Siria e il massacro orrendo e continuo dei bambini, nostro futuro. Syria and the Horrifying and Never-Ending Slaughter of Children, Our Future

Il rapporto annuale del Segretario Generale dell’ONU su Bambini e Conflitti Armati. UNICEF:  i conflitti stanno creando minacce senza precedenti alla vita dei bambini. Gli attacchi e le minacce contro le scuole devono finire.
Sono poche frasi che non nascondono verità terribili e che riguardano ancora i bambini come fossero i bersagli più pregiati del mondo schizofrenico degli adulti (schizofrenico perché dicono una cosa e ne fanno un’altra). Siamo sempre alle solite denunce di crimini contro l’umanità, crimini contro il nostro futuro di uomini e che moltissimi politici mondiali stanno a guardare senza intervenire drasticamente su questo “bonifica” di umani. Ma perché da quando è iniziata questa guerra fratricida sostenuta da un dittatore molto scombinato non si è intervenuti come da altri parti prima che i civili morti raggiungano cifre da paura?
Dall’inizio della repressione i dati che riguardano le vittime sono sconvolgenti; le fonti dell’ONU, risalenti all’inizio di marzo, parlano di più di 70. 000 morti,  200. 000 persone di cui non si hanno più notizie,  4. 000. 000 di sfollati interni e circa 1. 300. 000 rifugiati nei Paesi confinanti. Save the Children racconta di 2. 000. 000 di bambini vittime intrappolate nel territorio (vedi rispettivi articoli cui vanno tutti i diritti riservati alle presenti notizie).
È ben vero che i venditori di morte, ovvero i fabbricanti di armi, non piangono su questi cadaveri, anzi si augurano una prosecuzione della mattanza che porta loro vendite e soldi; ma perché poi non si pubblicano i nomi di questi venditori di morte sui media che, magari riportano i rapporti ufficiali di chi difende i bambini?
        Nel conflitto siriano sono morti almeno 6. 561 minori, 1. 729 dei quali di età inferiore ai 10 anni. Crudi numeri di una tragedia documentati dall’Onu e riferiti dall’Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay. “Ci sono anche casi ben documentati di bambini torturati e giustiziati, e di intere famiglie, neonati inclusi, massacrate”, ha detto la Pillay.
        Se poi scorriamo le uccisioni dei bambini, ci accorgiamo con orrore già scontato che sono le principali prede dei cecchini; se poi dei bambini sono presi, sono anche torturati e uccisi, così semplicemente senza un movente preciso, come nel 2011 quando dei bambini siriano ricopiarono sui muri delle frasi contro il regime senza sapere cosa facevano, furono arrestati e sparirono dalla circolazione.
        Quello che più lascia inorridire è quanto non fanno le Nazioni Unite nell’Unione Europea o Onu: cosa aspettano a fermare quell’eccidio, sono più importanti gli equilibri politici rispetto alla vita dei bambini di qualsiasi etnia essi siano?
        C’è uno spiraglio di luce (è stata proposta la Giornata Mondiale del Rifugiato per il 20/06) in quelle associazioni di volontariato oltre a Save the Children, Unicef e altre grandi associazioni umanitarie che danno il contributo che possono, ma anche piccole associazioni spontanee che vanno in quei posti a portare quanto serve al momento: mi riferisco (e se ne tralascio qualcuna mi si perdoni la dimenticanza non voluta) ad associazioni come quella che fa capo a Elisa Fangareggi, una giovane donna modenese che ha iniziato a portare farmaci e generi di prima necessità ai rifugiati e in Siria, semplicemente spinta dalla necessità di aiutare i bambini. Elisa ha raccolto attorno a sé alcuni volontari ed ha fondato il gruppo Time4life il cui slogan è “chi salva una vita salva il mondo intero”.  (da http://sabrinaancarola.over-blog.com cui vanno tutti i diritti riservati per la notizia) che dà notizie confortanti come la discesa del numero di bambini che muoiono quotidianamente, ma altre crude e terribili notizie sulle morti violente dei bambini e il loro esodo, o shoah, come la vogliamo chiamare.
        Sempre http://sabrinaancarola.over-blog.com (diritti riservati) riporta, parlando di emergenze umanitarie, che “Sono moltissime, la maggior parte si consumano in silenzio. Nel mondo, ci sono decine di “emergenze dimenticate” e crisi umanitarie di lungo periodo in cui l’UNICEF interviene con una logistica d’avanguardia, strumenti efficaci e con un unico obiettivo: proteggere i bambini e i loro diritti.”  E aggiunge “Oltre la Siria anche in Sahel lo scenario è terrificante. Sono complessivamente 18 milioni le persone che hanno subito le conseguenze della crisi alimentare a seguito della gravissima siccità che ha investito 9 Paesi nella regione africana: gli interi territori di Ciad, Burkina Faso, Gambia, Mauritania, Mali e Niger e le regioni settentrionali di Nigeria, Camerun e Senegal. Per non dimenticare poi la grave situazione che ha colpito la Repubblica Centrafricana dove migliaia di bambini sono costretti a fuggire a causa della guerra civile.”
