla miseria della guerra.
Vigliacchi di politici inermi e con sparate di soluzioni che lasciano il tempo che trovano!
Piangiamo spesso anche per tutti quei volontari che muoiono o vivono allo sbaraglio nella speranza di dare vita e speranza a bambini, donne, uomini.

Si resta inebetiti e rabbiosi ogni volta che si leggono i numeri dei morti di chi tentava di fuggire, ma le carrette erano mine su cui esplodevano in tanti, tanto erano disastrate quelle barcacce, soprattutto i bambini che scivolano nell’acqua senza ritorno o affiorando dopo ore o giorni, cullati dalle onde ed avvistati da pietosi umani, affinché non finiscano nelle fauci di qualche pescecane d altro.
Non ci si riconosce più nella razza umana, che è sempre stata violenta e crudele, anche se ora lo è sempre di più. Le festività natalizie non hanno fermato nessuno in ricordo dei morti annegati o altrimenti periti. Le feste sono trascorse in allegria, anche se con i botti diminuiti, e la prima neve ha richiamato gente sulle piste da sci a divertirsi, mentre altri esseri umani annegavano o si piangevano i morti, specie i bambini, per i quali il conteggio è già iniziato.
L’umanità che piange c’è e tanta, ma purtroppo dove sono i morti non sempre ci sono i cimiteri e un mazzetto di fiori: c’è solo il pianto dei bambini e delle bambine rimasti senza mamma e senza padre; scene strazianti, che quei sopravvissuti ricorderanno per tutta la vita, come coloro che hanno salvato o recuperato i loro fratelli morti; molti di loro si svegliano di notte e rivedono le stesse scene strazianti, incredibili, specie i bambini cullati dalle onde o rotolati sulle spiagge senza alcuna manifestazione di cordoglio, o altri che sono rimasti senza genitori e che piangono il loro futuro e la sicurezza che i loro cari non potranno più dar loro. Ma c’è sempre un angelo custode che li protegge anche se sono in mezzo alla sporcizia a raccogliere rifiuti, e dopo c’è un Dio che scrive tutto ed avranno una vita vicino all’Amore di Chi li ha creati. Bambini, sperate in Dio, in qualsiasi modo lo chiamate, e l’umanità perfida, egoista, corrotta, ladra non avrà certo fiori e ricordi.

Il piccolo Khalid, un bimbo migrante di 2 anni, è la prima vittima del 2016 http://www.fanpage.it/ – 4/01 2016 Biagio Chiarello.
Il gommone su cui viaggiava con la madre, siriana, e altre 38 persone si è schiantato contro delle rocce di un’isola dell’Egeo. È il primo profugo a perdere la vita nel tentativo di lasciare il proprio paese in guerra.

NOTIZIE 4 GENNAIO 2016 – 09:58 di Biagio Chiariello (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Sul prima tragedia dei migranti del nuovo anno spicca un nome su tutti: Khalid, un bambino siriano di due anni. È lui il primo profugo a perdere la vita nel 2016. Lo riferisce il “Times of Malta”, citando la Migrant Offshore Aid Station (Moas), l’organizzazione benefica fondato e gestita dal milionario americano di origini calabresi Christopher Catrambone. La ong precisa su Facebook che Khalid viaggiava insieme alla madre di 28 anni ed una quarantina di altre persone su un gommone, che si sarebbe schiantato sulle rocce di un’isola sull’Egeo. Il suo corpicino è stato recuperato dal mare dai pescatori dell’isola di Gaidaro. Altre dieci persone sono rimaste ferite nel naufragio, mentre un’altra donna e un neonato di tre mesi sono stati ricoverati per una grave ipotermia. Sempre nelle ultime ore, la Guardia costiera turca ha tratto in salvo 57 migranti bloccati su un’isoletta nel Mar Egeo, davanti alla città costiera di Dikili. Tra le persone recuperate in mare ci sono anche 3 bambini ammalati.
La tragedia dei migranti non si ferma nel 2016. L’inverno dunque non ferma il dramma dei profughi che abbandonano i paesi d’origine per sfuggire a guerre e carestie. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione mondiale per le Migrazioni sono stati quasi 4.000 i morti nel Mediterraneo nel 2015 (nel 2014 furono 3.270). Ma la realtà dei fatti è un’altra: non esiste un conteggio preciso di tutte le vittime, specie quelle partite dalla Libia. Ciò vuol dire che i morti quasi certamente sono anche di più. Quel che è peggio è che questa tragedia riguarda sempre più i bambini: sono oltre 700 quelli morti nel 2015, secondo la denuncia di Fondazione Migrantes. La vicenda di Khalid, in tal senso, riporta alla mente quella di Aylan, il bimbo siriano di origine curda, annegato a 4 anni, nel settembre scorso, insieme al fratellino Galip e alla madre, e trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-il-piccolo-khalid-un-bimbo-di-2-anni-e-la-prima-vittima-del-2016/http://www.fanpage.it/).
2) Migranti, nuova tragedia nell’Egeo: nove morti, ci sono anche bambini Il bilancio della nuova strage di migranti tra Grecia e Turchia è ancora provvisorio (www.fanpage.it).

Nove i morti accertati, tra loro anche bambini. – NOTIZIE 5 GENNAIO 2016 10:27 di Davide Falcioni

Nuova tragedia tra Turchia e Grecia, in quel tratto di Mar Egeo in cui nell’ultimo anno hanno perso la vita centinaia di migranti. Nove persone sono morte la scorsa notte mentre tentavano di raggiungere la costa ellenica a bordo di una vecchia imbarcazione che si è rovesciata ed è affondata. A bordo anche diversi bambini i cui corpi, insieme a quelli delle altre vittime, sono stati riportati indietro dalla corrente e travati sulla spiaggia di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia. La barca su cui viaggiavano i migranti era partita da Smirne con a bordo almeno 22 persone e si è capovolta in mare a causa delle pessime condizioni meteo: secondo i media turchi il bilancio dei morti è ancora provvisorio e potrebbe facilmente aumentare, dal momento che finora solo otto persone sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera. Le autorità sono alla ricerca dei dispersi sia in mare aperto che lungo la costa.

Quella tra Grecia e Turchia non è che l’ennesima tragedia che coinvolge profughi nel braccio di mare che separa i due paesi. Secondo la Fondazione Migrantes, infatti, nel 2015 i morti sono più che raddoppiati rispetto al 2014 e passando da 1.600 a 3.200, ben 700 dei quali sono bambini. Duro il commento di monsignor Gian Carlo Pelago, direttore di Migrantes: “L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo”. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-nuova-tragedia-nell-egeo-nove-morti-ci-sono-anche-bambini/).

Purtroppo le notizie che giungono sono improprie: i morti sono di più, come pure i morti.

