Nazioni unite e omicidi a catena specie in Siria: 1200 bambini ancora sacrificati alla bestia. Bambini come scudi umani sui carri armati: la storia si ripete sempre.

Non si sa quando finiranno gli omicidi in Siria, omicidi legalizzati perché le cosiddette Nazioni Unite stanno ancora a guardare, accettano passivamente le cifre dei morti che quotidianamente in una città o nell’altra della Siria versano il loro tributo al male, ma intanto quel tiranno sanguinario e pazzo va avanti a far uccidere, torturare, squartare i bambini che compaiono sempre in quantità stragrande fra le vittime di questa efferata violenza e le vincite del male sono sempre più alte. Ma i vari media commentano raramente queste notizie, anche perché i giornalisti sono fermati dalla polizia siriana che non lascia vedere gli orrori commessi quotidianamente. Come mai è viva ancora quella bestia umana che fa uccidere? Non è un crimine contro l’umanità uccidere così a freddo popolazioni non armate, in fuga, psicologicamente terrorizzate perché non sanno se raggiungeranno il domani, e con in braccio o a mano bambini trascinati da un luogo all’altro per metterli in salvo, per un futuro migliore o peggiore dell’attuale’ Cosa si aspetta a fermarlo? Cosa si aspetta a fermare i numeri sempre crescenti di mamme o papà che piangono i figli, mogli, mariti fatti a pezzi in una carneficina che non è minore di tutti gli olocausti di questa terra sanguinante e dominata da uomini di governo che pensano alle elezioni loro, a far soldi sulla pelle degli altri e a gridare che deve essere fermato? Penso a questo punto che i rettili preistorici più volte citati sono ancora più umani di quel despota pazzo e sanguinario che continua ad uccidere. ONU (diritti riservati ) CONSIGLIO SICUREZZA ONU LAVORA A NUOVA RISOLUZIONE – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta lavorando a una nuova risoluzione per rilanciare il piano di pace dell’inviato speciale Kofi Annan. Lo riferiscono fonti diplomatiche occidentali a pochi minuti dall’inizio della riunione dei Quindici a cui prenderà parte lo stesso Annan. La nuova bozza di documento punterebbe a fornire indicazioni più specifiche nell’ambito dell’attuazione del piano di pace, inclusa una ben precisa scadenza temporale. BAN, SPERANZE PIANO PACE SI STANNO SPEGNENDO – Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ritiene che le speranze per il consolidamento del piano di pace di Kofi Annan si stiano spegnendo. Lo hanno riferito fonti diplomatiche a margine della riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Siria. ANNAN, ORA PRESSIONI O PRESTO FUORI CONTROLLO – L’inviato speciale Kofi Annan ha spiegato ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che se la comunità internazionale non sarà unita nell’esercitare pressioni su Damasco, “presto la situazione in Siria sarà fuori controllo”.Riferiscono fonti diplomatiche a margine della riunione a porte chiuse dei Quindici. Annan – hanno riferito le fonti – ha spiegato ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ci saranno conseguenze chiare se l’attuazione del piano di pace non sarà rapida. Per l’ex segretario generale per avere successo in Siria occorre essere uniti nell’esercitare pressione sul regime di Damasco, in quanto le iniziative individuali non fanno altro che aumentare le divisioni. E “più a lungo si aspetta, più il futuro diventa scuro”, ha sottolineato allarmato Annan, precisando che i suoi sforzi non sono a tempo indeterminato.(di Lorenzo Trombetta diritti riservati) Corpi carbonizzati, donne e bambini uccisi a colpi di arma da fuoco, mutilati con coltelli e dati alle fiamme: sono le prime immagini dell’ennesimo, raccapricciante massacro compiuto ieri sera a Qobeir, a ovest di Hama, che il mondo intero, da Washington a Mosca, oggi ha condannato. Spingendo il segretario generale dell’Onu ad affermare per la prima volta così chiaramente che il regime di Assad “ha perso ormai ogni legittimità”. I video amatoriali sono stati caricati dagli attivisti su Youtube sin da stamattina: mostrano cadaveri di bambini, alcuni anche molto piccoli, riversi sul pavimento di una camera, avvolti da lenzuoli e con blocchi di ghiaccio per rallentare la decomposizione. Ricoperti da teli colorati invece alcuni corpi bruciati di donne e altri di bimbi. L’autenticità delle immagini non può essere verificata. Né hanno potuto farlo sul terreno gli osservatori delle Nazioni Unite, che oggi hanno cercato di raggiungere il luogo della strage ma sono stati bloccati ai check-point dall’esercito siriano. Gli osservatori capitanati dal generale Mood hanno provato