Il conflitto in Siria e altrove non si ferma ancora?/Will the Syrian War and other Conflicts Ever End?

Ed intanto vi saranno  tanti piccoli bambini come  un bambino di nome Marwan che si dirige verso il Libano, a piedi, non in bus o simili, verso un posto dove vivrà, ma in che modo? da Intopic.it (tutti i diritti riservati agli autori ed alle testate citate)
Marwan, i profughi siriani e il Libano dopo 4 anni di guerra e di distruzione.
25 febbraio 2014 Nicola Lofoco Esteri.www fanpage.it
Fino a poche settimane fa imperversava su tutti i social network e sui giornali online la foto di un piccolo di nome Marwan, un bambino siriano fotografato con una busta di suoi beni in mano mentre attraversava il deserto per sfuggire alla guerra civile siriana e rifugiarsi in Giordania con un gruppo di siriani, tra cui la mamma dalla quale si era staccato. La sua foto ha fatto il giro del web perché Marwan appariva fotografato da solo mentre veniva accolto ed aiutato da uomini delle Nazioni Unite. E subito Marwan è diventato mediaticamente “un piccolo eroe” capace di sfidare con le sue poche forze e il suo piccolo corpo l’intero deserto per sfuggire alla carneficina che si sta consumando da tre anni nell’ex protettorato  francese.
Ma si è trattata in parte di una montatura e della solita bassa speculazione che viene fatta sulla disgrazia di una  guerra sanguinaria. Marwan è davvero un piccolo eroe, non sa nulla del gender, ed ha davvero attraversato il deserto, ma non da solo cercando di vivere, vivere come qualunque essere vivente in condizioni disperate. Degli altri scatti fotografici hanno dimostrato che il piccolo era in compagnia di un grosso gruppo di profughi siriani, ma è un eroe lo stesso, se pensiamo all’età e a come deve vivere.
È davvero edificante e terribile vedere un bambino da solo di quattro anni, forse poco lontano dalla mamma, ma che comunque si trascina i suoi beni sulla sabbia del deserto, anche se poco lontano dal gruppo e senza lamentarsi di quell’esodo o shoah che sta vivendo come tanti altri suoi simili della stessa età infantile e quanti lo hanno preceduto nel tempo.
Questo episodio non deve, in ogni caso, farci dimenticare il dramma che stanno subendo tutti i siriani. Prima di loro c’era il dramma di altre popolazioni, specie bambini di ogni età e donne, per una guerra civile infame che dal 2011 ha provocato oltre centomila morti.
I dati forniti dalla Nazioni Unite parlano chiaro. Dall’ inizio della guerra ci sono stati in totale 2.372.000 siriani che sono stati costretti a lasciare le proprie case e le proprie terre. Di questi, 576.650 si sono rifugiati in Giordania,  565.400 in Turchia, 210.000 in Iraq e 131.700 in Egitto. Ma uno dei dati più preoccupanti e su cui non si può più far finta di nulla è quello proveniente dal Libano, dove ci sono 864.000 siriani. Il paese dei cedri rischia letteralmente di esplodere demograficamente sotto tutti i punti di vista.
Il Libano è un paese che accoglie oltre 400.000 profughi palestinesi, insieme a circa 50.000 iracheni. Se a queste cifre si aggiunge il numero sempre crescente di siriani, ci rendiamo conto di quanto rischi di diventare una polveriera. Tutta la nazione sta vivendo una momento difficilissimo, di altissima tensione politica e sociale. Le ripercussione di quanto accade in Siria sono inevitabili in un paese da sempre geo-politicamente legato a Damasco e ai suoi destini. Attentati e scontri armati sono all’ordine del giorno e si  sviluppano in una spirale di violenza sempre più profonda e pericolosa. Tutto questo ha provocato delle condizioni economiche molto critiche, che non danno la possibilità di fornite l’adeguata assistenza al sempre maggiore crescente numero di profughi siriani.
Le organizzazioni umanitarie non governative fanno ogni giorno quello che possono, ma il problema diventa ogni giorno più drammatico. Le Nazioni Unite aiutano economicamente i profughi registrati, e anche l’Italia è  tra i primi finanziatori. Ma tutto questo non basta. Per le strade di Beirut si vedono sempre più siriani, tra cui molti bambini, costretti a mendicare per sopravvivere e speriamo che non siano come i nostri lavavetri, comandati magari da magnaccia. Alcuni, se possono, trovano qualche lavoro a nero per sbarcare il lunario.
