I Bambini dei migranti urlano la loro disperazione ed il loro macello/Migrants’ Children Cry out for Help in Desperation at their Butchery

È veramente da disperarsi non ascoltare la voce dei bambini che percorrono migliaia di chilometri coi loro genitori e fratelli lasciando poi lungo la strada morti ad uno ad uno i loro difensori, consanguinei che condividono la loro stessa sorte, il che li compatta di più. Ma la miopia umana e il criminale traffico di umani misto a maltrattamenti, ruberie, botte, violenze e quant’altro poi quando anche l’ultimo familiare muore anche il loro equilibrio fisico e psicologico si frantuma del tutto: fanno di tutto e noi non ne sappiamo nulla dei vari gesti eclatanti che mettono in atto,dopo aver subito di tutto.

È terribile rimanere soli in un mondo come te, ma che di te non si interessa più di tanto. Succedono spesso, tra chi dovrebbe proteggerli, fatti incresciosi e delittuosi: anche se il ragazzo resta in vita, per lui non c’è tempo: lui cova in silenzio la sua solitudine per sempre, le ombre dei suoi familiari sono incessanti nella sua mente anche se sa che sono spariti, con lui c’è solo il nulla e la corsa degli altri suoi compagni ad arraffare quello che possono per la sopravvivenza e anche per salvarsi il futuro e questo avviene sulla pelle anche di bimbi disperati e in un paese di cui probabilmente non conosce la lingua: e allora vede il niente, la terrificante realtà della non sopravvivenza: ha visto morire la sorella ed anche altri. Poco a poco nella sua mente non accetta quella crudele e perversa realtà, ha avuto a che fare con delinquenti e criminali, polizie corrotte e bastonature e ancora uomini che vogliono soldi e, se non ce li ha, lo picchiano, lo violentano: dolore su dolore, disperazione su vita spezzata, senza nessuna speranza, senza nessun amore che lo accarezza e lo consola e lo incita; come avrà fatto la sorella, a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, mano nella mano, dormire vicino e sentire il calore che come energia vitale lo penetrava tutto. Ma questo ora non c’è più: anche la sorella è un fantasma come i genitori; piangerli si può, ma fino a un limite che poi si spezza, si frantuma, il bambino rimane solo circondato da suoi simili che vivono come lui l’osceno destino della solitudine e del’indifferenza degli altri cui chiedono aiuto. I volontari esistono e si danno da fare, ma il tutto si disperde in una ricerca affannosa del domani, del dopo che è terrificante per un bambino che non ha nulla e deve sopravvivere. La speranza è in quei volontari che aiutano chi possono e indirizzano dove ci può essere una speranza o una ennesima delusione. Che qualcuno lo aiuti, qualcuno terreno o non che lo protegga quando attorno a lui c’è il vuoto, la miseria, e anche l’odio razziale che comincia a serpeggiare negli stati chiusi e gretti ed in associazioni che non vogliono stendere la mano a chi ne ha estremo bisogno. È ben vero che i video dei media mostrano anche gente comune che li attendeva con quello che aveva comperato nei vari luoghi di arrivo per far sopravvivere chi è ai limiti. Bravissimi! Quel solito Qualcuno li aiuterà e di questo ne siamo certi.
1) Resta solo mentre fugge dall’Afghanistan: profugo di 9 anni tenta il suicidio in Croazia
Un bambino di 9 anni ha tentato di togliersi la vita con la linguetta di una lattina in un campo profughi in Croazia: sua sorella, l’unica parente che aveva, è morta durante il viaggio verso l’Europa. MONDOULTIME NOTIZIE 25 SETTEMBRE 2015 – 17:36 di David http://www.fanpage.it/davide Falcioni (diritti riservati ad autore e testata).
Un bambino di nazionalità afghana di soli nove anni ha provato a suicidarsi nel campo profughi di Opatovac, in Croazia. Il bimbo stava disegnando in un’area destinata ai giochi quando all’improvviso ha tirato fuori dalla tasca dei pantaloni una linguetta di una lattina e ha tentato di tagliarsi la gola. Il fatto è stato denunciato dalla rappresentante delle Nazioni Unite Valentina Otmacic: “Non è riuscito a tagliarsi, in pratica non si è provocato danni fisici, ma aveva una borsa piena di pezzi di metallo e ha cominciato a gridare che voleva morire”. Durante il viaggio dall’Afghanistan il bambino ha perso sua sorella, l’ultima parente che le era rimasta in vita: il padre e la madre, infatti, erano morti nel suo paese. Sconvolto dal dolore, solo e in un paese straniero il bimbo, disperato, ha tentato di togliersi la vita. Il campo di Opatovac si trova vicino al confine con la Serbia e questa settimana sta ospitando 4mila profughi al giorno, tra cui 800 bambini. Il caso del tentato suicidio è stato presentato dall’Unicef, l’agenzia Onu per l’infanzia, per illustrare le condizioni di estrema difficoltà in cui vivono i bambini rifugiati che stanno arrivando in Europa. Il flusso di immigrati non arresta a diminuire: da meno di 15 giorni infatti sono entrate in Croazia 55mila persone. Ciò complica la gestione dei profughi. “La situazione è estremamente difficile per i bambini e ha creato un contesto in cui è molto difficile garantire la loro protezione, nutrizione, salute e rifugio” ha dichiarato Otmacic. (continua su: http://www.fanpage.it/resta-solo-mentre-fugge-dall-afghanistan-profugo-di-9-anni-tenta-il-suicidio-in-croazia/).
Il suicidio è un’espressione estrema di una disperazione acuta ed irreversibile che spinge un essere umano a non saper più affrontare gli eventi e si autodistrugge. Quando questo succede a un bambino, e non sembra l’ultimo, noi adulti dobbiamo vergognarci. Vergognarci che i bambini iniziano a esprime queste reazioni enormi per loro che stanno crescendo, ma è proprio il crescere o il cercare di crescere che non trova nessuna mano che aiuta, nessun calore umano che tiene accesa quella fiammella della sopravvivenza che c’è in loro; l’impatto con un mondo che per loro non esiste più è davvero drammatico. Il dover affrontare la solita giornata, non potendosi adattare come si adattano gli altri nelle loro condizioni.
Quello di questo bambino non sembra un grido di aiuto come il tentato suicidio, una richiesta estrema di essere ancora tra i sopravvissuti. Ormai ce la rassegnazione, poiché il nulla, il male dell’uomo mostro lo avvolge e grida il gesto che sta per compiere. Tutto ciò è veramente tremendo per un bambino, ma il terrore è che altri grideranno come lui le loro decisioni estreme e non troveranno altro che il silenzio e la disinvoltura di chi li circonda: quei giorni saranno gli ultimi giorni di una umanità che ormai è sulla strada del declino.
Non voltiamo più la faccia a chi per l’ennesima volta ci stende la mano chiedendo moneta sia per sopravvivenza, sia anche per uno stupido e tragico scherzo di imbrogliare le emozioni degli altri. Potremmo un giorno rivivere quel momento ed essere coscienti dello sbaglio che abbiamo fatto, perché potremmo essere noi a tendere la mano e vedere che la gente passa via come se non esistessimo.
2) Migranti infondo al Mediterraneo, naufragio al largo di Bodrum: 17 morti
Il barcone è affondato nei pressi della penisola di Bodrum, nella Turchia sud-occidentale, una delle mete più battute dai rifugiati che cercano di raggiungere l’isola greca di Kos. 27 SETTEMBRE 2015, di Susanna Picone (http://www.fanpage.it/  (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
È di almeno 17 vittime il bilancio dell’ultimo naufragio avvenuto nel Mar Egeo. Un barcone è affondato nei pressi della penisola di Bodrum, nella Turchia sud-occidentale, vicino alla spiaggia dove trovò la morte il piccolo Aylan, la cui foto ha commosso il mondo intero. Bodrum è una delle mete più battute dai rifugiati che cercano di raggiungere l’isola greca di Kos. La notizia del naufragio è stata riportata dall’agenzia ufficiale turca Anadolu. La barca lunga otto metri trasportava 37 persone per lo più siriane ed era partita dal porto turco di Gumusluk. Venti di loro sarebbero in salvo. Secondo i dati dell’Unhcr nei primi cinque mesi del 2015 più di 42.000 persone, per lo più rifugiati, hanno raggiunto la Grecia via mare. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati ha detto che più di 300.000 persone finora hanno rischiato la vita per attraversare il mar Mediterraneo quest’anno, con circa 2500 rifugiati e migranti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l’Europa.
Da stamane soccorse oltre 400 persone – In questa ultima domenica di settembre la centrale operativa di Roma della Guardia Costiera ha già soccorso oltre 400 migranti. Sette gli interventi, di cui 4 già conclusi. M/N Bourbon Argos (MsF) ha soccorso un gommone con 112 migranti a 25 miglia da Zwuara, nave Cigala Fulgosi (MM) ha soccorso altre due imbarcazioni per un totale di 245 migranti mentre nave Dattilo (GC) ha raggiunto un gommone con 85 migranti a 45 miglia da Zwuara. M/N Dignity One (MsF), nave Enterprice (Eunavformed) e nave Corsi (GC) si stanno dirigendo verso altri tre gommoni già individuati.

