“Salviamo 62 milioni di bambini nel mondo”- Presentato il rapporto UNICEF nell’indifferenza dei media/”Let’s Save 62 Million Children in the World” – The UNICEF Report Has Been Presented in the Complete Lack of Interest by the Media

1) “Dobbiamo raggiungere gli irraggiungibili”. Il Nepal e le altre periferie dimenticate. Intervista ad Andrea Iacomini (UNICEF)
Nell’indifferenza generale l’UNICEF ha presentato giorni fa un Rapporto sull’intervento umanitario 2015 (“Humanitarian Action for Children”), un appello per raccogliere 3,1 miliardi di dollari per raggiungere 62 milioni di bambini a rischio nelle crisi umanitarie nel mondo. Si tratta del più grande appello nella storia, 1 miliardo di dollari in più rispetto allo scorso anno. Più di 1 bambino su 10 nel mondo – circa 230 milioni – lo voglio ricordare, vive attualmente in paesi o aree colpite SOLO da conflitti armati. La risposta UNICEF alle emergenze globali comprende curare 2,7 milioni di bambini dalla malnutrizione acuta grave; vaccinare 13,6 milioni di bambini contro il morbillo; fornire a 34,3 milioni di persone accesso all’acqua sicura; proteggere 2,3 milioni di bambini garantendo loro sostegno psicosociale; aiutare quasi 5 milioni di bambini a ricevere un’educazione formale e non formale; fornire a 257.000 persone l’accesso alle informazioni su HIV e AIDS, controlli e terapia; raggiungere 395.000 persone con assistenza in denaro.
Non proprio cose “semplici o da poco” per un appello, quello dell’Humanitarian Action for Children 2015 dell’UNICEF, che ha l’obiettivo di raggiungere un totale di 98 milioni di persone, circa due terzi delle quali sono bambini, in 71 paesi.      
   
Ne vorrei ricordare gli aspetti salienti. La parte più ampia dell’appello è destinato alla Siria e alla sub-Regione. Oltre 5,6 milioni di bambini all’interno della Siria hanno bisogno di sostegno, più altri 1,7 milioni di bambini hanno abbandonato il proprio paese. L’UNICEF richiede fondi per 903 milioni di dollari per proteggere i bambini a rischio e distribuire aiuti salva vita come vaccini, acqua pulita, servizi igienico-sanitari e istruzione. L’UNICEF ha anche richiesto 500 milioni di dollari per accelerare il suo lavoro nei paesi più colpiti dall’Ebola. I fondi saranno impiegati per isolare rapidamente e curare ogni caso, prevenire eventuali scoppi di epidemie e continuare a promuovere comportamenti corretti per prevenire la diffusione della malattia. L’obiettivo per il 2015 è di arrivare a 0 casi di contagio dal virus Ebola e supportare la ripresa delle strutture sociali di base. Per la Nigeria, dove gli attacchi di gruppi armati sono aumentati nell’ultimo anno causando la fuga di 1 milione di persone nel nord est, l’UNICEF richiede 26,5 milioni di dollari.              E poi c’è la crisi più dimenticata del momento, l’Ucraina. Dopo un anno di conflitto l’UNICEF ha richiesto 32,45 milioni di dollari per la crisi umanitaria nel paese, dove 5,2 milioni di persone vivono in zone di conflitto, oltre 600.000 persone sono sfollate interne e 1,7 milioni di bambini sono stati coinvolti. 
              
Il quadro che esce da questo rapporto è inquietante. Da disastri naturali fatali, ai conflitti violenti e alle epidemie a rapida diffusione, i bambini nel mondo affrontano una nuova generazione di crisi umanitarie e in prima pagina o nascoste tra le righe, le emergenze provocate da tensioni sociali, cambiamento climatico e malattie colpiscono i bambini come mai prima d’ora.
L’appello è a favore anche di crisi enormemente sottofinanziate e dimenticate dove i bambini hanno un disperato bisogno di aiuto – compreso l’Afghanistan (nel 2014 finanziato per il 35%), lo Stato della Palestina (nel 2014 finanziato per il 23%) e il Niger (nel 2014 finanziato per il 35%).
                               
È un appello per i bambini più vulnerabili, ovunque essi siano. Lì dove un bambino nasce dovrebbe poter determinare il suo destino. Ma non è così. Dobbiamo dare adesso servizi vitali e cure ai bambini che hanno estremo bisogno di aiuto, provvedere a realizzare operazioni che consentiranno loro di creare un futuro di pace. Questo appello non è stato lanciato solo per un’immediata azione umanitaria, ma anche perché gli investimenti sul breve periodo avranno benefici di lungo periodo.
“Dimentica, c’è chi dimentica, distrattamente un fiore o una domenica. E poi, silenzi” Recitava così una bellissima canzone di Renato Zero. Silenzi, sono quelli che spero, con l’aiuto di tutti i media nazionali riusciremo a colmare per poter raccontare e risolvere crisi che colpiscono innocenti, bambini come i nostri figli, mai come in questa epoca violati nel loro diritto principale: quello alla vita.  5 febbraio 2015
Commento
È veramente pazzesco che un comunicato di una associazione come l’UNICEF sia presentato al pubblico mondiale”tra l’indifferenza dei media” e non solo, ma anche generale.
Non si è letto nessun commento da parte dei soliti politici, che almeno per salvare la faccia rispondessero che nonostante quanto è successo in Italia in quei giorni tra manifestazioni e guerriglia urbana, non si ascolti la voce di chi difende i bambini, non solo quelli del terremoto del Nepal, ma di ogni altro sito dove i bambini sono mortificati, vigliaccamente torturati, decapitati, malnutriti, affamati, senza difese immunitarie. È più importante promuovere discussioni televisive su quanto successo a Milano (guerriglia, ma ricordiamo anche il Padiglione Sicilia citato precedentemente e che su internet ha raggiunto quota 12300 ed altre manifestazioni) e i bambini farli sempre aspettare.
Si è anche letto nell’articolo “Expo: ‘Nutrire il pianeta’, uno schiaffo alla fame nel mondo” in cui l’autrice su L’informazione ha futuro Globalist.it del 04/105/2015 (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) scrive a un certo punto del risentimento verso quella manifestazione: “C’era e c’è altro ad infastidirmi. Di sicuro il titolo: Nutrire il Pianeta. Uno schiaffo, un terribile ceffone alla fame nel mondo. Nessun affamato verrà a nutrirsi ad Expo. Mi sembra una bestemmia. Mi ricorda la terribile frase “Il lavoro rende liberi” all’entrata di un campo di concentramento. Mi appare cinica, finemente ironica e cattiva. A pronunciarla mi sento quasi in colpa, sento l’eco di un coro rauco e stridulo da film del horror. L’altro aspetto che mi inorridisce è la sponsorizzazione di prodotti alimentari che ci uccidono, che ci portano dritti in un reparto di oncologia, se assunti con quotidianità come loro vorrebbero nei loro subdoli spot, dove coinvolgono bambini, che mai, e ripeto mai, preferirebbero nella vita reale una pizza a un panino all’olio di palma”.
E termina con “L’Expo nel mondo globalizzato del web è fuori luogo. In Grecia, a pochi passi da casa nostra, molti bambini sono tornati a soffrire la fame, sono bianchi come noi, cristiani e usano l’euro per pagare il proprio debito. Ma noi popolo delle Hogan preferiamo spendere trenta euro per una giornata da Expo che per fare del bene concretamente a chi ha fame.
Sarebbe meglio scegliere a caso una nazione povera del mondo e regalare loro una settimana del nostro turismo, anche noi impareremo davvero qualcosa. Il mondo impacchettato e filtrato è la peggior cosa che si possa ricevere. Expo è questo, un pacco indesiderato e costoso che avremmo dovuto rimandare al mittente.”
