Le sabbie mobili degli abusi su bambini innocenti

Dal blog di Bambini Coraggiosi emergono storie allucinanti e statistiche che non solo dovrebbero farci gridare, urlare ai nostri governanti di fare quella prevenzione che è martellata di giorno in giorno inutilmente, ma sui blog e come magnifico parto quasi paradisiaco del nuovo governo si pubblica l’elenco dei soliti soldi che accumulano all’anno i ministri italiani e senz’altro lasciano a bocca aperta : chi accumula in appartamenti e negozi, altri in altro ancora, bene, bene, ma a chi interessa questo che già si intravvedeva e nota come corruzione ecc. ecc.? Forse che queste cifre ci aiutano praticamente in qualcosa ? No ed allora facciamo esibire qualcosa di più pertinente alla vita dei comuni mortali italiani.
Nessuno ha acquistato, costruito case, rifugi, stamberghe per donne maltrattate, indigenti, bambini disabili che devono farsi la pipì addosso per la maestra violenta che forse stava bene a Dachau, avendo sbagliato epoca. Qualche anzi molti volontari si prestano con abnegazione a questi silenziosi servizi con le possibilità che hanno ed incondizionatamente,poi le ex attrici o comunque ex qualcosa vengono mostrate come madrine di questo o di quello,.ma c’è un proverbio che dice “chi si loda, s’ imbroda” e poi emerge la speculazione anche su quanto si raccoglie per i bisognosi, si fa la cresta anche sull’elemosina con le solite trombe che annunciano che stanno facendo elemosina.
Il mondo diventa sempre più da paura, da terrore, troppi morti innocenti o comunque che oltre ai soprusi subiti finiscono la loro vita in modo atroce e senza il minimo conforto,amore,tenerezza.
Aveva ragione Vanzelli nel suo libro “L’uomo rettile”, ma quei rettili mostruosi del passato e di cui abbiamo ancora delle cellule nei nostri sistemi emozionali e violenti umani, le loro tracce che si stanno ingigantendo sempre di più e tra poco nei sorrisi dei nostri governanti o autorità di qualsiasi tipo vedremo spuntare le fisionomie virtuali o peggio di quei rettili del passato che propinano ai bambini, forse per prepararli ad incontri futuri ravvicinati.
Il protocollo d’intesa tra governi ed associazioni in difesa della donna, bambini giace in attesa che qualcuno lo riesumi e chi ha subito angherie e tace per non finire paggio sia lei/lui ed i bambini apetta, deperisce poco a poco, specie con le urla nella orecchie di quando va a portare il bambino dall’altro coniuge, che dice di portarlo via,di non lasciarlo lì : tragici momenti che i nostri ed altrui ministri non sentono,intenti a come spendere i loro introiti.
Malvolentieri,ma decisamente si allunga l’elenco precedente che non ha fine.
1) America 24, 09 febbraio 2012, 12:27
Riapre oggi la scuola elementare “Miramonte” di Los Angeles, investita dallo scandalo di abusi su decine di minori da parte di due ex-insegnanti, Mark Berndt, 61 anni, e Martin Springer, 49, nel periodo tra il 2005 e il 2011. Con un corpo insegnante e amministrativo completamente nuovo, i bambini hanno ripreso le lezioni tra le polemiche delle famiglie per quanto successo per anni all’interno dell’istituto; le indagini degli inquirenti, partite dopo la denuncia di 24 presunte vittime, stanno portando alla luce sempre più casi.
Dopo aver trovato alcune foto a sfondo pedo pornografico scattate da Berndt negli ultimi anni, ieri gli investigatori hanno rinvenuto duecento nuovi scatti che raffigurano bambini, molti dei quali non ancora identificati, bendati, legati e sottoposti a torture di ogni tipo.
Intanto l’ufficio scolastico di Los Angeles ha dichiarato, attraverso il suo portavoce, Thomas Waldman, di aver già pagato circa 5,7 milioni di dollari per mantenere il corpo insegnante sostituito e quello nuovo che ha preso incarico oggi.
Di fronte alla domanda sui risarcimenti di decine di milioni di dollari che l’ufficio scolastico potrebbe essere costretto a pagare, il responsabile John Deasey ha commentato: “La priorità per noi ora è come supportare i nostri studenti”.Secondo gli inquirenti, infatti, è ancora difficile calcolare quale sarà la responsabilità dell’ufficio nel caso. Tutto dipende da quanto le indagini riusciranno a verificare che la scuola fosse a conoscenza dei precedenti dell’insegnante. Già nel 1991 e nel 1994, infatti, i genitori di due studenti avevano denunciato Berndt per atti osceni. Le accuse erano poi cadute per insufficienza di prove.(fonte Marina Albertazzi, Roberta Lerici diritti riservati).
2) Firenze, AsiloLager: La Maestra minacciava di morte i bambini. 16 febbraio 2012 –
Un asilo come un lager. Con la maestra che minaccia di morte i bambini, che li rinchiude nello stanzino buio, che mostra loro un coltello dicendo di non farla innervosire perché “non si sa cosa può succedere”. Sono una decina le piccole vittime della famigerata ‘aula rossa’ della scuola materna statale ‘l’Argingrosso’ in via Ussi 5, cinque delle quali si sono costituite parte civile in sede di udienza preliminare davanti al gip Erminia Bagnoli.
E lei, giudice molto scrupolosa, dovrà decidere se rinviare a giudizio o meno la maestra Elisabetta, 58 anni, difesa dall’avvocato Federico Bagattini, accusata dal pm Luciana Singlitico di aver «maltrattato minori a lei affidati minacciandoli reiteratamente di percuoterli, di ucciderli tutti, di farli piangere». Non è stata formalizzata la sola accusa di maltrattamenti per la maestra Elisabetta, ma anche quella gravissima di sequestro di persona con l’aggravante di un reato commesso da una persona incaricata di un servizio pubblico. Martedì mattina dunque si è tenuta la prima udienza in camera di consiglio nel corso della quale l’avvocato Iodice ha chiesto la citazione del rappresentante pro tempore del Ministero dell’Istruzione e Università quale responsabile civile. Tutti gli altri avvocati hanno condiviso questa richiesta e il giudice l’ha accolta. (fonte Roberta Lerici blog,diritti riservati)
3) La mancanza di soluzioni ha ucciso madre e bimba? (diritti riservati di Roberta Lerici)