a raggiungere comunque il villaggio, fino a quando sono stati bersagliati da spari di provenienza non identificata che li hanno fatti desistere: faranno un nuovo tentativo domani, ha fatto sapere il portavoce dell’Onu Farhan Haq. Il regime di Damasco ha ammesso l’eccidio e ne ha denunciato la barbarie, attribuendone però la responsabilità a non meglio precisati terroristi. I media ufficiali hanno inoltre fornito un bilancio simile a quello offerto dagli attivisti. Che invece puntano il dito sulle milizie irregolari lealiste. Il Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc, vdc-sy.org), la più autorevole e dettagliata fonte di informazione sulle violenze quotidiane nel paese, ha pubblicato sul suo sito un elenco di 51 salme di civili identificati con nome e cognome: tra loro ci sono anche nove bambini e quattro donne. Sono per lo più membri del vasto clan familiare sunnita degli Yatim, maggioritario di Qobeir, villaggio di poche centinaia di abitanti, per lo più contadini e pastori. Come altre località della piana dell’Oronte, Qobeir si trova al confine tra la montagna alawita – branca dello sciismo di cui fanno parte i clan al potere da quattro decenni – e l’asse Homs-Hama-Idlib-Aleppo, popolato per lo più da sunniti – la maggioranza in Siria – e punteggiato da località cristiane e di altre minoranze confessionali. Non è un caso che in questo quadrante si registrino le maggiori violenze. Le testimonianze dei superstiti – riferite dagli attivisti anti-regime – parlano di numerosi miliziani lealisti, provenienti dai villaggi alawiti attorno a Qobeir, che nel tardo pomeriggio di ieri hanno ucciso i civili a colpi di lama e arma da fuoco, dopo che l’artiglieria governativa aveva preso di mira le abitazioni per lunghe ore. Durante la seduta del Consiglio di sicurezza dell’Onu – nella quale l’inviato speciale Kofi Annan ha presentato la sua relazione ammettendo che il piano di pace non è stato di fatto mai applicato – il rappresentante siriano Ibrahim al Jaafari ha fornito la versione di Damasco. “E’ opera di gruppi armati terroristici. Hanno compiuto l’eccidio cinque ore prima l’inizio degli scontri (tra governativi e ribelli)”, ha detto l’emissario siriano a New York. “Le immagini mostrate dalle tv panarabe al Arabiya e al Jazira non sono vere. Quelle vere saranno mostrate a breve dalla Tv di Stato siriana”, ha aggiunto. Gli attivisti denunciano il tentativo del regime di fornire una ricostruzione falsa degli eventi. “Lo dimostra il fatto che non hanno voluto far arrivare a Qobeir gli osservatori”, afferma Marwan H., interpellato via Skype e che si dice membro dei coordinamenti locali di Hama. Gli osservatori Onu hanno assicurato che tenteranno di raggiungere la località domani. “Appunto – commenta l’attivista – così il regime ha tutto il tempo di fabbricare le proprie immagini”. L’agenzia ufficiale Sana cita però altre testimonianze, di sedicenti abitanti di Qobeir: “I terroristi sono arrivati con Rpg e mitragliatori, hanno ucciso donne e bambini e hanno poi mutilato i corpi. Chiediamo l’intervento immediato del nostro esercito”, ha detto tale Abu Hawash, citato dalla Sana. Appello in tv dal dottor Aba al Baraa, medico nel quartiere di Al Khaldiyeh di Homs:« Vi prego aiutateci, impedite questo massacro». Federico Quarato (diritti riservati www.ilvostro.it/…/siria-nuovi…bambini…come-scudi-umani/26918/ La Siria si è svegliata nuovamente tra i boati delle bombe. Le truppe dei fedeli al regime hanno bombardato questa mattina diverse località della Siria uccidendo almeno dieci persone. Fatale la caduta di un proiettile di mortaio sul quartiere di Al Jbeiblé nella provincia di Deir Ezzor, nell’est del paese.Nella provincia di Aleppo la località di Hreitane è stata bombardata pesantemente dalle truppe di Bashar al Assad: molte abitazioni sono state distrutte e i residenti stanno tentando la fuga. Intanto un nuovo rapporto dell’Onu concentra l’attenzione sulle violenze a danno dei minori. Bambini siriani uccisi, incarcerati e torturati, vittime di violenza sessuale, e addirittura utilizzati come scudi umani: il documento del Palazzo di vetro analizza la situazione dei minori nelle zone calde del mondo riportando anche i risultati forniti dalla missione tecnica dell’Onu sul territorio siriano guidata da Kofi Annan. “In Siria i bambini sono stati vittime di uccisioni, mutilazioni, torture tra cui la sottoposizione a scosse elettriche, violenze sessuali e arresti arbitrari da parte delle forze armate di Damasco e dei miliziani appartenenti al gruppo filo-governativo Shabbiha. Le scuole sono state regolarmente perquisite