Si è perfettamente d’accordo che cibi prelibati o meno offerti a visitatori in stand al meglio presentati e (costruiti coi soldi dei loro paesi anche se rimettendoci) può invogliare molte persone interessate ai problemi dell’alimentazione. Ma se consideriamo l’alimentazione globale si legge ancora:
2) Rapporto FAO 2014 Questa mattina le tre sedi romane delle Nazioni Unite FAO, IFAD e WFP hanno pubblicato la relazione annuale SOFI 2014 che delinea le ultime cifre sulla fame e sull’insicurezza alimentare nel mondo
Secondo i dati pubblicati nel 2013 sui dati del biennio 2011-13, le persone sottoalimentate nel mondo erano 842 milioni. Anche se il numero delle persone che soffrono la fame è costantemente in diminuzione, molti milioni di individui combattono ancora quotidianamente diversi livelli di malnutrizione che non consentono loro di condurre una vita dignitosa.
Ogni anno, denuncia il rapporto della FAO, sei milioni di bambini al di sotto dei cinque anni muoiono di fame o di malattie legate alla malnutrizione. è come se in un anno morissero tutti i bambini in Italia e Francia. L’incidenza delle malattie mortali per denutrizione è alta in paesi come Bangladesh, Cambogia, Afghanistan, Tanzania, Etiopia e Congo dove il totale dei sottoalimentati è superiore al 35% della popolazione.
Le persone denutrite nel mondo sono circa 840 milioni di cui 799 nei paesi in via di sviluppo, 30 nei paesi meno poveri, e 11 in quelli industrializzati. Rispetto a dieci anni fa gli affamati sono 50 milioni in più.
Per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015 (che sta già passando e che non dà segni molto positivi), sostiene il direttore generale della FAO Jacques Diouf, il numero delle persone denutrite dovrebbe calare di 24 milioni ogni anno; un obiettivo ancora possibile con uno stanziamento di 24 milioni di dollari all’anno. A questa richiesta della FAO, lo scorso giugno a Roma, verosimilmente un noto politicorispose che è meglio che i paesi poveri si arrangino da soli. E infatti i paesi ricchi hanno ridotto i loro versamenti a meno di un terzo degli impegni assunti nei vertici sulla sicurezza alimentare.
E poi Save the children, anche nel suo padiglione all’Expo dice senza mezzi termini che: “3 milioni di bambini muoiono per fame.” La malnutrizione è concausa di morte ogni anno di tre milioni di bambini con meno di 5 anni. Lo segnala Save the children in apertura dell’Expo che è presente con un padiglione all’interno della manifestazione. Perciò non illudiamoci molto sulle cifre che si leggono, anche se sembrerebbe che la fame stia diminuendo (FAO 2014). Però su riviste specializzate, lettere di associazioni serie di volontariato dicono che le zone più martoriate dalla fame sono in peggioramento e non in miglioramento, e c’è da crederci, perché quei volontari e i loro superiori (vescovi ecc., personale locale di assistenza pubblica) che muoiono anche per assistere quelle popolazioni travagliate, non raccontano frottole, ma veri e propri disastri locali.
3) NEW DELHI, 10 MAG – “Una ragazzina indiana di 15 anni, violentata per otto mesi e ricattata dal suo aguzzino, è stata bruciata viva ieri alla periferia est di New Delhi per aver voluto resistere ad un nuovo stupro. Lo scrive oggi il quotidiano Hindustan Times dopo la denuncia dei genitori, precisando che quattro persone sono state arrestate. Mesi fa un vicino aveva violentato la giovane nel villaggio di Banwarivas ed aveva cominciato a ricattarla con la minaccia di rendere pubblico un video della violenza.” (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata, ANSA).
Ed in India queste violenze su donne continuano indisturbate anche se poi, finalmente, le donne reagiscono inscenando sfilate e riunione di piazza. Qualcosa non quadra sia anche a livello di istituzioni governative, un certo inasprimento di pena non sarebbe un deterrente sufficiente, lo si sa, manca anche l’istruzione (per chi può) ad una educazione sociale di parità umana e di rispetto; speriamo sempre che in futuro si lascino sorgere associazioni in difesa della donna e anche contro un certo maschilismo imperante.

4) Papa Francesco: “Alcuni potenti vivono grazie alla guerra e alle fabbriche di armi”

 

Il Pontefice ha parlato a 7mila bambini delle scuole primarie di Roma: “Tante persone non vogliono la pace perché vivono di guerra”. 1 MAGGIO 2015  (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata citata) di Davide Falcioni

 

“Tante persone non vogliono la pace perché vivono di guerra”. È con queste parole, semplici ma efficaci, che Papa Francesco ha spiegato ai bambini delle scuole primarie di Roma temi complessi come quelli di guerra e pace. Il pontefice ha menzionato “l’industria delle armi”: “Questo è grave – ha detto Bergoglio -: alcuni potenti guadagnano la vita con la fabbrica delle armi e le vendono a questo paese perché vada contro quello”. Il Santo Padre ha aggiunto: “La pace – ha proseguito – è prima di tutto che non ci siano le guerre, ma anche che ci sia la gioia, l’amicizia tra tutti, che ogni giorno si faccia un passo avanti per la giustizia, perché non ci siano bambini affamati, malati che non abbiano la possibilità di essere aiutati nella salute. Fare tutto questo è fare la pace. La pace è un lavoro, non è uno stare tranquilli, lavorare perché tutti abbiano la soluzione ai problemi, ai bisogni che hanno nella loro terra, nella loro patria, nella loro famiglia, nella loro società: così si fa la pace, artigianale”. “Voi sapete – ha detto alle migliaia di bambini presenti – che è la cupidigia che ci fa tanto male. La voglia di avere di più, di più, più denaro. È quando noi crediamo che tutto gira intorno al denaro”.Come tante altre volte in passato Papa Francesco ha espresso una critica radicale al sistema economico capitalistico, “perché gira intorno al denaro, non intorno alla persona, all’uomo e alla donna: si sacrifica tanto e si fa la guerra per difendere il denaro”. “Dio perdona tutto, capito? Siamo noi a non sapere perdonare a non trovare strade di perdono. Tante volte per incapacità o perché è più facile riempire le carceri che aiutare chi ha sbagliato ad andare avanti”. A un bambino che gli ha domandato se fosse d’accordo con il punire con il carcere i reati minorili Francesco ha opposto un netto: “No, non sono d’accordo, la risposta è che ti aiutino a rialzarti, a reinserirti, mentre andare alla soluzione del carcere è la cosa più comoda per dimenticare quelli che soffrono”. “Tutti – ha proseguito Francesco – possono fare gli stessi sbagli che ha fatto lui, tutti possiamo fare gli sbagli più brutti. Non bisogna condannare mai, ma aiutare sempre a rialzarsi e reinserirsi nella società”. (Continua su: http://www.fanpage.it/papa-francesco-alcuni-potenti-vivono-grazie-alla-guerra-e-alle-fabbriche-di-armi/#ixzz3Zu91mizO.http://www.fanpage.it)
5) Duemila migranti recuperati al largo di Indonesia e Malesia – ONU, barconi Rohingya “bare galleggianti” – Migliaia alla deriva respinti da Thailandia, Indonesia e Malesia (ANSA, tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) – BANGKOK, 19 MAG – A una settimana dall’esplosione della crisi umanitaria nel Sud-est asiatico, migliaia di “boat people” di etnia Rohingya in fuga dalla Birmania sono ancora in mare in condizioni drammatiche. Ma le sofferenze dei migranti – l’ONU ha denunciato il pericolo che i barconi diventino “bare galleggianti” – non hanno impietosito Thailandia, Indonesia e Malesia, che hanno respinto i disperati dalle loro coste. Della loro tragedia ha parlato anche Papa Francesco nell’omelia di Santa Marta. Le notizie provengono da InTopic e malaysianews.myblog.it (tutti diritti riservati agli autori e alle testate).
Appartengono alla perseguitata minoranza musulmana Rohingy 11 Maggio 2015Giakarta, Indonesia – Quattro barconi con oltre 1.400 migranti, provenienti da Birmania e Bangladesh, sono stati soccorsi al largo delle coste dell’Indonesia e della Malesia, il giorno dopo l’arrivo di altri 600 ad Aceh, territorio autonomo all’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra. Si tratta di persone in fuga dalla miseria e dalla violenze in quanto appartenenti alla minoranza musulmana Rohingya, secondo l’ONU una delle comunità più perseguitate al mondo. Le rotte della speranza da Birmania e Bangladesh sfruttano generalmente la direttrice terrestre attraverso la Thailandia meridionale, alla volta di Malesia, Indonesia e degli altri paesi della regione. Ma dopo la scoperta di decine di fosse comuni le autorità di Bangkok hanno deciso di intervenire duramente contro il traffico di esseri umani, costringendo i migranti a ricorrere all’alternativa della traversata via mare. Gli ultimi migranti giunti in Malesia sono stati abbandonati dagli scafisti in acque poco profonde al largo dell’isola di Langkawi, una delle località turistiche malesi più rinomate e apprezzate. Le autorità della Malesia e dell’Indonesia si stanno attrezzando per fare fronte a nuovi massicci arrivi via mare.
