La Shoah infinita fisica e psicologica dei bambini: la belva umana italiana non si ferma più

La morte o l’assassinio dei bambini non è così mediatico e scivola tra le righe o la parole dei media: qualche caso raro e non risolto occupa per mesi lo schermo e tutto è frammentato, microsezionato alla ricerca di un microindizio, salvo errore di interpretazione, che dovrebbe risolvere il caso, e migliaia di spettatori diventati superesperti ormai attendono giorno per giorno che lo speaker declami l’ennesimo ritrovamento, sfuggito alle ricerche precedenti o magari messo da qualche mano adulta per depistare l’incontestabile.

Migliaia, centinaia di altre morti: in guerra in fuga, per una cultura ancora fatta di assassinio o di morte per abbandono o altro, sfuggono ai media o fanno parte solo delle statistiche di qualche organizzazione internazionale che presenta talvolta conti che sembrano inverosimili, come gli scomparsi per espianti dell’Unicef ammontanti a 1.000.000 di qualche anno fa. Ma i rapporti internazionali, se non li cerchi non ti compaiono tra i pettegolezzi, gli appuntamenti e le ricerche su Facebook, e neanche su qualche sito dedicato ai bambini che insistentemente continua ad enumerare morti, maltrattamenti, abbandono da parte dei soliti adulti di minori anche neonati, come l’abbandono in auto di neonati che finiscono arrostiti dagli stessi genitori che non hanno alcuna scusa del loro operato. Volutamente non si scrive sui siti famosi con cerchia di amici, si cercano sempre i bambini e quanto succede loro quasi sempre sinistramente e si additano gli adulti responsabili diretti o indiretti come i politici che ignorano le necessità fondamentali di un asilo nido e solo si vedono ai funerali di adulti, presumo più per coreografia che per solidarietà o anche bambini, casi rari, ma subito la macchina della pubblicità scandalosa ti rimanda alle telenovele, ai cartoni animati che incollano i bambini davanti al video con possibilità di imbesuirli con le loro trame e i superpoteri che i piccoli non avranno mai, ma che nel loro cervello esistono: ricordo il piccolo Alfredino intrappolato in quel budello di Vermicino: invocava che arrivasse Maziinga a liberarlo, non qualche Entità Soprannaturale: solo un cartone animato superpotente, a parole paranoiche, che però non si è fatto vivo nemmeno in quella urgente necessità.

Chi vuole continuare a leggere troverà riferimenti a morti orride come i neonati arrostiti in auto al sole, o maltrattamenti di piccoli disabili che venivano picchiati da quattro o cinque adulti assieme mentre le manine alzate per difendersi non trovavano nessun aiuto in quelle persone schifose, senza sentimenti d’amore, persone patologiche mentali dalla professione di “maestre di asilo”, non secondine di lager. Un pensiero anche a tutti loro e magari, chi può, un proposito per diminuire questa catena di omicidi, anche se incollano un aggettivo assieme per diminuirne la ferocia e mettere un po’ in pace la nostra coscienza.

1) Alghero: abbandona la figlia in auto e va a ballare in discoteca (Post, diritti riservati, di Francesco Guarino data: giugno – 12 – 2011)

ALGHERO – Una mamma va in discoteca a ballare, e fin qui non c’è nulla di male. Il problema è che lascia la figlioletta di 2 anni e mezzo chiusa a chiave in macchina. L’ennesima incredibile storia di abbandono di un bambino in auto è successa stanotte ad Alghero, dove una donna di 35 anni originaria di Carbonia è stata denunciata dai carabinieri per il reato di abbandono di minore.

I militari, effettuando un controllo nel parcheggio di un locale notturno, hanno notato una bambina che piangeva e si agitava nell’abitacolo di un’automobile, cercando di richiamare la loro attenzione. I carabinieri hanno sfondato il vetro e chiamato il 118 per soccorrere la bimba che, infreddolita e spaventata, era comunque in buone condizioni di salute. Lo staff medico ha ritenuto comunque opportuno portarla all’ospedale per accertamenti.

La mamma è stata rintracciata poco più tardi all’interno del locale: ha riferito che vi era entrata da poco e che aveva lasciato la figlia che dormiva in auto, coprendola con una giacca.

I carabinieri non hanno potuto fare altro che accompagnarla nei propri uffici e notificarle l’accusa di abbandono di minore. Non è dato al momento sapere se la donna non abbia un compagno o se si fosse recata in discoteca all’insaputa dello stesso, portando con sé la figlia.