        E in Italia, nel nostro paese non si ride di sicuro: Sabrina riferisce “Sul sito Unicef Italia si legge che in Italia un bambino su 7 soffre a causa di deprivazioni materiali, fra i dati riportati si parla dell’1, 2% dei bambini del nostro paese che non può permettersi 3 pasti al giorno, il 2, 5% non può mangiare frutta e verdure fresche ogni giorno, il 4, 4% non può cibarsi di almeno un pasto al giorno composto da carne, pollo o pesce, il 2, 6% di bambini non può permettersi d’indossare 2 paia di scarpe della misura giusta. L’Italia in Europa è al 29° posto su 35 riguardo a quella che viene definita di povertà relativa. Viene da chiedersi se ci sia un certo interesse da parte della politica e di altre istituzioni verso l’infanzia. Quanto s’investe sul futuro, sulle donne e gli uomini del domani?” (http://sabrinaancarola.over-blog.com/search/si%20consumano%20in%20silenzio/tutti i diritti riservati)
Grazie a Sabrina, Elisa e altre donne che sfidano il nostro torpore e quello di altre nazioni. Non si possono dimenticare i nostri simili, che sono in condizioni pazzesche, e ha ragione il commissario Onu Navanethem Pillay, che a tale riguardo ha detto: “E’ una tragedia che ci porteremo sulla coscienza e per la quale saremo giudicati”.

E presumo che quel giudizio sarà terribile anche per chi cerca di dire “non sapevo”; alla TV vedevo dei film e i TG davano altre notizie e poche di quelle descritte. 

Grazie, Sig. Garante dei Bambini. Grazie a nome di tutti i bambini. Thanks, Mr Guarantor of Children’s Rights. Thanks on Behalf of All Children.

Qualcosa si muove a favore dei bambini e, se il garante ha negato l’uso dei video negli asili dove avvengono maltrattamenti, almeno ha denunciato con una relazione alla Camera lo stato di povertà di futuri italiani che ora sono bambini e che cresceranno con tutti i disturbi connessi col vivere in povertà a ridosso dei simili che vivono invece bene o abbastanza bene, se non addirittura figli dei cosiddetti VIP che li portano su panfili, gite mega e quant’altro si può immaginare.
Poi i crimini aumentano. Per forza: chi ha vissuto male vuole vivere bene ed allora ruba anche se ci scappa il morto. Ma per questo nessuna prevenzione, nebbia assoluta se non fosse per quelle associazioni di volontari che si danno da fare per dimostrare, molte volte senza essere ascoltati, che siamo tutti uguali e anche la carta dei diritti dei bambini è valida per tutti e non solo per alcuni e per altri ciccia.
Chiarissimo, Sig. Garante. Cerchi di essere sempre dalla parte dei bambini, specie quelli poveri e non quelli che sono portati magari presso il presidente della repubblica (vedi governo Monti) ben vestiti per farli vedere che sono i privilegiati, come al solito del resto; e quelle mamme che li portano non hanno molta pietà degli altri che manco sanno come è un bel vestito. È ben vero che i poveri ci saranno sempre: ho visto una foto di missionari over settanta che si sono dati da fare a far star meno male molte popolazioni, ma non era su un quotidiano nazionale o televideo nazionale; era su una rivista loro, meglio su un depliant. Non importa: avete seminato non l’odio, ma l’amore, e questo vi rende grandi davanti ad un popolo che si trova a contemplare ben altri esempi circa i sistemi utili per assicurarsi il benessere: potere, soldi, corruzione…
Grazie, Sig. Garante per i bambini; che Dio l’accompagni sempre nelle sue azioni. Anche Dio paga alla fine e molto bene per chi fa del bene ai meno fortunati.
1) Il Garante per l’infanzia: diritti negati, povero il 17% dei bambini

L’Italia continua a non essere un Paese per bambini: nella Relazione al Parlamento 2013 del Garante per l’infanzia e l’adolescenza si legge che le politiche finora adottate sono fallite e resta una scarsa attenzione verso le necessità materiali e i diritti dei minori.