5a) Indonesia ‘soccorre’ in mare 400 migranti. Facendo il pieno alla barca e cacciandoli
La Marina indonesiana ha soccorso in mare almeno 400 migranti in fuga da Myanmar e Bangladesh ma si sono limitati a rifornire di carburante il battello a bordo del quale si trovavano per poi trainarlo al di fuori delle acque nazionali un gruppo di migranti del Bangladesh e Myanmar.
Giacarta, 12 maggio 2015 – La piaga dei trafficanti di disperati non è un’esclusiva del Mediterraneo, anche se nel resto del mondo l’approccio è diverso. La Marina indonesiana ha infatti soccorso in mare almeno 400 migranti in fuga da Myanmar e Bangladesh ma si sono limitati a rifornire di carburante il battello a bordo del quale si trovavano per poi trainarlo al di fuori delle acque nazionali, a largo delle coste di Aceh, una delle isole dello sterminato arcipelago. “È stato trainato fuori dal territorio indonesiano”, ha spiegato il portavoce della Marina di Giacarta, Manahan Simorangkir, aggiungendo: “Abbiamo dato loro carburante e abbiamo chiesto loro di procedere (oltre). Non li abbiamo obbligati a proseguire verso la Malaysia o l’Australia. Questo non è affar nostro. Noi dobbiamo invece impedire che entrino in Indonesia perché non è la loro destinazione finale”.
5b) Birmania: 350 migranti in mare da giorni
Abbandonati alla deriva su un barcone senza acqua né cibo (ANSA, tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) – BANGKOK, 12 MAG – Circa 350 migranti Rohingya in fuga dalla Birmania sono stati abbandonati a bordo di un barcone al largo del sud della Thailandia, senza carburante e ormai senza cibo né acqua da tre giorni. Lo denuncia Chris Lewa, responsabile dell’Arakan Project, un’associazione che monitora le condizioni della minoranza musulmana discriminata in Birmania. “Hanno chiesto aiuto”, ha detto Lewa dopo essere riuscita a mettersi in contatto con uno di loro, aggiungendo che una cinquantina sono donne.
E così si scopre che non ci sono solo i migranti del Mediterraneo che fanno capolino sui media, specie se ci sono cifre da sballo di morti, ma anche in tutto il mondo ci sono migranti più o meno conosciuti (Messico, Medio Oriente, popolazioni dell’Asia, delle Filippine, del Vietnam e molti altri che fuggono dai loro paesi martoriati per non arrivare o arrivare spogliati di tutto in campi di raccolta che li vedono come il fumo negli occhi). Sì, ci sono anche loro, anche se politici o ministri sono talmente miopi che si interessano solo di una fetta e di loro che pesa sul loro paese e basta. La marina indonesiana giorni fa ha aiutato un barcone o carretta carica di migranti, li ha soccorsi e dato loro del carburante, poi un calcio in quel tal posto e rimandati in mare.
L’Indonesia e la Malaysia hanno raggiunto un accordo per ospitare temporaneamente migliaia di migranti bloccati in mare. Si tratta di una potenziale svolta nella crisi umanitaria che attraversa il sudest asiatico da settimane. L’annuncio è arrivato dal Ministro degli Esteri malese, Anifah Aman, dopo un incontro con le sue controparti indonesiana e thailandese. Gran parte dei migranti appartiene alle minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania, altri provengono dal Bangladesh. Trecentotrenta migranti sono stati salvati stamattina da pescatori al largo delle coste dell’Indonesia sono stati portati sulla terra ferma da più di dieci barche di pescatori. Nelle scorse ore altri 102 migranti erano stati tratti in salvo al largo della provincia indonesiana di Aceh. Erano rimasti bloccati in mare per più di quattro mesi. “Erano disidratati, deboli e affamati”, ha dichiarato l’Agenzia di ricerca e soccorso di Langsa, nella provincia di Aceh.
Accordo Malaysia-Indonesia su migranti. Accoglienza temporanea di migliaia di persone bloccate in mare 20/05/2015 daKoimano.com del 20/05/2015 (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Ogni commento è superfluo perché questo vuol dire rimettere la gente stremata alla mercé del mare e di dove arriveranno. Gli episodi di intolleranza verso i migranti ci sono anche nell’UE, qualche volta ripreso, qualche volta no, passa nemmeno nelle ultime pagine accanto ai necrologi, appunto.
Poveri migranti! Dalla padella nella brace e poi non hanno il diritto di ribellarsi a trattamenti per nulla umani? Diciamo ai politici, nella fattispecie italiani, di guardare oltre i loro paraocchi e che, se si fanno leggi per dar forma a qualche trattamento dall’Africa verso l’Europa, guardiamo oltre, negli altri mari o deserti, e diamo qualche briciola anche a chi si interessa in modo più allargato degli altri umani, non extraterrestri, ma che vivono in altre terre, presso altri mari dove ci sono bambini che hanno gli stessi diritti di quelli europei o che arrivano in Europa.
Svegliamoci, non facendo passerelle inutili e che lasciano il tempo che trovano: quasi nessuno può già vedere la lentezza con cui si affrontano questi argomenti, sparando anche corbellerie proprie di chi non sa quel che dice.
Tutto il mondo è in subbuglio e i migranti ci sono e ci saranno sempre. Forse non ci si ricorda che decenni fa in un viaggio dimostrativo di alcune navi italiane da vendere si raccolsero dei boat people e li si portarono in Italia (1975 e dopo l’invasione del Vietnam del nord nel Vietnam del sud per imporre il regime comunista). Troppi hanno la memoria corta e troppi sono quelli che vanno in cerca di pane e lavoro per i figli e loro stessi, rimettendoci spesso e volentieri anche la pelle (La fotografia, divenuta un simbolo del conflitto, mostra Kim Phuc all’età di nove anni mentre, completamente nuda, fugge da un villaggio correndo lungo una strada insieme ad altri bambini anche loro nelle stesse condizioni, dopo essere stata gravemente ustionata sulle braccia e sulla schiena da un bombardamento al napalm delle forze aeree del Vietnam del sud. La fotografia fu scattata da Nick Út. Nel 8/06/1972. Ma ora Kim è passato remoto e tutto tace assieme agli bambini altri morti ustionati dalle bombe al naplam).
Ma le statistiche che ci sciorinano le notizie ufficiali approvate dai loro direttori tengono conto di questi morti mondiali che continuano ad aumentare di numero talvolta senza dare il minimo segno di sé? I macellai di questo scempio agiscono ancora oggi alla faccia dell’ONU. Cerchiamo con i media di aiutare questa gente con trasmissioni o relazioni che svergognino chi dovrebbe proteggere ed invece fa grandi discorsi, ma nessun atto fattivo specie con le centinaia di bambini che muoiono senza il diritto alla vita che è il solo vero diritto fondamentale della razza umana.
6) Nuovo orrore dell’ISIS: uccise 23 persone, 9 sono bimbi
Venerdì 15/05/2015 da inTopic (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata, La voce)
L’ISIS semina ancora orrore a Palmira, storica città siriana. I jihadisti dello stato islamico hanno ucciso 23 persone, di cui 9 bambini, vittime che vanno a sommarsi alle 26 di ieri. Il direttore dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha detto che tra le persone uccise dall’attacco dell’ISIS vicino Palmira ci sono familiari di impiegati del governo siriano. L’ISIS semina ancora orrore a Palmira, storica città siriana. I jihadisti dello stato islamico hanno ucciso 23 persone, di cui 9 bambini, vittime che vanno a sommarsi alle 26 di ieri. Il direttore dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani, Rami Abdel Rahman, ha detto che tra le persone uccise dall’attacco dell’ISIS vicino Palmira ci sono familiari di impiegati del governo siriano. 