2) Bambini abbandonati in auto e bambini che salvano i genitori da morte certa. Le nuove storie dell’assurdo (da volando controvento di Massimo Prati), tutti i diritti riservati 06.06.2011

Lodi, Ragusa, Vasto: il fenomeno è sempre più diffuso.

3) L’Italia degli orrori e delle dimenticanze: numerosissimi i bambini abbandonati nelle automobili.

Bimbi disidratati o assiderati per gli errori dei genitori di Alessia Cornali 25/06/2011(diritti riservati).

Dall’Italia, al Belgio, alla Francia: nessuno si salva. Il numero dei bambini dimenticati nelle auto cresce in maniera esponenziale. Vite drammaticamente spezzate, vite in bilico, che restano sospese tra la vita e la morte, vite di bambini inconsapevoli, che vengono abbandonati nelle automobili dai genitori e che patiscono il caldo ed il freddo, rischiando l’assideramento o la disidratazione.

Il dramma si consuma lentamente ed è figlio non solo della dimenticanza ma anche della società stessa. La realtà ci costringe ad esistenze problematiche votate allo stress che ci rendono fautori di crimini inconsapevoli e deprecabili, senza essere spinti da alcuna volontà o premeditazione. Le abitudini sbagliate, il tran tran quotidiano, i problemi: sono i veri killer.

In Francia, ad Arcueil, la scorsa estate, una madre di quattro figli ha lasciato in auto la più piccola di 16 mesi ed è andata al lavoro. In Belgio, vicino Bruxelles, nel maggio del 2007, una mamma ha accompagnato a scuola i due bambini più grandi e poi, nella fretta di andare al lavoro, si è dimenticata di portare il terzo, di soli cinque mesi, dalla baby sitter. In Australia nel maggio del 2010 un padre 38enne ha chiuso in auto, per sbaglio, la sua bambina di nove mesi ed è corso in ufficio. I bambini sono tutti morti.

Ma i dati più sconcertanti arrivano dall’Italia, che ad oggi, detiene il primato dei bambini chiusi nelle automobili: nel 1998 a Catania un uomo di 27 anni aveva dimenticato il figlio di 18 mesi sul seggiolino, a luglio, ed era andato a lavorare. Sei ore dopo, tornando alla macchina, aveva trovato il bambino morto per la disidratazione e le ustioni.

Passano gli anni ed i casi, invece di diminuire, aumentano: Elena, è il nome della bambina che è arrivata ai TG per essere stata dimenticata dal padre, finita prima in coma, é successivamente deceduta.

Non tutti i neonati, però, sono destinati alla stessa fine: a Cornegliano Laudense (Lodi) un bambino è stato salvato da alcuni clienti di Mediaworld, che hanno spaccato un vetro della vettura in cui era intrappolato e hanno allertato i carabinieri. Il piccolo è stato estratto dall’auto una ventina di minuti dopo essere stato chiuso dentro dai genitori. I due egiziani, sono stati denunciati per abbandono di minore ed il bimbo è stato dichiarato fuori pericolo.

Lodi, Ragusa, Vasto: questo è il ritratto dell’Italia degli orrori e delle dimenticanze, frutto di una società incapace di prendersi il proprio tempo, di vivere, invece di uccidere.

Altre storie dell’assurdo (da Volando controvento di Massimo Prati), tutti i diritti riservati 06 06 2011.

Non si è ancora spenta l’eco della commozione per la morte della piccola Elena e dell’ancor più piccolo Jacopo, entrambi deceduti per essere stati dimenticati nelle auto parcheggiate dai padri sotto il sole, che già nuove tristi storie avrebbero potuto occupare le pagine fino a poco tempo fa loro riservate. Sembra un bollettino di guerra ciò che giornalmente capita ai bimbi in Italia, un bollettino che ci scivola via nascosto fra gli articoli sui casi di Sarah, Yara e Melania, solo perché, per casualità o per fortuna, qualche estraneo ha evitato che altri ne morissero. Eppure anche queste notizie dovrebbero trovare lo spazio giusto sui media, quello idoneo a far tornare la calma e la necessaria lucidità ad altri genitori. Elena e Jacopo hanno avuto una storia diversa di quelli di cui parlerò: loro erano amati alla follia, anche se questo non è bastato a salvar loro la vita, ed il destino ha voluto che la mente dei loro padri andasse in cortocircuito. Se così non fosse stato sarebbero ancora vivi. Altra cosa è accaduta a Roma e ad Arezzo.