In Italia c’è una “scarsa attenzione verso le necessità materiali e i diritti” dei minori: è quanto emerge, tra le altre cose, dalla Relazione al Parlamento 2013 del Garante per l’infanzia e l’adolescenza che Vincenzo Spadafora ha presentato oggi alla presenza del presidente del Senato Piero Grasso e del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Secondo il Garante nel nostro Paese le politiche finora adottate in materia di infanzia e adolescenza sono fallite. Il tempo a disposizione nel 2012 è stato sufficiente – è quanto sottolineato – a permettere “una pianificazione delle priorità di azione per il 2013 e all’individuazione delle criticità che determinano in Italia una scarsa attenzione verso le necessità materiali e i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Fallimento delle politiche – Spadafora ha citato dei dati Istat già noti: quelli che dicono che in Italia vivono in
-situazione di povertà relativa 1.822.000 minori (il 17.6% dei bambini e adolescenti),
-il 7% vive invece in condizioni di povertà assoluta. Il Garante per l’infanzia ha sottolineato il dato relativo al rischio di povertà ed esclusione sociale per i bambini e gli adolescenti che vivono in famiglie con tre o più minori:
– 70 su 100 minorenni che nascono in famiglie numerose nel Mezzogiorno rischiano così di essere poveri. Rispetto allo scorso anno non sembra essere cambiato nulla, con la classe dirigente che – il dito è puntato contro di loro – continua a non comprendere il valore di tali investimenti che secondo il Garante possono essere un antidoto per uscire dalla crisi e per non compromettere la crescita futura. Per il presidente del Senato Pietro Grasso, la povertà infantile è una vera e propria “questione sociale” da porre al centro dell’azione pubblica.
: tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata . http://www.fanpage.it/il-garante-per-l-infanzia-diritti-negati-povero-il-17-dei-bambini/#ixzz2VtPinTjy http://www.fanpage.it
2) Negata la comunione a un bambino disabile.

Cronaca, Italia di Daniela Caruso – 12 aprile 2013 (tutti i diritti riservarti all’autore ed alla testata )
Ad un bambino portatore di un ritardo mentale, sarebbe stata negata la Prima Comunione dal parroco di Porto Garibaldi, Piergiorgio Zaghi. Il prete avrebbe deciso di non concedere la prima comunione al bambino, poiché, secondo il suo punto di vista è “incapace di intere e volere“. La vicenda si sarebbe, dunque, svolta a Ferrara, giovedì scorso, durante la messa del triduo pasquale. Il piccolo frequenta la quarta elementare ed è un bambino disabile.
Scoppiano le polemiche, infuriati genitori e amici di scuola: il parroco ha difeso la sua posizione, mediante una serie di ragioni esposte durante l’omelia svolta il giorno dopo l’accaduto. Don Piergiorgio ha spiegato che avrebbe voluto che il bambino avesse capito l’importanza del sacramento che si apprestava a ricevere o quantomeno ne avesse intuito la portata. Le sue condizioni mentali, però, gli impediscono di entrare nel merito della questione e, pertanto, nonostante la dottrina non preveda l’esclusione dall’eucarestia alle persone incapaci di intendere e di volere, il prete ha preferito negarla.
I compagni di scuola hanno scritto lettere al sacerdote: il quotidiano online, “La nuova Ferrara” ha ripreso la vicenda del bambino disabile e ha fatto notare che i suoi amici di classe hanno scritto diverse lettere rivolte al parroco. Da una di esse si legge quanto segue: “Carissimo don Piergiorgio sono un bambino di quarta elementare. Quest’anno ci siamo preparati per ricevere la prima comunione e ho saputo che un nostro compagno non può farla. Mi sono chiesto cosa ha fatto di male, perché non può farla? E’ cattivo? Si comporta male? Per me non è cattivo, è bravo e tranquillo“. Il ragazzino che ha scritto queste parole, forse aiutato anche da un adulto, ha chiesto a Don Piergiorgio di concedere il sacramento della comunione al bambino disabile, facendo riferimento a quanto operato da Cristo: “Pensiamo che Gesù l’avrebbe guarito come ha fatto con Lazzaro o con i lebbrosi“.
continua su: http://www. fanpage.it /negata-la-Comunione-a-un-bambino-disabile/#ixzz2VpPoHCLb
Questo paragrafo può essere saltato a pie’ pari per chi non crede in Dio.

Una notizia belle e un solito maltrattamento ai meno fortunati da parte di un rappresentante di Dio in terra; questa volta tocca al solito bambino disabile, punito ingiustamente di fronte a tutta la comunità cattolica (che non è uscita tutta compatta dalla chiesa per solidarietà), ma anche lui figlio di Dio secondo la religione cattolica; figlio di Dio cui un consacrato ha reputato opportuno negare la Comunione! Cosa aveva in testa quel sacerdote? È questo un atto di amore verso quel bambino chiamato “disabile” perché la natura l’ha fatto così? Quanti disabili ricevono la Comunione senza essere dei teologi che capiscono quello che stanno ricevendo. Crede che sia facile per un essere “normale” capire che sotto le forme di un Ostia (pane azzimo) c’è il corpo di Gesù Cristo (per i cattolici e non per gli atei o anticlericali)? E quanti ne sono convinti intimamente e non a parole?
Cosa pretende da un disabile? Lei crede che Gesù Cristo sia rimasto contento nel vedere piangere o restar male un Suo fratello che ha avuto la sfortuna di non avere tutti i neuroni al loro posto? I compagni del bimbo hanno chiesto di darla anche a Lui perché capiscono più di lei e dei suoi superiori improvvisati suoi difensori disquisitori. Presumo che se il caso era portato dal Papa odierno avrebbe agito differentemente! Molto saggi quei bambini che hanno visto soffrire il loro compagno e che ne hanno preso le difese e presumo che anche Qualcun altro si sia mostrato “Offeso “ del trattamento al Suo Fratellino Disabile! Non sono un teologo e so la dottrina cattolica dei miei tempi, ma per me c’è stato una prevaricazione e soprattutto un maltrattamento spirituale di cui le verrà chiesta ragione a suo tempo. Ci pensi!
