Il suicidio fra i bambini e i giovani

Roma: L’urlo disperato di ragazzo di 10 anni che si impicca nella casa dei nonni
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29/10/2012
Con una sciarpa. Viveva con la mamma a San Giovanni. Bullismo contro di lui?
Un bambino di dieci anni è stato trovato impiccato con una sciarpa nel bagno della casa dei nonni a Roma, in zona San Giovanni. Il ragazzo, italiano, era figlio di genitori separati e viveva con la madre in un appartamento nello stesso palazzo dei nonni. La situazione sembrava abbastanza tranquilla, perché tra i genitori – che si erano divisi 4 anni fa – non c’erano conflitti.
Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, neppure quella di un gesto volontario da parte del bimbo che, per quanto se ne sa finora, era molto tranquillo e non aveva problemi scolastici.
Si è chiuso in bagno dopo pranzo.
La tragedia è avvenuta ieri pomeriggio intorno alle 15. Il bambino, secondo i primi accertamenti della polizia, che indaga sul caso, si sarebbe chiuso in bagno dopo il pranzo. I nonni, non vedendolo più uscire, hanno provato ad aprire la porta e quando ci sono riusciti lo hanno trovato già morto, impiccato con una sciarpa, vicino allo scarico.
I nonni riferiscono che il piccolo era tranquillo. I suoi genitori, due impiegati romani, da quattro anni era separati senza conflitti. Il piccolo viveva con la madre nello stesso palazzo dei nonni con i quali trascorreva la maggior parte del tempo, poiché i genitori lavorano.
Bullismo a scuola?
Il suicidio è avvenuto qualche ora dopo il rientro da scuola e gli inquirenti si chiedono se il bambino possa aver litigato con qualcuno o essere stato vittima di un gesto di bullismo. Da quest’anno il ragazzo frequentava la prima media e aveva voti superiori alla sufficienza. Tutti i familiari sono ovviamente sotto shock.
Il suicidio è troppo spesso una gravissima incomprensione di quello che sta vivendo una mente umana e  vede che la fine del tunnel che sta percorrendo e che spesso non valuta, coincide con la fine più o meno consapevole della vita stessa.
Questo succede nell’adulto che mette in atto un vero e proprio suicidio, non un tentativo, ma una progettazione che può risalire nel tempo o che avviene nella frazione di microsecondi.
Quando avviene nel giro di qualche microsecondo il soggetto non ha nemmeno il tempo di attivare le aree associative della coscienza, di sopprimere gli stimoli che agiscono sulle aree frontali delle emozioni.
Il tutto proviene da zone dell’amigdala (L’amigdala è un’area del cervello, grande in media come una mandorla, da tempo ritenuta importante nei processi emotivi e coinvolta anche in una forma particolare di memoria che è quella emozionale. Uno studio recente ha, per esempio, identificato in quest’area profonda del cervello i meccanismi chimici che scatenano il sentimento della paura. Non solo. La ricerca ha anche dimostrato che le connessioni fra le cellule nervose che compongono l’amigdala si consolidano solo di fronte a una situazione di pericolo. Ancora un altro studio dell’Università della California aveva rivelato che i due sessi utilizzano diversi lati dell’amigdala per immagazzinare ricordi di esperienze ad alto tasso di emotività. L’amigdala in pratica fornisce a ogni stimolo il livello ottimale di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, lo immagazzina sotto forma di ricordo emozionale. Al suo interno, poi, si distinguono più aree. Non due come si è lungamente creduto ma almeno dieci o dodici, con proprie suddivisioni interne e con diverse funzioni.) che non arrivano neppure all’ippocampo, ma mandano i segnali di non allarme alla neocorteccia e direttamente alla aree parietali del movimento ed ecco che esplode l’urlo disperato di chi sotto uno stimolo più forte delle sue capacità (come soppressione del funzionamento delle aree prefrontali delle emozioni) e non riesce a sopprimere gli stimoli negativi che scatenano il comportamento fatale ed è la fine incompresa e non comprensibile nelle precedenti manifestazioni.