Ban Ki-moon chiede all’Ungheria rispetto dei diritti umani – Intanto è intervenuto nuovamente sull’emergenza migranti il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon che ha chiesto al presidente ungherese che vengano garantiti i diritti umani de profughi. La richiesta è giunta durante un faccia a faccia a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu. Ban ha detto di “comprendere le sfide affrontate dall’Ungheria”, “tuttavia il segretario generale ha sottolineato l’importanza del rispetto della dignità e dei diritti umani nell’affrontare queste questioni”. (Continua su: http://www.fanpage.it/migranti-naufragio-al-largo-di-bodrum-17-morti/).
Purtroppo non si fa a tempo a citare dei nostri simili che affondano nel mare, che altri, tra cui bambini e piccoli, si aggiungono in una tragica ed orami infinita catena. Basta alla morte programmata con carrette del mare che non reggono l’inverosimile carico che portano, basta politici ottusi che accorrono solo se ci sono altri come loro che accorrono dove la mole degli affogati è enorme. Sono mesi che molti migranti muoiono in mille modi su quelle carrette o percorrendo quelle vie diventate cimiteri umani coperti dalla sabbia,dal fango e altro. Non siamo più esseri umani e chiamarci bestie è un offesa alle bestie che sono più umane di noi. Non ascoltiamo solo il numero dei morti che ci trasmettono: ricordiamo che ce ne sono altri, più nascosti, che non ci dicono e che si sanno, ma il comando di chi gestisce uno stato è il far sapere il meno possibile alla gente, magari con casi strappalacrime del momento. La gente che muore, muore per il traffico umano ed  è anche picchiata, spesso manca l’acqua e il cibo o sono chiusi in stive dove la morte è il monossido e la vita allora si ferma;  e spesso si viene  gettati in mare perché uno puzza e dà fastidio, oppure si viene lasciati morire nella stiva. Ci penseranno poi i soccorritori a tirarli fuori e seppellirli. L’uomo rettile esiste davvero ed è in noi tutti.
3) Nigeria, cinque bambine-kamikaze saltano in aria. “Morte 14 persone”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/02/nigeria-cinque-bambine-kamikaze-saltano-in-aria-morte-14-persone/2089532/