7) Stragi di cristiani in Nigeria, 10 mila orfani per mano di Boko Haram
(inTopic.it 14/05/2015, tutti i diritti riservati all’autore e alla testata)
Secondo il rapporto della ONG «Aid to the Church in Need» nella diocesi di Maiduguri, negli ultimi 6 anni, ci sono state 500 uccisioni REUTERS Nigeriani in fuga da Boko Haram,
14/05/2015 (Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme – Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
È il territorio della diocesi di Maiduguri, nel Nord-Est della Nigeria, ad essere teatro delle più efferate violenze contro i cristiani avvenute negli ultimi 6 anni da parte di Boko Haram: a descrivere mappa e numeri di questi attacchi jihadisti è un rapporto redatto da un gruppo di ONG nigeriane guidate da «Aid to the Church in Need» (Aiuto alla Chiesa in Bisogno).  «Oltre 5000 cristiani sono stati uccisi e di conseguenza vi sono almeno 7000 vedove e 10 mila orfani» si legge nel testo, che stabilisce anche «ad oltre 100 mila» il numero dei senzatetto, obbligati a lasciare villaggi e piccoli centri a seguito di attacchi sistematici da parte dei miliziani di Boko Haram che hanno portato anche alla distruzione di almeno 350 chiese. La maggioranza di tali violenze e distruzioni sono avvenute sul territorio della diocesi di Maiduguri, che include gli Stati di Borno e Yobo come una parte di Adamawa. I jihadisti di Boko Haram occupano ormai almeno l’85 per cento di quest’area ed hanno trasformato in loro basi, alloggi e centri di addestramento centinaia di edifici che in precedenza ospitavano scuole, parrocchie e centro sociali gestiti dalla Chiesa. «La gente ha paura, è terrorizzata» afferma Gideon Obasogie, direttore delle comunicazioni della diocesi, secondo cui l’efferatezza delle violenze è aumentata “dopo l’adesione di Boko Haram” al Califfato dello Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi. In complesso, il governo nigeriano attribuisce a Boko Haram circa 13 mila vittime.
Le notizie si accavallano le une sulle altre facendo quasi dimenticare gli assassini precedenti e le criminali e comuni mattanze nei paesi, nelle comunità che l’ISIS scatena sempre con captadon ed affini, per esaltare meglio i suoi carnefici. Le notizie sono tante ed hanno in comune le solite realtà tragiche a carico delle popolazioni che invadono e fanno fuggire (se possono).
Bambini, donne e anziani massacrati con cattiveria la più spinta possibile. I super-stati tipo quelli appartenenti a UE e  ONU fanno qualcosa, qualche nazione aiuta veramente anche con la guerra, rinforzando le difese, anche se la guerra non è il sistema migliore per far ragionare quegli estremisti che sembrano fatti più di odio che di carne umana.
Possibile che il pensiero troppo sollecitato è che lasciano fare, come hanno fatto da altre parti, in attesa che le soluzioni le prenda chi è nel vivo della battaglia? Siamo a questo punto carne cosiddetta da cannone e basta, nessuna umanità vera nel dare una mano a quelle popolazioni per cui l’unico rifugio è incappare nel traffico di essere umani ed entrare nella spirale di altre violenze terrestri e poi del mare e delle carrette che trasportano queste popolazioni disperate?
E se Boko Haram è uno dei criminali, non meno negli altri mari o confini terrestri altri migranti si affidano sempre a trafficanti di esseri umani locali, forse più ramificati di quello che si pensa. Da noi le notizie di questi disperati arrivano in sordina, filtrate da qualche mano criminale anch’essa, ma ci sono come i migranti mediterranei, nessuna differenza: gente che è disperata,che cerca una soluzione migliore e si butta alla ventura incappando sempre più in situazioni tragiche.
C’è da dare spazio e onore a quelle vere associazioni di volontariato che si danno da fare per aiutare queste persone a vivere e che sono sperse dovunque c’è questo fenomeno tragico e disumano.

Grazie a queste associazioni vere ed esemplari per tutti gli umani dormienti o che se ne fregano di un migrante in più o in meno, anzi…

La morte silenziosa: avanti con gli annegamenti a sorpresa/Silent Death: On We Go with Surprise Drowning


1) Strage di migranti: si temono 950 morti. “Chiusi in stiva come topi”
Un superstite ha raccontato che a bordo del peschereccio c’erano 700 uomini, 200 donne e 50 bambini.
Attenzione! Non si tratta di un solo naufragio, ma un altro naufragio a Rodi è avvenuto con 200 migranti a bordo. Queste non sono storie infinite, ma crimini infiniti e criminali da mettere al muro.
CRONACA ITALIA ULTIME NOTIZIE 20 APRILE 2015 di Davide Falcioni (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata, fonte fanpage.it)
Immigrati: sbarcati a Palermo 1.200 profughi. È stata definita la più grave tragedia del mare del dopoguerra, ma il rischio, ancora una volta, è che oltre al cordoglio da social network e la retorica di molti politici non cambi praticamente nulla. Il bilancio della strage dei migranti a largo della Libia poteva essere evitato se non fosse stata eliminata l’operazione Mare Nostrum, sostituita con una dal nome beffardo – Triton, Dio dei Mari – che però si prefigge l’unico scopo di pattugliare le acque nazionali senza prestare soccorso laddove sempre più spesso le tragedie si consumato. I numeri dell’ecatombe si annunciano più alti del previsto. Secondo quanto raccontato da un superstite, infatti, sull’imbarcazione erano presenti quasi mille persone: per l’esattezza 700 uomini, 200 donne e 50 bambini. La maggior parte di loro era stipata nella stiva e la loro sorte è stata segnata da subito. Da quando cioè gli scafisti li hanno chiusi all’interno bloccando i portelloni.
Mentre proseguono le ricerche di eventuali superstiti, prende lentamente forma la dinamica della catastrofe. A quanto pare la barca, piena all’inverosimile ma lunga solo 20/30 metri, si sarebbe rovesciata dopo che i suoi occupanti, vedendo arrivare da lontano un mercantile, si sono affacciati dallo stesso lato, sbilanciano i pesi e provocando il capovolgimento. È così che, in una manciata di minuti, centinaia di persone sono morte in quella che, ora dopo ora, appare come la più grave tragedia del mare della storia recente. I sopravvissuti tratti in salvo sono 28, le vittime accertate 24. A bordo, tuttavia, c’erano quasi mille persone, tutte salpate da Zuara, in Libia, dopo che il peschereccio era partito dall’Egitto.La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini sono coordinate dalla Guardia Costiera e dalla Questura di Catania. Ma oltre alle responsabilità giuridiche, ci sono quelle politiche: le più gravi. Dopo i 366 morti della strage di Lampedusa ci si attendeva maggiore attenzione verso il destino dei migranti: invece ancora una volta il cinismo ha avuto la meglio. L’operazione Mare Nostrum, che aveva permesso di salvare migliaia di persone, è stata sostituita – grazie al voto favorevole del Parlamento – da Triton, operazione di pattugliamento che non ha finalità di soccorso. (continua su: http://www.fanpage.it/strage-di-migranti-si-temono-950-morti-chiusi-in-stiva-come-topi/#ixzz3XpwVUVjX).
– SIRACUSA, 23 Aprile – Sono arrivate ieri nel porto commerciale di Augusta le due navi della Marina militare con a bordo 488 migranti, tra i quali 133 minori e tra questi molti bambini – che tre giorni fa erano stati intercettai nel Canale di Sicilia nell’ambito dell’operazione “Mare nostrum”. È la prima volta che in uno sbarco si registra un numero così elevato di minori. Intanto, altri 460 migranti sono sbarcati stamane nel porto di Pozzallo. (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata). Ansa del 23/04/2015.