In tanti sono stati accolti nei campi profughi palestinesi, già di per sé molto precari e pieni di problemi di orni genere. Contenerne il flusso dalla Siria è impossibile.
Dall’agosto 2013 il governo libanese ha iniziato a non rilasciare più permessi temporanei di soggiorno per i siriani, ma nonostante questo il numero delle persone che cercano soltanto di salvarsi la vita e  di avere un futuro migliore non si ferma. Se il paese dei cedri non verrà aiutato e, soprattutto, sino a quando il conflitto in Siria non si fermerà, vi saranno  tanti piccoli bambini come Marwan a dirigersi verso le terre libanesi per sopravvivere. E certamente non saranno da soli, ma sempre insieme a un numero sempre crescente di uomini e donne in cerca di una nuova speranza, ammesso che la trovino.
Nigeria, nuova strage: almeno 69 morti
13.03.2014 da inTopic.it – tutti i diritti riservati agli autori ed alla testata
Non solo la Siria, ma anche la Nigeria è attualmente oggetto dei vari canali mediatici e non sono solo loro con le loro cifre cui siamo ormai abituati.
Ma ricordiamo che queste cose succedono anche se le cifre non corrispondono quasi mai alla realtà per eccesso o per difetto. Non è la festa dell’uva o del paese, è un a carneficina in piena regola che non risparmia nessuno e soprattutto i soliti bambini che guardano in faccia ai loro uccisori e carnefici e solo dopo poco tempo si accorgono che quegli adulti, che avranno anch’essi figli, sono dei carnefici e allora diventano vittime di ogni tipo di tortura ed uccisione. Auguriamoci ed invochiamo Qualcuno affinché le loro sofferenze si riducano al minimo, ma spesso le loro urla arrivano molto lontano e molto in alto. Proteggiamoli in ogni maniera anche solo pensando a loro che sono là in primo piano, mentre noi siamo qua a leggerli su un giornale.
Altra strage in Nigeria.
16.03.2014
Uomini armati a bordo di moto hanno attaccato in pieno giorno quattro villaggi nello Stato di Katsina, nel nord della Nigeria, uccidendo almeno 69 persone. Lo riferisce un deputato locale, Abbas Abdullahi Michika, ma secondo i media nigeriani le vittime potrebbero essere più di 100, tra cui donne e bambini.
Nel villaggio delle vedove di guerra
Pubblicato il 24 febbraio 2014 alle ore 17:11Fanpage.it (tutti vi diritti riservati agli autori ed alla testata)
Lo chiamano il villaggio delle vedove. Rotan Batu, nell’estremo sud della Thailandia, mostra i segni di dieci anni di guerra fra i ribelli e le forze del governo. Qui tante donne che hanno perduto il marito hanno trovato un rifugio per ricostruirsi una vita. “Le donne che vivono qui condividono lo stesso destino: devono crescere dei figli senza un padre. Noi lavoriamo tutte insieme. Buddiste, musulmane convivono senza problemi”, spiega Mariya. Circa seimila persone sono state uccise dall’inizio dell’insurrezione della minoranza musulmana, che si batte per una maggiore autonomia in un Paese a maggioranza buddista. I negoziati avviati l’anno scorso sono a un punto morto e le violenze continuano. Le donne sanno di essere sempre in pericolo, ma hanno il permesso di lasciare la comunità delle vedove per vendere i loro prodotti al mercato. Sono 140 le vedove e 300 i bambini che vivono nel villaggio. Ma visto che la pace sembra ancora lontana le donne si dicono pronte ad accogliere a Rotan Batu altre persone segnate dallo stesso triste destino.