05/01/2016: Sale a 21 morti, tra cui almeno 3 bambini, il bilancio del naufragio di un barcone di migranti diretto all’isola greca di Lesbo, avvenuto la scorsa notte al largo della Turchia. Lo riferiscono media locali, secondo cui la gendarmeria di Ankara ha recuperato i corpi in due diverse località della costa egea, Ayvalik e Dikili. 

Nove bambini che muoiono ancora per colpa degli scafisti di carrette di mare, corrotti e famelici di soldi e di morte di chi trasportano. Siete dei vigliacchi maledetti e malvagi, nessuno vi ferma, perché anche le polizie chiudono un occhio e le barche da naufragio continuano a riempirsi di futuribili morti. Pace a voi e buona speranza, non buon anno, ma buona umanità che ha già dimostrato che vi accetta. Noi vi siamo sempre vicini e le feste non esistono più: ci sono parenti di bambini morti, ma non sono tutto; guardiamoli, aiutiamoli presso il loro Creatore.
Migranti, nuova tragedia nell’Egeo: 36 morti, ci sono anche tre bambini
Il bilancio della nuova strage di migranti tra Grecia e Turchia è di 36 morti accertati, tre dei quali sono bambini. ULTIME NOTIZIE 5 GENNAIO 2016: www.fanpage.it/ (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata) 10:27 di Davide Falcioni Ore 20

Sale ancora il bilancio. Sono 36 le vittime, tra cui almeno 3 bambini, del naufragio. Recuperati i corpi in due diverse località della costa egea, Ayvalik e Dikili.Ore 17.00 – Sono 34 – ma il numero è ancora provvisorio – i migranti morti a largo della costa tra Grecia e Turchia. Tra loro confermata la presenza dei cadaveri di tre bambini.

UPDATE ore 13 – Sale a 21 il numero delle vittime del naufragio a largo della costa turca: tra i morti, 3 sono bambini. Le autorità hanno reso noto che 11 sono stati trovati sulla spiaggia di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia, mentre altri dieci erano sulla costa del distretto di Dikili.Nuova tragedia tra Turchia e Grecia, in quel tratto di Mar Egeo in cui nell’ultimo anno hanno perso la vita centinaia di migranti. Nove persone sono morte la scorsa notte mentre tentavano di raggiungere la costa ellenica a bordo di una vecchia imbarcazione che si è rovesciata ed è affondata. A bordo anche diversi bambini i cui corpi, insieme a quelli delle altre vittime, sono stati riportati indietro dalla corrente e travati sulla spiaggia di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-nuova-tragedia-nell-egeo-nove-morti-ci-sono-anche-bambini– http://www.fanpage.it/)

Anche il 2016 è comincia con il regalo di nuovi naufragi con morti di adulti e bambini.

Per i piccoli che sono annegati il regalo che si aspettavano per “la befana” è stato osceno, scandaloso, traditore: acqua di mare nei polmoni, mancanza di respiro, freddo, assideramento. Nessuno di loro, di sicuro, si aspettava un trattamento del genere dalla civile Europa, ma l’accoglienza è stata quella che si sta mettendo in atto da anni. Spesso nemmeno le forze dell’ordine hanno avuto pietà di quell’orda di soggetti disperati e il freddo, l’assideramento, il gelo, il camminare nel ghiaccio e il vedersi respinti, sono ciò che la cosiddetta civiltà ha sostituito ai regali.

3) L’ONU rompe l’assedio: a Madaya arriva il cibo 08/01/2014 da Intopic e altre testate (Tutti i diritti riservati agli autori ed alle testate)

Bambini che mangiano le foglie dagli alberi. Altri che si cibano di cani e gatti. Gli oltre 40mila civili intrappolati da mesi a Madaya, località a ovest di Damasco circondata dalle milizie sciite di Hezbollah, continuano a patire la fame e il freddo, mentre l’Onu annuncia di aver ottenuto dal governo siriano l’assicurazione che un convoglio umanitario potrà raggiungere l’area sottoposta a un assedio medievale da parte del regime siriano sostenuto da Russia e Iran.

Melissa Fleming, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, ha detto che il governo siriano si è impegnato a «permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere Madaya, dove è previsto l’arrivo dei primi aiuti nei prossimi giorni». Damasco non ha finora confermato né smentito.

Da giorni circolavano in rete e sui media video e immagini choc – la cui autenticità non era sempre verificabile in maniera indipendente – di bambini e anziani denutriti. Secondo fonti mediche locali, nelle ultime settimane 20 persone sono morte di stenti nella città situata sulle montagne che separano il Libano dalla Siria. «Almeno 42mila persone rimangono a Madaya e sono a rischio di inedia», ha affermato Yaqoub al Hillo, il più alto rappresentante Onu presso il governo siriano. Hillo ha ricordato che i 40mila di Madaya sono solo un decimo dei 400mila da tempo intrappolati in località sotto assedio in diverse zone della Siria. La maggior parte delle aree sono circondate da truppe governative o dalle milizie locali o straniere alleate a Damasco. In altri casi, come a Dayr az Zor nell’est del Paese, l’Isis assedia sobborghi controllati dalle truppe del regime.

Nel caso di Fuaa e Kafraya, nel nord-ovest del Paese, miliziani delle opposizioni e loro alleati qaidisti assediano le due località a maggioranza sciita e difese anche dagli Hezbollah. Proprio il destino dei 30mila civili assediati a Fuaa e Kafraya è legato ai 40mila di Madaya. E sempre dalla Siria arriva un’altra notizia choc. Attivisti anti Daesh hanno fatto sapere che una donna sarebbe stata messa a morte dagli uomini del Califfato a Raqqa. Ad ucciderla, secondo le fonti, il figlio. dei figli dei poliziotti che si trastullavano a casa con il regalo fianle della morte in tenera età.

Volontari salvatori hanno fatto l’impossibile, ma la situazione è sempre quella i signori che sorridono malamente alla camera cercano di salvare il salvabile, ma chiudono le frontiere e i regali metereologici arrivano senza farsi aspettare. Una decina dei bambini è già morta annegata e prima senz’altro speravano in tutt’altro, ma la marcia ormai innescata dall’Europa è questa, il loro sorriso e gioa non ci saranno più nemmeno in fondo al mare.

Molti sono i disperati che avanzano e la recettività si fa sempre più stirata, ormai si calcola coloro che arrivano e possono lavorare, e se sono invalidi i tempo si allungano ed avvengono anche le espulsioni di gente arrabbiata che diventa violenta che non è istruita a sufficienza sul come comportarsi Anche i nuovi Hotspot che l’UE sta aprendo si potrebbero rivelare pericolosi nel distinguere i criminali o violenti o patologici da migranti nullatenenti e rifugiati :chi ha subito viaggi da paura ed ora è davanti ad un funzionario e se sarà valutato come migrante economico verrà espulso con la sua carovana che ha resistito fino allora.