2) Da Alfano: da “Barche dei trafficanti saranno distrutte” MINORI SBARCATI IN ITALIA TRIPLICATI IN 4 ANNI
(Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata, Ansa del 19/04/2015)
“I minori migranti arrivati in Italia dal 1 gennaio 2014 al 31 luglio sono 14.000 circa, il triplo di quelli arrivati nel corso dell’intero 2011, anno della Primavera Araba, quando furono circa 4.500”. A fare il punto sull ‘emergenza nell’emergenza’ è Viviana Valastro, responsabile protezione minori migranti di Save the Children. “Quelli sbarcati nei primi sette mesi del 2014 – spiega all’ANSA – sono circa il 16% rispetto al totale degli 88.000 migranti arrivati nello stesso periodo sulle nostre coste. Di questi, 8.600 non erano accompagnati da un adulto”. Tra di loro, un numero sempre crescente è rappresentato da adolescenti che provengono dall’Eritrea (2.737), da dove scappano per via della dittatura, e dall’Egitto (1.118), che lasciano per povertà e mancanza di lavoro. “Mentre 5.400 sono, invece, quelli che hanno viaggiato con uno o entrambi i genitori e che provengono, a partire dal 2013, sempre più spesso dalla Siria” precisa Valastro.
UNHCR: 1900 MORTI DALL’INIZIO DELL’ANNO – Dall’inizio dell’anno, secondo un bilancio dell’UNHCR, quasi 1.900 persone sono morte mentre cercavano di raggiungere via mare l’Europa, 1.600 dall’inizio di giugno. Complessivamente, gli arrivi sono stati 124.380, di cui ben 108.172 in Italia (al 24 agosto) tra i quali almeno 14 mila minori di cui 8.600 non accompagnati.
Siamo arrivati all’ultimo mortale disastro delle carrette che trasportano migranti, ultimo per modo di dire perché ce ne sono stati altri molto vicini e con meno morti sebbene morti disperati e disperate; un conteggio approssimativo, non totalmente confermato, dice di quest’ultimo per ora con 950 persone a bordo, di cui una ventina di morti e una ventina di uomini tratti in salvo da più navi militari e civili accorse sul posto che hanno assistito al dopo disastro impotenti e trovato solo quello che resta delle carrette, i corpi più giù adagiati sul fondo del mare
Doveroso ringraziare tutti quei marinai che al Pronto Allarme iniziano a prepararsi per un salvataggio il più veloce possibile, che col passare del tempo si trasforma in un ripescaggio di cadaveri di ogni età e sesso. Di questo terribile compito morale e civile si parla pochissimo sui media se non per casi eccezionali come questo, ma sono tanti quei marinai che – abituati sì, abituati no – a quel massacro inumano, restano segnati emozionalmente e psicologicamente dalla tragedia che ha fatto sparire quei corpi o gli ha fatto ritrovare fra le mani corpi che la morte aveva già ghermito come i giorni scorsi, come i mesi scorsi, come gli anni scorsi. Non si è mai abituati al peggio: un marinaio padre ritrova un bambino che assomiglia al suo ed il paragone è visibile nella rabbia e nel pianto di non essere riuscito a dare speranza a quel corpo ormai cadavere.
Aiutiamo anche quei marinai, veri eroi nascosti e spesso misconosciuti, ma che si prodigano all’inverosimile per salvare il salvabile alla faccia di quei politici europei che apprendono impassibili la fine di tanti esseri umani e poi li trasformano in cifre e tutto finisce lì. È da anni che si parla di fermare nelle terre di partenza e sulle spiagge dove i mercanti di morte radunano i loro profitti umani che spingono all’inverosimile su quelle carrette più gente possibile per guadagnare al massimo sulla pelle di chi sperava di cambiare tipo di vita per se stessi e per i propri figli. Ma i vari ministri parlano, gridano se vogliamo anche al parlamento europeo, poi tutto ritorna come prima. In tanti di questi rappresentanti ufficiali, politici e non, di esseri umani si sono recati sulle coste del Mediterraneo diventato ormai un cimitero superiore ai cimiteri di guerra, ma poi i futuri morenti sono ancora sulle spiagge della Libia o vicino in attesa del loro turno che nessuno riesce ancor oggi a fermare con tutta una serie di torture per mantenere questi disperati meno aggressivi, tra cui torture botte, sete, mancanza di cibo. Ricordiamo anche delle mamme, dei figli, parenti che piangeranno il non arrivo in Italia dei loro cari, ma ormai le acque hanno coperto i loro cadaveri e non resta che piangere e manifestare contro chi promette e non mantiene mai per mille scuse più o meno valide.
Inutile ricoprire cariche se poi non si sanno gestire i veri compiti che quelle cariche comportano. Via! Lasciate il posto a chi ha visto, ha sperimentato sulla propria pelle quelle tragedia e saprebbe come fare veramente; ma tutti aspettano che il tempo passi. La tragedia dei trecento morti dell’anno scorso è passata, ce ne sono stati altri, 50/60 bambini appena morti, probabilmente abbracciati alle loro mamme in fondo alla stiva dove i gas dei motori li hanno uccisi prima dell’annegamento.
Cosa ci si aspetta da una Europa che, dopo anni, spende per l’Italia come sovvenzione dovuta, ma poi si ferma lì? Qualche soldo, poche direttive mirate a fermare la delittuosa criminalità dei mercanti di morte che non aspettano che il prossimo carico riparta e stanno già ammassando in terra e sulle sponde i futuri candidati alla roulette russa dell’attraversamento del Mar Mediterraneo diventato un killer a sua insaputa e non funzione.
Perché qualche politico non parte assieme ai migranti su una carretta dalla Libia? Parlano tanto, ma non si muovono molto se non per ricevere ovazioni e sorrisi. Guardiamo sul fondo del mare profondo solo 27 m. E cerchiamo con l’immaginazione di alleviare la morte di chi troviamo sul fondo alla mercé dei pesci e di altri animale del mare, unici compagni di chi non è ricuperato. Meno chiacchiere, ma propositi, azioni serie ed impegnative; anche se molti governi se la prendono per quello che di loro si dice, questi sono veri e propri genocidi orribili, crudeli e perversi.
Aggiungiamo che a ruota del naufragio sulle coste libiche, l’altro naufragio di Cipro del 20/04/2015 non è meno importante, frutto di criminali, delinquenti che vanno perseguiti per il loro sporco mercato di esseri umani. Non sono gli unici naufragi: mancano quelli che si aggiungono in altre parti dove c’è traffico di umani disperati e delinquenti che si perpetuano e creano uno sporco lavoro che a loro rende soldi e ad altri umani morte.
Poi, quando arrivano, dove sono accolti i migranti? Sono ormai troppe le lamentele di istituzioni o organi ufficiali che trovano questi centri inadeguati all’ospitalità ed all’educazione dei minori, e allora oltre al danno di essere arrivati in terre sconosciute, si aggiunge per questi bambini migranti la delusione di essere a mala pena tollerati come pure l’argent de poche che sparisce, ma non nelle tasche dei migranti. “Oggi, alcune tra le organizzazioni più attive e impegnate da anni nella promozione dei diritti dei minori migranti – AIBI, Amnesty International, Caritas Italiana, Centro Astalli, CIR, CNCA, CNCM, Comunità di Sant’Egidio, Emegency, Intersos, Save the Children Italia, Terre des Hommes – si mobilitano insieme, per la prima volta, alla vigilia del semestre di presidenza italiana al Consiglio UE, per porre al Governo e al Parlamento Italiano alcune richieste specifiche per far fronte alle condizioni critiche e inadeguate di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia, e di quelli che arriveranno nei prossimi mesi”.  (continua su: http://www.amnesty.it/comunicati-stampa/L/IT/YY/2014/MM/6).
Da In.topic (tutti i diritti riservati all’autore e alle testate) del 21/04/2015 ricordiamo anche dei volontari uccisi o feriti gravemente di cui si parla pochissimo: un’opera silenziosa senza smanie di presentarsi o di parlare al Parlamento; volontari morti mentre aiutano coloro che hanno necessità di essere aiutati. Il Direttore generale dell’UNICEF Internazionale Anthony Lake annuncia: “Piangiamo e partecipiamo con dolore alla morte di nostri quattro colleghi dell’UNICEF a Garowe nel Nord della Somalia, altri quattro sono stati gravemente feriti. L’attacco, con un ordigno esplosivo non era mirato contro di loro ma contro tutte le persone che aiutavano. Speriamo che i vari stati provvedano degnamente a ricordarle le loro vite donate all’umanità.