Torino (17 febbraio 2012) – Si è lanciata nel vuoto con la sua bimba di tre anni da una finestra della comunità in cui viveva da un anno su ordine del Tribunale dei Minori di Torino. E’ questo il disperato epilogo di una tragedia che appare annunciata, dal momento che Alessandra Guzzon era già stata separata dagli altri due figli adolescenti, collocati in una diversa comunità. Una separazione vissuta con disperazione da Alessandra, che temeva di perdere anche la figlia più piccola, Marianna. Non sembra che abbia altre colpe, questa mamma, oltre a quella di essere troppo povera per permettersi una casa e una vita decorosa. Aveva un secondo marito ( padre della piccola Marianna), e insieme avevano fatto richiesta per una casa popolare, ma senza successo. Alessandra Guzzon, 33 anni e sua figlia Marianna di 3, adesso non potranno più essere separate da un sistema, quello della giustizia minorile, che troppo spesso divide le famiglie in difficoltà, in nome del “supremo interesse del minore”. Non sappiamo a chi attribuire la paternità della favola che “l’interesse del minore” sia quello di perdere la propria madre, il proprio padre e tutti i parenti, nè sappiamo con quale criterio si decida di separare una madre dai suoi figli, anche in assenza di gravi motivi. Alcuni giornali parlano della “situazione delicata” dei due figli adolescenti collocati in comunità, ma per tutelarli non si dice di cosa si tratti e dunque ci sfugge il motivo per cui, non avendo alcun procedimento a suo carico, i figli siano stati tolti alla mamma.
Nel documento di presentazione della casa famiglia Opera Pia Viretti, teatro della tragedia, leggiamo quella che ci appare una denuncia: ”Nel momento in cui una madre viene dichiarata incapace di tenere il proprio figlio adeguatamente, e questo le viene tolto, la madre perde il diritto di mantenere il suo posto in comunità e non c’è nessuna struttura che la prenda in carico, anche se portatrice di un grave disagio”. Dunque sembrerebbe che per le madri in difficoltà non esista altra soluzione se non quella di perdere il proprio figlio e ci domandiamo come mai la nostra società abbia permesso che una simile mostruosità divenisse regola. E’ stata la mancanza di soluzioni alternative ad uccidere Alessandra e la sua bimba? E’ questa la domanda a cui le istituzioni dovrebbero rispondere in questo, come in altri casi simili.
La retta unificata che il comune di Torino ha stabilito per il mantenimento delle persone in difficoltà in strutture di accoglienza si aggira intorno ai 100 euro al giorno per persona, dunque una mamma con figlio possono costare migliaia di euro al mese. Siamo certi che con una cifra ben inferiore e magari un sostegno psicologico per l’intero nucleo familiare, le istituzioni preposte, oltre a salvare due vite, avrebbero risparmiato denari pubblici. Perché si continuano a dividere le madri dai figli, o a disgregare le famiglie? Il comune di Torino pare abbia un budget di 30 milioni annui da destinare ai minori, e immaginiamo che cifre simili siano messe a disposizione in altre grandi città. Allora, forse, sarebbe il caso di rivedere i criteri di spesa e, magari, fare in modo che in Italia l’intero sistema della giustizia minorile non violasse così spesso la Convenzione del Fanciullo, e in molti casi anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
4) Bimbi contesi: Tribunale le vieta di vedere la figlia da un anno, interrogazione Pedica
CronacaRoma, 16 feb.2012 (Adnkronos diritti riservati,Roberta Lerici)) – E’ stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia da parte del senatore dell’Idv Stefano Pedica per ”una grave vicenda di mala-giustizia che ha coinvolto Ginevra Amerighi, difesa dall’avv. prof. Piero Lorusso, alla quale il Tribunale dei Minorenni di Roma vieta da oltre un anno di vedere, sentire e frequentare la propria figlia di soli 18 mesi in violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, della normativa civilistica interna e della giurisprudenza di legittimita’ e della Corte di Giustizia di Strasburgo”.
”E’ opportuno precisare – sottolinea Pedica – che il decreto e’ stato adottato dal Tribunale dei Minori di Roma omettendo l’audizione della sig.ra Amerighi in violazione delle norme sull’integrità del contraddittorio ed omettendo l’audizione preventiva del pm. La sig.ra Amerighi non ha mai violato o trascurato i doveri ad essa inerenti ne’ abusato dei relativi poteri e non ha mai cagionato alcun pregiudizio alla figlia minore. L’affidamento della minore e’ stato disposto in favore del padre nonostante precedenti penali per lesioni e maltrattamenti e la pendenza di procedimento penale a suo carico dinanzi al Tribunale penale di Roma per lesioni e maltrattamenti perpetrati nei confronti della sig.ra Amerighi anche durante la gestazione. A giorni sulla questione si pronuncerà la Suprema Corte di Cassazione”.
16/02/2012
5) Delle 127 donne che hanno perso la vita nel 2010, 114 sono state uccise da membri della famiglia, di cui 68 erano partner della vittima, mentre 29 ex partner.” (diritti riservati di Roberta Lerici )
Prendendo spunto dall’articolo di Valeria Abate su L’Espresso, “Va di moda uccidere le donne”, vorrei proseguire sul tema, aggiungendo il capitolo mancante: quello sulla sottrazione dei figli alle madri vittime di violenza familiare.
E’ un fatto ormai noto e ratificato anche da una risoluzione del CSM, che le indagini sulle violenze familiari e gli interventi successivi sono pieni di falle. Questo comporta che la donna a volte è meglio che subisca in silenzio le violenze del partner, altrimenti rischia di vedersi portare via i figli da una “squadra catturandi” inviata dalla questura su ordine del Tribunale dei Minori .
Diversi casi simili sono finiti sui giornali, altri restano nell’ombra, ma tutti sappiamo che sono moltissime le donne a cui viene sconsigliata la denuncia, perché “potrebbe essere presa come una ripicca nei confronti del coniuge” o perché “è difficile da dimostrare”, o perché “potrebbe comportare l’allontanamento dei minori con conseguente loro collocamento in casa famiglia”, in attesa che terminino tutte le varie cause.