Gli anni di guerra in Siria hanno distrutto il sistema sanitario del Paese
Da Fanpage.it tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata 11/03/2014
Un rapporto di Save the Children porta alla luce i danni irreparabili che hanno gravi e dirette conseguenze sulla popolazione, soprattutto sui 4,3 milioni di bambini sfollati. Due ospedali su tre sono distrutti o inservibili, così come il 38% delle strutture mediche di base e quasi tutte le ambulanze. La metà dei medici ha abbandonato il paese, altri sono stati uccisi o imprigionati e fra chi è rimasto sono in pochi quelli che sanno affrontare un’emergenza. Numeri che hanno portato al crollo verticale delle vaccinazioni e al ritorno di gravi malattie come la polio che, debellata nel 1995, ora colpisce 80mila bambini siriani, mentre i casi di Leishmaniosi, una malattia che colpisce gravemente gli organi interni, produce ulcere e può sfigurare per sempre, sono passati da 3.000 a 100.000. E fra i bambini i più vulnerabili sono quelli che devono ancora nascere: 3 donne su 4 non hanno più alcuna assistenza al parto, prima della guerra disponibile per chiunque.

Marwan, 4 anni, si arrangia da solo nel deserto ed anche altri bambini: la speranza è proprio nei bambini. Aiutiamoli!

25/02 dall’articolo di Ilaria Preti – Tutti i diritti riservati all’autore ed alle testate

Lo scenario sembra diverso, ma è lo stesso: un bambino ed il deserto siriano attorno o con altri nomi, il bambino non gioca, non ride, non si diverte coi suoi compagni, trascina la sua borsa che conterrà qualche suo oggetto o riserva alimentare e non guarda altro che la strada da percorrere, i suoi occhi sono tesi a vedere gli ostacoli ed hanno perso il sorriso dell’innocenza che è nei loro cuori ed i loro orecchi attenti a percepire pericoli bellici in arrivo. Per loro è vitale andare avanti, stare vicino al gruppo che è scappato e scampato, per ora, alla guerra e alle sue conseguenze.
Sono i bambini a prova di pallottola, che hanno già imparato a conoscere le pallottole, le schegge, i suoni sinistri di bombe o altre armi mortali che stanno arrivando: qualche volta ce la fanno ad evitarle, talaltre no; non pensano di sicuro all’identità di genere che ormai tutti hanno sulla bocca e che ci sta asfissiando come una conquista peggio di una guerra!
Ci si ricordi che cercano di sopravvivere a quanto il mondo  ha loro preparato con l’ignavia e la noncuranza dei clan politici che contano.

È ben vero che molti volontari onesti si danno da fare, non per accaparrarsi beni, ma per salvare un’umanità sofferente e talvolta,come Ilaria Alpi ed il suo compagno, ci hanno rimesso la vita. Onore a loro! Www.Fanpage.it

Festa delle bambine che non sono tra i 18.000 che muoiono al giorno, ma …/International Women’s Day, Celebrating the Girls who are not among the 18,000 Children who Die Every day, but …

09/03/2014
Agenzia Fides – AFRICA/NIGERIA – Tutti i diritti riservati all’autore e alla testata
Nigeria, allarme Boko Haram: 170 vittime in una settimana |…
Nigeria, sgozzati dieci cristiani Bruciate chiese e…
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Nigeria, sono 70 le vittime dei terroristi di Boko Haram |…
Nigeria. Boko Haram colpisce ancora: più di 100 morti | Tempi.it
Tempi.it (tutti i diritti riservati agli autori ed alla testata)
 3 marzo 2014 da GPB marzo 3, 2014 Redazione
Due azioni terroristiche a Maiduguri e Mainok. Il primo mezzo è esploso facendo i primi feriti, e richiamando sul posto soccorritori e civili, che sono stati così sorpresi dall’esplosione della seconda camionetta. Nigeria, la conta dei morti che Boko Haram si è lasciata alle spalle nel week-end è salita oltre quota 100, e stavolta le vittime non sono soltanto parte della minoranza cristiana, ma tantissimi di confessione musulmana, a testimoniare che le azioni del gruppo terroristico mirano a seminare paura e dolore tra tutti. I due attentati di sabato sono la risposta alla prima ammissione ufficiale con cui il governo di Lagos ha riconosciuto, dopo 4 anni di violenze, che nel nord-est del Paese «siamo in guerra».
