Aumenta il numero di bambini in Siria reclutati dai gruppi armati di tutti e due i gruppi del conflitto; Save the Children pubblica un rapporto

17 marzo 2013

Increasing numbers of children in Syria are being recruited by armed groups on both sides of the conflict, Save the Children says in a report.

Aumenta il numero di bambini in Siria reclutati dai gruppi armati di tutti e due i gruppi del conflitto; Save the Children pubblica un rapporto
Da Informazione.it, tutti i diritti riservati all’autore e alla testata  Comunicati Stampa 13 marzo 2013
“Siria: 2 milioni di bambini intrappolati tra i combattimenti. Malnutrizione, malattie e gravi traumi per le violenze subite.
Secondo i bambini rifugiati:
– 1 su 3 aggredito, percosso o raggiunto dagli spari,
–  Un terzo dei minori soli senza famiglia,
–  Una morte drammatica tra familiari o amici stretti per 3 bambini su 4.
– Riportati casi di minori usati come scudi umani o staffette al fronte, -di violenze e torture sessuali per femmine e maschi di 12 anni.
– 200.000 bambini senza scuola.
 Ancora 3 giorni per firmare la petizione internazionale di Save the Children all’ONU.
Due milioni di bambini intrappolati all’interno del territorio siriano sono vittime innocenti di un conflitto sanguinario che ha già fatto 70.000 vittime.
 Malnutrizione, malattie, gravi traumi e matrimoni precoci per le ragazzine sono ormai un rischio costante in Siria, come denuncia il nuovo rapporto “Bambini Sotto Tiro” diffuso oggi da Save the Children.  
Dopo due anni di violenze che non hanno fine nel Paese, il nuovo rapporto dell’Organizzazione denuncia l’impatto devastante della guerra sui bambini:
– che faticano a trovare il cibo,
– a decine di migliaia sono costretti a vivere nascosti in fienili, parchi o nelle grotte, senza servizi igienici, e senza scuola, perché la gran parte degli insegnati sono fuggiti.
In un Paese dove il 90% dei bambini andava a scuola (la percentuale più elevata del Medio Oriente),
– più di 2000 scuole ora sono state distrutte o danneggiate,
– altre vengono utilizzate come rifugio, mentre, in alcune zone,
– con il prezzo del combustibile salito del 500%,
 -i giorni più freddi dell’inverno hanno costretto gli sfollati a bruciare i banchi per potersi scaldare, in un circolo vizioso che toglie anche in questo modo futuro ai bambini.   
Le drammatiche condizioni dei bambini in Siria risultano evidenti nelle testimonianze raccolte tra i minori rifugiati in Turchia[1]:
1 bambino su 3 è stato aggredito, percosso o raggiunto dagli spari prima di fuggire,
quasi un terzo dei minori è solo perché è stato separato dalla famiglia,
– e con 5.000 vittime del conflitto
– ogni mese 3 bambini su 4 hanno sperimentato direttamente la morte di un familiare o di un amico stretto.
Per molti ci sono segni evidenti delle gravi conseguenze psicologiche di quello che hanno vissuto.
In Siria, la frammentazione della società in più parti e il dramma di più di 3 milioni di sfollati interni ha portato al collasso un’intera generazione di ragazzi e bambini.
“Bambini Sotto Tiro” evidenzia come alcuni di loro siano utilizzati dai gruppi armati come portatori, staffette o scudi umani sulla linea del fronte,
        mentre alcune ragazzine subiscano un matrimonio precoce deciso in fretta per “proteggerle” dalla diffusa minaccia di violenze sessuali,
        che hanno colpito femmine e maschi anche di 12 anni con stupri e torture genitali. Ci racconta Um Ali, 2 figlie: “Mia figlia ha 16 anni e amava andare a scuola, è molto carina e ancora innocente. Sappiamo che gli uomini minacciano le donne, non potendo proteggerla da sola ho dovuto fare in modo che si sposasse. Non potevamo rinunciare ad avere qualcuno che la proteggesse.”
In un Paese dove è scomparsa la produzione di cibo e le scorte si stanno esaurendo sono ormai migliaia i bambini che soffrono di malnutrizione, come testimonia Rami, 3 figli: “Perché siamo fuggiti? Fame, cibo. Non c’era più nulla, niente pane. Se fossi rimasto i miei bambini sarebbero morti di fame.”