Non so per quale ministero o funzionario “economico” è chi vuol arricchire e non sopravvivere, dopo quello che ha passato e con la famiglia da mantenere e dover ritornare dove ha sfuggito la morte e magari quella di qualche suo caro.

Tutto questo fa veramente schifo e orrore, ma i nostri Ministri o Dirigenti non sai dove attingano le loro famigerate idee di salvezza della situazione :loro non muoiono che per fenomenologie stradali o patologiche, ma i migranti muoiono perche vengono uccisi e barbaramente, stressati e quasi sempre sfiniti come 5000 km per cercare di sopravvivere dal medio oriente all’europa del nord, perché in italia si sta molto peggio e taglieggiati in continuo dai trafficanti di vite umane, responsabili in primis dei morti annegati, ma tanto sfuggono quasi sempre alla legge e chi è morto, molte volte è sepolto senza nemmeno un nome.

Volontari continuate il vostro lavoro, vi ringraziamo e vi aiutiamo anche se altri non aiutano. Grazie, anche se i siriani o africani è gente con le nostre stesse emozioni buone e cattive e deve ridimensionare alcune modalità innate di vita: speriamo in notizie migliori e meno ossessive per quei disperati che fuggono, certe volte senza sapere dove vanno.


4) Ultime

Via libera Damasco per salvare popolo (da InTopic ed altre fonti – tutti i diritti riservati agli autori e testate)
00:48 – Il governo siriano ha approvato l’ingresso di aiuti umanitari dell’Onu nella località sotto assedio di Madaya, alla periferia di Damasco, dove sono bloccate circa 42mila persone che corrono il rischio di morire di fame. Lo riferiscono in un comunicato congiunto i coordinatori umanitari dell’Onu per la crisi in Siria, Yacoub el Hillo e Kevin Kennedy.
Secondo i media internazionali la fame nel mondo è diminuita: mandiamoli tutti a vivere a Madaya, in Siria, e si accorgeranno del vecchio sistema di affamare gli assediati e farli morire per mancanza del necessario. Siamo in piena preistoria sociale e morale; sul piano morale forse era meglio allora.

Il vergognoso Natale sott’acqua dei bambini migranti spiaggiati o sepolti in fondo al mare dal criminale traffico umano. /The Shameful Submerged Christmas of the Innocent Little Migrants Whose Dead Bodies End Up on a Beach or are Buried at the Bottom of the Sea by the Criminal Trafficking of Human Beings.

Fioccano le notizie sui bambini spiaggiati e morti in altre circostanze mentre cercavano un modo per poter vivere coi loro genitori senza paura. Paura di morire, di non riuscire a sopravvivere per la mancanza di tutto. Se qualche anno addietro questi bambini vivevano alla meno peggio,ora sono proprio allo sbando completo. Se ci sono i genitori se li tengono stretti a loro cercando di dare loro sicurezza fisica, cibo e altro, ma molte volte anche queste esigenze basilari mancano. Si incamminano sui sentieri criminali del traffico attuale disumano e affrontano, se possono, i sacrifici e le ingiustizie di questo mercato indegno e sopportato ancora dalle nazioni unite o disunite. Una vergogna senza pudore, né limiti; ma si va avanti in tutti i sensi. E la novità è che i media iniziano a mostrare le foto dei bambini morti nel Mar Mediterraneo ed Egeo: corpi galleggianti che dondolano col le onde e poi finiscono sulle spiagge o sugli scogli in mille posizioni indegne per quelle creaturine ormai senza vita.
Ma dietro questi scoop veritieri e giusti da sbattere in faccia ad un mondo crudele c’è anche la ricerca di macabre esclusive.

I bambini stanno anche imparando che esistono adulti che li rapiscono per diventare soldati e allora scappano di casa ed è la fine, perché non sanno più dove andare senza soldi. Dalle 484 pagine del Rapporto della Commissione d’inchiesta ONU sui diritti umani in Eritrea dello scorso mese di giugno 2015 si afferma che il governo di Asmara avrebbe commesso “crimini contro l’umanità nei confronti della sua popolazione”. Così i bimbi vanno via. A 10 o 12 anni seguono i ragazzi più grandi, quasi per gioco. Vanno via per non diventare militari a vita (il servizio militare inizia a 16 anni, e finisce dopo i 55 anni compiuti), per non subire più le punizioni corporali in classe, per inseguire il sogno della libertà. Sono soli e se si aggregano a gruppi di migranti sono sempre soli: tranne che in qualche pietoso caso umano (Interris.it dicembre 2015), molte volte è la fine fisica per mille motivi che comportano un viaggio di migliaia di chilometri da soli.

Pensiamo, per i cattolici, al S. Natale che passeranno questi bambini che annaspano fra le onde, che li spingono avanti e indietro sulle spiagge o su lidi di scogli o in paesi sconosciuti ed ostili: questo è il loro Natale, la loro festa, la loro gioia attesa per giorni e finita senza sorrisi, senza momenti di festa, soli, affogati, in balia delle onde che fanno loro da pietoso lenzuolo o, ancor peggio, da pasto ai pesci.

Questo è lo scenario di questa Festa attesa proprio dai bambini che la sognavano da un pezzo, anche senza regali o piccole cose, sperando solo che potesse rallegrare una vita grama, paurosa, ansiosa e stremata, fatta di fuga dalle guerre o dal nulla creato dall’uomo, del traffico che distrugge nel profondo a suon di captagon o altro, per rendersi ancora più feroce su umani che poi assomigliano ai loro figli. Un uomo ormai mostro. Ma restiamo con le foto dei bambini spiaggiati che aumentano di giorno in giorno, ora sempre più frequenti in Turchia/Grecia, guadiamoli bene e confrontiamoli coi figli, coi nipotini oppure anche coi bambini che si sono aggregati al mucchio di umani che fuggono, senza genitori, mangiando quello che fuggitivi o volontari del momento danno loro; riflettiamo su di loro e sui loro pensieri e visioni che li spingono al destino crudele verso cui si erano incamminati.

Dio non può perdonare questi insulti agli esseri che ha creato e ai loro angeli custodi che non li possono proteggere del tutto, quando gli artigli della morte li ghermiscono.

Abbiamo pietà vera per loro e, se possiamo aiutarli, aiutiamoli: anche una tomba è un aiuto umano. Non rinchiudiamoci nella solita vita del giorno, aiutiamo chi ha qualsiasi necessità: niente cade nel nulla, ma Qualcuno scrive ogni nostro atto.

È triste leggere solo ora il numero dei bambini che non riescono a raggiungere le mete prefisse ed è più triste vedere le foto dei bambini galleggianti, magari col pannolino zuppo perché molto piccoli.