Cronaca di redazione 9 giugno 201314:40
3) Firenze, bambino di dieci anni legato e picchiato dai bulli.

A riportare la vicenda è il quotidiano La Nazione: il bambino è finito all’ospedale e i genitori hanno sporto denuncia contro la scuola. Annunci Google
Il Parere a Torino rapide consulenze legali alla portata di tutti www. il parere.com
A soli dieci anni è finito all’ospedale, vittima delle ripetute violenze dei bulli della sua scuola. A raccontare il preoccupante episodio è il quotidiano fiorentino La Nazione, che raccoglie lo sfogo dei genitori del ragazzo che per mesi sarebbe stato preso di mira da un gruppo di ragazzi della sua classe. I bulli avrebbero colpito frequentemente il ragazzo con calci e pugni, legandolo a terra e costringendolo a subire umiliazioni di ogni sorta. Pochi giorni fa il bambino è finito all’ospedale dove gli sono state refertate le violenze subite e dove i medici hanno potuto constatare le sue condizioni generali.
I genitori hanno sporto denuncia contro la scuola, allegando anche le foto delle violenze subite da loro figlio. Violenze che sarebbero avvenute anche nel parco dell’istituto scolastico, come riportato nella lettera di denuncia inviata dall’avvocato della famiglia ai dirigenti scolastici. Infatti, stando a quanto riporta il quotidiano, anche la preside della scuola avrebbe confermato l’episodio convocando gli insegnanti della classe dei ragazzi implicati nella vicenda. Si attendono ovviamente sviluppi nei prossimi giorni.: 
http://www.fanpage.it/firenze-bambino-di-dieci-anni-legato-e-picchiato-dai-bulli/#ixzz2VtdNUwvA
http://www.fanpage.it ( tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata ).
Si ripete il solito maltrattamento e,diciamolo, la violenza fisica su un soggetto debole e indifeso, ma picchiato e duramente dai suoi stessi compagni, perché appunto è un debole degno di essere aiutato; carnefici spietati e aguzzini degni di una comunità per rieducarli (è oggi il termine con cui si designa una persona che dovrebbe essere recuperata e reimmessa in una società e non in una cava di pietre da spaccare; nota bene anche il caso recente del bambino disabile picchiato brutalmente dalle maestre, una delle stesse avrebbe chiesto di essere recuperata ?????? ). Questo è indice del lassismo contemporaneo in cui versa la scuola, i programmi e (perché no?) anche certi superiori, cui non interessa come crescono i bambini. Di bene in meglio, sempre casi che ci fanno vergognare verso i bambini stessi, tra i quali emergono quelli deboli che devono essere aiutati e protetti; ma siamo nell’utopia più macabra, perché non chiamiamo l’Italia “utopia”? Forse è più consono a quanto succede in tutti i campi.
Molti diranno che è un caso unico, ma so che non è così: in un centro estivo parrocchiale di un nota città piemontese (si fa per dire un sito) anni fa i bambini piccoli non erano curati dagli educatori e i più grandi li minacciavano di morte se non davano loro dei soldi: che differenza c’è tra questi e quelli, per non citare altre decine e decine di episodi di quel genere (le mamme non denunciavano la cosa perché avevano necessità che i loro figli fossero in mano di qualcuno per poter loro lavorare)?
La modalità ormai troppo diffusa di non educare a dovere gli educatori porta a questo ed altro; ma aspettiamo il solito Capodanno o altra festa, facciamo un po’ di fuochi artificiali (pochi per la solita crisi) che non servono a nulla … e avanti, voltiamo pagina, per scriverci altri fatti del genere.
Un augurio e un ringraziamento sempre a coloro che si danno davvero da fare per aiutare ed educare i nostri bambini all’amore e all’umiltà nello spirito di, come ad esempio il nostro compianto Don Bosco, aveva davvero a cuore ciascuno di questi fanciulli. Che i  nostri bambini possano crescere puri di cuore, e portare nuove speranze ai bambini di domani.

Auto e bambini: un binomio che talvolta è mortale. (Cars and Children. An often deadly Combination.) Bambini disabili e maestre di lager. (Disabled Children and Concentration-Camp-Style Teachers.)

1)  Dimenticato dal padre in auto, bimbo muore per il caldo
Cronaca di Susanna Picone – 5 giugno 201316: 53
——————————————————————————–
Bimbo morto a Piacenza. in auto c’erano 60 gradi. Aveva raggiunto i sessanta gradi la temperatura all’interno del veicolo dentro il quale ieri è morto il piccolo Luca, un bambino di due anni lasciato in macchina dal padre. È plausibile che la morte del piccolo per asfissia sia sopraggiunta intorno mezzogiorno.