Vicino a una moschea a Maiduguri, è strage

Cinque bambine-kamikaze sono saltate in aria nel nord-est della città nigeriana di Maiduguri, in due distinti attacchi. Avevano addosso cinture e giubbotti imbottiti di esplosivo. La più piccola aveva 9 anni. Secondo forze di sicurezza citate dalla Bbc online, i morti sono 14 comprese le bambine, i feriti 39. Gli attentati sono avvenuti vicino a una moschea e alla sede della vigilanza. Le esplosioni, hanno riferito ancora i militari alla Bbc, sono avvenute nella serata di giovedì 1 ottobre poco prima della preghiera quando la zona della moschea era molto affollata. A Maiduguri in attacchi analoghi solo due settimane fa erano morte più di 100 persone. L’attentato multiplo non è stato rivendicato ma le autorità lo attribuiscono ai Boko Haram,fondamentalisti islamici che proprio in quest’area (Stato di Borno) sei anni fa hanno dato il via alla loro guerra sanguinosa per l’instaurazione della Sharia (la legge islamica), con un bilancio di oltre 17.000 morti. Gli attacchi sono aumentati da quando, lo scorso maggio, è diventato presidente della Nigeria il musulmano Muhammadu Buhari che ha ottenuto alcuni importanti successi contro il gruppo integralista, affiliato allo Stato islamico. E sempre più spesso i Boko Haram “usano” giovani donne e bambine che – secondo molti osservatori – senza capire cosa sta loro accadendo o anche contro la loro volontà, vengono trasformate in bombe umane e fatte saltare in aria in mezzo alla folla. Secondo fonti ad Abuja, capitale della Nigeria, le autorità temono che il numero delle vittime delle esplosioni di ieri sera aumenti in quanto molti feriti hanno subito mutilazioni e sono in condizioni molto gravi.
Boko Haram non ha limiti nella sua folle pazzia di dare morte per morte, accecato e distrutto mentalmente com’è dalle sue droghe che eccitano e tolgono la coscienza e la critica. (Si chiama Captagon ed è stata definita la “pillola della ferocia”. Si tratta di una droga sintetica a base di anfetamine). Ora è la storia di cinque bambine imbottite di esplosivo (che nella loro spensieratezza ascoltano le bugie tragiche dei loro carnefici e accettano di indossare quegli strumenti di morte per uccide chiunque. Il sogno di essere il supremo che però ha già fatto una fine tragica ,lo vive nel suo odio contro gli stranieri, le religioni e gli altri. Ed anche qui abbiamo cinque bambine, vere martiri di una schifosa creatura, che muoiono tutte assieme per uccidere inconsapevolmente o indottrinate e drogate, altre persone innocenti che erano nel momento sbagliato e nel posto sbagliato.

Vigliacchi e crudeli quei criminali che comandano a distanza l’innesco ed allora si fa il conto delle vittime come sempre. Obbiettivo non raggiunto per l’esiguo numero di innocenti uccisi: l’importante, sotto l’effetto del captagon, è dimostrare che si può fare degli altri i cadaveri che si vuole, per impaurire, per terrorizzare le persone che vogliono vivere una vita decente.