3) Nuovo orrore dell’ISIS. A Tikrit fossa comune con 1700 corpi
In Iraq, nella zona occupata dai miliziani jihadisti, trovati resti di centinaia di cadaveri: secondo la Cnn, dovrebbero essere di soldati di cui era stata rivendicata l’uccisione dallo Stato Islamico nello scorso giugno.  Cronacaultima Notizie 7 APRILE 2015 07:47 di Biagio Chiariello e Fanpage.it (tutti i diritti riservati all’autore e alle testate).
Almeno dieci fosse comuni sono state rinvenute a Tikrit, la città nell’Iraq settentrionale che l’esercito di Baghdad e le milizie sciite hanno liberato dallo Stato Islamico. All’interno ci sarebbero fino a 1.700 corpi, ovvero i soldati iracheni che l’ISIS sostiene di aver ucciso lo scorso giugno a Camp Speicher, base militare irachena vicino a Tikrit. È la Cnn a dare la notizia. L’emittente americana precisa che le fosse sono state scoperte nel complesso del palazzo presidenziale appartenuto all’ex dittatore Saddam Hussein e trasformato dall’Isis in quartier generale in città. “Abbiamo scavato nelle prima fossa e finora abbiamo rinvenuto 20 corpi. Le indicazioni iniziali mostrano in modo indiscutibile che si tratta delle vittime del campo Speichern, afferma un membro del team forense inviato a Tikrit, sottolineando che “la scena che ci siamo trovati davanti era straziante. Chi può uccidere 1.700 persone a sangue freddo?”.
Il massacro dell’ISIS a Tikrit
Secondo quanto riferito dalla Cnn, sarebbe stato uno dei soldati, sopravvissuto fingendosi morto, a spiegare come i miliziani dello Stato Islamico hanno catturato, massacrato e quindi seppellito i soldati. Questi ultimi sono stati fatti marciare fino al complesso del palazzo presidenziale, dopo aver garantito loro che sarebbero stati liberati nell’ambito di uno scambio di prigionieri. Ma una volta all’interno del compound, i soldati sono stati divisi in piccoli gruppi, giustiziati e gettati in fosse comuni, ha raccontato il sopravvissuto, che dice di essere a sua volta buttato in un fiume creduto morto. Non è ancora chiaro come questi soldati siano stati catturati dall’ISIS. Secondo i familiari, avrebbero ricevuto l’ordine di lasciare la base e recarsi a Baghdad, disarmati e in abiti civili. Il ministero della Difesa, però, smentisce, affermando che questi uomini avevano disertato. I resti sono stati inviati nella capitale irachena per l’esame del Dna, che ne stabilirà l’identità. (continua su: http://www.fanpage.it/nuovo-orrore-dell-isis-a-tikrit-fossa-comune-con-1700-corpi/#ixzz3Xpc4rzSp http://www.fanpage.it).
Non si può non commentare quanto si legge sui quotidiani delle ultima stragi in mare, leggere anche tra le righe quanto succede prima in terra a questi disperati che vengono sottoposti ad ogni genere di tortura per aumentare i costi del trasbordo. Ormai i vigliacchi mercanti del traffico degli schiavi umani (chiamiamoli pure schiavi perché tali sono nelle mani di quei delinquenti bastardi) godono di una strana immunità che non si spiega bene se non con connivenze che non si conoscono, ma che ci sono dai vari reportage di reporter senza peli sulla lingua e senza paura. Questa immunità ha portato avanti il numero di morti e di future malattie di connivenza e di disturbi mentali in questo tragico esodo: ma chiamiamolo pure genocidio; anche se non si conoscono con esattezza il numero di morti sui sopravvissuti, è genocidio puro e bestiale per arricchire un po’ tutti e per tutti intendo sia chi manovra il mercato, ma anche chi lo protegge, chi tira in lungo con le leggi che non arrivano mai, chi aspetta a nominare inutili commissioni di esperti, mentre l’unica via è l’azione, anche militare, per fermare questi delinquenti che hanno amici in tutti i distretti e nazioni, per non parlare anche di connivenze di accoglienza che vanno oltre lo sforzo di volontari veri e di istituzioni coerenti con la loro funzione e non, come è già avvenuto coinvolte in corruzione. Non soffermiamoci solo su quanto commentano i nostri politici: andiamo oltre, perché del marcio c’è proprio oltre, e tanto, come compare in continuazione sui media che è una percentuale di quello che circola nell’Italia. Certe sparate politiche non servono a nulla e non serve nemmeno chi si autonomina esperto di problematiche di migranti e chiosa a vanvera; ascoltiamo voci che non parlano di tesoretti che non esistono e vogliono illudere, ma di chi veramente sa le potenzialità dello stato e non fa illusioni di sorta e lo dice chiaramente senza le solite infiorettature politiche di cui soffrono molti politici che pensano solo a farsi una clientela e di proporsi per posti in cui fanno più danno che altro.
Ascoltiamo o leggiamo quanto riporta Angelo Panebianco. “Angelo Panebianco
Martedì, 24 Febbraio 2015 – Corriere della Sera (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata). “Mentre la politica discute se toccherà al nostro Paese la guida di un’eventuale missione militare di pacificazione (non chiamatela guerra, per carità) in Libia quando e se l’Onu darà il benestare, da diverse fonti emerge l’impreparazione dell’Italia di fronte ai nuovi pericoli. Il generale dell’aeronautica Leonardo Tricarico, già vicecomandante della missione in Kosovo, in una drammatica intervista all’ Espresso di questa settimana, spiega che l’Italia non solo non è pronta per intervenire in Libia ma non ha neppure la capacità di difendere adeguatamente il nostro territorio.” Chi vuol capire capisca come siamo ridotti senza mezzi termini e bugie varie.
Ringraziamo invece la Marina Militare, gli avvistatori aerei, i telegrafisti e coloro che stanno in ascolto di chiamate anche lontane per organizzare i soccorsi, i pescatori che non si sottraggono alle chiamate di soccorso rinunciando al loro guadagno giornaliero necessario alle loro famiglie e che si prestano ad ogni ora a soccorrere chi è in gravi necessità, per poi magari arrivare troppo tardi: ricordiamo che queste persone vivono uno stress tremendo che si porteranno fino alla fine dei loro giorni: avranno sempre nel loro immaginario le scene tragiche che hanno vissuto di persona senza riflettori o telecamere o media. Ricordiamo anche tutti quelli che hanno compiti nell’assistenza di questi migranti: anche loro vivono di stress continuo e di immagini indimenticabili!
4) ISIS: bambina di 9 anni stuprata da jihadisti, è incinta
Portata in Germania per cure ma rischia vita con parto (www.fanpage.it/a-9-anni-rapita-e-stuprata-dai-militanti-isis-la-denuncia-di-un-operatore-umanitario– 13 aprile 2015).
Nemmeno il fatto di avere 9 anni ha salvato una bambina della minoranza yazida dall’essere stuprata da 10 jihadisti appartenenti all’ISIS. Ne dà notizia il sito dell’Independent secondo cui la piccola è ora incinta. Dopo la fine della terribile prigionia fra gli uomini dello Stato Iislamico la bambina è stata portata via dall’Iraq grazie all’intervento di una ONG curda ed è ora in cura in Germania. Secondo la testimonianza di Yousif Daoud, un operatore umanitario ritornato dalla regione, la piccola sarebbe rimasta ”mentalmente e fisicamente traumatizzata” dopo gli abusi patiti e si teme che non possa più superare quei giorni da incubo. ”La ragazza poi è così giovane che può morire se mette alla luce un bambino – ha aggiunto Daoud – anche un taglio cesareo è pericoloso”. (fonte:  fanpage.it).
5) Pakistan, giovane cristiano bruciato vivo in strada da coetanei
Bruciato vivo perché cristiano: è accaduto la settimana scorsa in Pakistan, a Lahore, a un adolescente. Due coetanei lo hanno fermato, picchiato, quindi cosparso di liquido infiammabile prima di dargli fuoco: “Nauman Masih è in condizioni molto critiche, con respirazione assistita e con il 55% del corpo ustionato”, spiega il responsabile dell’ospedale Mayo di Lahore, nell’est del Paese, aggiungendo che “quando il 55% del corpo è bruciato ci sono poche possibilità di sopravvivere. Masih può parlare ma non agevolmente”.