Il piccolo Luca, il bambino di due anni trovato morto nel pomeriggio di ieri in auto a Piacenza, si è spento probabilmente intorno a mezzogiorno. Dopo circa 4 ore, dunque, rinchiuso nell’auto del padre che risulta ora indagato per omicidio colposo (e che è ancora sotto choc in ospedale). La temperatura all’interno dell’auto dove si trovava Luca aveva raggiunto i sessanta gradi: i primi accertamenti fatti dalla procura sulla scorta dei rilievi dei carabinieri e della testimonianza dei sanitari del 118 hanno anche permesso di stabilire che la temperatura del corpo del bambino era di circa 40 gradi quando il padre lo ha trovato.
Morto per asfissia in auto – Per gli esperti – che si sono espressi in attesa delle conferme dell’autopsia che sarà effettuata venerdì – è plausibile che Luca sia morto per asfissia dopo circa 4 ore nella macchina parcheggiata al sole. La ricostruzione di quanto accaduto ieri sembra piuttosto definita: il papà di Luca, come ogni mattina, avrebbe dovuto accompagnare il figlio, ma invece si sarebbe recato direttamente al lavoro dimenticandolo in macchina. Quando nel pomeriggio il nonno è andato a prendere il bambino, le maestre gli hanno detto che Luca non era mai arrivato. Poi le telefonate, la corsa verso l’auto dell’uomo e la drammatica scoperta della morte del piccolo.
Tutti i diritti riservati all’autore e testata http: //www. fanpage. it/
2)        Dimenticata bambina in autobus scolastico 05/06/02013
Una bambina di tre anni è sta dimenticata sulla scuolabus per oltre sei ore senza che nessuno si accorgesse o ricordasse di lei. Il fatto è accaduto qualche giorno fa in Val Seriana nel comune di Albino, in provincia di Bergamo, e la piccola protagonista dell’episodio frequenta la scuola materna della frazione di Fiobbo. La bimba come ogni mattina aveva preso lo scuolabus che la doveva portare insieme a tanti altri bambini a scuola, ma quando tutti gli altri bimbi sono scesi lei, è rimasta nel mezzo probabilmente perché si era addormentata.
L’accompagnatore non si è accorto che la piccola non era scesa insieme agli altri bambini, così la bambina è rimasta chiusa all’interno del mezzo per tutta la durata dell’orario scolastico fino a quando era il momento di ritornare a casa. Solo alle 15, quando i lavoratori della ditta, che da anni gestiscono il trasporto dei bimbi per conto del Comune, hanno ripreso il bus si sono accorti che all’interno c’era una bimba. Fortunatamente per la bambina nessun danno fisico, come hanno accertato anche i medici che l’hanno visitata subito dopo l’accaduto: infatti la piccola era in buone condizioni di salute.
Tutti i diritti riservati a http: //www. fanpage. it
3) Martedì, 4 Giugno 2013: Blitz
ROMA – Elena e Jacopo, o Bryce in Gran Bretagna dimenticati e morti per il troppo caldo. Negli Stati Uniti sono 36 i bambini che ogni anno muoiono per ipertermia, dimenticati in auto. E il fenomeno sta crescendo anche in Italia.
Da intopic.it (tutti i diritti riservati all’autore e testata)
L’auto d’estate diventa una trappola mortale se il bambino sta troppe ore da solo in un forno che raggiunge i sessanta gradi, e allora subentra l’ipertermia, la disidratazione e quant’altro si può prevedere.
Il bambino non è in grado di reagire, se urla lo fa all’inizio, poi si avvia verso il triste destino.
Ma è sempre un adulto che dimentica il bambino, come dimentica un sacchetto o la giacca in macchina, proprio un oggetto che non fa parte della vita, ma è come un contorno che si può lasciare: tanto è lì, e quello che l’adulto sta facendo o va a fare è più importante del figlio che viene abbandonato ad arrostire in macchina.
Tragedie prevedibili? C’è da chiedersi: ma dove hanno la testa quei genitori che chiudono la macchina a dovere e non vedono il bambino, a cosa stanno pensando se controllano solo la macchina, ma non il passeggero che hanno trasportato fino a quel momento? E l’ennesima tragedia scatterà nella sua modalità più crudele. Poi ci sarà la disperazione (ammesso che ci sia) tardiva che non serve proprio a nulla.
Già dal 2011 si leggeva sui principali quotidiani che esiste un dispositivo che emette un allarme acustico-visivo che scatta quando si chiude la macchina e dentro c’è ancora un passeggero e i costruttori potrebbero inserire questo allarme quando c’è in macchina un seggiolino da bambino. Ma i politici hanno pensato a questo per una tutela dell’infanzia; per cosa hanno firmato la carta dei diritti dei bambini, se poi lasciano andare avanti le cose così? Negli USA 36 bambini all’anno muoiono cotti a puntino nelle macchine infuocate per loro (succede quasi sempre d’estate o nei paesi caldi). Sull’auto ora è previsto tutto (navigatore, internet e chi ha più fantasia più mette accessori), ma l’accessorio per il bambino lasciato in macchina non c’è: brava società umana sempre più umana.