4) STUPRI DI GUERRA, LE URLA E I SILENZI
Da Interris.it – http://www.interris.it/2015/10/02/73969/posizione-in-primo-piano/schiaffog/stupri-di-guerra-le-urla-e-i-silenzi.html (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata).
“Di notte li sentiamo urlare, ma non siamo autorizzati ad intervenire”. Le ultime parole del caporale dei marines Gregory Buckley Jr. di stanza in Afghanistan, sono dirette al padre. Il giovane militare racconta di essere turbato: gli è stato ordinato di ignorare i tanti casi di pedofilia che vengono commessi dagli ufficiali della polizia e dell’esercito afghano, loro alleati. Questo comando arriva dall’alto e non si discute: se si vede un “bacha bazi”, cioè qualcuno “giocare con i bambini”, bisogna voltarsi dall’altra parte.
 A svelare uno dei lati più oscuri della guerra in Afghanistan è stato un reportage del New York Times: chi non ha rispettato le direttive è stato costretto a lasciare l’esercito. L’ordine di non fermare episodi di questo genere quando accadono davanti alle truppe Usa è giustificato dai marines come “un modo per non interferire con la cultura locale”, che considera tali orribili pratiche come legittime, in particolare se effettuate da uomini ricchi e di potere. Uno schiaffo ai principi della Dichiarazione dei diritti del fanciullo.
“Le accuse di abusi sessuali su minori da parte del personale dell’esercito o della polizia afghana riguardano la giustizia locale – dice il colonnello Brian Tribus, portavoce del comando Usa in Afghanistan -. Per il personale militare Usa non esiste nessun obbligo di denuncia”. Unica eccezione, è se lo stupro venisse usato come arma di guerra.Gli americani hanno così preferito voltarsi dall’altra parte, perché ciò era necessario per mantenere i buoni rapporti tra l’esercito statunitense e la polizia afghana, addestrata proprio dagli alleati Nato per combattere i talebani. Questo atteggiamento ha contribuito però ad aumentare la diffidenza nei confronti dei marine, da parte degli abitanti dei villaggi dai quali i bambini venivano portati via. La regola del “non vedo, non sento e non parlo”, valeva anche quando gli ufficiali afghani portavano i ragazzini nelle basi condivise con gli americani. Probabilmente questo successe anche nella caserma del caporale Buckley Jr. ucciso nel 2012 insieme ad altri due marines in un accampamento militare nel sud del Paese; a fare fuoco fu proprio un ragazzino del luogo, facente parte di un gruppo di adolescenti che vivevano all’interno della base insieme a un comandante della polizia afghana, Sarwar Jan. Il padre del caporale, Gregory Buckley senior, è convinto che la morte di suo figlio sia legata a queste vicende, e ha avviato un’azione legale per chiedere al Pentagono di fare chiarezza.
Jan era noto alle forze dell’ordine: cinque anni prima due ufficiali dei marines erano riusciti a farlo arrestare dalle autorità per corruzione e pedofilia. Ma nel 2012 era tornato al comando di un’altra unità di polizia che operava dalla Base avanzata Delhi, la stessa del caporale Buckley. Secondo le accuse mossegli, quando Jan si trasferì all’interno del campo, portò con sé un gruppetto di ragazzini afghani, ufficialmente da impiegare come domestici, detti “tea boys”, ma in realtà sfruttati come schiavi sessuali. Il giovane soldato fu ucciso due settimane dopo aver raccontato al papà, al telefono, quanto aveva visto. “Mettevamo al potere gente che faceva cose peggiori di quelle fatte dai talebani. Era questo che mi dicevano gli anziani del villaggio”, ricorda a sua volta con le lacrime agli occhi Dan Quinn, un ex comandante delle Forze speciali Usa. Quattro anni fa, picchiò un ufficiale afghano, Abdul Rahman, che teneva un ragazzino incatenato al letto del suo alloggio per sfogare su di lui le sue pulsioni. L’esercito lo obbligò a lasciare le forze armate. Insieme a lui c’era anche un altro soldato, Charles Martland, al quale i marines stanno tentando ancora di fargli abbandonare la divisa. Un caso analogo avvenne nell’estate del 2011, quando Quinn e Martland vennero a sapere di una ragazzina di 14 o 15 anni che era stata violentata: decisero quindi di informare il capo della polizia locale, ma la giustizia non fece il suo corso. L’uomo scontò un solo giorno di prigione, e poi la giovane fu costretta a sposare il suo stupratore. Per lui una condanna di ventiquattro ore, per lei di una vita intera.Nonostante le numerose testimonianze, la Nato ancora oggi ufficialmente smentisce che la missione statunitense abbia taciuto sui ripetuti abusi sessuali, ai danni di minori, da parte delle forze afgane.
Altra relazione pazzesca di Ufficiali che possono violentare i bambini e lo fanno anche alla presenza o in vicinanza di forze o alleati amici e per questi c’è l’ordine di lascia fare, di sentire le urla di quei bambini e di non poter abbattere come mostri disumani quegli ufficiali che devono sfogare i loro istinti su vittime inermi ed indifese. Certamente i grandi capi leggeranno anche queste notizie, ma le denunce arrivano da volontari che pubblicano anche a costo della loro vita come spesso succede. 30 giornalisti uccisi nel 2015 dopo Charlie Hebdo – Pagina …http://iltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2015/07/02/news/30-giornalisti-uccisi-nel-2015-dopo-charlie-hebdo-1.11713256 2 lug 2015 … Dal 2000 al 2014 sono stati uccisi 1298 giornalisti impegnati nel loro lavoro in vari Paesi. Nel 2015 si contano finora 30 vittime.
5) Gugliano. Ragazzo costretto a freddo e torturato 4/10/2015 (tutti i diritti agli autori ed alle testate ) Napoli,il padre torturava figlio con secchi d’acqua gelata e scosse elettriche..https://angolodelgiornalaio.wordpress.com/. Altre volte lo avrebbe torturato con scariche elettriche. … dell’algerino, residente in Giugliano, gravemente indiziato di maltrattamenti nei confronti dei familiari. … Il ragazzo, tra l’altro ha raccontato che in alcune occasioni veniva costretto, … Dodicenne costretto dal padre a rimanere al freddo e torturato con … Arrestato algerino che aveva costretto il proprio figlio di 2 anni a rimanere a torso nudo, d’inverno, fuori casa dove veniva bagnato con secchiate d’acqua gelata. Altre volte lo avrebbe torturato con scariche elettriche. È  la storia di maltrattamenti e sevizie scoperta dai carabinieri in provincia di Napoli che hanno arrestato un algerino di 47 anni. Le indagini sono partite dalla denuncia della moglie, a sua volta vittima di maltrattamenti. A coordinarle è la Procura della Repubblica di Napoli Nord. I carabinieri di Varcaturo, stazione dipendente dalla compagnia di Giugliano in Campania, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’algerino, residente in Giugliano, gravemente indiziato di maltrattamenti nei confronti dei familiari. La vicenda era stata denunciata dalla donna ai carabinieri di una stazione del Molise, la regione in cui si era rifugiata con i figli a seguito delle vessazioni e delle sevizie subite.I carabinieri, dopo aver effettuato urgenti accertamenti, hanno trasferito le informazioni alla Procura della Repubblica di Napoli Nord in quanto i fatti contestati si erano verificati nel comune di Giugliano. Da quanto è stato possibile accertare, i maltrattamenti continuavano da circa tre anni. Particolarmente allarmante è apparso il racconto di uno dei figli – che ora ha 15 anni ma che ne aveva 12 – vittima di violenze fisiche e psicologiche. Il ragazzo, tra l’altro ha raccontato che in alcune occasioni veniva costretto, a torso nudo, a rimanere fuori casa al freddo invernale dove veniva bagnato dall’indagato con secchi di acqua fredda, mentre, in altre occasioni veniva torturato con scariche elettriche. Pare che l’uomo non abbia problemi né di droga né di alcol ma che quello attuato – riferiscono gli investigatori – fosse un metodo per imporre la propria autorità a moglie e figli. La donna e i minori – ci sono anche altri due figli, più piccoli, del quindicenne – si trovano attualmente in una struttura protetta, assistiti dai servizi sociali, mentre l’uomo è stato portato nella casa circondariale di Poggioreale.The post Napoli, torturava figlio con secchi d’acqua gelata e scosse. Arrestato algerino (Appeared first on Il Fatto Quotidiano).