e utilizzate come basi militari e centri di detenzione. Decine di piccoli siriani di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, allontanati con la forza dalle loro case, sono stati utilizzati come scudi umani davanti ai finestrini dei convogli di soldati appartenenti alle forze di Damasco.” Le stesse violazioni, riferite all’anno 2011, stanno continuando senza interruzioni nel 2012. Inoltre, l’Onu ha voluto sottolineare che in alcuni casi, sia tra le file delle truppe governative, sia tra quelle dei ribelli, sono stati assoldati dei minorenni. Ieri il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon aveva chiesto la possibilità di accesso per l’Onu ad al-Haffa, città siriana situata nei pressi del confine con la Turchia: il centro più colpito dal fuoco del regime che questa mattina è stato nuovamente messo nel mirino delle bombe. In un comunicato diffuso dal suo ufficio, Ban ha denunciato “le intense operazioni militari” lanciate dalle forze governative a Homs e in altre città del Paese, e ha “sottolineato l’importanza che venga garantito un accesso illimitato agli osservatori militari non armati della missione di controllo Onu in Siria (Unsmis) ad al Heffa. I continui ultimatum del palazzo di vetro però non sembrano sortire alcun effetto sulla repressione messa in atto da Damasco. Dalle violenze delle truppe di terra, fortemente contrastate dai ribelli, ai bombardamenti con mezzi aerei militari. Il passo è troppo lungo per pensare a una nuova attesa delle forze internazionali. A Londra l’intenzione è quella di concentrarsi sui mezzi diplomatici, «senza escludere nessun’altra opzione che potrebbe a qualsiasi punto fermare lo spargimento di sangue». Lo ha detto il segretario agli Esteri britannico, William Hague in un discorso al Parlamento. Il regime siriano, ha affermato Hague, «sta tentando con un’assoluta disumanità di seminare terrore» tra gli oppositori. Hague ha fatto appello alla Russia, fin qui contro ogni risoluzione dell’Onu contro Assad, affinché usi la propria influenza con il presidente Siriano e ha avvertito che il piano di Mosca di organizzare una conferenza internazionale potrebbe permettere «al regime di guadagnare tempo e uccidere altre persone innocenti». E i politici pensano al G20 e se ne fregano della Siria e dei morti ammazzati. Ma di fronte all’ipotesi di un intervento armato continua anche l’opposizione della Cina. Il summit del G20 in Messico del prossimo 18-19 maggio potrebbe concentrarsi sulla Siria, un’ipotesi che a Pechino non piace. Il G20 dovrebbe affrontare i problemi economici globali, compresa la crisi del debito in Europa. Lo sostiene il viceministro degli Esteri cinese, Cui Tiankai, che ha tenuto una conferenza in proposito. «Nonostante le preoccupazioni della comunità internazionale sulle violenze in Siria aumentino, ha spiegato, il G20 non è il luogo appropriato per discuterne, in quanto questioni politiche e di sicurezza non sono mai rientrate nell’agenda del summit economico prima e quindi non dovrebbero farlo neanche adesso. Durante l’incontro, ha continuato il viceministro cinese, Pechino sosterrà in particolare gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. I problemi economici in Europa e Stati Uniti, ha però concluso Cui, domineranno inevitabilmente le discussioni al G20 a causa delle dimensioni e dell’impatto sulle altre economie mondiali». Anche Parigi nei giorni scorsi aveva avanzato commenti simili mentre la Germania continua a opporsi del tutto a un’azione del genere nel Paese, sostenendo che questa porterebbe facilmente a una guerra a tutti gli effetti. Il ministro della Difesa tedesco, Thomas de Maiziere, ha definito l’idea di un intervento militare in Siria, «uno sproloquio da intellettuali che si incontrano in caffetteria». Siria, bombardate varie città Il mondo discute se intervenire Non ci sono commenti su questa carneficina che dà fastidio ai politici di tutto il mondo che vogliono parlare di economia e non di crudeltà inumana e peggio che bestiale; anche quei politici sono servitori del male, appartengono alla classe diffusa di possessione diabolica volontaria di far soldi e lasciar morire vigliaccamente e senza nessun rimorso se non quello che quei morti danno fastidio e allora lasciamoli perdere, si ammazzino pure, non importa la carta dei diritti del bambino, attacchiamola pure al cesso e speriamo quel che non si vuol dire, tanto anche quella è come le leggi che si devono fare per forza, ma nessuno mette in pratica. Maledetti servitori del male; anche questi 1200 bambini uccisi in tutti i modi in Siria gridano vendetta a Dio!