Vittime a Maiduguri
La prima azione delittuosa è stata sabato, a Maiduguri, capitale dello stato di Borno: nel quartiere di Gomari, due vecchi autocarri sono stati fatti esplodere con dell’esplosivo, colpendo numerosi civili tra i fedeli che si preparavano per la preghiera serale. La zona è anche interessata da un mercato rionale molto frequentato, e tante delle vittime erano anche radunate in un vicino bar che stava trasmettendo una partita di calcio. L’attacco era stato pensato con precisione: il primo mezzo è esploso facendo i primi feriti, e richiamando sul posto soccorritori e civili, che sono stati così sorpresi dall’esplosione della seconda camionetta, posta poco distante: a oggi il bilancio accertato dalla Croce Rossa e dagli ospedali locali è di 70 vittime, tantissimi bambini, ma sono cifre parziali poiché è ancora in atto la rimozione di alcuni edifici distrutti dalle deflagrazioni.
Case bruciate a Mainok
Nemmeno un’ora dopo, Boko Haram è tornato ad uccidere. Stavolta a Mainok, cinquanta chilometri a ovest di Maiduguri: decine di uomini hanno assaltato il villaggio. Addosso le divise dell’esercito, in mano kalashnikov e bombe a mano, si sono riversati nelle strade del paese muovendosi coi pick-up, sparando contro case, negozi e civili. Anche qui tante persone sono state colpite nelle ore di preghiera serale. Numerose le vittime, almeno 39, tantissime trovate carbonizzate dopo che i terroristi hanno appiccato il fuoco a numerosi edifici. «Hanno sparato alcuni colpi e lanciato esplosivi sulle case. Ho contato 39 corpi questa mattina», è il racconto di un sopravvissuto. I due attacchi di sabato continuano un periodo in cui la striscia luttuosa di Boko Haram ha colpito con frequenza quasi quotidiana, con un bilancio che in due mesi ha superato i 600 morti.
Nigeria: padre uccide il figlio perché piange
Cronaca di D. F.25 febbraio 201417:38 Fanpage.it
Prima gli chiude la bocca con un lucchetto
L’uomo è stato condannato ed arrestato. Davanti ai giudici ha finto di essere pazzo per ottenere uno sconto di pena. Chris Elvis, un uomo di 30 anni, è stato condannato ed arrestato in Nigeria per aver orrendamente maltrattato ed ucciso il piccolo Goldrich, suo figlio, di appena 4 anni. Stando a quanto riferito da fonti di cronaca locale, l’uomo avrebbe tentato di zittire il bambino, in preda a una crisi di pianto, chiudendogli la bocca con un lucchetto per impedirgli di urlare, poi picchiandolo a morte con una spranga di acciaio. Per finire l’uomo avrebbe scaldato un ferro fino a renderlo incandescente, e poi lo avrebbe schiacciato sul volto del piccolo.
Chris Elvis lavorava come guardia giurata: in questo momento sarebbe in stato di arresto. A quanto pare l’omicidio è avvenuto in un momento in cui la madre del bambino era assente. Quando è tornata, ha trovato il povero bambino senza vita ed ha immediatamente chiamato la polizia. Fin da subito le indagini hanno seguito la pista del padre che, messo alle strette, avrebbe finto di essere pazzo pur di ottenere un sostanzioso sconto della pena.
In tribunale, quando gli hanno mostrato la fotografia del piccolo orridamente ucciso, ha preso l’immagine e ha tentato di mangiarla. A quanto pare però i magistrati non ci sono cascati e – senza nessuna esitazione – hanno condannato l’uomo. Continua su: http://www.fanpage.it/nigeria-padre-uccide-il-figlio-perche-piange-prima-gli-chiude-la-bocca-con-un-lucchetto/#ixzz2uv3EgERY
09/03 Una mamma uccide a coltellate le sue tre figlie minorenni a Lecco, Italia
Questi articoli sono veramente tragici e non dovrebbero essere riportati, ma ciò che è descritto assomiglia molto a quanto avviene in ambiente pedocriminale e nelle guerre  della Siria e della Nigeria, per nominare le più gettonate in questo momento: pagano sempre i piccoli col loro corpo e la loro vita, che sia un estraneo o il papà a compiere questo efferato omicidio nei confronti di suo figlio che necessitava di qualcosa e invece ha irritato chi doveva proteggerlo e aiutarlo in quella situazione di pianto.
Le leggi ci sono, ma servono a ben poco. Casi simili sono all’ordine del giorno e se non si arriva a tanta efferatezza, le sevizie psicologiche provocate dalle istituzioni stesse, politici del momento, non sono da meno nè meno efferate: si fanno piangere figli, nipoti, non badando minimamente alle persone coinvolte. Già … non sono VIP, e perciò il trattamento è già scontato e i tempi di sevizie psicologiche si allungano, poi cambia governo e tutto ricomincia da capo e i piccoli soffrono il doppio.