6) Migranti: Grecia, i corpi di due bambini trovati sulla spiaggia di Kos

Purtroppo gli annegamenti si susseguono di giorno in giorno, traghetti che si scontrano,barconi che affondano in Grecia, Bangladesh, mediterraneo. Purtroppo ce ne sono troppi ed è un funerale continuo anonimo o se è fortunato nominativo ed intanto l’umanità continua a perdere i suoi componenti tragicamente,ma sistematicamente. Quando finirà questi tragici viaggi della morte? E quando non troveremo più bambini spiaggiati o in fondo al mare, taciuti dalle statistiche che danno cifre globali e poi via verso altri programmi di divertimento o di lagnose diatribe politiche, mentre i morti assassinati ci sono a mazzi come sta succedendo ad Istanbul dove i morti sono un centinaio, se ci hanno detto la verità, ed intanto morte di minori tra Israele e Palestinesi, ma forse per i media sono troppo pochi per fare scoop e non ne vale la pena, tanto sono morti tra fazioni locali.
Ognuno faccia il possibile in qualsiasi modo per salvare quei bambini che si nascondono tra le anonime statistiche delle notizie. Pietà per loro e per tutti.
Egitto: affonda barcone, 10 morti – Ultima Ora – ANSA.it www.ansa.it › Ultima Ora 15 ore fa – (ANSA) – ROMA, 11 OTT – Un barcone carico di migranti è affondato ieri davanti alle coste egiziane: il bilancio è di almeno 10 morti e altri 20 Non si sa ancora a quando risalga la morte,nell’ultimo weekend, la Guardia costiera greca ha salvato nell’Egeo 1.743 migranti.
05 ottobre 2015 – 16:31NEWS
Ormai no so cosa sta diventando il ritrovamento di due bambini trovati spiaggiati in Turchia, ma c’è un sottofondo perverso che sfugge all’umanità che non cresce e forse trova in questi maledetti viaggi pagati e non sicuri un qualcosa di nuovo, ma non è così. Quelli che giacciono sul fondo del mare non vengono alla cronaca come questi. La loro immagine è solo impressa nella mente di Dio, eternamente. I cadaveri di due bambini sono stati trovati sulla spiaggia di Kos, in Grecia. Uno aveva tra i 3 ed i 5 anni, l’altro probabilmente neppure un anno. Non è chiaro a quando risalga la morte. Solo nell’ultimo weekend, la Guardia costiera greca ha condotto 57 operazioni nell’Egeo, salvando 1.743 migranti. Il ritrovamento non può non richiamare alla mente la medesima sorte di Aylan, il bambino di tre anni trovato sulla spiaggia Bodrum in Turchia, annegato insieme con la madre e il fratellino.
7) Dunque quanti bambini sono annegati nella traversata del mare o morti disperati lungo la via di terra?
…lontani da chi li poteva aiutarli a sopravvivere e lontani dalla falsa pietà umana disgustosa che li abbandona morenti o tali per salvare se stessi da altrettanta morte certa. Ora due di questi piccoli sono stati spiaggati sul bagnasciuga e come tali ricordati per qualche secondo della cronaca mondiale, magari con la loro mamma o il papà in fondo al mare! Che ipocrisia umana e che vigliaccate vendere a dei disperati barconi trappola o salvagenti che non reggono. Infami quei trafficanti di umani che se ne stanno sulla spiaggia a riscuotere cifre esorbitanti da chi può a malapena pagarsi qualcosa e che per questo qualcosa deve aspettare di raggranellare altri soldi per poi, magari, finire anche lui spiaggiato o in fondo al mare. Umanità schifosa e lurida come la loro anima nera ed assetata di soldi, senza alcuna pietà se non quella delle droghe e divertimenti dati dal sangue di disperati che vogliono solamente vivere senza scappare o vivere di paure. Ma l’umanità, l’amore verso gli altri, è un pezzo che non esiste più, sono tornati i dinosauri grandi e piccoli che distruggono solo e che si autodistruggeranno tra di loro.
È  ben vero che molti giovani si stanno dando da fare per un’umanità migliore e le migliaia di volontari che raggiungono paesi sperduti solo per insegnare a bambini abbandonati la cultura comune aumentano di giorno in giorno senza farsi pagare (come hanno fatto alcune) milioni di euro per un riscatto che tutta l’umanità paga tralasciando altri bambini e giovani allo sbando.
8) Perché gli USA non hanno ancora ratificato la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia?
Venticinque anni dopo l’adozione della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia, gli Stati Uniti restano uno dei rari paesi che non l’hanno ratificata.
 20 NOVEMBRE 2014, 14:17 di Manuel Giannantonio http://autori.fanpage.it/