Ricordiamoli, cioè non dimentichiamoli: erano il nostro futuro che diventa sempre più disgraziato.

Mi sorge un dubbio molto atroce: perché solo ora, da qualche mese a questa parte, fotografano i bambini morti, mentre per anni non li hanno mai fotografati o pubblicati? Perché?

1) Pedocriminalità. Cronaca Varese, 17 Novembre 2015, di Francesco Loiacono (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata – www.fanpage.it)

Una suora è a processo a Busto Arsizio (Varese) con l’accusa di aver abusato sessualmente di una ragazza all’epoca dei fatti appena dodicenne. La giovane nel 2011, all’età di 26 anni, si tolse la vita. Dai suoi diari i familiari scoprirono le presunte violenze. I PM hanno chiesto 9 anni e 9 mesi di carcere per la religiosa. Una storia di presunti abusi sessuali e di una tragedia purtroppo reale. È quella di una ragazza residente a Busto Arsizio, nel Varesotto, che si uccise nel 2011 all’età di 26 anni dopo lunghi anni di presunte violenze sessuali da parte di una suora. Adesso la religiosa, la 55enne M.A.F.,  nel frattempo arrestata e poi rimessa in libertà dopo un periodo passato nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Siviere (Mantova), è a processo di fronte al tribunale di Busto Arsizio, dove l’accusa ha chiesto per lei una condanna a nove anni e nove mesi di reclusione. Gli abusi sarebbero iniziati quando la ragazza aveva solo 12 anni Secondo i pubblici ministeri Maria Cristina Ria e Francesca Gentilini, gli abusi sarebbero iniziati in una parrocchia di Busto Arsizio tra il 1997 e il 1998: allora la ragazza aveva solo 12 anni, ma le violenze sarebbero poi proseguite per diverso tempo A scoprirle furono i genitori della ragazza, che dopo la sua morte trovarono nei diari della loro figlia decine di lettere scritte dalla suora. Assieme ad e-mail e sms inviati alla giovane per l’accusa costituiscono le prove degli abusi compiuti dalla religiosa sulla giovane. Proprio grazie a queste prove la suora, che nel frattempo era stata trasferita nel Milanese, venne arrestata dalla squadra mobile di Varese. I PM hanno chiesto ai giudici di non concedere le attenuanti generiche per la donna, accusata anche di atti persecutori nei confronti della ragazza. La prossima udienza è prevista per il 24 novembre: interverranno i genitori della ragazza, che si sono costituiti parte civile e i difensori della religiosa. Citata per responsabilità oggettiva anche la congregazione alla quale la suora appartiene, le Figlie di Maria Ausiliatrice: per il legale dei familiari della ragazza non avrebbe vigilato sul comportamento della loro consorella. (Continua su: http://milano.fanpage.it/chiesti-nove-anni-per-una-suora-avrebbe-abusato-di-una-ragazza-che-poi-si-suicido/http://milano.fanpage.it/).

2) Migranti, corpi di due bambini trovati su costa turca (16 dicembre 2015).

Migranti, i corpi di due bambini trovati da pescatori in Turchia. I due bambini, probabilmente rifugiati siriani, indossavano giubbotti di salvataggio quando i loro cadaveri sono stati trovati da alcuni pescatori al largo di Cesme. (Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata). MONDOULTIME NOTIZIE 16 DICEMBRE 2015 – 13:37 di Susanna Picone (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).

Altri due bambini sono annegati probabilmente nel tentativo di raggiungere con un gommone le isole greche. I loro corpi sono stati ritrovati ieri da alcuni pescatori sulla costa turca di Cesme, nella provincia di Smirne. Avevano addosso dei giubbotti salvagente e probabilmente erano dei rifugiati siriani di 6 e 2 anni. Secondo quanto riportano i media locali, alcuni pescatori hanno recuperato i piccoli cadaveri, che galleggiavano sull’acqua, e li hanno portati ai guardacoste della provincia di Izmir. Sempre ieri, su una spiaggia di Kas, nella provincia di Antalya, la Guardia costiera turca avrebbe rinvenuto altri due corpicini che erano a bordo di un gommone naufragato la scorsa notte. Secondo i dati diffusi dall’Unicef il 2 dicembre scorso, nel corso del 2015 almeno 185 bambini sono morti in naufragi nel mare Egeo, lungo la rotta tra Turchia e Grecia. Uno di questi, la cui drammatica foto ha commosso il mondo, si chiamava Aylan Kurdi ed era un bambino siriano di tre anni. Il suo corpicino senza vita fu recuperato al largo delle coste turche: insieme ad Aylan morirono anche la madre e il fratellino. Tutti, compreso il padre che si è salvato, stavano cercando di scappare dagli orrori della guerra del loro Paese. Qualche giorno fa la Procura di Bodrum ha chiesto 35 anni di carcere per i due presunti scafisti accusati di essere coinvolti nella morte del bambino.Intensificate le operazioni di controllo nell’Egeo – Ieri la guardia costiera turca, riportano i media locali, avrebbe salvato oltre 200 migranti nell’Egeo. Probabilmente i due bambini ritrovati senza vita dai pescatori facevano parte di questo gruppo. La guardia costiera di Ankara ha intanto fatto sapere di avere intensificato le operazioni di controllo nell’Egeo nel timore di nuovi naufragi alla luce delle cattive condizioni meteorologiche previste per oggi e domani. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-i-corpi-di-due-bambini-trovati-da-pescatori-in-turchia/– http://www.fanpage.it).

3) Migranti, altri 6 bambini annegati al largo della Turchia
Soccorse 200 persone e le difficili condizioni meteo fanno temere nuovi incidenti, 16 dicembre 2015

Ancora una strage di piccoli profughi nelle acque dell’Egeo.
I corpi di sei bambini, annegati in due diversi naufragi, sono stati ritrovati al largo delle coste turche, mentre le difficili condizioni meteo fanno temere nuovi incidenti in mare nelle prossime ore. Due bimbi iracheni di 2 e 6 anni sono stati rinvenuti con i giubbotti salvagente ancora addosso da alcuni pescatori nei pressi di Cesme, nella provincia di Smirne. Il gommone su cui viaggiavano, probabilmente diretto a Chios, si era rovesciato ieri. Nelle stesse ore la guardia costiera turca ha soccorso oltre 200 migranti. I corpi di altri 4 bambini, di età compresa tra 2 e 6 anni, sono stati ritrovati poche ore dopo circa 250 km più a sud, al largo di Bodrum. I piccoli sono annegati dopo che il barcone di 14 metri su cui cercavano di raggiungere le isole greche si è inabissato. I guardacoste turchi sono riusciti a salvare 58 persone di nazionalità siriana, irachena e afgana. Tra loro 22 bambini, alcuni dei quali in condizioni preoccupanti. Un piccolo siriano di 3 anni è stato trasportato d’urgenza in ospedale. Già prima di queste tragedie, i bimbi annegati quest’anno tentando di attraversare l’Egeo erano quasi duecento.