C’è da denunciare i vari rimpalli tra istituzioni, che se poi sono anche internazionali, rendono il tutto ancora più complicato e il calvario dei bambini privati dai loro papà o mamme non interessa a nessuno.
Un caso che si trascina da anni 9 è quello citato in  clea@leclea.be  Sent: Wednesday, March 05, 2014 5:12 AMSubject: [Clea] i nostri figli vanno in Italia per riprendersi il loro papà – Comunicato stampa Deniz Demirkapi, sposa di Bahar Kimyongür, ma il 21 novembre scorso, Bahar arrivato in Italia per una conferenza umanitaria sulla Siria: è stato arrestato per la terza volta con un mandato di arresto turco. Inutile aggiungere il dramma vissuto da Bahar da un tribunale  italiano all’altro e relegato a massa in attesa che i vari stati coinvolti districhino ciò che veramente è stato : il crimine imputato, l’inconfessato crimine imputato a Bahar: aver importunato il ministro turco degli Affari Esteri al Parlamento Europeo a proposito dei trattamenti da tortura subiti dai prigionieri politici.
Il Ministro non aveva sporto denuncia e i fatti di cui era imputato Bahar erano stati giudicati ed invalidati da  un tribunale olandese nel luglio 2006. La Chambre di estradizione dell’AIA aveva qualificato la domanda turca irricevibile, riconoscendo la legittimità della militanza de Bahar.                 E i bambini suoi sono 108 mesi che girano l’Europa con la mamma per un’ingiustizia attuata dei vari stati (non tutti veramente come  Olanda, Belgio, Spagna) nonostante un giudizio categorico del tribunale dell’Aia. Dopo il 31 gennaio 2014, il caso Kimyongür era «allo studio» al ministero, ma il 17 febbraio, l’esecutivo ha rinviato il dossier allo spedizioniere, la Corte d’appello di Brescia.
Le istituzioni italiane si passano dunque sempre “la patata bollente”: il dossier Kimyongür è di nuovo da dove è partito. Martedì 11 marzo di 2014, di fianco a Deniz – la sposa di Bahar – e dei loro due bambini. Molte persone si sono radunate a Brescia in Piazza per ascoltare la sorte di  Bahar. Durante il suo arresto, la Corte d’Appello di Brescia ha deciso di rigettare la domanda di estradizione formulata da Ankara, mettendo così fine alla persecuzione intentata contro il belga che stava in Italia. Nella loro decisione, i giudici italiani argomentano che le attività di Bahar mostrano solo la libertà di espressione e che quanto ha detto sul ministro turco al Parlamento europeo del 2000 non costituisce, in alcun caso una minaccia. Finalmente dei giudici che hanno messo fine ad una storia senza capo nè coda. Grazie ai Giudici della corte d’Appello di Brescia, grazie per le vittime, adulti e bambini, coinvolte.
Almeno questi due bambini potranno avere il loro papà non dietro le sbarre in Turchia. Grazie ancora, a nome di tutti i bambini.
Difendiamoli anche noi come possiamo, non dimentichiamoli, ricordando sempre che sono ancora 18.000 quelli che tutti i giorni muoiono di fame e altro: il solito esercito invisibile, ma reale.
Cronaca di S. P. 7 marzo 201412:14
Maestra d’asilo arrestata a Viterbo: “Picchiava i bambini di tre anni”
07/03/2014 Tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata www. Fanpage.it
Il fatto è avvenuto alla scuola materna di Monterosi: una maestra è stata arrestata dai carabinieri per maltrattamenti aggravati. Ad inchiodarla il racconto delle vittime e le immagini delle telecamere messe dagli investigatori. Botte, insulti e minacce ai bambini di appena tre anni: è di quanto è accusata una maestra di una scuola materna di Monterosi, in provincia di Viterbo. La maestra, una 53enne originaria di Ronciglione, è stata arrestata dai carabinieri per maltrattamenti aggravati. La donna è stata arrestata in seguito ai racconti degli stessi bambini, che hanno consentito di scoprire i “metodi” da lei utilizzati all’asilo. Inoltre l’insegnante è stata incastrata anche dalle immagini delle telecamere messe dagli investigatori. Attualmente è ai domiciliari. Le indagini, coordinate dal PM Fabrizio Tucci, sono partite circa sette mesi fa, dopo che i genitori di uno dei bambini hanno notato dei segni sul corpo del figlio. Si sono insospettiti e hanno raccontato i loro timori ai carabinieri.