In pratica potrebbero volerci degli anni, e se una donna non ha la forza economica per sostenere le cause, è destinata a soccombere. Così, alla violenza fisica si aggiunge una inaudita violenza psicologica che minerà anche l’equilibrio dei figli. Conosco donne che sopportano in silenzio da 12 anni le violenze psicologiche e fisiche dei partner, per il terrore che a rimetterci siano i figli. In molti casi, però, le donne trovano il coraggio di denunciare lo stesso il partner, e contestualmente, iniziano la causa di separazione.
Ma cosa succede a questo punto? Che i due procedimenti, quello per le violenze e quello per la separazione, viaggiano su due binari distinti, come se l’uno non sapesse nulla dell’altro. E alla fine, la sorpresa è che talvolta i figli vengono affidati al padre violento, quello di cui la donna è stata vittima magari per anni. Un caso recente è quello di Ginevra Amerighi alla quale è stata sottratta la figlia di 18 mesi. Nonostante l’ex marito avesse precedenti penali per lesioni e maltrattamenti e la pendenza di procedimento penale a suo carico dinanzi al Tribunale penale di Roma per lesioni e maltrattamenti perpetrati nei confronti della signora anche durante la gestazione, il tribunale dei minori ha affidato a lui la bambina. Il caso è stato oggetto di una recente interrogazione parlamentare.
Questo implica anche che i tribunali dei minori ignorano, solo per citare alcuni esempi, che la crescita e lo sviluppo dei bambini piccoli è strettamente connessa alle cure materne; le carezze materne, infatti, sviluppano l’ormone della crescita e stimolano l’ipotalamo mentre quelle paterne no o, almeno, non ancora … Per evitare questo abominio, nel 2010 l’associazione Differenza Donna, il CSM nella persona del consigliere Fabio Roia e altri soggetti hanno sottoscritto un protocollo che prevede la comunicazione fra procure e tribunali dei minori in caso di richiesta di affidamento o collocamento dei figli nelle separazioni conflittuali, in modo da evitare che per un tribunale qualcuno risulti un santo e per un altro un delinquente incallito. Siamo a febbraio 2012 e mi pare che questo protocollo sia stato purtroppo ignorato.
Le donne vengono uccise talvolta da sole, altre volte insieme ai figli, e altre ancora muoiono a poco a poco per le vessazioni di un sistema giudiziario che, anche a causa di teorie pseudoscientifiche sulla psicologia femminile, non ha ancora individuato un modello di intervento vincente nel tutelare donne e minori vittime di violenze in famiglia. A volte la verità è così semplice da diventare pericolosa ed è per questo che in tutto il mondo fioriscono ogni giorno nuove teorie che incauti operatori della giustizia fanno proprie, senza sapere neppure da dove provengano né quale sia il fine della loro promozione.
La violenza è semplice, tangibile, facile da vedere e verificare. Se, però, le vittime finiscono così spesso per passare dalla parte della ragione a quella del torto, allora il problema italiano non riguarda più la giustizia, ma la nostra coscienza ed integrità morale.
Autore Roberta Lerici- www. bambini coraggiosi. com 18 febbraio 2012
6 ) Calci e pugni agli alunni, maestra arrestata a Vibo Valentia ( diritti riservati www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp 22/02/2012 )
Ecco un’altra maestra che maltrattava gli alunni, a suon di calci e pugni. Questa volta l’insegnante “manesca” operava a Pizzo, in Calabria, in provincia di Vibo Valentia. L.G., maestra elementare, è stata arrestata dai Carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip. A incastrare la donna le immagini di alcune telecamere nascoste all’interno della scuola elementare S. Sebastiano di Pizzo, che mostrano i maltrattamenti.
Le immagini riprese dalle telecamere
Le indagini, condotte con l’aiuto di una serie di telecamere nascoste nelle aule, hanno consentito di accertare che la donna, durante le lezioni, per punire gli scolari più indisciplinati li avrebbe malmenati colpendoli con schiaffi e pugni. La donna lanciava loro libri e penne, li strattonava, tirava loro i capelli e inveiva contro di loro fino a farli piangere.
Bambini terrorizzati
Molti studenti erano così terrorizzati da non voler più frequentare la scuola. Un comportamento che non è sfuggito ai genitori che hanno approfondito la vicenda. Gli accertamenti dei carabinieri hanno scoperto quanto accadeva in aula. Ogni giorno, anche le più lievi mancanze dei bambini venivano punite dall’insegnante con immotivata violenza. I piccoli vivevano in uno stato di totale soggezione, continuamente intimiditi anche dalle urla, dal lancio di libri e penne e dalle spinte che la maestra riservava loro.
Non risparmiava i portatori di handicap
Tra le vittime anche una piccola affetta da mutismo selettivo che è stata addirittura costretta a farsi la pipì addosso per il divieto dell’insegnante di poter andare in bagno. Alla luce degli elementi raccolti, il gip di Vibo, su richiesta della Procura ha emesso il provvedimento cautelare. La donna è stata portata nella sua abitazione agli arresti domiciliari.
E’ incredibile, ma vero “Fatti la pipì addosso, tu non vai in bagno oltre al resto sei un handicappato ed io comando, non ti aiuto, sei mio schiavo” ecco la preparazione futura di quei bambini che se diventano futuri disadattati e criminali subiranno i commi di quelle leggi che hanno già provato sulla loro pelle ed anima. Nessuna pietà in quegli adulti perversi, affetti da cattiveria infinita e con nessuna voglia di aiutare chi sta crescendo, guardando con fiducia un mondo adulto che non conosce e che ben presto viene sistemato a dovere, punito, picchiato, vietato ad esplicare le sue necessità fisiologiche addosso, umiliandolo e facendogli crescere quella rabbia che poi li trasformerà nei soliti disturbi di personalità stranoti, organizzazione tipo borderline futuri confusionari e dissociati e che replicheranno su altri minori a loro volta le ingiustizie subite. Ma non esiste un altro modo di frenare questa valanga di maltrattamenti da parte di insegnanti, comunità ed altro. Pensiamoci un po’ bene, questi maltrattanti (qualsiasi carica ricoprano ) vanno mandati dove non possono nuocere, non trasferimenti, ed anche, come fanno in certi stati ai militari, privarli delle loro pensioni od altro, cosicché dovranno arrangiarsi per vivere subendo le bizze, i dileggi e quant’altro hanno fatto loro ai bambini, vittime innocenti e forse carnefici futuri.