Con 2,9 milioni di edifici distrutti o danneggiati dai combattimenti, milioni di bambini hanno dovuto abbandonare le loro case o vivono stipati, nel terrore, come racconta Yasmine, 12 anni:
“Avevo così tanta paura, sapevo che non potevo muovermi da quell’unica stanza. La casa era sotto tiro delle armi da fuoco. Siamo stati in 13, stipati in una sola camera, per due settimane. Quando mio padre è uscito, è stato ucciso sulla soglia davanti ai miei occhi.”
 I bambini feriti o colpiti dalle malattie, come la diarrea, che si diffondono rapidamente a causa delle scarse condizioni igieniche e della mancanza di acqua potabile, spesso non trovano le cure indispensabili perché la metà degli ospedali nel paese sono danneggiati, un terzo sono inservibili e molti medici sono sfollati o rifugiati.
Nella sola zona di Aleppo, secondo alcune fonti, i medici erano 5.000 all’inizio del conflitto e oggi sono rimasti in 36.
Non si contano inoltre i parti che avvengono in condizioni di insicurezza e igiene estreme, senza alcuna assistenza, mettendo a grave rischio la vita dei neonati e delle madri, come racconta Ara: “Ero molto malata durante la gravidanza ma non c’erano né medici né ospedali. Quando ho avuto le contrazioni stavo malissimo e solo grazie ai vicini che hanno aiutato una ostetrica coraggiosa a raggiungermi nonostante le bombe che stavano cadendo mio figlio è salvo, aveva infatti il cordone ombelicale attorcigliato intorno al collo.”
 “Per milioni di bambini siriani, l’innocenza dell’infanzia è stata spazzata via dalla cruda realtà di una guerra viziosa alla quale cercano di sopravvivere in qualche modo,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Sono costretti a vivere in condizioni dure senza poter trovare cibo a sufficienza e senza le medicine per curarsi se sono malati o feriti come accade frequentemente.
Con il crollo del sistema sociale, nei casi peggiori, invece della scuola, che non esiste più per almeno 200.000 bambini,
– c’è una vita allo sbando, fatta di fame, senza una casa e piena di terrore.
– é ora di dire basta tutto questo, perché la vita di troppi bambini in Siria è sempre più vicina a un punto di non ritorno. Dobbiamo fermare le violenze e consentire l’accesso degli aiuti in tutto il territorio.”     
 
Nonostante gli sforzi dell’Onu e delle organizzazioni non governative, che spesso devono attraversare sul territorio fino a 20 check-point negoziando faticosamente ogni passaggio, milioni di persone in Siria non stanno ricevendo gli aiuti di cui hanno urgente bisogno.
“Save the Children chiede a tutte le parti in conflitto di consentire un accesso libero e sicuro alla popolazione in difficoltà e di assicurare che ogni sforzo venga fatto per porre fine ai combattimenti. Per questo l’Organizzazione ha lanciato un appello internazionale all’ONU che tutti possono sottoscrivere fino al 15 marzo 2013 – secondo anniversario dall’inizio del conflitto – sul sito alla pagina www. save the children.it / firma.
Save the Children si rivolge inoltre ai governi che hanno risposto all’appello di finanziamento di 1,5 miliardi di dollari di aiuti per l’emergenza Siria affinché procedano immediatamente allo stanziamento promesso, per poter intervenire sia all’interno del Paese martoriato dal conflitto che nei Paesi confinanti, dove si riversano senza sosta i rifugiati.”
La descrizione veramente cruda di Save the Children è chiara, precisa, non sconcertante perché si sa come sono questi conflitti e come i bambini li vivono o ne muoiono: le metodiche usate dai cosiddetti nemici sono sempre quelle sui bambini e sugli adulti sofferenze inflitte in ogni modo e scempio del corpo dei medesimi. Bambini che guardavano alla vita e che ora sono spenti nel rigore della morte, dopo inenarrabili violenze.
Quello che si continua a dire è che noi stiamo a guardare anche se molte associazioni cercano di intervenire nonostante i divieti e magari di peggio.
Profughi lasciati allo sbando e soggetti ad essere presi e macellati proprio come vuole la bestia umana che non finisce mai e non è mai sazia dello stesso sangue di cui essa stessa è fatta.
Ribadisco che lascia orrendamente sconvolti l’indifferenza politica internazionale i cui membri si dondolano non so su che cosa o su chissà quali timori, mentre quel malvagio paranoico dittatore continua imperterrito a massacrare la sua gente come se i recenti fatti della Libia, Iran, Egitto non insegnano nulla.