Le violenze della maestra riprese dalle telecamere dei militari
I militari hanno quindi nascosto delle telecamere all’interno della scuola materna. Le immagini che ne hanno ricavato sarebbero agghiaccianti e mostrerebbero la maestra colpire e insultare i bambini. L’insegnante è stata arrestata ieri mattina: i carabinieri della compagnia di Civita Castellana hanno atteso la fine delle lezioni e l’uscita delle altre maestre e dei circa 30 alunni che frequentano la scuola materna per poi intervenire. (Continua su: http://www.fanpage.it/maestra-d-asilo-arrestata-a-viterbo-picchiava-i-bambini-di-tre-anni/#ixzz2vMHTDmHV
Si ricomincia a leggere di crimini sommersi, non nel dimenticatoio: ancora maestre di asilo che picchiano i bambini di tre anni e li insultano. Quella maestra non è capace di leggere quanto è già successo e avere un po’ di misericordia e di dovere verso quei piccoli. Perché farli diventare dei soggetti patologici? Non era capace di farsi seguire da uno psicoterapeuta o chiedere un trasferimento in una segreteria, dove poteva prendere a calci e parolacce la scrivania ed il PC? Perché sfogare i propri malumori su quegli innocenti? Poi com’è che i suoi superiori e colleghi non si sono accorti di nulla o preferivano chiudere gli occhi e le orecchie perché, quando un bambino prende botte o lei urla parolacce, il grido di dolore di quei bambini non è così fievole o silenzioso? Possibile che non si possano fare dei controlli sanitari periodici nelle istituzioni specie di minori? Lo si è già proposto più volte, ma anche i ministri preposti sono alle prese con la crisi e allora nulla, come pure per le telecamere di sorveglianza che esistono in molti paesi europei ed extra-europei. O per caso aspettiamo altri casi più gravi come in toscana per poi gridare allo scandalo, ma solo gridare ed aspettare che la polvere del tempo copra tutto, anche i bambini maltrattati, futuri soggetti da curare.
Marzo delle bambine, pubblicato il 7 marzo 2014 alle ore 22:03
In occasione della festa della donna dell’8 marzo l’Unicef lancia l’hastag twitter #8marzodellebambine sottolineando, l’importanza dell’istruzione anche per le bambine in vista di un mondo più giusto e meno diseguale.
 L’istruzione, sottolinea l’Unicef, non è un lusso ma un autentico “salvavita”.
31 milioni di bambine, nel mondo, sono escluse dalla scolarizzazione primaria; le ragazze con istruzione secondaria hanno fino a sei volte meno probabilità di sposarsi precocemente, rispetto a quelle con poca o nessuna istruzione.
Nell’Africa subsahariana, circa 1,8 milioni di bambini, nel 2008, sarebbero stati salvati se le loro madri avessero avuto un’istruzione secondaria e di conseguenza migliori conoscenze dei comportamenti igienici e sanitari per garantire la salute dei loro figli”, ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia, Giacomo Guerrera.
La scuola – sottolinea l’Unicef – è un luogo reale di protezione dagli abusi, dallo sfruttamento, dai matrimoni e dalle gravidanze precoci, che mettono letteralmente a rischio la vita delle bambine e delle ragazze, soprattutto in alcuni paesi del mondo in via di sviluppo dove le bambine e le donne sono ancora fortemente discriminate. Fanpage.it
Meditiamo, se leggiamo questi articoli, perché c’è troppo da fare ancora se non vogliamo continuare a ghettizzare bambine e bambini pericolosamente esposti a violenze di ogni genere, nelle loro stesse famiglie, ma lontani da noi. E non vederli non fa diminuire la gravità del problema.

Grazie a quanti si danno da fare in favore dei bambini, anche a costo della propria vita; grazie ancora e che Dio vi aiuti, perché troppe volte gli uomini arrivano a misfatto compiuto.