Italia, maglia nera per i bambini poveri: al 32° posto su 35. E gli sparvieri del processo di Rignano

Lo si sa che in Italia i bambini sono sempre poco considerati dalle istituzioni e soprattutto poco aiutati, nonostante i vari enti governativi che seguono molti casi, ma da cui emergono spesso carenze deprecabili e che spingono mamme e papà a diventare disturbati mentali di entità varia fino ad estremi di cui veniamo a sapere di sfuggita dai media nazionali e più marcatamente su blog privati, ma che purtroppo lasciano il tempo che trovano: cioè il più delle volte sono inascoltati o dichiarati mitomani, al contrario dei mediatici che sono tutti sani di mente (e che si autoincensano). Prova ne sia la tragica sequenza del Processo di Rignano, dove 21 bambini sono stati dichiarati non vittime dopo che sulla scena dei processi sono comparsi esperti di ogni tipo che dicevano apertamente che i bambini non sono credibili, mentre invece la Cassazione, già dal 2001, si è pronunciata a favore dei bambini credibili, sebbene possano associare anche fantasie che non inficiano minimamente le violenze subite. Oltre ai 21 bambini, pensiamo ai 42 genitori circa che hanno investito soldi, tempo e salute per tutelare i loro bambini considerati prima vittime, poi carnefici, in un gioco crudele di difensori che affossavano dati precedenti da riscontri obbiettivi (i vari giornali avrebbero potuto citare “i nomi dei numerosi medici, psichiatri, psicologi e neuropsichiatri infantili che hanno riscontrato gli abusi nei 21 bambini di Rignano, avrebbero potuto citare i nuovi fatti emersi, per poi magari dire che la sentenza era giusta lo stesso”.) Ad un certo punto salta fuori un pelo trovato assieme ai peluche che non apparteneva a nessuno. L’amarezza del P.M. Marco Mansi, dopo la sentenza di assoluzione con formula piena al processo di primo grado: “Ora aspettiamo di leggere le motivazioni” trova un riscontro orribile di quanto dicono avvocati, giornalisti, preti (votati ai falsi abusi) agli accusati di gioire per l’assoluzione e che i bambini, presunte vittime, saranno i futuri abusanti. Ma siamo impazziti? Offendere pesantemente dei bambini che sono stati coinvolti in una tragedia più grande di loro, doppia cioè di vittime dimostrate e di presunti bugiardi (dieci bimbi hanno riconosciuto le case dove erano portati). E che non saranno per forza degli abusanti, mentre invece abusante psicologicamente è quella caterva di esperti pagati che hanno cercato il pelo nell’uovo come se fosse una bandiera da sventolare sulle rovine di una giustizia sui generis, e si usa un termine troppo gentile. Acclamatori mediatici di vittoria aspettiamo l’eventuale Cassazione o il ricorso alla Corte dei Diritti dell’uomo Scozzari/Forteto (luglio 2000) che I’Italia ha perso a Strasburgo nel caso “Forteto di Firenze”, allora coda tra le gambe e dimenticare a tutto vapore? Sembra di essere in Belgio dove si può leggere un decreto legge per cui:

“I procuratori potranno ora concludere degli escamotage con i presunti criminali per crimini passibili ad un massimo di anni 20. Questo è il riassunto di una circolare mandata in giro come principio di regolamenti consensuali negli casi penali”

indicano sabato i giornali L’Echo e De Tijd. La circolare contiene una lista di crimini per i quali i criminali possono monetizzare i loro processi. Su questa lista figurano notoriamente la corruzione, la criminalità informatica, certi casi di ferite e botte, fatti commessi in gruppo e furti, e tutte le varianti di frode e imbrogli. Secondo i due giornali, la circolare non dovrebbe suscitare controversie. Loro sottolineano che questo escamotage può essere concluso in qualsiasi momento, durante o dopo lo stesso processo, tanto che la condanna non è definitiva. L’aggiustamento può essere inferiore alla pena pronunciata ed i giudici non potranno valutare se ciò è appropriato o proporzionale. I sospettati che possono pagare avranno peraltro un casellario vergine, mentre altri sospettati, citati nel medesimo caso, potranno ancora subire procedimenti. Per il ministro della giustizia, Annemie Turtelboom (Open Vld), è una buona cosa che tutti i procuratori abbiano ad avere la stessa linea guida. “Ora, la legge può essere pienamente e giustamente applicata”, dichiara. La ministra sottolinea che la circolare precisa anche che le vittime hanno la parola per criticare questo regolamento. http://www.7sur7.be/7s7/fr/1502/Belgique/article/detail/1444569/2012/05/26/Les-criminels-lourds-pourront-racheter-leur-proces.dhtml Ma preme presentare una recente statistica che certo ci fa ammainare qualsiasi bandiera che l’Italia sventola per i bambini. Da Niente Barriere (diritti riservati ,http://www.nientebarriere.blogspot.it) 30 maggio 2012Unicef: Italia, 15,9% minori in povertà relativa Per l’Unicef, il Paese é agli ultimi posti di Angela Abbrescia L’infanzia è una condizione difficile non solo nei Paesi del sud del mondo, ma anche nelle economie più avanzate: a confermarlo è il nuovo Rapporto dell’Unicef sulla povertà tra i bambini e gli adolescenti, presentato oggi. Dal quale emerge che l’Italia, che si colloca fra i 15 Paesi europei più ricchi, è agli ultimi posti per povertà infantile. Nel nostro Paese il 15,9% dei bambini e degli adolescenti tra 0 e 17 anni vive in una condizione di povertà relativa, cioè il tasso di povertà infantile è più alto rispetto al tasso di povertà della popolazione complessiva (11,5%), – il che fa sprofondare il nostro Paese al 32° posto su 35. – e si colloca al 20° posto su 29 per i minori (13,3%), che vivono una condizione di deprivazione materiale, intesa come l’inaccessibilità ad alcuni beni ritenuti “normali” nelle società economicamente avanzate, come almeno un pasto al giorno contenente carne o pesce, libri e giochi adatti all’età del bambino, un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti. Un dato che colpisce se confrontato con Islanda, Svezia e Norvegia che presentano percentuali inferiori al 2%. Questo tasso di deprivazione materiale, poi, sale

– al 17,6% tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore,

– al 27,9% tra quelli che vivono con genitori con un basso livello di istruzione,

– al 23,7% tra i minori che vivono in famiglie di immigrati,

– al 34,3% tra quelli che hanno genitori che non lavorano.

È un fatto “intollerabile” che nei Paesi ricchi i bambini vivano ai margini della società” ha commentato il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerrera. Il premier Mario Monti, in un messaggio, si dice “pienamente consapevole” del fatto che

“una strategia di sviluppo efficace deve necessariamente includere la protezione dei minori dalla povertà”

e sostiene che

“proteggere l’infanzia dalla povertà è un dovere morale che dovrebbe essere fra le priorità di ogni governo, perché i bambini e gli adolescenti di oggi saranno i cittadini di domani”.