L’aiuto vero e sincero tra i minori dovrebbe far vergognare gli adulti che sono egoisti, governanti e politici compresi

Ogni tanto qualche notizia buona e che ci fa sperare. La notizia non riguarda gli adulti, ma proprio i bambini, i minori,che tra di loro,dopo le classiche marachelle più o meno gravi mostrano dei segnali veramente eccezionali:una bambina rinuncia a ricevere un premio a favore di uno più bisognoso di lei. Veramente noi adulti dovremmo vergognarci ed imparare da lei come ci si aiuta anche senza sbandieramenti o suoni di tromba mediatici. Tanto sono i casi come questi, ma passano inosservati anche se però chi li compie e li riceve si prepara ad futuro migliore di quello proposto dagli adulti mediatizzato come sempre ed imbellettato a dovere. Ogni tanto assegnano medaglie a pioggia, magari a chi non ha fatto nulla, ma solo ha dato un’immagine politicamente od istituzionalmente allettante. Non illudiamoci, si pensi anche ai Nobel assegnati:nel 1950 è stato premiato a A.E Moniz un neurochirurgo portoghese che ridusse 40000 esseri umani in vegetali con la lobotomia frontale. Un suo paziente operato di lobotomia e ridotto a disabile gli sparò rendendolo anche lui disabile. Altri Nobel scopiazzarono le loro tesi da tesi di laurea delle loro alunne.