“Di me non importa niente a nessuno”, “Non servo a niente” oppure “Tanto nessuno ha bisogno di me” “ le tue/mie scuse non valgono nulla” ed altri frasi del genere dette a un bambino o dette dal bambino sono un segnale sicuro che il bambino non si sente a suo agio, non si ritrova più con gli amici e genitori o fratelli ed allora subentra lo sconforto che ha un suo simile nella depressione: il bambino non ha più fiducia in se stesso, il mondo cambia colore diventa grigio, nero e questi colori si insinuano nella mente del bambino stesso che non trova la mano che lo solleva, che lo accompagna, anzi spesso trova anche nei genitori stessi una riprovazione se non un abbandono a se stesso e rimproveri continui per lo scadimento a scuola (altro segnale che qualcosa non va).
Ma perché in una mente che sta crescendo, anche nelle difficoltà che non sa più affrontare, scatta quel meccanismo perverso e non c’è altra via o soluzione che illumini anche debolmente la strada che è diventata un tunnel unidirezionale ed a spirale sempre più stretta?
Le risposte che sono scritte in tantissimi articoli ci dicono solo una parte della risposta ed anche queste spiegazioni di seguito aggiungeranno un pezzetto.
Il bambino ha meccanismi cerebrali ancora da sviluppare, non sa ancora valutare quello che pensa da tempo, ma spesso non è così. Agiscono, spingendolo verso la fine, tutte quelle cause familiari e sociali che più impressionano il bambino (se si sgrida un bimbo che piange, piangerà ancora più forte, cioè si allarmerà sempre di più, sopporterà sempre meno la causa per cui piange) e non smettono la loro intensità e si ritrasformano in colori più attenuati anzi dolci e sereni.
Allora nel bambino avanza il voler vedere la fine di quel dolore profondo che lo attanaglia continuamente ed incessantemente, oppure quella nota improvvisa farà tabula rasa del senso di gravità di quello che è successo ed il cielo suo interno diventerà nero, buio ed emergerà inconsciamente il concetto etologico della non sopravvivenza dei più deboli e dell’istinto di conservazione solo dei più forti. E lui si sente debole, emarginato, sfinito quindi il passo è breve.
L’età dei bambini suicidi sta calando abbastanza rapidamente 12, 10, 8 anni ed i casi in Italia non hanno una statistica, non tanto per sapere, ma per prevenire dove possibile tant’è che nel paragrafo sotto si è ricorsi a statistiche americane non essendo disponibili quelle italiane.
A  Napoli un bambino di otto anni si getta dal balcone perché i suoi litigano sempre; nel Veneto anni fa un bambino di dieci anni (V elementare) si impicca per un brutto voto a scuola lasciando una lettera per i genitori, e la lista continua. Stupisce la metodica come l’impiccagione che non è semplice, ma deve essere studiata bene nei particolari per riuscire e ci si domanda: come fa a non trovare un’altra soluzione nei preparativi di quello straziante atto? Perché i suoi centri emozionali spingono così tragicamente anche se talvolta non è così perché è questione di una manciata di microsecondi per decidere e mettere in atto? Ed i perché senza risposta trovano la prevenzione tramite il dimostrare amore ed osservazione vigile dei bambino stesso: certe volte, come l’ultimo caso, si dice “ma non aveva nulla”, “tutto filava liscio”, ma in realtà non era così: c’era una mente sconvolta anche col sorriso sulle labbra che escogitava quella fine ed allora c’è stata una mancata osservazione del bambino stesso e non si sono capiti i segnali di aiuto che chiedeva ed i controsegnali di non ascolto che riceveva.
Che tutti quei bambini trovino la felicità eterna, unica speranza in un mondo che non ascolta e non asciuga le lacrime degli innocenti.
IL SUICIDIO FRA I GIOVANI
http://www.consumerstar.org/resources/pdf/Resources in other…
Si riportano dati statistici degli USA non essendo disponibili dati riferiti all’Italia.
Quanti giovani tentano il suicidio o si suicidano?