Per la bimba lasciata nell’autobus scolastico è ben peggio: è in grado di contare l’autista o l’accompagnatore o si deve mettere anche un matematico per fare la conta di chi sale e chi scende? Non si può controllare prima di chiudere l’autobus se qualche bimba/o si è addormentato dentro? Troppo lavoro? E gli esempi degli anni precedenti non servono proprio a nulla; nessuna prevenzione insegnata a persone che potrebbero benissimo fare un altro mestiere in campagna?
Vengono strani dubbi e poi chi assume il personale non può controllare se assume una persona responsabile che fa il suo dovere o qualcuno che accompagna o guida senza responsabilità alcuna? Ma cosa ci sta a fare l’accompagnatore se non ad accompagnare e avere la responsabilità che ai bimbi non succeda nulla? Anche in Italia non è il primo caso di bambino lasciato in autobus portato in autorimessa, per non parlare dei genitori che lasciano il bimbo in macchina per andare a giocare alle slot machine o a ballare (vedi gli scorsi anni); ma il divertimento innanzi tutto e nessuna responsabilità per il bambino che hanno messo al mondo e che vale meno del gioco.
4) Botte ad alunno autistico,  sevizie in un video
Le immagini girate dai Carabinieri lasciano pochi dubbi sulla violenza delle due maestre
07 giugno, 21: 42 Cronaca di Susanna Picone – 7 giugno 201310: 50
Vicenza – Ragazzino disabile picchiato e umiliato dalle maestre (VIDEO)
Nelle immagini delle telecamere dei carabinieri appare Michele, un ragazzino autistico che per almeno 6 mesi ha subito gli insulti e le botte da parte delle sue docenti, ora agli arresti domiciliari. La storia di violenze arriva da una scuola del Vicentino.
L’ennesima storia di violenze compiuta in una scuola ai danni dei più piccoli e indifesi arriva dalla provincia di Vicenza e vede come vittima un ragazzino autistico. È una storia di botte, insulti e minacce da parte di alcune maestre nei confronti del disabile che, invece, avrebbero dovuto aiutare. Le immagini pubblicate dal Corriere del Veneto mostrano, infatti, chiaramente il “metodo” di insegnamento delle docenti. Il ragazzino che si vede nel video è Michele, ha 15 anni e soffre di autismo. Per almeno sei mesi Michele ha subito insulti, botte e umiliazioni dalle sue maestre a scuola. Lo scorso aprile il ragazzino si è liberato dal suo incubo quando i carabinieri hanno arrestato due docenti, M. P. P. di 59 anni e O. M. di 55. Le manette sono scattate dopo che i militari hanno ripreso, con una telecamera nascosta, quanto accadeva nella classe con Michele. Nelle immagini si vede il ragazzino seduto a una scrivania, scarabocchia su un quaderno, non parla, non reagisce alle urla dell’insegnante. Non reagisce nemmeno quando la docente lo strattona. Resta sempre in silenzio, è probabilmente terrorizzato. Continua su: http: //www. fanpage. it/vicenza-ragazzino-disabile-picchiato-e-umiliato-dalle-maestre-video/#ixzz2Vc2irMxb
tutti i diritti all’autrice dell’articolo ed alla testata giornalisticahttp: //www. fanpage. it
Ma perché quelle megere fanno le maestre invece che mano d’opera spaccapietre in qualche penitenziario ancora esistente in qualche Paese del terzo o quarto mondo? Non per offendere quei Paesi, ma per dare l’idea di dove dovrebbero essere messe quelle disgraziate aguzzine di esseri umani disabili per giunta?
Sono sempre le stesse le domande che ci facciamo, che poi restano senza risposta perché l’immobilismo statale le tollera, le fa lavorare con persone che avrebbero necessità di essere aiutare molto delicatamente e con una umanità da vero coraggio.
Conosco madri di disabili che hanno sacrificato la loro vita a prendere botte dai loro figli disabili o mariti violenti, tollerano tutto con un coraggio che ha dell’encomiabile anche se non avranno mai la ritrita medaglia che le città danno ai loro cittadini cosiddetti “benemeriti” ogni anno. Madri coraggio che finiscono la loro vita piangendo se i loro disabili resteranno in vita dopo di loro ed in mano di chissachì.
Storie comunissime, conosciute spesso da gente che si fa i comodi suoi e non bada alle sofferenze degli altri; anzi danno loro fastidio.