1) A 12 anni minorenne devolve premio a compagno più bisognoso.Borsa studio andata a studente escluso da prime assegnazioni.
Modena, 26 GEN – Un’alunna di 12 anni di Fiorano Modenese, che aveva vinto una borsa di studio di 250 euro dopo la promozione con la media del 10, ha rinunciato a ritirarla chiedendo che fosse assegnata a chi aveva più bisogno di lei.
Si chiama Giulia e frequenta la scuola secondaria di primo grado. A premiare lei e altri nove studenti meritevoli era stata l’Associazione Nazionale Alpini. La borsa di studio conquistata da Giulia e’ passata a un altro studente escluso dalle prime assegnazioni.(diritti riservati Niujce.com)

2) Prostituiva le figlie per 5 euro, condanna a 7 anni per prostituzione, 8 anni ai clienti. Sette anni di reclusione per la mamma delle baby-prostitute di Afragola.Venerdì, 1 ottobre 2010 14:03 di Giancarlo Bottone (Diritti riservati a Il Levante.it).

Nella giornata di ieri R. Iazzetta, la donna di Afragola arrestata nel 2009 con l’accusa di aver fatto prostituire per cinque euro le due figlie bambine, è stata condannata a 7 anni di reclusione dalla VII sezione del Tribunale.
A. Bianco e F. Iorio, due dei “clienti” delle baby-prostitute, subiranno invece una pena di 8 anni a testa: per i fratelli di Ferdinando, A. e D. Iorio, il Tribunale ha deciso per la completa assoluzione e la rapida scarcerazione. Il padre delle due bimbe, Michele, accusato di maltrattamento, sconterà appena 8 mesi. Per R. Iazzetta, A. Bianco e F. Iorio il pm aveva però chiesto la condanna a 12 anni. Alla donna è stata naturalmente tolta la patria potestà su tutti i figli; il Tribunale tuttavia non ha deciso provvisionali e ha scelto di delegare la questione risarcimento al giudice civile: le due vittime delle violenze e un’altra sorellina, testimone degli abusi, che si sono costituite parti civili del processo, dovranno quindi attendere ulteriori provvedimenti.

Nel 2009 la vicenda aveva suscitato non poco scalpore: era il 13 febbraio quando gli uomini della squadra mobile della questura di Napoli posero definitivamente fine all’orrore, rinchiudendo R. Iazzetta nel carcere femminile di Pozzuoli e arrestando altre 5 persone, accusate di violenza sessuale con l’aggravante della minore età. Il “giro” è stato scoperto dagli inquirenti grazie alle operatrici del servizio sociale cui le bambine erano state affidate a causa dello stato di abbandono in cui vivevano: “Mamma non è buona e a casa servono i soldi per la spesa”, confessarono infatti le due bambine agli assistenti sociali subito dopo l’arresto della madre. Unica causa apparente, quindi, la povertà.

I fatti risalivano a un periodo compreso tra il 2006 e il 2007: le due vittime avevano quindi rispettivamente 8 e 10 anni, e consumavano le “transazioni” con clienti rigorosamente adulti dentro “’o capannone”, il sottoscala di un palazzo del rione Salicelle di Afragola, oppure direttamente nella casa in cui vivevano con la madre, che inoltre era solita prostituirsi alla presenza dei sei figli, tutti minorenni. Questo raccapricciante “commercio” si svolgeva in tutta tranquillità: la donna contattava i clienti per telefono e concordava di volta in volta prezzi e modalità, il tutto condito dal silenzio complice di conoscenti, familiari, vicini. In cambio, alle bimbe venivano donati pochi spiccioli, mai più di cinque euro, per ogni “discesa” nello scantinato: spiccioli che subito offrivano alla donna, che tranquillamente incassava.