L’Italia secondo Monti sta facendo la sua parte, come dimostrano “i provvedimenti per combattere l’esclusione sociale e il disagio delle fasce più deboli della popolazione” varati in questi mesi. Ma secondo l’Unicef

l’impatto sulla povertà minorile dell’intervento statale in Italia è pressoché nullo

, o almeno lo è stato negli anni scorsi: l’Italia – ha detto il curatore del rapporto, Leonardo Menchini, facendo riferimento al 2007 – spende l’1,4% del PIL per i bambini e le famiglie, contro, ad esempio, il 3,7% della Francia e il 3,5% del Regno Unito.

“L’Italia è uno dei Paesi sviluppati dove i bambini rischiano di rimanere più indietro” ha denunciato Menchini. Molto critica la sociologa Chiara Saraceno, che ha sottolineato come uno dei motivi della poco invidiabile percentuale italiana di povertà infantile sia la scarsa occupazione femminile. Ma anche “la scarsa intelligenza nel fare le politiche, che sono fuori bersaglio, mal congegnate e non mirate su chi ha più bisogno”.

“In Italia la povertà minorile non è mai entrata nell’agenda politica, in un programma di governo”

ha detto. Per questo, Guerrera ha annunciato oggi l’avvio di un gruppo, che si chiama “Gulp” (Gruppo Unicef di Lavoro sulla Povertà), del quale fanno parte anche esponenti di Caritas, Istat, Ministero del Welfare ed esperti, che intende

“affiancare il Governo nell’intercettare le strategie più opportune per l’infanzia”.

Ricordiamo che in un primo decreto Monti aveva cancellato il garante per i bambini e allora attenti al lupo, anche se é stato fondato un ennesimo Ente che non presumo di volontariato, ma per affiancare un governo che è attestato al 32° posto della classifica per l’aiuto ai bambini poveri (l’ultimo posto è il 35°); i soldi sono per altra gente. Telefono Azzurro si chiede per i bambini presunti violentati di Rignano (dal blog Roberta Lerici, diritti riservati)

“Come stanno i bambini coinvolti?” E’ la domanda che pone Telefono Azzurro dopo la sentenza di primo grado sulla vicenda di Rignano Flaminio. “Le difficoltà emotive e comportamentali più volte riferite dai genitori hanno trovato ascolto, aiuto? La violazione dei diritti di un bambino – dice la nota – reclama giustizia, ma il benessere di un minore non passa solo attraverso le aule dei tribunali o il clamore dei media. Da domani, allora -si legge in una nota- riaccendiamo pure i riflettori e i dibattiti televisivi su Rignano Flaminio e chiediamoci cosa possiamo fare di più e meglio – come politici, rappresentanti del mondo associazionistico, psichiatri, psicologi, criminologi, giudici e avvocati, operatori delle Forze dell’Ordine, dei servizi o semplici cittadini – per tutelare i diritti dei bambini coinvolti in casi di pedofilia”.

Bambini violentati e pedocriminali assolti (vedi i veri archivi storici dei giornali cominciando magari dalle operazioni di polizia internazionale come Cathedral 1998 e dalla Carta dei Diritti dei Bambini); bambini poveri con genitori poveri e i bambini finiscono quasi regolarmente in affido, comunità famiglia ed adozione e quasi mai viene recuperata la famiglia con adatti sostegni psicologici e sociali come in altri Paesi europei. Una volta, bambini, vi è stato consigliato di imparare a difendervi dagli adulti. Aiutiamoli a difendersi dai lupi, che quasi mai si presentano come tali, ma con la pelle di agnello ed il sorriso satanico! “Se Atene piange, Sparta non ride.” Proverbio italiano, se qualcuno se lo ricorda, per ricordare le Guerre del Peloponneso (di cui si dovrebbero trattare ancora negli attuali libri attuali di storia), in cui entrambe le città in questione erano state logorate e depauperate, con migliaia di morti. Ricordiamocele, invece di esultare ad un verdetto che violenta di nuovo i bambini, presumibilmente violentati fisicamente, senz’altro psicologicamente più volte, socialmente ed ora additati come animali strani da baraccone. Piangiamo invece su questa Italietta, che fa emergere mediaticamente ancora i fantasmi dei falsi partigiani del subito dopoguerra, autoproclamatisi eroi a dispetto di quelli veri, vivi o morti.