La politica internazionale si rivela un disastro in questi casi: qualcuno grida di fermare, ma nessuno si unisce al coro di proteste e di urla disumane delle vittime, non ascoltate da nessuno e presto disperse dalla morte bonificatrice eccelsa dei dittatori e loro supporter: stiamo fotografando Marte, hanno confermato il bosone di Higgs o Dio, ma si lasciano morire gli altri esseri umani. Triste trofeo di un mondo sempre più scaduto e vergognoso, che si sta autodistruggendo anche se la popolazione mondiale sta aumentando, senza dire che aumenta anche la violenza, l’odio e le stragi di massa: stragi compiute da padri che hanno moglie e figli e che non vedono in chi uccidono e torturano i loro cari. Non si può più dire basta perché il basta non esiste più, non c’è più controllo di nessun genere, solo tristezza, desolazione, raccolta di firme inutile a fermare i delitti come quest’ultimo della Siria, anche se il tam tam della raccolta lo sentono tutti quelli che ormai viaggiano sui media. Resistiamo come possiamo, per aiutare i nostri fratelli, sorelle, bambini, da questa bestiale ecatombe che avanza senza limiti e barriere!

Le infinite violenze sui bambini e i loro diritti come beffa mondiale

La storia continua e le notizie appaiono e scompaiono dai media, poiché non sono scoop di politici che esternano le proprie scontate promesse e contestazioni, visto che coloro che le dicono la sanno lunga ed è ciò a cui è stata ridotta l’Italia in questi decenni: sparivano i soldi, ma c’erano sceneggiate continue che ci davano più volte il voltastomaco e dimenticavamo quanto spariva dalle casse dello stato o quanti monumenti del deserto si costruivano e che da tempo i media ci mostrano, i sindaci dove sono stati costruiti tacciono o dicono astruserie che reggono come le strutture costruite.
Ma le violenze sui bambini si sommano le une alle altre, non scompaiono, certo che non fanno notizia politica, e allora si leggono, qualcuno scrive in difesa di queste violenze o ri-violenze, qualche timido convegno è impostato con scarse risorse e le leggi rimangono sempre quelle: si ricordi per l’ennesima volta il proposto reato di violenza non grave o la proposta recente di abolire il garante dei bambini.
Che piangono, se ce la fanno, e se urlano sono proprio i bambini fin che possono coi loro polmoni non eccessivamente forti, per farsi sentire da chi fa le proposte di legge, e si legge anche di giudici inquisiti per le metodiche applicate per portar via i bambini dalla casa dei genitori con sistemi medioevali, ma tutt’ora in vigore. E le comunità? Ogni tanto emerge qualche scandaloso comportamento, violenza, ma spesso si va avanti sperando quel meglio che avvocati o magistrati spesso sorvolano, lasciando qualche genitore amareggiato, furiosamente amareggiato. Certi procedimenti sono archiviati nonostante l’evidenza che non ha prove sufficienti perché esposte dal bambino che le ha subite, da molti, troppi, ritenute inventate o fantasticate. In una percentuale mai statisticamente controllata, molte mamme non possono difendere i loro piccoli perché a stipendio da fame e senza nemmeno un consulente di parte, e il piccolo è lasciato giudicare non certo con l’applicazione di una giustizia che deve fare il bene del bambino e non di un genitore.
Scorrendo i giornali si trova di tutto: Cento frustate future (a 18 anni) a minorenni violentate per anni dal padre. Le frustate non sono inflitte al padre, ma alla figlia che l’ha subito per anni e che si è vista ammazzare anche suo figlio dal medesimo. Quello che non si capisce è il sistema giuridico vigente internazionale (se esiste) che vaglia queste situazioni bestiali senza censurare, lasciando spazio solo alle voci inascoltate di associazioni in difesa dei minori.
La bestia umana migliorerà? Ascoltiamo qualche volta La canzone del bambino nel vento (link riportato di seguito all’animazione YouTube © lupocheululaallaluna, diritti riservati) e della figlia che scrive alla mamma di andare a cercarla nei campi di Birkenau ed Auschwitz, nelle ceneri depositate anni fa nei campi: lei è lì, ma non chiedete a nessuno perché lei è lì assieme a tanti altri. Riflettiamo finché siamo in tempo. Le shoah sono tante e si alterano con cifre che vanno sommandosi di giorno in giorno, anche se non ci sono forni che bruciano esseri umani,ma guerre interne e fratricide.
1)        Cento colpi di frusta prima di andare a dormire.
28/02/2013 – Storia di una ragazzina violentata e condannata alla tortura
Cento colpi di frusta prima di andare a dormire di Alessandra Cristofarida, giornalettismo.it (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
Una ragazzina di quindici anni delle Maldive è stata condannata a cento frustate per “aver fatto sesso prima del matrimonio”. La BBC racconta il caso della minorenne violentata dal patrigno.