La condanna di 12 anni chiesta dal Pm può quindi sembrare, per l’opinione pubblica, giustamente fin troppo moderata: tenendo conto delle sofferenze patite dalle vittime, e considerando la sensazione di squallore e sporcizia che investe la sensibilità delle persone quando orrori del genere riguardano minorenni, la riduzione a soli 7 anni di reclusione sembra non essere percepita come giustizia, ma solo come ulteriore causa di costernazione.

3) Brescia, arrestata maestra d’asilo: Botte e schiaffi alle “pecore nere”. Per la maestra continui trasferimenti, ma mai nessuna denuncia. Le violenze denunciate da un dipendente dell’asilo. Asilo di Anfo Valle sabbia, 28 gennaio 2012 –

La storia è di quelle che non si vorrebbero mai leggere. Schiaffi, botte, punizioni. Ai danni degli innocenti per definizione: i bambini. La cui unica colpa è la fame di vita e di crescita. Eppure all’interno di un asilo, hanno scoperto i carabinieri, risulta subissero da parte di una maestra un trattamento “educativo” ben poco ortodosso. Per questo la donna, una cinquantenne bresciana, ieri è finita in manette. Arrestata in flagranza per maltrattamenti e violenze. E’ successo in un piccolo centro sul lago d’Idro, in una scuola dell’infanzia comunale. La vicenda è venuta alla luce per una segnalazione. Una “soffiata” partita settimane fa dall’asilo stesso, dove un dipendente dopo avere assistito più volte alla “mano pesante” dell’educatrice con i piccoli allievi ha pensato fosse il caso di raccontare agli inquirenti quanto aveva visto ripetersi tra le quattro mura scolastiche. Detto, fatto. I carabinieri della Compagnia di Salò hanno fatto scattare le dovute verifiche. All’asilo sono state piazzate micro telecamere nascoste, tenute d’occhio ogni giorno dai militari.

E i filmati a stretto giro di posta hanno purtroppo dato conferma dei terribili sospetti, portando dritto all’arresto in flagranza. In particolare a fare le spese delle maniere forti sarebbero stati due bambini di tre-quattro anni, uno del luogo e uno di origine marocchina, quest’ultimo con qualche problema di apprendimento e di disagio mentale.

La donna più volte si sarebbe accanita sugli alunni a suo giudizio «pecore nere», resi oggetto di un campionario di punizioni esemplari: sberle, trascinamenti per i capelli, isolamenti per ore in stanze buie e con la porta chiusa. Non solo. Le violenze e lo stile educativo vessatorio sarebbero proseguiti in mensa. La maestra per contrastare presunti capricci e ammansire caratteri riottosi anziché escogitare stratagemmi all’insegna della pazienza e limitarsi alla sgridata avrebbe costretto i bimbi all’obbedienza con le cattive. Obbligandoli cioè a ingoiare a forza il cibo rifiutato – e intervenendo lei stessa per spingere i ribelli a cacciar giù il boccone – o strattonandoli con il tovagliolo legato attorno alla bocca. Le violenze, temono gli inquirenti, si ripetevano da mesi, almeno dall’inizio dell’anno scolastico. Il sospetto è che la maestra, un curriculum di svariati trasferimenti in più asili della provincia, possa avere messo in atto lo stesso copione altrove. Complice, forse, il silenzio dei colleghi) http://www.ilgiorno.it/brescia/cronaca/2012/01/28/660280-botte_schiaffi, Fonte Bambini coraggiosi e di Beatrice Raspa, diritti riservati).

4) Bimbo affogato nel Tevere febbraio 2012 La violenza eclatante è il papà di 26 anni che getta nel Tevere suo figlio di 18 mesi: pensate il bambino dal braccio del papà è buttato in acqua e muore affogato, respirando acqua fredda probabilmente piangendo di quel trattamento paterno che l’aveva forse illuso, ma era un orribile morte da freddo, da non poter respirare se non ingurgitando acqua. Pace all’anima sua ed alla sua vita stroncata sul nascere. Non esistono commenti per quel padre, sembra tossicodipendente,ma non per questo meno responsabile nei confronti del figlio.

5) Genova – La Procura di Genova attraverso il pm Silvio Franz ha chiesto il rinvio a giudizio per un dirigente comunale e la cuoca dell’asilo Cip&Ciop di Pistoia reso tristemente noto dalle violenze di due maestre ai danni dei bambini. La responsabile dell’Unità Asili Nido del comune toscano è accusata di abuso d’ufficio per aver segnalato l’arrivo di ispettori alle due donne arrestate nel dicembre 2009. La dirigente comunale avrebbe anche omesso di denunciare i maltrattamenti subiti dai bimbi. Chiesto il rinvio a giudizio anche per la cuoca dell’asilo accusata di maltrattamenti. 01/02/2012 (fonte Roberta Lerici diritti riservati.