Altro caso dell’assurdo. A Roma, in zona Marconi, una coppia parcheggia l’auto in doppia fila, porta con sé la figlia di due anni e lascia in auto i gemellini di undici mesi. Ed invece, a detta di un negoziante della zona, sono tanti quelli che, a volte anche per ore, lasciano i bambini in quella scomoda e pericolosa posizione. Siamo alla follia genitoriale? In ogni caso una volta all’interno del locale la madre inizia a buttar monete in un video poker, poi anche il padre, il tutto mentre la piccola di due anni spinge sui tasti di un altra slot machine. Ed i bimbi di undici mesi? Dimenticati? No, ogni quindici o venti minuti la madre esce per vedere se ci sono ancora. Non si avvicina, questo no, ma dalla vetrina li può vedere.

Passano due ore ed i piccoli iniziano a piangere, a dimenarsi, ed è in quel momento che il negoziante si decide e chiama la Polizia. Polizia che, quando arriva, grazie ad un finestrino leggermente abbassato, precauzione della madre che lascia intendere avesse già in partenza l’intenzione di fermarsi a giocare, riesce ad aprire l’auto ed a rassicurare i gemellini. Ed i genitori nel frattempo? Che fine avevano fatto? Stavano beatamente giocando e non si sono accorti di nulla. I poliziotti, dato che erano vestiti bene e ben nutriti, li hanno ridati ai genitori, ma una segnalazione è partita e da oggi dovranno fare attenzione perché la prossima sarebbe la goccia che potrebbe portarglieli via.

Un’altra triste storia, e dicendo triste mi sento magnanimo nei confronti dei genitori, viene dalla provincia di Arezzo. Qui il protagonista è un bimbo di tre anni, un bimbo lasciato in auto dalla madre ad attendere che il padre lo andasse a prendere, praticamente un pacco postale senza ricevuta di ritorno. Ma perché quella benedetta donna non l’ha tenuto con sé nell’attesa? Perché era impegnata, era dovuta andare ad una festa in casa di amici. E doveva essere una bella festa, se per parteciparvi ha lasciato il figlio di tre anni nell’auto. Fortunatamente in questo caso non c’era il sole, qui il tutto è iniziato poco prima delle 22.00 ed è finito all’una di notte, quando i carabinieri, allertati da alcuni passanti, hanno aperto la portiera dell’auto e, dopo aver tranquillizzato il bambino, hanno seguito le note provenienti da una casa del vicinato. Lì hanno chiesto se qualcuno avesse per caso lasciato un bimbo in auto e trovato la madre.

4) Esteri

26/06/2011 – Afganistan, muore bambina kamikaze involontaria.
Aveva 8 anni e, secondo la ricostruzione del Ministero dell’Interno afgano, stava portando una bomba alla polizia quando i talebani l’hanno fatta saltare in aria.
Una bambina afgana di 8 anni è morta nell’esplosione di una bomba nascosta nella borsa che le era stata affidata dai miliziani perchè la portasse alle forze di polizia afgane. Stando a quanto riferito oggi dal Ministero dell’Interno afghano, la bambina è morta ieri nella provincia di Uruzgan, nel sud dell’Afghanistan, quando i ribelli hanno innescato a distanza l’ordigno.
“I nemici della pace e della stabilità hanno commesso un altro crimine imperdonabile e vergognoso – ha dichiarato il Ministero – una borsa carica di esplosivo che le avevano detto di portare alla polizia”.
La bambina, “in buona fede, ha preso la borsa e si è diretta verso una vettura della polizia. Quando si è trovata vicino al veicolo, il nemico ha fatto esplodere la bomba a distanza, uccidendo la bambina innocente”, ha aggiunto. L’esplosione non ha causato altre vittime.
Nessun funerale di stato e presumo nessuna autorità al suo funerale;normale amministrazione.

5) Pakistan, fermata baby-kamikaze di 9 anni; 20 giugno 2011, 12:30
ANSA.it (diritti riservati) ISLAMABAD – Le forze di sicurezza pachistane hanno bloccato nel nord-ovest una bambina kamikaze di nove anni che stava per realizzare un attentato.