Domani la Turchia parteciperà ad un nuovo summit ristretto con l’Ue sulla crisi migratoria, guidato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma proprio il comportamento di Ankara durante le trattative con Bruxelles, da cui otterrà 3 miliardi di euro per occuparsi di 2,5 milioni di profughi, è finito nel mirino di Amnesty International. In un rapporto pubblicato oggi l’ong denuncia che da settembre la Turchia ha fermato e trasferito centinaia di rifugiati e richiedenti asilo in centri di detenzione, dove sono stati maltrattati e, in alcuni casi, costretti a tornare nei Paesi di provenienza, tra cui Siria e Iraq. Un comportamento tenuto “in parallelo” con i negoziati e che rende Bruxelles “complice in serie violazioni dei diritti umani”. Amnesty chiede quindi uno stop alla cooperazione tra Ue e Turchia “finché queste violazioni non saranno oggetto di indagine e si concluderanno”. Secondo il rapporto, tra l’altro, questi abusi “contrastano con l’approccio generalmente favorevole e umanitario delle autorità turche fino al settembre di quest’anno”. Proprio quando sono decollate le trattative con Bruxelles per rafforzare i controlli alle frontiere e ridurre i flussi di migranti.

Migranti, i corpi di due bambini trovati da pescatori in Turchia. I due bambini, probabilmente rifugiati siriani, indossavano giubbotti di salvataggio quando i loro cadaveri sono stati trovati da alcuni pescatori al largo di Cesme.
MONDO ULTIME NOTIZIE 16 DICEMBRE 2015 di Susanna Picone (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata www. Fanpage.it).

Altri due bambini sono annegati probabilmente nel tentativo di raggiungere con un gommone le isole greche. I loro corpi sono stati ritrovati ieri da alcuni pescatori sulla costa turca di Cesme, nella provincia di Smirne. Avevano addosso dei giubbotti salvagente e probabilmente erano dei rifugiati siriani di 6 e 2 anni. Secondo quanto riportano i media locali, alcuni pescatori hanno recuperato i piccoli cadaveri, che galleggiavano sull’acqua, e li hanno portati ai guardacoste della provincia di Izmir. Sempre ieri, su una spiaggia di Kas, nella provincia di Antalya, la Guardia costiera turca avrebbe rinvenuto altri due corpicini che erano a bordo di un gommone naufragato la scorsa notte. 

Secondo i dati diffusi dall’Unicef il 2 dicembre scorso, nel corso del 2015 almeno 185 bambini sono morti in naufragi nel mare Egeo, lungo la rotta tra Turchia e Grecia. Uno di questi, la cui drammatica foto ha commosso il mondo, si chiamava Aylan Kurdi ed era un bambino siriano di tre anni. Il suo corpicino senza vita fu recuperato al largo delle coste turche: insieme ad Aylan morirono anche la madre e il fratellino. Tutti, compreso il padre che si è salvato, stavano cercando di scappare dagli orrori della guerra del loro Paese. Qualche giorno fa la Procura di Bodrum ha chiesto 35 anni di carcere per i due presunti scafisti accusati di essere coinvolti nella morte del bambino.Intensificate le operazioni di controllo nell’Egeo – Ieri la guardia costiera turca, riportano i media locali, avrebbe salvato oltre 200 migranti nell’Egeo. Probabilmente i due bambini ritrovati senza vita dai pescatori facevano parte di questo gruppo. La guardia costiera di Ankara ha intanto fatto sapere di avere intensificato le operazioni di controllo nell’Egeo nel timore di nuovi naufragi alla luce delle cattive condizioni meteorologiche previste per oggi e domani. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-i-corpi-di-due-bambini-trovati-da-pescatori-in-turchia/– http://www.fanpage).

4) Nuovo naufragio nella notte a largo delle coste turche: 18 migranti sono morti, tra cui 10 bambini. ULTIME NOTIZIE 19 DICEMBRE 2015  di Davide Falcioni (http://www.fanpage.it/ – tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata). UPDATE ore 13.25 

Nel naufragio di stanotte nel mar Egeo tra le 18 vittime ci sono anche 10 bambini. Lo afferma il sito di news turco Zaman Today. Siamo di fronte all’ennesima strage di bambini in mare. Nuova tragedia dell’immigrazione: all’indomani della Giornata Mondiale del Migrante diciotto persone sono morte nel Mar Egeo, a largo delle coste occidentali turche, mentre erano diretti verso l’isola greca di Kalymnos a bordo di un barcone. A renderlo noto sono i media di Ankara, che inoltre spiegano che 14 persone, di nazionalità siriana, irachena e pakistana, sono state tratte in salvo dalla guardia costiera turca. Le condizioni di alcuni di loro sono state giudicate gravi: ricoverati per ipotermia, non sarebbero ancora fuori pericolo. Stando a una prima ricostruzione fornita dai superstiti i migranti sono salpati dalla località balneare turca di Bodrum, nel sud-est del Paese, a bordo di una vecchia barca che si è capovolta poco dopo essere salpata, a sole due miglia marine dalle coste turche.Il naufragio della scorsa notte segue a quello di due giorni fa quando, sempre a largo della Turchia, quattro persone di nazionalità irachena sono morte dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui stavano viaggiando nel tentativo di raggiungere la Grecia: tra le vittime anche due bambini. Poche ore prima, in un altro incidente in mare, quattro siriani, tra i quali tre minori, hanno perso la vita in acque internazionali, sempre dopo essere partiti dalla Turchia alla volta dell’isola ellenica di Farmaco.Ieri intanto è stato diramato, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante, l’ultimo rapporto dell’Unhcr sul numero dei rifugiati, che per la prima volta dal 1992 ha superato la soglia dei 20 milioni, 700mila unità in più rispetto al 2014, solo per quanto riguarda le persone sotto la protezione dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati. Il numero complessivo di persone costrette a fuggire è invece stato stimato, per il 2015, in 60 milioni. Mai prima d’ora erano stati registrati dati simili. (Continua su: http://www.fanpage.it/nuovo-naufragio-nell-egeo-18-migranti-morti-14-in-ipotermia/– http://www.fanpage.it/).

Il regalo atteso a sorpresa  dai bambini migranti che hanno nel Mar Egeo tentato la traversata del mare a bordo dei soliti barconi scassati è tragico, indegno, schifoso ed inumano: il loro regalo è la morte in mare, trascinati sul fondo, sbattuti dalle onde che li rotolano come immondizia e qualche volta raggiungono sempre spinti dalle onde sulle spiagge sabbiose o gli scogli della Turchia o della Grecia: ecco il loro ultimo regalo.