Certo che va perseguita quella responsabile dell’unità Asili Nido che ha preferito avvisare le due maestre maltrattanti piuttosto che difendere dei bambini anche piccolissimi che erano pesantemente strapazzati, umiliati fisicamente e psicologicamente. Le conseguenze fisiche o psicologiche dei bambini violentati non si fanno sentire subito ed infatti la bambina più piccola strapazzata è diventata anoressica. Ci sono casi che i bambini poi non parlano più ed anche gli psicologi infantili o neuropsichiatri infantili fanno fatica, quando ci riescono, a recuperare quei bambini. Quella direttrice non è degna di occupare quel posto e deve essere allontanata, se non licenziata perché ha abusato della sua superiorità per fini meschini come proteggere due maestre verosimilmente criminali, forse anche per difendere l’immagine di quell’asilo o il fatto che lei non era stata all’altezza di fare ispezioni per non far succedere quello che ha lasciato succedere e quindi creare una rete di protezione attorno alla sua figura incapace e molto subdola, cioè non sapeva essere all’altezza di difendere i bambini e di dare loro sicurezza e farli crescere tutelati.

E’ sconcertante questo in una donna, verosimilmente forse anche madre. Con che occhi può guardare gli eventuali suoi figli, nipoti ecc sapendo che ha fatto del male a bambini come i suoi. La Giustizia faccia veramente il suo corso con questa persona indegna ed anche, mi sembra di capire che un altra dirigente non ha denunciato i maltrattamenti subiti dai bambini. Ma il Comune o altro Ente che assume queste persone indegne cosa fa per capire con chi hanno a che fare? O c’è la solita moda che è amica,parente dell’amico o altro ed allora va tutto bene? Indagare anche sul Comune che ha assunto persone indegne ed inaffidabili, abili solo a nascondere grossi crimini. Ci penserà la giustizia terrena o si deve aspettare quell’altra che arriverà senz’altro.

6) Treviso 2010 Schiaffi, calci, insulti e umiliazioni: casa famiglia “lager” per sei ragazzini. Chiesto il rinvio a giudizio per la direttrice dell’Opera Pj E. Masi: quattro anni di maltrattamenti, poi la denuncia. (fonte Bambini coraggiosi diritti riservati)e di Roberto Ortolan

TREVISO – Più che una casa famiglia l’istituto protetto per minori “Opera Pj” era un lager nel quale la direttrice E Masi sembrava esercitare poteri assoluti, da despota, sui ragazzini che le erano stati affidati dal Tribunale dei minorenni: sono le agghiaccianti contestazioni che emergono nella richiesta di rinvio a giudizio formalizzata dal Pm Barbara Sabbatini. Sulla base delle prove raccolte dai carabinieri, gli inquirenti hanno contestato l’accusa di maltrattamenti a E Masi perché, dal dicembre 2007 all’agosto 2010, avrebbe sottoposto sei bambini, tra i 6 e 13 anni, a un regime di vita fisico e psicologico tremendo. Sconcertanti le accuse mosse dalla Procura ad E. Masi, 65 anni, direttrice della struttura protetta “Casa Famiglia Opera Pj”, con sede in via Zermanese a Treviso. La direttrice Masi, che è assistita dagli avvocati F. Pavone e F. Cecconi, avrebbe sottoposto sei ragazzini, tutti ospitati all’Opera Pj in affidamento extra familiare, a minacce, violenze, vessazioni fisiche e psicologiche. Li avrebbe maltrattati a tal punto – secondo l’accusa – da trasformare la loro vita in un autentico inferno.

7) Un altro caso di maltrattamenti alla scuola materna nella provincia di Rovigo (fonte Nanopress.it, tutti i diritti riservati) Una maestra di 48 anni è stata arrestata ai domiciliari per maltrattamenti accertati: picchiava i bambini di 3, 4, 5 anni, rovesciava i loro banchi con tutto quello che c’era sopra il banco stesso del bambino, li faceva stare in un angolo in piedi a godersi quanto aveva loro fatto e sbatteva loro la testa sul banco stesso. Sembra che sia stata verosimilmente trasferita da Bagnolo Po dove faceva la stessa cosa. Ci si chiede perché trasferire queste persone che fanno ancora del male ai bambini e non licenziarle? Ma solo dopo più reati sono fermate, come mai ?? Non c’è la connivenza già accertata in tanti altri casi di superiori che pensano di risolvere il caso spostando le persone così i danni li fanno altrove? Spostando le persone che andranno da altre parti, sempre nelle scuole materne a rovinare altri bambini ? Andiamo avanti così senza provvedimento e senza prevenzione più volte indicata o peggio chiudendo gli occhi quando succedono questi crimini succedono.

Si pensava di dare solo la bella notizia della minorenne che pensa ai suoi simili più bisognosi di lei e meno fortunati,ma invece altre tristi campane continuano a suonare per la violenze di ogni tipo sui bambini:violenze eclatanti e violenze molto sottili, degradanti, da soggetti intrallazzati, da criminali e che si manifestano ad ogni livello: responsabili di Unità di Asili.