La bimba, di nome Suhana Ali, è stata bloccata non lontano da un posto di controllo a Islam Dara, nel distretto di Lower Dir della provincia di Khyber Pashtunkhwa (Pakistan nord-occidentale), quando un agente ha notato sul suo corpo un innaturale rigonfiamento. Un controllo ha permesso di appurare che la ragazzina aveva indosso un giubbotto esplosivo pronto per essere attivato. L’operazione di polizia, e l’età della piccola, sono stati confermati all’ANSA di Islamabad da un ufficiale della polizia. “Sushana – ha spiegato – viene dall’area di Hashtnagri vicino a Peshawar ed è stata sequestrata da quattro persone, uomini e donne. Suo padre è handicappato e povero, mentre la madre è una sarta”. Durante l’interrogatorio la bimba ha detto che i suoi rapitori le hanno somministrato sedativi. “Mi hanno ordinato di premere il bottone – ha infine detto – al momento di passare nel posto di controllo, ma la polizia mi ha fermato prima che io vi arrivassi”.

6) Vibo. Pedofilia: bidello di scuola elementare condannato a 7 anni e mezzo di carcere.

Vibo Valentia. Il Tribunale di Vibo Valentia ha condannato in primo grado a sette anni e mezzo di carcere D. D. P., bidello 34enne di una scuola elementare perché ritenuto autore di atti di libidine ai danni di un bambino iscritto nello stesso istituto. La Corte ha disposto contestualmente l’interdizione legale per il periodo in cui sconterà la pena, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione perpetua da tutti gli uffici di tutela e curatela, l’interdizione perpetua da ogni tipo di incarico di ordine e grado, da qualsiasi tipo di servizio che abbia a che fare con minorenni ed il pagamento delle spese processuali. La condanna prevede anche che P. risarcisca il minorenne su cui sono stati commessi gli atti di libidine e la sua famiglia, che all’inizio del processo si erano costituiti parte civile. (fonte blog, Roberta Lerici)

7) Bambino disabile picchiato, arrestate quattro maestre asilo. I maltrattamenti sono avvenuti in istituto in Calabria; 11 luglio, 11:21 (fonte Ansa.it)

MILETO (VIBO VALENTIA) – Quattro insegnanti dell’asilo di Mileto sono state arrestate dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con l’accusa di maltrattamenti aggravati ai danni di un bambino disabile di cinque anni. Secondo quanto è emerso dalle indagini, il bambino e’ stato ripetutamente picchiato, anche più volte al giorno, e sottoposto ad altre forme di vessazione. Le indagini si sono basate su videoriprese in cui sono documentati i maltrattamenti subiti dal bambino. Le quattro insegnanti sono state poste agli arresti domiciliari, mentre nei confronti di una quinta, indagata nella stessa vicenda, e’ stato emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal bambino.

Le indagini che hanno portato agli arresti erano state avviate nello scorso mese di aprile sulla base di informazioni confidenziali giunte ai carabinieri di Mileto, ai quali, in forma anonima, è stato anche recapitato un dvd con le immagini registrate di alcune donne che rimproveravano un bambino che piangeva ininterrottamente. I carabinieri hanno scoperto successivamente che i maltrattamenti avvenivano all’interno dell’asilo dopo avere installato nell’istituto alcune telecamere.

“La maestra Adriana, ma anche tutte le altre”. E’ il racconto del piccolo, cinque anni, delle violenze subite nell’asilo comunale di Mileto. Il bambino, nella testimonianza fatta al consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia alla domanda “quanto botte ti danno?”, risponde “tante” ed indica la faccia come punto in cui veniva picchiato. Gli schiaffi erano così violenti che il bambino spesso poggiava la faccia sul banco e sul pavimento per alleviare il calore che avvertiva. I maltrattamenti subiti dal bambino sono stati documentati nelle riprese effettuate nell’asilo dai carabinieri. Tra l’altro, le maestre, per spaventare il bambino, lo portavano in una stanza buia, in cui gli facevano credere si trovasse, secondo il racconto del piccolo, “uno con la maschera tutto brutto e tutto nero che chiamavano Don Rodrigo”. I pestaggi cui viene sottoposto il bambino sono continui e ripetuti anche in uno stesso giorno. Gli schiaffi, in alcuni casi, sono anche quattro/cinque in rapida successione, con il bambino che tenta invano di difendersi proteggendosi il viso con le braccia. I maltrattamenti nei confronti del bambino finiscono dopo che cominciano le indagini dei carabinieri e le maestre vengono sentite dai militari. “Il bambino, fino a quel momento vessato ogni giorno dalle maestre – scrive il GIP nell’ordinanza di custodia cautelare – viene fatto oggetto di particolari premure e accortezze”.