Ogni anno negli Stati Uniti circa 2 milioni di adolescenti tentano il suicidio e circa 700.000 ricorrono alle cure a seguito del loro gesto. Secondo il Centro di Osservazione del Comportamento dei Giovani, nel 2001 risulta che il 2,6 % degli studenti ha tentato il suicidio ed è dovuto ricorrere alle cure. Per quanto riguarda il suicidio si stima che ogni anno negli Stati Uniti circa 2.000 giovani di età compresa tra i 10 e i 19 anni si tolgano la vita.
Nel 2000 il suicidio è stata la 3° fra le maggiori cause di decesso fra i giovani di età fra i 15 e 24 anni preceduta da traumi non intenzionali e omicidi.
• La frequenza dei suicidi fra i bambini tra i 10 e i 14 anni è stata di 1,5 ogni 100.000 o 300 decessi fra 19.895.072 bambini di questa età
• La frequenza dei suicidi fra ragazzi tra i 15 e i 19 anni è stata di 8,2 ogni 100.000 o 1.621 decessi fra 19.882.596 ragazzi di questa età
• La frequenza dei suicidi fra giovani tra i 20 e i 24 anni è stata di 12,8 ogni 100.000 o 2.373 decessi fra 18.484.615 giovani di questa età
Bimba di 10 anni litiga con la mamma e tenta il suicidio
di Mena Grimaldi del 20/08/2012 in Cronaca – 
 RAVENNA. Aveva litigato con la mamma perché non voleva fare i compiti che le erano stati assegnati per le vacanze estive.
Così è andata in bagno e si è lanciata dalla finestra dell’abitazione. Un secondo piano di una palazzina in una frazione di Ravenna.
La bambina, di 10 anni, dopo un volo di quasi 5 metri, è caduta sul prato di un cortiletto interno riportando serie ferite agli arti inferiori. E’ stata portata in ospedale con codice di massima gravità, ma non sarebbe in pericolo di vita, ed è stata ricoverata nel centro traumatologico per valutare le fratture. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, a far scattare nella testa della piccola quel gesto di follia, sarebbe stato proprio il litigio con la mamma sui compiti avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì.
Quest’argomento non è destinato a finire,da quanto si legge sui giornali che riportano casi casalinghi e non quelli che avvengono lontano da qualche agenzia informativa o compare in qualche giornale locale. Ma quelle grida disperate anche se silenziose e rinchiuse solo nella mente e nell’anima di quei bambini devono svegliarci  anche se i casi sono lontani da noi ed il ritornello è sempre quello educare e poi educare con amore e semplicità. Il primo atto educativo è l’esempio: i figli ci osservano, fino ad una cera età copiano in nostri comportamenti qualunque essi siano, poi iniziano a vedere i nostri difetti o l’ambiente familiare che non funziona come dovrebbe ed allora le critiche non dette si leggono nei loro occhi e nei loro messaggi non verbali. Non possiamo come genitori comportarci per i nostri comodi e poi pretendere dai figli o peggio oggi si fa finta di non vedere proprio come le tre scimmie.
L’urlo silenzioso del bambino che soffre molte volte si presenta con un sorriso sulle labbra, ma è un sorriso asimmetrico: sorride la bocca, ma gli occhi sono tristi ed è questo un segnale da non sottovalutare. Vogliamo i figli che non sono un nostro possesso, ma un essere umano da inserire in questa giungla che sta diventando sempre più giungla: i video televisivi ci danno solo pallottole sparate in quantità e le legge che quasi sempre si impone, ma che legge è guardiamola bene è un’imposizione, un mettere nel bambino un “fila diritto se non finisci male” e questo non è educare o aiutare tutti ad amarsi ed a tollerarsi.
È  ben vero che chi educa deve essere già lui educato o se sbaglia ammettere i propri errori. Oggi il mondo si sta disgregando, la povertà sociale e spirituale crea strani mostri contro cui c’è solo rabbia ed odio. Non facciamo come quegli animali,che per istinto di conservazione della vita, quando sono in troppi, si suicidano od uccidono in massa, e poi i pochi rifanno il loro gruppo più equilibrato. Siamo in tanti, ma c’è spazio per tutti solo se lo vogliamo e tendiamo due mani a chi resta indietro e non riesce ad avanzare come la massa sospinta che non sa quale direzione prendere.