Stando a quanto riferito dal giovane alla polizia, il ragazzo sarebbe stato avvicinato venerdì scorso da due uomini che indossavano un velo e gli hanno domandato di che religione fosse. “Lui ha risposto che era cristiano e lo hanno colpito, lo hanno ricoperto di cherosene e gli hanno dato fuoco”, ha spiegato l’ispettore di polizia Safdar Ali.
Secondo gli ultimi sondaggi i cristiani in Pakistan rappresentano l’1,5% del totale ma da mesi subiscono un’escalation di violenza soprattutto a Lahore, capoluogo della provincia del Punjab, dove alcune settimane fa un attacco contro due chiese rivendicato dal gruppo Jamaat-ul-Ahrar ha provocato 15 morti e 75 feriti. A novembre, invece, ad avere la peggio è stata una coppia di cristiani, prima linciati dalla folla poi bruciati con l’accusa di aver profanato il Corano.  (Continua su: http://www.fanpage.it/pakistan-giovane-cristiano-bruciato-vivo-in-strada-da-coetanei/#ixzz3XOLAp6SY http://www.fanpage.it).
Queste due notizie non dicono nulla di nuovo, ma si ripetono in continuazione, anche se quando si leggono lasciano sempre impreparati alla violenza e all’odio, all’ignoranza, alla superstizione, alle rivalità tribali, nessuna educazione critica, contagio emozionale, droga, insomma tutto quanto l’umanità dovrebbe aver già in parte superato, ma che si ripresentano come novità tristi e crudeli: l’uomo è destinato male in questo modo e la corruzione dilaga invece di diminuire; la falsa umanità continua a dilagare tra istituzioni ed uomini di comando (scusate: che dovrebbero essere al servizio della popolazione). Lo sdegno potrebbe anche leggersi nell’ultima notizia di migranti ricchi che su uno yachtsono arrivati in Italia al modico prezzo per persona di 8500 euro. Anche tra i migranti non c’è comunanza di disperazione: molti sembra vadano in gita e non sono solo quelli dello yacht! (da Angelo Panebianco – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata – Martedì, 24 Febbraio 2015 – Corriere della Sera:
“Mentre la politica discute se toccherà al nostro Paese la guida di un’eventuale missione militare di pacificazione (non chiamatela guerra, per carità) in Libia quando e se l’Onu darà il benestare, da diverse fonti emerge l’impreparazione dell’Italia di fronte ai nuovi pericoli. Il generale dell’aeronautica Leonardo Tricarico, già vicecomandante della missione in Kosovo, in una drammatica intervista all’ Espresso di questa settimana, spiega che l’Italia non solo non è pronta per intervenire in Libia ma non ha neppure la capacità di difendere adeguatamente il nostro territorio. (da Angelo Panebianco – tutti i diritti riservati all’autore e alla testata – Martedì, 23 Febbraio 2015 – Corriere della Sera).
6) Romania: se la disabilità è un lager
Da balcani e caucaso.org (Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata) (Mihaela Iordache 9 marzo 2015). “Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso”. È gradita una e-mail di segnalazione alla redazione dell’avvenuta ripubblicazione: redazione@balcanicaucaso.org
1300 bambini e ragazzi disabili morti negli istituti che li ospitavano negli ultimi 3 anni. È un dato reso noto da un’ONG romena, il CJR, che si batte per una migliore condizione dei disabili nel paese. Secondo un recente rapporto del Centro per le risorse giuridiche della Romania – organizzazione non governativa che agisce per la creazione di un quadro legale ed istituzionale che garantisca il rispetto dei diritti umani – sarebbero oltre 1300 i bambini e giovani con disabilità morti negli ultimi tre anni nel paese presso istituti dove erano ospitati. Le autorità non hanno mai elaborato alcun documento ufficiale che vada ad analizzare ed indicare le cause di questi decessi ma secondo le indagini del CJR nella maggior parte dei casi si tratterebbe di polmonite.
Il passato, il presente
Tutti porteremo per sempre nella mente gli orfanotrofi lager, le cui foto e video vennero diffusi per la prima volta all’inizio degli anni novanta dalla stampa estera, arrivata in una Romania che si era appena liberata dal regime comunista. Bambini sporchi, maltrattati, legati ai letti con filo di ferro arrugginito, picchiati e umiliati, malati e con gravi problemi fisici e psicologici.
Figli non voluti dai genitori ma voluti dal regime che inseguiva l’incremento ad ogni costo della popolazione. E il costo era spesso quello della vita delle donne che tentavano di abortire o quella di quei bambini nati con bisogno di cure e abbandonati negli orfanotrofi degli orrori.
Tutto questo avveniva 25 anni fa. I bambini che continuano ancor oggi a morire negli istituti speciali in Romania sono però bambini nati in una Romania democratica.
Dai rapporti di numerose organizzazioni internazionali e non governative emerge che in Romania nei confronti di bambini con disabilità avvengono con regolarità abusi. Viene inoltre denunciato che non è facile accedere agli istituti che li ospitano, sia per le associazioni che si occupano di diritti umani sia per stampa.
I lager vicino a te
Proprio per questo CRJ ha lanciato una campagna pubblica – anche su Facebook – titolata “I lager vicino a te”, per spingere i cittadini a contribuire al rispetto dei diritti dei bambini e dei giovani con disabilità che vivono negli istituti.
Nella campagna CRJ propone il sostegno ad un disegno di legge – presentato lo scorso 9 dicembre in Parlamento – volto a riformare il sistema della protezione dei bambini e dei giovani con disabilità mentali e la costituzione di un Consiglio per il monitoraggio, un’autorità che dovrebbe essere autonoma, con propria personalità giuridica e sotto il controllo del Senato di Bucarest e che abbia l’obbligo di promuovere visite non annunciate nelle istituzioni sociali e mediche nelle quali sono ospitati molti disabili del paese.
Le informazioni diffuse da CRJ sono il risultato di oltre 70 visite in alcuni di questi centri. Le conclusioni sono inquietanti e parlano del degrado degli spazi di alloggio e di quelli sanitari, di accesso inadeguato a mezzi per l’igiene personale, malnutrizione, utilizzo dell’isolamento come punizione e ancora di ecchimosi, uso di sedativi, inedia.
Alla radio RFI (sezione romena), Georgiana Pascu, direttrice di CRJ spiega che i giovani che vivono in questi istituti non si possono difendere in alcun modo e non si lamentano presso le autorità in quanto temono le punizioni del personale che li accudisce. Secondo CRJ che la situazione sia drammatica è stato anche confermato da un recente rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks, dopo una visita nel paese avvenuta un anno fa.
La Romania inoltre non ha ancora implementato le disposizioni dell’articolo 33 della Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità che prevede un meccanismo di monitoraggio indipendente. Resta non chiaro il perché da oltre cinque anni la Romania rimandi l’adozione e l’implementazione del meccanismo in causa.
La stampa romena in queste settimane ha sottolineato che oltre 5000 bambini vengono abbandonati ogni anno in Romania. Spesso i genitori li portano negli istituzioni mediche per delle cure e li abbandonano. Per questi bambini la fortuna di trovare un’altra famiglia che li accudisca viene frenata dall’attuale legislazione che non sempre favorisce in tempi ragionevoli l’adozione.
La legislazione permette tuttavia la costituzione di case-famiglia destinate a bambini e giovani con disabilità. In questo modo si rende possibile la chiusura dei vecchi centri sociali. Secondo il Centro per Ricerche Giuridiche in Romania attualmente oltre 25.000 bambini e giovani con disabilità sono ancora richiusi in 717 istituti di protezione sociale.
7) Immigrazione: in 20 anni, ventimila morti nel tentativo di raggiungere l’Italia
(http://www.fanpage.it/immigrazione-in-20-anni-ventimila-morti-nel-tentativo-di-raggiungere-l-italia/#ixzz3Y2dBzmOH http://www.fanpage.it – tutti i diritti riservati agli autori ed alle testate).