Il 20 novembre 1989 a New York, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la Convenzione internazionale dell’infanzia. Venticinque anni dopo, questa giornata è diventata “la giornata mondiale dell’infanzia”, ratificata da 193 Stati. Due di loro però non l’hanno firmata, il Sud Sudan e la Palestina, confermando, di fatto, il loro status ambiguo presso la comunità internazionale. Altri due paesi l’hanno soltanto firmato, senza ratificarla. Si tratta della Somalia, ma sorprendentemente anche degli Stati Uniti, terzo paese più popolato del pianeta e prima potenza mondiale. Quanto basta per chiedersi perché?Non per niente si distingue la firma dalla ratifica. La semplice firma di uno Stato non fa entrare la Convenzione nel diritto interno. Benoît Van Keirsbilck, direttore di Difesa internazionale dell’infanzia spiega:“La firma è un semplice impegno politico. La ratifica implica la messa in opera di questa convenzione, adottando alcune misure e facendo applicare le disposizioni della convenzione di fronte ai giudici”.Se la firma è siglata dal potere esecutivo, la ratifica appartiene al potere legislativo. Negli Stati Uniti dunque è compito del Congresso. Gli Stati Uniti hanno firmato la Convenzione internazionale dei diritti del bambino il 16 febbraio 1995, cioè cinque anni dopo le prime 60 firme. La ratifica però non è stata messa in atto. Se alcuni diritti del bambino sono garantiti sul suolo americano, i cittadini non possono farli valere in tribunale.
La pena di morte per i minori, ostacolo alla ratifica
Alcune disposizioni hanno potuto dissuadere gli Stati Uniti dalla ratifica? Eppure si parla di diritto all’educazione, alla non discriminazione, alla salute ma anche del riposo e del tempo libero. Un articolo avrebbe potuto disturbare il Congresso in questo senso: si tratta dell’articolo 37:“La firma è un semplice impegno politico. La ratifica implica la messa in opera di questa convenzione, adottando alcune misure e facendo applicare le disposizioni della convenzione di fronte ai giudici”
Benoît Van Keirsbilck
“Nessun bambino deve essere torturato né a pena di trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Né alla pena capitale, né l’imprigionamento a vita senza possibilità di liberazione devono essere pronunciati per le infrazioni commesse da persone con età inferiore ai diciotto anni”.
Secondo i giuristi, quest’articolo della pena di morte e della detenzione è senza alcun’ombra di dubbio all’origine della reticenza degli Stati Uniti per la ratifica della Convenzione.
Nel 1989, anno di adozione della Convenzione, numerosi Stati americani praticavano ancora queste pene radicali sui minori, anche se nel 2005 la Corte Suprema ha denunciato la pena di morte dei minori durante un processo. Nel paese, le decisioni della Corte Suprema hanno tuttavia una portata molto forte e questa denuncia ha tutto il sapore dell’abolizione della pena di morte nei confronti dei minori. Nonostante questi progressi il Congresso, non ha ancora agito in questo senso, pur essendo stato uno dei punti di forza della campagna elettorale del 44° Presidente, Barack Obama.
Benoît Van Keirsbilck ha una sua personalissima visione della situazione e spiega: “Gli Stati Uniti non amano avere giudizi esterni sulla propria legislazione”. Pertanto, per quanto paradossale e inedito nel diritto internazionale, gli Stati Uniti hanno ratificato due dei tre protocolli facoltativi annessi alla Convenzione, che trattano rispettivamente dei reati sessuali, dell’implicazione di bambini nei conflitti armati. Protocolli che alcuni Stati non hanno ancora firmato. Benoît Keirbilck aggiunge che: “Generalmente, gli Stati che ratificano protocolli facoltativi hanno già firmato la convenzione originale”. Gli Stati Uniti in questo caso, appaiono decisamente come una rarità del diritto internazionale. Ad oggi siamo ancora molto indietro. (Continua su: http://autori.fanpage.it/perche-gli-usa-non-hanno-ancora-ratificato-la-convenzione-internazionale-dei-diritti-dell-infanzia/http://autori.fanpage.it/).