Confrontiamolo pure con tutti gli addobbi, che dicono di crisi, delle terre lontane dalle zone di morte e pensiamoci bene: l’ultima statistica ufficiosa parla di 700 bambini morti, ma già ora sono molti di più, con le continue aggiunte di bambini dei naufragi che ormai sembra il metodo più semplice e sicuro per porre fine a molti infelici della razza umana e a diminuire la popolazione che sta asfissiando il mondo.

Che bei regali hanno avuto quei bambini, regali tutti uguali: la morte per annegamento e nemmeno un parente o quasi mai dei genitori che hanno tentato invano di salvarli, morti come animali fastidiosi all’uomo e senza qualcuno che accompagnasse le loro spoglie ad una dignitosa sepoltura. Mi sbaglio: gli accompagnatori ci sono stati; i pesci che ormai accorrono in quei posti perché per loro bambini o adulti costituiscono cibo. Nessuna colpa ai pesci, che ubbidiscono a una legge di natura; la colpa è dei soliti vigliacchi schifosi, trafficanti di esseri umani che quasi mai sono caricati su quei barconi e spinti in mare come fecero nel 1919 coi bambini armeni che erano affondate al largo.
Che razza di percorso continua a seguire il cammino dell’umanità: di giorno in giorno con terrore apro le pagine dei media per leggere non bufale, ma i naufragi che ormai sono diventati più che giornalieri e nessuno, nessun politico mette fine a questo indecente massacro: pensano ai bilanci più personali che non a quello dello stato ed a questi bambini non si pensa. Qualcuno ha indetto “la giornata del migrante”, che sembra più una presa in giro che altro. È verissimo che volontari di ogni tipo affollano quei posti di morte e dando il loro contributo possibile, ma dall’alto dei comandi non arriva nessun divieto: dai cannoni caldeggiati per fermare degli scafisti di mesi fa, evidentemente una boutade indegna, a “qualsiasi forza per fermare gli scafisti” che però non si fermano. Bambini siete il seguito di altri schifosi eccidi: nazisti, guerre tribali, popoli respinti da altri popoli o venduti ad altri popoli. “I poveri Rohingya sono da mesi su una barca laggiù senza sapere che sarà di loro  –  ha detto il Papa paragonandoli ai profughi Yazidi dello Stato islamico  –  Arrivano in una città dove qualcuno gli dà acqua e cibo e dice loro di andare via. Questo è un addio”, ha denunciato il pontefice. Si riferiva a tutti i Paesi che si sono rifiutati di accoglierli lungo il pericoloso tragitto, dalla buddista Thailandia alle islamiche Malesia e Indonesia.
Fonti:
L’odissea dei Rohingya, gli schiavi dei barconi scappati da fame e violenze etniche (continua su: http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2015/05/29/news/l_odissea_dei_rohingya_gli_schiavi_dei_barconi_scappati_da_fame_e_violenze_etniche-115531471/)  
Le minoranze più perseguitate al mondo Rohingya in Birmania. Yazidi in Iraq. Uiguri in Cina. Vessati, cacciati e uccisi. Nel nome della religione. O della supremazia territoriale. I popoli senza diritti. (continua su: http://www.lettera43.it/capire-notizie/le-minoranze-piu-perseguitate-al-mondo_43675171221.htm).
5) Nigeria, tre bambini kamikaze si fanno esplodere al checkpoint: è strage 
Nigeria, tre bambini kamikaze si fanno esplodere al checkpoint: è strage
I bambini si sono fatti saltare in aria ad un posto di blocco nel Borno causando almeno sei morti (continua su: http://www.fanpage.it/nigeria-tre-bambini-kamikaze-si-fanno-esplodere-al-checkpoint-e-strage/
Kenya, musulmani proteggono i cristiani dai terroristi: “Uccideteci tutti o andate via”. Sventato assalto dei jihadisti di al-Shabab, nei pressi di El Wak, Nord del Kenya, vicino il confine con la Somalia. I miliziani avrebbero voluto fare strage, separando gli “infedeli” presenti su un bus dai musulmani. Questi ultimi però hanno fatto loro scudo a costo della vita. (Continua su: http://www.fanpage.it/kenya-musulmani-proteggono-i-cristiani-dai-terroristi-uccideteci-tutti-o-andate-via/http://www.fanpage.it/).
6)  NOTIZIE 22 DICEMBRE 2015  – 08:01 di Biagio Chiariello
Musulmani che, a costo della loro vita, difendono i cristiani dal gruppo estremista somalo Al Shabaab. Come scrive The Independent, ieri lunedì 21 dicembre, nei pressi del villaggio di El Wak, nei pressi di Mandera, nel nord del Kenya, il gruppo di musulmani ha rifiutato di obbedire agli ordini degli jihadisti che volevano far strage solo degli “infedeli” presenti su un autobus. L’obiettivo dei terroristi era separare i cristiani dai musulmani, per poi far fuoco sui primi. Ma una volta scesi dal mezzo, però, gli islamici hanno rifiutato di separarsi e di far così riconoscere i cristiani agli assalitori. “I militanti – ha raccontato un testimone – hanno minacciato di sparare a tutti cristiani e musulmani. E in passato l’hanno già fatto. Ma infine hanno rinunciato. Andandosene hanno lanciato un sinistro avvertimento: torneremo!”. “La gente del posto ha mostrato un senso di patriottismo e di reciproca appartenenza, insistendo sul fatto che al-Shabab li uccidesse insieme o li lasciasse andare” ha detto il Governatore di Mandera, Ali Roba. Nel fuggire, tuttavia, i miliziani hanno sparato sul gruppo, uccidendo un passeggero e ferendone tre. Un’altra raffica di mitra è stata rivolta ad un camion che seguiva il bus, il conducente è rimasto ucciso.
7) Ad aprile 147 infedeli uccisi all’Università di Garissa
Non è il primo drammatico episodio che avviene nella zona. Il Kenya ha vissuto un’ondata di attacchi e di rappresaglie da parte di al-Shabab, gruppo legata ad al-Qaida, a seguito della decisione di inviare truppe in Somalia per combattere gli estremisti nel 2011. Più volte in passato gli estremisti hanno portato avanti la stessa tecnica di selezione delle vittime sulla base della religione, come è successo ad aprile quando al campus universitario di Garissa furono massacrati 147 studenti “infedeli”, in una carneficina che ha ricordato nei modi le brutali violenze compiute dai miliziani dello Stato islamico in Libia, Siria ed Iraq.  Nel settembre del 2013, invece, gli stessi jihadisti si erano resi responsabili della strage al centro commerciale Westgate della capitale, con 67 morti. (Continua su: http://www.fanpage.it/kenya-musulmani-proteggono-i-cristiani-dai-terroristi-uccideteci-tutti-o-andate-via/http://www.fanpage.it/).