I dati dell’OIM: nel 2013 in 45mila hanno rischiato la vita per raggiungere l’Italia. E negli ultimi venti anni la stima è terribile: 20mila morti.23 GENNAIO 2014 16:32 di Adriano Biondi (tutti i diritti riservati all’autore e alla testata).
Mentre proprio non ci riesce di contestualizzare e valutare con obiettività la decisione di cambiare radicalmente la norma che disciplinava il reato di immigrazione clandestina, e mentre la politica continua ad approcciarsi in maniera strumentale alla questione, a riportare tutti con i piedi per terra è (o almeno dovrebbe essere) il rapporto dell’OIM Italia. L’organizzazione internazionale per le migrazioni rimette infatti al centro una questione essenziale: prima della propaganda e della polemica politica vengono i numeri ed i fatti. E i dati parlano chiaro, consentendoci anche di capire quale sia la vera “emergenza” e quali siano i veri “parametri” dei flussi migratori, in aumento sensibile ma niente affatto insostenibile, al di là delle esagerazioni che servono solo a consegnare all’opinione pubblica l’immagine dell’assedio e dell’assalto alle frontiere.
I dati parlano chiaro: “Nel corso del 2013 sono stati quasi 45.000 i migranti che hanno rischiato la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane e maltesi. Oltre 42.900 sono sbarcati in Italia, 2.800 a Malta. Si tratta del numero più alto di arrivi registrato nei due paesi dal 2008 (ad eccezione dell’anno della crisi libica, il 2011). In Italia, le donne sbarcate sono state oltre 5.400, mentre i minori oltre 8.300 (5.200 non accompagnati). La maggior parte degli sbarchi ha interessato Lampedusa (14.700) e il territorio siracusano (14.300)”. Per quel che concerne la provenienza territoriale, anche in questo caso a contare sono “fattori esterni”, ovvero le condizioni politico – economiche delle aree di provenienza: “La maggior parte dei migranti arrivati via mare in Italia sono stati infatti siriani (11.300), eritrei (9.800) e somali (3.200)”. Ma attenzione, perché come spiega Oropeza, direttore dell’ufficio di coordinamento OIM, si tratta “di persone che secondo la normativa italiana ed internazionale hanno diritto a ricevere protezione in Italia”.
Ma il dato più drammatico, che rappresenta una ferita aperta nel cuore dell’Europa, è quello relativo alle persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro Paese. L’OIM calcola che siano oltre ventimila le persone morte negli ultimi venti anni nel tentativo di raggiungere le coste italiane: circa 700 nel solo 2013. Numeri che purtroppo neanche stavolta serviranno a zittire cinici e sciacalli. (continua su: http://www.fanpage.it/immigrazione-in-20-anni-ventimila-morti-nel-tentativo-di-raggiungere-l-italia/#ixzz3Y2dBzmOH http://www.fanpage.it).
Questo assemblaggio di notizie che riguardano soprattutto i minori, bambini e neonati, è una tragedia che ormai ci abitua a vedere troppe azioni disumane compiute con l’indifferenza molte volte dei politici che sono sempre in riunione. Ma se si ricorda il proverbio latino “Parturient montes, nascetur ridiculus mus” cioè “la montagna ebbe grandi doglie e partorì un topolino”, forse ci avviciniamo, ma forse nemmeno del tutto, tant’è che continuamente si legge delle grandi stragi compiute da Boko Haram anche se si sta ritirando e lascia libere donne e ragazze prima catturate e sistemate per benino (cioè le restituisce per lo più incinte).
La questione migranti a che punto è ? Perché i giornali tacciono? Anche i migranti e gli scafisti fanno il ponte di fine settimana? Eppure i media specializzati citano morti di migranti in continuazione. Il mese di maggio sta ricalcando gli altri mesi: aumentano gli arrivi e gli incidenti di percorso,  tre sono morti nel tentativo fallito di raggiungere i mezzi di soccorso; le cifre odierne parlano di 40 morti, dieci morti e via via, ma la questione Libia, partenze dei migranti o altri siti non è neanche stata valutata perché continuano ad arrivare con i soliti mezzi trabocchetto di sfascio in mare.
Ho capito: per smuovere i politici ci vuole un’altra disastrosa e grande moria di migranti in mare! Siamo solo a quota mille dispersi: forse bisogna superarla per sentire le solite concioni per giorni e riunioni, ma risultati ben pochi; qualche soldo aggiunto per i ricognitori e le navi ufficiali e volontarie di passaggio (almeno ci sono loro e, grazie a loro, grazie doppio perché portano anche spesso cadaveri di annegati degli incidenti precedenti) che corrono ad aiutare quelli che sono in difficoltà o quando è già finito tutto, poi il silenzio. All’ Expo il padiglione Sicilia tanto decantato che è in decadimento, ma di sicuro lo metteranno a posto: mi sembrava di aver letto che la Sicilia era l’italiana e prestigiosa presentazione, ma i titoli dei giornali dicono diversamente ad esempio “Expo, figuraccia per il padiglione gestito dalla Sicilia: vuoto e allagato (Milano Fanpage‎ – 02/05/2015 – Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata). Vuoto e allagato. Così al debutto mondiale dell’Expo milanese si è presentato il padiglione… Deserto, sporco e allagato: il flop del padiglione siciliano all’Expo. L’ultimatum della Regione: “Sistemate o ci ritiriamo” La Repubblica‎, 02/05/2015 (tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate).
Mi sembrava che si cantava l’Italia s’è desta, ma non si sa su che cosa; forse era un modo per addormentare gli italiani e le figure che siamo soliti fare.
Ma torniamo ai bambini che si danno da fare in tutti i modi possibili, come la neonata nel terremoto del Nepal che è sopravvissuta per 72 ore o l’altro ragazzino di 15 anni anche lui estratto dopo 72 ore; ma ora i problemi per i bambini sopravvissuti sono tanti, specie ora che si avvicina la stagione delle piogge e di case in piedi ce ne sono poche e chi sopravvive è a prova di pallottola. I giornali ci dicono che gli aiuti arrivano, sperando nell’arrivo e soprattutto nella distribuzione per tenere alla larga le solite mani lunghe.
Si moltiplicano le richieste, nazionali e non, di aiuti; molte associazioni corrono, impiantano le loro modalità di aiuto e sono davvero da onorare e ringraziare, visto che contribuiscono anche con aiuti personalizzati e non a colabrodo.
Grazie, Medici Senza Frontiere,”Save the children” ed altre associazioni veramente “Umane”. Si vedono anche volontari veramente tali che scaricano gli aiuti, che disinfettano bruciando cadaveri di ogni genere anche umani (secondo le locali tradizioni che oserei dire molto sagge per l’evento ed il luogo).
Poi si rileggono le solite criminalità di Boko Haram con uccisioni di bambini, vecchi, donne, non prima di averli torturati (e lo sanno fare molto crudelmente) oppure con decapitazioni, con l’immancabile testa appoggiata sul petto.
Spero sempre in quel Qualcuno che guarda e vede uccidere quello a cui ha dato vita e che è distrutto dall’odio insito nell’uomo e fomentato dal precursore di satana. Aiutiamo tutti i bambini indistintamente, anche se non si sa più chi aiutare, perché i casi che emergono sono tanti, anche se alcuni sono passati sottovoce dai media, ma urlati dai volontari che scrivono e ci dicono cosa succede veramente senza mezzi termini e magari rimettendoci la pelle. Ci auguriamo che anche i terremoti abbiano pietà dei bambini tutti, quelli accompagnati e soprattutto quelli non accompagnati, che purtroppo e spesso sono rapiti da criminali crudeli e maledetti. Purtroppo le guerre e i disastri naturali sono fonte di guadagni per chi ci specula ed oserei dire che sono parecchi. Delle telefonate fatte da costruttori vicino all’Aquila, quando ci fu il terremoto, parlavano di affari da fare nella ricostruzione e così alcuni balconi furono costruiti con assi di legno e le ditte costruttrici erano scomparse… Perciò leggiamo bene non gli scritti, ma tra le righe degli scritti dei media e non lasciamoci incantare dalle voci ultraprofessionali delle presentatrici di turno.