Ancora una volta le relazioni non sono tese all’ottimismo. Si sa che il volontariato non si esprime ad alta voce e con immagini altisonanti (per i media) come star in deshabillé o altro, ma sempre più monotamente cifre di uccisi da fuoco amico, da fuoco nemico, morti per salvarsi da una guerra su carrette che stanno a malapena in mare.

9) Olimpiadi 2016, l’Onu accusa il Brasile: bimbi uccisi per “ripulire” strade di Rio

Brasile, l’Onu accusa: minori uccisi per “ripulire” Rio in vista delle Olimpiadi

http://www.fanpage.it (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate)

Brasile, denuncia shock dell’Onu: “Bimbi uccisi per ‘ripulire’ Rio in vista delle Olimpiadi” (Cataniavera)

http://www.intopic.it/notizia/8972356/?r=WAGJBxroaZBEQ&utm_source=alert&utm_medium=email&utm_campaign=alpha

La Repubblica  1 giorno fa – Brasile, l’Onu accusa: minori uccisi per “ripulire” Rio in vista delle Olimpiadi
Il rapporto del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia: forze dell’ordine coinvolte in un “elevato numero di esecuzioni sommarie di bambini”, responsabili spesso impuniti (continua su http://www.repubblica.it/esteri/2015/10/09/news/brasile_onu_olimpiadi-124735023/).
Il Fatto Quotidiano  1 giorno fa – Olimpiadi 2016, l’Onu accusa il Brasile bimbi uccisi per ripulire strade di Rio Fanpage  22 ore fa
Pesantissima accusa mossa dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia citato da media brasiliani, tra cui il sito del quotidiano Estadao. E c’è chi fa notare che in occasione dei mondiali le forze dell’ordine brasiliane avrebbero ‘eliminato’ i tanti ‘meninos de rua’… (continua su: http://www.fanpage.it/olimpiadi-2016-l-onu-accusa-il-brasile-bimbi-uccisi-per-ripulire-strade-di-rio/http://www.fanpage.it/
MONDO ULTIME NOTIZIE 10 OTTOBRE 2015 – 11:06 di Biagio Chiariello
Un’accusa che getta una ombra oscura sulle prossime Olimpiadi. Perché innanzitutto arriva dalle Nazioni Unite. Ma è anche l’oggetto dell’imputazione a lasciare sgomenti: secondo il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia la polizia brasiliane starebbe uccidendo bambini e adolescenti per “ripulire” le metropoli, e soprattutto Rio de Janeiro, in vista dei Giochi del 2016. In base a informazioni raccolte dai media verde-oro, tra cui il quotidiano ‘Estado de S.Paulò, il Comitato con sede a Ginevra avrebbe pubblicato un inquietante rapporto sulla condizione della gioventù in Brasile, all’indomani della divulgazione del nono Annuario di pubblica sicurezza, che pure ha mostrato una significativo aumento degli omicidi nel 2014: 58.559 contro i 55.878 registrati nel 2013.
Per l’organo delle Nazioni unite, le forze dell’ordine sono direttamente coinvolte nell”’elevato numero di esecuzioni sommarie di bambini”, spesso accompagnate dall’impunità dei responsabili. Esiste una “violenza generalizzata” da parte degli agenti, specialmente contro i ‘meninos de rua’ e quelli che vivono nelle ‘favela’. La vice-presidente del Comitato, Renate Winter, spiega senza mezzi termini che nelle città dello stato sudamericano, Rio in testa, “esiste un’ondata di ‘pulizia’ che mira a presentare al mondo una città senza questi problemi” in occasione delle Olimpiadi del prossimo anno. “Abbiamo già visto episodi simili durante i Mondiali del 2014 e ora chiediamo che il fenomeno venga subito corretto per evitare che si ripeta”, ha affermato il perito Onu, Gehad Madi. Anche la consulente ecuadoregna Sara Oviedo afferma che le stragi di bambini in Brasile non sono una novità. “Ma abbiamo ricevuto informazioni concrete sul fatto che ora si tratta di un modo di ‘migliorare l’aspettò del proprio territorio per poter ricevere manifestazioni internazionali”, ha aggiunto l’esperta. Per questo l’Onu chiede anche al governo brasiliano di intervenire attivamente, magari con l’approvazione immediata di leggi che proibiscano la detenzione arbitraria dei bambini di strada (continua. su: http://www.fanpage.it/olimpiadi-2016-l-onu-accusa-il-brasile-bimbi-uccisi-per-ripulire-strade-di-rio/).