8) Nuovo naufragio in Turchia, 11 migranti morti, anche 3 bimbi
Migranti: ancora un naufragio in Grecia. Altri dieci morti, 5 sono bambini
A bordo dell’imbarcazione affondata a circa 13 km dalle coste turche, c’erano 25 persone: 15 sono state tratte in salvo, tre di loro sono in coma. E’ intanto arrivato ad un milione il numero di profughi giunti in Europa in questo 2015.
MONDOULTIME NOTIZIE 23 DICEMBRE 2015 – 09:38 di Biagio Chiariello (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
Almeno 10 migranti, tra cui cinque bambini, sono morti nel naufragio di un barcone al largo delle coste dell’isola greca di Farmakonisi, nel mar Egeo, a soli 13 km dalle coste turche. Secondo le autorità elleniche l’imbarcazione nella quale viaggiavano, probabilmente proveniente dalla Turchia, trasportava 25 persone. Tra i corpi recuperati vi erano quelli di due bambini, due bimbe e un neonato. I soccorritori hanno comunque tratto in salvo 15 persone (13 uomini e due donne), tre di loro sono in coma e sono stati trasportati all’ospedale dell’isola di Leros mentre altri 2 migranti risultano dispersi. L’agenzia di stampa Dogan spiega che la guardia costiera turca sta continuando le operazioni di soccorso insieme ad alcuni elicotteri.
Un milione di migranti in Europa nel 2015 Ha superato il milione il numero dei profughi giunti quest’anno in Europa. Lo comunicano l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’Alto commissariato ONU per i rifugiati, secondo cui molti dei migranti sono morti durante il loro viaggio della speranza: almeno 3.600 persone non ce l’hanno fatta durante il tentativo di raggiungere il luogo dove ricominciare una nuova vita. Sono esattamente 1.005.000 i profughi arrivati fino al 21 dicembre in Grecia, Bulgaria, Italia, Spagna, Malta e Cipro. Oltre l’80% dei migranti, 816.752, sono giunti in Grecia. Al secondo posto per numero di arrivi c’è l’Italia con 150.317. Seguono Bulgaria (29.959), Spagna (3.845), Cipro (269) e Malta (106). Sempre Oim e ONU, fanno sapere che la metà dei rifugiati è di nazionalità siriana, il 20% sono afghani, il 7% iracheni. Nel 2015 il nostro Paese ha tratto in salvo oltre 150.000 persone nel Mediterraneo: il dato è stato riferito il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ieri a bordo della nave `Diciotti´ della Guardia Costiera, nelle acque antistanti il porto di Lampedusa. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-ancora-un-naufragio-in-grecia-altri-dieci-morti-5-sono-bambini/http://www.fanpage.it/).
Migranti, nuova tragedia nell’Egeo: altre sei persone morte, anche 3 bimbi
Ancora vittime sulla rotta dei profughi verso l’Europa, nel tentativo di traversare il mar Egeo dalla Turchia alla Grecia. Nel frattempo la Croazia ha chiuso la frontiera, costringendo i migranti a spostarsi verso la Slovenia. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-altra-tragedia-nell-egeo-altre-sei-persone-morte-anche-3-bimbi/http://www.fanpage.it/).
Teatri del passato, coi politici assopiti.
Fonti:
18 ott 2015 – Migranti, nuova tragedia nell’Egeo: altre sei persone morte, anche 3 bimbi… Dopo il doppio naufragio di ieri nel quale si sono contate almeno 16 vittime, oggi… bandiera americana è riuscita a trarre in salvo 11 profughi da un barcone alla… Migranti, affondano due barconi in Turchia: morti cinque bambini.
Migranti, in Turchia trovati sei bambini senza vita – Fanpage.it
www.fanpage.it/migranti-i-corpi-di-due-bambini-trovati-da-pescatori-in-…
7 giorni fa – Due bambini indossavano giubbotti di salvataggio quando i loro cadaveri sono arrivati a riva… sono morti in naufragi nel mare Egeo, lungo la rotta tra Turchia e Grecia…. coste turche: insieme ad Aylan morirono anche la madre e il fratellino…. 5. Russia, aperta in diretta tv la scatola nera del jet abbattuto dalla Turchia. 3.
Turchia, naufraga barcone di migranti tra le vittime anche 7…
www.fanpage.it/turchia-naufraga-barcone-di-migranti-tra-le-vittime-anc…
 11 nov 2015 – Turchia, naufraga barcone di migranti: tra le vittime anche 7 bambini… Un nuovo naufragio al largo delle coste delle Turchia, dove… 3 su 5.00 basato su 1 voti…. Grecia, affonda barcone: almeno 11 migranti morti e 13 dispersi… Fanpage è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n.
Migranti, doppio naufragio in Grecia 16 morti, tra loro 3…
www.fanpage.it/migranti-un-altra-tragedia-in-grecia-3-bambini-muoiono…
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17 ott 2015 – Migranti, doppio naufragio in Grecia: 16 morti, tra loro 3 bambini. Un barcone si è… L’agenzia turca Anadolu dà notizia di un altro naufragio avvenuto in Grecia. Anche in questo caso ci sono delle vittime. Sarebbero almeno… Grecia, affonda barcone: almeno 11 migranti morti e 13 dispersi. 2. Migranti, Ue …
Migranti, naufragio a Lesbo morti un bimbo di 2 anni e una…
www.fanpage.it/migranti-naufragio-a-lesbo-morti-un-bimbo-di-2-anni-e…
30 set 2015 – Il nuovo naufragio nelle acque greche: la Guardia costiera ha… Migranti, naufragio a Lesbo: morti un bimbo di 2 anni e una donna… I migranti sono stati avvistati da un traghetto che copre la tratta fra la città turca di Aivali e Lesbo, che… 47 persone ma almeno 11 risulterebbero tuttora disperse, anche se …
Migranti, affondano due barconi in Turchia morti cinque…
www.fanpage.it/turchia-naufraga-barcone-4-migranti-morti-due-sono-ba…
5 giorni fa – Migranti, affondano due barconi in Turchia: morti cinque bambini… migranti di nazionalità irachena sono morti in seguito al naufragio di un’imbarcazione… Alla luce di ciò il nuovo dossier dell’UNHCR rende noto che nel 2015 si… comprendente anche chi non riceve la protezione dell’Agenzia, sarà reso .
Grecia, naufraga barcone di migranti tra i 26 dispersi anche…
www.fanpage.it/grecia-naufraga-barcone-di-migranti-tra-i-26-dispersi-an…
20 set 2015 – I soccorritori sono riusciti a trarre in salvo 20 migranti, ma 26… Si teme una nuova strage…. in Grecia: 26 persone, tra cui anche alcuni bambini, risultano dispersi dopo… barcone lungo la rotta tra la Turchia e la Grecia mentre due giorni fa… Grecia, affonda barcone: almeno 11 migranti morti e 13 dispersi.
Naufragio in Libia, 2 morti, 10 dispersi | Le Ultime Notizie