IL CASO – La Corte ha fatto sapere che la condanna a cento frustate non riguarda il caso di violenza sessuale e anzi su quello non ha niente da dire. Questa è la storia di una ragazzina di quindici anni che vive nella Repubblica delle Maldive, un paradiso per i turisti ma per chi vive lì! La BBC analizza il caso.
LE ACCUSE – Amnesty International ha definito la pena come “crudele e disumana” perché il tribunale del posto ha condannato una ragazzina a cento frustate per aver fatto sesso fuori dalla vita matrimoniale e avere rapporti sessuali prima dell’unione è considerato reato. Tutto è iniziato lo scorso anno, scrive la BBC, quando la polizia ha indagato sull’inferno domestico della bambina abusata sessualmente dal patrigno, accusato anche di aver ucciso il loro bambino.
IL TRIBUNALE – Zaima Nasheed, portavoce del tribunale per i minori, ha spiegato che la ragazza deve anche rimanere agli arresti domiciliari per otto mesi perché, secondo l’accusa, ha “volontariamente commesso un atto contro la legge”. Il tribunale le concede di ‘ricevere’ la pena al compimento dei diciotto anni a meno che non voglia scontarla prima. Il suo patrigno è stato accusato di averla violentata e di aver poi ucciso il bambino che è stato ritrovato sepolto sull’isola di Feydhoo, nell’atollo di Shaviyani. La madre è stata condannata a una multa per non aver segnalato il caso alle autorità. Ahmed Faiz di Amnesty International fa parte di un comitato che esige l’abolizione della fustigazione e dice: “Siamo molto sorpresi che il governo non stia facendo nulla per fermare questa punizione. Questo non è un caso isolato, accade sempre più spesso. Solo il mese scorso, un’altra ragazza è stata abusata sessualmente e condannata alle frustate”. Il sistema giuridico delle Maldive agisce seguendo elementi della legge islamica e inglese.
2) Il neonato morto nel cassonetto
01/03/2013 – Accade a Roma
di Redazione giornalettismo.it (tutti i diritti riservati all’autore ed alla testata)
La scorsa notte una donna romana di 25 anni ha gettato il figlio in un cassonetto dopo aver partorito. Sono in corso accertamenti della Polizia sulle sue dichiarazioni frammentarie e contrastanti.
Il Neonato morto nel cassonetto – Il neonato, poi trovato morto, sarebbe stato abbandonato in un cassonetto all’interno della struttura sanitaria dell’ospedale San Camillo a Roma. Poi la 25enne é andata in pronto soccorso per un’emorragia.
La vicenda – La giovane poco prima della mezzanotte si è presentata al pronto soccorso chiedendo l`intervento del personale sanitario, confessando di aver abbandonato il figlio in un cassonetto dopo il parto. I medici, raggiunto il luogo indicato dalla donna, hanno trovato il corpo del neonato deceduto, avvolto in un lenzuolo all`interno di un sacchetto di plastica. (AnsaTMNEWS).
3)   Guerre e bambini uccisi
9/03/2013
Altri attentati ed altri bambini uccisi, ma tanto domani la notizia sparirà inghiottita da altri morti. Andiamo avanti: nella testa mi risuona la poesia di un certo G. Zanella (per chi lo ricorda, Sopra una conchiglia fossile nel mio studio) “T’avanza, t’avanza, divino straniero; conosci la stanza che i fati ti diêro: se schiavi, se lagrime ancora rinserra, è giovin la terra.” Ma quante lacrime di mamme si dovranno versare ancora?
E la storia criminale continua indifferente: non più la ruota delle chiese dove si metteva il bambino che era preso dall’altra parte e messo negli orfanatrofi o adottato, ma nel cassonetto dei rifiuti, cioè il futuro uomo è messo nel cassonetto, simbolo di quello che vale l’uomo e di quanto è considerato da una mentalità sempre più emergente.
Che commento fare se non restare allibiti: ci si ricorda che altri bimbi sono finiti nel water, nei fiumi, al deposito dei rifiuti di cui alcuni salvati in extremis, come pure dai cassonetti, come quello salvato da un operaio che alle 5.00 del mattino che andava a lavorare e ha sentito il grido sempre più fievole di aiuto di questo bimbo. È successo in Romania, ma succede anche altrove, e ha fatto di tutto per adottarlo. Molti altri bimbi non ce la fanno e vengono amorevolmente portati dai loro Angeli davanti al tribunale di Dio … (anche per chi non ci crede).