Dirigenti comunali che vogliono coprire gravi maltrattamenti per l’immagine negativa ed in sostanza non aver fatto il loro dovere, coprire tutto a costo di coprire anche crimini come le violenze sui bambini che a loro importano poco pur di tutelarsi il posto, la carriera anche piena di gravi abusi come avvisare i colpevoli di non commettere più crimini o non segnalare quei crimini e abbandonare i bambini al loro infausto destino di essere dei soggetti psicologicamente e fisicamente gravemente disadattati. Leggendo le cronache, che non penso romanzate,descrivevano anche casi di bambini più grandi che aiutavano i più piccolini da quelle botte che subivano e qui ancora si ritorna al primo articolo di questa carrellata.

I bambini si difendono tra di loro e trovare in quei frangenti bambini grandi che difendono quelli più sfortunati e cioè i più piccolini è veramente commovente, ma non avranno gli onori dei media, troppo intenti in altre cose, ma averli segnalati e già confortante. Purtroppo i media danno sempre più tristi notizie di morti di bambini

UNICEF: ‘É STRAGE DI BAMBINI’ – Oltre 400 bambini sono stati uccisi in Siria dallo scoppio delle violenze in marzo a fine gennaio, ha affermato l’Unicef oggi a Ginevra. Sempre secondo informazioni di organizzazioni dei diritti umani locali oltre 400 minori sono in carcere, ha detto a Ginevra la portavoce dell’Unicef Marixie Mercado.

L’Unicef non dispone di dati o informazioni sulla situazione a Homs, considerata la città martire della rivolta, ma stando a informazioni credibili, bambini e minori sono anch’essi coinvolti nelle violenze. Sulla situazione in Siria l’Unicef sottolinea che “ci sono rapporti di bambini e minori arrestati arbitrariamente, torturati e sessualmente abusati durante la detenzione. Negli ultimi giorni, i bombardamenti intensi da parte delle forze governative di quartieri civili nella città Homs stanno sicuramente causando ulteriori sofferenze ai bambini”, ha aggiunto la portavoce. E in una dichiarazione resa nota oggi a Ginevra e New York, lo stesso direttore esecutivo Anthony Lake é tornato a denunciare la violenza che colpisce i bambini in Siria. “Deve cessare. Giustamente si dice che anche un solo bambino ucciso nelle violenze è troppo. Esortiamo le autorità siriane a consentire gli aiuti a coloro che ne hanno bisogno”, ha aggiunto. Ma si accavalla un’altra terribile notizia: oggi soprattutto a Homs (Siria), dove il taglio dell’energia elettrica avrebbe provocato la morte di 18 neonati tenuti nelle incubatrici. Lo riferiscono i Comitati di coordinamento locali degli attivisti. Si spererebbe in una esagerazione mediatica poiché gli hoax li troviamo ad ogni piè sospinto, ma sarebbe un atto terroristico veramente da persone disumane che non hanno più nessun controllo e umanità. Dimenticavo di aggiungere che in Siria, come altrove del resto, i bambini sono violentati, torturati, uccisi o incarcerati, sì proprio bambini, minorenni. Ma i governi stanno aspettando che tutto finisca nel solito bagno di sangue di persone innocenti e che non dovevano trovarsi nei luoghi dove li hanno uccisi. Nella mattina dell’8 febbraio i bombardamenti sulla città sono ripresi. La situazione si aggrava mentre, col passare delle ore, aumenta il numero dei feriti gravi da soccorrere: un quadro devastante fatto di repressioni al limite dell’umano, che vanno frenate.

Ad ostacolare il ripristino della situazione, il fallimento – in seguito al veto di Russia e Cina – del passaggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU della risoluzione di condanna al regime di Assad caldeggiata da USA e Europa, sfociata solo nel richiamo degli ambasciatori a Damasco. Ricordiamo la situazione dei bambini e bambine in Russia e Cina e facciamo vergognare quelle due nazioni di non intervenire a salvare i civili: non aspettiamoci quindi nulla da quelle due nazioni che per fini senz’altro meschini fanno aumentare il numero dei morti. Le repressioni ed i morti civili tra cui l’alta percentuale di bambini dell’anno scorso e di due anni fa non insegnano nulla a nessuno. È sconfortante dover dire o ipotizzare che non stanno fermando la guerra civile in Siria perché la Siria non ha né petrolio, né altre materie prime pregiate, ma se si guarda alle guerre civili passate nelle regioni dove c’è petrolio e materie pregiate si nota questa dissonanza nell’ aiutare o lasciare attraverso le lungaggini burocratiche od altri intoppi che innocenti civili muoiano ed in numero sempre più esponenziale: qui spread e oro nero non si sa forse cosa sono.