10) Dall’Italia alla Nigeria per infibularle: bimbe tolte ai genitori e dichiarate adottabili – Il Caso in Abruzzo dove la famiglia di origini nigeriane risiede da tempo. Per la famiglia la colpa era della nonna. CRONACA ULTIME NOTIZIE 8 OTTOBRE 2015 – 14:45 di Antonio Palma (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) http://www.fanpage.it/
Per evitare le leggi italiane erano state portata dall’Italia alla Nigeria, Paese di origine dei genitori, e qui infibulate. Per questo due bambine di 9 e 10 anni, figlie di un una coppia di immigrati nel nostro Paese, al loro ritorno in Italia sono state tolte al padre a alla madre, sistemate in un centro per minori e ora dichiarate adottabili. Come racconta il quotidiano Il Centro, infatti la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza già emessa dalla Corte d’Appello de L’Aquila che aveva allontanato dai genitori le due piccole e il loro fratellino. “L’infibulazione è una pratica crudele e riprovevole” equivalente ad un atto di violenza contro i minori, hanno sentenziato giudici, sottolineando che la pratica “non trova alcuna giustificazione, neppure se attribuita a usanze e a tradizioni proprie della cultura di origine”. A fare ricorso contro l’allontanamento delle piccole erano stati i legali della famiglia delle bambine, una coppia residente in un centro della Val Vibrata ma attualmente in carcere per una condanna definitiva per sfruttamento della prostituzione e riduzione in stato di schiavitù. In particolare la difesa aveva cercato di convincere i giudici che i genitori non avevano alcuna colpa e che si erano limitati a portare con loro le figlie in Nigeria dalla famiglia di origine. Qui sarebbe stata la nonna delle due a sottoporle alla violenta pratica senza che i genitori ne sapessero niente “La nonna paterna ebbe a praticare l’infibulazione senza consultare i genitori, perché questi non vi avevano provveduto nel periodo utile indicato dal costume, né questi avrebbero potuto opporsi a tale tradizione” aveva sottolineato l’avvocato nel ricorso. La Cassazione però è stata di diverso avviso confermando l’adottabilità dei piccoli. I genitori però non sembrano volersi arrendere e stanno valutando la possibilità di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo. (continua su: http://www.fanpage.it/dall-italia-alla-nigeria-per-infibularle-bimbe-tolte-ai-genitori-e-dichiarate-adottabili/).
Queste notizie che riemergono da un passato presente e remoto ci lasciano come sempre rabbiosi ed esterrefatti: l’umanità è sparita; c’è solo il sogghigno del male. Come faranno gli spettatori delle Olimpiadi del 2016 a Rio a partecipare gioiosamente a quella manifestazione, le cui strade sono cosparse dal sangue innocente dei bambini da strada uccisi per abbellire la città, per non far intendere agli stranieri che ci sono bambini che vivono per strada, senza genitori, ingegnandosi in ogni maniera, anche la più sporca da parte degli adulti, e cercando di sopravvivere. Chi andrà in Brasile ad assistere alle olimpiadi saprà o non saprà che le strade senza minori che ti assalgono a chiedere elemosina non ci sono più perché sono entrati in azione gli “squadroni della morte” che li uccidono appunto per fare pulizia? Quanti innocenti, vagabondi e con la casa del marciapiede verranno uccisi in vista dei giochi olimpici? Non riusciremo a contarli perché il male li stritola col sorriso sulle labbra da mostro, magari dopato per non avere rimorsi. Vigliacchi loro e chi li comanda, ma quegli innocenti gridano vendetta a Dio! Li ascolterà?
È questa l’ultima ciliegina dell’umanità che deve conglobarsi, combattere la fame. Non ci prendiamo in giro un po’ troppo, tanto coloro che guidano uno stato hanno sempre il sorriso ambiguo sulle labbra e ci raccontano quello che vogliono e questo si vede dai continui arresti o indagati per corruzione che ormai è diventato per moltissimi di loro pane quotidiano.
Siamo a questo punto o non abbiamo ancora toccato il fondo, nonostante i falsi sorrisi dei politici in visite ufficiali che ci mostrano solo ambiguità che potrebbero rivelarsi fonti di carneficine, che chiamano anche fuoco amico, ma amico si o no quelle persone muoiono veramente e non per finction, ma per far aumentare i soldi dei criminali del traffico di armi e di uomini. Altro che schiavi di secoli fa: gli schiavi siamo ancora noi. Grazie sempre a coloro che si battono per il bene dell’umanità, grazie veramente di cuore.