Tornando a quelle megere che hanno chiesto di essere riabilitate, proporrei di inviarle dopo nelle Guyane, ammesso che ci siano ancora i penitenziari di una volta. Si sa che con i disabili si deve avere molta pazienza, amore e dedizione, ma quei bambini, ragazzi, adulti devono vivere una vita almeno decente;  invece purtroppo, e si sa benissimo, molto spesso sono oggetto di trattamenti superficialmente affettivi, ma psicologicamente persecutori verso alcuni di loro che non sanno reagire a quelle metodiche. Molti di loro, non sapendo reagire, si autopuniscono dandosi loro stessi botte, dando testate nei muri, ecc. sotto lo sguardo assente di chi dovrebbe vigilare sulla loro salute.
 Molto spesso questi istituti “scaricano” i ragazzi che non fanno le mummie, che animano l’ambiente con le loro reazioni e che insomma “danno fastidio” alle sorveglianti tutte sollecite a non si sa che cosa. È ben vero che a lungo andare anche le sorveglianti subiscono il burn out o stress da sovrastimoli, e allora si dovrebbe prevedere una rotazione di questi educatori/insegnati da luoghi da stress a luoghi meno stressanti: ma siamo nel mondo delle utopie e la nostra realtà sommersa, che è ben peggio di quella che ogni tanto leggiamo, ci scoraggia.

Aiutiamo questi nostri fratelli in difficoltà e cerchiamo di non avere delle aguzzine (immortalate nel video fatto dai benemeriti CC) a curare ed aiutare questi sfortunati nostri simili umiliati, derisi, insultati picchiati!

La privacy invocata dal garante per non mettere telecamere di controllo in un asilo di Ravenna e la realtà contemporanea che gli dà torto; dal 28/05/13 ancora notizie di botte ai bambini in tre asili: Roma, Barletta, San Costantino Calabro; il tutto con la privacy.

In una relazione scorsa si riporta la notizia che il garante della privacy ha vietato l’uso delle telecamere negli asili e così, quello che gli altri stati da più di un ventennio fa hanno introdotto, in Italia niet: continuiamo a lasciare che i bambini vengano picchiati e strattonati con violenza.
In tre asili, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, esplode la nuova violenza su minori, anzi bambini piccoli, anche dai tre ai quattro anni. Grazie a telecamere nascoste piazzate dai CC che hanno però seguito per mesi i fatti: ma durante quei mesi, sebbene ci vogliano prove circostanziali, quale danno fisico e psicologico hanno subito i bambini?
Chi può dire cosa comparirà tra qualche anno, nonostante ci saranno psicologi che aiuteranno i bambini ed i genitori (si spera) a superare il disturbo da stress postraumatico ripetuto dei bambini e acuto nei genitori che trepidano giustamente per la salute dei loro bambini?
Ma che Italia è questa (giustamente siamo agli ultimi posti per idoneità e ai primi per corruzione e altro): da anni si chiede ai politici di queste telecamere da mettere negli asili, di fare dei test di idoneità al personale che segue i bambini. E cosa si fa? Nulla.
Anzi un asilo di Ravenna vuole mettere le telecamere e il garante lo vieta; arriviamo sempre dopo a constatare i fatti e gridare contro le maestre che poi vengono coinvolte tutte, anche quelle che fanno con sacrificio e dedizione il loro lavoro! Cosa vogliono i nostri politici? Invocare che non ci sono soldi, che c’è la crisi … E i bambini piccoli (diversi almeno vengono picchiati in luoghi pubblici) per la cui educazione lo stato o le regioni o le province hanno per legge destinato dei fondi, cosa faranno? Cosa faranno i bambini picchiati e quelli che vedono picchiare i loro compagni, per non dire di quelli incitati a picchiare i loro compagni, come nella struttura di Roma?
Stiamo facendo crescere una generazione di persone che avranno delle cicatrici psicologiche di non si sa quale portata, ma che ci sarà ed influirà negativamente sugli altri; ma andiamo avanti così a disquisire sulla crisi (prima non c’era ancora), e aspettiamoci una generazione di persone che saranno indubbiamente degli emarginati per quello che hanno subito e per cui dei politici non considerano giusto intervenire (non leggono queste notizie i nostri politici? Leggono solo le pagine delle loro disquisizioni e diatribe lessicali?). Perciò, se gli intralci sono creati anche da un garante che ha le sue idee e difende i bambini per la privacy e non per le botte, quali possibilità ci rimangono per difendere in futuro i bambini non ancora picchiati?
Di pedocriminali ce ne sono tanti, che riprendono mediaticamente i bambini ai giardinetti, alle sfilate di moda per bambini, in spiaggia, al mare. Perché dunque porsi dei problemi per i luoghi chiusi come gli asili? Le telecamere possono essere messe in modo che solo determinate persone, delle istituzioni o altro, possano vederle, senza violare la privacy, ma risparmiando loro almeno i pestaggi che non “farebbero” parte del sistema educativo.