notizie24ore.eu/notizie/naufragio-in-libia-2-morti-10-dispersi
1 giorno fa – Migranti: altra strage al largo Turchia, 11 morti, 3 bimbi AGI – Cronaca (Oggi) – (AGI) – Ankara, 22 dic. – Nuovo naufragio davanti alle coste turche…. Turchia, 11 migranti morti, anche 3 bimbi · Condusse sulle coste salentine 14… Nel 2015 sono arrivati in Europa un milione di migranti – Fanpage · Fs: Delrio, …
Migranti, naufragio nel mar Egeo Morti anche quattro bambini
www.newsjs.com/…/migranti-naufragio-nel-mar-egeo-morti-anche-quatt…
Nuovo naufragio nell’Egeo: altri 13 bambini morti – Avvenire.it;. ​Nuovo naufragio nel mar Egeo: due imbarcazioni cariche di migranti partite dalla Turchia alla …
Migranti, sei bambini morti in naufragi a largo della Turchia…
update.flashsolutions.it/articolo.asp?id=167287
Migranti, sei bambini morti in naufragi a largo della Turchia. DalWeb Id Articolo: 167287 Fonte: Fanpage.it 27/11/2015 11:41:19… Programmazione Beautiful e Il
9) Ancora sangue in Nigeria dove un attentato suicida oggi ha provocato una strage tra i passanti nella città di Benisheikh, nello stato del Borno, nella parte nordorientale del Paese africano. Un episodio ancor più inquietante se si pensa che a metterlo in atto sono stati alcuni bambini kamikaze. Come ha spiegato il portavoce dell’esercito Sani Kukasheka Usman, infatti, a compiere l’attentato sono stati tre piccoli kamikaze di età compresa tra i 10 e i 15 anni di età che si sono fatti esplodere contro un checkpoint dell’esercito in strada. Da una prima ricostruzione dei fatti, sembra che i tre fossero stati fermati dai militari al poso di blocco per essere perquisiti, ma dopo qualche minuto una enorme esplosione ha squassato l’intera area provocando morti e feriti. Secondo un primo bilancio dell’attentato, l’esplosione avrebbe provocato la morte di almeno sei persone oltre ai tre suicidi, mentre i feriti sarebbero un trentina. L’attentato al momento non è stato rivendicato da nessuna sigla ma fonti dell’esercito spiegano che principale sospettato è il gruppo terroristico islamico di Boko Haram che da anni sta insanguinando la Nigeria. Del resto nella stessa regione del Borno nell’ultimo periodo l’esercito nigeriano ha lanciato diverse operazioni militari proprio contro i miliziani di Boko Haram con pesanti combattimenti. Secondo i dati di Amnesty International negli ultimi sei anni gli estremisti islamici hanno procurato circa 20mila morti nell’area e cacciato dalle loro case oltre 2,3 milioni di persone. (Continua su: http://www.fanpage.it/nigeria-tre-bambini-kamikaze-si-fanno-esplodere-al-checkpoint-e-strage/).
La solita storia che si ripete: una umanità che mostra un lato buono come quei mussulmani che a costo della propria vita hanno salvato dei cristiani e le solite carneficine in Africa, nel medio oriente e da dove non giungono notizie La crudeltà si accompagna  sempre ad esempi di umanità ultraumana; non si sa chi avrà la meglio, ma queste due espressioni si ripetono in continuazione senza scampo: ringraziamo sempre chi parte per quelle nazioni disastrate e si dà da fare, molti senza stipendio, altri furbastri no, per far crescere una popolazione che possa decentemente affrontare la vita umana,non da schiavi e cacciati dalle terre. Per loro i giorni si assomigliano gli uni e gli altri: fuga, uccisioni, torture, violenze fisiche e morali,uccisioni dei parenti o dei figli, soli per il mondo insanguinato,corrotto ed egoista.
Bambini emigranti morti e che continuano inconsapevolmente a morire perché non sanno dove si trovano e cosa può loro succedere: insomma peggio di così non si può. Molti di loro respinti dagli altri, insultati, terrorizzati e poi gli stati inerti o che fanno finta di fare quello che fanno solo pochi,volontari o delle forze dell’ordine, che non stuprano, né terrorizzano, ma aiutano e muoiono: onore e gloria a loro anche senza le solite medaglie del cavolo.
Questi sono solo esempi di umanità che fugge dalle proprie terre per non morire e finisce per morire da altre parte. Aiutiamoli come nostri fratelli,  ricordiamo che stiamo vivendo una festività religiosa, dove un bimbo, futuro Fondatore di una religione, speranza dell’umanità, nacque in una stalla perché respinto da chi dormiva in albergo. La storia si ripete (come disse Vico) anche se è una ripetizione vergognosa e crudele.
Perciò anche se non riusciamo a trasformare le feste attuali in vere feste ma solo in funerali senza nessuno, soli e con qualche animale, gridiamo tutti vendetta anche se gli innocenti non lo sanno fare bene.
Basta Natale sott’acqua: che i bambini possano vedere il sole e non piangere, se possono, e trovare le loro mamme, che li stanno cercando.
Ma aspettiamoci ancora altri cadaveri galleggianti  o spiaggiati, perché le sollecitazioni ai politici non bastano; se non mostrano il loro falso sorriso e le loro promesse fasulle si continua così, che si arrangiano sono i volontari, le associazioni umanitarie e gli organi istituzionali minori, senza escludere i tentennamenti sul da farsi perché dall’alto non partono ordini precisi e cautelativi: ora ci troviamo allo status quo, che i politici amano intensamente. Le questure, prefetture, municipi fanno quello che possono, ricevendo insulti ed altro.
Gli emigranti a loro volta arrivano a migliaia ed è logico che l’Italia non sappia più dove metterli senza suscitare rancori e ribellione. I bambini morti, quasi mille o più, restano dove sono, se dei volenterosi non li hanno recuperati e dato loro una tomba od altro. Anche a Natale ancora morti, e tanto ne arriveranno altri. Anche se Aylan ha commosso e forse scosso qualcuno, molti altri Aylan sono senza nome, senza segni di appartenenza e nemmeno i loro genitori sanno dove sono e li piangeranno per sempre.
Ringraziamo coloro che con convinzione e non per denaro (ci sono anche quelli) hanno compiuto pietose ricerche e ritrovamenti: non finiremo mai di ringraziarli, al contrario di coloro che si presentano su quelle scene per far vedere la loro faccia. Aspettiamo un anno diverso, urlante di rabbia e di pietà; peccato che non si possa dire altro, ma restiamo uniti nel gridare alla vergogna scandalosa degli stati che dormono o fanno finta di aiutare.