Ma la storia criminale non finisce qui, e a ricattarlo per mettere tutto a tacere ed aggiustare “la faccenda“, altri criminali si aggiungono ed uguali ai primi: persone che impauriscono con le solite botte il piccolo.

8) Bambini della materna mai soli in bagno. Scuola sempre responsabile (Cassazione).
Finalmente qualcosa di protettivo per i bambini anche se paga il Ministero:già tempo fa la cassazione italiana si era espressa favorevolmente per la credibilità dei bambini ed ancora ultimamente non ha rimandato il processo di Rignano per assenza di un giudice.Tutti noi ringraziamo questi giudici che fanno il loro dovere anche a costo del malumore che suscitano in certe fasce di benestanti a strani esperti mediatici. Pure si ringrazia quel magistrato che non ha chiuso il caso della bambina tenuta nel centro di Bari nella cuccia del cagnolino e che non sa parlare perchè i genitori, soggetti psichiatrici, l’hanno trattata da bestia. Certo, che varie teste verranno portate in giudizio per inadempienza e gravi responsabilità, ma in Italia non passa giorno che qualche politico, vip, ecc. sia denunciato e portato davanti al giudice per corruzione e quant’ altro: anche generali di corpo sono denunciati: non basta pontificare, farsi vedere insigniti di medaglie non si sa a che valore, sempre e far finta di non vedere o falsificare documenti. Cari magistrati, grazie a nome di quei bambini salvati dal loro annullamento fisico/psicologico, spirituale.

Cassazione: bambini mai soli in bagno. Condannato il Ministero: non vuole risarcire la famiglia di una bambina che si è ferita nella toilette dell’asilo.

MILANO – Scuola materna di Sava (Lecce). I bambini della scuola materna sono troppo piccoli per essere lasciati soli in bagno e le maestre non possono limitarsi ad accompagnarli al gabinetto per fare subito ritorno in classe dagli altri bimbi. Se non possono lasciare sola la classe, allora devono chiedere al personale della scuola di stare in bagno col bambino che ne ha necessità. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 9906.

In particolare la Suprema Corte ha dato torto al Ministero dell’Istruzione che non voleva corrispondere il risarcimento danni ai genitori della piccola Sara, una bimba di tre anni che si era fatta male nel bagno del suo asilo.

Tirando la catenella del WC, le era caduto nell’occhio un gancio ferendola gravemente.

MOTIVAZIONI – Il Ministero ha contestato di essere responsabile del comportamento della maestra che aveva accompagnato la piccola alla porta del bagno per poi far ritorno subito in classe, dagli altri 26 bimbi a lei affidati. Per la Cassazione la maestra, insegnante della scuola materna comunale del comune di Sava (Lecce), è responsabile per non aver vigilato in modo completo sulla piccola «ritornando immediatamente in classe».

La maestra «non doveva lasciare sola la bimba avvalendosi eventualmente – spiega la Cassazione convalidando quanto già affermato dai giudici della Corte d’appello di Lecce – dell’ausilio e dell’intervento del personale non docente» che doveva essere allertato «su interessamento della maestra». Responsabile del comportamento dell’insegnante è il suo datore di lavoro, ossia il Ministero che dovrà rifondere i danni provocati alla piccola dalla rottura della cordicella del WC.

Fonte con diritti riservati Corriere della Sera Redazione online 27 aprile 2010.

Qui termina questo penoso ed ennesimo elenco in memoria di bambini morti a causa di adulti o per maltrattamenti, come nei peggiori lager; ricordiamoli, non dimentichiamoci che sono il futuro di una umanità sempre meno umana ed irrispettosa della persona del singolo uomo. Qualche politico, non proprio illustre, se non per quanto emerge dalle pieghe scandalose della sua vita, racconta barzellette e promette riforme che non mantiene: per tutti questi ricordiamoci anche di quella mano che scriveva su un muro qualche millennio fa: mane, tecel, fares (dan.5), e non era un fenomeno parapsicologico.