1) Arrestata maestra d’asilo per maltrattamenti a Barletta – 29/05/2013
Telecamera nascosta filma soprusi. Alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari
28 maggio, 14:33(da fanpage. It, tutti i diritti riservati)
Con l’accusa di aver maltrattato alcuni bambini, una maestra di una scuola pubblica per l’infanzia, di 43 anni, é stata arrestata a Barletta. Alla donna é stato concesso il beneficio dei domiciliari. Sono stati i genitori di alcuni piccoli tra i 4 e 3 anni, dopo aver saputo delle violenze, a denunciarle e a far avviare le indagini coordinate dal sostituto procuratore Michele Ruggiero.
Alcuni maltrattamenti sarebbero stati registrati da una telecamera collocata all’insaputa della maestra. Dalle immagini si vedono i piccoli colpiti dalla donna, fatti cadere, trascinati e scagliati contro oggetti di ogni genere, dalle bottigliette ai libri e al resto delle suppellettili. In particolare si vede la donna che con una mano tiene un panino e con l’altra prende per i capelli un bambino e lo trascina da una parte all’altra dell’aula; poi tira l’orecchio a un altro perché sta dando un bacio a un compagno di classe o prende come un ‘sacco di patate’ un altro piccolo e lo butta sui banchi.
Nel corso degli accertamenti i bimbi sono stati sottoposti a colloqui psicoterapeutici. I consulti avrebbero acclarato per ciascuno di loro ‘disturbi socio-affettivi’ determinati dai soprusi subiti.
Episodi di una “gravità inaudita”: così il procuratore della Repubblica di Trani, Carlo Maria Capristo, definisce quelli documentati e filmati dai carabinieri della Compagnia di Barletta. Il provvedimento cautelare è stato firmato dal gip Rossella Volpe.
“Abusando di autorità, poteri e prerogative propri delle sue funzioni educativo-formative – è detto nel provvedimento cautelare – violando i doveri di equilibrio e correttezza inerenti le attività di cura, vigilanza e custodia esercitate nei confronti di bambini a lei affidati, approfittando della loro condizione di particolare vulnerabilità, li ha ripetutamente maltrattati”.
2) Asilo di san Costantino Calabro – 30/05/2013
Vibo Valentia, schiaffi e calci ai bimbi: arrestata maestra d’asilo. Schiaffi, calci, spinte ai bambini dell’asilo che le erano affidati: è l’accusa contestata ad un’insegnante di una scuola dell’infanzia nel vibonese. Ad incastrarla le immagini di una telecamera fatta installare dalla Procura. Maltrattamenti nei confronti dei bimbi della scuola in cui l’insegnante operava. È con questa accusa che i carabinieri di Pizzo e della Compagnia di Vibo Valentia hanno arrestato I. R. , una maestra dell’asilo di San Costantino Calabro, nel vibonese. Le botte ai piccoli sarebbero stati riprese dalle telecamere fatte installare nella scuola dalla Procura che ha coordinato le indagini, fatte scattare a seguito di una segnalazione. Dalle immagini, secondo quanto si è appreso, si vede l’insegnante che colpisce i bimbi inermi con schiaffi, calci, spinte e li strattona. Secondo quanto si è appreso, altre persone sono indagate in stato di libertà nell’ambito della stessa indagine. Il caso non è chiuso. Quello di Vibo Valentia è solo l’ultimo caso di una lunga e triste serie che da qualche tempo sembra essere balzata agli onori della cronaca. Appena due giorni fa, infatti, il caso di Barletta, dove un’altra maestra d’asilo è finita ai domiciliari per maltrattamenti. Anche in quel caso, sono state le immagini ad incastrare la donna, 43 anni, alle sue responsabilità, mostrandola come infieriva su bambini di 3 o 4 anni, presi per capelli, scaraventati contro i banchi, picchiati e puniti severamente per futili motivi: http://www. fanpage. it/vibo-valentia-schiaffi-e-calci-ai-bimbi-arrestata-maestra-d-asilo/#ixzz2UmispJde tutti i diritti riservati a http://www. fanpage. it
Bisogna aspettare il 20 novembre per blaterare dei diritti dei bambini; ora non c’è altro da tutelare, tranne forse la propria sedia o stipendio che dir si voglia? Vergognamoci di quanto gli altri Paesi del mondo (non tutti, ce ne è di peggio, ma questo dovrebbe spronarci a fare in fretta a sanare questa piaga cancrenosa e puzzolente) fanno da molto tempo e ricordiamo il fatto che il pedocriminale belga Marc Dutroux consigliava ai suoi amici olandesi e belgi pedocriminali come lui quegli asili che non avevano le telecamere; perciò in quei Paesi le telecamere c’erano e funzionavano (si spera). Ma dobbiamo imparare la lezione proprio dai pedocriminali, non è un tantino uno schifo?

Leggeremo ancora queste notizie? Mi augurerei di no, ma non so quanto tempo passerà prima che altri CC incastrino altre maestre che farebbero bene a mandare a zappare o a spaccare pietre, e grideremo ancora allo scandalo, tanto ci siamo abituati: prego solo il Padre Eterno che illumini queste maestre indegne, come sa fare Lui.